A Twist of Faith (1999) La mente perversa di Ironside

Continuano i festeggiamenti per i 70 anni di Michael Ironside: dopo “filmoni”, ci sta pure un filmettino.

La neonata Prophecy Entertainment, che si specializza subito in piccoli film di genere, affida all’esordiente Chris Angel la sua unica regia “normale”, prima di dedicarsi ai seguiti in video dell’horror Wishmaster.
A chi la facciamo scrivere la sceneggiatura? Ad un altro esordiente, che peraltro è totalmente estraneo al cinema: l’unica mansione nota di Richard Zywotkiewicz prima di questo film… è l’essere stato assistente personale di David Cronenberg all’epoca di Videodrome (1983)! Mica male come curriculum

Uscito in patria canadese il 28 luglio 1999, arriva in Italia in data ignota grazie ad un DVD Vistarama (Quinto Piano) con il titolo Una mente perversa, mentre FilmTV.it dice che il film è andato è andato in onda su 7Gold dal 29 marzo 2015 con il titolo Un brutto ricordo.
Io l’ho beccato di notte su Canale21 il 14 settembre 2019 con il titolo del DVD.

Bisogna avere fede per considerare questo un film

Il detective Smith (il sempre bravo Andrew McCarthy) non ha fede nella fede, ha visto troppi colleghi morire e ha la figlioletta in ospedale in attesa di trapianto: malgrado la bambina continui a dire di vedere angeli che le parlano, Smith non ha fede nella fede. Anche se dai suoi discorsi il problema è un altro: non ha assolutamente idea di cosa sia la religione, quindi non ha strumenti per decidere se avere fede o meno. Questo però temo sia solo carenza del pessimo sceneggiatore.
Comunque la storia inizia con Smith che deve indagare sul caso di un prete crocifisso, con scritto “metaforone” a caratteri cubitali.

Credo di non credere, e di non avere fede nella fede

Mentre Smith si fa spiegare la religione cattolica dal collega Frankovich (Matthew Laurance), che è ebreo, esce fuori che sul luogo del delitto un registratore lasciato lì apposta contiene la voce dell’assassino, che pronuncia una frase mentre crocifigge la sua vittima.
«Si tam potens es tibi licet extinguere me», immaginate lo stupore con cui l’arguto detective Smith scopre che è latino: pensava fosse Klingon? “Se sei tanto potente mi distruggeresti”, cos’avrà voluto dire? Che grande mistero…
Ma la nebbia diventa fitta quando dopo un po’ viene trovata uccisa una prostituta di nome Mary, e quel volpone del detective Smith ha un’illuminazione: aspetta… ma non c’era una prostituta di nome Mary nella Bibbia? Ammazza che profondità di sceneggiatura!

Cioè… ci sono prostitute nella Bibbia? Mi sa che allora la devo leggere…

A guidare Smith nel mistero misterioso di quell’antico ed arcano scrigno di misteri misteriosi che è la Bibbia, di cui lui ignora tutto tranne che c’è una prostituta di nome Mary – argomento evidentemente a lui caro – arriva Monika Stoeks (Suzy Joachim), che definire un buco di sceneggiatura è farle un complimento. Non si sa cosa sia, sta lì solo a coprire le quota rosa e ad aggiungere un inutile personaggio ad una storia che non sa gestire neanche gli unici due presenti.

Non badate a me, sono solo un buco di sceneggiatura

Visto che dopo dieci minuti di un film su un assassino ancora non è arrivato in scena Michael Ironside, non credo di svelare alcun mistero se do per scontato subito che sia lui l’assassino.

Quando Michael sorride, qualcuno sta per morire…

Ogni minuto che passa il film perde aderenza con la logica, la credibilità o anche solo la plausibilità. Così conosciamo Alexander Hunt (Ironside) che è il più ricco e potente uomo del Paese, malgrado provenga dal nulla: ha bazzicato riformatori e catapecchie abbandonate, tanto da rendere davvero difficile credere ad una scalata al successo così veloce, visto che da ragazzo in pratica era un senzatetto.
Ma lui è Michael Ironside quindi va tutto bene, e rende credibile anche un personaggio palesemente inverosimile.

