Visiting Hours (1982) Delitto al Central Hospital

Nel mese in cui festeggiamo i 70 anni di Michael Ironside non poteva mancare uno dei suoi primissimi film da antagonista: è appena nato il genere slasher e per la sua versione canadese… servirebbe proprio un oscuro scrutatore.

Nel pieno dell’esplosione del tema “maniaci assassini”, la CDC (Canadian Film Development Corporation) produce un minuscolo film che la 20th Century Fox poi fa rimbalzare in tutto il mondo, dal 18 aprile 1982: Visiting Hours.
Nel luglio successivo finisce sotto gli occhi della censura italiana che ne rilascia subito il visto censura, ma con il divieto ai minori di 18 anni «per le scene di grande violenza, angosciose e terrificanti»: addirittura!

Uscito in sala come Delitto al Central Hospital almeno dal 7 agosto 1982 e destinato a girare per i nostri cinema fino al 1984, il film riappare nel giugno 1989 quando esce in VHS CBS-Fox: la presenza di Ironside in locandina, assente nella versione cinematografica, fa pensare che l’attore sia già più che noto al pubblico italiano, per via del successo di Scanner (1981), e che la sua presenza sia necessaria per vendere il film.
Dopo questa videocassetta, di Delitto al Central Hospital non c’è più alcuna traccia nella distribuzione italiana: addirittura non esistono prove sia mai stato trasmesso in TV.

Oggi per fortuna non è più un segreto che esistano uomini violenti e donne vittime delle loro azioni, anche se è ancora rarissimo trovare casi in cui una moglie si ribelli in modo violento al marito oppressore: nel 1982 troppo spesso il pregiudizio vedeva la violenza del marito sulla moglie una “questione familiare” in cui non si doveva mettere il dito, invece che un gesto da codice penale, quindi se una moglie reagiva era lei la criminale.
Su questa spinosa questione – purtroppo ancora drammaticamente attuale – si accende il dibattito che apre il film, con un avvocato arrogante che giustifica la condanna della moglie assassina: il sottotesto è “dove andremmo a finire se tutte le donne si ribellassero?”. Ad attaccarlo c’è un’agguerrita conduttrice, che giustamente mette bene in risalto la vergogna del processo, e il direttore del programma si lamenta: così fa dispiacere all’ospite! Chi è mai questo direttore così maschilista? Quella gran faccia da mascalzone di William Shatner, simbolo dello sciupafemmine che proprio in quel periodo si stava incrinando. (Il simbolo, non Bill che era anzi pronto a conquistarci tutti col suo poliziotto che corre!)

Un piccolo ruolo per Bill, come controparte buonista poco convincente

Una volta messo subito in chiaro che il film non vuole seguire ciecamente le orme dello slasher americano ma vuole addirittura tentare uno studio sociologico per non dire psicologico della violenza di genere – non dico che ci sia riuscito, ma il tentativo è lodevole – si passa a conoscere meglio la grintosa giornalista che combatte in un mondo di uomini, interpretata da Lee Grant, il cui nome probabilmente oggi è dimenticato – almeno da parte mia! – ma che all’epoca sta vivendo un momento di grazia. Oltre a un mare di film grandi e piccoli, e all’Oscar vinto come protagonista di Shampoo (1975), l’attrice al suo arrivo in Italia è ricordata principalmente per la sua telenovela Peyton Place, negli anni Sessanta. Ormai però la Grant sta viaggiando sul filo della tensione, con Airport ’77 (1977), La maledizione di Damien (Omen II, 1978) e Swarm. Lo sciame che uccide (1978).

All’uscita del film nelle sale italiane l’attrice è più che nota e Lamberto Antonelli la va ad intervistare per il quotidiano “La Stampa” (23 agosto 1982):

«In questo film interpreto il ruolo di una giornalista televisiva impegnata, di quelle che provocano la gente ponendola di fronte ai più importanti problemi di attualità.»

