Trancers 2 (1991) Il doppio ritorno di Jack Deth

A qualche anno di distanza dal primo film, il produttore Z Charles Band rimette insieme la vecchia banda (capito? La Banda di Band… va be’) e tira fuori un cortometraggio di 25 minuti ambientato nell’universo narrativo creato da Trancers (1984). Dal primo film le cose sono cambiate e c’è un nuovo nemico in città: le donne!

Nel 1986 Aliens ha mostrato al mondo come una donna possa sparare, e La legge di Murphy come una donna voglia sparare. È il momento di imparare la lezione di Squilli di sangue (1979): le donne sanno essere spietate assassine proprio come gli uomini. Sono le pari opportunità omicide.
Così Band chiama i suoi compagni di merende Danny Bilson e Paul De Meo e tutto il cast del primo film per girare una nuova storia con un nuovo cattivo: il risultato è Trancers: City of Lost Angels (1988).

In realtà il cortometraggio in origine fa parte del film antologico Pulse Pounders, girato fra il 1987 e il 1988 ma poi la Empire Pictures è fallita prima che la pellicola arrivasse in sala, rimanendo per sempre inedita. A parte una “proiezioni fantasma” che pare ci sia stata a Los Angeles nel 2012, dal 2013 Band è riuscito a rimettere le mani sul film e ha deciso di rilasciarne i segmenti sfusi, invece che un solo prodotto unico.
Così il segmento di Trancers ha avuto una distribuzione in DVD e Blu-ray a sé stante, e la stessa sorte è toccata a The Evil Clergyman, il segmento lovecraftiano con Jeffrey Combs.

Siamo di nuovo nella Los Angeles fra trecento anni, e il detective McNulty (Art LaFleur) ha un compito gravoso: scortare dal carcere di massima sicurezza la detenuta Edlin Shock (Velvet Rhodes), che ha ucciso una decina di guardie con il solo ausilio di un pacchetto di sigarette.
La criminale non parla, in cinque anni di permanenza in carcere ha pronunciato due sole parole: «Jack Deth».
Quando la donna fugge, McNulty sa benissimo dove andare a cercarla: nella Los Angeles del 1988, a caccia di Jack Deth.

Probabilmente il tutto è stato girato in una giornata di lavoro, visto che l’intera vicenda del passato si svolge nella casa di Deth (Tim Thomerson) che dopo aver litigato con Leena (Helen Hunt) e averla vista andare via sbattendo la porta, perché vuole qualcosa di più del semplice vivacchiare che a lui sembra andare bene, arriva di nuovo McNulty in forma di ragazzina e devono affrontare il pericolo della cattiva dal futuro.

Il tutto si svolge velocemente e in modo divertito, quasi parodistico, e alla fine Deth promette a Leena che metterà la testa a posto e costruirà un futuro per loro due. E per l’agenzia investiva “Jack Deth – poliziotto del futuro”!

La voglia di divertirsi e di non prendersi sul serio un po’ si perde nel passaggio fra il corto e il lungometraggio – peraltro presentato al Festival di Cannes nel maggio del 1991: con che coraggio? – ma forse è dovuto ad amarezza: nel marzo del 1989, cioè dopo il cortometraggio (che nessuno ha però visto), va in onda la prima puntata di una serie destinata ad immediato successo, “Quantum Leap”. (In Italia, “In viaggio nel tempo”.)
Come mi ricorda Evit del blog Doppiaggi italioti, un protagonista che viaggi nel tempo “entrando” nei corpi di persone delle varie epoche, seguito da un superiore ad ogni missione, ricorda da vicino l’idea di Trancers, anche se va sempre ricordato che gli anni Ottanta sono fortemente focalizzati sul viaggio nel tempo e tutti i suoi intrecci.

Quando uno si impegna in una grafica accattivante…

In Italia il film non ha conosciuto altra distribuzione se non una VHS Videogram di data ignota: visto che il primo film è uscito nel 1992 nelle nostre videoteche, può darsi che nella stessa data sia uscito anche questo, ma è solo un’idea.

