Total Recall 10. Donne marziane

C’è un austriaco, un olandese e un’americana che si presentano al Sunset Hotel di Città del Messico, chiedendo una sola camera con letto matrimoniale. No, non è l’inizio di una barzelletta sconcia, ma la scena che l’impiegato d’albergo si è visto davanti: una montagna di muscoli, un occhialuto sorridente e una biondina dagli occhi maliziosi… e dalla loro camera arrivano un sacco di rumori strani! Si fa presto a pensar male, come Verhoeven si diverte a raccontare nell’audio-commento di Total Recall per spiegare che casa Quaid non è un set costruito ma una vera camera d’albergo.

Alla rivista “Playboy” (dicembre 1992) Sharon Stone racconterà divertita che in quella camera Schwarzenegger si è sdraiato sul letto e Verhoeven, per mostrare all’attrice cosa dovesse fare nella scena, gli è salito in grembo, accarezzandogli i capelli e muovendosi su di lui. Ah, chissà quante ne hanno viste le sabbie di Marte…


Donne marziane

La signora Quaid

«Ero una ragazza carina, con un bel culo ma pessima a recitare»: così si presenta Sharon Stone al giornalista Marc Shapiro per “Starlog” (settembre 1990), il quale la intervista ignorando che diventerà Sharon Stone, visto che il celebre “accavallamento” che lancerà la sua carriera avverrà solo dopo due anni. Quella davanti al giornalista è una biondina dal bel fisico asciutto che come centinaia d’altre ragazze simili da anni prova a sfondare nel cinema.

Stando a Sharon lei è «diplomata in ruoli da bimbo», curiosa espressione anglofona molto usata e che non c’entra nulla con l’omonima parola italiana: indica una donna molto bella, spesso procace, ma poco intelligente. In pratica il ruolo standard per tutte le belle ragazze che tentano la via del cinema. A Sharon ha detto di lusso, perché invece di correre nuda a far sballonzolare le grazie e fare carriera, nel suo film d’esordio può limitarsi a baciare il finestrino di un treno, all’interno della scena onirica che apre Stardust Memories (1980) di Woody Allen. Le sue colleghe hanno dovuto fare di ben peggio.

Non tutte le bionde hanno iniziato con un bianco e nero di Woody Allen

Tra spot pubblicitari e piccoli ruoli al cinema e in TV Sharon Stone passa gli anni Ottanta a farsi un’onesta gavetta, dimostrando perseveranza e tenacia che sembrano aiutarla nella carriera… a sua insaputa. Probabilmente non si rende conto di chi sarà Wes Craven, quando con lui gira Benedizione mortale (1981) in un ruolo minore, ma di sicuro il regista ha occhio per le attrici.

Per me questa ragazza farà carriera… e anche il suo regista!

I frutti si vedono quando la Stone viene chiamata dalla regina della serie B di qualità, la Cannon: essere co-protagonista del suo pseudo-Indiana Jones non è roba da poco, non foss’altro per ritrovarsi a lavorare per due film con Richard Chamberlain e James Earl Jones, grandi divi del periodo sia su piccolo che su grande schermo. Però l’attrice non la ricorda così…

«È stato un terribile errore ed una pessima scelta di carriera. Avevo appena finito Vertenza inconciliabile (1984) ed avevo ricevuto buone recensioni, ma non sapevo cosa fare e quando ho avuto la possibilità di essere co-protagonista in questi due film l’ho colta al volo, pensando fosse la cosa giusta. Se avessi aspettato ancora un po’ avrei trovato magari una buona parte in un film decente, invece ho passato un anno nella giungla in condizioni terribili, ho rovinato il mio matrimonio e sono usciti fuori due pessimi film.»

Sharon in compagnia di pezzi da novanta come James Earl Jones e Richard Chamberlain
da “Starlog Magazine” n. 158 (settembre 1990)

Allan Quatermain e le miniere di re Salomone (1985) e Gli avventurieri della città perduta (1986) non saranno certo trampolini di lancio, mentre il suo piccolo ruolo in Scuola di polizia 4 (1987) sicuramente la avvicina ad una grande major come la Warner Bros, che le regala il ruolo della vita… la moglie di Steven Seagal in Nico (1988)! Scherzo, nessuno l’ha notata lì.

Tanti anni di onesta gavetta… per finire moglie di Seagal!

Potete trovare gli occhi di Stone in diversi film dell’epoca, come Action Jackson (1988), e la potete riconoscere perché è la comparsa bionda con nessun peso nella trama. Ad eccezione di onesti thriller come Omicidio di una playmate (1984), vero e proprio antenato di Basic Instinct: fra la celebrità bionda Stone e il detective Tom Skerritt si instaura un rapporto ambiguo mentre un assassino colpisce intorno a loro. Mi sono visto il film per l’occasione e in pratica è la prova generale del futuro successo di Verhoeven!

