The Crow 0 (1989) Un sorriso triste e malvagio

È tutta colpa di Cassidy, che il 19 febbraio scorso ha ospitato il Quinto Moro sulla Bara Volante a parlare de Il Corvo (1994): questi i nomi dei due angeli oscuri (o corvi?) che mi hanno spinto a studiare qualcosa che ho sempre volutamente ignorato da 25 anni, cioè l’universo narrativo di The Crow.

Dopo tutto questo tempo posso confessarlo, che tanto c’è la prescrizione (finché dura): quando all’epoca ho visto il film di Brandon Lee mi sono annoiato a morte. Ecco, l’ho detto!
Da allora ho rigettato tutte le opere che portavano quel marchio, ma è giunto il momento di capire. Capire perché non è mi è piaciuto il film. Capire da dove nasca il mito del Corvo. Capire insomma… perché Gesù ha pianto…


Anno 1978. James O’Barr ha diciott’anni quando vede la propria ragazza venire investita ed uccisa da un ubriaco al volante. E questo cambia tutta la sua vita.

«Ti amo così tanto che mi fa paura.»
Shelly, fidanzata di Eric

Per rimettere insieme i cocci della sua vita e per trovare sfogo alla rabbia e al dolore che gli spaccano il petto inizia a scrivere e disegnare, mentre intanto si arruola fra i marine: di stanza in Germania, all’incirca nel 1980, scrive le prime quaranta pagine di un fumetto cupo che ci vorranno anni perché qualcuno sia disposto anche solo a prendere in considerazione.
Dal 1981 infatti O’Barr inizia a portare la tragica e violenta storia del suo protagonista Eric – con il corpo di Iggy Pop e la testa di Peter Murphy dei Bauhaus, stando alle dichiarazioni dell’autore – sulla scrivania di tutte le principali case fumettistiche: nessuna è interessata. Alla fine l’unica che rimane colpita dal lavoro è la Caliber Press di Detroit (città natale di O’Barr), che mette The Crow in programma per il 1988.

«Chi ti vedo? Un vampiro alto due metri, sembrava Dracula, camminava lungo il corridoio… Nero dalla testa ai piedi, la pelle bianca come cenere ed i capelli dritti come spighe di grano. La cosa strana era che tutti i gatti del palazzo lo seguivano come fosse un fantasma…»
Un testimone oculare di Eric

Nel gennaio 1989 chi avesse sfogliato le pagine del primo numero della rivista a fumetti “Caliber Presents” – mensile che pubblicizzava testate della casa con brevi storie inedite – a pagina 7 avrebbe trovato un ladro pelato con un Toshiba sotto il braccio, che si scontra con un oscuro figuro dallo strano sorriso.

«Conosco il dolore a livello molecolare, è attaccato ai miei atomi, mi canta usando lettere di paura. Io sono l’uomo che bolle [I am the Boiling Man]»

Così si presenta Eric nella traduzione italiana del 1994 (edizione che vedremo più avanti). Otto pagine a mo’ di “numero zero” per presentare un personaggio misterioso di cui capiamo solo che è pronto ad una feroce vendetta. «Dica loro che sto arrivando, sig. Jones»: la violenza è arrivata in città, e ha una faccia bianca.

«Possa Dio garantirti la pietà che io non ho avuto.»
Eric

La storia è semplice, lineare, addirittura banale: qui è la sua forza. O’Barr ha ambizioni poetico-liriche, non narrative: preferisce infarcire il miscuglio grafico del fumetto – in cui ad ogni pagina si passa dalle chine agli acquarelli con grande facilità, così come da un realismo ossessivo ad esplosioni metafisiche di inchiostro – con parole poetiche o canzoni che dir si voglia: non mostra alcun interesse a cercare una trama più complessa o degli intrecci anche solo meno scontati di come sembrano. E, ripeto, è qui la sua forza.

«Ho alleati in Paradiso e amici all’inferno: salutali per me.»
Eric

Nel primo numero un uomo misterioso, vestito da gothic-rockstar, arriva dal nulla e comincia a massacrare teppisti e feccia umana che infesta una città che non sembra avere altri abitanti; nel secondo numero sapremo che l’uomo si sta vendicando dei criminali che hanno ucciso lui e stuprato la sua ragazza Shelly; nel terzo numero sarà la macelleria totale, l’ultimo atto di un’anima dannata prima di poter tornare dal nulla da cui è venuto. Solo.

