Underwater (2020) L’Alien subbaquo

Cloni alieni subbaqqui, sul Zinefilo Channel!

Narra la leggenda che la 20th Century Fox (mica Pizza & Fichi) con le sue consuete consociate Chernin e TSG – tanto per intenderci, le case che co-producono i film di Ridley Scott, giusto per fare un nome a caso – narra la leggenda, dicevo, che queste grandi case di serie A si siano messe insieme per cacciare 80 milioni di dollaroni per fare un film minuscolo che più minuscolo non si può, una tipica furbata da serie Z con tutti i trucchetti tipici della casupole bulgare, quelle capaci di creare un’invasione aliena con due scope e mezzo fustino del Dixan.
Se questa leggenda fosse vera, in effetti verrebbe confermata la nota predilezione della Fox per il masochismo: da vent’anni adora buttare via soldi con film che non incassano niente manco a pregare in ginocchio la gente ad andare al cinema, e per assicurarsi questo orgasmo da fallimento compie l’unico atto giusto per fallire: evitare la campagna pubblicitaria.

In fondo dài, la Fox non ha speso due soldi manco per l’ultimo Star Wars, quello finale e totale prima di altri cento Star Wars: perché mai avrebbe dovuto spendere anche un solo centesimo per Underwater, il film subbaqquo distribuito esclusivamente nei cinema subbaqqui?

Nei migliori cinema subbaqqui

Solamente Aquaman era informato dell’uscita di questo film, e se non fosse stato per Fausto Vernazzani del blog CineFatti non avrei saputo della sua distribuzione anche in Italia.
Non sto certo dicendo che il mio livello di informazione cinematografica sia il metro di paragone con cui misurare l’impegno della Fox, ma le riviste di settore sì: Underwater non è stato stra-incurvato di pezza da nessuna delle riviste di cinema attuali, quelle che prendono foto pubblicitarie da chiunque e pubblicano tutto. Se mandate le foto del filmino della vostra Comunione, loro pubblicano e recensiscono.
Posso capire “Starburst”, storica rivista britannica che potrebbe non essere interessata a pubblicizzare ogni film americano, ma il silenzio di testate come “Total Film”, “Empire” e la super-specialistica “SFX” mi fa pensare che la Fox le abbia minacciate: guai a voi se spendete più di un mezzo trafiletto distratto che citi il film! E se poi magari uno spettatore fosse arrivato all’insano gesto di pagare un biglietto per vederlo? Oh, ma siamo matti? E poi l’orgasmo da fallimento come lo raggiunge la Fox?

Ecco cosa succede a chi pubblicizza Underwater

No, sono ingiusto, una rivista c’è: “SciFi Now” (n. 166, febbraio 2020), che segue una tradizione nata nel 1979 e dopo quarant’anni è fermamente mantenuta: appena c’è puzza di Alien, si manda una giornalista donna. Underwater è un anagramma di Alien, quindi si manda Katherine McLaughlin ad intervistare il regista William Eubank: un uomo col nome da bancomat che da grande vuole fare lo Scott. Quello sbagliato, però.
Paralizzata dal vuoto che fuoriesce dalla bocca del regista e che la risucchia in un maelström di banalità, la giornalista si limita a buttare giù un trafiletto dove riporta le parole imbarazzanti di Eubank-o-Mat senza commentare. Che però si sente le viene da ridere.

«Greta Thunberg sta parlando di un sacco di cose per cui la gente ora è infuriata. Ho notato l’altro giorno che ha tipo otto milioni di follower su Instagram e non posso crederci! Io seguo alcune persone su Insta che stanno navigando con lei attraverso l’Oceano Atlantico… Qual è il nome della barca? La Vagabonde, ovvio!»

Sì, William, Greta e l’invidia da follower, ora prendi le goccette e ingoia la pasticchina, che teoricamente dovresti parlare del tuo film, non di Greta.

«Ho sempre trovato di ispirazione le cose che fa James Cameron. Qualsiasi cosa, sia che attiri attenzione, che sia intrattenimento o qualcosa che ricordi alla gente che il nostro pianeta è fragile.»

E via un altro pippone sull’ambiente. Dove porterà il discorso di Eubank-Er-Matto?

