Neon City (1991) Anno 2053 La grande fuga

Continuano i festeggiamenti per i 70 anni di Michael Ironside, con un film che unisce due rarità: una storia con Michael protagonista assoluto e addirittura una pellicola giunta nei cinema italiani, non direttamente in home video o in TV come la maggior parte dei suoi lavori. Peccato sia un film che non merita tanto onore.

Presentato in home video tedesco nel dicembre 1991 (fonte: IMDb), il film esce direttamente nelle videoteche americane il 26 febbraio 1992: di sicuro è stato presentato subito dopo al nostrano FantaFestival 1992, come conferma il catalogo di quell’anno, ma non ho trovato alcuna conferma sulla data: tocca farci bastare il vago giugno 1992 che qualche solerte fan ha inserito in IMDb.

Scheda del catalogo FantaFestival 1992

Ricevuto il visto della censura italiana nel luglio successivo, il 21 agosto 1992 esce nelle nostre sale con il titolo Anno 2053. La grande fuga, per rimanerci giusto un paio di mesi

Locandina del 28 agosto 1992, da “La Stampa”

All’epoca passo ogni istante di tempo disponibile a registrare trailer dalla TV: se non ho mai visto il trailer di questo film, temo non sia mai stato trasmesso. Non parliamo poi di qualsiasi altro tipo di campagna pubblicitaria italiana: questo film è uscito in pratica insieme a Double Impact (1991) con Van Damme, il che significa che all’epoca ho vagliato ogni rivista o volantino di cinema esistesse a Roma, e se non ricordo nulla di questo film temo che le sue pubblicità siamo state molto rare.
Uscito in VHS Skorpion probabilmente in quello stesso 1992 (essendo questo l’unico anno stampato sulla locandina). Dopo decenni di oblio, la 01 Distribution ed IIF Home Video lo riportano alla luce in DVD nel febbraio del 2007.

Per il DVD viene rispolverata l’edizione italiana!

Se la musica dei Prophilax ci ha insegnato qualcosa è che «ogni buco è bono, pure quello nell’ozono», versi di alta poesia che testimoniano come gli anni Novanta inizino all’insegna della paura che tutta quella lacca spray degli anni Ottanta abbia distrutto l’atmosfera in modo irrimediabile. In fondo quello stesso 1991 il seguito sbagliato di Highlander, anch’esso con Ironside, immaginava il clima terrestre futuro ormai compromesso, e Anno 2053 non vuol essere da meno.
Così abbiamo uno scienziatone che ha allargato il buco nell’ozono e ora nell’America settentrionale vivono tutti seguendo le mode dei film postatomici coetanei.

Nel 2053 Vanity avrà questo aspetto

In questo mondo futuro fatto di straccioni si aggira Vanity, la donna forgiata da Prince che poi si è andata a spegnere al cinema: e si che ha iniziato come amante di un gorillone! Per me rimane la cantante del Settimo Cielo nel capolavoro marzial-musicale L’ultimo drago (1985), di cui un giorno dovrò parlare.
Per ragioni misteriose c’è chi considera Vanity co-protagonista del film: non è così. Ogni tanto la si vede, è vero, forse addirittura dice un paio di parole, anche se non ci ho fatto caso, ma in generale è carta da parati. E non di quella bella.

Stark: il parrucchino con codino che fa malino

La vicenda inizia quando viene catturata da Harry M. Stark, ex ranger che ora «è solo un cacciatore di taglie a lungo raggio che raccoglie solo rifiuti»: non poteva avere che la faccia di Michael Ironside.

Ciao, sono Michael e pure io devo pagare le bollette

Con un ridicolo parrucchino con codino e vestito di stracci come neanche il Van Damme di Double Team (1997) – cioè il peggio del peggio – Stark è un personaggio che deve fondere i due film da cui sceneggiatori poco accorti hanno copiato a piene mani: dev’essere il Gibson di Van Damme in Cyborg (1989) e contemporaneamente il Ringo di John Wayne in Ombre rosse (1939).

Ironside diviso fra il 1939 e il 1989

Perché la triste verità è che Anno 2053 è la cialtronesca reinterpretazione di Ombre rosse di John Ford… girato con il gusto di Cyborg di Albert Pyun. Sulla carta sembra addirittura una roba intrigante, ma il risultato non lo è.

Quando gli sceneggiatori si sforzano di essere originali

Quindi abbiamo Stark che deve portare Reno (Vanity, con il nome da Lorenzo Lamas!) a Neon City per farla giudicare e per arrivarci sale su una specie di corriera corazzata, dove – indovinate un po’? – ci sono passeggeri molto fordiani: il medico ubriacone, l’ex prostituta e via dicendo.
Trattandosi di macchiette scritte con il deretano, non vale la pena perderci altro tempo. Ah, immancabile l’assalto alla diligenza da parte degli indiani, solo che stavolta sono motorizzati.