«So perché Gesù pianse.»
Eric

Il fumetto è arrivato troppo tardi in Italia perché lo potessi apprezzare (all’epoca in pratica non leggevo quasi più fumetti), perché lo stile di O’Barr mi ricorda da vicino le migliori storie del Punitore degli stessi anni: crudeli bianchi e neri senza un briciolo di speranza, in cui l’intero mondo era fatto di criminali di diversa fattura e Frank Castle era l’Angelo Sterminatore e Misericordioso: non portava giustizia né vendetta… portava la punizione.

Dal Duemila purtroppo Castle viene identificato con quel personaggio completamente reinventato da Garth Ennis, e con quella roba assurda che la Marvel ha pubblicato negli ultimi dieci anni: il mio Punitore era il Corvo, e non lo sapevo. Non mi stupirebbe scoprire che quando la Marvel ha letto il fumetto di O’Barr si è resa conto di aver fatto un errore a non pubblicare quell’autore, ed ha subito provveduto: le storie che leggevo da ragazzo, scritte appunto intorno al 1989, erano troppo simili allo stile del Corvo di O’Barr perché fosse un caso.

Il Punitore Oscuro è arrivato in città

Eric e Frank nel 1989 sono due facce della stessa medaglia, due risposte alla stessa domanda: come reagisci davanti alla crudeltà di questo mondo umano? Scendi dalla Croce e finisci nel fango, a rispondere al dolore una cartuccia alla volta.

«Gesù Cristo entra in un albergo, porge tre chiodi all’albergatore e chiede: “puoi sistemarmi per la notte?”»
Eric

Il successo e il passa-parola sono veloci, così la Tundra Publishing acquista i diritti della serie e la ristampa in tre volumi, i quali amplificano il successo fra i lettori: non passa molto prima che Hollywood veda delle potenzialità in quell’uomo nero dal sorriso triste e malvagio.

«Triste perché sono definitivamente solo; malvagio perché sono morto eppur vivo ancora.»
Eric

Nata l’idea di portare Eric al cinema, O’Barr viene invitato a Los Angeles dove una casa gli espone il progetto: un musical intitolato The Crow con Michael Jackson protagonista. L’autore sbianca più di Eric, ma per fortuna poi il progetto cambia in corsa, e diventa un adattamento fedele del fumetto (come vedremo la prossima settimana). O’Barr tenta di dire la sua nella sceneggiatura ma non è facile, comunque alla fine si dice soddisfatto dell’adattamento filmico.

«Il dolore che ha provato James O’Barr vive attraverso il personaggio a cui ha dato vita. Posso usare ciò che lui ha provato per dare spessore al mio Eric Draven.»
Brandon Lee


Il 25 settembre 1994 il film Il Corvo esce nei cinema italiani e subito dopo, con la data di ottobre, esce in edicola il primo numero del fumetto originale di James O’Barr. A presentarlo è la romana General Press, “figlia” della MagicPress.

Nell’introduzione Francesco Cinquemani e Pasquale Ruggiero (quest’ultimo anche traduttore, insieme a Giovanni Tarquini) si dicono felici di presentare un fumetto così anomalo nel panorama americano.

«O’Barr, quando ha iniziato a realizzare il Corvo era un uomo finito. La ragazza che stava per sposare era morta, investita da un camion, il colpevole non era stato trovato, e lui si era lentamente lasciato morire.

Il Corvo rappresenta il suo riscatto, la catarsi, è uno struggente atto d’amore, nei riguardi di una persona cara che si è persa per sempre.»

La pubblicazione, uscita insieme al numero zero, ha subito un successo insperato, visto l’entusiasmo con cui i due ringraziano i lettori dal secondo numero, nel novembre 1994. «Grazie a tutti per l’accoglienza che ci avete riservato, in quanto, a dire il vero, non ci aspettavamo un simile successo.»