Alla fine delle supercazzole il succo è chiaro: il testo bofonchiato dal regista prevede la citazione di parole chiave così da fare campagna pubblicitaria al posto della Fox. Greta, Cameron, ambiente, Lovecraft che tira sempre, mare, sole, cuore, amore. E la pace nel mondo.
Messa in testa a Eubank la corona da Miss America, e lo scettro da Miss Paraculo, possiamo dirgli addio: l’unica rivista che dedichi una pagina al film in pratica non dice niente se non che è un’opera ispirata da James Cameron e in cui la protagonista è pensata dichiaratamente come versione moderna di Ripley.
A Roma si diceva te piaceresse, cioè ti piacerebbe… Le cose non stanno così, è più che palese: il film Underwater è di Ridley Scott, Eubank l’ha solo diretto.

Dài, però il tavolo luminoso è proprio quello di Aliens

Mi immagino la scena di Brian Duffield e Adam Cozad, due sceneggiatori alle prime armi ma con già pessimi film sulle spalle – fra cui il Tarzan più sbagliato di sempre – che si presentano intimiditi nel Regno della Fox e consociate, davanti a tutti i dirigenti che di solito producono i film di Ridley Scott: prima di iniziare a parlare il Re della Fox si volta. Ed è Ridley Scott.
«Maestro», dice Duffield, «ho scritto un soggetto nuovo, freschissimo: se fai male al Pianeta, poi quello si incazza e si vendica. Roba nuovissima, è solo dagli anni Settanta che producono film su questo tema, però ora c’è Greta e tutto sembra nuovo.»
Scott si passa il sigaro tra le labbra. «Mi piace: è inetto e inutile, il fallimento sarà assicurato così come il piacere. Però voglio dei piccoli cambiamenti.»
«Dicci, o signore assoluto delle scelte discutibili.»
«Ci voglio la religione, in questa America atea e miscredente servono citazioni mistiche inserite senza motivo in film di fantascienza.»
«Ma divino, il film parla di una tipa incastrata sotto l’oceano: come ce la infiliamo la religione?»
Scott ride a denti stretti. «Principianti. Io ho portato la Croce in Prometheus e il Chiodo in Covenant, con sermoni biblici di grana così grossa che pure l’ultimo contadino buzzurro può capire. Mettete dei disegni pseudo-religiosi sulle pareti della base sottomarina e il gioco è fatto.»
«Sempre saggio tu sei.»
«E se qualcuno non capisce che deve seguire la Vera Via, come ho indicato ne Le Crociate e in quella roba con Noè Crowe, di cui mi vergogno da solo, facciamo vedere quanto sono cattive le divinità della concorrenza.» Ridley si toglie il sigaro di bocca e fissa gli sceneggiatori con occhi di fuoco. Poi tuona: «Liberate Cthulhu!»

Vai con il Cthulhu Selfie!

Duffield e Cozad sono sopraffatti dal piacere della dozzinalità. «Divino Scott, noi avevamo scritto una sceneggiatura solo banale e vuota: tu l’hai riempita di ovvietà e di cose già viste mille volte. Qual è il tuo segreto?»
«La ripetizione è l’anima della tortura, e io torturo tutti. Per esempio, facciamo che i protagonisti ricevono un messaggio incomprensibile, vanno a controllare e un loro compagno viene aggredito da una creatura orribile. Vi suona nuovo?»
I due titubano. «Ma… è Alien…»
«Appunto: lo rivoglio identico come ho fatto in Prometheus, dove sì c’erano tentacoli ma troppo pochi: mettete più tentacoli, che tocca arrivare a 80 milioni di dollari per fallire di brutto. Prendete un qualsiasi fumetto o libro che parli di Cthulhu, ne escono tipo cento al giorno, è l’argomento più banale che esista da un secolo ad oggi, e buttate roba a caso. Tanto sarà tutto appannato da riprese fatte all’interno dei caschi e non si capirà una mazza.»

