Cyborg Terminator 1 (1992) Nemesis

Mi piace pensare Albert Pyun come uno di noi, uno che segue le proprie passioni senza stare a fare troppi progetti e disegni mentali, anche perché il cinema è guidato da mode momentanee non sempre facilmente anticipabili.
Tutto questo per dire che probabilmente nessuno, né noi né il nostro amico regista, si è reso conto che quel 1989 era nato il “futuro di menare”, con Cyborg, film la cui distribuzione non è stata certo esemplare e dire che è stato stroncato dalla critica è poco: se non fosse per Van Damme che è diventato subito dopo un mito per milioni di fan sarebbe un film scomparso nel battito di un ciglio.
E invece…

Il futuro porta il nome di Pyun scritto in faccia

Pyun continua a lavorare per la Cannon morente che gli affida quella roba assurda di Capitan America (1990), e mi piace pensare che sul set Pyun abbia rimpianto la libertà creativa di Cyborg, che è un capolavoro in confronto al cine-comic del capitano con le orecchie finte.
Un giorno parlerò per bene di Kickboxer 2 (1991), con cui Pyun torna a divertirsi con una libertà creativa invidiabile, la cui apoteosi è Bloodmatch (1991): se Alfred Hitchcock avesse mai girato un film di arti marziali, sarebbe Bloodmatch. La prima volta che l’ho visto m’è cascata la mascella come un cartone animato di Tex Avery: puro noir ma in salsa marziale! Decenni prima di opere che hanno provato la stessa strada – penso a Blood Money (2012) e The Girl from the Naked Eye (2012) – ma senza la miticità che solo Pyun può dare.
Insomma, passano gli anni, la moda marziale è esplosa in maniera permanente e il nostro regista non sembra pensare al futuro. Finché qualcosa cambia…

Solo Pyun può inserire richiami religiosi in un futuro tecnologico

La Cannon ormai è andata per stracci, anche grazie al mistero per cui una casa in gran parte nota per film di arti marziali… non ha capito l’esplosione del cinema marziale. L’ha capito invece la Imperial Entertainment, che da anni sta distribuendo sul mercato anglofono i prodotti marziali di Hong Kong alternandoli con filmacci locali: è la casa di Kickboxer 2, che ha chiamato Bolo Yueng in Uniti per vincere (1991) e che inizia a mettere lo zampino nei piccoli film di tutte le star marziali americane dell’epoca.
Insomma, la Imperial ha capito cos’è che vende a pacchi in questi primi anni Novanta: filmetti zoppicanti che però abbiano eccezionali atleti impegnati in combattimenti marziali. Jalal Merhi, Don “The Dragon” Wilson, Ron Marchini, Cynthia Rothrock, dite un artista dell’epoca e almeno un film con la Imperial esce fuori.
Pyun, il poeta del “Kung Fu-ture“, non poteva certo rimanere fuori da tutto questo.

È il momento che il futuro si riprenda il suo posto negli anni Novanta

Nell’ottobre 1994 la Penta Film presenta il film alla commissione di censura, presieduta da Gianni Letta: qualche maligno potrebbe obiettare che è curioso come chi deve decidere il destino di un film sia amico del distributore, ma questo caso è la prova che così non è. Dopo un mese a litigare per il divieto ai minori, il film alla fine… scompare nel nulla!
Non ho trovato alcuna prova che il film sia mai uscito in sala, mentre la Cecchi Gori lo porta in VHS con il titolo Cyborg. La vendetta, in DVD dal 2005.
Con gran gioia ho scoperto nei miei archivi la versione digitalizzata di una registrazione da Italia1 nella notte del 9 febbraio 2002: facile sia stato trasmesso anche molto prima, ma avendo il film vari titoli non sempre rispettati dalle guide TV non è facile stabilirlo. Sicuramente è stato trasmesso da TMC nella prima serata di giovedì 17 ottobre 1996 come Cyborg Terminator.

