[Asylum] Evil Eyes (2004) Baldwin vs Udo Kier

Quando Adam Baldwin e Udo Kier ti guardano da un DVD delle prime bancarelle del 2020, non ti domandi neanche che film sia: spendi un euro e te lo porti via!

Non ce la faccio proprio a considerare Evil Eyes un film, diciamo che è una roba amatoriale con due attori noti nel cast. Secondo IMDb esce nell’agosto 2004 in patria e nell’agosto 2005 in Italia: non ho trovato conferma, per l’edizione italiana. L’unica cosa certa è che la EP Production di Enrico Pinocci lo porta nel raro DVD senza data che ho trovato sulle citate bancarelle.

Stando a FilmTV.it l’unico passaggio televisivo noto risale al 5 gennaio 2013 su RaiMovie.

Addirittura una grafica accattivante, per un film che non è un film

Anche le grandi case di serie Z hanno cominciato da piccole. Ve la ricordate la Asylum? Oggi se ne parla di meno rispetto a qualche anno fa, quando la Minerva Pictures (ora Dynit Minerva) ha invaso le nostre videoteche di suoi titoli, che poi i canali televisivi (anche a pagamento) hanno fatto a botte per replicare. Un’ondata di liquame Z che ora sembra essersi ritirata, lasciando il passo a case come CineTelFilms e MarVista, autentiche regine dei palinsesti attuali.

Nel 2004 The Asylum non era ancora il marchio di grande richiamo che sarebbe stato negli anni successivi, grazie ai filmacci con bestiacce, ma stava prendendo una rincorsa di tutto rispetto verso la Z. Per esempio dando spazio a Mark Atkins, regista e direttore della fotografia che in pratica esordisce con questo film e da allora non si è più fermato nella sua opera di creazione di filmacci. Di suo mi piace ricordare Sand Sharks (2012), Android Cop (2014) e Planet of the Sharks (2016).

Pronto? Come? Sì, sono Baldwin, ma non sono parente…

Quanto doveva passarsela male Adam Baldwin se dopo quel piccolo capolavoro di “Firefly” (2002-2003) ha accettato un film del genere? Va be’, subito dopo ha pure accettato il film-seguito di “Firefly”, Serenity (2005), che nessun essere umano avrebbe dovuto fare, né vedere…
Qui il nostro Adam interpreta Jeff Stenn, uno sceneggiatore di Hollywood che sta vivendo un momento stranissimo della sua carriera: è molto apprezzato, le sue sceneggiature diventano film di successo… ma d’un tratto viene accantonato da tutti e non trova più lavoro. Cos’è successo? Semplice: è l’Effetto Basic Instinct!

Una delle idee geniali del film del 1992 di Paul Verhoeven era che la scrittrice Catherine Woolf (Sharon Stone) veniva indagata perché una morte particolare descritta in uno dei suoi romanzi poi era avvenuta sul serio, nelle esatte modalità descritte. Per la stessa ragione invece il nostro Stenn viene allontanato da Hollywood: le morti di un suo film si sono tutte avverate! Peccato che quella che sembra l’unica forza di questo film venga invece buttata via malamente.

È il momento di rendere reale una sceneggiatura

Naomi L. Selfman sarà l’autrice che ci regalerà Mega Shark vs Crocosaurus (2010) e Mega Python vs Gatoroid (2011), divertimento lineare e cialtrone, ma in questo suo film d’esordio forse ha ambizioni più alte senza però essere in grado di gestirle.

Teoricamente, questa sarebbe la trama: visto che Stenn è stato messo da parte da Hollywood – il motivo non verrà mai detto a chiare parole, ma è perché un vero fatto di sangue è così uguale ad una sua sceneggiatura che i produttori si sono spaventati – si ritrova costretto ad accettare la proposta del luciferino George (il sempre perfetto Udo Kier) di scrivere un film ispirato all’attività di un vero serial killer. Studiando il materiale che gli viene consegnato, Stenn ha robe che non si sa se sono allucinazioni, ricordi, previsioni o altro: comunque si convince di essere il figlio del serial killer di cui dovrebbe scrivere, sentendo anche la spinta a ripeterne le gesta. Ma in anticipo!

Io vedo gli attori falliti!

Tutto quello che ho scritto l’ho solo desunto da vaghi indizi, perché la sceneggiatura di questo film è delirio puro, senza capo né coda, un mucchio di immagini buttate a casaccio con personaggi che dicono e fanno robe al di là di qualsiasi logica: ipotizzo addirittura un guasto del DVD per cui il montaggio delle scene ne risulta sballato.
Non si capisce quali siano i ricordi del passato e le visioni del futuro, ma forse questo è voluto, perché dovremmo provare empatia per il povero Stenn, il cui mondo va in pezzi e a forza di scrivere si rende conto… che sta scrivendo la sua stessa vita! Tanto che si giunge al punto che né noi né lui sa dire se ciò che appare sia il suo film o la sua vita.

