Total Recall 6. Un austriaco su Marte

Una domanda scuote il suolo marziano: Total Recall avrebbe avuto lo stesso successo senza Arnold Schwarzenegger? Nel 1990 forse si poteva ancora discutere sulle risposte, perché si credeva in un cinema che esistesse anche al di fuori delle grandi star: oggi sappiamo che solo i nomi noti riescono a far vendere bene i film, perciò la mia personale opinione è che no, Total Recall senza l’austriaco muscoloso sarebbe stato solo uno dei tanti film di fantascienza nati in quel periodo e subito dimenticati, rimasti nel cuore solo degli appassionati del genere. Ma è solo la mia opinione senza importanza.

Chiusa la parentesi “esistenziale”, passiamo a questioni più concrete: quand’è che Schwarzenegger è partito per Marte? Quand’è che l’attore è entrato nel progetto di Total Recall? Altra bella domanda…


Un austriaco su Marte

Churubusco Studios, Città del Messico. Paul Verhoeven dà l’azione e delle guardie si fanno addosso ad Arnold Schwarzenegger, che comincia a picchiare tutti, distruggendo ogni cosa. La scena è lunga e il giornalista di Will Murray vi assiste rapito, per il suo servizio che apparirà su “Starlog” nel luglio del 1990.

Dopo tre ciak viene data la pausa nelle riprese, così l’attore austriaco si infila un enorme sigarone in bocca e si siede a parlare con il giornalista, premettendo però che non può rivelare nulla della complicata trama del film, a parte la trametta nota: nel 2075 un uomo qualunque sogna una vacanza su Marte, poi finalmente ci va… e succedono cose. Invece può dilungarsi sul suo rapporto con il progetto.

«Sono venuto a conoscenza [del progetto] quando ho fatto Codice Magnum con Dino De Laurentiis, e me ne sono innamorato. Ne ho parlato con Joel Silver, che stava producendo Predator: eravamo entrambi d’accordo di fare il film, ma poi tutto venne accantonato per un motivo o per l’altro.»

Stando alla rivista specialistica “Variety” del 27 novembre 1985, Codice Magnum (uscito nel giugno 1986) si è iniziato a girare dall’ottobre 1985, cioè all’incirca nel momento in cui David Cronenberg ha mollato tutto ed è andato a lavorare a La Mosca: visto che solo dal 1986 si parla di Bruce Beresford, a quanto pare Schwarzenegger si è interessato al progetto proprio in un momento di “buco”: poteva essere l’occasione giusta, ma le cose non sono andate così.

Stando a quanto racconta l’austriaco a Murray, ha sentito di nuovo parlare del progetto quando Dino ha avuto problemi finanziari e ha dovuto chiuderlo: quindi probabilmente sul finire del 1987.

«Così saltai a bordo, dicendo alla Carolco che avrei amato farlo se il copione fosse stato riscritto in modo soddisfacente.»

È un brutto momento per la Carolco, ma i fondatori Mario Kassar ed Andrew G. Vajna ancora non lo sanno. Nel 1988 stanno per arrivare cocenti insuccessi al botteghino, come Rambo III (1988) con Stallone, incassi difficili come Danko (1988) con lo stesso Arnie e incassi risicati come Essi vivono (1988) di Carpenter. Malgrado i grandi nomi coinvolti sono tutte produzioni a bassissimo budget (a parte Rambo), eppure i risultati sono scarsi: non sembra una casa in grado di affrontare gli enormi costi di Total Recall, ma evidentemente Schwarzenegger riesce ad essere convincente. (Però il successo dell’epoca I gemelli lo va a girare per la Universal!)

Durante la citata chiacchierata con Murray d’un tratto Schwarzenegger ha un “momento alla O’Bannon” (o Shusett, che è uguale): è stato lui a portare a bordo lo sceneggiatore Gary Goldman, che si è affiancato allo sceneggiatore-produttore Ron Shusett, poi ha portato anche il regista Paul Verhoeven, ha supervisionato le revisioni del copione, la costruzione dei set e si è occupato anche della scelta del cast. Nient’altro, Arnie? Dài, lascia fare qualcosa ai tanti tecnici assunti, se no che li paghiamo a fare? Si parla di 500 membri della troupe: tutti inutili, che tanto fa tutto Arnie.

«Ho lavorato molto nella posizione di produttore esecutivo, ad eccezione di assumermi responsabilità: quelle sono della Carolco. Sono stato davvero contento che siano saliti a bordo. Volevo che il progetto funzionasse, e mi sono reso conto che con tanti sceneggiatori coinvolti io dovevo stare al di sopra, ed è quel che ho fatto.»