Dagli Archivi Etruschi, la rarissima trasmissione su Italia1

Basta guardare una foto di Pyun per capire che non fa parte della cerchia di Hollywood, non è uno di quelli che vuole fare soldi per avere donnine al fianco e un SUV in garage: ha scritto in faccia il messaggio ecologista ed idealista che porta scritto nel cuore, e la voglia di divertirsi nel raccontarlo.
Quindi è il momento di partire di nuovo tutti per il futuro, per la Los Angeles del 2027 in cui l’alta tecnologia – novello dio a cui l’umanità sacrifica tutto – è esasperata e soffocante: le oneste bande tribali che imperversavano nel post-atomico Cyborg lasciano spazio a figure molto più pericolose, come «criminali bio-potenziati (bio-enhanced gangsters), terroristi dell’informazione (information terrorists), cyborg fuorilegge (cyborg outlaws)».
È la versione di Pyun dello sprawl dei romanzi cyberpunk: i bassifondi pieni di tecnologia deviata e di valori morali in rapido crollo.

La Los Angeles del futuro non è mai un bel posto in cui vivere

Protagonista della vicenda è Alex, interpretato dall’atleta parigino Olivier Gruner che diventerà una presenza costante nei film di Pyun. Per anni mi è stato antipatico perché lo vedevo come un Van Damme-clone supponente, ma poi ci ho fatto pace.

Pose da duro, ma in realtà è un onesto Eroe della Z

A parte il filmetto marziale Angel Town (1990) di Eric Karson – che non ho bisogno di dirvi chi sia, no? Lo sapete tutti che Karson è il regista di Aquila Nera (1988) e produttore di Lionheart (1990), no? – Gruner è un esordiente, e quel poco che farà al cinema e in TV avrà spesso Pyun dietro la cinepresa.
Qui è un poliziotto del futuro che va a caccia di criminali tecnologici, che trafficano in organi creati in laboratorio e roba varia. Ma soprattutto… imita Chow Yun-fat.

E questa è per John Woo!

Ormai The Killer (1989) di John Woo ha contagiato il cinema americano e tutti sono lì a bocca aperta davanti alle coreografie esplosive del regista di Hong Kong: a parte le vecchie glorie, più legate all’action vecchia scuola, nessun giovane regista americano dal 1990 in poi può permettersi di ignorare Sua Maestà Woo. Per differenziarsi, il giovane Tarantino sceglie un altro maestro di Hong Kong, Ringo Lam, e gli fotocopia City on Fire (1987) con Le iene (1992), ma questa è un’altra storia.
In attesa che Woo stesso conquisti Hollywood con Hard Target (1993), Pyun vuole far sapere a tutti che ha visto i film di Hong Kong e li ha studiati molto bene: i primi dieci minuti di Nemesis sono solo una lunga sparatoria alla John Woo, in cui Alex indossa sempre gli occhialetti neri tondi tipici del Chow Yun-fat dell’epoca, attore-simbolo dei film action di Hong Kong.

Va’, pure la scivolata all’indietro con doppia pistola: da manuale!

Dal lungo scontro a fuoco scopriamo che Alex stesso ha parecchie parti artificiali installate nel proprio corpo, e per tornare in forze dopo i tanti danni subiti gliene sono state impiantate altre, e qui nasce il cuore del film e della poetica di Pyun. (Malgrado IMDb non lo attesti, già nelle riviste dell’epoca viene specificato che la sceneggiatrice di tutti questi film cyborg, Rebecca Charles, è solo lo pseudonimo di Pyun, che già aveva anticipato questa operazione con Cyborg, firmato con il nome di Kitty Chalmers.)

In contemporanea alla nascita di Nemesis il romanziere americano Roger MacBride Allen sforna quel capolavoro che mi piace spesso citare: L’uomo modulare (The Modular Man, 1992), che ho letto nell’edizione Urania del settembre 1994. Come si quantifica un cyborg? Quante parti di un essere umano possono sostituirsi con succedanei artificiali perché questi mantenga comunque la sua umanità?
Queste domande se le pone anche l’Alex di Nemesis, perché fare il poliziotto del futuro significa perdere man mano la propria umanità in favore di un corpo perfetto ma finto, di cui non si prova alcun possesso. Così il nostro eroe molla tutto e si mette a fare il trafficante da due soldi a New Rio de Janeiro, senza molto successo.

Un agguato lo fa ripiombare nelle mani della polizia di Los Angeles, che lo ricostruisce di nuovo ma stavolta a fargli un discorsetto arriva il capo in persona: Farnsworth, interpretato da Tim Thomerson, che abbiamo imparato ad amare nel ruolo del poliziotto del futuro Jack Deth di Trancers.

