Total Recall 2. Ricordiamo per voi

È la storia di un esperimento condotto alla University of California. Degli scienziati hanno preso otto topi da laboratorio e per cinque giorni prima di dare loro il cibo hanno emesso un suono: alla fine del periodo, i topi avevano abbinato a quel suono l’arrivo del cibo. Ma in contemporanea, in un’altra stanza, nove topi con le stesse identiche caratteristiche venivano nutriti negli stessi orari e con la stessa quantità di cibo, ma senza alcun suono.

Alla fine dell’esperimento, tutti i topi sono stati soppressi, è stato loro estratto il cervello e da questo separata la zona che si occupa della memoria, da cui è stato estratto un filamento di RNA. Ognuno di questi filamenti è stato impiantato nell’addome di un topo vivo, poi i nuovi esemplari sono stati affidati a scienziati che non avevano seguito la prima parte del processo: il risultato è immaginabile. I topi che hanno ricevuto l’RNA di quelli “addestrati”, hanno sviluppato una capacità nettamente superiore di associare il suono all’arrivo del cibo. Hanno ricevuto in dono la memoria dei topi che li avevano preceduti nell’esperimento.

Che questo sia stato davvero uno studio universitario serio, e che il risultato descritto sia stato realmente ottenuto, non è questa la sede per appurarlo: mi permetto di dubitare dei risultati riportati, ma questo è il racconto che viene dato da Theodore L. Thomas a pagina 62 della rivista di narrativa fantascientifica “Fantasy & Science Fiction” (volume 3, numero 4) risalente all’aprile 1966.

Sarà un caso o sarà una geniale scelta editoriale, comunque lo stesso numero si apre con una storia di memorie impiantate da un essere ad un altro.


Chi se lo ricorda (il titolo?)

Il racconto apparso su quel numero della rivista, We Can Remember It for You Wholesale  (titolo che suona all’incirca come “Possiamo ricordarlo per voi, Vendita all’ingrosso”), è pregno delle tematiche care a Philip K. Dick ma curiosamente ben poco citato negli studi sull’autore: è davvero curioso, visto che mi sembra di trovarci tanti echi di idee poi ampliate in romanzi di più ampio respiro.

L’Italia è stata sicuramente lungimirante nel presentare il racconto in questione, visto che appare nel nostro Paese già nel 1968 nell’antologia “La sposa n. 91” (“Urania” Mondadori n. 490), tradotto da Mario Galli con il titolo Chi se lo ricorda.

Nel 1971 Pietro De Angelis lo ritraduce come Ricordi per tutti per la Edindustria Editoriale mentre nel 1977 il numero 34 della storica collana “Futuro” (Fanucci) lo presenta come Ricordi in vendita, ritradotto da Maurizio Nati e Sandro Pergameno. In occasione dell’uscita del film nel 1990 la Mondadori presenta l’antologia “Memoria totale” (Altri Mondi n. 23) dove il racconto diventa Memoria totale, ritradotto da Beata Della Frattina.

Le varie traduzioni italiane si alternano in ristampe su ristampe, in una parata di titoli che mi ricorda da vicino una scenetta di Carlo Verdone all’epoca della trasmissione “Non Stop”, in cui due vecchietti si suicidano lasciando un biglietto: ognuno degli storici personaggi comici dell’attore romano ha letto una frase diversa in quell’ultimo messaggio. Pregate per noi. Preghiamo per voi. Paghiamo per voi. Pagate per noi… Ecco, il titolo del racconto di Dick sembra seguire lo stesso curioso iter di ricombinazioni della stessa struttura della frase, che si conclude nel 2002 con la Fanucci che lo include nell’antologia “Rapporto di minoranza e altri racconti” (Collezione Dick n. 12), con il titolo Ricordiamo per voi, ritradotto da Paolo Prezzavento: proporrei di dare al racconto di Dick la palma di testo più volte ritradotto in Italia. Ma alla fin fine, di cosa parla?

Si svegliò… e desiderò Marte. (He awoke – and wanted Mars.)

