Total Recall 4. Un canadese su Marte (1)

Come abbiamo visto, per diverso tempo Ronald Shusett è andato a bussare alle porte dei produttori di Hollywood con in mano un copione (ogni volta diverso) basato su un racconto di Philip K. Dick, ma le notizie su cosa sia successo fra il 1979 dell’uscita di Alien al cinema – evento fondamentale, perché dava al produttore l’autorità di parlare con le grandi case – e il 1982 dell’arrivo in scena del Dino nostrano sono molto vaghe.

Stando alle dichiarazioni rilasciate da Ron stesso a Will Murray (“Starlog” n. 159, ottobre 1990), fra il 1979 e il 1980 vengono contattate case come la Avco-Embassy (che quel 1980 presenta The Fog di John Carpenter) e la MGM, ma sono notizie vaghe. Dalla biografia di Philip Dick firmata da Lawrence Sutin sappiamo che nel settembre 1981 – meno di cinque mesi prima della sua morte – lo scrittore ha ricevuto dall’amica attrice Mary Wilson la voce per cui la Walt Disney sembrava interessata a produrre un film dal titolo Total Recall: stando alle dichiarazioni di Shusett, nella citata intervista, «la Disney l’ha tenuto per un anno, ma non ha funzionato: abbiamo avuto divergenze creative [creative disputes]», termine vago utilizzato di solito per indicare quando gli autori rompono così tanto l’anima alla casa produttrice che questa li manda a spasso. Infatti continua Ron:

«Io avevo il diritto di approvazione sulle modifiche al copione e non credevo nella versione che stavano progettando. Ce ne siamo andati prima che il progetto partisse per davvero.»

Ce ne siamo andati chi? Lui e Dan O’Bannon? Non è chiaro. Solo nel 1982 viene data per certa l’entrata in scena della DEG: De Laurentiis Entertaintment Group, il nuovo nome con cui il nostro Dino si sta riciclando nel cinema, e che inizierà la sua (breve) vita con Amityville III (1983). Va infatti specificato che questa casa non è la Dino De Laurentiis Company, che dopo King Kong (1976) ha “conquistato” l’America – con fra l’altro i due film su Conan e quello che ha distrutto Red Sonja – bensì la sua “sorella” che fallirà intorno al 1988. C’è sempre Dino, dietro, ma è importante notare che del progetto Total Recall si interessa la casa minore, o comunque neonata. Racconta Ron di quel periodo:

«Avevamo un ottimo rapporto personale [io e Dino] ma molte volte temevo che sarebbe stato un disastro: Dino aveva idee in cui io non credevo, era sempre pronto ad esagerare e ad andare fuori dai binari.»

Curioso che Shusett si sia accorto solo ora della caratteristica principale del produttore italiano: gli sarebbe bastato leggere quanto scrivevano i giornali di cinema già dal 1976 per rendersi conto che il gusto iperbolico ed esplosivo di Dino non era certo un segreto. Ma il problema era che De Laurentiis ad un certo punto… la spara davvero grossa.

«Una delle cose su cui insisteva maggiormente era cancellare Marte dalla storia: ma l’intero film parlava di un tizio che va su Marte! Ciò che rendeva spettacolare e unica la storia era che va su Marte! Per cinque dei sette anni in cui Dino ha avuto in mano il progetto ha costantemente cercato di togliere di mezzo Marte. Ma non poteva, perché quel particolare era nel mio contratto, perciò ogni volta che ci provava dovevo minacciare di esercitare i miei diritti contrattuali per annullare il film.»

Stando a queste parole di Ron e alle dichiarazioni di Dan O’Bannon del 2007 (citate nel precedente capitolo), in questi primi anni Ottanta la sceneggiatura è un minestrone in continuo cambiamento, mentre stando al solo Ron il terzo atto proprio non convince Dino, ma questo non è un problema. Il produttore italiano ha sotto mano una giovane promessa a cui affidare la regia del progetto e, già che c’è, anche la sceneggiatura: un giovane talento che potrebbe anche diventare famoso. Un certo David Cronenberg.