Tim Thomerson e Brion James: una spremuta di miticità di serie B

Ora Alex viene incaricato di andare a fermare Jared (Marjorie Monaghan), poliziotta ribelle che vuole vendere piani segreti ai terroristi dell’Armata Rossa delle Teste Martello (The Red Army Hammerheads), un gruppo di idealisti che combatte la tecnologia imperante.

Ma le donne artificiali vestono sempre eleganti?

Intanto però la sua collega potenziata e muscolosa – tema caro a Pyun – che ha per braccio destro quel Vincent Klyn che faceva il super-cattivo di Cyborg, intanto se la spassa con il giovane Thomas Jane.

Thomas Jane ancora nega di aver fatto questo film da giovane sconosciuto

Nel marasma totale in cui è finita la sceneggiatura non si capisce più niente, con personaggi che entrano a secchiate senza alcun motivo: oltre al citato Klyn il nostro Pyun richiama Cary-Hiroyuki Tagawa da Kickboxer 2 per fargli fare una comparsata, e già che c’è pure Yuji Okumoto, oltre al mitico Brion James come braccio destro di Farnsworth.
Insomma, sembra una festicciola in cui c’è spazio per tutti ma in cui la confusione sovrasta il tema principale: la ricerca dell’umanità e la salvezza dell’anima contro la tecnologia. Belle parole, ma magari con meno confusione si sarebbero sentite di più.

Grande dispendio di effetti speciali, per un filmetto di serie B

Il commissario Farnsworth esce fuori essere un «replicante cyborg» (cyborg duplicate), sostituito cellula per cellula dalla coalizione cyborg che vuole sostituire tutti gli uomini: ci soffrono ad essere considerati dei semplici oggetti e ora vogliono conquistare il mondo.

Immaginate un mondo dove tutti abbiano la faccia di Tim Thomerson!

Con l’aiuto della ribelle Jared che non ha più corpo e diventa in pratica una Ghost in the Shell con qualche anno di anticipo – anche se i manga di Masamune Shirow è del 1989: era noto a Pyun? – Alex si schiera con l’Armata Rossa che proprio a ridosso del crollo dell’URSS (1991) testimonia come ora il “pericolo comunista” sia contrario: è la tecnologia che ci vuole tutti omologati, non più i russi, quindi benvenga un’organizzazione palesemente di sinistra se è in grado di aiutarci a mantenere la nostra individualità.

Ecco come i cyborg vogliono ridurre l’umanità

Le idee di Pyun sono tante, tutte buone, tutte di stringente attualità se non innovatrici, ma il problema è che questo Nemesis è un indigesto calderone dove un mare di ingredienti rovina la ricetta. Più che un film è un’epopea che deve raccontare in 90 minuti così tanti avvenimenti e risvolti e personaggi che fisicamente non ne ha il tempo, quindi è una parata di eventi non sempre chiari e non sempre riusciti.

Tie’, James Cameron: mangiati il fegato!

Dietro però la rozzezza di un prodotto difficilmente digeribile c’è la genialità visiva di un regista che comincia a trovare il proprio stile, o meglio ha capito che quello creato nel 1989 è il proprio stile: basta vedere Anno 2053. La grande fuga (1991), una scopiazzata di Cyborg, per capire quanto sia importante uno stile personale, senza il quale questi filmetti non valgono molto.

Ma i poliziotti cyborg indossano occhiali scuri alla Chow Yun-fat?

Ora che ha preso coscienza del cyber-futuro che sta costruendo, saprà Pyun migliorare la sua poetica? Lo scopriremo presto.

L.

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16 risposte a Cyborg Terminator 1 (1992) Nemesis

