Total Recall 12. L’uomo d’oro di Marte

Nei primi anni del Duemila (purtroppo l’autore non è stato più preciso in merito) lo studioso di cinema David Hughes incontra lo sceneggiatore Gary Goldman. Ormai Total Recall è un film di culto, indiscutibile – nel suo decennale è appena stato riversato in DVD con audio-commento di Verhoeven e Schwarzenegger – quindi ci si può anche parlare chiari, soprattutto per quel che riguarda la fase della lavorazione che rimane sempre in ombra. I problemi della decennale pre-produzione sono noti e molti hanno rilasciato dichiarazioni in merito, come abbiamo visto, ma poi appena viene ingaggiato Paul Verhoeven pare che tutto sia andato liscio, senza problemi: eppure al suo arrivo il regista olandese ha ricevuto un quintale di carta con su scritte così tante varianti della sceneggiatura da perdere la testa. Cos’è successo?

Sappiamo che Ronald Shusett le uniche volte che ha davvero scritto qualche riga è stato preso a ceffoni, così il suo amico Steven Pressfield è passato come una meteora per Total Recall e il suo contributo è un mistero – come abbiamo visto, il fatto che nel suo saggio biografico lui non menzioni nemmeno la questione lascia ipotizzare che non sia rimasto nulla di suo nel progetto – quindi chi rimane? Ci sarebbe Jon Povill, ma chi è questa misteriosa cometa che in svariati decenni di attività ha lasciato così pochi segni nel suo campo ma ancora oggi è attestato come uno degli autori di Total Recall? Curiosamente nessuno lo prende mai in considerazione parlando del film, ma sono riuscito a trovare una delle sue rarissime interviste.

Jon Povill nel 1993
(foto di Pat Jankiewicz)

John Povill è oggi poco noto perché dagli anni Settanta è specializzato in progetti che non vedranno mai la luce, come per esempio la quarta stagione TV di “Star Trek”, progetto che diventerà invece un film, o The Nine, concepito da Gene Roddenberry e alla sua morte (1991) strombazzato molto in giro, o ancora Species UnknownLo Squalo incontra Balla coi lupi nella foresta pluviale») di cui non esistono tracce. Intervistato nel 1993 dalla rivista “Starlog”, quando ancora si credeva che almeno uno dei suoi tanti progetti avrebbe visto la luce (e così non è stato), Povill ne approfitta per rivelare finalmente quale sia stato il suo effettivo contributo a Total Recall.

«Ci ho lavorato all’inizio. Ci sono voluti quindici anni per realizzarlo e io ho lavorato giusto ai primi due copioni, nel 1975 e 1976. Da allora ci sono state 65 revisioni, Ron Shusett mi mandava regolarmente i nuovi copioni e ci scambiavamo idee, ma in pratica ho scritto solo le prime due stesure.»

È rimasto qualcosa delle sue idee degli anni Settanta nella versione di Total Recall vista al cinema nel 1990?

«Dalla mia versione arriva la rivoluzione marziana e Melina, personaggio in gran parte mio, il fatto che Quaid abbia una relazione con lei e che questo lo spinga a cambiare fazione. Nel mio copione Melina era capace di spostarsi psichicamente da un posto all’altro, e alla fine questo ha dato vita all’orologio olografico di Quaid. C’erano poi due condottieri rivoluzionari, Gonzaga che si occupava delle truppe e Brother Cassandra, un profeta psichico. Sono ricorso ad un arbitrato della WGA [Writers Guild of America, il famigerato sindacato degli sceneggiatori che abbiamo già incontrato con le (dis)avventure aliene di Dan O’Bannon. Nota etrusca.] affermando che Gonzaga e Brother Cassandra sono stati fusi nel doppio personaggio di George-Kuato. In un certo senso Kuato ricorda il chestburster di Alien, quindi si vede che viene da Ron.»

Gli amici di Shusett sono sempre fedeli, malgrado lui li porti in rovina uno dopo l’altro. Visto che Rob Bottin ha dichiarato che Kuato sin dalle prime stesure era previsto apparisse sulla schiena dell’ospite, e che solo poco prima delle riprese lui abbia proposto di farlo uscire dal petto, mi sento di credere poco alla ricostruzione di Povill: chi va con O’Bannon (alla WGA) finisce per averne lo stesso atteggiamento e la stessa (scarsa) carriera.

Il bilancio dunque è schiacciante: l’autore del Total Recall che abbiamo visto al cinema e che da decenni è un film di culto è il solo Gary Goldman, che però nessuno è andato a intervistare sul film, visto che O’Bannon e Shusett tenevano occupati tutti i giornalisti del settore. È il momento di sentire la sua versione.


