Total Recall 4. Un canadese su Marte (2)

Tirando le somme, cos’ha mai scritto Cronenberg che ha dispiaciuto il cuore avventuroso di Ronald Shusett?


Un canadese su Marte

(seconda parte)

In un’intervista a David Hughes per il suo Tales From Development Hell (2003) Cronenberg accenna alla sua versione del film, anche se va ricordato che ne ha scritte almeno dodici. L’esordio del canadese è perfetto: «Prima di tutto avrei tanto voluto William Hurt nel cast». Nei primi anni Novanta sono stato probabilmente il fan numero uno in Italia di Hurt, fra gli attori che considero migliori nel cinema anni Ottanta: ora vado alla ReKall e mi faccio impiantare la memoria di aver visto Total Recall con Hurt protagonista…

«La differenza fra Hurt e Schwarzenegger dovrebbe far capire tutto della mia versione. Stava facendo qualcosa che credevo fedele tanto a Philip Dick che al mio personale concetto di quella complessità che è la memoria e l’identità. Ovviamente c’era fantascienza e si sarebbe andati su Marte, ma sarebbe stata come la versione marziana del mio Spider [2002, tratto dal geniale romanzo di Patrick McGrath Nota etrusca], piuttosto che Indiana Jones su Marte. In un certo senso Spider è davvero un’analisi della memoria e di come crei le cose: la memoria non è un documentario del tuo passato ma qualcosa che si aggiorna costantemente, si altera, muta e si trasforma, eppure i tuoi ricordi sono la tua identità. Per la sceneggiatura di Total Recall sono andato a fondo in queste cose.»

Facendo un salto indietro nel tempo fino al 1991, scopriamo che Cronenberg si rifiuta di parlare a Bill Florence di “Cinefantastique” riguardo a come lui aveva concepito la sceneggiatura di Total Recall: stando al giornalista, Dino ha fatto salire a bordo il regista canadese nel tardo 1984, e in mancanza di altre dichiarazioni in merito è la fonte che ci permette di stabilire il periodo di lavorazione sul film da parte di Cronenberg.

Sempre Florence ci racconta che avendo Richard Dreyfuss come attore protagonista il canadese deve per forza riscrivere almeno la seconda metà della storia, togliendo tutte le scene d’azione, tutte le sparatorie e tutti i pugni e inserendo al loro posto trovate più “furbesche”, visto che la forza di un personaggio interpretato da Dreyfuss sta nella capacità intellettuale, non in quella fisica. Ma anche nella fibra morale, visto che il Quaid cucito su Dreyfuss si rende conto che non vuole essere l’agente segreto che è sempre stato. Il problema di tutti questi cambiamenti è che la MGM, all’epoca distributrice per la DEG di Dino, trova la nuova versione del film troppo “intellettuale” e chiede una storia più ricca d’azione, più visivamente accattivante: in mancanza di un attore che sappia interpretare un eroe in modo convincente, la MGM non è disposta a distribuire Total Recall. Cronenberg riscrive tutto, di nuovo, ma questa sua nuova versione non piace né a Shusett né a Dino e arriva la rottura, come abbiamo visto.

Bill Florence quel 1991 racconta alcune parti della sceneggiatura rigettata di Cronenberg senza però dichiarare da dove arrivino: la produzione gli ha fornito dei vecchi copioni inutilizzati? Sono voci di corridoio? Visto che Cronenberg all’epoca si rifiuta di parlare dell’argomento, possiamo immaginare che non sia il canadese la fonte di queste informazioni.

Il giornalista ci informa che la prima parte del film è simile a come l’abbiamo visto al cinema fino all’arrivo di Quaid su Marte. Qui l’uomo prende un taxi guidato da un asiatico, Benny, e si ritrova al deposito dei taxi, dove la direttrice Melina gli offre un lavoro: guidare per la città gli darà libertà di movimento, così da raggiungere il manipolatore di memorie Quato. (Viene specificato che è Cronenberg a concepire il personaggio con una testa malformata che gli spunta dal corpo: visti i film precedenti e futuri dell’autore canadese, non stentiamo a credergli.) Quaid poi visita Pintaldi per farsi modificare il volto: durante l’operazione Pintaldi scopre che la struttura facciale dell’uomo corrisponde a quella di Mandrell, dittatore della Terra.