Trovata geniale per buttarla in caciara

Duffield e Cozad ringraziano e fanno per andarsene ad eseguire gli ordini, quando Scott li ferma. «Un’ultima cosa. Voglio citazioni. Ma non cose intelligenti, cose argute, no: voglio la scolatura della comare da paese. Avete presente i miei androidi David e Walter, che citano detti popolani manco fossero Frate Indovino? Facciamo che ad un certo punto fate dire a qualcuno “Se non sai dove stai andando, qualsiasi strada ti ci porterà”.»
Mentre Scott si gode l’effetto maligno delle sue crudeli parole, gli sceneggiatori sono interdetti. «Veramente è l’esatto contrario, infatti il celebre detto di Seneca recita: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.»
Scott allarga la ferita che ha al posto della bocca. «Stolti, è una citazione da uno dei pochi romanzi noti agli americani, Alice nel paese delle meraviglie. Capito? I personaggi per salvarsi devono passare per la tana del bianconiglio… Anzi, sapete che animaletto di pezza dovrete far apparire ogni tanto, assolutamente a casaccio e in modo ridicolo?»
Duffield e Cozad deglutiscono: ora comincia a fare male. «Che animaletto?»
«Un coniglio bianco!» Scott scatta in una risata satanica e i due sceneggiatori fuggono via, nel panico.

William Eubank e Kristen Stewart sul set

Ovviamente scherzo, Ridley Scott non risulta coinvolto in alcun modo nella produzione del film, sebbene sul versante produttivo ci siano tutti i suoi compagni di merende. Però è innegabile che a forza di clonare Alien si finisca con lo… Scottarsi!

Che il giovane William Eubankomat sia un bravo regista è più che evidente, dal punto di vista tecnico e visivo Underwater è una bomba, il problema è che deve fare giochi virtuosi per mascherare il nulla che ha in mano, un film cioè che non posso assolutamente credere sia costato 80 milioni di dollari, visto che è tutto un videogioco: c’è Kristen Stewart che si muove davanti ad uno schermo verde e poi dei ragazzi inseriranno mostri e tentacoli a piacimento. Il tutto ripreso attraverso schermi distorti per non far vedere i difetti, con pochi personaggi che bofonchiano in una stanzetta – marchio di fabbrica della Asylum! – e orrore dozzinale.
Qualsiasi riferimento a Cameron è totalmente improprio: Underwater è la copia de La cosa degli abissi (1990) con più risalto agli elementi copiati da Alien, permeato però dal gusto scottiano che vanta tutti i difetti dello Scott sbagliato – che magari per altri sono pregi, buon per loro – e senza un briciolo di identità o di personalità. È semplicemente una di quelle paraculate che abbiamo imparato a conoscere con Black Sea (2014) e Pressure (2015) – cioè una storiellina sottomarina come scusa per tenere due o tre attori in spazi stretti e abbattere i costi – ma con più soldi e più costi.

Padron Scott dirige il film in videoconferenza

Non ho mai provato simpatia per Kristen Stewart, ma questo suo ruolo è onesto: interpreta Kristen Stewart, quindi i suoi fan saranno contenti.

L’85% delle inquadrature è per Kristen Stewart: pare ci siano altri attori, ma io non li ho visti

Zero campagna pubblicitaria, zero incassi: dal 7 gennaio della sua uscita in patria la Fox sta godendo di quanti spettatori abbiano ignorato il film. L’orgasmo da fallimento costa, ma evidentemente ne vale la pena.

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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33 risposte a Underwater (2020) L’Alien subbaquo

  1. Cassidy ha detto:

    Arrgh! Causa casini vari non sono ancora riuscito a vederlo e quindi non posso leggerti. Però una cosa la so, se sul Zinefilo spunta un post dedicato ad un film ancora in sala, le cose sono due, è bellissimo oppure è una scoreggia (in questo caso sottomarina), in ogni caso bisogna vederlo. Appena avrò fatto passerò a rileggerti perché ho intravisto che volano schiaffoni in direzione dello Scott sbagliato 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando un film è prodotto dalle stesse case che producono i fallimenti di Ridley, non stupisce che il risultato sia in pratica identico 😛
      Scherzi a parte, un alien-clone sottomarino merita sempre di essere visto, anche solo per farsi due risate, ma la situazione è davvero tragica. Una volta si predicava l’immaginazione al potere: ora si ambisce all’ovvia banalità…

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  2. The Butcher ha detto:

    Personalmente è un film che ho molto apprezzato e che trovo riesca a staccarsi da tutti gli elementi di Alien. La base è quella ma già da tempo c’erano film in cui un gruppo di persone erano intrappolati in luoghi claustrofobici e venivano braccati da un mostro. La regia e il ritmo sono stati un elemento fondamentale per il film.
    Se ti interessa ho scritto pure una recensione: https://mymaddreams5.wordpress.com/2020/02/03/underwater-2020/

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Copiare Alien è cosa buona e giusta, perché com’è noto si copia sempre dai migliori: il problema è quando si copia perché non si ha nulla da dire e non si dice nulla. Per questo considero “Underwater” fratello di “Black Sea” e “Pressure”, tutti e tre in pratica cloni fra di loro: la situazione sottomarina non è la trama, è la scusa per tirar su 90 minuti immagini mosse e rovinate. Il problema è che la Fox ha speso 80 milioni per un film che non li dimostra affatto!

