Total Recall 13. Il più grande stuntman di Marte

Difficile spiegare chi sia Vic Armstrong, britannico di nascita ma re del cinema americano: dagli anni Sessanta non esiste grande produzione hollywoodiana d’azione che non veda il suo zampino. Da Superman ad Indiana Jones, da 007 a Conan, da Harrison Ford a Schwarzenegger: come stuntman, coordinatore e regista della seconda unità vedrete il suo nome spuntare in un numero impressionante di film noti. La Terra è davvero troppo piccola per Vic Armstrong, ecco perché non ha avuto problemi a conquistare anche Marte.

Nel maggio 2011 Armstrong presenta la propria autobiografia, scritta con Robert Sellers, dal titolo leggermente roboante: The True Adventures of the World’s Greatest Stuntman. Avere Steven Spielberg che ti scrive l’introduzione è qualcosa con cui potersi vantare in giro. Il racconto che segue è tratto dal capitolo dell’autobiografia dedicato a Total Recall.


Il più grande stuntman di Marte

La fama di Paul Verhoeven l’ha preceduto e quando Vic Armstrong riceve l’incarico di regista della seconda unità sa che saranno dolori: perché Verhoeven ha messo subito in chiaro che non vuole un regista della seconda unità. Durante le riprese di Robocop (1987) il suo gioco preferito era licenziare registi della seconda unità a raffica, finché si è messo a girare lui ogni scena. Paul non ha voglia di ripetere l’esperienza quindi ha messo subito in chiaro con la Carolco che non gli mandassero gente fra i piedi: Total Recall se lo gira tutto da solo. La casa però non vuol sentire ragioni e conferma Armstrong nel suo ruolo.

Sembra strano ma il rapporto di forze è equilibrato: Paul Verhoeven è il regista del mondo, un carattere diciamo “diversamente remissivo” e pieni poteri dalla Carolco, ma è uno straniero da qualche anno in un gioco in cui Armstrong vive da decenni, godendo della stima dei più grandi di Hollywood e con una carriera professionale che pochi possono vantare. Non è un “ragazzino di bottega”, quindi Verhoeven deve tenerselo. Ciò non toglie che possa rendergli la vita dura: «Ho dovuto pregare in ginocchio per avere almeno un piccolo monitor per le riprese», ricorda Vic.

La situazione per fortuna si fa più rilassata quando si inizia a girare. Il suo primo giorno di lavoro Vic deve girare la scena in cui Schwarzenegger usa il martello pneumatico al cantiere, una delle prime del film. Verhoeven si rende conto che non ha davanti un “raccomandato” della Carolco o comunque un neofita, e i rapporti migliorano: alla fine delle riprese di Total Recall, cinque mesi dopo, Vic ha potuto avere a disposizione una tenda personale e quattro cineprese con relativi monitor.

«Paul ha adorato ciò che ho fatto. A film montato mi ha detto che c’erano 1.200 pose di quelle che ho girato io, e ne ho girate davvero tante, oltre a tutte le scene di combattimento. Andavo a ruota libera.»

Sciolta la tensione, Paul può mostrarsi a Vic per quello che è: un pazzo geniale. Lo stuntman ricorda ancora la prima volta che si riunirono sul set lui, le comparse, i cascatori e i vari tecnici che avrebbero ripreso una scena corale, e si stava scegliendo chi avrebbe interpretato i cattivi e chi i passanti. Il regista comincia a gesticolare parlando un inglese forse non scolastico ma decisamente efficace:

«Ok what I want, ya, is when you get shot, bang, you go “Arghh!!”»

Paul non riesce a parlare senza emettere suoni, così fra un bang e un Arghh! inizia a mimare le cadute di ogni personaggio, buttandosi da una parte all’altra del set come un pazzo, sotto gli occhi allibiti degli attori. Vic comincia a sudare: se il regista sta rischiando di ferirsi, buttandosi addosso ad ogni angolo di set senza alcuna protezione, con che faccia gli stuntman si presenteranno pieni di imbottiture? Quale azione rischiosa pretenderà da loro, lui che si espone in prima persona?

Il personale di Vic è all’altezza e “cascano” tutti rispettando il volere del regista, ma il vero grande problema arriva… quando c’è da volare.


Risucchiati nel vuoto

Chi ha partecipato anche solo ad una riunione di lavoro in vita sua sa che è una pratica totalmente inutile, una perdita di tempo adorata da chi ha da perderne: a quanto pare le riunioni di lavoro nel mondo del cinema rispettano questo canone.

Durante la prima riunione di produzione tutto il cast tecnico-artistico si è riunito per leggere il copione, commentando e prendendo appunti. Arrivati alla scena in cui Quaid e Melina vengono risucchiati fuori dall’edificio alieno e gettati tra le sabbie di Marte è subito chiaro a tutti che le riprese saranno problematiche. Un decennio dopo, con l’affinamento di tecniche digitali più economiche, la scena non avrebbe mostrato alcun problema: si tengono su gli attori con dei cavi che poi verranno cancellati al computer, in post-produzione. Nell’estate del 1989 tutto questo esiste, sì, ma costa uno sproposito e non garantisce un effetto soddisfacente.

