Blade Runner e Legend: parla Ridley Scott (1986)

Chi segue questo blog sa che non amo Ridley Scott “autore”: lo considero un regista eccezionale, con una visione della scena da far girare la testa, ma poi si ostina a controllare qualsiasi altro aspetto dei suoi film – purtroppo anche la sceneggiatura – e questo rovina tutto. Vuole cioè essere un autore, non un semplice regista, e secondo me non ne ha i requisiti. I fan che regolarmente NON vanno a vedere i suoi film al cinema, regalandogli molti più insuccessi al botteghino che successi, sono d’accordo con me anche se lo negano.

Visto che al regista britannico ho sempre dedicato commenti piccati quando non proprio sferzanti (e mi sono contenuto, perché il mio giudizio sulle sue scelte è ben peggiore!), mi sembra giusto dare spazio direttamente alla sua voce traducendo questa intervista del 1986, all’inizio del primo dei momenti più bassi della sua carriera: malgrado le opinioni dei suoi tanti fan di oggi, la carriera hollywoodiana di Scott dopo l’esordio di Alien (1979) è andata regolarmente calando, e sarebbe del tutto scomparsa se nel 1991 Thelma & Louise non gli avesse regalato una seconda gioventù. Solo allora Blade Runner, riportato al cinema, è piaciuto agli stessi che dieci anni prima ne avevano decretato l’insuccesso.


L’incubo di filmare il fantastico

di Adam Pirani

da “Fangoria”
numero 107 (giugno 1986)

Ricordando le difficoltà con “Blade Runner”,
il regista suggerisce un modo migliore di fare un film

«La gente non si rende conto che fare un qualsiasi tipo di film fantastico… be’, per quelli coinvolti non lo chiamerei divertente: userei il termine incubo, commenta il regista Ridley Scott. «È spaventoso perché tutto è nuovo e nulla è stabilito: devi creare tutto, dai personaggi agli oggetti di scena alle voci. E più si fanno film più aumentano i cliché, quindi sei costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo.»

Per il suo ultimo film Scott ha cercato qualcosa di nuovo nella mitica foresta che ha costruito nei britannici Pinewood Studios, e ne è uscito con Legend, recentemente distribuito: una fiaba fantasy molto curata visivamente. Tra goblin, unicorni, folletti e streghe marine Legend presenta un classico triangolo amoroso fra una splendida principessa (Mia Sara), il crudele Demone dell’Oscurità (Tim Curry) e l’eroe Jack O’ the Green (Tom Cruise).

«Tom Cruise è stato molto coraggioso a fare questo film», commenta Scott. «Come passo successivo nella sua carriera è stata una grande sfida. Ha fatto una scelta davvero inusuale per un 23enne, in una direzione più teatrale. Ma ha affrontato tutto in modo splendido, con entusiasmo ed impegno davvero lodevoli.»

Il precedente film di Scott, Blade Runner, ha offerto al regista altrettanti ostacoli e sfide. «Blade Runner è stato un impegno titanico», dice. «È stata un’ammazzata farlo [it was murderous to do] e penso di essere rimasto insoddisfatto: ma non sorpreso, perché sapevo che non ci sarei riuscito a gestirlo, perdendomi aspetti che originariamente volevo approfondire. Ma non rivelerò le ragioni per cui ho perso questi aspetti.»

Ciò nonostante Scott è fiducioso di saper riconoscere ora quel tipo di problemi e di saperli evitare: «Io so», dice.

«In parte ha a che vedere con il fatto che più un film è grande più aumenta la pressione, in proporzione», spiega Scott. «Non diventa mai più facile, sempre più difficile. L’unica volta in cui mi sono divertito nel fare un film – a parte gli spot per la TV – è stata all’epoca de I duellanti (1977). Ero obbligato a farlo senza alcun compenso e mi sono ritrovato nel progetto a due settimane dall’inizio della lavorazione. Perciò non provo alcun dispiacere per quelli che vanno in giro a piagnucolare “Voglio fare il mio primo film”.»

«Poi mi sono ritrovato in progetti più grandi con molte più pressioni – Alien, poi Blade Runner, che è stato enorme e fatto all’interno della struttura di Hollywood. Mi piaceva lavorare ad Hollywood, era abbastanza divertente, ma siccome sei davanti alla loro porta di casa allora sei controllato ancora più da vicino, e questo aumenta ancora di più la pressione. Ti viene chiesto in continuazione: “Sei sicuro di star facendo la cosa giusta?”»

«Uno dei compiti di un grande produttore – e ce ne sono davvero pochi, in giro – è di essere il mentore del regista. È l’unica persona con cui il regista debba avere un contatto assolutamente privato, seguendolo giorno per giorno durante il processo di produzione. E il processo di produzione giorno per giorno è orrendo. Anche in un piccolo film è dura: tutti vogliono il tuo tempo, tuti vogliono la tua decisione in merito a qualcosa.»

«Il produttore dovrebbe proteggere il regista da ogni pressione possibile, dovrebbe fare da muro fra il regista e la guerriglia. I guerriglieri non si rendono conto di ciò che fanno: scombussolano la testa della persona che invece dovrebbe rimanere sempre equilibrata, e che sa esattamente ciò che sta facendo.»

«Per me la funzione del produttore dovrebbe essere quella di tenere lontano la pressione dal regista, lasciandolo con la mente sgombra e concentrata. È come se io dovessi gestire un pugile: vorrei che rimanesse concentrato e pronto all’azione. Non vorrei che iniziasse ogni giornata sentendosi a pezzi, e gestirei io tutte le beghe finanziarie.»

«Il ruolo di un produttore è importante come quello del regista, ma nell’altra metà della produzione: dovrebbe mantenere sano e lucido il suo atleta – cioè il regista – e questo raramente accade. È così stupido

«È stato seccante con Blade Runner», ammette Scott, «perché qualsiasi cosa tu faccia, è fatale. Sarebbe difficile fare un pessimo filmetto economico: credetemi, è dura! Anche se tu avessi solo cinque settimane di riprese, ti ammazzeresti per fare un buon film. Non ti daresti tanta pena per fare un brutto film.»

«Pensavo che Blade Runner fosse un buon film, ad eccezione di un paio di cose che mi sarebbe piaciuto cambiare», dice Scott del film che ha vinto l’Hugo Award for Best Dramatic Presentation nel 1983 e continua a girare in sala in proiezioni notturne e seconde visioni quattro anni dopo la sua uscita. «Riflettendoci, sta migliorando lentamente con il tempo.»

Con ironia Scott fa notare un’altra ragione per lo scarso successo al botteghino di Blade Runner: una ragione da 200 milioni di dollari. «Siamo usciti nello stesso momento di E.T


L.

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5 risposte a Blade Runner e Legend: parla Ridley Scott (1986)

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante, non mi sono dispiaciute le riflessioni sulla difficoltà di filmare il fantastico e sul ruolo del produttore, in buona parte le condivido.
    E ora…tutti a vedere Legend! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    No no, ma qui vogliamo i post piccati contro Ridley Scott(o), sono argomenti che vanno affrontati! 😛 Scherzo, sai bene che io sono schierato per il lato giusto della famiglia Scott, però ti ringrazio per aver tradotto tutto, anche se Ridley autore, continuo a preferire Tony! Cheers

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  3. Giuseppe ha detto:

    Eh, sì, E.T. all’epoca qualche illustre mancato successo al botteghino in effetti l’ha causato (non è Ridley l’unico a averne saputo qualcosa, mi pare)… 😉

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