The Crow 1 (1994) Skyfall

Oggi, 4 marzo, è San Lucio: quale modo migliore di festeggiare il proprio onomastico se non parlare di un film da cui mi sono tenuto a distanza per 25 anni? Un film amato da così tanta gente che devo stare attento a quello che scrivo, se no mi ritrovo i Gothi alle porte…


La storia del Corvo

Voglio che mi racconti una storia: quella di un uomo e una donna aggrediti un anno fa.
Eric Draven

Nel 1989 il fumetto The Crow di James O’Barr comincia a raccogliere consensi fra gli appassionati delle produzioni indipendenti, e ben presto l’idea di un film si affaccia all’orizzonte. Stando al giornalista William Goodson jr., che ricostruisce queste prime fasi nel suo articolo sulla rivista specialistica “Imagi Movies” (estate 1994), la prima casa a farsi viva con O’Barr sarebbe stata la New Line Cinema dei fratelloni Weinstein, i quali si sono presentati con 60 mila dollari in mano, in cambio dei quali volevano i diritti di sfruttamento del personaggio del fumetto. O’Barr ringrazia ma rifiuta.

Quando hai un fumetto di successo al tuo attivo e hai i Weinstein fuori la porta, è il momento di cambiare registro: da esordiente un po’ spaesato O’Barr è appena diventato un professionista del settore, e in quel mondo oscuro e pieno di criminali non può andare da solo. Il suo amico scrittore William Gibson – potreste averne sentito parlare – decide di prendere l’iniziativa e lo mette sotto l’ala di un agente, così da proteggere l’innocente O’Barr dai lupi del settore: lo stesso agente di un altro scrittore, forse meno noto di Gibson ma mille volte più prolifico. John Shirley.

Shirley è un professionista della scrittura dal 1979, quando ha esordito con Transmaniacon, scrivendo in ogni genere possibile e arrivando raramente in Italia: da noi sono arrivati alcuni Urania con la sua firma e fra l’altro i primi due episodi della saga de Lo Specialista (firmati come John Cutter): puro action anni Ottanta portato (male) al cinema da Stallone con il pessimo film omonimo del 1994. Ho già parlato dell’autore in merito alla sua novelization di Doom.

Proprio negli stessi momenti in cui O’Barr entra nel “giro grosso”, John Shirley sta scrivendo per il produttore Ed Pressman una sceneggiatura di genere fantascientifico. Conosciuto il fumettista, Shirley e il collega Jeff Most buttano giù una prova di sceneggiatura di The Crow: visto che il successo di Batman (1989) ha fatto nascere l’errata convinzione che i fumetti al cinema siano roba nuova – in realtà è dagli anni Quaranta che esistono i cine-comics! – il produttore Pressman si dimostra interessato al progetto.

Shirley si mette sotto e scrive le prime quattro stesure del copione per il film The Crow, ma poi succede qualcosa e il progetto si ferma. Quando intorno al 1992 Ed Pressman decide di farlo ripartire per provare a cercare finanziatori, va da uno che per lui sta lavorando alla sceneggiatura di un film che non si farà mai: Deadly Metal, la storia di un gruppo di metallari che si mangia le proprie fan. Forse non abbiamo perso gran che.

Lo scrittore in questione è l’autore horror ed antologista David J. Schow, forte dei suoi recenti “capolavori” al cinema Non aprite quella porta 3 (1990), Critters 3 (1991) e 4 (1992): diciamo che non è famoso per le sue sceneggiature, ma lo stesso è una “penna nota” perché ha una rubrica fissa sulla rivista specialistica “Fangoria”. All’uscita di The Crow in quelle pagine potrà dare un ritratto di Brandon Lee molto personale, frutto di conoscenza diretta, raccontando di un giovane attore entusiasta tutto fomentato per aver ottenuto un ruolo importante.

Il problema che Schow ha in mano è che il fumetto si è potuto permettere licenze che non possono essere ripetute su grande schermo. I personaggi di O’Barr non hanno alcuna descrizione, nessuna caratterizzazione: i cattivi sono cattivi e sono lì per essere massacrati, mentre Eric è lì per massacrarli. Non ci sono descrizioni, “regole”, connotazioni temporali o geografiche, è una storia quasi da favola (nera, ovviamente) che però non può andare bene per il cinema. Schow deve dunque rendere molto più concreta la vicenda senza però perdere di vista il lirismo dell’originale. Ecco cosa racconta al citato Palmer di “Fangoria”:

«Il fumetto era molto intimo, a livello emotivo, e doveva gestire principalmente un solo evento. Noi invece dovevamo aggiungere eventi e personaggi per trasformarlo in film. Ho scritto e riscritto dialoghi letteralmente istanti prima che alcune scene venissero girate, stando a come gli attori si immedesimavano con i loro personaggi. Brandon ha fornito molte idee, ha contribuito alla sceneggiatura aggiungendo molti particolari del suo personaggio.»

