The Last Marshal (1999) L’ultimo sceriffo

Di questi tempi epidemici chissà quando torneranno le bancarelle, eppure il 2020 era iniziato con una caccia ricchissima: torno a rifornirmi da quelle mitiche bancarelle di inizio anno, perché mi sa che passerà parecchio prima di trovarne altre.

Abbiamo già incontrato lo stuntman Mike Kirton, che potete trovare a dirigere o interpretare scene d’azione di film grandi e piccoli, perché due volte ha provato a fare il regista: ci ha regalato due grandi filmacci, ma a quanto pare non l’hanno fatto continuare e non mi sento di biasimare la scelta.
La sua seconda ed ultima opera è il capolavoro Strike Force (2003), una parata di eroi della Z insieme per sparare a casaccio: è il momento di conoscere la sua prima opera, il suo esordio dietro la macchina da presa.
Trovato su bancarella insieme al precedente film, ecco The Last Marshal, distribuito malissimo nel mondo e la cui prima apparizione pare essere in Russia nel settembre 1999. (IMDb non ha neanche l’uscita americana!)

La One Movie e 01 Distribution lo portano in DVD nel giugno 2009 con il titolo L’ultimo sceriffo. Non ho trovato tracce di passaggi televisivi.

Il poco impegno si vede anche nella grafica del titolo

Cole McClary (un inossidabile Scott Glenn) è un uomo degli anni Novanta: «ma del 1890», lo prendono in giro. Rude sceriffo d’altri tempi, odia messicani e indiani con la stessa forza, ma mantiene un po’ di disprezzo anche per un sacco di altre categorie umane. Diciamo che chiunque non sia se stesso gli è antipatico.
Quando lo chiamano perché dodici persone sono state prese in ostaggio in chiesa, il suo commento è istantaneo: che ci facevano quei dodici babbei in chiesa? È così sopra le righe che non le vede neanche, le righe.

Scott Glenn nel ruolo dello sceriffo più razzista del Texas

Risolta la situazione degli ostaggi con un massacro – per fortuna lo sceriffo è aiutato dall’FBI, i cui uomini si lasciano ammazzare a secchiate – ora la missione è trovare i due criminali pittoreschi sfuggiti alla giustizia: solo un bieco criminale può indossare una canottiera trasparente durante un colpo.

Un assassino del buon gusto

Mentre tutti i suoi superiori in Texas si sbrigano a firmare la sua pensione anticipata, Cole se ne frega e va a Miami per risolvere il caso, aiutato dagli agenti locali Jamie Wilson (Randall Batinkoff) e Rosa Sanchez (Constance Marie), ovviamente disprezzati perché non “puri americani”. Un uomo così amabile stupisce poi trovarlo impegnato in una scazzottata in un bar…

Mi sembra di essere in “Miami Vice”, anche se la tua camicia è da “Magnum P.I.”

Visto che il criminale canottato voleva rapire un giudice federale, Cole pensa che il mandante sia un ricco con problemi di giustizia: vallo però a trovare un ricco senza problemi con la giustizia! Cole è un dritto e ha il naso coi muscoli, così grazie solo al suo fiuto trova subito DeClerc: un pingue riccone di Miami che ha la faccia di William Forsythe.

Tipico riccone di Miami

Sono distratto da questo tizio dietro di me: hai detto proprio “riccone” senza “i”?

«Ho ammazzato 17 uomini in 29 anni di servizio come sceriffo: vorrei arrivare a 20 prima della pensione. E sto per andare in pensione». Con grande diplomazia il nostro sceriffo si fa nemico pure il riccone, che tanto però si avvale dei soliti mentecatti come braccio armato quindi è praticamente innocuo.