Su Marte si vola! (© 1990 Columbia/TriStar Pictures)

Al che Vic Armstrong propone un’idea perfetta che faccia ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Nelle scene in cui gli attori dovranno rimanere sospesi in aria, “risucchiati”, un cavo li terrà su tenendoli alla vita mentre la cinepresa li inquadrerà dalla vita in su, così che il cavo non si vedrà. Per le scene in cui invece si dovrà vedere l’attore per intero, è semplice: si ruota il set di 180 gradi e così anche la cinepresa. L’attore a penzoloni così sembrerà lievitare in orizzontale. L’idea piace. Tutti d’accordo? «Ya, ya» dice Verhoeven. Tutti d’accordo. Come sempre, appena si varca la porta della stanza, tutti dimenticano quanto detto alla riunione.

Mesi dopo, in Messico, un assistente avverte Vic che il regista lo sta cercando. Arrivato sul posto, Vic trova Verhoeven che sta gridando a pieni polmoni e ce l’ha con lui. «I fottuti cavi, vedo quei fottuti cavi, Vic! Avevi detto che avrebbe funzionato, invece non funziona un cazzo!» Riuscito a calmare il regista Vic gli ricorda quanto detto alla riunione, di costruire un set in verticale così da far penzolare gli attori senza cavi in vista, e dopo una pausa Verhoeven risponde al suo solito: «Ya, ya» Un’altra pausa, e scatta la domanda fatale: «Che cosa intendi con set verticale?» Come dicevo, le riunioni non servono mai a niente.

Vic dimostra di essere capace di far volare persino Schwarzenegger

Il problema non è convincere il regista, bensì la produzione: tutti hanno dimenticato l’idea di Vic un minuto dopo averla accettata, quindi non c’è alcun set verticale a bilancio e ora bisogna costruirne uno fuori budget: la risposta della Carolco è ovviamente un “no” secco. Con la pazienza di Giobbe il nostro Vic spiega la situazione – non lo specifica nell’autobiografia, ma il sospetto è che cancellare i cavi in post-produzione fosse molto più costoso che costruire un set verticale – e alla fine ottiene gli attori a penzoloni ripresi come fossero in orizzontale, cioè una delle scene più iconiche del film.

«È un trucco che ho imparato da Alf Joint [altro celebre stuntman britannico, scomparso nel 2005. Nota etrusca.]. È una tecnica che veniva usata nei vecchi film come Il ladro di Baghdad, ma oggi ormai non si usa più.»


Vita sul set

Verhoeven e Armstrong hanno differenti velocità di lavorazione, per fortuna perfettamente compatibili. Paul ha la parte “artistica” e cura ossessivamente i particolari, ripetendo scene in continuazione finché non è pienamente soddisfatto: scalette, orari e tempistica gli sono sconosciuti. Le riprese durano finché il risultato non è ottimale.

Vic deve curare tutto il resto, ed è velocissimo avendo l’abitudine di tenere conto di scalette e tempistiche. Non c’è spazio negli studi per costruire tutti i set del film, per questo si fa una scaletta: oggi si gira una scena su un set, domani su un altro set, costruito dopo aver smontato il precedente. Se però Verhoeven il giorno dopo sta ancora ripetendo la scena del giorno prima perché non è soddisfatto, tutto si incaglia. Invece i tecnici in pratica costruiscono set attorno ad Armstrong in perfetta sincronia, visto che ogni scaletta viene rispettata.

Vic Armstrong, il mago dietro ogni scena d’azione del film

Questo non significa che non ci siano intoppi. Per esempio nella scena in cui Ironside cade dall’ascensore, dopo aver perso le braccia, lo stuntman Simon Crane cade male e si ferisce: uno dei cavi che lo sostenevano gli infligge un taglio profondo su una mano. Un piccolo ritardo che però Vic sa gestire, visto che è abituato a ben altro.

Durante un’azione concitata in campo aperto in Rambo III (1988) lo stesso Simon Crane è caduto male da un carro armato e si è rotto una clavicola. Portato in ospedale per ingessarlo, Vic non gli fa passare la notte in stanza e lo riporta in albergo. Il giorno dopo gli dà gli abiti di scena e lo trascina sul set. Simon si lamenta che non può lavorare, ridotto in quel modo, e Vic gli affida il compito di portare l’acqua ai colleghi assetati. Il motivo è che la produzione è pronta a mandare a casa uno stuntman impossibilitato a lavorare, non certo a pagargli stipendio, albergo e spese varie. Ci vorranno due settimane a Simon per riprendersi, e ogni volta che un produttore diceva a Vic di aver sentito che un suo stuntman era in ospedale, Vic poteva rispondere dicendo la verità: no, sono tutti qui a lavoro. Per un capo così, ci si può anche lanciare senza braccia da un ascensore marziano.