L’uomo d’oro di Marte

Gary Goldman ha firmato pochissimi lavori, ma esordire co-sceneggiando Grosso guaio a Chinatown (1986) di John Carpenter è un gran bel colpo: anche se in carriera non si farà altro, rimarrà comunque un bel segno. E Goldman non farà molto altro. Ha affiancato il romanziere ex-militare Chuck Pfarrer alla sceneggiatura di Navy Seals – Pagati per morire (1990) e l’unica altra opera in cui abbia lasciato la firma è Next (2007) con Nicolas Cage, di nuovo una storia tratta da Philip K. Dick.

Gary Goldman

Come abbiamo visto, intorno al 1987 Gary Goldman viene contattato da Ronald Shusett per dare una pulita al copione di Total Recall, quando ancora c’è De Laurentiis alla produzione, ma lo sceneggiatore declina l’invito perché è già impegnato con il film Warrior della Warner Bros diretto da Paul Verhoeven, che purtroppo non vedrà mai la luce. Appena il regista olandese parte per Marte, un paio di anni dopo, Goldman lo segue a ruota. E si ritrova a dover aiutare Verhoeven con decine e decine di sceneggiature alternative, alcune firmate da O’Bannon, alcune da Shusett, alcune da entrambi, altre da autori come il citato Povill. «Paul [Verhoeven] ha letto tutte quelle bozze», racconta Goldman a Hughes, «e poi mi ha passato quelle che voleva che leggessi anch’io.»

Il problema storico di Total Recall, sin dagli albori del progetto negli anni Settanta, è che una spettacolare prima parte della storia corrisponde ad una buona seconda parte e ad una pessima terza parte finale: questa è stata la struttura di tutte le sceneggiature che si sono susseguite nei decenni. Quando Gary Goldman prende in mano la situazione, le cose sono migliorate: da tre parti si è arrivati ad una contrapposizione di solo due.

«La storia della prima metà era quasi uguale a quella che abbiamo visto al cinema, ma erano tutti concordi nel dire che la seconda metà del film non funzionava, cioè tutto ciò che avveniva dopo l’entrata in scena del dottor Edgemar. Ho dovuto sistemare tutto per far sì che la seconda metà funzionasse in modo adeguato. Inoltre ho riconfigurato il film per adattarlo ad Arnold, perché in tutte le stesure Quaid era un tipino mite che d’un tratto scopre di essere un agente segreto dai grandi poteri.»

Verhoeven dà mandato a Goldman di costruire un gioco sottile ma spietato. Non basta che nelle scene iniziali, quando Quaid si reca alla Rekall, negli schermi passino le esatte immagini di ambienti e persone che vedremo più avanti nel film: il regista vuole che l’arrivo di Edgemar – per il quale il regista ha cercato un attore “hitchcockiano”, allo stesso tempo innocuo e rassicurante ma anche sottilmente mellifluo, da riprendere con inquadrature dal basso in omaggio al maestro del suspense – ricordi allo spettatore che tutto ciò che seguirà potrebbe benissimo essere finto, frutto della semplice immaginazione di Quaid. Nell’audio-commento del film Verhoeven lo spiega chiaramente:

«A questo punto della storia voglio dare un senso di incertezza: qual è la realtà? Edgemar dice a Quaid che tutto ciò che è accaduto dal momento dell’innesto è falso, e tutto ciò che abbiamo visto finora, negli ultimi 45 minuti, è un sogno. Per il pubblico è spiazzante, perché non vuole questo:  vuole l’avventura… ma non un’avventura finta

Una scena e un’inquadratura hitchcockiana… con pistola Goncz GA!

Il pubblico dovrà scegliere a cosa credere, dovrà schierarsi e decidere se parteggiare per l’eroe Quaid contro i cattivi o decidere… che è solo il sogno di un operaio edile desideroso di un’avventura marziana. Cioè esattamente lo spirito del racconto originale di Dick, il quale non fornisce mai spiegazioni sull’autenticità della vicenda, visto che nessuno di noi ha garanzie di autenticità nella nostra percezione del mondo che ci circonda.

Assolutamente geniale in quest’ottica il fotogramma che chiude la pellicola, e il “mistero” che lo circonda.


E se fosse veramente un sogno?

«Questa maraviglia, al falso più ch’al ver si rassimiglia» scriveva Ariosto nell’Orlando furioso (1516), ed è ciò che si prova alla fine delle avventure marziane di Quaid: «E se fosse veramente un sogno?» chiede il protagonista a Melina. La perfetta risposta di quest’ultima chiude la storia: «Allora sbrigati a baciarmi, prima che ci svegliamo». Dialogo perfetto, che nei miei sogni mi piace pensare abbia ispirato Woody Allen, visto che usa una frase simile per la fine de La maledizione dello scorpione di giada (2001), quando il protagonista bacia la donna che dice di amarlo solo perché è stata indotta con l’ipnosi a pensarlo, e le dice: «solo una volta, prima che l’orrido sipario della realtà cali su di noi».

Mi diverte immaginare Woody che rielabora Total Recall e crea un personaggio dalla nuova personalità che non ricorda quella vecchia, vivendo così un’avventura al limite tra realtà e finzione, ma soprattutto penso a quell’«orrido sipario» (ugly curtain)… lo stesso che si vede nella più celebre “inquadratura sbagliata” di Marte, che mostra in alto uno dei ganci che reggono quel telone su cui abbiamo visto proiettato il sogno di Quaid.