Nel confronto con Cohaagen quest’ultimo convince Quaid che è stata la Federazione Marziana, e non la Compagnia, a cambiargli l’identità: deve infiltrarsi fra i marziani e catturare il loro leader, Van Rindt, da consegnare a Cohaagen. Quaid/Mandrell accetta e, inscenata la sua morte, è pronto a farsi cambiare la memoria per infiltrarsi, ma l’operazione viene fermata da Melina, agente marziana sotto copertura: è lei che lo porta da Van Rindt, il quale spiega l’inganno di Cohaagen. Nel confronto finale, Cohaagen rivela al protagonista che Mandrell non è mai esistito: Quaid è solo un grigio impiegatuccio scelto per impersonarlo e fare da esca per catturare il capo della Federazione Marziana. All’apice del combattimento finale, il protagonista fa uscire una lama dal suo braccio e una pistola dal petto, così da avere la meglio su Cohaagen.

Con Melina al suo fianco, Mandrell è pronto a occupare il suo posto di dittatore.

È bello essere re, con una Melina al fianco


Altre testimonianze

Oltre alla trama, Cronenberg ha rielaborato anche alcune idee che erano presenti già nelle prime stesure che Ronald Shusett presentò alla DEG. Per l’occasione il citato giornalista Bill Florence ha sentito Ron Miller, illustratore che ha lavorato a stretto contatto con il regista canadese e che si è meritato una menzione nei titoli del film del 1990. Nato con Dune (1984), in seguito Miller ha lavorato molto poco, e lo troviamo coinvolto in piccoli film di serie Z come Epoch (2001) e New Alcatraz (2001), che in effetti hanno alcune idee grafiche notevoli, probabilmente nate dall’illustratore.

«Erano mostri dal copione originale di Ron Shusett che poi Cronenberg ha rielaborato. Erano creature che vivevano nelle fogne della città marziana di Venusville: nella versione di Cronenberg erano cammelli mutanti. Nella versione originale di Ron i coloni marziali usavano cammelli come animali da soma, e gli animali indossavano maschere d’ossigeno: era una delle immagini che più mi piacevano del copione. Ho cercato di ricreare quell’immagine assolutamente unica e bizzarra. Cronenberg trasformò le creature in cammelli mutanti: credo fossero nella maggior parte delle sue stesure.»

Miller racconta che lui e l’altro illustratore, Pier Luigi Basile, hanno passato settimane a Roma a disegnare per il film senza però avere indicazioni precise, finché non è arrivato Cronenberg a dare idee a loro e al costumista Bob Ringwood. E già che c’è, l’illustratore fornisce la sua versione dei fatti.

«La versione di David non è mai stata fatta principalmente per disaccordi con Dino, a cui semplicemente non piaceva quel copione così diverso da quello di Shusett. In effetti, Ron ha detto che la storia di Cronenberg la si poteva usare per un futuro seguito del film, magari cambiando l’inizio, ma David preferì non girare qualcosa che non aveva scritto.»

Illustrazione di Ron Miller che ritrae un Ganzibull: i cammelli mutati di Marte

Arriva Pier Luigi Basile, anche lui illustratore e, abbiamo visto, anche lui a lavoro sul progetto in quel di Roma, insieme a Miller:

«Non succedeva gran che [a Roma], ci limitavamo a disegnare tutto il giorno, per settimane. Finalmente venne ingaggiato Cronenberg che ci ha dato alcune direttive.»

Già che c’è, anche Basile ci dà la sua versione della fine del progetto:

«Dino rimase sconcertato per tutto questo. Non era contento del copione perché David voleva fare il film nel proprio stile, e lo stile di David Cronenberg è molto specifico. Cronenberg riscrisse il copione ma Dino non ne era contento: voleva un grande film d’azione spettacolare, che invece Cronenberg non voleva fare. Dino voleva un grande set, grandi effetti speciali, grandi modellini, perciò non credo che Dino abbia mai capito che tipo di film Cronenberg stesse scrivendo.