Anche il pubblico italiano si innamora di Eric

Nel dicembre successivo, in occasione del terzo ed ultimo numero, prende la parola l’editore Mario Romano che ringrazia i lettori «dell’entusiasmo dimostrato con migliaia di lettere e telefonate. Tutto questo ha permesso di realizzare una serie di avvenimenti», fra cui una mostra nella Capitale – presso il mio amato Palazzo delle Esposizioni – che dal 17 dicembre 1994 all’8 gennaio 1995 non solo presenta «una mostra di tavole originali de Il Corvo» ma addirittura permette a James O’Barr in persona di incontrare i lettori italiani.

Probabilmente è in questa occasione che l’autore viene intervistato da Massimo F. Lavagnini, il cui testo appare in lingua inglese su “Draculina” n. 23 (luglio 1995): facile sia apparso anche in Italia, ma non sono riuscito a capire dove.

da sinistra: James O’Barr e Massimo F. Lavagnini (foto di Brigida Costa)


Ho letto d’un sol boccone e molto amato questo fumetto, oscuro e disperato a tal punto da far passare in secondo piano il fatto che praticamente non abbia né trama né personaggi: non ne ha bisogno, evoca in noi quel dolore che tutti abbiamo provato, in una forma o in un’altra, a vari livelli di intensità, e gioca con quello. E poi, come detto, Eric mi ricorda il Punitore che leggevo da ragazzo, il giustiziere oscuro che viveva in un mondo desolato e senza speranza, rigorosamente in bianco e nero, e che uccideva chi meritava di morire. E bene o male tutti meritano di morire…

Riuscirà il film, che rivedrò per la prima volta dopo 25 anni, a darmi le stesse emozioni? Lo scopriremo fra una settimana.


Fonti

  • Massimo F. Lavagnini, Jams O’Barr Interview, da “Draculina” n. 23 (luglio 1995)
  • William Wilson Goodson jr., The Crow, da “Imagi Movies”, volume 1, n. 4 (estate 1994)

L.

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28 risposte a The Crow 0 (1989) Un sorriso triste e malvagio

  1. Cassidy ha detto:

    Sono bel felice di essere colpevole di post come questo, ti aggiungo al fondo del post sul film, perché un’analisi così bella del fumetto di O’Barr va pubblicizzata. Non avevo mai pensato al paragone più ovvio con Frank Castle, ma i due personaggi di abbeverano dalla stessa fonte, l’Italia poi per una volta ha risposto alla grande al personaggio, Pasquale Ruggiero e compagni hanno costruito le loro fortune partendo da “Il Corvo”, alla fine siamo un Paese di santi, poeti e lettori di fumetti 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, soprattutto per essere “colpevole” di questi viaggi che mi fai fare alla scoperta di quello che mi sono perso in tanti anni 😛
      Nel 1994 per vari motivi mi ero un po’ allontanato dai fumetti, ma fino ad allora ero un violento frequentatore delle edicole e non ero il solo: ricordo pile di fumetti che si vendevano come il pane, testate che nascevano in continuazione e che si vendevano in un lampo. Anche gli edicolanti più infami, che ammonticchiavano insieme i fumetti e non si vedevano i titoli, lo stesso vendevano, perché noi lettori di fumetti avevamo le mani piene di diti che sfogliavano e si impicciavano su tutti gli scaffali 😛
      Se “Il Corvo” fosse uscito qualche anno prima penso che l’avrei preso, anche solo per curiosità – non ricordo più quanti primi numeri mi sono passati per le mani all’epoca, e non ho pensato a conservare… – e probabilmente mi sarebbe piaciuto, proprio perché mi ricorda da vicino il Castle che amavo di più: quello dall’espressione triste e malvagia…

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  2. MisterZoro ha detto:

    Il meraviglioso post di Cassidy (prontamente divulgato a mezzo social un secondo dopo, grande Cass) mi ha fatto ripiombare di colpo in quegli anni in cui ero giovanissimo e completamente perso per Il Corvo, fumetto (recuperato anni dopo con parecchia fatica) e il film, che amo senza condizioni da quella prima volta in cui lo vidi.
    Un film che riguardavo a nastro, un cd che mi portavo ovunque e ascoltavo a rullo continuo e che mi aprì ad un nuovo mondo musicale.
    Il Corvo ha avuto un impatto importantissimo nella mia vita, e sentirne parlare e scrivere anche dopo tanti anni riaccende in me qualcosa.
    Grazie a entrambi per questo tuffo nel passato (anche se ho apprezzato solo in minima parte solo Il Corvo 3 e per il resto lascio tutto lì dov’è).