Schwarzy sta parlando seriamente, vuole fare il produttore senza produrre, vuole comandare senza responsabilità, e in fondo è un attore così sulla cresta dell’onda che può permetterselo: anche perché sono gli ultimi sgoccioli della sua carriera. Gli anni Novanta sono dietro l’angolo e l’ego dell’austriaco dovrà scendere a più miti consigli.

Dài, Arnold, fai fare qualcosa anche a me!

Lo stesso giornalista passa da Shusett per farsi raccontare la sua versione dei fatti.

«Arnold era la punta di diamante per convincere Paul Verhoeven e per spingere la Carolco a finanziare il progetto. A malapena conoscevo Arnold la prima volta che si è interessato a Total Recall, non avevo alcun rapporto con la Carolco: ero l’ex moglie di Dino che la casa si è ritrovata in eredità. Devo ringraziare l’entusiasmo di Arnold e la sua tenacia nel credere nel progetto, e per avermi salvato dall’esserne tagliato fuori: è stata la fiducia di Arnold in me e il suo desiderio di tenermi a bordo che ha salvato la mia partecipazione al film.»

Tutte queste belle parole del 1990 evaporano nel 2012, quando Schwarzenegger presenta la sua autobiografia dal titolo più che perfetto: Total Recall. Curiosamente nessuna grande casa editrice italiana allunga una mano fuori dalla propria tomba per interessarsi al libro, e così nel 2016 Rossella Pruneti lo traduce per la RP Publishing con il titolo Tutta la mia vita. Forse temeva che non ci fossero abbastanza italiani che avrebbero colto un gioco di parole come “Memoria totale”.

«Ero molto arrabbiato che Dino non me lo avesse offerto [il film], perché gli avevo detto che mi sarebbe piaciuta la parte. Tuttavia De Laurentiis era di altra idea. Prese Richard Dreyfuss per il tentativo a Roma e Patrick Swayze di Dirty Dancing per quello in Australia. Nel frattempo a me assegnò Codice Magnum. Erano finalmente arrivati al punto di costruire un teatro di posa in Australia e cominciare le riprese quando Dino ebbe problemi finanziari. Una cosa che era accaduta numerose volte durante la sua carriera. Comportò che si alleggerisse di alcuni progetti.»

A parte la piccola discrepanza di Codice Magnum, che qui viene dato dopo il mancato ruolo in Total Recall mentre nel 1990 lo stava già girando quando ha saputo del progetto marziano, a cambiare è la considerazione che Arnold ha di se stesso: «Io ero la forza motrice per tutti questi anni». Un modo simpatico per dire tutto e niente, cioè non si intesta più un elevato impegno produttivo e tecnico come nel 1990 ma si limita giustamente a sottolineare come il suo nome e la sua passione fossero ottime forze motrici anche per progetti difficili.

Nell’audio-commento del film, presente nell’edizione DVD Universal 2010 – registrato dichiaratamente nel 2001 – Arnold afferma di ricordare bene le tribolazioni della sceneggiatura di Total Recall.

«Ricordo che Dino De Laurentiis era nella pre-produzione del film in Australia, alla fine ebbe problemi finanziari. Lo chiamai e gli chiesi se avrebbe venduto il film, mi rispose di sì. Chiamai subito la Carolco e dissi a Andy Wajna e Mario Kassar: “Chiamate subito Dino De Laurentiis e comprate il film”. E bang, poche ore dopo comprarono il film e ti contattai. Ti ricordi?»

L’attore sta parlando al regista Paul Verhoeven, che interviene specificando che è stato lui a chiamare a bordo lo sceneggiatore Gary Goldman – e non Arnie, come diceva quest’ultimo nel 1990 – ma in questo viaggio non mancheranno di certo le leggende che accompagnano sempre una grande produzione filmica. Come la leggenda dell’incontro fra attore e regista.