«Io mi chiamo Jack Deth, sono un poliziotto del futuro, reparto trans…»

No, non è un investigatore specializzato in transessuali, è solo che il doppiaggio italiano non solo ha dimenticato il film precedente, ma non ha letto il titolo di ciò che sta doppiando. Il problema è che dopo il 1985 il termine “trancer” è scomparso nel nulla e i doppiatori italiani non brillano per ricerca. Volete un esempio? Basta prendere il cattivo del primo film, Whistler, che in questo secondo diventa… Fischiatore! Quindi ora ci mettiamo pure a tradurre i cognomi? E perché allora il personaggio Rabbit non l’hanno chiamato Coniglio?

Solo Jack Deth e il doppiaggio italiano uccidono più velocemente un film

Sono passati anni, sia nel passato che nel futuro, e McNulty è ormai vicino alla pensione quando di nuovo viene incastrato con una missione nel tempo. Raines (Telma Hopkins), la tecnica di laboratorio che ormai ben conosciamo dal primo film, lo incarica di tornare indietro a portare un macchinario per il viaggio del tempo. Stavolta però non dovrà andare né nel 1985 né nel 1988, bensì nel 1991.
McNulty non ci sta: nel primo film era una bambina, nel cortometraggio era una ragazzina e ora dovrebbe avere sedici anni: «vorranno tutti calarmi le mutande!» è il nobile commento del poliziotto.

Non è che a entrare sempre nelle ragazzine… finisce che mi ingabbiano?

Il Consiglio del futuro ha bisogno di Jack Deth per guidare il Paese in una nuova guerra, quindi è necessario che l’uomo torni dal passato, ma può farlo solo attraverso un altro macchinario, che quello vecchio non va più bene.
Visto però che i coniugi Jack (Tim Thomerson) e Leena Deth (Helen Hunt) si godono felici il loro passato e scorrazzano a bordo di una Chevrolet Corvette C1 del 1959 (che lui chiama Vette), non sarà facile convincerli.

Bella la vita, a proteggere un miliardario

Dimenticata l’agenzia investigativa del cortometraggio, Jack e Leena vivono a scrocco nella ricca casa di Hap Ashby (Biff Manard), che hanno salvato nel primo film e che diventerà nel futuro uno dei padroni del mondo. È ancora pieno di trans in giro e Jack sta lì per ammazzarli tutti.

Jack Deth: uccisore di trans!

Ma da dove arrivano tutti ’sti trans, che il doppiaggio italiano impazzisce per tradurre? (Pur di non dire Trancers, come nel primo film, dice «popolo in trance».) Le ricerche di Leena al computer – quest’oggetto misterioso che comincia ad apparire al cinema non solo per giocare – la portano all’organizzazione Mondo Verde curata dal dottor E.D. Wardo, e Jack capisce tutto: “E.D. Wardo” letto insieme è “Edwardo”, come Edward O. Whistler, il fratello del Fischiatore!
Ormai è chiaro che è lui ad usare l’associazione ecologista come «fattoria per il popolo in trance», resa da mani in faccia di Trancer farm.

È il momento di dire basta ai trans!

Quello che Jack ancora non sa è che Wardo ha la faccia da infame di Richard Lynch

Il Fischiatore che crea trans

… e che i suoi sgherri, gestori della clinica di condizionamento Mondo Verde, sono il dottor Pyle (un irriconoscibile Jeffrey “Re-Animator” Combs) e l’infermiera Trotter (Martine Beswick, Bond Girl nel 1965!). Due zappe sui piedi per l’intero film…

Jeffrey Combs col pizzetto è bene, ma come burattino di Martine Beswick è male

E infine, non sa – ma lo scoprirà presto – che in quella “fattoria di trans” c’è anche Alice Stillwell (Megan Ward): il corpo che ospita nel presente una donna venuta dal futuro. La moglie di Jack Deth, salvata all’ultimo secondo prima di venire uccisa.
Lunghi spiegoni ingarbugliati per fortuna poi lasciano il campo libero all’unica vera protagonista del film: la situazione incresciosa per cui Jack Deth deve gestire la moglie passata, grande amore della sua vita, e la donna che ama ora nel presente. Che poi è il passato…

Cara, non è come sembra: ti sto tradendo… ma con mia moglie!

