Total Recall 5. Portate Swayze su Marte!

Ricostruire la produzione di Total Recall dei primi anni Ottanta attraverso le fonti dell’epoca è un’impresa complessa, visto che i giornalisti stessi testimoniano come le informazioni già all’epoca fossero difficili da seguire. La rivista specialistica “Starburst” nella rubrica delle notizie varie del n. 72 (agosto 1984) riporta: «Dino De Laurentiis ha riaperto i suoi studi di DinoCittà a Roma per girare il suo progetto Red Sonja e il nuovo film di fantascienza di Richard Fleischer Total Recall»: Fleischer? È uno dei vari registi presi in considerazione o un errore di scrittura, visto che è l’autore del citato Red Sonja?

Il toto-registi continua, così su “Starlog” n. 119 (giugno 1987) troviamo questa notizia:

«Total Recall si avvicina alla produzione. De Laurentiis Entertainment Group ora spera di iniziare le riprese del film da 15-20 milioni di dollari quest’anno in Australia. Il regista sarà Russell Mulcahy, noto per Highlander – che ora sta lavorando a Rambo III – o Bruce Beresford. De Laurentiis Entertainment sta inoltre pianificando un film simil-Alien sottomarino da 15 milioni di dollari, Leviathan, anch’esso da girare in Australia.»

Il “simil-Alien sottomarino” si farà poi nel 1989, non in Australia, mentre è curioso che vengano date per imminenti le riprese di un film che non sembra avere ancora un regista. Intervistato da David Hughes per il saggio Tales From Development Hell (2003) Ron Shusett parla di almeno sette registi contattati per il progetto, che però “cadono” come mosche perché – non viene detto ma si legge fra le righe – devono vedersela con Dino da una parte e Shusett stesso dall’altra, cosa non certo facile. Nel saggio viene citato il caso di Richard Rush – regista il cui unico momento di notorietà, il film Professione pericolo (1980), è anche la fine della carriera: riappare in seguito giusto con Il colore della notte (1994) – il quale, contattato, è più che entusiasta di Total Recall, soprattutto del finale della storia: Marte ottiene l’aria, «È meraviglioso, funzionerà alla perfezione!» Peccato che Dino invece odi quel finale, e così licenzia il regista: colpevole di amare un progetto per cui è stato appositamente contattato.

Ron ama Marte, Dino odia Marte: i registi che Ron contatta sono licenziati da Dino e quelli chiamati da Dino se ne vanno perché non sopportano Ron. E con gli sceneggiatori non va certo meglio. Stando alla ricostruzione di Bill Florence di “Cinefantastique” (aprile 1991), nel 1986 Shusett ha affidato la sceneggiatura di Total Recall ad alcuni spin doctor, quella curiosa figura di sceneggiatore che dovrebbe “curare” i lavori di altri sceneggiatori, anche se spesso la cura è peggio del malanno. A questo punto a Ron viene in mente il nome di un amico, con cui ha vissuto un’avventura tutt’altro da ricordare: perché non mettere nei guai anche lui?


L’odissea di Pressfield

Dopo diciassette anni di tentativi infruttuosi, Steven Pressfield – oggi noto romanziere – finalmente riesce ad ottenere un lavoro da scrittore: era il suo grande obiettivo, mentre ricopriva mille mestieri in attesa di raggiungere l’agognata vetta. Insieme a Ron Shusett viene incaricato di scrivere la sceneggiatura di King Kong 2 (1986) per Dino De Laurentiis, un sogno che si realizza… «Abbiamo amato la storia, eravamo sicuri sarebbe stato un successo. Abbiamo anche visto il film finito ed eravamo certi che sarebbe stato un blockbuster». La sera della prima merita di essere raccontata, come l’autore la ricorda nel suo saggio The War of Art (2002).

Steven e Ron invitano parenti ed amici alla prima del film ed affittano un locale del bar vicino casa loro per i festeggiamenti del dopo-spettacolo. Davanti al cinema si presentano i due sceneggiatori, i loro parenti, i loro amici… e nessun altro. C’è solo un tizio in fila, molto dubbioso se entrare davvero in sala. Durante la proiezione gli invitati rimangono in un silenzio stupefatto (mute stupefaction), e quando alla fine si riaccendono le luci… parenti ed amici «scapparono via come scarafaggi nella notte» (like cockroaches into the night).

Il giorno dopo esce la recensione del film su “Variety”: «Ronald Shusett e Steven Pressfield: per il bene delle loro famiglie speriamo che questi non siano i loro veri nomi». Quando arrivano i dati degli incassi della prima settimana il film a malapena viene citato. Pressfield si dice che in città è difficile sfondare, magari in periferia sta andando meglio. Raggiunge un cinema multisala dello sprofondo e chiede in biglietteria come stia andando il film King Kong 2: ottiene il gesto di un pollice verso e la frase «Lascia stare, amico: fa schifo».