Cos’ha da dire sul collega Shatner?

«William è laureato in economia e commercio perché il padre voleva che entrasse a far parte della sua azienda. Ma quando fu messo dietro alla scrivania combinò tanti di quei disastri per cui fu costretto ad andarsene. E così poté dedicarsi finalmente a quella che era stata la sua aspirazione dal periodo universitario: fare l’attore.»

E su Ironside cosa scopriamo? Che fino a cinque anni prima… era insegnante di storia dell’arte!

«Non pensava minimamente di fare l’attore, semmai avrebbe voluto scrivere. Fu per caso. Chiamato come consulente in un film televisivo gli proposero di interpretare un ruolo. E se la cavò così bene che la cosa non finì lì ed ora è uno degli attori giovani fra i più richiesti. Ma già si sta guastando. S’è messo a scrivere una sceneggiatura. Dice di voler fare un film come regista. E che se non troverà un produttore se lo produrrà da sé. Peccato!»

Ammazza che stima! Comunque la prima sceneggiatura di Ironside diventata film è Chain Dance (1991), chissà se era questo il progetto a cui stava lavorando nel 1982.


Jason Myers canadese

Inutile ignorare l’elefante nella stanza: l’assassino psicopatico protagonista di Delitto al Central Hospital agisce come Michael Myers della saga Halloween e ha problemi psicologici molto simili a quelli di Jason Voorhees di Venerdì 13: essere uscito nel momento in cui entrambe le saghe sono all’apice della loro forza fa seriamente pensare ad una sorta di “paraculaggine” del progetto canadese, sempre negata dagli autori (sarebbe stato strano il contrario), ma voglio essere ottimista e addirittura voglio dire l’indicibile: secondo me questo slasher è migliore delle citate saghe americane, perché tenta uno studio psicologico del cattivo. Ripeto, non dico che ci riesca ma già il tentativo è degno di nota.

Michael Ironside come non l’avete mai visto!

La giornalista Deborah Ballin torna a casa dopo la trasmissione e dietro la porta del bagno c’è un maniaco, truccato non si sa come (né perché), che la insegue con un coltello e la ferisce. La donna si risveglia in ospedale e inizia una storia che si svolge quasi interamente in questa struttura, guarda caso come quell’Halloween 2 (1981) che il regista giura di non aver mai visto. Tanto questo film è mille volte superiore di quella roba noiosissima, con Jamie Lee Curtis assente che zoppica per tutto il film di qua e di là.

Non si agiti, si è appena risvegliata in Halloween 2

Perché durante tutto il primo terzo del film non viene mai inquadrato il volto del cattivo? Perché inventarsi mille curiosi trucchetti per coprirgli sempre la faccia? Vuoi vedere che il regista si sta a divertendo strizzando l’occhio ai fan dei due celebri “senza faccia” Michael e Jason?

Ci sono quelle sere in cui ti senti tanto Michael Myers…

Qualunque sia il gioco, finisce presto e vediamo il giovane Michael Ironside in tutto il suo volto di pura malvagità. Magari la vita fosse come i filmetti slasher, dove il male lo riconosci a prima vista. Negli anni Ottanta il male è l’uomo che ti sorride in un bar, che ti promette una serata intrigante e invece finisce nella cieca violenza.

Nel dubbio, se qualcuno al bar vi guarda così… scappate!

Colt Hawker (Ironside) è il vostro amichevole vicino di casa, accudisce il padre invalido ed è educato con la vecchia rompiscatole del primo piano. Il male però glielo si legge negli occhi, e attraverso dei flashback lo vediamo nella sua infanzia felice a giocare con il padre amorevole… un padre che finisce sfregiato dalla madre, quando tenta per l’ennesima volta di prenderla con la forza.
Colt cresce con l’impotenza di sapersi relazione con l’altro sesso, sia fisicamente che socialmente, e con la violenza che questo gli genera, unita ad una forte misoginia: un odio per le donne nato dal gesto della madre. E la sua opinione trova perfetto specchio nel processo di cui si parlava all’inizio del film: viviamo in una società in cui una donna che reagisce alla violenza con la violenza è biasimata e condannata, proprio come fa Colt con la madre.

