Black Belt: intervista a Dolph Lundgren (1991)

Traduco questo articolo apparso sulla rivista specialistica “Black Belt” dell’ottobre 1991.

L’intervista è condotta ai tempi dell’uscita di Resa dei conti a Little Tokyo, in onda oggi su IRIS alle 12.00: vi consiglio caldamente di rivederlo, a meno che – come me – non abbiate il bel DVD Warner.


Dolph Lundgren:
Muscles in on Hollywood

di David W. Clary

da “Black Belt”
vol. 29, n. 10 (ottobre 1991)

La star di “Resa dei conti a Little Tokyo”
è cintura nera di Kyokushinkai Karate

Dolph Lundgren, i torreggianti 195 centimetri che hanno pestato Stallone in Rocky IV, è diventato una delle star in più rapida ascesa di Hollywood. Cultore del karate stile kyokushinkai, l’ultimo film di Lundgren – Resa dei conti a Little Tokyo – gli dà l’opportunità di spaccare al fianco di Brandon Lee, il figlio del più popolare artista marziale del nostro tempo, Bruce Lee. In questa intervista esclusiva, Lundgren spiega cosa si prova a lavorare con il figlio di Lee, discute del suo lavoro nel film e dell’essere una grande stella.

Black Belt: Raccontaci un po’ di “Resa dei conti a Little Tokyo”, che ti vede protagonista al fianco di Brandon Lee.

Dolph Lundgren: Interpreto un agente di polizia di Los Angeles di nome Chris Kenner, nato e cresciuto in Giappone. Nei flashback viene spiegato che i suoi genitori sono stati uccisi dalla yakuza (la mafia giapponese) quando lui aveva circa nove anni. Lavora per la polizia in una task force asiatica di cui è l’unico membro bianco: tutti gli altri sono orientali. Kenner parla fluentemente giapponese, vive secondo le usanze giapponesi e pratica le arti marziali. All’inizio del film ottiene un nuovo partner, interpretato da Brandon Lee. Insieme dobbiamo fermare quest’ondata criminale a Little Tokyo, guidata da un tizio venuto dal Giappone. Ovviamente uscirà fuori che il tizio è l’uomo che ha ucciso i genitori di Kenner. Anche se non ricordo il volto dell’uomo che ha ucciso i miei genitori, quando alla fine lo incontro lo riconosco per via dei tatuaggi.

Il mio personaggio e il cattivo hanno un’interessante relazione, non alimentata solo dall’odio. C’è una sorta di codice del samurai fra di noi, attraverso il film, anche quando il cattivo commette atrocità e crimini. So che inevitabilmente dovrò affrontarlo in un combattimento mortale. Alla fine del film duelliamo con le spade giapponesi. È un buddy cop movie ma spero con spunti che risultino nuovi.

Ci sono ottime arti marziali nel film: è un cambiamento rispetto ai tuoi primi film, vero?

Sì. Resa dei conti a Little Tokyo è un film di arti marziali, e come tale mi consente di utilizzare le mie capacità marziali in modo più esteso rispetto ai film interpretati finora. Ho usato un po’ di marzialità ne Il Vendicatore, ma mai così tanto come in questo nuovo film.

Per quanto tempo hai studiato arti marziali?

Sin dal 1976, quando avevo 16 anni. Ho cominciato a studiare il kyokushinkai karate in Svezia, poi sono stato addestrato dal fondatore Mautatsu (Mas) Oyama in Giappone. È uno dei cinque grandi stili in quel Paese. Ho guadagnato la mia cintura nera nel 1981. Ho combattuto in tornei che, nel caso del kyokushinkai, sono in pratica a contatto pieno. Sono stato campione dei pesi massimi nel 1980 e nel 1981. Nel 1983 mi sono trasferito negli Stati Uniti e ho smesso di competere. Mi alleno ancora con regolarità. Ho accantonato il karate per un paio d’anni ma ora ci sono tornato. Ogni anno torno in Svezia per partecipare ad un campo estivo marziale, dove insegno a cento o duecento ragazzi, aiutato da alcuni amici che sono istruttori professionisti.

Perché hai iniziato a praticare il karate?

Quand’ero più giovane, all’incirca 12 anni, avevo un sacco di allergie: ero malato tutto il tempo, e questo faceva di me un ragazzino molto insicuro. Non potevo mare molti sport perché ero così debole. Immagino che il karate mi abbia attratto perché avevo una certa propensione: era diverso dagli altri sport perche costruiva anche il carattere, e oltre ad essere uno stile di combattimento aveva anche un aspetto filosofico, che però all’epoca in realtà non capivo. Sentivo però qualcosa e me ne sentivo attratto. Quando iniziai ad allenarmi, il contatto fisico è qualcosa che mi faceva sentire bene: man mano che procedevo e imparato a proteggermi meglio, era tutto sempre più affascinante.

Il tuo co-protagonista è Brandon Lee. Tutti cercano di paragonarlo a suo padre, Bruce Lee: qual è stata la sua impressione?

Be’, non conoscevo suo padre quindi non so confrontare le personalità, ma credo che Brandon sia una persona del tutto diversa. Non si presenta come “il figlio di Bruce Lee”. Inoltre sta cercando di imporsi senza usare la reputazione del padre, e questo significa lavorare molto più duro del normale.

Perfetta coppia di buddy cops (© 1991 Warner Brothers)

Ha talento nelle arti marziali?