«Ero a pezzi. Eccomi, 42 anni, divorziato, senza figli, avevo rinunciato a tutto per inseguire il sogno di essere uno scrittore. Ora avevo finalmente il mio nome su una grande produzione hollywoodiana con Linda Hamilton e com’era andata? Ero un perdente, la mia vita non valeva niente e niente valevo io.»

Malgrado lo sconforto, Pressfield capisce che se vuole scendere nell’arena dei professionisti dev’essere disposto a subire colpi e sconfitte. In seguito si rimboccherà le mani e presenterà il suo primo romanzo, La leggenda di Bagger Vance (1995), che Robert Redford porterà al cinema nel 2000. In Italia Pressfield è più noto per i suoi corposi romanzi storici come Le porte di fuoco (1998), I venti dell’Egeo (2000) e Io Alessandro (2004). Ma quel 1986 il destino ha ancora un colpo da infliggergli: Shusett lo chiama per collaborare di nuovo, scrivendo Total Recall per il nuovo regista ingaggiato.


Swayze su Marte

L’australiano Bruce Beresford era un regista non certo di grido, ma stava godendo un po’ di attenzione mediatica grazie al successo di Crimini del cuore (Crimes of the Heart, 1986) con il tris di star Diane Keaton, Jessica Lange e Sissy Spacek: quest’ultima l’anno successivo sarà nominata all’Oscar per il suo ruolo e vincerà un Golden Globe, ma De Laurentiis ancora non lo sa. Ci sarà tempo per Beresford di avere il proprio momento di gloria nel 1989, con il divertente Alibi seducente con Tom Selleck ma soprattutto con l’enorme successo di A spasso con Daisy: all’incirca nel 1986 è il momento di provare a salvare il salvabile con il progetto di Dino.

Stando al citato David Hughes è stato Dino in persona a contattare Beresford e ad offrirgli quello che nel saggio biografico di Peter Coleman, Instincts of the Heart (1992), è considerato solo uno dei vari contrattempi di quel momento della carriera del regista.

«Ha passato qualcosa come diciotto mesi in pre-produzione, in Australia, gestendo il copione e la costruzione di set enormi, ma al momento poi di iniziare a girare la DEG [De Laurentiis] è collassata e con essa l’affiliata australiana DEL, per cui Beresford era ingaggiato come regista.»

Seguendo la ricostruzione di Will Murray su “Starlog” (ottobre 1990), il copione su cui Beresford sta lavorando non è più quello di Cronenberg bensì una propria riscrittura. Ad un certo punto il regista ha chiesto aiuto anche ad un giovane sceneggiatore la cui particolarità avrebbe invece dovuto tenerlo lontano da un progetto già claudicante. Gary Goldman infatti esplode ad Hollywood co-sceneggiando Grosso guaio a Chinatown (1986) di John Carpenter ma poi si infogna in progetti che non vedono la luce, come per esempio Warrior di Paul Verhoeven: è proprio perché sta lavorando a questo progetto che rifiuta l’offerta di lavorare a Total Recall, stando alla citata ricostruzione di Murray. Quando poi tutto crollerà e salirà in cattedra Verhoeven, Goldman tornerà in azione, ma per il momento esce di scena.

Intanto Beresford rimane in Australia, con più di cinque milioni di dollari già spesi in enormi set, pronti a venire usati in un film che ancora non ha una storia: al massimo ha un attore protagonista, un texano di nome Patrick Swayze.

Patrick Swayze nel 1986

Malgrado sia stato uno dei Ragazzi della 56ª strada (1983) e uno dei Fratelli nella notte (1983), Swayze “nasce” solamente con l’uscita di Dirty Dancing (agosto 1987), quindi nel 1986 in cui probabilmente è stato ingaggiato per il ruolo di Quaid in Total Recall è ancora un normale attore qualunque, probabilmente neanche un volto noto.

Swayze è stato contattato per il ruolo, ingaggiato o addirittura stava lì in Australia ad aspettare l’inizio delle riprese? Non si sa, non ho trovato dichiarazioni dell’attore e il suo nome sbuca fuori nelle ricostruzioni di Total Recall come semplice curiosità, proprio come sbuca fuori Christopher Reeve: non sappiamo se questi nomi sono semplicemente buttati là per far felici i giornalisti o davvero siano stati ingaggiati, magari con tanto di provino.

Il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire Swayze quanto differiva da quello scritto in precedenza per Dreyfuss? Non si sa, non sappiamo niente della versione che avrebbe dovuto interpretare l’attore “ballerino”. Stando al saggio biografico di Rob van Scheers, Paul Verhoeven (1997), nella sceneggiatura di Beresford l’eredità dei marziani consisteva in un grande albero con un sistema di radici piene di materiale nucleare: purtroppo non si sa molto di più sulla sua versione del film, se non che… non piaceva a Ron, tanto per cambiare.

