The Crow 1,5 (1993) In morte di Brandon Lee

Durante le riprese de Il Corvo Brandon Lee e lo sceneggiatore David J. Schow hanno fatto amicizia e si rilassano spesso insieme al bar dell’albergo dove alloggiano. Una sera, fra un CD di Tom Waits e una bevuta di Southern Comfort, il giovane attore racconta allo scrittore di quando va a Seattle a trovare la tomba del padre, davanti alla quale si siede a parlare con la lapide: quasi sempre arriva qualche scocciatore che gli chiede di spostarsi, perché deve fare una foto alla tomba di Bruce Lee.
Neanche una settimana dopo aver raccontato questo aneddoto, Brandon è stato sepolto accanto a quella tomba: nessuno ora gli chiederà più di spostarsi.

Della triste fine di Brandon Lee ho già accennato parlando del gioco della morte di suo padre, ma in occasione del viaggio nell’universo del Corvo ne approfitto per presentare la ricostruzione del suo incidente mortale curata dal giornalista William Wilson Goodson jr. e presentata nell’estate del 1994 sulla rivista specialistica “Imagi Movies” (figlia di “Cinefantastique”).


Tragedia sul set

Mezzanotte e mezza, è da poco iniziato mercoledì 31 marzo 1993. Brandon Lee sta girando una scena dove il suo personaggio entra da una porta con in braccio le buste della spesa e l’attore Michael Massee (il biondo Funboy nel film) gli spara un colpo di pistola: Brandon deve azionare un esplosivo nascosto nelle buste della spesa, che farà schizzare il sangue in aria, e cadere come se fosse stato colpito. La scena è perfetta… troppo perfetta. Brandon è caduto benissimo… ma non si alza.
È subito chiaro che c’è qualcosa che non va e interviene la squadra d’emergenza che è sempre presente sul set, e visto che l’attore non sembra riprendersi viene subito trasportato al New Hanover Regional Medical Center (vicino Wilmington, North Carolina), dove arriva poco dopo l’una del mattino: Brandon è ancora vivo e all’ospedale gli viene riscontrata una ferita all’addome.

Il chirurgo Warren W. McMurray riscontra ferite all’intestino ed emorragie estese: Brandon alle 7 del mattino viene portato al reparto di cura intensiva e sottoposto a ripetute trasfusioni di sangue. Lo stesso, all’una e quattro minuti del pomeriggio muore. Fra le braccia della fidanzata Eliza Hutton che ha fatto in tempo ad arrivare da Los Angeles: dovevano sposarsi di lì a qualche settimana.
La madre, Linda Caldwell, riuscirà ad arrivare dall’Idaho solo cinque ore dopo.

Il 3 aprile 1993 Brandon Lee viene sepolto accanto al padre Bruce, a Seattle, ma non è una fine: è solo l’inizio… delle speculazioni. La prima ipotesi a girare è che l’esplosivo nelle buste della spesa sia stato preparato male ed abbia colpito l’attore, ma il 1° aprile – quasi per un crudele pesce d’aprile – l’autopsia sul corpo del giovane riporta la presenza di un proiettile calibro 44 nei pressi della spina dorsale, e la stampa esplode.
Bruce Lee è molto famoso in America, soprattutto fra chi non conosce i suoi film. L’immagine-tipo del maestro marziale infatti è legata alla celebre tuta gialla con fasce nere laterali, tratta da Game of Death: tutti però fanno confusione fra i pochi minuti realmente girati da Bruce e il film falso inventato dalla Golden Harvest. Il film dove un mafioso spara a Bruce sul set con una pistola caricata con proiettili veri. Una trovata di pura fiction che d’un tratto diventa fatto documentato in tutti i giornali del mondo.

L’uomo che sparò “sul serio” a Bruce Lee ma in realtà era solo un film!

Mentre la notizia di proiettili veri sparati su un set gira tutto il mondo, il caso Lee passa agli investigatori dell’NC Labor Department’s Division of Occupational Safety and Health: un nome lungo e altisonante per indicare semplicemente l’organo di controllo sulla sicurezza nei posti di lavoro. Dalle loro indagini risulta un problema troppo complesso perché possa essere riportato dagli organi di stampa, più interessati a notizie stringate e sensazionalistiche. Chi critica l’informazione veicolata da twitter dimentica che è sempre esistita, anche se in altre forme.