Tranquilli, non si nota affatto da chi state copiando…

Copiare Ford è cosa buona e giusta (anche perché Ombre rosse copiava a sua volta!), rifarsi ad Albert Pyun è cosa buona e giusta: sbagliare nel farlo è un peccato capitale. Monte Markham di mestiere fa l’attore ma in quel periodo giocava con l’idea di fare il regista: dopo questo film il grande schermo gli è stato precluso, e mi sento di giustificare la scelta.

Cose brutte dal futuro

Il gusto della sceneggiatura è pessimo, i personaggi macchiettistici e insopportabili, lo sviluppo scontatissimo e gli attori improvvisati: gli unici professionisti sono quelli che vengono dal mondo dei caratteristi, come appunto Ironside, e il vetturino interpretato da Lyle Alzado, ex giocatore di football morto del Gran Male proprio mentre usciva questo film.

L’ultima apparizione di Lyle Alzado, temo già malato durante le riprese

Il viaggio della diligenza in territorio nemico è un classicone che bene o male piace sempre, ma onestamente qui ho trovato tutto talmente posticcio e artificioso… che ho rivalutato una volta di più Pyun e la sua genialità nel fare minuscoli filmetti dall’innegabile fascino. Non ho ancora capito quale fosse il suo segreto, ma Anno 2053 è la prova che chiunque faccia un film alla Pyun… fallisce, se non fa Pyun di cognome.

L.

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15 risposte a Neon City (1991) Anno 2053 La grande fuga

  1. Evit ha detto:

    Visto, celo. Per anni ho bramato di vederlo perchè tutto mi attirava di questo film… sulla carta. Guardabile ma poteva essere molto di più nelle mani giuste, anche rimanendo sullo stesso budget. Forse ci voleva davvero Pyun.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pur se nato nel fango della Z, Pyun ha una poetica unica che dona anche alla peggiore bojata un valore aggiunto che sul momento uno magari non sa apprezzare: poi vede un prodotto simile e capisce che il Tocco di Pyun è fondamentale!
      Qui neanche Ironside protagonista – evento rarissimo! – riesce a salvare un Ombre Rosse Cyborg che non sa dove andare né ci va. Il confronto con opere coetanee è impietoso: almeno altri prodotti simili puntavano su elementi particolari (arti marziali, robot, ecc.) qui invece si rimane sempre sul vago quindi è pura anonimità.

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Idea di base intrigante che poteva essere sviluppata in modo diverso/migliore. Come il parrucchino con codino del nostro Ironside. Vorrei capire perché… Chissà se il karaoke di Fiorello lo vedevano pure a Hollywood.

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  3. Cassidy ha detto:

    Pensa che per il compleanno di Michael, stavo per scegliere proprio questo film, perché è uno dei pochi in cui il nostro ha un ruolo da protagonista, in una pellicola con un minimo di distribuzione, poi mi sono ricordato della delusione, quindi ho optato per l’Highlander sbagliato (storia vera). Voglio il remake girato da Albert Pyun! Cheers

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  4. Sam Simon ha detto:

    E pensare a quante belle cose ha fatto Carpenter omaggiando a più non posso Stagecoach!

    Wiki mi ha informato della triste storia di Alzado, non la conoscevo…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Non adoro i film post apocalittici, diffido dei film con la data futura nel titolo e, mi par di capire, questo non è il lungometraggio che possa farmi cambiare idea.
    Però nel post si è parlato di Ironside e del mitico Pyun (pur malamente “imitato”), quindi anche il suddetto filmaccio ha avuto almeno un merito. Anzi…due! 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Neon City è stato trasmesso da mamma Rai una sola volta a metà anni ’90 circa e in seconda serata, che io ricordi: non ci fu nessun trailer televisivo ad anticiparlo, così come non ce ne furono ad annunciarne l’uscita in sala nel ’92. Il grosso problema di questo Neon City è proprio l’essere un film alla Pyun ma senza Pyun a dirigerlo, con tutto quello che ne deriva (ben riassunto dalla tua recensione), e il risultato è un prodotto anonimo che si lascia guardare, volendo, ma che certo oltre all’inossidabile Ironside ha ben poco altro da offrire (e pure alcune idee curiose, come ad esempio le miriadi di gocce d’acqua in sospensione nell’atmosfera a mo’ di micidiali lenti capaci di altissime concentrazioni di raggi solari, rimangono buttate lì alla bell’e meglio)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie per la testimonianza “televisiva”: magari è andato in sostituzione di qualche programma – cosa molto frequente – e non ha lasciato tracce scritte.
      E’ sicuramente un film che coglie una moda del momento e scopiazza i titoli giusti, ma lo fa con poca passione o comunque con un effetto generale che non lascia molto allo spettatore. Almeno i postapocalittici di cassetta coetanei avevano particolarità di genere che li rendevano appetibili – arti marziali, scontri fra cyborg o robot assassini – qui invece è tutto vago, tutto buttato via senza molte spiegazioni, con personaggi vuoti che si limitano spesso a ricopiare i corrispettivi di “Ombre rosse” senza sapere perché. Un’occasione mancata.

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