Già John Shirley aveva dovuto modificare alcuni aspetti del personaggio, giustificando i suoi “poteri” con una sorta di predestinazione unita al concetto asiatico di chi, la forza interiore. Schow è molto più concreto, e così abbiamo Eric e Shelly massacrati da degli scagnozzi mandati a sfrattare gli abitanti di un palazzo, inventando così di sana pianta la personalità di Top Dollar (Michael Wincott, fratello del Jeff che all’epoca era un divo marziale).

Mancano solo i baffi a manubrio per completare il cattivo da operetta

Per motivi ignoti le tante forzature della sceneggiatura finale, che ammazzano il lirismo del fumetto di O’Barr, piacciono e si trovano i finanziamenti: sempre loro, i fratelloni Weinstein, che però mettono in campo la blasonata Miramax, che è appena esplosa con Le iene (1992) di Tarantino e ha già iniziato a uccidere la saga di Hellraiser con il terzo episodio.


L’ultima sfida di Brandon

«Sono stato sepolto a Wilmington alle quattro di mattina, e fuori facevano solo cinque gradi: mi sono congelato il culo». Il buon gusto forse avrebbe voluto che non citassi queste parole di Brandon Lee, pronunciate in un’intervista a Randy Palmer di “Fangoria” pochi giorni prima di morire, e quindi di essere sepolto per davvero: l’ultima intervista di suo padre è rimasta famosa per il tormentone «be water, my friend» (che tutti dimenticano essere una citazione: Lee stava recitando un testo scritto da altri!), mentre il povero Brandon ha lasciato ai posteri «I was freezing my ass off».

Ci si congela sempre, ad uscire dalla tomba di notte

Ormai la figuraccia di cattivo gusto l’ho fatta, inutile cercare di recuperare. Posso solo dire che Brandon a Palmer racconta di quanto sia stato difficile e impegnativo interpretare un ruolo che però ha subito amato, sin da quando ha letto il copione passatogli da Ed Pressman. (Dice anche che conosceva già i fumetti di O’Barr ma poi chiama il personaggio Eric Draven, quando nei fumetti il cognome non viene mai citato: facile li abbia letti dopo il copione.) L’attore si è dato anima e corpo – purtroppo nel vero senso della parola – al personaggio, impegnandosi e sopportando riprese massacranti perché credeva sul serio che funzionasse la storia di un uomo normale portato a diventare un vendicatore oscuro: «L’esperienza di tornare dalla propria tomba, ritrovandosi vivo e non vivo, quello è certo qualcosa che può spingerti ai limiti.» Di nuovo, non avrei dovuto citare una frase detta da chi poi da quella tomba non è tornato…

Un attore uscito dall’ombra solo quando è entrato nella tomba

Ci sarà tempo la prossima settimana di parlare della sfortunata sorte di Brandon Lee e di come questo abbia influito sul completamento del film, che altrimenti questo post sarebbe venuto troppo lungo: qui mi limito al film in sé.


Distribuzione

Presentato a Santa Monica il 10 maggio 1994, The Crow arriva due mesi dopo sul tavolo di Gianni Letta, neo-sottosegretario del primo Governo Berlusconi, che il 22 agosto 1994 rilascia il visto di censura senza alcun taglio né divieto. Possibile? Con tutte quelle scene di violenza e di sangue… neanche un divieto ai minori?
Qualche maligno potrebbe stare a notare che il film è distribuito in Italia da case berlusconiane (Mediaset, Medusa e poi Penta Video), quindi – come sempre da noi – il controllore e il controllato sono la stessa persona: un divieto ai minori avrebbe ridotto il successo economico delle sale e poi delle videocassette, quindi violenza e sangue vanno benissimo. Ma, ripeto, solo un maligno potrebbe pensare così male…

Nell’estate precedente intanto il film è stato annunciato fra le anteprime del Taormina Film Festival (27 luglio-2 agosto) ma non sono riuscito a capire se poi sia stato effettivamente proiettato. Di sicuro Il Corvo esce in sala il 22 settembre 1994, che per una macabra coincidenza è lo stesso giorno in cui esce Il postino (1994) di Michael Radford: due film in cui l’attore protagonista è morto al momento della prima proiezione.