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      • Giuseppe ha detto:

        A questo punto sarei proprio curioso di sapere quanti milioni NON sono stati spesi per NON fare pubblicità a “Underwater”: visto che praticamente quest’ultima è oggi ridotta al solo passaparola di fan e appassionati, perché diamine la Fox non ha ancora cominciato a retribuirli come si deve? In fin dei conti, con mezzi propri fanno semplicemente il lavoro che la casa non sa/non vuole/non riesce più a fare. 😦
        Io comunque, da affezionato della tripletta oceanica dell’89 The Abyss/Leviathan/ DeepStar Six (oltre che memore del successivo “La cosa degli abissi” 😉 ), cercherò di vedermi questo loro “erede spirituale” in tempi brevi (se non ci riesco in sala, me lo recupero poi)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La cosa assurda è che non stiamo parlando della casa indipendente che non ha i mezzi per una campagna stampa: stiamo parlando della Fox, maledizione, a cui basterebbe alzare il dito per riempire il mondo di pubblicità. Esattamente come faceva per quelle inutili buffonate del Pianeta delle Scimmie: pure le tazze da tè con la locandina, sono uscite, quindi la Fox sa benissimo che l’unico modo di far guadagnare due spicci a un film è la campagna pubblicitaria: negarla significa che nessuno, ma proprio nessuno vedrà il film in sala alla sua uscita. (Tutti lo vedranno dopo, a gratis, gridando al capolavoro, e io che lo critico passo sempre per matto…)

        Quella magica tripletta di quella magica estate è irripetibile ^_^

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  3. Evit ha detto:

    Ricordi il mio vecchio tweet? 🤭

    Curiosamente è l’unico film che voglio andare a vedere in questo inverno mite.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Non ho visto il film, col mio fuso orario mentale, ne riparleremo in TV tra cinque anni, se non avrò voglia di leggere o giocare quella sera.
    Però la ricostruzione apocrifa della storia produttiva del film è molto divertente
    Mi piacciono un sacco, queste ricostruzioni apocrife ^^

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie Lucius per aver fatto “emergere” un film altrimenti inabissato a tutti i livelli: pubblicitario, trama, incassi…anche giudizio? In ogni caso a me basta “mostro o simil-Alien sott’acqua” e…devo vederlo. Sicuramente ne criticherò la banalità spiazzante del copia-incolla ma questi generi di film “raffinati” ( 🙂 ) non possono sfuggire al mio radar-trash! 🙂

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  6. Gioacchino Di Maio ha detto:

    Probabilmente hanno speso quei soldoni prima che la Disney acquistasse la Fox, (tanto paga Pantalone). In effetti con gli “schermi distorti” non è tanto chiaro capire come si muovono i personaggi e dove vanno, vagando tra tunnel e camere semidistrutte varie, ma poi chi mette le mattonelle (almeno così mi sembrano) nel bagno di una base sottomarina a 10 mila metri di profondità ? Poi la c’è Stewart rasata in mini costume con tre graffi sul viso, tanto per avere vita vissuta, imitando la Sigourney di Alien ma è tutta un altra cosa.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vero, quel senso di “posticcio” è davvero fastidioso: tre taglietti strategici che fanno “tipa tosta” ma non rovinano il volto, l’intimo immotivatamente ricercato in scene che non avevano assolutamente motivo di mostrare gente in mutande… Insomma, come detto, il senso di paraculata è davvero forte.

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  7. Zio Portillo ha detto:

    Più vedo ‘sti film e più penso che la cricca di BORIS abbia capito tutto. Dalle “luci smarmellate” a “a cazzo di cane!”, da “cagna maledetta” agli sceneggiatori che sparano cose a caso. C’è tutto! Il problema è che ‘ste cose non riguardano più solo la Z (dalla Asylum in giù). No, ormai il “morbo di Boris” ha colpito anche le major.