VHS Penta Video 1991: unica traccia rimasta dell’edizione italiana del film

La scena sarà davvero un blooper, un errore filmico sfuggito al montaggio finale, una semplice inquadratura sbagliata? O invece è un divertito scherzo che Verhoeven tira ai suoi spettatori, ricordando loro che tutto quanto visto è solo un sogno indotto dalla Rekall? Questa domanda era un valore aggiunto al film… finché nel riversarlo in DVD è andato tutto perso.

Chiamatelo 16:9: io lo chiamo 4:3 tagliato!

La piaga dei DVD con l’inquadratura “tagliata” – come per esempio Predator (1987) con lo stesso Schwarzenegger – fanno sorgere il dubbio: il gancio del matte painting è sparito semplicemente perché nel riversare in digitale il film hanno ridotto l’inquadratura o è stato volutamente tagliato perché considerato un errore? Qualunque sia stato il motivo, ormai è perso per sempre: come dimostra questo passaggio televisivo del film su Italia1 il 14 novembre 2019, tratto da pellicola originale come quella delle copie in DVD italiano. Per fortuna conservo la VHS Penta Video con pellicola italiana.

Uno dei rari passaggi del film su Mediaset (in media una volta ogni due anni)

Prima visione di Canale 5 di lunedì 29 marzo 1993, grazie a Vasquez per la foto!

Anteprima di Tele+1 del dicembre 1992, dall’Archivio Etrusco!

Perché Paul Verhoeven nel suo audio-commento del film rimane muto davanti alla cancellazione di un blooper noto a tutti gli appassionati sin dall’uscita del film? Forse l’ha dimenticato e non ha notato che è scomparso… o forse è un altro scherzone del regista, che così spiega la dissolvenza bianca che chiude Total Recall.

«Tutto alla fine, secondo me, doveva far capire che lui [Quaid] era stato lobotomizzato, come gli aveva detto il dottor Edgemar, e può essere la fine del film. Per questo la dissolvenza al bianco e non al nero: gli hanno fritto il cervello e tutta questa storia è un sogno, nulla di tutto questo è accaduto veramente.»

In fondo, quell’errore di inquadratura suggeriva la stessa cosa, anche se – a voler forzare la fantasia – ci si poteva vedere addirittura una citazione di Persona (1966) di Bergman, che si chiude con la pellicola della cinepresa che si inceppa, a suggerire che “è solo un film”. (E anche lì c’è la dissolvenza in bianco.)


Scegliere il proprio se stesso

Riscritta l’intera seconda parte del film per essere letta sia come realtà che sogno, Goldman si trova davanti un finale difficile: cosa farà Quaid una volta ottenuta di nuovo la “memoria totale”? Come può tornare ad essere il viscido amico di Cohaagen?

«Quando Quaid ritrova la memoria ho pensato che non ci fosse più nulla di interessante nella storia: d’improvviso diventava un semplice film d’azione ordinario. Volevo invece che nel finale fosse interessante come all’inizio, così mi inventai l’idea di Quaid che vuole sì tornare ad essere se stesso [l’agente segreto Hauser] ma che ora trovi spregevole quella personalità. Scopre infatti che c’è Hauser dietro tutto quello, che si è prestato a cancellarsi la propria memoria così da poter raggiungere ed assassinare Kuato. E poi Hauser dice: “Vedi, è mio il corpo che stai usando, e io lo rivoglio. So che non sta bene riprendersi i regali, ma là dentro c’ero prima io”. Era un’idea innovativa all’epoca: che io sappia era senza precedenti.»

Hauser, il vostro amichevole spione infame di quartiere

Quaid ora deve dunque scegliere se tornare ad essere se stesso o rimanere con la sua nuova personalità, e questo – esclama entusiasta Goldman – è puro Philip K. Dick.

«Quaid è un uomo artificiale come i replicanti di Blade Runner, ad eccezione del fatto che non è il suo corpo ad essere artificiale ma solo la sua mente. Così abbiamo una persona artificiale, Quaid, che è molto più umana della persona vera, Hauser. Credo poi sia psicologicamente corretto dire che nessuno (a parte nei film hollywoodiani) rinuncerebbe alla propria personalità per tornare autentico: l’identità è la vita stessa.»

Un’irresistibile coppia di tagliagole

Verhoeven tituba e tentenna all’idea, così Goldman per convincerlo e rendere più chiara la situazione si inventa il secondo video di Hauser, quello in cui rivela tutto a Quaid e richiede indietro il proprio corpo.

