[Star Trek Western] Una pistola per un vile (1956)

Il western è stato il re dei generi americani, quindi non stupisce che un attore statunitense del secondo Novecento prima o poi nella sua carriera ne abbia interpretato uno al cinema o in TV: il cast della serie “Star Trek” (Serie Classica) non fa eccezione.
Il compianto blogger Beati Lotofagi – ti mando un saluto, dovunque tu sia finito – anni fa dedicò un post ad alcuni film western interpretati dal cast di “Star Trek”, iniziativa che mi piace riprendere a modo mio approfittando che in questi giorni di quarantena mi è capitato di vedere diversi film di questo genere.

Quale modo migliore di iniziare se non con il primissimo capitano dell’Enterprise? Com’è noto, “Star Trek” doveva essere in origine una sorta di western nello spazio, quindi un attore specializzato in questo tipo di ruoli come Jeffrey Hunter era un capitano perfetto.
Girato il mitico episodio pilota, “The Cage“, all’ultimo gli venne preferito William Shatner e Hunter tornò ai suoi ruoli western, mentre il suo episodio venne riciclato e il suo personaggio, il capitano Christopher Pike, entrò comunque nella mitologia della serie.

Cos’avrà pensato Hunter dell’enorme successo della serie mentre lui continuava a sfornare western? Se ha sofferto per l’occasione mancata, non è stata una cosa lunga: nel giugno 1969 “Star Trek” chiude… ma il mese prima Hunter muore per un secondo ictus, appena quarantenne.
Un destino già scritto negli occhi azzurri più tristi del West.

Presentato a Londra il 30 dicembre 1956 e a New York il 30 gennaio 1957, Gun for a Coward arriva già nel marzo successivo in Italia con il titolo Una pistola per un vile.
La Butterfly lo ristampa in DVD dal 15 dicembre 2017.

Il regista televisivo Abner Biberman dà vita alla sceneggiatura di R. Wright Campbell, sicuramente specialista del genere ma la cui poca attività ha forse come punta di diamante in tutt’altro genere, visto che ha partecipato al film La maschera della morte rossa (1964) con Vincent Price.
Malgrado i personaggi siano vestiti come cowboy, ci siano cavalli e manzi, in realtà questo film è un drammone strappalacrime mariomerolesco che usa giusto qualche canone western per salvare la faccia.

Gli occhi tristi di Jeffrey Hunter, dalle stelle alla prateria

I tre fratelli Keough sono allevatori che si apprestano a portare la propria mandria ad Abilene così da risolvere i propri problemi. Invece ne riceveranno un mare.
Il più grande, Will (Fred MacMurray), deve faticare a mandare avanti la baracca avendo un fratello piccolo Hade che non è altro che un volgare bulletto di campagna: incredibile come il giovanissimo Dean Stockwell riesca a rendere alla perfezione l’assoluta bassezza di questo inutile ragazzino, che tutti speriamo muoia presto (e male).

Il giovanissmo Dean Stockwell, perfetto nel ruolo del moccioso odioso

Il fratello nel mezzo è quello più complicato, perché Bless (Jeffrey Hunter) ha avuto un trauma: quando aveva 7 anni non è riuscito ad avvertire il padre della presenza di un serpente che poi l’ha ucciso. Cresciuto con il senso di colpa e soffocato oltre ogni limite da una madre sconsiderata e crudele, Bless ha la fama di vigliacco e non è facile conviverci.

Il fiocco intorno al collo di certo non aiuta

Tutta la trama ruota intorno alla storia d’amore con Aud (Janice Rule), che ama tantissimo Will ma visto che lui temporeggia d’un tratto ama Bless, poi però ama tantissimo Will, così tanto che ama Bless… Insomma, un elemento scatenante per rendere più esplosiva la situazione dei fratelli, che dovranno affrontare il lungo e pericoloso viaggio per Abilene.
Viaggio in cui Bless dovrà cercare di dimostrare di non essere un vigliacco, ma qui dobbiamo metterci d’accordo.

Indovinate un po’? Una storia d’amore fra una donna e due uomini: che novità!