Stone modella acqua e sapone (e occhiali) per Omicidio di una playmate (1984)
Schermata da un passaggio su T9 del novembre 2016, dallo sconfinato Archivio Etrusco!

Il discorso cambia completamente quando ottiene un provino per Total Recall, film girato da un regista che la Stone dice di venerare (o almeno lo dice dopo essere stata contattata!) e per cui accetterebbe di lavorare anche se facesse un film tratto dalla Pagine Gialle. A Shapiro racconta che per il loro primo incontro ha deciso di seguire alla lettera il copione ricevuto in precedenza.

«Nel copione Lori è descritta come “Amazzone”, così mi sono detta: “Ok, sarò un’amazzone”. Mi presentai al nostro primo incontro con un vestito di pelle nera attillato, tacchi da dieci e un’acconciatura da urlo. Quando Paul mi ha visto ero la donna più bionda del mondo. Mi sentivo molto sicura ed ero convinta che se fossi riuscita a incontrarmi con lui avrei ottenuto la parte, e così è stato.»

Foto di Terry O’Neill

Non è un racconto edificante, con questo aneddoto l’attrice fa capire che è stata ingaggiata per il suo aspetto e non per la sua bravura. Sarà così? Comunque prende subito sul serio il suo ruolo, capendo che può dare una svolta alla propria carriera, ma prima… deve menare Schwarzenegger!

«Dovevo concentrarmi molto per interpretare qualcuno che potesse essere una minaccia credibile per Arnold Schwarzenegger. La produzione mi ha ingaggiata per fare il culo ad Arnold due volte, in questo film, e sentivo che dovevo far sì che Arnold mi rispettasse e credesse che io fossi in grado di prenderlo a calci.»

Dopo un periodo di allenamento, anche durante le riprese la Stone è focalizzata sull’obiettivo.

«Mi presentavo presto sul set perché volevo esercitarmi con lo stunt coordinator sulla sequenza delle tecniche di combattimento. Lo stesso ero spaventatissima, quel primo giorno sul set: sapevo di essere un’attrice competente, ma dal punto di vista fisico non ero sicura di poter essere all’altezza di Arnold. Sono rimasta spaventata per settimane, e non mi ha aiutato essere presa in giro da Arnold, che capì subito la situazione e cominciò a fare battute come: “Hai un aspetto grandioso, Sharon, un altro anno di allenamenti e sarai una camionista perfetta”, o “Sei stupenda, bambina, perché ti stai facendo questo?”»

Non è un mistero che fra i due attori non ci sia stata alcuna alchimia, infatti nell’audio-commento del film, decenni dopo le riprese, Schwarzenegger racconta un aneddoto ovviamente taciuto dalla Stone. Durante le riprese della scena in cui Quaid afferra la moglie da dietro e la tiene ferma stringendole il colo, esce fuori che la Stone ha una fobia: indovinate quale? Esatto, essere afferrata per il collo. Davvero tardi per confessare un problema che conosceva benissimo sin da quando ha ricevuto il copione. Solo dopo lunghi e faticosi tentativi di Arnold e Verhoeven, vagliando ipotesi alternative poi scartate, si è riusciti finalmente a girare la scena, con grande ritardo sulla tabella di marcia.

Arnold, ehm, forse non è il momento migliore per dirtelo, ma…

Schwarzenegger ripete l’aneddoto nella sua biografia, spiegando:

«Lavorare con Sharon è stato impegnativo. È una persona adorabile quando non è sul set ma ci sono attori che hanno proprio bisogno di maggiori attenzioni. […] Quando fai l’attore o sei il regista devi affrontare tutti questi problemi. Nessuno si sveglia al mattino e dice: “Oggi ho intenzione di dare problemi”, oppure “Voglio rovinare il film” o ancora “Sarò insopportabile”. Le persone hanno complessi e insicurezze, e la recitazione li porta a galla.»

Se con Schwarzenegger non sembra essersi creato alcun legame, discorso diverso è per Verhoeven: l’esperienza di Total Recall porterà il regista a richiamare la Stone per Basic Instinct (1992), regalandole fama eterna nella scena “smutandata” più nota del cinema. Mai più l’attrice eguaglierà il successo in sala, mentre all’epoca i distributori italiani si sbrigano a doppiare tutti quei film girati dalla Stone e bellamente ignorati nel nostro Paese. Ricordo ancora le edicole del 1992 con le videocassette la cui locandina mostrava un’immagine della Stone, anche se poi nella pellicola l’attrice si vedeva per due minuti. Niente di tutto questo è successo per l’altra “donna marziana” del film.