Colt pensa alla mamma come Jason, ma non le vuole bene

Tutto questo lo scopriamo man mano che la storia procede, con Colt che da semplice mostro disumano senza pensiero se non quello omicida – cioè un clone di Michael e Jason – scena dopo scena si trasforma in un personaggio complesso, sicuramente privo di pietà ma non un pazzo. Proprio la sua lucidità lo rende più pericoloso, perché è figlio dei tempi: è figlio della violenza di genere, quella accettata, quella segretamente approvata. È l’uomo che picchia le donne mentre altri uomini pensano “ha fatto bene, se lo meritavano”, e questo lo rende mille volte più pericoloso.
Chi c’è dall’altra parte? Qual è l’esempio positivo di maschio che la storia propone? Gary Baylor, un burattino vagamente paternalistico che non sa dire a Deborah se non vuote parole. Dispiace trovare in questo ruolo Shatner, ma gli riesce dannatamente bene!

Non sono solo inseguita da un assassino, ma c’è pure Shatner a darmi noia!

Lo splatter è totalmente assente, non so se per scelta o per incapacità, ma questo dimostra ancora di più quanto il film sia più focalizzato sull’orrore che sulla macelleria. Abbiamo visto dalle interviste dell’epoca che tutti i registi degli slasher dicono di volersi focalizzare sulla psicologia dei personaggi, ma non l’ha mai fatto nessuno neanche per sbaglio: qui invece abbiamo addirittura un’evoluzione del cattivo. Il Colt di inizio film non è lo stesso della fine: ha preso coscienza di sé e della sua violenza, giungendo a rinunciare ogni parvenza umana per trasformarsi nella maschera dell’assassino visto nei film americani.
L’alternativa era troppo dolorosa: quello che vediamo è un uomo distrutto dalle turbe psichiche che nasconde in sé, che lo divorano dall’interno: diventare un omicida senza pensiero è una pace ambita.

Per smettere di soffrire nell’anima… si trasforma in Michael Myers


Reazioni e ricordi

Stando al saggio They Came from Within (2004), uno studio di Caelum Vatnsdal sul cinema horror canadese, alla sua uscita il film ha ricevuto una critica che potrebbe simboleggiare un certo atteggiamento dell’epoca. Viene infatti riportato il giudizio scritto su “Cinema Canada” da John Harkness:

«L’assassino folle è un fenomeno americano. Il fatto che queste storie siano native della psicologia americana fa sì che John Carpenter possa tirare fuori Halloween (1978) e Tobe Hooper Non aprite quella porta (1974), perché sono storie che sentono nelle ossa. Quando noi [canadesi] cerchiamo di imitare il genere straniero ce ne usciamo con un Delitto al Central Hospital (1982), un Terror Train (1980) e Il giorno di San Valentino (1981): questi film sono esteticamente un insuccesso perché non sono sentiti dai loro autori.»

Vatnsdal fa giustamente notare che i fatti di sangue raccontati in quei film non sono certo ignoti alle cronache canadesi, quindi è una critica quanto meno imprecisa, ma ciò non toglie che potrebbe essere stato quello l’atteggiamento dei critici con la pipa (come li chiama Cassidy): nel crescente cinema canadese scimmiottare i generi americani – come lo slasher appena nato – è un difetto difficile da perdonare.