Tolta l’inutile storiella d’amore, la sceneggiatura è un orologio svizzero: è molto ricca e cerca di dimostrare come davanti alle situazioni di pericolo non sempre comportarsi in modo saggio sia preferibile. In pratica Bless è un uomo saggio, ma siccome non spara in faccia alla gente, non sfida gli indiani e non sputa per terra, è considerato un vigliacco. Quindi il messaggio della storia sarebbe che ci si aspetta un comportamento così abissalmente inetto dagli uomini del West che chiunque invece si comporti come una persona civile è visto come un vigliacco?
Quella merdina del fratello Hade provoca problemi su problemi, è un distributore automatico di letame che si sparge su tutta la famiglia ma è considerato uno in gamba, anche quando è proprio uno di questi guai a stirargli le zampe: finalmente!
Però no, la colpa è data a Bless perché non ha ammazzato gente a caso…

L’uomo che non amava ammazzare la gente a casaccio, quindi era un vile

Non un film da ricordare, ma Hunter e i suoi occhi azzurri è perfetto nel ruolo di un uomo corrucciato, in cerca del proprio posto nel mondo e di capire se stesso, se cioè è davvero un vigliacco o semplicemente un uomo civile.
Diciamo che se non fosse stato interpretato dal mitico capitano Pike, non sarebbe un film che avrebbe attirato la mia attenzione.

Un saluto al capitano Pike, per sempre nella “gabbia”

L.

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22 risposte a [Star Trek Western] Una pistola per un vile (1956)

  1. wwayne ha detto:

    La maschera della morte rossa è un horror con i controfiocchi. Lo metto sul gradino più basso del podio dei migliori film mai fatti da Vincent Price, dietro a L’abominevole dottor Phibes e Oscar insanguinato. Edward mani di forbice chiaramente non lo conto, perché è molto bello ma la parte di Vincent Price è praticamente un cameo.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Western e Star Trek??? Mi vuoi male??? Fuggo da questo blog prima di sciogliermi come un vampiro di fronte ad un crocifisso!!! 🙂 🙂
    (si scherza ovviamente, ormai ho lo Zinefilo nel cuore, anche se lo preferisco in altre versioni! 🙂 )

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  3. Sam Simon ha detto:

    Povero Hunter, davvero sfortunato. La causa della sua morte è probabilmente legata ad un incidente su un set avuto mentre girava un film l’anno precedente…

    E questo western effettivamente sembra dimenticabile, con le sue lezioni per uomini veri davvero datate (ma probabilmente in linea con quanto ci si aspettava dai cowboy del tempo)!

    Grazie per il link! Buffo che tu abbia nominato The Masque of the Red Death, sia perché è una storia che ben su addice al periodo storico che stiamo vivendo sia perché ho recensito pure quel

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  4. Cassidy ha detto:

    Mi piaceva molto il blog di Beati Lotofagi, mi sembra un ottimo saluto. Inoltre sto cercando di usare questo periodo per esplorare (poco alla volta) la serie classica di Star Trek, quindi questa serie di post arriva proprio nel momento migliore 😉 Cheers!

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  5. Kukuviza ha detto:

    E’ interessante questa rassegna western, la definirei sociologica.

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  6. Giuseppe ha detto:

    Jeffrey Hunter, un Capitano che se n’è andato troppo presto… ci scommetto, gli sarebbe piaciuta la serie a fumetti dedicata alla sua Enterprise nei tardi ’90, segnata dal suo stesso destino: una vita breve. E, anche quando lo becco in un western, per me rimane sempre Christopher Pike, magari vittima di qualche simulazione aliena come nell’episodio “Lo spettro di una pistola” 😉

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  7. Il Moro ha detto:

    Ecco un nuovo interessantissimo ciclo del zinefilo!
    Un paio dei film di cui parlerai devo averli visti, ma ho un ricordo molto vago. questo, no di certo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ stato un puro caso, stavo cercando altri film che parlassero di Abilene e mi sono imbattuto in questo: fissavo l’attore e mi dicevo “ma io questo lo conosco, chi è?” E poi zac, illuminazione e decisione di iniziare un nuovo ciclo ^_^

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