Uscito in VHS Penta Video in data ignota (probabilmente intorno al 1995), la Medusa Video lo ristampa prima in VHS nel 1999, poi in DVD nel 2002 e infine nel 2009 sforna sia DVD che Blu-ray.
Intanto però tocca mandarlo in TV sulla rete ammiraglia… la vogliamo fare un po’ di propaganda per lanciarlo?

Titolo de “La Stampa” del 22 maggio 1996

Nell’aprile del 1996 c’è un’attenta indagine sui “set maledetti”, quei film i cui attori poi sono morti in circostanze non sempre chiare. Da cosa parte il “caso”? Semplice: gli attori malati di AIDS ingaggiati per dare realismo a Philadelphia (1993) ora… sono morti di AIDS. Chi l’avrebbe mai detto? Il mese dopo una ragazza si impicca in bagno lasciando nella sua ultima lettera una citazione del film, ad agosto viene annunciato e il 1° ottobre 1996 è il momento perfetto in cui Italia1 può presentare in prima serata Il Corvo.
Sono ovviamente tutte coincidenze che mi sono divertito a citare, ma fanno capire quale clima propizio abbia spinto il film in Italia.

1° ottobre 1996


Il film

«Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima non poteva riposare. Così a volte, ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima perché rimettesse le cose a posto.»

Il doppiaggio riesce a portare a sole tre ripetizioni di quel sometimes che in originale è ripetuto quattro volte, solo che così facendo si perde il senso di una quasi filastrocca: il modo con cui gli autori cercano di dare una motivazione al fatto che Eric esca dalla tomba, evento assente nel fumetto e a cui nel film viene dato troppo risalto. Sembra uno zombie movie!

Il Corvo che resuscitava la gente

Se i criminali di O’Barr sembravano fuoriuscire direttamente da I guerrieri della notte (1979) di Walter Hill, fatali e silenziosi nonché mossi da furia cieca come quelli di Distretto 13 (1976) di John Carpenter, i criminali che infestano la città de Il Corvo sono comici del bagaglino sotto anfetamina, che urlano come scimmie impazzite e inghiottiscono proiettili come decerebrati: non so se sia un’idea di Shirley o Schow, ma uno dei due ha lasciato il buon gusto sul comodino.

Ce l’hai tu il buon gusto? No, tu! Tirate fuori ’sto buon gusto!

Quella che inizia è palesemente la versione umoristica de Il giustiziere della notte 3 (1985), ma il problema è che Eric Draven (Brandon Lee) non ha il carisma di Charles Bronson, anche se a parità di espressione siamo lì..

Una perfetta faccia da Bronson

Nella sua terza avventura, Paul Kersey arriva in città, finisce vittima delle bande criminali e, capito che la polizia è impotente, decide di agire da solo, con l’aiuto non proprio ufficiale del poliziotto Shriker (Ed Lauter), prima nemico poi amico, e dell’inquilino Bennett (Martin Balsam): inizia così a fare pulizia del quartiere infestato da variopinti e pittoreschi criminali da fumetto. Il personaggio del poliziotto diventa Albrecht (Ernie Hudson), che prima vuole fermare Eric e poi gli diventa alleato, e l’inquilino diventa la giovane skater Sarah (Rochelle Davis): il resto della storia è identica, anche se fatta peggio.
Se nel fumetto questi due personaggi venivano a malapena citati, ci sarà stato un motivo – la loro totale inutilità nella storia, essendo solamente simboli – ma gli sceneggiatori dovevano inventarsi qualcosa e via di spatola e cazzuola.

Dài, Eric, non ti arrabbiare: mica potevano fare tutto il film su di te

Certo, il regista Michael Winner aveva la Cannon alle spalle con ben nove milioni di dollari di budget: Il Corvo ha i fratelloni Weinstein e più di venti milioni sul tavolo, eppure sembra un filmucolo da due spicci. Un’unica grande location dove ambientare l’intera storia, esattamente come Death Wish 3, ma così pochi attori che è ridicolo pensare di dare l’idea di una città. È vero, Winner non ha avuto un mare di incidenti sul set, compreso la distruzione completa dovuta ad una tempesta, ma quando si parla de Il Corvo non sento dire “È un film brutto perché è stato sfortunato”, sento “È un capolavoro, è dark, è gotico, è grunge“. Oh, all’epoca l’unico film presentato come grunge è stato Singles. L’amore è un gioco (1992), eppure Matt Dillon con i capelli lunghi e la camicia a quadri non mi sembra avere alcuna somiglianza don Eric Draven.