«Aveva un aspetto più “spielberghiano”, più umoristico che grintoso», racconta Shusett al giornalista Bill Florence di “Cinefantastique” (aprile 1991): da notare che Ron voleva fare Indiana Jones su Marte ma aveva criticato Cronenberg perché la sua versione era più simile a Minority Report, che è di Spielberg, regista che sembra l’unico suo metro di paragone. Poi però esce fuori che la versione di Beresford è molto simile a quella poi girata da Paul Verhoeven: anche quella è spielberghiana?

Sembra il Total Recall spielberghiano di Bruce Beresford,
invece sono Patrick Swayze e Lisa Niemi in Alba d’acciaio (1987) di Lance Hool

Negli studi australiani di De Laurentiis era impegnata anche la Introvision, casa di effetti speciali – nata con il capolavoro Atmosfera zero (1981) e che curerà un altro capolavoro come Darkman (1990) – la quale dal marzo del 1987 aveva creato degli storyboard della misteriosa sceneggiatura di Beresford così da capire come organizzarsi: solamente nell’agosto successivo sono riusciti, dopo lunghi sforzi, a ricevere un primo pagamento da Dino, e a dicembre la DEG è fallita, lasciando la casa in mutande. Con l’arrivo della Carolco, la Introvision non è entrata a far parte del nuovo progetto, quindi ha lavorato per un anno del tutto inutilmente. Visto che anche Beresford si è ritrovato fuori dal progetto, non essendo chiamato poi dalla Carolco in favore di Verhoeven, al momento di girare A spasso con Daisy (1989) si ricorda della Introvision e la ingaggia.

David Hughes ci racconta una telefonata che Beresford avrebbe fatto a Shusett, in cui parla affacciato alla finestra del suo studio australiano a guardare i set che vengono smontati. «Il film è sospeso: Dino è andato in bancarotta, almeno ottanta persone sono state licenziate». È la fine del 1987 e Total Recall non solo non è riuscito ad uscire dalle sabbie marziane… ma ha lasciato più di ottanta persone in mezzo alla polvere.

Altri registi a mangiare la polvere marziana…


Conclusione

Perché Steven Pressfield nel suo citato saggio biografico cita il terribile episodio di King Kong 2 ma non spende una sola parola per Total Recall? Quanto ha partecipato attivamente a ciò che è poi arrivato sul grande schermo? I suoi contributi si sono limitati a copioni poi rimasti inutilizzati o qualche sua idea è rimasta? Nessuna dichiarazione in proposito, perché – come per Alien – i giornalisti vanno sempre dalle stesse persone e sempre le stesse persone rilasciano dichiarazioni, perdendo ogni volta l’occasione buona di rimanere in silenzio.

«Ho sempre avuto un dono naturale per la narrazione [storytelling], così come per i momenti importanti di un film: che si tratti di semplice suspence, di azione o di immagini potenti, come la testa dell’oracolo nel petto del tizio di Total Recall

Chi è questo mitomane? Sembra Dan O’Bannon, invece è il suo “compagno di merende” Ron Shusett, che si attribuisce il Kuato di Cronenberg, si loda e si imbroda con Will Murray di “Starlog” (aprile 1992). «Io ho due dei dieci migliori film di fantascienza mai fatti», cioè Alien e Total Recall: finché i giornalisti continuano a mettergli un microfono davanti alla bocca, Shusett continua ad attribuirsi meriti immaginari.

L’articolo di Murray nasce in occasione dell’uscita al cinema di Freejack. In fuga nel futuro (1992) di Geoff Murphy, un film minuscolo dal grande cast – Emilio Estevez, Mick Jagger, Rene Russo ed Anthony Hopkins – che Shusett non ha problemi a definire il suo terzo capolavoro all’attivo, tranne che sarà un buco nell’acqua di dimensioni titaniche: costato circa 30 milioni di dollari, solo con molta fatica riuscirà a racimolarne metà. (Nota personale: all’epoca anche il più minuscolo filmetto fetente aveva comunque elementi buoni e motivi per essere visto: Freejack non aveva niente. Era un buco con il niente intorno, e fissavo lo schermo chiedendomi com’era possibile fare una roba così brutta.)

«Io e Steve Pressfield stavamo cercando vecchie storie che mi avessero impressionato, sin da quando ci era venuto così bene Total Recall, e io ho trovato questo.»

Questa dichiarazione di Shusett riguardo la sceneggiatura di Freejack ci dice molto sul rapporto difficile che ha sempre avuto con i veri sceneggiatori: sono in due a cercare storie che abbiano impressionato solo lui, e malgrado fossero in due a cercare… la storia l’ha trovata solo lui. Per Ron dunque Steve Pressfield non ha alcun peso, quindi probabilmente non sapremo mai quale sia stato il suo vero apporto a Total Recall.