Un canadese su Marte

(parte prima)

Forse film come Rabid (1977) e Brood (1979) erano noti ai cinefili dell’epoca, ma è innegabile che il successo del vasto pubblico arriva per il regista di Toronto con l’uscita, anzi l’esplosione di Scanners (1981): da quel momento bisogna passare le giornate con le orecchie tappate per non venire a conoscenza di David Cronenberg.

Mentre nel febbraio 1983 esce il suo Videodrome, un altro prodotto “personale”, intanto Dino De Laurentiis ha agguantato il giovane talento e gli ha fatto girare un film più generico: riuscirà il regista a brillare anche con una storia meno “intima”? Il 21 ottobre 1983 esce nei cinema canadesi ed americani La zona morta, tratto da un romanzo di Stephen King, e il successo è confermato: all’età di quarant’anni Cronenberg è appena diventato un maestro del cinema. In mano sua Total Recall brillerà più di una stella marziana.

Uscito nell’agosto 1986 quello che non esito a definire probabilmente il più grande capolavoro del regista, La Mosca, subito il giornalista Anthony Timpone si presenta a Cronenberg e lo intervista a lungo, pubblicando un articolo in due parti su “Fangoria” e un altro su “Starlog”, entrambi nel settembre 1986. Inevitabile che si finisca a parlare del progetto che, a quell’epoca, tutti sanno essere ormai deragliato: ecco cosa appare su “Starlog”:

«Il primo terzo del copione di Total Recall era fantastico. Ora quella sceneggiatura è una leggenda, avendo girato per anni. Quel primo terzo era brillante, seguito però da un secondo terzo mediocre e un pessimo finale. Era così quando l’ho trovato, ho cercato di rendere la seconda e la terza parte buone come la prima: pensavo di esserci riuscito ma Dino a quanto pare non era d’accordo. Sono cose che succedono.»

Sappiamo di più da “Fangoria”:

«Ho passato 14 mesi su Total Recall, non solo a riscriverlo ma anche ad andare in Italia, nello splendido studio di Dino a lavorare con un bravissimo production designer [Ron Miller, come vedremo. Nota etrusca]. È davvero triste che poi non si sia fatto nulla, ma alla fine io, Dino e lo sceneggiatore-produttore Ronald Shusett ci siamo fermati. Loro non volevano fare il mio film, ed io non volevo fare il loro. È un peccato che ci siano voluti 14 mesi per scoprire che non stavamo pensando allo stesso film.»

Visto che nell’agosto 1984, intervistato da Kris Gilpin per “The Splatter Times”, O’Bannon dichiara che Cronenberg sta lavorando a Total Recall – e si rifiuta di aiutarlo perché, stando a quanto racconta, Dan è stanco di regalare oro agli ingrati! – quei 14 mesi vanno spalmati fra la metà del 1984 e la fine del 1985: dopo di che il regista è stato chiamato a sostituire Robert Bierman nel progetto The Fly. Bierman ha dovuto interrompere per la tragica morte della figlia, e pare non abbia mai voluto vedere il film diretto poi da Cronenberg, sia per il doloroso ricordo sia perché lui l’aveva pensato in modo diverso. Questo particolare “luttuoso” getta un’ombra anche sul nostro racconto.

Seguendo ancora le dichiarazioni di Ron del 1990, all’abbandono del progetto di Dan O’Bannon – anche se quest’ultimo, l’abbiamo visto, dice di essere stato estromesso – è arrivato Jon Povill, piccolo e molto poco prolifico sceneggiatore il cui nome risulta ancora nei crediti di Total Recall. Diventa però necessario riscrivere completamente la sceneggiatura quando Dino si presenta con l’attore protagonista del film: Richard Dreyfuss. Racconta Ron:

«Abbiamo dovuto creare una versione totalmente nuova del film per Richard Dreyfuss, e l’abbiamo scritta io e David Cronenberg. Abbiamo passato un anno insieme a scrivere e Dreyfuss era contento del risultato, impegnandosi nel progetto. Poi però è morta la madre di Cronenberg e lui ha dovuto mollare tutto. Era in uno stato mentale per cui non se la sentiva di continuare, ed ha abbandonato.»