SPOILER. In un colpo di scena raffazzonato scopriremo che non è Stenn il “vero” colpevole, bensì l’insospettata moglie: perché però i “poteri” della donna facessero avverare ciò che scriveva il marito non è spiegato… FINE SPOILER.

Voglio fare un film schifoso che parla di un film schifoso, magari con Udo Kier

L’idea è intrigante ma l’esecuzione è drammaticamente pessima, con una regia squinternata che vaga di qua e di là senza mai far capire una mazza allo spettatore.

La nota positiva è che la storia e la regia sono così brutte che i due attori protagonisti svettano su tutto: il contrasto fra la cialtronaggine del film e la loro grande prova recitativa è palese. Udo è storicamente condannato alla Z, ma speriamo che qualcuno riesca a salvare il soldato Adam Baldwin…

L.

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33 risposte a [Asylum] Evil Eyes (2004) Baldwin vs Udo Kier

  1. Zio Portillo ha detto:

    Meno male che mi hai spoilerato il twist finale. Sai che mi stava venendo voglia di cercarlo per capire come risolvevano la questione?





    No, scherzo. Non è vero… Era per dare un minimo di credito a sta porcata,

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  2. Sam Simon ha detto:

    Splendido che quella bancarella fatidica ti dia ancora materiale, siamo quasi a marzo! X–D

    Se addirittura c’è da pensare a un guasto del DVD siamo messi male!

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  3. Cassidy ha detto:

    Ma il titolo lo hanno scelto prima o dopo essersi assicurati i servigi di Udo Kier? No perché titolo e locandina sembrano costruiti attorno a lui. Però forse è stato l’unico sforza dell’Asylum, hanno dato tutto sul titolo 😉 Cheers!

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Spunto che più classico non si può, pare un film adatto al vecchio ciclo Alta tensione, i thrilleracci DTV della Canale 5 di un tempo.
    Probabilmente il regista ha letto una roba sul realismo magico e i piani temporali in ordine non lineare e ha detto “Anche io!”, ma ha scordato cosa dire, nel frattempo 😛

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  5. Austin Dove ha detto:

    Lui è quello di chuck?^^

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Mammini, ho i brividi di Z lungo tutto il corpo! Le bancarelle 2020 si stanno rivelando fonte di inenarrabili vibrazioni, e ancora, da come scrivi sopra, il bello (si fa per dire 🙂 ) deve arrivare! 🙂 🙂 🙂

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  7. Giuseppe ha detto:

    Quasi una sorta di versione Asylum del pirandelliano “Questa sera si recita a soggetto”… e dico solo “quasi” perché qui, oltre a non esserci un copione, si dà l’idea che manchi del tutto pure un vero soggetto, quindi a Kier e Baldwin non rimane altro che il saper recitare (improvvisando a caso per 90 minuti) 😀
    P.S. Serenity? A me invece è piaciuto assai, devo dire (tanto da comprarmelo in non così economica -all’epoca- edizione steelbok)… 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Lo sceneggiatore sarebbe contento di questo audace accostamento a Pirandello ^_^
      P.S.
      Con fortissimo ritardo qualche anno fa ho recuperato “Firefly”, che ho amato sin dal primo episodio. Disperato per la sua fine mi sono avventato su “Serenity” con grande entusiasmo, odiandolo in ogni suo singolo aspetto. E pensare che per anni sentivo commenti entusiasti sul going berserk finale di River…
      Whedon aveva una possibilità che quasi nessuno ha avuto, poter tirare i fili della propria storia in un’ultima avventura… e ha fatto quello? Come già detto, sto ancora cercando di capire in quella famiglia chi sia il Whedon sbagliato 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, ma anche tutti gli spettatori Asylum sono un po’ pirandelliani, in fondo: avendo visto un sacco di filmacci della casa, dovendo rispondere a una domanda precisa come “quanti te ne son piaciuti?” molto probabilmente non potrebbero dire altro che “Mah, non saprei… uno, nessuno e centomila!” 😀
        P.S. Per concludere davvero Firefly avrebbero dovuto completare quell’unica stagione, girando gli episodi mancanti… il problema -se così si può chiamare- del film sta nel suo essere rimasto un finale comunque aperto a possibili nuove avventure che, però, purtroppo non sarebbero mai più arrivate (almeno su grande schermo, e di fili da tirare ancora ce n’erano, visto che all’epoca si sperava giustamente in un sequel) 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Whedon ha avuto la possibilità di tirare i fili e non l’ha fatto, limitandosi a scelte altamente discutibili che non concludevano nulla, mettevano solo rabbia. Visto che avevano chiuso la serie, cosa gli faceva pensare che avrebbero continuato con costosissimi film? Avrebbe dovuto chiudere lui la serie, e in caso di un film riaprirla, come si faceva una volta, quando la serialità era una “cosa seria”: ora ci si limita a lasciare tutto aperto, quindi ogni storia è destinata a rimanere senza conclusione.