    Nuova rubrica del cuore Lucius ^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Avendo avuto invece un’esperienza diametralmente opposta, è un modo per me di cercare di capire un fenomeno da cui sono sempre rimasto volutamente lontano.
      Al di là dei gusti personali, è comunque una storia filmica che merita di essere raccontata da più fronti e in più occasioni ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Non è mai troppo tardi per riscoprire il Corvo originale di O’Barr (e provare a rivalutare pure la sua non disprezzabile trasposizione filmica, che rimane comunque diverse spanne sopra i suoi poco indispensabili sequel)… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ricordo ancora le risate grasse che mi sono fatto con il Corvo 4, roba da lacrime agli occhi, quindi sono fiducioso che i seguiti mi daranno belle soddisfazioni Z 😀

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Non mi è mai piaciuto Il Corvo: non mi è piaciuto il film e nemmeno il fumetto (eccetto per l’impatto grafico, che lo rendeva diverso da tutto il resto).
    Se ci ripenso, sono allergico alle storie di vendetta – il che è buffo, essendo io composto da rancore per il 70% 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha questa è bellissima! Voglio una maglietta con la tua dichiarazione anti-vendetta 😀
      Il fumetto non ha trama se non una vendetta, basandosi tutto sul contrasto fra lirismo e fango dell’umanità criminale. Temo sia proprio l’impatto grafico e la particolarità dell’operazione a dargli forza.
      Il film l’ho sempre disprezzato, e io adoro le storie di vendetta! Vedremo come reagirò a rivederlo dopo 25 anni 😛

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Ahahahahaha! Composto da rancore per il 70 %…mi ha fatto sbellicare!!!
      Ah, sì, ancor prima di leggere il post, volevo dire che anche io come Conte e Lucius faccio parte della tribù di “non ammiratori” del Corvo!
      Quindi nel mio 70 % di rancore ce n’è anche un po’ per il film esso stesso 🙂

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  4. Il Moro ha detto:

    La mancanza di una trama mi ha sempre impedito di considerare Il Corvo un capolavoro, ma devo ammettere che ha dei momenti veramente commoventi e altri lirici e esaltanti al top.

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  5. Sam Simon ha detto:

    Quei fumetti della General Press ce li ho a casa!!!

    Bel post! Non conoscevo la storia del fumetto di O’Barr… e secondo me il film ti piacerà, è un bel gotico anni 90 cattivo cattivo! :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se fosse stato cattivo mi sarebbe piaciuto, all’epoca invece la trovai una roba per cuoricini amorosi: l’eroe romantico che lotta per la sua bella facendo le faccine… Oltre ad annoiarmi mi infastidì parecchio, e per fortuna non girarono altri film “goth” similari, mentre uscirono fumetti e libri, in qualche caso anche da noi.
      Vedremo come andrà la seconda visione in 25 anni, magari lo rivaluto 😛

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Il film mi investì in pieno visto che ero il target perfetto per età, gusti musicali e per quel look gotico che acchiappava le ragazze (“Non può piovere per sempre” abusato come frase da rimorchio!). Sono proprio curioso di sapere le tue opinioni dopo 25 anni di vuoto. Anche se, ci scommetto sopra un cappuccino, non ti piacerà. I difetti sono belli pesanti (buchi, montaggio, incongruenze,…) e se non ti piacque all’epoca dubito fortemente che lo rivaluterai domani sera.

    Il fumetto invece lo recuperai appena visto il film (me lo prestò un amico) ma non me lo ricordo per nulla…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fumetto mi è piaciuto, e chissà: magari rivaluto pure il film, che vedrò sabato mattina 😉
      Nessuno nel mio ambiente era “goth” né “rock”, quindi erano realtà a me del tutto ignote, e il film non mi convinse ad amarle: ora che può essere visto fuori dalla moda del momento e dallo stupore per la morte di Brandon – che fu purtroppo un grandissimo lancio – magari riesce ad “arrivarmi” 😉

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