Il guerriero fantasma (1984) guest post

Marziani all’ascolto, questa settimana l’appuntamento con Total Recall salta: una lunga malattia, per fortuna in quasi completa guarigione, mi ha impedito di portare avanti le mie consuete ricerche.
Spero di ripartire già dalla settimana prossima, ma intanto mi è venuto in soccorso Lorenzo, il nostro ninja che emerge dal buio della sua missione segreta per tornare a raccontarci uno dei filmacci che hanno fatto grande Odeon TV.

Un samurai che si risveglia nella Los Angeles degli anni ’80?
L’idea spacca, allora perché Il guerriero fantasma, uno dei numerosi film della Empire Productions trasmessi da Odeon, dopo tanti anni mi aveva lasciato solo un vago ricordo di noia?

Dopo averlo rivisto, la risposta è semplice: perché, effettivamente, è piuttosto noioso.
La trovata di catapultare un personaggio fuori dal proprio tempo, che sia il passato o il futuro, non è nuova. Trattandosi di un film prodotto da Charles Band, però, ci si aspetta di assistere a situazioni balorde, magari qualche esplosione di violenza gratuita, insomma tutte quelle cose che tanto piacciono a noi, appassionati di filmacci. E invece no. Si è scelto di dare al film un tono sobrio, serioso, ma qui siamo alla Empire, quelli di Ghoulies, qualcosa non torna.

Il samurai risvegliato

La storia inizia nell’antico Giappone, tra le nevi, dove il samurai Yoshimitsu (Hiroshi Fujioka), colpito da una freccia, cade in un lago. Trecento anni dopo il corpo congelato viene ritrovato casualmente da due escursionisti e trasferito negli Stati Uniti, dove un team di scienziati riesce a riportarlo in vita: divenuto oggetto di studio, l’esistenza del samurai viene tenuta segreta. Naturalmente Yoshimitsu non rimane a lungo confinato nella propria stanza, e per sfuggire alla blanda sorveglianza gli bastano un paio di colpi di spada ben assestati.

In assenza del telecomando, c’è la katana

I primi approcci del samurai col mondo moderno sono il solito televisore, che sta trasmettendo un altro film della Empire, Il demone delle galassie infernali, per la precisione il segmento dove suona la band heavy metal degli W.A.S.P., per poi proseguire senza sorprese con le automobili e l’inevitabile rissa con una gang di teppisti metropolitani.

«I’m a samurai man in New York» (semi-cit.)

Yoshimitsu, inizialmente confuso, reagisce a modo suo alle insidie del ventesimo secolo, cioè passando a fil di spada chiunque gli rompa i coglioni: braccato dalla polizia e dagli scienziati finisce col perdere la ragione, in un tragico parallelo col passato.
Sì, c’è qualche situazione divertente, qualche breve combattimento, ma purtroppo ci si annoia: la storia si dipana lenta, senza sussulti, fino all’inevitabile, triste epilogo.

Padre Band! Cosa debbo fare? (cit.)

La messa in scena sembra quella di un episodio di una serie televisiva dell’epoca, ma di quelle più risparmiose. Lo stesso si può dire dei personaggi, perlopiù insignificanti a parte Hiroshi Fujioka, noto attore giapponese, che interpreta in modo convincente il samurai Yoshimitsu e lo rende credibile anche nell’uso della spada.
Curiosa la scelta della musica: invece della canonica (ed economica) soundtrack al sintetizzatore, si è optato per una colonna sonora orchestrale eseguita dalla Royal Philarmonic Orchestra. Composta da Richard Band, fratello di Charles, riesce a donare una certa intensità anche alle scene meno ispirate (cioè praticamente tutte), tanto da risultare quasi sprecata.

Che altro aggiungere? Credo che la scelta di dare al film un’impostazione (quasi) drammatica sia stata un errore. Forse mi sbaglio, ma candidamente lo ammetto: non sono un critico, non sono un cinefilo. Se lo fossi, non vedrei i film della Empire. Invece sono uno spettatore di poche pretese, di bocca buona, mi basta qualche scena strampalata, qualche sparo e qualche parolaccia per essere contento.
Andrà meglio la prossima volta.

Lorenzo


P.S.
Ringrazio Lorenzo della disponibilità e speriamo torni presto dalla sua missione ninja.

L.

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11 risposte a Il guerriero fantasma (1984) guest post

  1. Cassidy ha detto:

    Probabilmente anche il montaggio del film è stato fatto a colpi di Katana 😉 Di sicuro i capelli del samurai hanno continuato a crescere malgrado il congelamento. Grazie a Lorenzo, mi sono spanciato e buon recupero Lucius! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tocca lottare duro, per tornare su Marte 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E noi siamo tutti con te per ripartire quando (presto) sarai di nuovo al pieno di carburante, amico! 🙂
        Riguardo al film recensito da Lorenzo, effettivamente mi è ritornato alla mente proprio per il suo essere un film Empire “sotto” e non “sopra” le righe come da regole della casa: soggetto curioso, ma parlandone seriosamente lo avrebbero forse dovuto affidare a qualcun altro… certo qui siamo lontanissimi da perle successive come quelle di Stuart Gordon, tipo Re-Animator e From Beyond, che la drammaticità la sapevano sfruttare eccome.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quelle sono felici eccezioni che anzi comincio a pensare siano veri e propri errori di percorso: una casa che mediamente fa filmacci ogni tanto gli scappano dei capolavori 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, quando si ha sotto mano un regista come Gordon anche a una casa di adorabili filmacci possono scappare dei capolavori 😉

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Credo anche io che l’impostazione (quasi) drammatica sia stato un errore; poi si parla di Empire, là dove albergano i Ghoulies (come giustamente detto), ci si aspetta tutto ma non prodotti vagamente seriosi. Nel leggere del film, visto che abbiamo il protagonista proiettato nella nostra realtà che per lui è nuova con conseguenti scenette/fraintendimenti, mi è venuto in mente Cose dell’altro mondo con Hulk Hogan, lo so è un parallelismo strampalato, comunque in quella pellicola non c’erano certo toni manco lontanamente drammatici! 🙂
    p.s. grazie a Lorenzo per la “supplenza” e auguro a Lucius che la guarigione quasi completa diventi…completa! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come visto con la saga Trancers purtroppo la Banda di Band ha momenti “seri” davvero drammatici, nel senso di brutti, come se non si fosse mai resa conto che la sua fama si deve ai filmoni cialtroni e divertenti. Va be’ che quando sforni cento film l’anno manco ci fai caso se sono seri o meno 😀

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  3. Lorenzo ha detto:

    Non è un film orrendo ma nemmeno bello. Una via di mezzo che lascia tutti insoddisfatti. Non sapevo fosse uscito anche col titolo “Il guerriero bianco”. Ero al corrente di “Il guerriero fantasma” (titolo con cui venne trasmesso su Odeon) e “Il ritorno del samurai”. In ogni caso, visto che è stato citato, ci vorrebbe un approfondimento su Dungeonmaster (Il demone etc etc). Quello sì che era cialtrone!

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  4. Pingback: Odeon TV: i cicli tematici | Il Zinefilo

  5. SAM ha detto:

    Mah detta così, la trama sembra la versione povera e Z del Ronin di Frank Miler.
    E infatti Ronin è uscito tra il 1983 e il 1984
    Questo spiegherebbe pure il tono serio e tragico del film ( quando invece con un soggetto simile ci si farebbe la solita commedia action).

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