«Credo che tutte le mie idee sarebbero state rifiutate da qualsiasi studio e da quasi ogni altro regista. Ad Hollywood le idee sono un anatema, e più grande è il budget più sono proibite. I dirigenti cinematografici non sono molto svegli, ma sentono l’odore di un’idea a chilometri di distanza e, come il gigante della favola, annusando annusando trovano l’idea e la estirpano. Solo un regista potente può proteggere un’idea. La Carolco è stata il luogo perfetto per lavorare, perché Mario [Kassar] ed Andy [Vajna] davano libertà quasi completa ai loro registi.»

Goldman racconta di condividere con Verhoven la grande passione per le trovate mindfucks, cioè quelle idee che fanno spalancare gli occhi agli spettatori lasciandoli a bocca aperta. Come appunto l’idea di Hauser che si fa cancellare la memoria per raggiungere Kuato, un telepate che altrimenti l’avrebbe smascherato immediatamente. Ma i due amano anche certi “tiri mancini”. Assodato che, racconta Goldman, all’epoca ad Hollywood per correttezza politica si cercava di ingaggiare attori di colore per ruoli positivi – non a caso solo dal 1990 in poi anche i neri cominciano a vincere il Premio Oscar, sebbene raramente – subito tirano uno scherzone con il personaggio di Benny, che sembra buono invece si rivela super-cattivo: Verhoeven non può resistere ad andare contro il politicamente corretto, e Goldman gli va dietro con piacere.

Come fai a non fidarti di un sorriso così sincero?

Questo però non vuol dire che Goldman abbia carta bianca, soprattutto nella seconda parte della vicenda, cioè quando Quaid arriva su Marte: questo rimane sempre un film con Schwarzenegger.

«Non credo di aver avuto la libertà di apportare grandi cambiamenti perché ero sotto la costante sensazione che Arnold, i produttori e Paul fossero pronti a prendere il controllo della storia. Quindi principalmente mi sono concentrato sul sistemare problemi e implementare scene già esistenti. Avrei preferito una visione del futuro più realistica, con trovate più scientifiche riguardo la gravità, la fisica e l’atmosfera. Ma stavamo facendo un film con Arnold Schwarzenegger e questo dava il tono a molte decisioni. Malgrado questo ho cercato di rendere il film un po’ meno scherzoso e più rigoroso rispetto ai precedenti lavori di Arnold.»

Tornando con la memoria al momento in cui insieme al regista ha completato la prima riscrittura del film, Goldman racconta di quando con Verhoeven si presentò ad una riunione di produzione con Vajna e Kassar, presenti anche Schwarzenegger e l’immancabile e ubiquo Ronald Shusett.

«Arnold e Ron hanno discusso della nostra bozza e dissero che i momenti chiave mancavano d’emozione. Era una valida osservazione perché Paul preferisce toni emotivamente più asciutti e non aveva preso sul serio la sotto-trama della liberazione marziana: vedeva il film più come un gioco intellettuale. Messo di fronte all’opposizione sollevata dall’attore, sentii che c’era bisogno di un compromesso e per fortuna mi venne proprio in quel momento l’ispirazione: proposi l’idea che Cohaagen ad un certo punto interrompa l’emissione d’aria. Questo atto splendidamente crudele ci dava l’occasione di mostrare la sofferenza dei poveri mutanti, così da empatizzare. Apportai queste modifiche alla sceneggiatura ed andammo in produzione.»

Come abbia fatto Goldman a convincere quel bastian contrario di Shusett è un segreto che rimarrà per sempre sepolto nelle sabbie di Marte.

(continua)


Fonti

  • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)
  • Pat Jankiewicz, Incident of The Nine, da “Starlog” n. 192 (luglio 1993)

L.

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31 risposte a Total Recall 12. L’uomo d’oro di Marte

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Con lo zinefilo, dall’Orlando furioso (che proprio questi giorni sto facendo a scuola, ovviamente online) a Predator, da Carpenter a Dick, dalle vette filmiche alla Z più putrida…è un attimo! Dove si trova uno sguardo così a 360 gradi sul cinema? Io penso da poche parti! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La mia missione è dimostrare che non esistono confini, né catalogazioni né “serie”: può esserci oro ovunque, basta che gli autori vogliano mettercelo 😉
      Rabbrividisco se penso alle lezioni sull’Orlando furioso dei miei giorni scolastici: ho fede che farai un lavoro decisamente migliore e più coinvolgente. Magari ogni tanto buttaci dentro un po’ di Z! 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Condivido con mente e cuore la tua missione!
        Sull’Orlando, devo dire che renderlo digeribile soprattutto alle medie è un’ardua impresa (più di quella che aspetta i paladini!) ! Tuttavia, come da te auspicato, proviamo a battere strade zinefile, applicate alla letteratura, d’altronde basta un poco di Z…e la pillola va giù! 🙂 🙂 🙂

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  2. Giona ha detto:

    Lucius ma quindi il gancio che regge il telone dovrebbe essere visibile anche nelle versioni televisive degli anni 90 e nelle altre edizioni in vhs? Ti risulta?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che io sappia sì, anche perché è sempre stato “scontato”: da quando la rivista “CIAK” pubblicò questo blooper nella sua rubrica, all’epoca dell’uscita del film, gli appassionati l’hanno sempre dato per scontato, considerandolo un tiro mancino di Verhoeven più che un errore.
      Come dimostra la VHS del 1991 che presento, la pellicola italiana ha l’errore, ma sappiamo che dal 1999 tutte le pellicole italiane sono perse per sempre, salvo fortunate eccezioni, quindi anche quella di “Atto di forza”. L’errore era stato sistemato nella pellicola americana e quindi poi in quella presentata in DVD? Non lo so, ma è facile che al momento di riversare il film in digitale, nel suo decennale, si sia corretto ciò che si credeva un errore. Il silenzio di Verhoeven fa sospettare che lui sia stato d’accordo, altrimenti avrebbe detto “qui si vedeva un gancio che poi è stato tolto”.
      Purtroppo non ho modo di controllare sulle registrazioni TV anni Novanta o su altre cassette, se qualcuno ne ha a disposizione spero che vorrà condividere 😉

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      • Vasquez ha detto:

        Posso confermare che c’è il gancio anche nelle trasmissioni tv anni 90, ma dovrete credermi sulla parola, perché non ho idea di come fare per mandarla…a meno di non fare una ripresa pezzente col cellulare alla tv! XD Se non si presenterà nessun altro, mi sacrificherò…
        La registrazione è da canale 5, se non ricordo male in prima serata e in prima tv, in sovrimpressione passa la scritta: non perdete la premiazione degli oscar stanotte alle 3,40. Sì, me lo sono rivisto per controllare (anche se cerco di usare poco il videoregistratore, che se si rompe è finita…) e devo dire che Kuato e la morte di Cohaagen fanno ancora la loro porchissima figura!
        Quando finalmente riuscii a mettere le mani sul racconto di Dick ispirò il film, ricordo che rimasi delusa a mille perché speravo nella delucidazione (anche per via di quel gancio…non si ha modo di sapere se si vedesse anche al cinema, vero Verhoeven?): era stato tutto un sogno oppure no?
        Invece poi continuando a leggere Dick e imparando a conoscerlo un pochino, ho capito che l’autore non avrebbe mai sciolto il dubbio, ed il nocciolo (e la parte gustosa) della storia in verità è proprio quella…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mitica Vasquez, come sempre! Sei l’unica prova esistente dei passaggi TV del film ^^
        Di sicuro nei Novanta girava la pellicola italiana – sapresti confermarmi se il titolo che si vede ad inizio film è “Atto di forza” invece del “Total Recall” delle edizioni dal 1999 in poi? – e quella ha il gancio. Poi le TV si sono messe a trasmettere i DVD e quindi si hanno solo versioni americane con audio italiano.
        Se un giorno ti andrà di fotografare il tuo televisore, con il titolo italiano all’inizio e il gancio alla fine, riceveresti un monumento equestre qui nel blog ^
        ^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        P.S.
        Sicuramente la tua registrazione si riferisce alla Prima TV di Canale5 di lunedì 9 marzo 1993, con alle 3,40 proprio gli Oscar.

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  3. Cassidy ha detto:

    Post di festa e in quanto tale ricchissimo. La testimonianza (di parte) di Jon Povill dice già molto delle dinamiche, inoltre la celebre trovata dei gangi del fondale, un errore che visto in sala, potrebbe essere attribuito ad un proiezionista poco abile, ma che in un film di alto livello, non può non essere voluto. Io credo che sarebbe da considerarsi un errore, se accadesse in un film con una trama diversa da questa, ma qui? Questo è lo zampino di quel diavolaccio di Polvèron! 😉
    L’ultima parte del post poi è pura Hollywood? Idee? Quali idee? Ennesima conferma che (purtroppo) “Atto di forza” è stato l’ultimo grande film analogico della sua epoca, dopo la sua uscita è cambiato tutto e non per forza in meglio. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che Paul si sia lasciato sfuggire un’inquadratura che guarda caso sottolineava tutta la sua filosofia del film… non ci credo manco per scherzo 😀
      Un amante dei tiri mancini come lui si sarà divertito un mondo ad inserire quello che potremmo chiamare benissimo inside joke, ma poi qualche incravattato, di quelli che ci capiscono, avrà detto “correggete quell’errore” e tutto è andato a ramengo.
      Paradossalmente, un film che ci mette in guardia dal reale… è l’ultimo dei film reali!!!