Ecco, faccio pure le stesse mosse del fumetto, così i fan sono contenti

Cattivi esagerati richiederebbero un buono moderato a fare da contrappeso: quando il teppista urla come un maiale sgozzato e agita le mani in aria come un tarantolato, la faccia di Bronson immobile è il perfetto contrappeso. Il suo mutismo è la perfetta risposta al ciarlare del teppista.
Se entrambi fanno le boccacce e dicono cose stupide, come si fa a capire la differenza? Se il teppista è vestito da buffone e il buono da pagliaccio, se entrambi strillano e ammazzano, se entrambi sparano, pugnalano, mutilano, non c’è allora alcun contrappeso. Può piacere o meno, ma è un dosaggio squilibrato: se la star protagonista non ti muore durante le riprese, è facile che il film sarà un flop

Ahia, questa era cattiva…

Tra le pieghe degli imbarazzanti monologhi di Top Dollar c’è forse nascosto il grido disperato di uno dei due sceneggiatori, forse Schow: recensire ogni mese su “Fangoria” lo portava ad avere un’idea più ampia di cinema, rispetto al romanziere Shirley. Quale che sia l’autore dei dialoghi del cattivo cialtrone, ad un certo punto questi dice che è stanco di ripetere il massacro del 30 ottobre: una volta lanciata un’idea nuova, si perde nel mare delle repliche senz’anima. Mi sembra di sentire l’eco di un parallelismo con il cinema dell’epoca, che stava vivendo un momento di passaggio problematico.

Gli anni Ottanta sono ormai finiti e gli sgoccioli di idee si stanno ripetendo troppo perché possano ancora funzionare. In fondo è l’anno di The Mask (1994), che prende in giro il cinema e infatti il suo cattivo è identico a quello di The Crow; è l’anno di Hellbound (1994), in cui è chiaro che lo stile Chuck Norris non funziona più e l’eroe anni Ottanta abbandona il cinema; è l’anno di True Lies (1994) in cui anche Schwarzy e Cameron capiscono che è finita un’èra; è l’anno di Speed (1994), che dimostra senza ombra di dubbio che le “frasi maschie” anni Ottanta non funzionano più; ed infine è l’anno di Clerks (1994), dove in un tempio del cinema (la videoteca) nasce una nuova generazione di narratori. È l’anno in cui il cinema prende coscienza… che il cielo sta iniziando a crollare…

Dalle ceneri del cinema, qui nasce solo un corvo

Molte scene del fumetto sono portate fedelmente su schermo, prive però della potenza originale, e molto viene creato appositamente, come il simbolo del corvo lasciato come firma zorresca sui cadaveri. In fondo pure Zorro vestiva di nero…

Bella, Zoro, ma mo’ chi pulisce qui?

L’invenzione più importante della sceneggiatura è una frase in cui molti fan hanno voluto cogliere il simbolo di qualcosa che onestamente nel film non c’è. «It can’t rain all the time» può sembrare una frase di speranza nell’oscura favola dark, e mi piacerebbe avere un cuore così puro da pensarlo… ma poi mi ricordo che in tutte le storie di vendetta il vendicatore si rivolge all’innocente di turno per dirgli una frase simile, a significare che appena avrà finito di massacrare i cattivi tornerà il sole nelle vite di chi rimane.
Il fatto di essere un canone non vuol dire che non sia una bella frase, ma vederci altri significati se non una semplice frase di circostanza di uno sceneggiatore che sa fare il proprio lavoro lo trovo esagerato. Anche perché i Guns ‘n’ Roses l’avevano già detto anni prima…

«Niente dura per sempre,
neanche la fredda pioggia di novembre.»
Axl Rose, 1987

«Non può piovere per sempre.»
Eric Draven, 1994

«La terra a volte va innaffiata con il pianto,
Ma poi vedrai la pioggia tornerà.»
Jovanotti, 1994

Insomma, anche se smette di piovere… poi la pioggia tornerà!

Decisamente più ispirato It Can’t Rain All the Time, il brano creato espressamente per il film dal compositore Graeme Revell e la cantautrice canadese Jane Siberry.