Brandon è molto acrobatico, flessibile ed agile: del tutto diverso da come combatto io. Il kyokushinkai è molto influenzato dalla thai boxe ed usa molte tecniche di ginocchio e gomito, calci ai fianchi e via dicendo. Brandon invece usa la sua agilità a proprio vantaggio. Tira un sacco di calci alti, tecniche di rotazione e cose del genere: il suo stile marziale sembra più ispirato alle arti cinesi. Non è solo un buon artista marziale: è soprattutto una bella persona. Non ci sono state vanterie o pavoneggiamenti, cioè il tipo di cose che denotano un pessimo artista marziale: è stato bello lavorare con Brandon, abbiamo avuto un buon rapporto e credo che si vedrà nel film.

Stai lavorando ad un film con Jean-Claude Van Damme.

Già, stiamo facendo un film chiamato Universal Soldier. È un’avventura d’azione militare, e dovrebbero esserci delle belle scene di combattimento. Questo però non sarà un film marziale come Resa dei conti a Little Tokyo, ma ci saranno comunque scene di combattimento. Per lo più Universal Soldier avrà un sacco di scontri a fuoco con armi super-tecnologiche, ma so che Jean-Claude inserisce le sue arti marziali nei film, ed io pure.

Di solito non mi limito ad usare semplicemente le arti marziali sullo schermo, è bello tirare calci alti e via dicendo, ma ciò che rende bene in video è anche la forza. Se sei uno alto come me, devi usare l’altezza come punto di forza, allora il combattimento apparirà più realistico. Ed è questo che faccio: cerco di inserire tecniche più fisiche, non solo marziali ma di potenza.

È vero che prima di “Rocky IV”, che è stato il tuo primo film, non hai mai fatto seriamente sollevamento pesi?

No, qualcosa ho fatto. Quando combattevo, ho fatto un po’ di sollevamento pesi per allenarmi agli incontri, ma non erano esercizi studiati per costruire il fisico: era per acquisire potenza.

Ho dovuto invece fare un sacco di sollevamento pesi per Rocky IV: ero entrato così tanto nell’allenamento che ho smesso di fare arti marziali. Ora cerco di integrare di più i due allenamenti. Mi piace quella sensazione di velocità e coordinazione nel tuo corpo che scaturisce dall’avere minor massa: la preferisco alla pura dimensione fisica.

Per via della tua enorme statura e i ruoli che interpreti al cinema molti non immaginerebbero che sei laureato in una materia scientifica.

Vero. Sono laureato in ingegneria chimica al Royal Institute of Technology di Stoccolma, e ho passato un anno all’Università di Sydney, in Australia, a studiare per una borsa di studio. Poi ho ricevuto una borsa di studio Fulbright al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Ho rinunciato ad una borsa di studio per studiare recitazione a New York: ormai è parte del mio passato.

Con queste cose e alcuni film di successo, cosa c’è nel tuo futuro?

Nel futuro prossimo avrò finito il film con Van Damme e inizierò a lavorare ad un altro film, che ho in progetto di co-produrre, chiamato Pentathlon, con protagonista un campione di pentathlon. Questi atleti competono nel nuovo, corsa, scherma, tiro e galoppo. Mi piace fare cose differenti, per non interpretare sempre il poliziotto o il soldato.

Sto cercando di ampliare il mio repertorio di inizio carriera. Ho solo 31 anni, quindi penso che come protagonista ho ancora dieci o quindici anni buoni davanti. Sto cercando di imparare il più possibile da ogni film, e cerco di espandere la mia conoscenza e le mie capacità.

Ti allontanerai mai dal genere d’azione, come ogni tanto ha fatto anche Arnold Schwarzenegger?

Oh, certo. Cioè, le commedie di Arnold hanno sempre un po’ d’azione, ma mi piacerebbe farne così come mi piacerebbe fare film drammatici: vorrei provare di tutto. Guardo agli ultimi cinque anni come ad una scuola, per me: vengo direttamente dalla scuola e dal dojo, quindi non so davvero niente di recitazione o di Hollywood, un posto davvero difficile in cui stare, e cerco di imparare il più possibile. Ho lavorato con attori davvero bravi e ho imparato molto da loro. Con Resa dei conti a Little Tokyo e Universal Soldier credo di aver imparato un po’ a stare sulle mie gambe, come attore.


L.

– Ultimi film con Dolph Lundgren:

– Ultime interviste tradotte:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Arti Marziali, Interviste e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

15 risposte a Black Belt: intervista a Dolph Lundgren (1991)

  1. Fausto Vernazzani ha detto:

    Sempre amato Dolph, una persona davvero equilibrata nelle interviste. E Resa dei conti a Little Tokyo è un “piccolo” adorabile film!

    Piace a 2 people

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Sottoscrivo, con la mente e con il cuore, tutte le vostre definizioni: una persona equilibrata, Little Tokyo è un piccolo adorabile film, un grande mito e un grande dell’action!
    Intervista da leggere tutta d’un fiato (con tra l’altro citazione della laurea che frutta una nota gag nei mercenari 🙂 ) come tutto d’un fiato mi guardo quasi sempre i suoi film! 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Cassidy ha detto:

    Bel film e bella intervista, avevo già voglia di rivederlo prima di leggere, adesso il ripasso diventa obbligatorio anche se lo conosco a memoria 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

  4. Kukuviza ha detto:

    Bella intervista, mi sembra che risponda in maniera completa e migliore rispetto ad altre star. Però mitico: farà Pentathlon con protagonista un campione di pentathlon! 😀

    Piace a 1 persona

  5. Celia ha detto:

    Ho sempre avuto un certo pregiudizio anch’io su Lundgren, ma è anche vero che non seguo il genere action, non lo conosco per nulla e magari sì, mi sono capitati solo spezzoni ed impressioni sbagliati.
    Bello scoprire una personalità dietro… l’armadio 😉
    Di Little Tokyo stamattina ho visto solo la parte finale (come sempre ho dormito alla grande), ma su quella mi sono sganasciata. Lo recupererò intero – magari danno una replica?

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.