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  4. Giuseppe ha detto:

    Com’è riuscito Goldman a convincere Shusett? Mah, probabilmente prendendo spunto dall’idea che aveva appena avuto per il personaggio di Cohaagen: togliergli l’aria dopo averlo chiuso in una stanza pressurizzata 😀
    Quanto ai ganci che reggono il fondale e che ovviamente già erano presenti quando lo vidi al cinema, devo dire di non essere stato così ostile alla loro “correzione”: nonostante l’originale potesse rappresentare -a meno di non voler insistere nel considerarlo un blooper come tanti altri- una “summa” della filosofia verhoeveniana riguardo al film, parallelamente ho sempre accettato senza particolari problemi pure la versione (seppur molto poco Dickiana nel caso, in quanto priva di ambiguità) reale e non mentale dell’avventura marziana di Quaid 😉
    Povill? Una carriera davvero ridotta all’osso, a voler essere molto generosi…

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  5. jenapistol ha detto:

    Secondo me Verhoeven ha deciso di togliere il gancio per dare la possibilità agli spettatori di decidere se quello che vedi è reale o no.Lui stesso ha supervisionato l’edizione in blu-ray e non l’ha inserita.Per me è meglio senza gancio,col gancio è troppo palese.Anche se avrei gradito la scena originale come bonus nel blu-ray,blu-ray che in quanto a contenuti speciali non rende merito alla grandezza del film,se penso a quanti (giustamente) ne ha Alien. Pensa che mi son tenuto l’edizione a 2 dvd della Cecchi Gori solo per un minuscolo contenuto speciale che dura meno di un minuto,sto parlando del teaser trailer.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ammazza, l’edizione Blu-ray è così povera??? A Roma si dice “Che pulciari!” 😀
      E’ moda comune per i registi americani smanacciare i film man mano che escono in formati diversi, ma Paul è sempre stato troppo europeo per fare l’americano, e soprattutto non capisco perché – semmai davvero ha scelto lui di tagliare il gancio – non l’abbia detto nell’audiocommento, visto che ha rivelato tantissimi retroscena. Arriva il gancio, e non dice una parola, parlando invece della dissolvenza in bianco, che dimostra come quel gancio era esattamente ciò che pensava.
      Infine c’è una tesi da non escludere: e se fosse solo la pellicola italiana tagliata in modo da avere un’inquadratura così alta da vedere il gancio? Chissà se c’è anche nelle VHS americane…
      Personalmente non mi piace quando i registi mettono mano e “correggono” ciò che non ha alcun bisogno di essere corretto: se un’opera piace, piace con l’errore; se non piace, non sarà certo una correzione a salvarla. E allora perché non aggiornare le opere ogni dieci anni? Cambiamo i vestiti e le messe in piega delle attrici, cambiano gli oggetti a seconda delle mode: nei film anni Ottanta ci sono tipo mille sigarette ogni ora di storia, le andiamo a cancellare tutte perché dopo duecento anni di tabagismo l’Occidente ha deciso che non sta bene mostrarlo?
      Se un regista ha fatto una scelta, anche costretta, anche contro-voglia, anche sbagliata, ma l’ha fatta e il film è quello: con la scelta sbagliata. Se l’aggiusti, è un altro film.
      Infatti da malato collezionista alieno conservo tutti i formati dei vari film, perché ognuno ha cose diverse, bellezze diverse e inquadrature diverse. Bello il Blu-ray, ma io mi sono innamorato delle vecchie VHS 4:3 che mostravano più film, anche se avvolto nella nebbia 😉 Se Aliens non fosse stato il successo che è stato, con i tagli e tutto il resto, il Blu-ray se lo potevano dare in faccia…

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      • jenapistol ha detto:

        (1) No aspetta,c’è la possibilità che il gancio sia un esclusiva italiana ? Davo per scontato fosse cosi a livello mondiale,ma col senno di poi ha più senso quello che dici tu,si perchè anchio ero tutto orecchi per sentire cosa diceva Verhoeven nel finale del film,ed’effettivamente non dice nulla del gancio,anzi,ci sono rimasto male quando ha parlato di lobotomia,come a dire “non puo semplicemente svegliarsi alla Rekall “,poi si,mi son ricordato della scena della goccia di sudore.(2) Si, sul fatto che un film coretto diventa un altro film è vero,sul correggerle preferisco decidano i registi,anzi,dev’essere sempre cosi,se è la produzione e non il regista allora non vale,tipo il Dune di Lynch,se invece la vuole il regista saremo noi, poi, a decidere qual’è la versione migliore,capito George Lucas ? (3) Ma è propio questo che non capisco,Atto di Forza fù un grande successo,perchè non fare un’edizione fatta come si deve che gli renda merito ? Se penso alla ricostruzione che hai fatto tu,dimmi tu se non ci sarebbe abbastanza materiale per 3 ore di documentario tipo lo splendido Dangerous Days di Blade Runner ? Persino Transformers 2 e Prometheus hanno super documentari di 3 ore,pensa te in che mondo viviamo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        1) Finora abbiamo testimonianze che il gancio si è visto al cinema, in TV e in videocassetta… e tutti e tre i casi utilizzano una pellicola italiana. Siamo sicuri che la pellicola americana all’epoca fosse uguale? L’unica versione americana nota è quella del DVD dei primi Duemila, ma non vale visto che può essere stata manomessa: questo però spiegherebbe il silenzio di Verhoeven, visto che il gancio l’hanno visto solo gli italiani.
        2) Le scelte dei registi spesso sono dettate da cose che con l’arte e il cinema non hanno nulla a che fare, ma sta proprio all’artista trovare il modo di tirare fuori lo stesso un ottimo prodotto. Anche se da molto tempo l’epoca dei grandi film è chiusa e quindi parliamo solo del passato. Una volta che il film è finito è finito, e se è fatto bene anche i suoi difetti sono amati. Invece c’è poi l’usanza di ritrattare, cancellare, modificare, “ah ma io intendevo…” “director’s cut” e bieche truffe commerciali similari. Ci sto, ma fai una bella edizione DVD con il film “vero” e poi le seghe mentali del regista a parte, come ha fatto la Fox con Alien (le cui versioni “estese” sono pura barzelletta che non fa ridere)
        L’artista non è solo quello che sa iniziare un’opera, è anche – e soprattutto – quello che sa quando è finita.
        3) Il grande problema di Total Recall è che la Carolco ha chiuso i battenti e questo è sempre un casino: chi ha comprato i diritti sul film non è detto voglia spendere per farne un documentarione. I migliori contenuti speciali di solito sono fatti per quei film in cui produttore e distributore sono la stessa grande casa: chiamano qualche amico fidato, lo mandano nei magazzini e nei teatri di posa e quello tira fuori un giro di interviste usando pellicola già di proprietà della casa. Minimo prezzo, massimo risultato.
        Quando una casa fallisce, tipo De Laurentiis o Carolco, è l’inferno, perché il catalogo viene smembrato e venduto al mercato delle pulci, col risultato che nessuno vuole toccare quella roba neanche con un bastone. Di chi sono gli oggetti di scena? Di chi sono i negativi delle scene tagliate? E quelli delle scene girate dietro le quinte? Chi pagherà per acquisire anche quei diritti? Nessuno se ne interessa, e così grandi film finisco in un marasma distributivo in attesa che qualcuno li ricompri.
        Per i buoni contenuti bisogna cercare film nati in grandi case, tipo appunto la Paramount di Transformers. La stessa Paramount che possedendo tutto l’universo di Star Trek può permettersi speciali e documentari a pioggia: tanto è tutta roba sua!

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  6. jenapistol ha detto:

    (2) Ma si infatti,è quello che penso anch’io,George Lucas è l’unico regista che mi viene in mente che ancora oggi si ostina a non farci vedere l’originale.Io stesso ho comprato le edizioni del 2006 “originali” in DVD ma sembra che anche quelle non siano esattamente quelle originariamente uscite in sala. (3) Azz è vero si,in effetti con tutti quei fallimenti è un pò un casino,anzi un po tanto un casino,ma sai,ho citato apposta Blade Runner perchè anche li mi pare c’erano dei casini per cui sta benedetta edizione in DVD non arrivava mai,seguivo all’epoca l’evolversi della faccenda su dvdweb.it,poi finalmente le cose andarono per il verso giusto e usci’ una magnifica edizione. Che posso dire ? Spero che qualche buonanima milionaria e appassionata del film metta insieme tutti pezzi e faccia finalmente uscire un edizione degna di nota.

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  7. SAM ha detto:

    Però attenzione, le versioni originali di Star Wars erano di proprietà della Fox, per questo George fece le versioni 2.0.
    Probabilmente era un escamotage per avere una versione al 100% della Lucas Film in modo da non dividere i guadagni e diritti con nessun altro.
    Basti pensare che la seconda trilogia era in cantiere fin dai primi anni 80, ma George la fece a fine anni 90 solo perché era riuscito a tornare in possesso dei diritti di merchandising che era rimati per anni in mano a un ditta di giocattoli che li aveva presi per pochi spiccioli.
    Ora però la prima versione originale di SW è in mano a Disney, vediamo cosa farà.
    Riguardo a Total Recall, io lo vidi al cinema ( e comprai pure il fumetto della Play Press) , e la scena del gancio non la ricordo ( e dire che si doveva vedere bene al cinema ).
    Ma forse ricordo male io .
    In tv si vedeva eccome, tanto che Striscia la Notizia ci dedicò una notizia ( ma non si vedeva anche all’ inizio del film con i due protagonisti su Marte ? ).
    Forse , il gancio al cinema non si vedeva per via del 16.9, e poi, nel passaggio a 4.3 con l’immagine ingrandita, è saltato fuori un bordo di troppo .
    Mi sembra un errore troppo marcato perché il regista in post-produzione non se ne accorgesse!
    E guada caso, si vede nel finale, quando Quaid si chiede se è tutto un sogno .
    Non è che Verhoven ha una pagina social su cui tampinarlo fin quando non risponde ?

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  8. Il Moro ha detto:

    LA questione del gancio me la ricordo… e posso testimoniare senza dubbio che nei vari passaggi TV in cui l’ho visto da gggiovane si vedeva benissimo! Sempre amato quel punto, lo scherzo che insinua il dubbio… averlo cancellato con le versioni più moderne è un’ignominia.