It won’t rain all the time
The sky won’t fall forever
And though the night seems long
Your tears won’t fall

Il cielo blu del cinema, quello oltre l’arcobaleno, ha iniziato a crollare ma non potrà cadere per sempre, e anche se lo farà… ha ragione Adele di Skyfall: «Lascia cadere il cielo: quando si distruggerà, lo affronteremo insieme a testa alta».
È ora di lasciar cadere il mito del Corvo e il cinema che questo si ostinava a simboleggiare, ed è il momento di affrontare insieme quel nuovo cinema che stava nascendo.


Conclusione

La prima volta che ho visto il film, non ricordo neanche se in VHS o in TV, mi ha annoiato a morte e l’ho subito dimenticato. Rivisto oggi, dopo circa 25 anni, il sentimento è stato molto più forte: perché sapevo da dove veniva e ho amato il suo fumetto veloce e potente, che merita tutti i complimenti che sono stati dedicati invece al film.

I gusti sono gusti, e visto che un numero impressionante di persone dice di amare questo film non posso che prenderne atto, visto poi che non è un segreto che io abbia gusti “deviati” quando si tratta di opere di largo consenso: infatti a questo remake povero preferisco l’originale, cioè Il giustiziere della notte 3, che temo sia noto davvero a pochi appassionati del genere.

Però chiedo a tutti quelli che venerano Il Corvo e lo considerano un capolavoro: pensereste lo stesso se Brandon Lee non fosse morto durante le riprese? Il fumetto parla di «odio mosso d’amore, guaglio’», come cantavano i 99 Posse, una storia classica di vendetta ma raccontata in modo appassionato e coinvolgente: il film è puro canone arido e di cattivo gusto, coi cattivi che strillano e fanno le boccacce… le stesse che fa pure il buono… E poi davanti a Bronson mi fanno tutti i critici dal palato fino?

Forse dopo 25 anni è il momento di lasciar andare il Corvo al destino di oblio che gli stessi fan adoranti hanno regalato ai romanzi e fumetti ispirati al personaggio, così come ai seguiti disprezzati. Prova lampante che non interessa minimamente né la storia né lo stile “dark, gotico, grunge“: l’idea del “film maledetto” ha conquistato chi è sensibile a queste cose, e anche questo è un segno di come quel 1994 tutto stesse cambiando.
Pochi anni prima Brivido (1986) è stato un sonoro insuccesso e ha chiuso la carriera di Stephen King regista, acquisendo (almeno all’epoca) la fama di “film maledetto” per via di incidenti sul set molto simili a quelli che hanno decretato invece il successo de Il Corvo: i fatti si ripetono, le interpretazioni cambiano e il cielo continua a crollare… forse per sempre.

È ora di lasciare andare il Corvo…


Fonti

  • William Wilson Goodson jr., The Crow, da “Imagi Movies”, volume 1, n. 4 (estate 1994)
  • Randy Palmer, As The Crow Flies, da “Fangoria” n. 133 (giugno 1994)

L.

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47 risposte a The Crow 1 (1994) Skyfall

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  2. Cassidy ha detto:

    Severo ma giusto. Vogliamo dire che la morte del protagonista, in un ruolo “pittato” è qualcosa che fa sempre schizzare alle stelle le quotazioni di una pellicola? Siccome hai sottolineato così bene i corsi e ricorsi storici del film, nel 2008 è successo lo stesso con “Il cavaliere oscuro”, che moltissimi considerano un capolavoro intoccabile, quando a ben guardarlo, magari anche no ecco.