Non tutte le pallottole usate nei film sono uguali: ci sono proiettili “a salve” per le sparatorie e proiettili “quasi veri” per i primi piani: quando una pistola viene inquadrata da vicino per un primo piano, se sparasse un proiettile a salve la scena risulterebbe falsa, così vengono preparate delle cartucce senza polvere da sparo. Non viene espulso alcun proiettile, ma il suono dello sparo è identico e soprattutto viene espulso un bossolo vuoto, per “fare scena”. Il problema è che dopo aver girato un primo piano con una di queste cartucce “quasi vere”, uno dei proiettili è rimasto nella canna senza che nessuno se ne accorgesse: quando Massee poi ha premuto il grilletto davanti a Brandon, malgrado la pistola fosse caricata a salve comunque un proiettile è stato esploso, colpendo in pieno l’attore, purtroppo in un punto vitale. Un caso su un milione, visto poi che Massee non stava certo mirando con precisione: solo una maledetta sfiga. Aiutata però da una gestione del set particolarmente incapace.

Un attore gettato in un set molto pericoloso

La Crowvision Inc., la casa di produzione del film, è stata multata di 70 mila dollari per aver portato proiettili veri sul set, anche se solo per i primi piani, di altri 7 mila per non aver controllato le pistole fra una ripresa e l’altra – cosa che avrebbe salvato la vita a Brandon – e ulteriori 7 mila per aver permesso che si sparasse alla volta di un attore, cosa da sempre vietata nel cinema, e anche per non aver organizzato un sistema di protezione per il resto della troupe, in caso di proiettili di rimbalzo.
Ovvio che le multe ormai non servono a niente, una volta morto Lee, ma indicano la totale dabbenaggine criminale con cui il film Il Corvo è stato girato, con una produzione che per risparmiare pare abbia mandato subito via il responsabile delle armi: da qualche parte si deve risparmiare, perché quindi non sulla sicurezza degli attori?

La Crowvision si è difesa affermando di aver seguito tutte le regole, ma è palese che così non sia stato: il non aver dichiarato chi fisicamente abbia passato la pistola a Massee, cioè il colpevole del mancato controllo, la dice lunga sulla cattiva coscienza della casa. La mancanza di protezioni addosso a Brandon è stata giustificata con il fatto che l’esplosivo non era sul suo corpo bensì nelle buste della spesa, così come la pistola puntatagli addosso è stata giustificata con l’indecisione di Massee su quale cinepresa lo stesse inquadrando: tutte scuse che non sembrano aver funzionato, visto che la Crowvision ed Ed Pressman sono stati condannati ad un rimborso sia alla madre che alla fidanzata dell’attore.

La dedica anche alla fidanzata di Lee

La sfortuna e l’incuria hanno funestato la lavorazione de Il Corvo sin dall’inizio. Un membro della troupe ha rischiato di morire fulminato, un altro ha avuto una mano trapassata da un cacciavite, due dei set sono stati spazzati via da una tempesta, un pubblicista è stato coinvolto da un incidente d’auto ed uno degli uffici della produzione è stato distrutto da un’auto fuori controllo. Una pacchia per i giornalisti e per i fan, che così possono parlare di “film maledetto”, distraendosi dalla palese incapacità di una produzione di garantire la sicurezza dei propri lavoratori.