Mettete in dubbio il fatto che “io posso perché so’ Ironside”?

Nel fatato mondo della mente dello sceneggiatore quello che segue dovrebbe essere un gioco del gatto con il topo, con il “misterioso” assassino – andiamo, l’abbiamo capito tutti chi è! – che semina trappole al detective Smith, che più si avvicina dalla soluzione del caso più si allontana. Purtroppo nel nostro mondo il risultato è solo una serie di frasi dette a casaccio e scene vuote saltuariamente riempite dalla bravura di McCarthy e Ironside, due bravi attori chiamati a ricoprire personaggi posticci e assenti.

Voglio la testa dello sceneggiatore!

Perché dopo essere passato da senzatetto a uomo più ricco del Paese d’un tratto Hunt comincia ad ammazzare la gente in pose bibliche? Non si sa, la storia si gioca la solita vecchia carta del “cattivo controllato che alla fine dà di matto”, un altro momento vergognoso che però Ironside sa riempire con gusto.

Quando Michael guarda così in camera, funziona tutto!

Se non fosse per due bravissimi attori, questo non sarebbe neanche un film. Intendiamoci, continua a non essere un film, ma almeno è un’occasione per vedere i due regalare oro al nulla che sono costretti a recitare. In fondo gran parte del cinema è fatto di questi prodotti televisivi vuoti, e attori professionisti come i due in questione ne hanno fatti a valanga.
So’ boni tutti a fare le faccette davanti ad un panno verde, che poi il computer farà tutto il resto: è quando devi recitare un personaggio ridicolo in un film ridicolo senza sceneggiatura… che esce fuori il dannato talento!

L.

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16 risposte a A Twist of Faith (1999) La mente perversa di Ironside

  1. Evit ha detto:

    Aspetta ma qui ci vedo un filone nuovo: “americani che si stupiscono che sia latino”. Mettiamolo nella lista con Punto di non ritorno.

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  2. Cassidy ha detto:

    Oh finalmente qualcuno che lo dice, facile risultare intenso davanti al chroma key che fa sembrare tutti artisti marziali e attori drammatici, bisogna metterci la faccia in non-trame come questa, qui si vede l’attore di razza. Anche che razza di sfiga ad imbattersi in sceneggiature così, però questo è un altro discorso 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando sei da solo, senza effetti speciali, senza trucco, senza copione e senza regia, è allora che esce fuori l’attore che sa tenere sulle spalle l’intero film.
      Qui fra McCarthy e Ironside è una gara a chi è più bravo: se questo fosse stato un film vero, sarebbe anche stato bello 😀

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  3. Kuku ha detto:

    Il metaforone del ricco senza cuore, mai sentito.
    Ironside col pizzo è ora meno bersanesco mentre mccarthy ha un che di matteo…

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Un po’ “Seven”, un po’ “Ispettore Derrick”, un po’ piece teatrale, un po’ “Codice da Vinci”, un po’ McCarthy ma tutto Ironside!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    “è quando devi recitare un personaggio ridicolo in un film ridicolo senza sceneggiatura… che esce fuori il dannato talento!”…Amen! Concordo assolutamente ed in effetti la tua recensione mi ha fatto pensare proprio alla professionalità che taluni attori debbono manifestare in film dalla B alla Z. Taluni perché molti altri contribuiscono alla retrocessione dalla Serie A con “prestazioni inguardabili”…ma i due protagonisti del film sopra non sono tra questi ultimi! Lode al loro e ad un talento…spesso “in tempesta”! 🙂

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  6. theobsidianmirror ha detto:

    Richard Zywgdusushsjlaoao … che?

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