Malgrado ciò che abbiano pensato i critici, il pubblico pare abbia adorato il film. Il numero 315 di “Fangoria” (agosto 2012) festeggia il trentennale della pellicola e per l’occasione Michael Gingold va ad intervistare il regista Jean-Claude Lord, non prima di aver sottolineato che alla sua uscita il film è stato un grande successo di pubblico, arrivando addirittura secondo al box office subito dopo Rocky III (1982). «È stato uno degli slasher più di successo dei primi anni Ottanta pur non avendo nel titolo riferimenti a feste o fine settimana», un modo sottile per ricordare che il piccolo canadese ha giocato nella squadra dei grandi come Halloween (di cui era appena uscito il terzo capitolo) e Venerdì 13 (anch’esso in sala con il terzo capitolo).
Il giornalista chiede a Lord se sia stato il genere horror a spingerlo a cimentarsi con un film in lingua inglese, dopo vari film girati in francese.

«Be’, no. Dopo i miei film sociopolitici volevo provare nuovi stili. Ne ho parlato con il mio produttore dell’epoca, Pierre David, che già lavorava con i film in lingua inglese, e gli ho detto: “Dammene uno, voglio vedere cosa riesco a tirarci fuori”. E mi passò il copione di Brian Taggert di Visiting Hours: non importava il soggetto, volevo semplicemente fare un film in lingua inglese.»

Iniziate le riprese il buon Lord scopre l’ovvio: i film in lingua inglese… hanno attori in lingua inglese. Visto che lui non spiccica parola in quella lingua, la lavorazione è stata “divertente” (funny), a detta di Lord: probabilmente altri si sono divertiti meno.
Gli attori sono stati in gran parte scelti dal produttore, ma Lord ricorda il provino di Michael Ironside, già più che noto per Scanners (1981) del secondo canadese preferito:

«Si presentò all’audizione già vestito come il personaggio perché voleva davvero il ruolo. Abbiamo lavorato bene insieme, è una persona molto creativa.»

Sarà pure creativo, con quella faccia e quegli occhi, che si presenta vestito in quel modo… be’, sarebbe stato difficile contrariarlo con un rifiuto.

Bel provino, Michael… e bella canotta!

Per avere un’idea migliore di cosa stiamo parlando basta chiedere a Steve Newton, che sempre per “Fangoria” (ma nel dicembre 1988, per il n. 79) ha intervistato Ironside in occasione di Alterazione genetica (presto su questi schermi) scoprendo che l’attore ha idee ben precise su come ammazzare la gente…

«Ideai un modo migliore rispetto a quello preventivato (sogghigna): dissi che la morte doveva essere più elaborata. Avrei voluto lanciare la testa della vittima contro il finestrino dell’auto, infrangendolo, e cominciare a fare avanti e indietro con il suo corpo in modo che la gola si lacerasse con i vetri rotti. Poi gli strappavo occhi e gola e andavo via. Alla fine del film sarete davvero spaventati da questo personaggio.»

Voglio vedere in faccia il regista che ha il coraggio di contraddire un giovane Ironside assetato di sangue! Ovviamente Michael gioca con il suo personaggio, ma non tutti gli spettatori lo capiscono.

«Devi capire che la gente che mi avvicina, magari per strada o viene a casa mia, è il tipo di gente che si identifica con i personaggi che interpreto. Quando ho fatto Delitto al Central Hospital ho ucciso più di undici donne nel film, e dopo ho ricevuto lettere con ogni tipo di proposta di matrimonio. Chiunque voglia anche solo parlare con il tipo d’uomo che interpreto nel film non è il genere di persona con cui io voglia parlare.»

Una donna che faccia una proposta di matrimonio ad uno stupratore ed assassino seriale di donne… mi mette molta più paura di tutti i Michael e Jason!


Conclusione

Ironside ritroverà il regista Lord per lo sfortunato Vuoto mentale (1989), dove si capisce bene che il successo di Delitto al Central Hospital è tutto nella trama, e non nella regia. Ma tranquilli, Ironside ritroverà anche lo sceneggiatore Brian Taggert un paio d’anni dopo, girando per la TV una serie di cui potreste aver sentito parlare: “Visitors”. (Per i più giovani, è stata la serie che ha conquistato il cuore di chiunque avesse occhi negli anni Ottanta!)
Mi piace ricordare che Taggert ha partecipato alla sceneggiatura di Wanted: vivo o morto (1986) con Rutger Hauer, a dimostrazione che sa scrivere storie valorizzando i protagonisti.