Dopo la morte di Lee le riprese si fermano per alcune settimane e bisogna prendere una decisione: il film va finito assolutamente che se no si perdono troppi soldi, ma serve stabilire come. Quando Brandon è stato colpito mancavano pochi giorni alla fine delle riprese (c’è chi dice 8, chi dice 9, chi più, chi meno) e in pratica l’attore ha già girato tutte le scene utili: mancano solo quelle dei flashback dove ci viene mostrata la sua vita con la fidanzata: andrà tutto pesantemente tagliato. A giugno 1993 si riparte con le riprese e si aggiungono scene con altri personaggi, piuttosto che ricorrere a controfigure di Brandon per i flashback di Eric Draven.
Inoltre la Crowvision ha nei giornalisti i migliori alleati per salvare in modo perfetto ed economico la situazione: si manda in giro la leggenda dell’attore ricostruito con sofisticate tecniche digitali, affascinante balla messa in giro da una produzione incapace anche solo di procurare protezioni ai propri dipendenti: figuriamoci usare la computer graphic. Così a costo zero – l’unico obiettivo del film – il mondo si infiamma all’idea che gli effetti speciali siano arrivati a tal punto che è possibile ricreare un attore nelle sue “scene mancanti”. Ma dove? In quali scene? Nessuno dei recensori dell’epoca lo sa, nessuno della produzione lo rivela, nessuno ne parla: perché grazie alla morte di Brandon del film si può parlare solo bene. Non è più cinema, è fede religiosa.

Il massimo degli effetti speciali messo in campo dalla pezzente Crowvision è una palese citazione del Game of Death di Robert Clouse, quando l’attore-sosia di Bruce Lee si mette davanti ad uno specchio… con appiccicata la foto di Bruce!

Bruce Lee “ricreato” allo specchio! Tale padre…

… tale figlio

Conclusione

Brandon Lee e David J. Schow

Nel giugno 1994, quando “Fangoria” n. 133 presenta il film, dalla sua rubrica David J. Schow racconta di quella domenica sera al bar dell’albergo, quando Brandon gli aveva chiesto di fare una partita a biliardo. Erano a metà delle riprese e gli avventori ormai sapevano che quella era “gente di cinema”, anche se ignoravano chi fosse Brandon Lee. Alla gente che chiedeva le loro mansioni, Schow rispondeva che faceva l’attrezzista e Brandon diceva di essere quello che teneva il microfono in scena. Poi, quando gli estranei abbassavano le difese, era il giovane attore con sguardo cupo a colpirli.

«Se tu morissi e avessi la possibilità di tornare per due giorni, lo diresti alle persone che ami? O eviteresti loro questo dolore?»

Brandon Lee è Eric Draven, e non lo è diventato: con il film Il Corvo ha solo scoperto di esserlo. Il Destino gli ha concesso lo stesso dono del padre: la cristallizzazione nel momento più alto della propria vita, prima che l’inevitabile declino e film sbagliati lo avessero reso una parodia di se stesso.
La famiglia ovviamente la penserà in modo diverso, ma da spettatore posso dire che oggi vedere Brandon Lee fare filmacci fetenti in Romania come Steven Seagal sarebbe uno spettacolo imbarazzante, come lo è per gli altri attori d’azione dell’epoca: invece Brandon sarà per sempre il Corvo, soprattutto per chi non ha mai voluto vedere gli altri suoi film – è l’unico attore al mondo di cui non si siano ripescati i suoi vecchi film dopo il successo!

Come persona non possiamo che piangere il suo destino, ma come personaggio… meglio essere il Corvo per sempre che una lunga vita da Seagal.

L.

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24 risposte a The Crow 1,5 (1993) In morte di Brandon Lee

  1. Kukuviza ha detto:

    Che tristezza. Ma la casa di produzione ha almeno chiuso i battenti? Certo che pur di risparmiare ne combinano di ogni, anche di altre produzioni di cui hai scritto c’è da meravigliarsi che non accadano tragedie ogni un per due, visto il pressapochismo con cui lavorano.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ gente furba, fondare una casa come la Crowvision unicamente per le riprese di questo film significa che la casa non apparirà più, così qualsiasi responsabilità verrà dimenticata: chi faceva parte della Crowvision che ha gestito così male il set? Boh…
      Se ti capita, fai caso ai film americani in cui un personaggio spara a un altro: se il film è in bianco e nero, l’attore sparerà a terra, se il film è a colori i due verranno ripresi in modo che non si può stabilire dove stia puntando la pistola. Proprio perché è da sempre vietato puntare una pistola ad un attore, anche se caricata a salve, e nei film dove si vedono spari ravvicinati servono un sacco di permessi e gente qualificata sul posto a garantire la sicurezza. Tutta roba che costa, e che le piccole case non possono permettersi, infatti ultimamente preferiscono pistole che non sparano: gli spari verranno aggiunti al computer dopo!
      E’ un miracolo che dal Corvo siano usciti vivi anche gli altri attori…