    Cinque altissimo per la faccenda del Grunge, genere che mi sta molto a cuore e che con “Il Corvo” (fumetto prima e film dopo) non ha nulla a che spartire, visto che le ispirazioni musicali di O’Barr arrivavano dal goth. A me il film è sempre piaciuto perché gli riconosco un certo fascino sopra una storia che è “di genere” (un “revenge movie” con un giustiziere della notte… 3), Alex Proyas ha diretto un lungo videoclip, adattando per il grande schermo il fumetto, qualcosa che molti registi ancora oggi non hanno capito, poi sicuramente la tragica fine di Brandon Lee ha attirato le attenzioni del mondo, senza penso che sarebbe stato un film di culto si, ma non per così tante persone. In ogni caso non vedo l’ora di esibirti sul prossimo post a tema, sei il massimo esperto della famiglia Lee, è un argomento spinoso ma in ottime mani. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha per carità, mi limito a saltare a piè pari le notizie scandalistiche e andare a sentire i resoconti più informati: i segreti di Casa Lee rimangono a casa loro 😛
      Adorando i videoclip sarei il primo a dover amare questo film, il problema è che i personaggi parlano – al contrario dei videoclip – e sentire i cattivi dire cose ridicole mi distrugge l’anima e mi impedisce di apprezzare il tutto.
      Ti ricordi “Like a Prayer” di Madonna? Anche in quel mitico videoclip c’è una storia di criminali, di violenza e redenzione: immagina se gli aggressori iniziassero a parlare, e mezz’ora di videoclip se ne andasse con loro che fanno le boccacce e dicono cose cattive da scuola elementare. Onestamente penso che il prodotto finale ne avrebbe risentito parecchio 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Mi hai appena regalato un incubo con l’ipotesi di Like a prayer chiacchierone: è il brano di Madonna che preferisco, complice un video strepitoso.
        Se un domani qualcuno lo violerà, ti costringerò a vedere Iron Man 2 per sei volte! XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaahah che cattiveria 😀
        Anch’io ho sempre molto amato quel videoclip, ricordo ancora le tante polemiche sui giornali alla sua uscita – se non è un falso ricordo, addirittura “Famiglia Cristiana” mise in copertina Madonna fra le croci infiammate: lo vidi in edicola e pensai fosse un video satanista! 😀 – e la canzone campeggiò nelle mie musicassette-mix per anni.
        Proprio per questo i “film fatti come videoclip” dovrebbero essere parecchio riconsiderati, visto che non usano la struttura dei videoclip: “Like a Prayer” batte “The Crow” cento a zero 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ricordo che era stata criticata anche l’idea della statua del santo che si anima (diventando uguale all’innocente accusato) e dà un bacio casto a Madonna, sulle labbra.
        Mi chiedo se la rabbia venisse dal fatto della statua che si anima (portento! Stregoneria!) dal fatto che bacia Madonna (scandalo! Peccato!) dal personaggio di Madonna in sottoveste, in chiesa (vagabonda! Scostumata!) o dal fatto che il santo fosse nero (e qui stavano tutti zitti, per non sembrare razzisti).
        Ma io dico, hai un video che in cinque minuti scarsi ti dà una storia a prova di bomba e scassi le biglie per elementi tradotti con una potenza visiva assoluta? Certa gente ha il pane e non ha i denti! XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche qui siamo davanti ad un connubio di “paura del nuovo” (che spinge sempre) e “marketing”: le polemiche sterili fanno sempre vendere, soprattutto in Italia, quindi non escluderei un piacere nell’indicare falsi motivi di scandalo, da parte dei critici, così come ad usare motivi di scandalo da parte degli autori.
        Però poi, finito lo scandalo, finita l’indignazione, ci rimane un piccolo capolavoro che è senza età e può essere gustato senza tema di polemiche. Lo stesso purtroppo non può dirsi del Corvo, che spogliato dell’aura di film maledetto non rimane che la parodia di “Death Wish 3” 😛

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    • Conte Gracula ha detto:

      Pensavo di essere il solo a non amare Il Cavaliere oscuro: a momenti mi addormentavo!

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Siccome sono pigro, copio&incollo un pezzo della mail che ti ho girato commentando il film che ho voluto rivedermi per farti compagnia:

    E niente. A me piace. Ma parto dal fatto che mi piacque già all’epoca per tutti i motivi che ti ho già detto nel post (precedente).
    Però riguardandolo da adulto confermo che è un dtv pezzentello. Buchi di trama grossi così, montaggio che lascia punti oscuri e personaggi scritti col pennarellone grosso. È una favola “dark gothic romantic metal” che fece leva sulla morte del povero Brandon e cavalcò l’onda lunga pubblicitaria.
    Film giusto, al momento giusto, col look giusto e con la (macabra) pubblicità giusta. Qualche scena fatta bene, gente con la faccia giusta ma dubito che ai millennial o a chi non lo vide negli anni ‘90 possa piacere.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Come ti ho detto la volta scorsa, non sono andato matto né per il fumetto, né per il film; alcune scene del film sono d’impatto (la sagoma del corvo disegnata col fuoco mi è piaciuta, fu probabilmente citata anche in Final Fantasy VIII con l’evocazione della fenice) e il disegno nel fumetto ha un che di originale, però è una storia che.non mi ha catturato.
    Non mi azzardo a dire “brutta”, semplicemente non è adatta a me.

    Comunque, non è che gli hanno dato del grunge perché Kurt Cobain è morto in quel periodo?