Un film dunque da riscoprire per incontrare una versione più “umana” degli slasher americani, e che dimostra come la questione della violenza di genere sia sempre un tema più che scottante.
Ma soprattutto, e non è poco, per trovare l’Ironside più cattivo di sempre!

Il dottor Ironside è in seduta!

L.

– Ultimi film con Michael Ironside:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Thriller e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

18 risposte a Visiting Hours (1982) Delitto al Central Hospital

  1. Cassidy ha detto:

    Il mese dedicato a Michael non avrebbe potuto iniziare meglio di così, perché io non ho mai visto questo film? Domanda retorica, non è stato praticamente distribuito. Però mi sembra ancora sinistramente al passo con i nostri (brutti) tempi e decisamente più sveglio della media, mi piace pensare che l’horror Canadese proceda sotto l’occhio (da patologo) di Cronenberg, quindi abbia una scintilla di intelligenza in più rispetto a quello che accade oltre il confine, inoltre il cast raduna il meglio del Canada, William Shatner e Michael Ironside, con il secondo che furoreggia, non si può chiedere di meglio 😉 Micidiali le affermazioni di Lee Grant, alla faccia delle interviste moderna agli attori, dove parlano bene di tutto e tutti 😛 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Erano ancora tempi “innocenti”, i cui gli attori dicevano nelle interviste cose che oggi farebbero svenire i produttori! Infatti oggi non ha alcun senso intervistare gli attori, visto che ripetono quanto c’è scritto nel press kit che accompagna il film 😀
      Malgrado abbia le Fox alle spalle, è un mistero come mai questa splendida versione candese degli slasher americani sia in pratica scomparsa nel nulla dal 1989: si temeva un prodotto più intelligente del previsto? 😛

      Piace a 1 persona

  2. Il Moro ha detto:

    Non lo conoscevo! Davvero interessante questo film, ora devo vederlo!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Consigliatissimo, questo Michael Myers canadese: rispetto al vuoto totale del personaggio americano, questo di Ironside dimostra almeno un tentativo di scavo psicologico, oltre ad una scottante tematica sociale purtroppo vivissima ancora oggi.

      Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        E, infatti, in special modo in rapporto alla difficilissima tematica trattata, è da lodare il tentativo di addentrarsi nei meandri della mente di un pericoloso serial killer che, per quanto possa senz’altro ripugnarci prenderne atto, rimane pur sempre e purtroppo un essere umano con un traumatico passato (a differenza di quell’entità malefica e sovrumana -senza alcun reale bisogno di “ingannevoli” trascorsi familiari- che è il Michael Myers di Carpenter)… Comunque, non ricordo di aver mai visto “Delitto al Central Hospital” su nessuna emittente televisiva, grande o piccola che fosse, ed è un vero peccato vista la contemporanea presenza dei due miti Shatner e Ironside (perfetto per la parte) e quindi mi toccherà rimediare!
        P.S. Michael insegnante di storia dell’arte? Voglio sperare che non adottasse il metodo del prof. Rasczak (con i galloni di tenente) in Starship Troopers:
        “Se non studiate, vi ammazzo.
        Se saltate una lezione, vi ammazzo.
        Se suggerite quando interrogo, vi ammazzo… ” 😉

        Piace a 2 people

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha forse è proprio per quello che ha dovuto smettere: ha finito gli allievi 😀

        Piace a 1 persona

  3. Kukuviza ha detto:

    che pezzone hai scritto! Molto interessante. Effettivamente di solito gli studi psicologici sui killer che si vedono al cinema sono quantomeno ridicoli mentre qui invece c’è anche un tentativo di analisi sociale. Ironside comunque inquietante…. effettivamente, come non dargli la parte??
    Ho capito dove ho visto Lee Grant. Era l’assassina in uno dei primissimi episodi di Colombo
    (quello doppiato da Amendola, tanto per cambiare) e tra l’altro era una donna forte, avvocato, pilota e Colombo era piuttosto intimorito da lei.