La bella ribella

Discorso totalmente diverso per Rachel Ticotin, di otto mesi più giovane di Sharon Stone. Originaria del Bronx (New York), sembra nata per esordire con Bronx 41º distretto di polizia (1981), film con Paul Newman di discreto successo all’epoca: è l’unico titolo che i giornalisti sanno citare della Ticotin, visto che la sua carriera è quasi esclusivamente televisiva. Oggi la si può vedere apparire in serie come “Grey’s Anatomy” e co-protagonista di “Law & Order: Los Angeles” così come in prodotti televisivi che rappresentano la maggior parte della sua carriera. Ogni tanto è riapparsa al cinema, come nel mitico F/X 2 (1991) e in Con Air (1997), ma è ovvio che Total Recall è l’apice della sua visibilità su grande schermo.

Foto di Nancy Ellison

Dopo aver fatto parte della compagnia Ballet Hispánico di New York è arrivata al cinema quasi per caso, facendo un’audizione per il citato Bronx e passandola: esattamente quello che è successo con Total Recall, come racconta a Will Murray che la va ad intervistare per lo stesso numero di “Starlog” (settembre 1990).

«In tutta onestà, avevo bisogno di soldi. Non sono nella posizione di scegliere le parti: ho fatto audizioni per tanti ruoli e questo [in Total Recall] è quello per cui sono stata richiamata. Sono stata fortunata perché mi piace: in fondo se l’avessi odiato non avrei fatto il provino. Ho sempre voluto fare un film d’azione ed eccomi qua.»

L’attrice confessa di non sapere nulla di fantascienza né di essersene mai interessata, al livello da non capire assolutamente cosa stia girando: «Quando il film sarà finito, capirò cosa ho interpretato».

Di sicuro non le piace ogni volta che sul set o sui giornali viene definita una sorta di “Sigourney Weaver su Marte”, visto poi che per i giornalisti il film condivide con Alien la produzione di Ronald Shusett (che invece non c’entra niente con Ripley, personaggio di Walter Hill da Ron mai citato). Messa però da parte la fantascienza, quando c’è da muoversi in sincronia con qualcun altro la Ticotin dà il meglio di sé: la scena è ovviamente quella dello scontro fisico con Sharon Stone.

Domanda: secondo voi, quale delle due attrici proviene dalla danza?
(foto di David Appleby – da “Starlog” n. 158, settembre 1990)

Siamo nel 1990, nessun americano ha mai visto due donne combattere sullo schermo: non stupisce che le atlete americane debbano emigrare ad Hong Kong per poter combattere nei film. Storicamente le donne al cinema si ritrovano impegnate nel catfight, uno “scontro di gatte” che prevede il tirarsi i capelli ma soprattutto strapparsi gli abiti a favore degli spettatori maschi sghignazzanti. Neanche il maestro Roger Corman osò andare contro questo luogo comune, quando rivoluzionò i canoni femminili negli anni Settanta con i suoi film pieni di donne in prigione.

I giornalisti che nel 1990 devono descrivere lo scontro fra Stone e Ticotin sottolineano tutti che è qualcosa di completamente diverso dal solito, e giustamente se ne vanta anche Paul Verhoeven nell’audio-commento del film:

«Chiesi a Vic Armstrong di organizzare una vera e propria lotta, più simile ad un combattimento di arti marziali, come due guerrieri: è la prima volta che si vede una cosa simile, due donne che combattono in modo naturale, senza tirate di capelli e cose simili.»

Vic Armstrong, il mago dietro ogni scena d’azione del film

Armstrong nella sua biografia The True Adventures of the World’s Greatest Stuntman (2011) racconta una storia un po’ diversa:

«Io dissi [a Verhoeven]: “Questa è un’opportunità per avere un vero combattimento tra donne, con veri pugni al posto di tirate di capelli e vestiti strappati”. E lui: “Sì, sì, va bene”. Gli occhi gli si illuminarono, gli piaceva davvero l’idea.»

Armstrong racconta che non potendo infilare protezioni sotto i vestiti attillati delle attrici le infilò nell’ambiente circostante, cioè dietro le pareti e sul pavimento, così che dovunque andassero a sbattere le donne non si facessero alcun male. Poi si è organizzato facendo in modo di girare in pratica due scene di combattimento, identiche ma separate: una per ogni attrice, che invece di affrontare l’altra può darle di santa ragione ad una stuntwoman a testa. Rachel picchia Donna Evans, Sharon picchia Wendy Leech… moglie di Armstrong! Le due scene poi, montate insieme, danno la perfetta impressione che Sharon Stone e Rachel Ticotin si pestino a sangue, quando in realtà quasi non hanno neanche condiviso il set! Gli unici fotogrammi in cui sono inquadrate insieme… non fanno che tirarsi i capelli.