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      • Giuseppe ha detto:

        Già 😦 Non che le grandi case ci facessero sempre una figura migliore, vedi la Warner Bros degli anni d’oro: ricordi com’è andata a Vic Morrow e alle due giovanissime comparse durante le riprese del primo episodio del film “Ai confini della realtà”? Ogni volta che ci ripenso mi vengono i brividi!
        Tornando al povero Brandon/Draven (perché, davvero, alla fine persona e personaggio erano tutt’uno), è triste scoprire quanto dietro la “leggenda” della sua prematura dipartita non si nascondessero altro che criminale incompetenza unita a mancato rispetto delle più basilari norme di sicurezza. Tra l’altro, in quello stesso anno, un “attore ricostruito con sofisticate tecniche digitali” se lo sarebbe al limite potuto permettere qualcun altro (che però si stava occupando di dinosauri clonati), non certo una casa farlocca come la Crowvision…
        P.S. Ovviamente non posso che condividere in toto il tuo epitaffio finale 😉

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  2. Celia ha detto:

    Meglio un giorno da corvo che una vita da gabbiano, ahah XD
    (Oddio, mi sa che io opterei per il gabbiano. E poi Seagal è uno dei picchiatori coi quali son cresciuta).

    Per il resto, meglio non mi esprima.
    Non mi basterebbero le bestemmie.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahahah non avevo pensato al gioco di parole ornitologico! ho preso Seagal ad esempio perché è quello che ha aperto la via alla Z bulgaro-romena che poi ha accolto i vecchi eroi dell’epoca, tipo Van Damme e Lundren. Brandon Lee era destinato a quel futuro, quindi da spettatore forse è meglio un giorno da Corvo…

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      • Celia ha detto:

        Eh, ma chissà quante goduriose schifezze avresti potuto recensire, a quest’ora!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ci sarebbe stato gusto, però, come non c’è gusto con Seagal. Tutti quelli che dicono d’amarlo in realtà ignorano il 99% dei suoi film, così come tutti quelli che dicono di amare Brandon Lee se ne fregano dei suoi lavori precedenti: se non fosse morto, già nel 1995 nessuno si sarebbe ricordato né del film né di lui, quindi sarebbe uno dei tanti attori che hanno infiammato i Novanta e poi si sono persi nel nulla di minuscoli film di serie Z.
        Di sicuro tutti avrebbero scritto che non aveva il talento del padre, come lo dicevano prima che morisse, e quindi sarebbe stata una carriera ben misera: lo avremmo ritrovato nel cast dei Mercenari di Stallone, e solo allora tutti avrebbero fatto finta di riconoscerlo…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Pensavo che il gioco con Seagal/Seagull fosse voluto XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha il mio inconscio va per conto suo 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Lettura triste, tragica ma molto interessante (e che ti fa salire una certa rabbia). Sapevo ovviamente della morte di Brandon sul set ma non ne avevo mai approfondito le dinamiche quindi ho appreso cose che non conoscevo, anche circa la gestione dei proiettili in questo caso. Sull’inettitudine (connessa con notevole dose di sfortuna nel caso di Brandon) meglio non esprimersi…

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  4. Pietro Sabatelli ha detto:

    Per fortuna è stata una tragedia che ha poi evitato incidenti del genere in futuro, magra consolazione però 😦

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  5. Cassidy ha detto:

    Forever young cantava Bob Dylan, meglio corvo per sempre che tricheco con la coda. Ma poi l’attrezzista sul set non era Chad Stahelski? So che la storia è tornata di moda con il successo dei suoi “John Wick”, i soliti complottisti parlavano di successo per Chad Stahelski dopo aver “ucciso” Brand Lee si, trent’anni dopo però, vabbè di teorie assurde dai tempi del Maestro Bruce Lee ne sono volate fin troppe. So però che Stahelski aveva vinto una causa legale legata alla pallottola rimasta nella canna, e se non ricordo male, pare che dopo abbiano modificato il regolamento sui controlli da eseguire sulle armi sul set, ma non cambia il fatto che si tratta davvero di sfiga. Brandon Lee è rimasto congelato per sempre in un ruolo, un centimetro più in là sarebbe stato tutto diverso, un battito di ali, di corvo e non di farfalla in questo caso. Cheers!

