Omega Doom (1996) Per un pugno di androidi

Ormai Albert Pyun ha superato il presente e vive solo nel futuro, almeno nel suo cuore: appena può, continua a raccontare storie di cyborg, transumani e mischioni vari. Dopo l’evidente crollo di Cyborg Terminator 3, dove si è incartato come una Sperlari, ci prova con un film diverso ma sempre ambientato nell’immaginario futuro transumano caro all’autore: Omega Doom.

Dopo aver girato il mondo dal 1996, arriva nelle videoteche americane nel luglio 1997 e un anno dopo, nel luglio 1998, riceve il visto della censura italiana: a grande sorpresa il film arriva addirittura nelle sale nostrane, dal 24 luglio successivo. Sembra ci sia rimasto giusto una settimana, ma è comunque un evento: Albert Pyun su grande schermo è roba che colpisce.
Medusa e CDI lo portano in VHS in data ignota, mentre la compianta TMC lo trasmette nella seconda serata di giovedì 14 giugno 2001: non ho trovato altri passaggi televisivi.
La Mustang lo porta in DVD italiano dal novembre 2014: se dovete farmi un regalo, ecco l’idea giusta.

Ah, prima che mi dimentichi: ricordo la recensione di Willy l’Orbo del film.

Il futuro, come sempre, è bbbuio

«C’erano una volta gli uomini, i robot e la grande guerra mondiale»: quale migliore introduzione per una tipica storia futuristica alla Pyun?
Su un montarozzo di cadaveri rimangono a lottare un soldato robotico e uno umano: un cecchino colpisce il robot alla testa e gli si impalla il software. Prova a fare CTRL+ALT+CANC ma non trova i tasti: perde la programmazione e non si ricorda più perché doveva ammazzare gli umani.
Il robot confuso ha gli occhi confusi di Rutger Hauer.

Il robot che sognò di essere Rutger Hauer

La guerra è finita, i robot hanno vinto e comincia l’Età del Buio, semplicemente perché questi soldati artificiali cominciano a chiedersi: «E mo’ che famo?» Questo lecito dilemma filosofico non è preso in considerazione dall’autore, che preferisce forzare la mano – in fondo è Pyun, mica una persona normale! – e sceglie un’altra strada per la sceneggiatura.
I robot sanno che ci sono uomini superstiti che si stanno organizzando per tornare alla carica contro di loro, e l’unico modo per sopravvivere è trovare i magazzini dove pare ci siano conservate armi moderne. Ci sono così tanti concetti sbagliati nel soggetto del film che mi viene da piangere.

Ma gli androidi hanno problemi di sovrappeso?

Quindi i robot hanno paura degli umani? Visto che è un controsenso, sarebbe stato simpatico che l’autore spiegasse il motivo di questa astrusità: i robot hanno inserito nella loro programmazione un software che fa loro avere questa paura? E perché non ce l’hanno avuta mentre sterminavano l’umanità? E visto che non c’è più nulla di vivo al mondo… chi ha costruito quelle armi moderne?
A neanche cinque minuti dall’inizio del film, Pyun è già partito per i verdi pascoli della sua mente. (Se però ci camminasse sopra, invece di fumarseli…)

Un nuovo tipo di robot

Non basta che ora il mondo sia dominato dai robot per abolire ogni diversità, così Pyun si diverte a creare due “razze” artificiali, che si odiano a vicenda. I Rom e gli Androidi, o almeno così dice il bravo doppiaggio italiano, in anni in cui la piaga dei fan di Star Wars non aveva ancora occupato ogni singolo posto di comando.
George Lucas – o meglio il suo ghostwriter Alan Dean Foster – nel 1976 invece di ripetere mille volte la parola android si prese una licenza e abbreviò il termine in ’droid: il vezzo di usare un apostrofo per capire che non stava inventando una parola bensì abbreviandone una esistente si è subito perso, e da allora un errore tipografico come il dimenticarsi l’apostrofo ha creato un termine non solo inesistente, ma anche concettualmente sbagliato: droid. (Ricordo che il termine fonde andr– e –oid, “a forma d’uomo”, mentre droid significa… “a forma d’uo”!)
Per fortuna questo obbrobrio ha girato poco al di fuori del vastissimo universo di Star Wars – con seccanti incursioni anche in quello di Alien! – ma ogni tanto può capitare che qualcuno, magari in buona fede, creda che droid sia una parola vera e la usi: è il caso di Pyun. Oggi i doppiatori avrebbero lasciato “droidi” o peggio ancora “droids”, ma per fortuna nel 1998 c’era ancora gente seria e il doppiaggio parla di “androidi”.