Con un incipit fulminante inizia un racconto breve e veloce che è in pratica un condensato di tematiche dickiane. Douglas Quail è un grigio impiegato di Chicago che vive una vita grigia con una moglie perfida che ogni istante gli ricorda la sua mediocrità (il che, scritto da un autore con cinque matrimoni sulle spalle, sa tanto di biografico), quindi non stupisce che sogni ad occhi aperti: sogni di andare su Marte. Un viaggio costoso che difficilmente potrà mai affrontare, ma quell’evasione dalla triste realtà quotidiana sembra farsi sempre più pressante in lui.Un giorno entra negli uffici della Rikord Società per azioni (in originale, Rekal, Incorporated) e decide di usufruire di un «viaggio Rikord». Quail vuole che gli vengano impiantate le memorie di un suo immaginario viaggio su Marte nei panni di un agente dell’Interplan e qui nasce il primo problema: essendo egli consapevole che ogni ricordo di Marte che avrà sarà falso… che senso avrà averne? Ne nasce con il direttore dell’azienda una ghiotta discussione su cosa sia la realtà: quanti sono i nostri falsi ricordi? Quanti eventi ricordiamo in versioni che in realtà sono state modificate dal tempo? E cos’è infine la realtà? Insomma, puro Dick in azione.

Deciso dunque a farsi impiantare questi ricordi di un viaggio su Marte, rassicurato che al suo risveglio non ricorderà più la sua visita alla Rikord e quindi non sospetterà che siano ricordi falsi, Quail si siede sul lettino e si prepara all’operazione. Ma questa non fa in tempo ad iniziare… che Quail in stato catatonico avverte i tecnici della Rikord: «avete scoperto la mia identità: uscite di qui prima che vi faccia a pezzi».

McClane, il direttore della Rikord, inorridisce: a forza di impiantare falsi ricordi di viaggi su Marte e agenti dell’Interplan, doppietta molto richiesta dai suoi clienti, mai avrebbe pensato di imbattersi in un vero agente dell’Interplan, rimandato sulla Terra da Marte e condizionato a dimenticare il suo passato. La sua agenzia non può permettergli di girare libero con tutti i segreti che conosce, quindi gli ha nascosto tutto sotto il tappeto mentale ma ora la Rikord rischia di fargli tornare alla mente ciò che l’Interplan non può permettere. Parlando con gli alti vertici dell’agenzia, McClane ha un’idea: impiantiamo ricordi diversi. Per esempio, il direttore ha trovato sepolta nella mente di Quail una fantasia adolescenziale, di quando sognava di essere stato contattato da una razza aliena che gli ha promesso di non distruggere l’umanità finché sarà vivo. Rinfrescando quella memoria sepolta, Quail vivrà tranquillo perché non vorrà rischiare la vita con consequenziale distruzione della razza umana.

Quando McClane sta per impiantargli queste false memorie, Quail sedato lo fissa catatonico: stia attento a quello che fa… perché se muore gli alieni distruggeranno l’umanità.

Come dicevo, è tutto Dick condensato in poche pagine. La realtà non esiste, esiste solo la percezione della realtà, e in questo universo solipsistico ogni essere pensante è un mondo a sé. Esiste la realtà del grigio Quail, la realtà di Quail agente segreto su Marte e di Quail ultima speranza per l’umanità. Sono tre realtà diverse, ma convivono tutte nello stesso uomo: capire quale sia la vera realtà è inutile. Lo sono tutte perché non lo è nessuna.

Attraverso quale strumento siamo sicuri della realtà in cui viviamo? Attraverso i ricordi: solo loro ci sanno dare la certezza di non essere replicanti costruiti ieri. Ma i ricordi sono tutti falsi, in vario modo, quindi non abbiamo nulla in mano… solo gocce nella pioggia. Quindi nessuno, nemmeno Quail, saprà mai se i ricordi delle missioni segrete su Marte siano veri o meno, visto che l’unico strumento di interpretazione della realtà viene modificato da un’agenzia… borgesiana!


Borges el memorioso

Una notte l’argentino Jorge Luis Borges ricevette in sogno la “memoria totale” di Shakespeare.

Si trovava nel Michigan per un giro di conferenze su suolo americano e, stando a quanto racconterà nel 1979 all’intervistatore Antonio Carrizo (in Borges el memorioso, 1983), in realtà sognò semplicemente una frase: «Ti vendo la memoria di Shakespeare». Folgorato da questa idea regalatagli dall’Ispirazione, il Maestro di Buenos Aires si mise a scrivere «un racconto fantastico, nel quale un erudito riceve la memoria di Shakespeare, ma che non gli serve a nulla», come racconta all’intervistatore Costanzo Costantini nel 1981 a Roma (in Jorge Luis Borges, Sovera 2003). Il racconto è l’ultimo che Borges scriverà, ed appare il 15 maggio 1980 sul giornale bonaerense “Clarín”.

Non può sfuggire il fatto che Borges ha sognato che gli fosse “impiantata” una “memoria totale” proprio mentre O’Bannon e Shusett stanno scrivendo Total Recall.