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  6. Sam Simon ha detto:

    Ho ascoltato giusto poco tempo fa un bel podcast su Bruce e Brandon Lee (una delle prime puntate di You Must Remember This Podcast, consigliatissimo) e fa veramente impressione la serie di circostanze assurde per cui morì il povero Brandon Lee.

    E se si pensa che tutto questo è accaduto in nome del low cost e del risparmio personalmente mi ci arrabbio pure. :–/

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  7. Zio Portillo ha detto:

    Appendice molto bella con una chiusura dolce-amara che è perfetta per descrivere la parabola di Brandon Lee. Fine, ahimè, arrivata per lui prestissimo quando si trovava allo zenit assoluto e che ha reso immortale un attore di serie B (spero nessuno si offenda…).

    In un universo parallelo Steven Seagal ha girato “Nico”, “Programmato per uccidere” e “Duro da uccidere”. Un incidente sul set del suo ultimo film “Trappola in alto mare” gli ha stroncato la vita e la carriera, oltre ad aver disintegrato la carriera del suo “rivale” sul set: Tommy Lee Jones, sparito per anni tra alcol e droga e ora riapparso in minuscoli ruoli umilianti. Per omaggiare l’attore scomparso, innumerevoli dojo in giro per il mondo sono stati chiamati come il Maesto Seagal, così come il più grande torneo della disciplina e la cintura massima aspirabile si chiamano come lui. Schiere di fan inconsolabili si sono fatti crescere il codino come il loro idolo prematuramente scomparso lanciando una moda durata anni.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Guarda che per molti è andata così: di solito chi parla di Seagal si è fermato al massimo alle Montagne rocciose, poi non ha mai visto nulla dei cento altri suoi filmacci 😀
      Seagal credo sia il primo caso di attore dato per morto pur rimanendo in vita… se poi me la chiami vita, quella 😀

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  8. mikimoz ha detto:

    La vedo esattamente come te, bro.
    Ha chiuso al meglio, è diventato lui stesso un cult come il film che lo ha ucciso. Una storia incredibile, perché il film parlava già di lui.
    Comunque, almeno una piccolissima scena alterata al computer dovrebbe esserci, perché è abbastanza innaturale… avranno tipo appiccicato il volto di Brandon in una scena scartata o in scene di prova…

    Moz-

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quella dello specchio è l’unica scena che già all’epoca venne presentata come “rifatta al computer”, modo un po’ altisonante per indicare un rimaneggiamento. Per il resto Lee aveva già fatto tutte le riprese e mancavano quelle dei lunghi flashback, tutti tagliati. Così c’era più spazio per i criminali stupidi che fanno cose stupide 😀

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  9. Conte Gracula ha detto:

    Bisognerebbe chiedere al diretto interessato se avrebbe preferito morire in una produzione pasticciona o diventare uno scaldabagno che ogni tanto tira un calcetto nell’Europa dell’est.
    Secondo me, essendo stato belloccio, in un calo di carriera sarebbe finito a fare i film romantici di Natale o la pubblicità del caffè in Italia 😛

    Comunque, ai tempi ne hanno scritto a iosa, di cavolate: se ricordo bene, qualcuno scrisse che anche Bruce Lee fu ucciso sul set da un colpo di pistola. E poi, ovviamente, il momento Adam Kadmon, con la maledizione etc. etc.
    I social odierni sono solo un aggiornamento degli spargi-boiate di sempre ^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti pare che prima di twitter non esistessero le balle! 😀
      Come ho detto, dal punto di vista umano uno avrebbe augurato lunga vita a Brandon, ma come spettatore sarebbe stato uno spettacolo triste il suo inevitabile declino nel cinema direct-to-video. All’inizio avrebbe schifato i seguiti del Corvo, poi dopo il Duemila e la morte del cinema sarebbe tornato con gusto a sguazzarci, essendo l’unico film suo noto al pubblico, così si sarebbe pittato la faccia pienotta e avrebbe indossato un costume di pelle strettino sulla pancia… No, da spettatore non posso augurarmi un futuro del genere…

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