Nella sua citata biografia Schwarzenegger racconta che dopo l’acquisto da parte della Carolco del progetto di Dino ancora non si trovava un regista, poi un giorno in un ristorante incontra Paul Verhoeven. «Non ci eravamo mai visti prima ma io lo riconobbi: un danese magro, con lo sguardo intenso e dieci anni circa più di me». L’attore si avvicina al regista ed inizia a fargli i complimenti per i suoi film, soprattutto L’amore e il sangue (1985) e ovviamente RoboCop (1987). «Mi piacerebbe lavorare con te, un giorno» gli dice infine Arnold, e Paul risponde «Anche a me piacerebbe lavorare con te. Magari possiamo trovare un progetto per farlo»: all’attore non resta che calare subito l’asso e parlare del progetto Total Recall al regista, chiamando poi la Carolco per far mandare il copione a Verhoeven già il giorno dopo. Una bella storia edificante, che Arnold ripete nell’audio-commento del DVD chiedendo a Paul se la ricorda, e quest’ultimo bofonchia: probabilmente non è andata così.

Che Schwarzenegger sia convinto sia andata così lo dimostra il fatto che ripete questa storia sia nelle interviste del 1990 che nella biografia del 2012, il problema è che assomiglia in modo curioso ad un’avventura parimenti leggendaria del suo fan numero uno, il giovane Jean-Claude Van Damme che in un ristorante avvicinò Menahem Golan e, mettendosi in spaccata sul tavolo, gli chiese di collaborare con lui, convincendolo. (Visto che Golan non capì mai il potenziale di Van Damme, è probabile che anche stavolta non sia andata così.) Questa storia girava nello stesso periodo di quella di Arnie: probabilmente nei primi Novanta andava di moda raccontare di incontri al ristorante da cui nascevano grandi film e nuovi divi.

A questo punto è importante capire chi sia l’uomo che è salito al comando del nuovo progetto Total Recall, destinato a portarlo al successo lavorando a sorpresa con un’estrema povertà di mezzi, riuscendo a non farlo notare. L’uomo che afferma (sghignazzando) di aver dato al film un dutch touch, un tocco olandese.

(continua)


Fonti

  • Will Murray, Man Without Memory, da “Starlog” n. 156 (luglio 1990)
  • Arnold Schwarzenegger, Tutta la mia vita (Total Recall, 2012), traduzione di Rossella Pruneti, RP Publishing, novembre 2016

L.

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14 risposte a Total Recall 6. Un austriaco su Marte

  1. Il Moro ha detto:

    La risposta è no: non avrebbe avuto altrettanto successo senza Swartzy, sicuramente.

    Piace a 1 persona

  2. Zio Portillo ha detto:

    E basta?!?! Mi lasci così fino a venerdì prossimo? Dai Lucius, non si può!

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  3. Cassidy ha detto:

    Ti ringrazio per le tante citazioni e per questo super post! Ma che ristoranti frequentavano negli anni ’90? Non so come fosse la cucina, ma di fatto erano meglio degli uffici di collocamento 😉 Scherzi a parte, ci pensavo leggendoti, accoppiata perfetta, il regista della carne e del sangue, con l’attore più in carne (e muscoli) di tutti, la penso come te, senza Arnold il film non avrebbe avuto lo stesso richiamo, e stata anche la sua presenza a renderlo così pieno d’azione. Comunque non male, non so cosa fare tra un filmone e l’altro, vado a scatenare un Polvèron su Marte 😉 Cheers!

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  4. Giuseppe ha detto:

    A prescindere da come (o in quale immaginario ristorante) abbiano potuto davvero incontrarsi lui e Verhoeven, è innegabile che il grosso del successo di Total Recall lo si debba ad Arnie 😉

    "Mi piace"

  5. jenapistol ha detto:

    Non si sfugge al Zinefilo se spari fregnacce ahahahah. Sul finale del post parli di “estrema povertà di mezzi,riuscendo a non farlo notare” ,questo si che mi incuriosisce.

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  6. wwayne ha detto:

    Codice Magnum è un action movie GIGANTESCO. E’ incredibile pensare che uno dei migliori film nella carriera di Schwarzy gli sia stato offerto solo come contentino per la sua (inizialmente) mancata partecipazione ad Atto di forza.

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  7. Sam Simon ha detto:

    Bello riscrivere la storia, Arnie va aggiunto alla lunga lista di gente che reinventa il passato di cui parli nei tuoi blog (O’Bannon su tutti)! :–)

    (dutch però è olandese, non danese, se non erro…)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo la traduzione della biografia di Arnie è parecchio pencolante, stranamente nessuna casa storica italiana se ne è interessata ed è arrivata da noi grazie a un piccola casa, che non si è messa molto a revisionare il testo.
      Così il “danese” che usa erroneamente, traducendo “dutch”, alla fine ha fregato pure me 😀
      Nel post dedicato a Verhoeven ho dovuto usare tutta la mia concentrazione per ricordare che era olandese e non danese…

      Piace a 1 persona

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