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  9. Pingback: [Italian Credits] Atto di forza (1990) | Il Zinefilo

  10. Catoblepa ha detto:

    Mi inserisco nel discorso sull’inquadratura “sbagliata”… non potrebbe essere semplicemente un problema dato dalla messa in onda di una versione Open Matte? Ai tempi delle TV 4:3 era piuttosto comune che i venissero mandati in onda – o riversati su VHS – film senza la mascheratura voluta dal regista per la proiezione cinematografica (in sostanza, con tutta l’immagine presente sul negativo). Questo serviva a evitare le tribolazioni del Pan&Scan e le temute bande nere, e creava spesso dei blooper come microfoni che spuntavano nell’inquadratura o addirittura attori in costume da mostro con scarpe da ginnastica ai piedi (che teoricamente avrebbero dovuto essere tagliate).

    Se guardate il resto del film dovrebbe esserci più informazione sopra e sotto rispetto agli altri riversamenti, giusto?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti spiegherebbe davvero tutto: Verhoeven non si è mai espresso sull’argomento perché non ha mai visto l'”errore”; visto che l’unica prova della sua esistenza è sulla pellicola italiana, proiettata al cinema, in TV e in home video.
      Se guardi i titoli italiani del film, che ho presentato domenica, vedrai che la VHS italiana è molto ampia, e anzi conservo apposta delle cassette che hanno un’inquadratura più ampia rispetto al successivo DVD.
      In effetti sì, potrebbe essere un “errore” che solo gli italiani conoscono e che quindi nessun altro ha mai pensato di spiegare.
      Grazie della dritta 😉

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      • Anonimo ha detto:

        Figurati Lucius 😉 Curiosando per la rete, scopro che la stessa ipotesi l’aveva fatta Evit in un commento di tre anni fa (su La Bara Volante).

        Sarebbe molto bello se qualcuno recuperasse un Open Matte a qualità superiore di una semplice VHS, non è mai da escludere… Purtroppo al momento è offline, ma spoRv nel suo blog ha stilato una lista dei film recuperati in Open Matte, e c’è veramente di tutto. Mi sto ancora mangiando le mani al pensiero di aver buttato tante registrazioni televisive su VHS, chissà quante chicche sono andate perse.

        P.S. Se non l’hai ancora recuperato, ti stra-consiglio di cercare la versione Open Matte di Shining. Sulla rete ne gira una HDTV che per quanto non sia a livelli di un Bluray è comunque guardabilissima. La differenza tra quel genio di Kubrick e altri registi è che lui inquadrava le scene pensando sia alla messa in onda televisiva che alla proiezione, perciò le versioni 4:3 dei suoi film sono impeccabili – anzi, secondo me Shining, con tutti quei lunghi corridoi, è stato composto al meglio per il formato 4:3.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio della dritta, ma la mia allergia a Kubrick, e a Shining in particolare, mi impedisce di indagare oltre 😛
        Invece posso testimoniare come la stessa accortezza ci sia in “Predator” (1987). Non credo che McTiernan abbia avuto la stessa idea di Kubrick, cioè pensare alle inquadrature in entrambi i formati, ma mi sono reso conto che i “giovani” hanno visto solo metà del Predator che ho visto io, dato che la VHS ha inquadrature molto più ampie delle edizioni digitali, che si sono limitate a tagliare con l’accetta il 4:3 per estrarne un 16:9. E posso assicurarti che non ci sono “ciabatte” inquadrate nell’edizione ampia, anzi sembra proprio che ogni scena sia pensata per quel formato.
        Diverso discorso per film come “I 3 dell’Operazione Drago”, la cui VHS Warner di fine ’80 è perfetto esempio di un’usanza dell’epoca: i titoli di testa sono un 16.9 deformato a 4:3, con la gente schiacciata, e poi è tutto un primo piano: il regista ha pensato esclusivamente ad una visione mostruosamente orizzontale e quindi il formato televisivo si perde un sacco di scene. A volte l’inquadratura deve muoversi per inquadrare due tizi che parlano ai lati opposti di una stanza, altrimenti uno ne rimane fuori.
        Mentre l’edizione digitale di Enter The Dragon restituisce perfettamente l’originale, “allargando” il 4:3 a 16:9, altre edizioni sono paracule e invece tagliano.
        Chissà che Evit non stia stilando un archivio
        di queste furbate 😉

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  11. Sam Simon ha detto:

    Impressionante tutta questa disussione sui vari formati dell’immagine! La molletta io la conoscevo e mi sorprende che sia cosa solamente italiana, sinceramente… però tutto può essere!

    Comunque, tornando al succo del post, 65 sceneggiature è un numero davvero impressionante!!! E pure qui abbiamo il mistero di un uomo che ha partecipato a due capolavori come Big Trouble in Little China del Maestro e Total Recall e poi sia praticamente scomparso nell’oblio. Davvero incredibile!

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