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un’attrice tagliata per ruoli di donne forti, a quanto pare 😉
      Anche Jason aveva avuto una mamma problematica, così come Myers aveva rapporti familiari difficili, ma sono notizie buttate a casaccio in una serie di trame drammaticamente superficiali, anche perché l’unio motivo d’essere di quei film era l’effettaccio sanguinolento.
      Qui invece non c’è quasi sangue ma un tentativo di studio dell’assassino, sempre con le dovute proporzioni per un piccolo film.

      Piace a 1 persona

  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Dunque, nei primi anni 2000 mi prese la mania degli slasher, ne vidi a miriadi, anche i più improbabili, apprezzandone anche le peculiarità più discutibili (ed essendo molto più indulgente con Halloween! 🙂 ). Mi ricordo bene di questo titolo perché era uno dei pochi che non trovavo e, son quasi sicuro, non trovai nemmeno in seguito. Ho il minimo dubbio di averlo visto anni dopo ma…no. Poi passò la temperie slasher e probabilmente me ne scordai. Ce ne sono alcune copie in vhs su ebay…chissà che non ci faccia un pensierino, dalla tua rece sembrerebbe valerne la pena…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non vorrei aver sovrastimato il film e averne dato un’immagine esageratamente positiva: rimane un minuscolo film che si regge quasi unicamente per la prova attoriale di un Ironside titanico, ma comunque se ti piace il genere è da vedere. Anche solo per capire la differenza fra slasher americano e canadese 😉

      Piace a 1 persona

      • Willy l'Orbo ha detto:

        Non ti preoccupare, non lo hai fatto e io non ho sovrastimato ciò che emerge dalla recensione: semplicemente, da fissato slasher, ce n’è uno che mi sono perso e non è manco malaccio…per me è già oro colato! 🙂

        Piace a 1 persona

  5. Celia ha detto:

    Salvo, cerco e voglio assolutamente vedere.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una trama che scotta su una tematica ancora oggi purtroppo d’attualità, anche perché mai affrontata in modo serio se non dal cinema: e la donna forte di questo film è legata alla nuova donna del cinema nata negli anni Settanta, da storie di violenza di genere.
      Sono più che convinto che la narrativa di genere aiuti anche i più distratti a capire certi problemi: quando sul finire dei ’70 sono iniziate ad avere successo storie con un elemento mai apparso prima – una donna che invece di inciampare e piangere reagisce e affronta il mostro – queste nuove protagoniste le si è messe subito a contatto con il maschio violento e prevaricatore, per farlo prendere a calci per bene. E’ vero, una critica ha sottolineato che è solo perversione maschile e non c’è nulla di femminista, ma mi piace pensare che lo stesso questo ha fatto nascere l’idea che una donna in narrativa potesse fare altro, che lasciarsi rapire dal cattivo e venir salvata dal buono. (Come purtroppo ancora oggi succede!)

      Piace a 1 persona

  6. Zio Portillo ha detto:

    Molto molto interessante questo pezzo. Bravo Lucius che scova per noi questi film (ahimè!) dimenticati.
    Ora, non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma oggi compie 70 anni tonti tondi pure il nostro Alvato Vitali. Vuoi non omaggiarlo? Lucius, che ne dici? 😉

    Piace a 1 persona

  7. Pingback: Delitto al Central Hospital (1982) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  8. Pingback: Trauma Center (2019) Caccia al testimone | Il Zinefilo

  9. Pingback: Il bacio della pantera (1982) 40 anni di baci | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.