Che Shusett si sia confuso con l’evento luttuoso di Bierman, che ha perso la figlia? Non sembrano esistere notizie inerenti la pianista Esther Sumberg, madre di Cronenberg, non è chiara la sua data di nascita ed è ignota quella di morte: difficile quindi confermare l’affermazione riportata, ma di sicuro è inaffidabile. Perché il regista canadese racconta una versione dei fatti totalmente diversa (priva di eventi luttuosi) e molto più credibile.

Per i celebri “Cahiers du Cinema”, nell’ottobre 2000 esce una lunga chiacchierata fra Serge Grünberg e Cronenberg, nella quale il canadese ricorda quando si ritrovò in mano la sceneggiatura tratta da Dick.

«All’epoca non ero un fan di Philip K. Dick, lo conoscevo di fama ma avevo smesso di leggere fantascienza quand’ero ragazzino: probabilmente intorno agli anni Cinquanta. Fu allora infatti che iniziai a leggere autori come Burroughs e Nabokov. Perciò mi sono perso l’avvento del regno di Dick come uno dei supremi autori di fantascienza: è stato il copione di Total Recall che Dino mi ha dato ad accendere in me l’interesse per l’autore.

Aveva questo splendido inizio che era puro Philip K. Dick, poi però si perdeva. Ne rimasi intrigato perché sentivo la storia molto vicina, la sentivo buona. E, come ho detto, non avevo preconcetti su Dick.»

Cronenberg dunque passa un anno, fra il 1984 e il 1985, a scrivere e riscrivere la sua personale versione di Total Recall, e lo fa utilizzando un computer Xerox 860 e il relativo programma di scrittura, un word processor. A David Hughes di Tales From Development Hell (2003) racconterà: «Per fortuna avevo un computer, perché buttai giù all’incirca dodici stesure di copione in dodici mesi». Fra parentesi, sul numero di gennaio 1983 di “Playboy” un certo Stephen King si diverte a immaginare i “pericoli” di quella nuova tecnologia utilissima agli scrittori, come anche Cronenberg ha scoperto: esce cioè il racconto “Il word processor degli dei” (The Word Processor), arrivato in Italia nell’antologia “Scheletri” (Sperling 1989). Continua a raccontare il regista:

«Dovevo costantemente litigare con Ron Shusett ed incontrarmi con lui, e poi ad un certo punto mi ritrovai in una stanza piena di gente, con Ron che mi diceva: “Ti rendi conto di cosa hai fatto? Hai scritto la versione di Philip K. Dick della storia”, come se avessi commesso chissà quale terribile errore. Così risposi: “Be’, sì”, e Ron disse: “No, no, noi vogliamo I predatori dell’arca perduta su Marte”. Al che dissi: “Be’, diamine, vorrei aver avuto questa discussione dodici mesi fa: non avremmo sprecato il nostro tempo”.»

Come Ronald Shusett vedeva Total Recall

Come si vede, è una versione del tutto diversa da quella di Shusett, e non solo Ron non scrive con Cronenberg – come invece lui ama affermare – limitandosi a litigarci, ma addirittura non c’è alcuna madre morta: può darsi che il non averla citata sia dovuto al mantenere privata una questione dolorosa, ma in generale questa versione di Cronenberg su come si sia risolto il suo coinvolgimento nel progetto Total Recall risulta molto più credibile, e paradossalmente è confermata da Ron stesso, che intervistato dal citato Hughes nel 2003, a più di dieci anni dalle dichiarazioni di madri morte su “Starlog”, ammette quello che aveva taciuto all’epoca:

«Non volevo qualcosa di serio come Blade Runner, pensavo più al tono di Indiana Jones: magari un po’ meno umoristico, ma di certo più vicino all’approccio di Cronenberg, che è poi quello usato da Spielberg in Minority Report

Come David Cronenberg vedeva Total Recall

Quindi nel 2003 Shusett dichiara che la sceneggiatura che Cronenberg aveva scritto aveva un tono simile a quella dell’appena uscito Minority Report, ma in quei primi anni Ottanta questo non gli andava bene, visto che spingeva in tutt’altra direzione. C’era poi il problema che Richard Dreyfuss non combaciava minimamente con l’eroe delle prime sceneggiature e questo prevedeva una mole tale di cambiamenti che come minimo sarebbe servita un’unità di vedute, invece c’era Cronenberg da una parte, Shusett dall’altra e Dino a peggiorare le cose. Possibile che il produttore italiano si sia poi stupito quando il regista canadese, dopo la citata riunione, si sia presentato da lui per mollare tutto?

«Andai da Dino e gli dissi: “Dino, penso che dobbiamo fermarci perché ovviamente stiamo parlando di due film diversi, e dobbiamo rendercene conto. Io non voglio fare il vostro film e mi sembra chiaro che voi non vogliate fare il mio. Dobbiamo fermarci”. Fu molto razionale ma lo stesso mi disse che mi avrebbe fatto causa. Mi stupì anche solo che gli importasse, ma era come se io e lui avessimo fatto un accordo e… Così alla fine dissi che avrei fatto un altro film per lui. Insomma, era ovvio che volessi lavorare per lui, ma quel progetto chiaramente non era quello giusto.»

Mi piacerebbe completare questa dichiarazione di Cronenberg a Grünberg citando il film che poi i due hanno prodotto insieme, ma non ne ho trovato traccia: probabilmente i due non sono riusciti a mettersi d’accordo prima del fallimento di Dino. Quest’ultimo poi – stando alle dichiarazioni di Cronenberg al citato intervistatore – è tornato da lui a proporgli Total Recall: non sappiamo in che anno, ma è chiaro che Dino si è reso conto che aver dato ragione a Ron e aver perso David è stato un grave errore. Il canadese rifiuta in modo netto: «Per me è morto», dice riferito al progetto del film, e non ha alcuna intenzione di sopportare altri lunghi ed estenuanti litigi con Shusett.

Tirando le somme, cos’ha mai scritto Cronenberg che ha dispiaciuto il cuore avventuroso di Shusett? Il post sarebbe stato troppo lungo: lo vedremo la settimana prossima!

(continua)


Fonti

    • Bill Florence, Total Recall: The Bizzarre Mars of David Cronenberg, da “Cinefantastique”, volume 21, numero 5 (aprile 1991)
    • Kris Gilpin, Return of the Living Dead, da “The Splatter Times” n. 5 (inverno 1984)
    • Serge Grünberg, David Cronenberg, da “Cahiers du Cinema” (ottobre 2000), citato da David Hughes in “Tales From Development Hell” (2003)
    • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)
    • Will Murray, Writing “Total Recall”, da “Starlog” n. 159 (ottobre 1990)
    • Lawrence Sutin, Divine Invasions. A Life of Philip K. Dick, Harmony Books, New York, 1989
    • Anthony Timpone, David Cronenberg: Lord of “The Fly” (part two), da “Fangoria” n. 57 (settembre 1986)
    • Anthony Timpone, Cronenberg on “The Fly”, da “Starlog” n. 110 (settembre 1986)

L.