«Ora possiedo due memorie. La mia personale e quella di Shakespeare, che in parte io sono. Ma forse è meglio dire che due memorie mi possiedono. C’è una zona in cui si confondono. C’è un volto di donna che non so a quale secolo attribuire.»

Questo testo (tradotto da Ilide Carmignani nel 2004, data in cui il racconto viene “ricordato” dalla distratta Italia) sembra così legato allo stile e alle idee di Dick che mi chiedo: come sarebbe stato Total Recall… se a scriverne la sceneggiatura fosse stato Borges?

«La memoria dell’uomo non è una somma, è un disordine di possibilità indefinite.»

Il rapporto tra fantascienza e memoria, intesa come coscienza umana e quindi unico strumento per interagire con ciò che chiamiamo realtà, è complesso e vasto: per saperne di più invito al mio speciale Cartaceo vs Digitale: Memoria. Mi limito a ricordare che ciò che accomuna il protagonista del racconto di Dick e del film Total Recall è il desiderio di avere il controllo sulla propria memoria, che inevitabilmente porta problemi. Lo sapeva bene già quattro secoli fa un corrucciato principe danese…

Ecco come Amleto, il Douglas Quail di Shakespeare, risponde al padre fantasma che lo incita a ricordarlo e a vendicarlo.

«Ricordarti? Ma io cancellerò dalla tavola della mente i ricordi sciocchi e triti, le parole dei libri, tutte le forme, tutte le impressioni, tutto ciò che vi fu scritto dalla giovinezza e dall’esperienza; e il tuo comando solo vivrà nel libro del mio cervello, sgombro d’ogni altro intento!» (atto I, scena V, traduzione di Eugenio Montale)

(continua)

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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24 risposte a Total Recall 2. Ricordiamo per voi

  1. Zio Portillo ha detto:

    A parte che sto “gioco di specchi” e “scatole cinesi” mi intrippa da matti, con questo tuo pezzo mi sono venuti a mente, così di primo acchito, 5-6 opere che giocano sui ricordi e sul falso in tutte le declinazioni possibili. Tutti sul filo del “veramente falso”, come quei giochi di logica senza risposta sulla verità e sulla menzogna, sul fatto che un bugiardo mente anche quando dice la verità.

    Bellissimo pezzo Lucius, davvero. So che te lo dico spesso ma stavolta mi hai colpito in pieno!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dick giocava spesso con questi elementi, e le Pecore Elettriche era proprio una lunga disquisizione sulla realtà e i ricordi che poi con Blade Runner non c’entra niente. L’innovazione recente di Deckard sospetto replicante riprende invece uno dei temi principali del romanzo, trattati ovviamente molto meglio di una semplice scena di mezzo secondo nel film.

      Contento che ti piaccia come sta andando il ciclo, perché mi sto divertendo da matti 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Dick lo lessi da giovane preso dalla mania di “Blade Runner”. Qualche romanzo e una raccolta di brevi racconti. All’epoca non mi piacquero granché, anzi. Profonda delusione. Probabilmente “non ero pronto”… Sarei curioso di rileggerli ora.
        (pensa che ho rivalutato “Il Gattopardo” che letto a scuola detestai alla follia. Mai avrai pensato di arrivare ad apprezzare un romanzo tanto odiato!)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Tutto ciò che si legge a scuola di solito si detesta, e si rivaluta solo in seguito 😛
        Dick temo sia ampiamente sopravvalutato, e vivere di fama riflessa non lo aiuta: troppo spesso si confondono le sue opere con i film che millantano di rifarcisi, e si creano disastri.
        Qualche decennio trovai in casa dei suoi romanzi ma solo “Il disco di fiamma” (il suo primo) ricordo mi sia piaciuto, e in seguito ho molto apprezzato le Pecore Elettriche ma poco altro. I racconti mi sembrano più efficaci, almeno quelli dell’antologia “Memoria totale”, più volte ristampati con altri nomi.

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  2. Cassidy ha detto:

    Carina la storiella dei topolini, per una trama di fantascienza può andare benissimo 😉 Post definitivo sul racconto di Philip K. Dick, uno di quegli scrittori di cui (mea culpa) mi mancano ancora alcuni dei suoi romanzi, ma quelli che ho letto mi sono piaciuti davvero tutti. L’unico dispiacere (che non è tale) è che per esigenze di rubrica dovrai deviare verso il film, per parlare anche di uno dei miei preferiti come Polvèron, perché sarebbe figo leggere tue analisi di questo tipo anche sugli altri romanzi di Dick. Tanto di cappello, complimenti! 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Eh sì, tocca prendere la prima uscita per Disastrywood e iniziare a parlare di come gli sceneggiatori sognino pecore elettriche, ma chissà che altri approfondimenti su film dickiani (cioè fatti col Dick!) non mi facciano tornare su altre opere del buon Phil 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Nuovo ciclo: “Le false nuove droghe”. Prima di arrivare alla Blue Meth di BB ti voglio vedere alle prese con la “sostanza M” di “A scanner darkly” e la “”neuroina” di “Minority Report” giusto per restare in tema Dick…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per quel ciclo rimango fermo allo Xeno-Zip, la droga sintetizzata dalla pappa reale dell’Alien Queen in una serie di fumetti dei primi Novanta 😛

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Se la storia sui topolini fosse vera, immagina che abomini si potrebbero creare, inoculando cervelli di, boh, citofonatori a caso in gente altrimenti normale.
    Fantascienza distopica…

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    • Zio Portillo ha detto:

      Anno 1993: esce Jurassic Park (il libro del ’90 non conta. Tutti guardano i film, pochi leggono i libri!)
      Anno 1996: viene clonata la pecora Dolly

      Sto ancora aspettando che uno faccia 1+1 e crei un c@zzo di dinosauro! Signor Musk, al posto di sparare delle Tesla nello spazio o di voler far viaggiare la gente su Marte, vogliamo crearlo un c@zzo di dinosauro?!?! Eddai! Vogliamo andare su Marte o vogliamo uscire a pisciare il T-Rex?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A proposito di date inquietanti, Joss Whedon scrive di Ripley 8, primo clone riuscito dopo sette fallimenti, mesi prima che venga annunciato al mondo di Dolly, primo clone riuscito dopo sette fallimenti…
        In realtà entrambi si rifanno al film “Priorità assoluta” (Eve of Destruction, 1991), con la prima clone robotica della protagonista dopo sette fallimenti: la finzione precede sempre la realtà 😛
        P.S.
        A proposito di Jurassic Park, il romanzo di Crichton viene dopo l’originale, con sospette idee comuni, così come il film di Spielberg esce dopo quello di Roger Corman: il destino di chi scrive di dinosauri clonati è di essere sempre battuto da produzioni più ricche…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Prima si va su Marte, poi si fanno (lì) i dinosauri 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per fortuna la realtà mette molto più paura di qualsiasi fantascienza 😛

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  4. Il Moro ha detto:

    Gran post come sempre, ho letto il racconto ma lo ricordo come niente di eccezionale. C’è da dire che non ho mai sopportato Dick in nessuno dei suoi romanzi/racconti, ma non dirlo troppo in giro che poi gli appassionati di fantascienza vengono a prendermi a casa.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahah quante confessioni anti-dickiane stanno uscendo 😀
      Appena i villici della fantascienza ci scoprono, scatteranno forconi e torce per tutti 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, a pensarci un attimo forse il vero pericolo non arriverà da lavoro: pure i villici qualche altro autore oltre a Dick devono averlo letto e amato, in fondo… ma gli snob convinti che la fantascienza sia SOLO Dick perché è in pratica l’UNICO autore da loro conosciuto (una volta viaggiavano in coppia con quelli che “Conosco la SF, ho letto tutto Asimov”), quelli sì che si incazzeranno davvero 😛
        Ottimo post sapientemente imBORGESito e, a proposito del “Il disco di fiamma”, quel romanzo d’esordio era piaciuto anche a me 😉
        P.S. Cosa m’hai ricordato, Renée Soutendijk ginoide in “Priorità assoluta” del povero Duncan Gibbins (morto tragicamente a soli 41 anni)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In libreria di solito a parte Asimov, Dick e Gibson non si trova molto altro, e quando un tempo lontano qualcuno in libreria ci andava finiva per citare solo quei tre autori, raramente poi letti davvero.
        “Priorità assoluta” è un piccolo film che merita di essere riscoperto, con tutti quei difetti che in realtà oggi ad avercene!!!!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Dagli esperimenti sui topi a Borges, Shakespeare, traduzioni di Montale, il bello, leggendo i tuoi post, è che spesso sai da dove parti ma non hai idea di dove arriverai…e gli approdi ti stupiscono dopo un viaggio che ti ha rapito 🙂

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  6. Evit ha detto:

    Sto cercando di ricordare quale versione italiana ho io ma per il momento non ho ancora avuto nessun “ritorno totale”. Non avevo idea avesse avuto diverse traduzioni.

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  7. Post veramente interessante, mi sono segnato i libri da te proposti. In oltre dovrò recuperare il racconto di Dick.

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