Conclusione

Nel 2000 Cronenberg confessa a Serge Grünberg di non essere rimasto certo impressionato dal Total Recall di Verhoeven visto al cinema.

«Pensai che era un brutto film, sebbene ci fossero uno o due momenti davvero alla Philip Dick fatti bene: solo che erano rovinati da Schwarzenegger, sia come attore che come personaggio, visto che il succo dell’intera vicenda era che dovesse essere una persona timida e mansueta. Hanno cercato di compensare facendolo un costruttore edile, ma poi gli hanno dato Sharon Stone come moglie.»

La delusione di Cronenberg è grande, e sebbene nel 2000 affermi di aver subito dimenticato il progetto ed essere andato avanti con il proprio lavoro, disinteressandosene, il fatto di non aver voluto rilasciare dichiarazioni nel 1991 fa pensare il contrario: è lecito pensare che temesse di dire qualcosa di sconveniente, data la rabbia. Vedere trasformata una storia intima, di perdita di identità e mutazioni fisiche, in un «film d’azione di grana grossa» (come David definisce Total Recall nel 2000) dev’essere stato un fastidio non indifferente.

Per fortuna Cronenberg può davvero dimenticarsi di Total Recall, visto che abbandonato il progetto di Dino e Shusett gira La Mosca (1986) e inizia a costruirsi uno spazio tutto suo nella storia del cinema. Non ci resta che salutarlo… e ringraziarlo di averci regalato Kuato!

Kuato: una traccia di Cronenberg rimasta in Total Recall
(Photo by Carolco International N.V. © 1990 Columbia/TriStar Pictures)

(continua)


Fonti

    • Bill Florence, Total Recall: The Bizzarre Mars of David Cronenberg, da “Cinefantastique”, volume 21, numero 5 (aprile 1991)
    • Serge Grünberg, David Cronenberg, da “Cahiers du Cinema” (ottobre 2000), citato da David Hughes in “Tales From Development Hell” (2003)
    • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)

L.

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12 risposte a Total Recall 4. Un canadese su Marte (2)

  1. Cassidy ha detto:

    Sarebbe stato un altro gran film di Cronenberg, se poi avesse avuto anche Guglielmo Ferito come protagonista, prenotane pure due di quelle sedute alla Rekall 😉 Che Kuato fosse un’invenzione di Cronenberg avevo pochi dubbi, Verhoeven è più sfacciatello, quindi la prostituta tri-popputa è farina del suo sacco. Lo trovo molto coerente, perché la prima volta che vidi la scena dello “spogliarello” di Kuato da bambino, il mio cervello esplose, solo Cronenberg eccelle in questa specialità, fin dai tempi di “Scanners” 😉 Cheers

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  2. Il Moro ha detto:

    Adesso voglio anch’io un appuntamento alla ReKall per farmi impiantare la memoria di aver visto il film di Cronenberg!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Potrei parlarti del post, dell’emozione che sempre mi prevarica quando vedo Kuato…ma soprattutto, intanto, mi sono venuti gli occhi a cuoricino Z quando ho letto New Alcatraz e mi sono pure (ed all’istante!) riletto la recensione…e con somma gioia! 🙂 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Kuato “figlio” di Cronenberg? All’epoca ovviamente ero all’oscuro del suo coinvolgimento non andato a buon fine, ma devo ammettere che Kuato mi è sempre sembrato un outsider pure all’interno della comunità mutante marziana: la sua deformità era decisamente un qualcosa molto più alla “Brood” rispetto a quelle degli altri fratelli e sorelle mutanti…
    P.S. Riguardo a William Hurt, quello che tu sei stato negli anni novanta io credo di esserlo stato negli ’80, e cioè da quando lo vidi in “Stati di allucinazione” 😉

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  5. Sam Simon ha detto:

    Molto interessante l’idea di Cronenberg (e come potrebbe essere altrimenti?)!

    Praticamente è talmente diversa dal prodotto finito di Verhoeven che la potrebbe ancora usare per un film… X–D

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