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21 risposte a Total Recall 4. Un canadese su Marte (1)

  1. Cassidy ha detto:

    Cronenberg accusato di aver scritto qualcosa di troppo aderente al racconto di Dick è micidiale, secondo me se lo avesse diretto il mio secondo Canadese preferito, sarebbe stato qualcosa sulla falsa riga di “eXistenZ”, ma mi tengo le riflessioni per il post della prossima settimana. Anche secondo me Shusett si è confuso, non ricordo interviste in cui Cronenberg parlasse della madre, il fatto che non si conosca la sua data di decesso, beh è un bel mistero però. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ho provato a cercarla ovunque, mamma Cronenberg, ed essendo una pianista famosa in patria risulta ancora più strano che non esista informazioni su di lei: la si trova tranquillamente nei siti genealogici, ma senza data di morte!
      Probabilmente la versione di David sarebbe stata “eXistenZ” con la cupezza di “Minority Report”: ho visto di peggio! ^_^
      Comunque Shusett è degno allievo del Maestro O’Bannon: almeno Dan scriveva sul serio, Ron dice di farlo ma in realtà si limita a pungolare con un bastone gli sceneggiatori 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, la spiegazione è semplice: mamma Cronenberg avrà voluto provare di persona i telepods del dottor Brundle, finendo per smaterializzarsi in maniera permanente 😛
        Certo che un Total Recall firmato David Cronenberg sarebbe stato qualcosa destinato a lasciare comunque il segno, visto quant’era in forma David in quegli anni… però permaneva pur sempre lo scoglio De Laurentiis, impossibile da aggirare: del resto, come mai avresti ragionare sensatamente con qualcuno che voleva togliere Marte da un film ambientato su Marte? 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E va ricordato che Dino aveva appena finito di martoriare David Lynch per “Dune” (1984), le cui cicatrici Lynch porta ancora addosso. Visto che ha esordito con quella roba di “Amityville 3D”, direi che la DEG non era assolutamente la casa giusta per un progetto come Total Recall…

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      • Giuseppe ha detto:

        “Amityville 3D” era la prova lampante di ambizioni davvero troppo basse (inesistenti) per potersi far carico di un progetto come Total Recall, su questo non ci piove… E, parlando di Dino, se Dune ha oggi finalmente riacquistato la dignità di film lo si deve al fan-edit professionale di un appassionato molto ma MOLTO più competente di lui.

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  2. MisterZoro ha detto:

    Noooooo ci lasci sul più bello!
    Questo è un sapiente uso del Clifhanger! XD

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    …e il genio italico voleva cancellare Marte…da Marte! 🤣😅👏

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Qua siamo al top. Dino che voleva cancellare Marte da un film su Marte, Cronenberg che viene accusato di aver buttato giù una sceneggiatura troppo aderente al racconto originale, Shusett che voleva un Indiana Jones nello spazio! Sempre meglio sto ciclo!

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  5. jenapistol ha detto:

    Son propio curioso di leggere la versione di Cronenberg la prossima settimana. Non vorrei sbagliarmi, (visto che il mio cervello ha quasi del tutto cancellato la visione) ma in Total Recall 2012 i desideri di De Laurentiis si sono avverati vero ? Niente Marte ? Certo che Dan O’Bannon e Ronald Shussett sono due bei tipi,vorrei tornare indietro nel tempo e berne un paio insieme mentre si parla di fantascienza,ovviamente lo spettacolo migliore sarebbe assistere ad’ una loro litigata come ciliegina sulla torta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando mi devo occupare di loro è una gran gioia, perché da qualunque intervista o apparizione in documentario si mettono a spalare letami su tutti e a dire quanto sono bravi, che sanno tutto loro e sono geni incompresi. 😀
      Non ricordo neanch’io la trama di TR2012, ricordo solo che le tante scene d’azione sono spettacolari, e sono stato fra i pochi ad apprezzare il film: semplicemente non è Total Recall, è un film di fantascienza che invece di dedicarsi ai pipponi come si fa di solito la butta sullo spara-spara, che a un vecchio fan dell’action come me va sempre bene ^_^