Tipiche facce da androidi

Cosa siano i Rom lo ignoro, ma ipotizzo che derivi dal read only memory (memoria di sola lettura) molto noto all’epoca, grazie al CD-Rom, termine però già ampiamente noto agli americani da almeno il 1979 grazie all’omonimo fumetto Marvel e al pupazzo della Parker Brothers.
Grazie alle informazioni del robot-testa (Norbert Weisser), idea che anticipa diverse storie divertenti di Deadpool, gli androidi e i Rom sono arrivati insieme e si sono dapprima massacrati, fermandosi una volta capito che nessuna delle due fazioni avrebbe vinto. Ora ognuno aspetta che l’altro faccia una mossa per recuperare le favolose armi moderne per sferrare l’attacco finale.

Norbert Weisser nel ruolo di Headpool ante litteram

Visto come sono vestite le fazioni, più che nel futuro post-apocalittico sembra di essere tornati nella Liverpool degli anni Sessanta, con i Mod e i Rocker pronti a scontrarsi.

A Liverpool c’eran mille dei Rom
Il loro capo era chiamato Blackheart
Erano mille, ma gli androidi di più:
erano forti, più forti dei Rom.
Yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah

(da Uno dei Mods di Ricky Shayne)

Queste due fazioni di fricchettoni sono guidate da due donne. Blackheart (Tina Cote) guida i Rom, mentre Zic (Jill Pierce) guida gli androidi. Oh, ma questo è un film o il riassunto delle puntate precedenti di una serie TV? Dopo 15 minuti in cui vengono snocciolate informazioni a raffica senza un attimo di sosta, d’un tratto comincio a sentire un brivido lungo la schiena.
Uno straniero senza nome arriva in paese… comincia a parlare con una tizio del posto… che gli racconta di due fazioni che controllano la zona… due fazioni eternamente sull’orlo dello scontro… e lo straniero si guarda in giro con un sorriso divertito… prima di entrare in una locanda e fare amicizia con l’oste… Noooooo ma questa è la versione robotica de La sfida del samurai (1961)!!!

Ehi, Kurosawa: i plagi ora… sono tre!

Faccio un attimo mente locale e tutto torna. Nel settembre 1996 Walter Hill presenta la sua personale reinterpretazione del film di Kurosawa con Ancora vivo e probabilmente Pyun si è lasciato contagiare: c’è la versione ambientata nel passato giapponese, quella ambientata nel western e ora negli anni Venti del Novecento… perché non ambientarla nel futuro? L’unico che l’ambienterà in tempi attuali sarà Van Damme con Fino all’inferno (1999).
Esce pure fuori una pistola “vecchio modello”, come quella impugnata dal vigliacco Unosuke: credo sia addirittura una Smith & Wesson come quella di Kurosawa, ma ovviamente di un modello più recente. La ciliegina sulla torta è che lo straniero senza nome se ne inventa uno a seconda di chi glielo chiede: firma d’eccellenza delle varie versioni della storia.

Ehi, oste: chiamami Joe

Il resto è uguale, anche se più piccolo e più… pyunesco. Invece di un paese abbiamo una piazzetta – un set di Bratislava (Slovacchia) perché Pyun ci tiene ad essere alternativo: lui non va in Romania o Bulgaria come tutti gli altri! – invece di due grandi famiglie in lotta ci sono tre buffoni da una parte e tre buffoni dall’altra, anche se nessuno di loro ha spazio.
Lo straniero senza nome parla solo con le cape, Blackheart e Zinc, mette una contro l’altra, poi Pyun si stufa di seguire il copione e va a braccio, con un paio di duelli che chiudono la storia malamente.

Tie’, ci manca solo una musica morricona!

Se l’idea di fare l’ennesimo plagio di Piombo e sangue (1929) di Hammett, ma stavolta in chiave futuristica, la trovo geniale – con due fazioni di robot in guerra – la totale incapacità di Pyun di scrivere una sceneggiatura scorrevole o anche solo logica rovina tutto. È vero che palesemente non ha alcun mezzo per tirar su un film post-apocalittico pieno di soldati robot, quindi gli tocca fare un film di pongo e sabbia (che manco il Das può permettersi!) ma il problema grave di Omega Doom non è la resa, è la sceneggiatura.
Addirittura l’idea di usare una sorta di pistole-spada riesce a strizzare l’occhio tanto a Kurosawa che a Leone, e l’eccezionale prestazione fisica di Norbert Weisser garantisce un credibilissimo robot-pagliaccio dinoccolato e in continuo smantellamento. Quindi l’esecuzione è ottima, per chi ami la fantascienza Z anni Novanta, ma i testi sono da mani in faccia.