Però dài, una tirata di capelli ci vuole…

Nella citata intervista Sharon Stone è chiara:

«Non volevo combattere con Rachel per inscenare i soliti scontri fra donne a tirarsi i capelli [hair-pulling catfight], volevo un vero combattimento da strada: qualcosa che reggesse il confronto con quelli con Arnold.»

Conferma Rachel Ticotin:

«Non c’è niente del tipo “donne che si graffiano”: queste sono donne che sanno combattere. Personalmente io non lo so fare, quindi ho dovuto imparare a tirare un vero pugno: i calci e il resto vengono dalla danza, quindi sono stati più facili. Ma il tutto ha una dinamica diversa, cioè quella di ferire più che di sembrare donne carine.»

Una donna tosta, dal Bronx a Marte!
(Foto di David Appleby © 1990 Columbia/TriStar Pictures)

Non è facile essere co-protagonista femminile in un film di Schwarzenegger, soprattutto in uno appartenente ai machissimi anni Ottanta, ma in modi diversi Sharon Stone e Rachel Ticotin riescono perfettamente a non lasciarsi oscurare e a dimostrare che anche in un fanta-action (genere rivolto più ad un pubblico maschile) le attrici possono lasciare un segno. Ripley docet!

(continua)


Fonti

L.

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11 risposte a Total Recall 10. Donne marziane

  1. Zio Portillo ha detto:

    E di quando la Stone chiede a Schwarzy di legarla arricciando le spalline della tutina ai polsi ne vogliamo parlare? Lei bella come il sole, tutta sudata, sorrisino malizioso e faccia furba che fa quasi capitolare l’austriaco. Sembra appena uscita da un amplesso e non da una scazzottata e sarebbe pronta a ricominciare con le “brutte maniere” da usare però da un’altra parte. Anno 1990, quasi 25 anni prima della moda del bondage all’acqua di rose delle “Sfumature”. Se non ci fosse lo zampino di Verhoeven quasi quasi la cosa potrebbe essere casuale. E invece l’olandese era pure qua tre piste avavnti a tutti…

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  2. Cassidy ha detto:

    Quello che succede nelle stanza d’albergo su Marte, resta nelle stanze d’albergo su Marte 😉 Post definitivo sul folle inizio di carriera della bellissima Sharon Stone, una che ha sempre avuto il fisico di una “Bimbos” ma con il cervello di un altro tipo di fisico, magari nucleare. Non sapevo della sua fobia, sapevo invece che Verhoeven per questa é andato giù di testa, ha chiesto alla moglie se poteva andarci a letto, la signora Verhoeven gli ha detto “sarebbe positivo per la tua carriera?” facendo desistere Paul. Gli Olandesi hanno dei rapporti di coppia (e con il sesso) che il resto del mondo può solo spgnarsi. La Ticotin purtroppo è sparita, peccato perché qui brillava di luce proprio. Questo capitolo marziano al femminile ci voleva proprio 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli Dei di Marte non sono nulla in confronto dell’energia che dev’essersi scaturita sui quei set messicani, con Arnold che faceva battutacce alla Stone e Paul che le sbavava dietro… e Ron che spiava pronto a raccontare ai giornalisti! E’ un miracolo ne siano usciti tutti vivi 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    E ora chi me la toglie dagli occhi e dalla mente l’immagine (che avevo escatologicamente rimosso) della Stone moglie di Seagal??????????? 🙂 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Certe cose non stanno né in cielo né su Marte 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Dove avrebbero dovuto esiliare Seagal, se solo fossimo stati un tantino più avanti in materia di esplorazione spaziale 😛
        Nemmeno io sapevo della fobia nascosta di Sharon (e nascosta da lei stessa agli ignari colleghi sul set: non esattamente la cosa più professionale da fare)! Quanto al suo combattimento con Rachel Ticotin, possiamo tranquillamente dire che il loro reale confronto -senza stunt- alla fine rimane un po’… tirato per i capelli, ecco 😉

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  4. Sam Simon ha detto:

    A me la Sharon Stone del tempo mi butta proprio di fuori, sia qui che in Basic Instinct quando è in schermo riesco solo a guardarla col cervello spento… comunque splendido che in questo film ci siano così tante idee e come si dimostri come sia stato un processo di gruppo! Bottin che propone effetti a Verhoeven, Armstrong che propone scene d’azione a Verhoeven… diciamo la verità: Verhoeven si è circondato di gente brava ed è stato anche bravo nella capacità di ascoltarla, quella gente! Mi sta proprio simpatico a me quell’olandese lì!

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