Ogni riccone di Miami ha un idiota come braccio armato

La parte “investigativa” del film è una barzelletta ancora più grande del resto della sceneggiatura: semplicemente ci si basa sull’intuito dello sceriffo, e il ricco DeClerc reagisce subito come un colpevole. Per fortuna il faccione di Forsythe serve solo a farci ridere di pancia, perché ai fini della storia è inutile.
Però ogni volta che entra in scena ha un abito firmato diverso, un vero damerino, anche se gli sta tutto così male che secondo me gli stilisti hanno chiesto il doppio per far vedere i propri abiti!

L’uomo che uccise Versace per la seconda volta

L’intrigo internazionale, la storia d’amore con la latina, il rapporto con il collega di Miami, tutta roba che esiste solo nella testa di Mike Kirton – nella doppia veste di sceneggiatore e regista – perché non ci viene mostrato nulla di nulla: solo chiacchiericcio e immagini terrificanti per quanto sono brutte. Per fortuna gli attori sono tutti cani, quindi la qualità è livellata.
Teoricamente, ma moooooolto teoricamente, questo dovrebbe essere una sorta di “Crocodile Dundee” ma invece che un australiano borbottone c’è un texano, il resto è uguale. Però il risultato è il vuoto totale.

È ora che Miami assaggi un po’ di Texas

Visto che Kirton lavora da anni nel mondo degli stunt era lecito aspettarsi scene d’azione più curate, invece anch’esse sono buttate via quasi a casaccio. Il momento culminante è quando Cole in motoscafo insegue il cattivo in moto, ma la scena è fatta così male che si spezza qualsiasi magia.
Invece mette in mostra un buco enorme di sceneggiatura. Cole è cresciuto nel deserto e dice di non saper fare le “cose di Miami”: nuotare e andare in motoscafo. Poi nuota e va in motoscafo. Ma quando ha imparato?

Il divertimento di vedere Scott Glenn in un ruolo cialtrone sicuramente c’è, e come opera d’esordio questo L’ultimo sceriffo non sarebbe neanche disprezzabile se esistesse una sceneggiatura o qualche scena d’azione. In mancanza di entrambe, è solo ciarpame.
Che però fa scattare la lacrimuccia: chissà quando troverò altro ciarpame su bancarella…

L.

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11 risposte a The Last Marshal (1999) L’ultimo sceriffo

  1. Conte Gracula ha detto:

    L’inseguimento in motoscafo del cattivo in moto mi ha fatto pensare alla Barca Paladina, una parodia di Supercar nei Simpson: non ricordo la citazione precisa, ma “in ogni episodio c’è un canale, un affluente o un fiordo” XD

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  2. Cassidy ha detto:

    «L’uomo che uccise Versace per la seconda volta» questa ha ucciso anche me, da ridere però 😀 Che clamorosa coppia di facce da schiaffi questi film, ah se solo avesse avuto anche una trama degna! 😉 Cheers

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  3. Kukuviza ha detto:

    Dai prima o poi altre bancarelle si riempiranno. Da qualche parte nell’ombra attendono di rispuntare fuori…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Spesa la doverosa lacrimuccia per le bancarelle, ho pianto anche per un altro motivo: dal ridere! Le tue didascalie, da quella in cui a riccone manca una “i” a quella su Versace, sono pura arte comico/umoristica! Sul film, è uno di quelli che a leggere la tua recensione, tra sbruffonate, scazzottate e “caciaronate”, pensi “ma sarà così brutto come Lucius scrive? Eppure…”
    Eppure credo proprio tu abbia ragione: asciugate le lacrime dovute alle risate e analizzato il tutto con un minimo di razionalità, non si può che giungere alle tue stesse conclusioni! 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Si vede che nel deserto c’era una piccola oasi stracolma d’acqua dove noleggiavano pure motoscafi, e lì deve aver imparato a nuotare e “motoscafare”: poi il tutto è caduto in un buco di sceneggiatura, e Glenn è rimasto l’unico a ricordarlo 😛
    P.S. Eh, ma dovranno tornare le bancarelle, dovranno… 😉

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