I cacciatori di Saigon (1983) guest post

Anche durante le missioni ninja segrete bisogna stare in quarantena, così il nostro Lorenzo ha la possibilità di ripassare nuovi filmacci d’azione della storia Odeon TV e tornare a raccontarceli.

Da ragazzino andavo spesso in montagna, per l’esattezza in Alto Adige. In realtà ero più o meno obbligato ad andarci, visto che i miei genitori non si fidavano ancora a lasciarmi a casa da solo.
Ma non era un problema: anche se non vedevo gli amici, anche se non potevo bighellonare per il mio paesino, pazienza. Divenne un problema solo verso la fine degli anni Ottanta: se non potevo vedere i filmacci che venivano trasmessi a cadenza quotidiana in TV, quello sì che era un grandissimo problema.

Ad esempio, quando Odeon trasmise I cacciatori di Saigon, ero in un residence sperduto in mezzo ai boschi. Non era un hotel, quindi niente TV in camera, niente servizi, niente di niente.
In genere sono un tipo placido, non mi va di disturbare gli altri per qualsivoglia trascurabile capriccio. Ma vedere I cacciatori di Saigon non era un capriccio, era una necessità, una questione di vitale importanza.

Raramente fui così intraprendente come allora. Chiamai il proprietario del residence e gli chiesi di poter disporre di un televisore. All’inizio la risposta fu negativa. Normalmente avrei chinato il capo, ma quella volta no: era impossibile che non ci fosse un televisore. E infatti c’era: chiusa a chiave, esisteva una specie di sala riunioni dotata di TV Color. In qualche modo ottenni il permesso di utilizzarla: era fatta.
Quella sera vidi il film con mio padre, che era abituato a ben altro cinema, tipo i film di Totò o di Alberto Sordi. A fine visione disse che era la peggior cosa che avesse mai visto: sesso, violenza, un concentrato di Z a cui non aveva mai assistito e di cui credo non immaginasse nemmeno l’esistenza. Ma chissà, forse in fondo si divertì pure lui.

Ma i titoli della Silver Star hanno mai avuto legami con la trama?

I cacciatori di Saigon è una produzione della Silver Star Film Company, gli stessi che ci hanno regalato, tra gli altri, i film di Romano Kristoff. In questo caso il nostro Ron non c’è, però ci sono molti dei suoi comprimari, a partire dal regista Teddy Page.

[La prima apparizione del film in Italia rientra nel celebre ciclo di Odeon “Gli ultimi guerrieri”, sebbene questo presentasse i film di sabato e invece questo titolo è andato in onda il venerdì 16 settembre 1988, quasi fuori ciclo. Replicato nel 1989 e nel 1992, dopo qualche giro in altri piccoli canali locali il film scompare dalla nostra distribuzione.
La consueta Azzurra Home Video lo porta in VHS in data ignota. Nota etrusca]

Sembrano i soliti giardinetti, ma dal copricapo si evince che siamo in Vietnam

La vicenda si svolge in Vietnam, dove un gruppo di pirati, capitanati da Jamil (David Light) cattura il riccone Mr. Burns e la figlia Lois, e chiede un riscatto per liberarli. Burns Jr. (Richard Harrison, noto per le decine di terribili film ninja) non ci sta e decide di assoldare dei mercenari per una missione di salvataggio: Al Hunter (Bruce Baron), Harris Morrel (Philp Gamboa), Max (Don Gordon Bell) e Tom (Jim Gaines).
Raccontare la trama è inutile: è la stessa storia vista e stravista milioni di volte. Fare un commento idem: questi film sono tutti uguali. Direi piuttosto di andare ad analizzare i momenti più ispirati.

Richard Harrison è confuso, non sa quale dei suoi 100 film l’anno sta girando

La prima scena degna di menzione è quando Al Hunter, nel bel mezzo dell’addestramento, senza nessun motivo diventa autista per una scalcagnata banda di rapinatori di banca. Assistiamo quindi ad un inseguimento d’auto talmente slegato dal contesto che, anche a causa del nastro della VHS che verso l’inizio della scena è rovinato, pensavo fosse una sequenza di un altro film registrata sulla cassetta per errore.