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  6. jenapistol ha detto:

    Mi hai acceso una lampadina nel cervello,ci sono io che lo guardo e penso ” ad’Atto di Forza non gli allaccia neanche le scarpe,certo che però l’azione non è male”. Anchio sono fan dell’action,il mio genere prediletto,e sta cosa che l’hai apprezzato mi incuriosisce,mi sa propio che in futuro potrei riguardarlo,guarda,se con lo spirito giusto sono riuscito ad’apprezzare Conan il distruttore allora tutto è possibile. P.S. Ricetta per apprezzare Conan il distruttore : guardarlo rigorosamente lontano da Conan il Barbaro,spendere pochi euro per il dvd,si consiglia di far passare 5 anni buoni dall’ultima visione del suddetto film,prepararsi mentalmente a vedere un brutto film sinonimo di aspettative abbassate. Se segui questa ricetta ne verra fuori un film godibilissimo,non me l’aspettavo propio,per me,per circa 10/15 anni è esistito solo il primo film,comprato per pochi euro me lo son propio goduto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sto ancora aspettando il momento di riconciliarmi con il secondo Conan, visto che non è che sia tutto questo fan già del primo. Visto che l’anno scorso su bancarella ho preso entrambi i DVD – attirato più che altro dall’audio-commento! – magari un giorno mi guardo il secondo. Onestamente però non è questione di film, è proprio il tema che non mi attira, odiando il fantasy con ogni fibra del mio corpo. Un paio di racconti di Howard mi sono piaciucchiati, qualche fumetto di Conan è carino, ma in complesso non mi definirei un suo estimatore 😉

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  7. jenapistol ha detto:

    Ah questa non me l’aspettavo,spero che tu possa cambiare idea almeno per il primo film che per me è un capolavoro,che poi,visto che il fantasy non ti piace è perfetto propio per te,si perchè nel primo film ci sta giusto un grosso serpente che fà tanto anaconda sotto anabolizzanti,e poi mi viene in mente una strega gnocchissima che più che magia tira su dei fuochi d’artificio.In breve,di fantasy,almeno nel primo ce ne sta poco.Per il secondo film ci sta un personaggio che avrei voluto in uno spin-off tutto suo, si tratta di Zula,interpretata da Grace jones. Guarda te la butto li,visto che ti apprezzo tanto come recensore ed’archeologo di cinema spero tu possa occupartene in questo sito,meritano propio,sopratutto il primo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio della stima, e come ti dicevo ho quei due bei DVD con tanto di commento che in effetti mi attirano: rivedere i film con il commento di Arnie (non ricordo se era suo il commento o del regista) sarebbe intrigante 😉

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  8. jenapistol ha detto:

    Spoiler sul commento , Milius mi fa ridere nel commento,è arrapatissimo dalla protagonista e la chiama Valchiria,di Arnold immagino la faccia imbarazzata ,da ridere anche Milius che racconta del primo incontro tra Arnold e De Laurentiis,no anzi questo non te lo spoilero.

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  9. Sam Simon ha detto:

    E ora me lo vado a leggere! Finalmente sto tentando di mettermi in pari con questa interessantissima serie di post… Comunque sti produttori non li capisco: chiami Cronenberg che sforna un film magnifico dopo l’altro e ci litighi su cosa fare? Ma lascialo lavorare, dico io!!!

    PS: che bello vedere Locutus sulla copertina di Starlog! :–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una rivista che si chiama “Diario astrale” poche volte ha lasciato spazio in copertina a qualcosa che non fosse Star Trek 😛
      L’agire dei produttori è misterioso e nessuno lo capisce, neanche i registi e gli sceneggiatori. Lo dirà Leigh Whannell in un’intervista che ho tradotto e pubblicherò domani: i produttori rimangono colpiti dai registi “liberi” e così li ingaggiano… solo per costringerli ad eseguire gli ordini! Assurdità totale…

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