    Al di là della presa in giro il film non mi è dispiaciuto. Certo, devo capire dove hanno buttato 80mln di dollari, ma al di là di questo l’ho trovato un onesto filmetto che si guarda senza troppe pretese. E poi c’è un finale aperto e volutamente ambiguo…

    SPOILER! SPOILER! SPOILER! SPOILER!

    …che ti fa urlare “Basterdi! Siete come la Weyland-Yutani!” Come se i riferimenti ad “Alien” non fossero abbastanza.

    Lucius, perdonami ma magari prima di citare Cthulhu nel post avresti dovuto mettere un avviso con scritto “spoiler” visto che il mostrone di Lovecraft teoricamente sarebbe la sorpresa finale.

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  8. Kuku ha detto:

    Forse puntano su uno stile pubblicitario alla Elena Ferrante. Si deve sapere il meno possibile. A meno che non sia un film solo per merluzzi e tritoni e forse hanno fatto la pubblicità in fondo al mar, in fondo al maaaar

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  9. Sam Simon ha detto:

    80 milioni di dollari spesi bene! D’altronde se un film esce a gennaio è praticamente garanzia di Z…

    Però avevo anche letto qualcuno che ne parlava bene, eh!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo che la maggior parte ne parli bene, se non tutti: non si può parlar male di Kristen Stewart o di un filmone della Fox pieno di dèi di Cthulhu, scherzi? Sarebbe come criticare De Niro, è pura bestemmia 😀
      Purtroppo lo stile da “ufficio stampa” delle riviste di cinema è passato anche agli spettatori, per cui di un filmone non puoi parlar male: meglio stare dietro la cattedra, con il cappello d’asino in testa, a spernacchiare i film puzzoni 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Le riviste non mi sono mai sembrate interessanti, è nel mondo dei blog che ho cominciato a leggere cose appassionanti sui film, c’è decisamente più libertà! :–)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il problema è che troppo spesso nei blog leggi cose tipo “film bellissimo”, “capolavoro”, che non vuol dire niente. Almeno nelle riviste ci sono interviste con gli autori e gli attori, parole false come Giuda ma che comunque vengono da fonte diretta e valgono più di un semplice “De Niro è il più grande attore di sempre” 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Ma infatti quei blog vanno evitati come la peste! Nel grande (non immenso) mondo dei blog cinematografici vanno selezionati quelli giusti! ;–)

        Però hai ragionissima sulle interviste!

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  10. redbavon ha detto:

    Fantastico! Un’altra occasione sprecata 😜. Non ho visto il film, ne ho intravisto qualche trailer probabilmente sulla Rete, ma già il fatto che non riesca a ricordare su quel piattaforma abbia visto il trailer la dice lunga su quanto mi abbia impressionato e attirato.
    Non posso esprimere una mia opinione perché non l’ho ancora visto, ma in effetti “puzza” di “paraculata” da lontano. L’intervista che hai riportato mi fa protendere verso il nulla del film: accostare Cthulu e il messaggio ecologico è sintomo di un disagio psicologico o di ignoranza totale dei romanzi di Lovecraft o entrambe le cose.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo da cento anni Cthulhu è l’unico argomento lovecraftiano che sembra rimasto agli autori: tra fumetti e film pare non si parli d”altro. Ora con “Color Out From Space” pare si siano accorti che HPL ha scritto altro…

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      • redbavon ha detto:

        La lettura di Lovecraft dispone a un malessere, un disagio, una tensione psicologica e un atmosfera “malata” che non ha pari. Il primo film di Alien ci va paurosamente vicino se mi permetto questo accostamento poco ortodosso. Purtroppo i film attuali sono votati all’azione e agli effetti speciali, creare una particolare atmosfera è più complesso, ha necessità di un lavoro di scrittura e sceneggiatura fuori da questo “ordinario”. Cthulu è ormai un “marchio” riconoscibile e perciò vendibile più facilmente.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche perché la narrativa americana non ha fatto altro, e campa ancora su Poe e Lovecraft. C’è King ma costa troppo, meglio autori fuori diritti o più economici, tanto per quei due spettatori che ancora pagano un biglietto per tizi senza supertutina è pure troppo 😛

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  11. Il Moro ha detto:

    Ho amato questa recensione molto più di quanto potrei amare questo film, che comunque nel dubbio non guarderò mai! XD

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