Oh, se non hai i soldi per una maglietta intera, te la presto io

C’è poi la tragica situazione sentimentale di Tom: torna a casa con un regalo per la moglie, vuole farle una sorpresa ma la trova tra le braccia di un altro, un tipo un po’ sfigato che viene immediatamente freddato a colpi di pistola. «That goddamn bitch…» si dispera il povero Tom. Ma solo per qualche secondo: arriva Al Hunter a consolarlo, «Ci penserai dopo, non mettere a rischio la missione». Tutto OK: parentesi chiusa.

Mai tornare prima a casa, dall’amorevole mogliettina

Curiosi i veicoli di cui si servono i nostri eroi per la missione: una moto a tre ruote, col sedile per il passeggero protetto da una specie di lastra in plexiglass antiproiettile, e un’automobile che spara missili dal paraurti posteriore, tipo Chuck Norris in Delta Force (1986). Quest’ultimo non mi è sembrato il mezzo più adatto per guidare nella giungla, ma tant’è.

Un capolavoro di ingegneria Z che merita il museo!

Un’altra cosa divertente è il campo dei guerriglieri: si tratta delle solite due o tre sparute capanne di bambù, da cui però continuano ad uscire decine e decine di persone, come in una comica di Benny Hill.

Quando un mercenario si allena, lo fa con stile e dignità

Per chiudere, non possono mancare un paio di scene osé totalmente gratuite, giusto per aggiungere un po’ di pepe ad una minestra non troppo saporita: l’azione vera e propria è concentrata nell’ultima mezz’ora, nei primi sessanta minuti accade poco o niente.

Il regista appartiene alla scuola dello sfocatismo…

Tuttavia, preso per quello che è, questo I cacciatori di Saigon può intrattenere gli appassionati del warmovie più trucido.

Lorenzo


P.S.
Ringrazio Lorenzo della disponibilità e rimaniamo in attesa di sempre nuove recensioni.

L.

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21 risposte a I cacciatori di Saigon (1983) guest post

  1. Sam Simon ha detto:

    Ahahah! Questo sembra davvero tremendo… (tanto per cambiare!)

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  2. Evit ha detto:

    “vedere I cacciatori di Saigon non è un capriccio, è una necessità, una questione di vitale importanza.”
    È la citazione di copertina che questo film non ha mai avuto, né forse meritato, ma la Azzurra Home Video si è persa questa occasione

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Che bella pagina di Z! A partire dall’aneddoto sulla visione che svela la necessità impellente che l’ultima lettera dell’alfabeto “staglia” nella nostra mente! Senza dimenticare poi il piatto forte, un film targato Odeon, che pare palesare quella “qualità” gradita a pochi…ma a noi sì! 🙂

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  4. Cassidy ha detto:

    Questa è la storia di un ragazzino che non ha mai creato problemi durante tutta l’infanzia, fino al giorno in cui hanno cerca di impedirgli di vedere “I cacciatori di Saigon”. Lorenzo uno di noi! 😀 Cheers

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  5. Giona ha detto:

    La motoretta a tre ruote e’ un chiaro omaggio a Un mucchio di bastardi di Jack Starrett, il re e capostipite dei viet-movie, anche se questa e’ meno “sofisticata”.

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  6. Lorenzo ha detto:

    Grazie a chi ha apprezzato questo mio nuovo scritto 😀 Riguardo agli aneddoti, per gente un po’ cresciuta è facile averne legati a dei film: adesso è tutto disponibile su internet, ma tempo fa per poterne visionare uno bisognava prendere la bicicletta, andare fino in videoteca, scegliere, e poi per vederlo bisognava andare a casa di qualcuno che avesse il videoregistratore, perché non tutti lo possedevano. Era anche un’occasione per socializzare. In alternativa ci si sintonizzava su Odeon 😀

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