    Per chiudere, sono pure io del partito “la morte di Brandon Lee ha spinto il film”, in quegli anni si parlava pure della maledizione di famiglia dei Lee e in una storia di misticismo urbano come quella del Corvo, quell’aria da tragedia orchestrata dai demoni e una morte così stupida (non per colpa dell’attore, sia chiaro, che a me stava pure simpatico) evitabile e vuota, probabilmente hanno dato al film un’aura che altrimenti non avrebbe mai avuto.
    Poi i dark si sono trasformati in emo (come i “comunisti” italiani, che hanno smesso di essere comunisti) e si sono estinti. E il Corvo (con un seguito che non ho visto) è tornato a dormire, finché l’ha risvegliato Recchioni, alcuni anni fa.

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  5. Kukuviza ha detto:

    So di averlo visto quella volta, ma so anche di non ricordare veramente, ma veramente niente. Le uniche immagini che mi ricordo sono quelle dei fotogrammi che si vedono in giro.

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  7. Il Moro ha detto:

    Pur dandoti ragione su tutto quello che hai scritto, devo dire che a me all’epoca il film era piaciuto (all’epoca, non l’ho rivisto ultimamente). Lontano da considerarlo un capolavoro, ma divertente da guardare. Il fumetto l’ho letto poi molto tempo dopo. Certo che la morte del protagonista ha spinto il film tantissimo, se non fosse successo magari avrebbe potuto avere anche un discreto successo ma non diventare quel classico che è diventato.

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Post lungo che mi riservo di leggere in serata a fine impegni ma nel mio “volo ad uccello” su esso vorrei segnalare che il mio occhio ha notato, tracimando emozione, i nomi di Jeff Wincott e di Hellbound. Immagino siano solo citazioni isolate ma il mio sonar per la Z non conosce confini né pause 🙂

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  9. Sam Simon ha detto:

    Molto interessante, ora devo assolutamente riguardarlo, visto che l’ultima volta che l’ho visto ero un teenager! E i quei fumetti ce li ho e mi facevano impazzire!

    Ho il DVD lì, appena riesco a guardarlo ne scrivo sicuramente…

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  10. Giuseppe ha detto:

    E niente, per me ancora oggi rimane un buon film (al di là delle etichette -anche a sproposito- attribuitegli all’epoca) che, pur asciugando/modificando/reinventando rispetto a un fumetto originale di per sé quasi infilmabile, riesce comunque a intrattenere il giusto. Di certo, non siamo -e, a dirla tutta, nemmeno c’era bisogno di esserlo- dalle parti dell’assoluto capolavoro tanto decantato da una moltitudine di acritici fan… così come rimane a tutt’oggi innegabile che una buona parte del suo mito sia dovuta in primis proprio al tragico destino di Brandon 😦

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tolte le mode e gli orpelli aggiunti al film, non sono riuscito a vederci nulla, anzi a distanza di 25 anni l’ho trovato anche peggio di come me lo ricordavo, con i cattivi da operetta e le mossette piacione del buono. Quel tipo di stereotipi posso accettarli da “Death Wish 3”, che ha mamma Cannon alle spalle con un gusto non certo di classe, eppure l’equilibrio fra cattivi cialtroneschi e vendicatore solitario è molto più equilibrato con Bronson che con Lee, a parità di trama.
      Speravo che dopo tanto tempo io riuscissi a vedere il film che si nasconde dietro la montatura pubblicitaria, invece ho trovato molto più curata quest’ultima del film in sé…

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  11. Phil ha detto:

    Meno incisivo del fumetto, siamo tutti d’accordo, ma sputare tutta sta merda sul corvo mi pare davvero tanto, troppo esagerato. Lee non ha carisma? Fatto con due spicci? Peggio del giustiziere della notte tre? Dai ragazzi, dai su per dio!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’unico ad esagerare qui sei tu, che ti metti a bestemmiare invece di fare una contro-recensione ragionata. Sicuramente a te il film è piaciuto come è piaciuto a tutti, non mi sembra ci siano dubbi in proposito: saremo forse meno di dieci persone al mondo a non averlo amato, quindi stai tranquillo che il film gode di ottima stima.
      Se Lee avesse carisma tutti i sedicenti fan che dicono di averlo amato nel film l’avrebbero cercato anche negli altri suoi film interpretati, tutti rigorosamente ignorati da distribuzione e pubblico: eppure lì sì che Brandon tira fuori un po’ del Lee che ha nelle vene. Per me fare le boccacce e le mossette non è avere carisma, ma – come più volte specificato nel pezzo – è solo la mia opinione: sei liberissimo di non essere d’accordo, ma non ha senso intervenire senza dare alcuna motivazione.