(continua)


Fonti

L.

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14 risposte a Total Recall 5. Portate Swayze su Marte!

  1. Cassidy ha detto:

    Patrick Swayze era il nome spendibile in ogni momento, in carriera è stato così versatile da poter essere usato come buono, come cattivo, come protagonista in grado di far scaldare gli ormoni femminili, azzeccato nella parti da duro ma anche nelle scene di ballo, ci credo che ad un certo punto abbiano pensato anche di spedirlo su Marte! Dopo “King Kong 2” Pressfield ha capito come stare tra i professionisti, bisogna anche dire che il successo ha sempre tanti padri, siamo in viaggio verso Marte da qualche settimana, e già sono saltati (e scesi) a bordo del progetto più nomi di un elenco del telefono 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai chiunque non avesse niente da fare negli anni Ottanta, si buttava su Total Recall 😀
      Venghino, che c’è posto…
      Mentre Dan O’Bannon cacciava via tutti, che non erano alla sua altezza, Ron si circondava di chiunque, tanto poi raccontava che era lui a fare tutto: due maestri del cinema all’insaputa del cinema 😀

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Eh sì, Swayze era un po’ come Samuel L.Jackson nei 2000, spendibile in qualsivoglia tipologia di pellicola! Coincidenza vuole che questi giorni abbia scovato un possessore di film assai interessanti condivisi su youtube e in vari di essi che non ricordavo…chi spunta? Swayze, of course! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ohhhh i “posssessori di film condivisi” sono nostri fratelli, perché recuperano dal passato materiale dimenticato dalla nostra distratta distribuzione. Facci sapere ^_^

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  2. MisterZoro ha detto:

    Questo viaggio sul tribolatissimo film sta diventando ancora più interessante del film stesso.
    Spero che a questo trattamento, nel corso del tempo, verranno sottoposti tanti altri film della mia infanzia/adolescenza.

    Grande Lucius!

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Arrivo lungo in sti giorni, ma arrivo anch’io. Come se non bastasse il caos tra gli autori, ora si aggiunge benzina sul fuoco con gli attori.

    Ammetto che un “Predatori dell’Arca Perduta” stile Spielberg, con Swayze, la Stone (magari il suo nome era già tra i papabili?) e Ironside (idem) diretto da… Da… Da coso… Quello là… Vabbè, prodotto da De Laurentiis sullo stile… Boh! Si, insomma, un pastrocchio con Patrick Swayze in locandina non sono proprio sicuro che l’avrei visto al cinema!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nel caso non saresti stato tu il pubblico di riferimento: Swayze trascinava fiumi di fanciulle, ma solo quando faceva film romantici o “da figo”, quindi per Total Recall sarebbe stato un passo falso averlo da protagonista.

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  4. Giuseppe ha detto:

    Sempre ammesso che, a questo punto, Steve Pressfield l’abbia avuto davvero un qualsiasi apporto a Total Recall… Quanto a Swayze, con quelle ancora fin troppo incerte premesse (e sempre che poi sia stato davvero contattato a riguardo) è un bene che non l’abbiano spedito su quel Marte tanto odiato da De Laurentiis 😉
    P.S. Freejack, ovvero come avere Mick Jagger nel cast e non sapere che farne nemmeno di lui…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I titoli di testa dei film, ormai lo sappiamo, non vogliono dire nulla, così come Dan e Ron raramente rilasciano dichiarazioni che assomiglino alla verità: finché non sarà Pressfield a darci la sua versione dei fatti non sapremo mai cosa ha scritto di Total Recall.
      P.S.
      Freejack non lo rivedo dall’epoca ma ricordo la profonda sensazione di vuoto che mi prese: com’era possible sbagliare ogni singolo fotogramma di un film?
      All’epoca Hopkins era il nuovo dio in terra grazie all’oscar per Hannibal Lecter quindi ricordo che gli speciali in TV spacciavano “Freejack” come “il nuovo film con il Premio Oscar Hopkins”, con Estevez e Jagger a fare da comparse, perciò le premesse resero ancora più assurda la visione.

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  5. Sam Simon ha detto:

    Splendido resoconto che mi sto gustando piano piani, un pezzo alla volta!

    Simpatico Ron, un giocatore di squadra! Comunque in generale devi essere mitomane o pazzo per fare cose spettacolari nel cinema, temo. Ho visto un’intervista surreale di Winding Refn a Friedkin in cui il primo si loda da solo talmente tanto che il buon Friedkin a un certo punto chiede di chiamare un’ambulanza… Però fa bei film il buon (no) Refn!

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