Sparatorie ad Abilene (1967)

Per capire il finale “negato” de I temerari del West (1963) devo rivolgermi di nuovo a Rete4, che nel marzo dell’anno scorso ha ripescato dai suoi archivi un altro film introvabile in italiano al di fuori dei passaggi televisivi: Gunfight in Abilene, uscito in patria americana nel marzo 1967 e già il mese successivo sbarca nei nostri cinema con il titolo Sparatorie ad Abilene.
Anche stavolta il cast tecnico è di stampo televisivo, ma il risultato è decisamente migliore.

Anche stavolta solo un sottotitolo italiano

Una parentesi durante la Guerra di secessione ci mostra il sergente sudista Cal Wayne (Bobby Darin) mandare una vedetta in avanscoperta, ma poi nella confusione della battaglia quando la vedetta torna… Cal la scambia per un soldato nemico, e l’uccide. Così gli muore fra le mani l’amico fraterno con cui aveva iniziato la guerra.
Ferito e catturato, dopo un anno di campo di concentramento (espressione usata dal film) la guerra finalmente finisce e Cal Wayne può tornare alla sua città natale, Abilene. Il problema è che ciò che torna non assomiglia più all’uomo di un tempo.

Un eroe piccolo piccolo

L’attore Bobby Darin era una stella della canzone dal fisico alla Frank Sinatra, uno scricciolo di quaranta chili ma dalla camminata spavalda: sarebbe morto pochi anni dopo questo film, per colpa dei problemi di cuore che aveva sempre avuto fin dall’infanzia, non raggiungendo neanche i quarant’anni di età.
Il suo sguardo sottomesso è perfetto per rappresentare un uomo finito, che ha visto crollare il suo mondo, i suoi valori e che ha ucciso per errore il proprio amico. Abilene è tutto ciò che ha e dovrà decidere cosa fare del resto della sua vita.

Il re di Abilene

Dall’altra parte c’è un titanico Leslie Nielsen che lo aspetta. Mi spiace aver conosciuto l’attore nell’ultima parte della sua vita, quella della commedia, ma ricordo ancora come mi colpì ne Il pianeta proibito (1956) scoprendo il suo carisma.
Qui Nielsen interpreta Grant Evers, fratello dell’uomo che Cal ha ucciso per errore e quindi la tragedia si prepara a scoppiare. Ma quel che conta è che Grant è il re della città, e Leslie Nielsen lo ritrae in modo perfetto.

Dritto come una quercia e con gli occhi di ghiaccio Grant è un eccellente personaggio sfumato: non è né buono né cattivo, perché è entrambi. È l’uomo che gestisce la “soluzione” che speravano i protagonisti del precedente film, quelli che speravano che il nord si interessasse delle mandrie del sud, e così è stato: Abilene è diventato il centro di smistamento dove i texani vendono ai nordisti le proprie mandrie, risorgendo dalla povertà del dopo-guerra.
Quindi Grant è buono? Lo è come può esserlo un affarista. Di sicuro ha bisogno di affidare la stella di sceriffo a quella iena di Joe Slade (Donnelly Rhodes) perché la legge nella zona è un gran problema. A causa di uno scontro che esiste da quando esiste la civiltà.

Tutta la storia umana degli ultimi millenni può essere risolta nello scontro fra stanziali e nomadi: ogni popolazione stabile è stata attaccata da una popolazione che vive sempre spostandosi, e questo problema non si è mai risolto.
Ad Abilene il problema è lo stesso: i coltivatori (stanziali) del nord non sono affatto contenti che gli allevatori (nomadi) del sud si presentano con eserciti di vacche pronte a mangiare tutto, fregandosene della proprietà privata. Grant deve tenere buoni gli uni e gli altri, e ci riesce perfettamente… malgrado la sua disabilità.

Far rispettare la legge con le facce da duri

Un’altra colpa di Cal è quella di aver fatto perdere il braccio destro a Grant da giovane, e sarebbe stato facile far cadere nel ridicolo il personaggio di Nielsen, con quel braccio rigido e un guanto a simulare una mano di legno. Ma è qui che è uscito fuori l’attore di talento.
Nielsen non sta mai fermo con le mani in scena, il suo personaggio si muove il doppio degli altri: apre porte, gira chiavi, sfoglia carte, insomma usa il braccio che non ha molto più degli altri personaggi, che stanno tutti sempre a mani conserte. Perché si capisca che Grant non è affatto limitato dal braccio finto, anzi: come i maestri sciancati ci insegnano, è proprio dalla debolezza che nasce la vera forza.

Leslie Nielsen, perfetto “pistolero sciancato”

Il western è narrativa di genere, quindi ripete schemi fissi cercando di farlo in modi diversi. Qui il canone è palese: “Giovane eroe torna a casa con un peso sul cuore, non trova la città che amava e malgrado aveva giurato di non estrarre più la pistola dovrà farlo per portare giustizia”. Un classicone. Non è certo la trama il forte del film, essendo poi peraltro questo un rifacimento de La rivolta dei cowboys (1956) di Charles Haas.

Piccoli particolari di sceneggiatura – come l’ottimo personaggio del vice-sceriffo Kent (Don Galloway), che sembrava uno stereotipo invece si è rivelato molto azzeccato – un titanico Nielsen che domina la scena ogni volta che è inquadrato, un eroe ferito e minuscolo che proprio nella sua inadeguatezza fisica nasconde la propria forza nel convincere lo spettatore, e in generale una bella atmosfera rendono il film degno d’essere visto.

L.

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15 risposte a Sparatorie ad Abilene (1967)

  1. Cassidy ha detto:

    Mi piace moltissimo questo filone western che stai inseguendo, anche perché Leslie Nielsen ha interpretato molti ruoli, anche se è ricordato solo per quelli comici 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nielsen ha carisma da vendere, quando entra in scena illumina ogni cosa 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        La cosa ridicola è che gran parte del pubblico oggi ricordi Leslie Nielsen solo da L’Aereo più pazzo del mondo in poi (con la possibile eccezione del cornificato assassino di Creepshow), quando invece aveva già alle spalle un quarto di secolo di onorata e variegata carriera di genere, western compreso… e Grant è senz’altro uno dei suoi personaggi migliori 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando mi capiterà occasione, sarà mia cura riscoprire quante più chicche del giovane Leslie 😉

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  2. Kukuviza ha detto:

    Questo film sembra tutt’altra pasta. Mi vien voglia di vederlo.
    anche io mi ricordo di Nielsen nel pianeta proibito e ha fatto anche due episodi di Colombo dove non c’era nulla di comico. Mi aveva proprio colpito il suo stile e il suo carisma, non credevo, perché anche io lo avevo conosciuto come comico. E lo preferisco invece come non-comico.

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  3. Celia ha detto:

    Nielsen aggiudicato per un recuperone.
    E poi, ma che bell’uomo era da giovane?! 😍
    Non avevo idea!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sarà colpa della “quarantena” di questi giorni ma leggo anche i post WESTERN, e le didascalie, e i commenti, e i commenti dei commenti! 🙂
    Save Willy 🙂

    Piace a 1 persona

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