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  12. Phil ha detto:

    Ciao, preciso un paio di cose, ti leggo sempre con estremo piacere e il tuo sito è interessantissimo però, se mi posso permettere, la tua recensione sa tanto di partito preso a prescindere, lo posso dire? Perché non sono grandi argomentazioni nemmeno dire che Lee fa le boccacce o paragonare Il corvo ad una porcata come il giustiziere della notte 3.
    Sono d’accordissimo che il film sia incredibilmente edulcorato, la ragazzina, il poliziotto buono, la resa dei conti finale con il poliziotto che arriva in aiuto, la scusa dei “poteri” etc. E infatti ho sempre pensato a come sarebbe stato se avessero avuto le palle per farlo più simile, se non identico, al fumetto. Una bomba, vogliamo mettere il finale con rissa a martellate?
    Però ecco, al netto di tutti i “difetti” poteva andare molto ma molto peggio, come è successo con moltissimi altri film tratti da fumetti. Lee, secondo me, è perfetto, così come il resto dei personaggi, anche se alterati o modificati e l’atmosfera generale. I gusti sono gusti, è vero, però annoiarsi col corvo, bo, mi sembra strano.
    Lee aveva carisma da vendere, secondo me, e me lo sono goduto sia in quella cagatina di laser mission, sia nel mitico resa dei conti a Little tokyo e sia in quella bombetta di drago d’acciaio. Se poi “la gente” li ha ignorati perché chiaramente film di “serie B” e usciti solo in vhs non giustifica ugualmente l’astio verso un personaggio come Draven che, per come la vedo io, l’avrebbe lanciato nello star system per poi ricadere piano piano, quasi sicuramente, nei DTV action. Purtroppo non lo potremo mai sapere e per come la vedo abbiamo perso un bell’ “action hero” troppo presto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche il tuo dare della porcata a “Il giustiziere della notte 3”, il migliore della saga (dopo il primo) nel cuore di tutti gli appassionati dell’epoca non mi sembra una recensione approfondita. Ti propongo un patto. Organizzati una serata particolare, o magari due sere di seguito. Prima ti vedi il terzo giustiziere e poi The Crow. E poi mi dici… E ricordati che ci sono pochissimi anni di distanza, solo che il primo era la summa degli anni Ottanta e il secondo li stava seppellendo.
      Poi rileggiti il fumetto e segnalami le pagine in cui Eric grida o fa le boccacce come la versione cinematografica. Sta proprio nel cambio di stile la debolezza del film: non poteva portare il lirismo del fumetto così ha scelto uno stile che in realtà stava chiudendo i battenti.
      Proprio perché dici di leggermi dovresti sapere che non scrivo mai per partito preso – altrimenti manco li vedrei, i film! – e che i miei gusti sono diametralmente opposti al grande pubblico: non dovrebbe dunque stupirti la mia recensione. La cui prova non essere per partito preso sta nel fatto che ho ben specificato come rivedendolo abbia di parecchio abbassato la stima del film.
      Che a te piaccia Il Corvo non deve voler dire automaticamente che deve piacere a tutti: a te hanno convinto alcune scelte che a me invece non hanno convinto. Così come io adoro molti film che sono a furor di popolo considerati minchiate, ma non per questo accuso i critici di partito preso. Semplicemente mi danno qualcosa che ad altri non danno.
      Il Corvo film non solo non mi ha dato niente, ma mi ha molto infastidito per tutti gli elementi citati. Visto che poi, ripeto, sono fra quei due o tre al mondo a non apprezzarlo, penso che ti possa sentire tranquillo: nessuno porterà giù il corvo dal suo piedistallo.

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  13. Phil ha detto:

    Aggiungo che ho letto la tua rece dei fumetti del corvo e condivido ogni singola parola, soprattutto che il vero punitore era quello in bianco e nero degli inizi e non la roba di Ennis. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Eppure sento ancora gente esaltare una o l’altra delle versioni cinematografiche del Punisher, che stanno a quei fumetti come la cioccolata sta ad una pari sostanza ma diversa fragranza: cosa dovrei dire, che non capiscono niente? Sono gusti… Diversa cosa se si parla di stile e qualità tecnica, che sono cose un po’ più oggettive.

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