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      • Giuseppe ha detto:

        Già. A pensarci, una cosa l’abbiamo comunque in comune con i tempi della serialità seria: il non tenere in nessunissima considerazione aspettative e speranze dei fan (perché anche all’epoca erano i fan, ovviamente, quelli a sperare davvero che non si chiudesse il tutto con un “semplice” film) 😦
        Io, però, non posso transigere dall’alto valore affettivo che mi lega a Serenity… sì, perché, poco più di un paio di mesi dopo aver acquistato la steelbok, mi trovai al cospetto nientemeno che di Morena Baccarin in persona 😎 Si era al termine di un incontro pomeridiano organizzato dall’ormai defunto Telefilm Festival in una storica multisala milanese, e io stavo all’incirca a mezzo metro da lei, assieme a un discreto gruppo di improvvisati compagni d’avventura… o forse dovrei dire di sventura, in quanto quegli splendidi degli organizzatori si erano “dimenticati” di avvertire i presenti che non erano previsti né spazio né tanto meno il minimo tempo (dubito molto fortemente che potessero tentare di giustificarsi adducendo come motivo quella manciata di minuti di ritardo con cui era arrivata all’appuntamento) per autografi et similia, visto che l’ospite sarebbe dovuta ripartire subito dopo. Così l’unica cosa da scambiare furono gli sguardi, prima del suo avviarsi all’uscita accompagnata da un altro gruppetto di cui, teoricamente, avremmo dovuto far parte pure noi se solo il personale di servizio non ci avesse dirottati verso l’uscita di sicurezza (giusto per aggiungere un po’ di casino al graditissimo “imprevisto” di cui sopra)… A tutt’oggi mi rimangono i ricordi di quella vicinanza e quello sguardo, che si rinnovano ogni qualvolta mi riguardo il film (pur se il suo personaggio è qui meno presente rispetto alla serie) 😉
        P.S. Zachary Levi, che, a differenza di Morena nostra, stava in città per tutti e tre i giorni della manifestazione si ripresentò di sorpresa pure il giorno successivo a quello a lui riservato, fregandosene dell’organizzazione claudicante e autografando a manetta, offrendo da bere a tutti i fan presenti dividendosi poi con loro fra le varie sale, per guardarsi i telefilm da semplice spettatore (io potevo presenziare solo al terzo e ultimo giorno, ragion per cui fui costretto a perdermi tutto questo) ^_^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ignoravo l’esistenza di quel festival, né che avesse ospiti d’oltreoceano: certo che farli arrivare solo per mostrarli un attimo è stata pura cattiveria!
        L’attrice e il personaggo l’ho molto gustata nella serie, dove tutti hanno spazio maggiore e migliore rispetto allo sbrigativo film, che punta tutto su un going berserck che non capirò mai come possa avere avuto tanto successo. River è un personaggione e ha brillato nella serie in storie mille volte migliori di quella datale nel film, per questo mi spiace venga ricordata più per un combattimento che palesemente non ha il fisico neanche per simulare.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma infatti non ho mai capito nemmeno io tutto lo smodato entusiasmo da going berserk, quasi che per molti il film ruotasse soltanto intorno a quello: la serie la conoscevano, almeno? Sapevano com’era trattato lì il personaggio di River? Mah…
        Riguardo a quella che hai giustamente chiamato pura cattiveria (ormai ho perso del tutto l’indulgenza che tentavo di avere, all’epoca, nei confronti dell’evidente e inarrestabile declino di un festival ridotto ormai all’ombra di sé stesso), pensa che alla fine dovemmo pure ritenerci fortunati: sì, perché se noi almeno avevamo potuto presenziare all’intervista (con tanto di facoltà di porre qualche domanda al termine, sempre tempo permettendo) nell’apposita sala, prima di venire a conoscenza dell’amarissima sorpresa di cui ti ho detto, agli spettatori paganti dell’ultima e pessima edizione svoltasi l’anno dopo non venne concesso nemmeno questo! Infatti, messo in secondo piano da eventi imprescindibili come la presenza dei protagonisti del (giustamente) dimenticato reality “Tamarreide”, l’attore ospite Daniel Dae Kim si trovò a partecipare ad un incontro con la stampa a porte chiuse, dove i fan non erano ammessi: peccato che lui invece si aspettasse di trovarceli, visto che NESSUNO l’aveva avvisato a proposito. Fu comunque molto professionale nel portare a termine l’impegno preso, e senza mai mandare a fare in culo i responsabili…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A questo punto è un bene che abbiano soppresso questo festival. Probabilmente negli stessi anni in cui hanno chiuso le due riviste che parlavano di telefilm: curioso che tutto il mondo televisivo sia morto proprio poco prima che esplodessero le serie e tutti sembrarono scoprire per la prima volta i prodotti televisivi…

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  8. Kuku ha detto:

    Ma forse è un film così d’avanguardia che la linearità è evitata a viva forza. Sarebbe troppo scontato sennò. Certo che in locandina Udo è mica tanto riconoscibile! Forse avrà chiesto lui di passare in incognito.

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