I cattivi buffoneschi, gli spiegoni pieni di supercazzole, situazioni poco convincenti e in generale una comicità non comica rovinano il film: tutta la fantascienza buona del primo film è ormai persa, così come ogni pregio e “serietà”. E non lo dico io oggi, che sbaglierei a giudicare un filmetto del 1991 con il gusto del 2020, ma lo dicono i critici che in quel 1991 vennero chiamati negli studi della Paramount – distributrice in America della pellicola – per una visione-stampa.
«L’idea condivisa fra i giornalisti dopo la proiezione è che la nuova avventura del Bogart viaggiatore del tempo non è buona come nel film originale»: a parlare è niente meno che Marc Shapiro, firma eccellente dell’informazione cinematografica dell’epoca – negli anni precedenti ho tradotto in questo blog le sue interviste ai protagonisti delle saghe di Halloween, Nightmare, Venerdì 13 e via dicendo – che intervista Tim Thomerson per il numero 179 di “Starlog” (giugno 1992)

«Non è viscerale e con un protagonista forte come nel primo Trancers, ed è un po’ fiacco. Ma va bene, è così che sono di solito i sequiti.»

Thomerson non ha velleità da attorone. Classe 1946, è un veterano che cercava un lavoro lasciato l’esercito e per i successivi decenni si è ritrovato a fare l’attore tra cinema e TV, sempre rimanendo umile.

«È solo recitazione ed è solo un film. Spero che la gente trovi buono il mio lavoro e mi veda come uno che lo svolge in modo professionale. Ma, ehi! Il succo è che faccio un lavoro da colletto blu per una paga da colletto bianco.»

Malgrado lo si possa ritrovare in una gran quantità di titoli, Trancers è stato il suo vero grande lancio, anche se solo nel mondo dei fan esagitati.

«Ho un parente in Inghilterra che mi racconta di come il primo Trancers abbia acquisito una reputazione tipo Rocky Horror: lo proiettano regolarmente e c’è un sacco di gente che si presenta vestita con lo spolverino e con i capelli impomatati. La gente mi ferma e mi dice: “Tu sei Jack Deth”. Non sanno neanche come mi chiamo, ma sono sicuri del personaggio.»

Come fa Helen Hunt ad essere sempre così incredibilmente bella?

Stando a uno speciale “dietro le quinte” che gira ancora su YouTube (lo trovate in fondo al post), le riprese sono state un grande spasso, Thomerson un mattacchione dallo scherzo sempre pronto e sia gli attori protagonisti che il regista-produttore si sono portati i propri genitori per far fare loro dei piccoli ruoli nel film, magari anche per risparmiare sulle comparse.

Il rude McNulty non fa che crescere di film in film

Sono contento che gli attori si siano divertiti, ma per lo spettatore c’è ben poco di divertente. Un eccesso di trama e troppi personaggi in scena rovinano parecchio, e onestamente l’unica idea da salvare del film è quella riciclata dal primo, di McNulty nei panni di una ragazza, con tanto di sigaro ed espressioni colorite. Purtroppo non c’è molto altro da gustarsi.

I due volti di McNulty: l’unica forza del secondo film
(Art LaFleur ed Alyson Croft sul set del film,
come mostrato dal video-documentario Full Moon VideoZone)

Il cortometraggio faceva ben sperare, perché continuava il discorso dell’uomo del futuro che non capiva ancora bene il mondo presente, con in più una voglia parodistica di fondo davvero deliziosa. Il secondo film cancella tutto questo, quindi nasce spontanea la domanda… come sarà il terzo film? Lo scopriremo la settimana prossima…

L.