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Che dire? Per parafrasare una tua didascalia, c’è una tale spremuta di serie B nonché Z in questa recensione (dagli attori nominati alle citazioni filmiche…), oltretutto però con i picchi di genio di Pyun a dare pepe al tutto…che sono veramente commosso! 🙂
    Ma prossimamente avremo una versione etrusca del Cyborg Terminator 2 già d me medesimo recensito? Lo gradirei molto! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ovvio! E’ mia intenzione mettere ordine in una saga che ho visto a tozzi e bocconi nel corso di decenni, non capendoci niente. 😛
      Questo Nemesis è oggettivamente un filmaccio assurdo, con una trama ostica e difficile da seguire, eppure la magia di Pyun gli dà qualcosa in più che merita…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Il tuo “ovvio” mi rallegra assai! E concordo sul giudizio (“Z ma con un non so che made in Pyun”) dato al film! 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Un filmaccio diretto da Pyun è quasi sempre lastricato di buone intenzioni e intuizioni, magari troppe e messe pure alla rinfusa, che in genere però agli imitatori mancano totalmente… e, perlomeno nei primi due capitoli di questa saga (il primo sopra tutti), la magia di Pyun riesce a farti digerire parecchie cose se non addirittura tutte.
        Di certo, questo Cyborg Teminator – Nemesis per me è un cult da che lo vidi ai tempi su TMC: si capiva all’istante quanto i cyborg fossero una passione condivisa fra il sottoscritto e Albert nostro (e, a proposito di innesti, ricordiamoci anche la dolorosa sequenza con Deborah Shelton e il suo impianto ottico artificiale) 😉
        P.S. Parlando di ospiti illustri: il tipo lassù con la sezione di faccia mobile è Thom Mathews, contaminato dalla TriOxina in coppia con James Karen ne “Il ritorno dei morti viventi” di Dan O’Bannon…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E Pyun lo farà valente eroe di “Bloodmatch” e poi cattivo di “Kickboxer 4”: Albert ama lavorare con gli stessi attori 😉

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  2. Cassidy ha detto:

    Lo aspettavo tantissimo questo post, ho sempre voluto bene a questo film di Pyun perché l’idea di avere i rivoltosi di sinistra mi ha sempre trovato propenso, inoltro l’ho scoperto in un periodo in cui ero infognato con letture Cyberpunk quindi lo avevo trovato fighissimo, anche perché hai detto bene, Pyun mette nei film quello che ama, e lui ama i cyborg e John Woo, è davvero uno di noi 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pyun trasuda passione in ogni fotogramma, non è uno di quelli che fa il furbo e cerca di seguire le mode fighette per acchiappare spettatori: si sente a pelle che questa roba gli piace da matti, e anche a rischio di esagerare ci vuole mettere più temi e tematiche possibile. Peccato che la ricerca interiore di Alex, di trovare un equilibrio fra la propria anima umana e il proprio corpo cyborg, non abbia potuto avere sufficiente spazio, nel marasma di eventi della trama.

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  3. Phil ha detto:

    È vero che è confuso ma ha un’atmosfera fantastica, cyberpunk e passione all’ennesima potenza

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  4. Phil ha detto:

    Pagherei oro per avere il Pyun di inizio anni 90 nel cinema di serie B o C o Z di oggi.
    Una volta un film poteva essere brutto ma il suo ritmo, bene o male, lo aveva sempre. Oggi la serie B è costellata di film che vorrebbero essere action ma che action non sono. Solo noia a palate e trame tutte tristemente uguali. Abbiamo vissuto il miglior cinema di sempre, di tutti i generi e di tutte le categorie. Era uno spettacolo andare in videoteca e trovare film “a sorpresa” come questo o come il primo Cyborg. Arrivare lì e vedere quella copertina, come facevi a non galvanizzarti tu ragazzino di 12 anni?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mai all’epoca avrei pensato di essere testimone di un fenomeno che stava per scomparire per sempre, però di certo ero galvanizzato. Inoltre in edicola c’erano riviste che presentavano le uscite in home video – la storica “CIAK” si occupava solo dei film famosi – e insieme alla guida TV era una pioggia di action e marzialità che è difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta all’epoca.
      Quanto mi mangio le mani a non aver saputo conservare i fiumi di oro che mi sono passati per le mani…

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  5. Phil ha detto:

    E aggiungo, per quanto cialtrone potesse essere Pyun aveva appunto un suo stile, una fotografia spesso ricercata, dei costumi e delle atmosfere di un certo livello. Nel cinema di serie B di oggi tutto questo non c’è. E a parte Pyun ce ne erano tanti di artigiani di cinema di genere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche questo l’ho apprezzato dopo, quando ho visto gli autori di serie B (che in realtà è più simile alla Z) degli anni Duemila: tutto freddo, tutto vuoto, tutto senza stile. Allora sì che ho apprezzato davvero Pyun 😉

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