Tutto il film se ne va via con Hauer fermo a fissare il vuoto

Il fido George Mooradian, direttore della fotografia che da Kickboxer 2 (1991) è instancabile braccio destro di Pyun, regala oro alle scene e un’arte sapiente dell’inquadratura che da sempre contraddistingue il regista non fa che impreziosire ogni scena… ma Omega Doom rimane un film noioso e inguardabile, con una storia delirante e senza senso, che se non copiasse maestri migliori (cioè Kurosawa) sarebbe da ignorare completamente.
Lasciamo dunque il soldato Omega Doom – che nessuno chiama mai così, essendo lo straniero senza nome – a contemplare la morte sia dei Mod che dei Rocker.

Vidi morire pian piano l’amico androide
Ora, mi disse, anche tu… sei uno dei Rom»

L.

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21 risposte a Omega Doom (1996) Per un pugno di androidi

  1. Sam Simon ha detto:

    Povero Kurosawa… e povero Rutger Hauer! E povero te che ti sei sparato questa robaccia per mantenere una testimonianZa sul blog! :–)

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  2. Cassidy ha detto:

    Era più o meno da tutta la vita che speravo in un una versione fantascientifica di “La sfida del samurai” ed esisteva, con tanto di Rutger Hauer! Fantastico 😀 Per il resto, alla moda di “Quadrophenia”, mancano solo i Rom in parata a cantare: «We are Roms, we are Roms!». Per tutto questo potrei chiudere un occhio anche sulla svarioni della trama e la panza di Rutgher 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ci sono così tante cose su cui chiudere un occhio da diventar ciechi, però l’idea di fondo è geniale: per me Kurosawa avrebbe apprezzato 😛

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Ammesso che fosse riuscito a vederlo, accecato come i sottoscritti da così tante cose su cui chiudere un occhio 😉 L’idea c’è, però il modo in cui la sviluppa Albert nostro fa sì che, alla fine, sembri tutt’altra cosa: secondo noi nel soggetto di questo film ci sono concetti sbagliati, quando forse invece ci sono solo concetti giusti “secondo Pyun” aldilà della nostra comprensione 😛
        Chissà cosa differenzia i Rom dagli androidi, qui: sulle prime mi hanno fatto pensare ai ricordanti visti sulle pagine di Nathan Never, con parti di cervello modificate (“read only memories”, potremmo dire) per immagazzinare dati da rivendere al miglior offerente, se non fosse che a parte questo trattasi di esseri del tutto umani (salvo occasionali innesti bionici sparsi) a differenza dei Rom di Pyun… ma è inutile farsi tutte queste domande quando nemmeno lui ha mai pensato a dare risposte 😀
        P.S. “Quadrophenia” diretto da Albert Pyun… chi osa immaginarselo? 😛

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  3. wwayne ha detto:

    Il tema dello straniero che arriva in un paesino e ne rompe i fragili equilibri, facendo scoppiare una tensione da tempo latente, è presente anche nello splendido “Giorno maledetto”. L’ho recensito qualche mese fa: https://wwayne.wordpress.com/2019/08/18/un-grande-uomo/

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, è un tema classico del genere, ma qui si va ben oltre plagiando smaccatamente il povero Yojimbo di Kurosawa, già ampiamente plagiato da italiani e americani.

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      • wwayne ha detto:

        Clint Eastwood è andato oltre, facendo il plagio del plagio: infatti il suo “Lo straniero senza nome” è in pratica il quarto capitolo della trilogia del dollaro di Leone, che a sua volta aveva scopiazzato Kurosawa.
        Riguardo a Omega Doom, pensa che l’avevo comprato l’anno scorso su ebay, ma l’avevo bloccato dopo pochi minuti, perché erano di pessima qualità sia la videocassetta che il film in sé. Di conseguenza, non mi ha stupito affatto che tu gli abbia dedicato un post. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Purtroppo è un film non riuscito, ma l’idea di fondo è ottima. Hai ancora quella videocassetta? Sapresti dirmi se i titoli di testa o di coda sono scritti in italiano o lasciati in lingua originale?

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      • wwayne ha detto:

        Ti mando la mail con lo screenshot appena possibile

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio sei gentilissimo ^_^
        Se ti capita di controllare altre VHS, non esitare a scrivermi a lucius.etruscus@gmail.com che da anni stiamo schedando ciò che di italiano si può ancora trovare in home video 😉

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  4. Lorenzo ha detto:

    Ma perché da Terminator in poi tutti i cyborg nelle locandine hanno un occhio scartavetrato?

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Grazie per la citazione, concordo col giudizio sul film, d’altronde…siamo compagni Zventura! 🙂
    Momenti altissimi della recensione i pascoli verdi della mente pyunesca che esso stesso si fuma e l’excursus sul termine droid – “a forma d’uo”!!! (perdona i fan di Star Wars, compreso il sottoscritto!) 🙂

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