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12 risposte a Trancers 2 (1991) Il doppio ritorno di Jack Deth

  1. Cassidy ha detto:

    «Non è che a entrare sempre nelle ragazzine… finisce che mi ingabbiano?»
    Morto. Mi sono messo due mani sulla bocca per soffocare le risate (storia vera).
    “Quantum Leap”, causa mille mila repliche lo ricordano tutti, “Trancers” con la sua transfobia è ancora ricordato da pochi. Avevo sentito parlare del corto ma grazie per aver riacceso la mia curiosità, ora non vedo l’ora di leggermi anche il post sul terzo film, il venerdì sul Zinefilo si va su Marte, il giovedì invece a spasso nel tempo 😉 Cheers!

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  2. Kuku ha detto:

    Tutta questa storia dei trancers mi sta veramente mandando in trance. Va a finire che mi ritrovo nella fattoria.
    Ho visto il trailer: una cialtronata che mi ha divertito, ma immagino che sia meglio guardare il trailer che non tutto il film!

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  3. Lorenzo ha detto:

    C’è qualcosa che non mi torna: nella locandina di “Pulse Pounders” vedo i titoli dei tre segmenti, e uno di essi è “The Dungeonmaster II”. Però pure il primo Dungeonmaster è un film composto da (sette) episodi…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Beati loro se si sono divertiti ma ciò suona come una beffa se come, appunto, dici te il film non diverte manco per nulla!
    …che poi…solo a me stanno sugli zebedei queste riprese dietro le quinte in cui si vedono gaffe, loro che si divertono…ma anche chi se ne stra-frega! Oggi che vanno di moda, spesso le mettono a fine film, ci fanno i servizi anche i tg sportivi facendo vedere i giornalisti che fanno il loro lavoro ridendo, canticchiando…ma chi se ne importa??? Boh, forse sono io burbero e acidello che non capisco la bellezza di tutto ciò…(anche se il dietro le quinte di questo film è un caso un po’ diverso da quelli che dico io)!
    Lucius, se sono acido, dimmelo!!! 🙂 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono gusti! A me i blooper a fine film fanno simpatia, e ad avercene di documentari frizzanti come questo: teoricamente ogni film in DVD dovrebbe avere come inserto speciale un dietro le quinte con relativi errori, invece è roba ultra-mega-rarissima. E’ più facile trovarne su YouTube 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sei troppo buono, hai risposto che sono gusti ma in realtà soffro di acidità di stomaco vs i blooper…ahahaha!
        Diciamo che se un giorno dovessimo coronare il nostro idillio Z facendo un film, metteremo la messa in visione dei blooper in mano agli avvocati! 🙂 🙂 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Immagina uscisse fuori un giorno con gli errori sul set di Zagarino, Baldwin, Van Dien e i vari grandi della Z: non sarebbe divertentissimo? 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Oddio!!! Sai che non ci avevo pensato??? Niente avvocati allora, per loro fo DECISAMENTE una deroga! 🙂 🙂 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Eh, delle volte più che i film sarebbe meglio uscissero SOLO i dietro le quinte e relativi bloopers (ci divertiremmo molto di più) 😀
        Quanto al nostro Jack Deth, è chiaro che il vero pericolo da affrontare in questo secondo capitolo non erano tanto i Trancers quanto invece i loro italici (terribili) doppiatori 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Già il film è parecchio zoppicante, se poi ci si aggiunge un doppiaggio terribile…
        E quello che mi fa specie è che in questi giorni la blogosfera sia esplosa di sdegno perché Rai4 avrebbe doppiato male “Summer of ’84” (la versione giovanilistica de “L’erba del vicino” con Tom Hanks!), film che a quanto pare ha una vasta schiera di fan italiani, che però devono essere abituati solo alle grandi produzioni: se vedessero i filmetti che escono in DVD a valanga, scoprirebbero doppiaggi ben peggiori 😀

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