Mentre Arnie e Paul si divertono, Vic lavora

Che Armstrong sia quel tipo di persona che si sa far ben volere da tutti lo dimostra una curiosa consuetudine, sviluppata durante le riprese di Indiana Jones e il tempio maledetto (1984). Lavorando spesso di notte, è difficile poi rientrare in albergo all’alba e cercare di dormire nel pieno dell’attività che circonda la stanza: un bel bicchiere di vino a colazione può dare l’aiuto giusto. Visto che in Messico deve girare di notte tutte le scene di inseguimento in metropolitana di Total Recall, Vic racconta al produttore Buzz Feitshans della sua abitudine, e questi gli dice di passare da lui a fine lavoro, con la sua troupe. Quando Vic e i suoi, a fine turno, si presentano nella camera del produttore, si trovano di fronte bottiglie di liquori d’ogni sorta. A quanto pare dopo le riprese notturne di Total Recall nessuno ha avuto problemi a prender sonno.


Amici “costosi”

Nella sua autobiografia Vic non nasconde l’emozione dell’ultimo giorno di riprese di Total Recall, o per meglio dire l’ultima notte. Finito il suo turno va a dormire sapendo che a parte qualche ripresa mattutina in pratica il film è completato. L’estate è finita e ci sono altri lavori da curare, proprio quella mattina Vic deve partire per la Thailandia e lavorare ad Air America di Roger Spottiswoode – le cui riprese iniziano a settembre 1989 – quindi ha giusto qualche ora di sonno prima di abbandonare Marte.

Fa per aprire la porta del sua camera d’albergo… quando questa si spalanca di botto, e Vic si ritrova in stanza Paul Verhoeven, la sua assistente Lynn Ehrensperger, il suo stuntman Simon Crane e vari altri attori e tecnici: tutti infilati nella piccola camera, piena di cibo e champagne. Vic non se l’aspettava da Paul, ma a quanto pare ha fatto svegliare tutti alle cinque di mattina per salutarlo in grande stile. Da allora i due sono grandi amici e lavoreranno ancora insieme, come in Starship Troopers (1997): e pensare che all’inizio dell’estate del 1989 Paul non lo voleva sul set.

Armstrong tra Mel Gibson e Robert Downey jr. sul set di Air America

Certo, a volte l’amicizia è “costosa”. Per esempio nel 1994 Armstrong viene chiamato a lavorare a Bravehearet (1995) di Mel Gibson, pellicola che racconta di una rivolta storica fra le cui fila… c’erano gli antenati di Vic! Gli Armstrong di Scozia erano grandi oppositori degli inglesi, e a Vic piace citare una leggenda secondo cui i romani costruirono il Vallo di Adriano per tenere fuori dai loro territori gli Armstrong! Insomma, Vic è fomentato e sta per accettare l’incarico… quando arriva una telefonata da Paul Verhoeven: c’è da fare un altro grandioso film con Arnold Schwarzenegger. Come si fa a rifiutare?

Vic rinuncia a un pluripremiato film di successo… per lavorare a Crusade, un titanico buco nell’acqua che non vedrà mai la luce. A volte le amicizie costano care.

(continua)


Fonti

L.

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15 risposte a Total Recall 13. Il più grande stuntman di Marte

  1. Cassidy ha detto:

    Per fare lo stuntman bisogna essere un po’ toccati, nel senso migliore del termine però un pochino si, ma Paul Verhoeven ha dimostrato di essere il più “fuori” di tutti 😉 Conoscevo bene il nome di Vic Armstrong ma tutti questi dettagli sono uno meglio dell’altro, purtroppo l’affondamento della Carolco ci ha tolto quella gioia che sarebbe stato “Crusade”, quindi continuiamo a confermare che “Atto di forza” è stato l’ultimo grande film realizzato beh, come piace a noi. L’idea del Vallo di Adriano costruito per tenere fuori gli Armstrong è abbastanza geniale bisogna dirlo! 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Sposo la tua risposta al commento Lucius, prendi un personaggio come Vic, aggiungici un pizzico di Paul, cuoci il tutto in una recensione ricca di aneddoti gustosi e…ti assale l’acquolina in bocca: leggasi, la voglia di avere una palla di vetro e vedere quelle giornate sul set 🙂

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  3. jenapistol ha detto:

    Crusade ? Mi piacciono cosi tanto le tue ricostruzioni che ho rinunciato a Googlare per saperne di più,che faccio ? Googlo o aspetto un nuovo appuntamento della rubbrica film infranti ?

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  4. jenapistol ha detto:

    Ma vieniiiiii,ci speravo propio.Ok aspetterò,son curioso.

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  5. Il Moro ha detto:

    Condivido la tua opinione sulle riunioni di lavoro…
    Che sfiga questo Simon Crane!

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  6. Pingback: [Film infranti] Crusade: sbagliare tempi due volte | Il Zinefilo

  7. Sam Simon ha detto:

    Grande Vic! Comunque confermo che le riunioni di lavoro sono inutili. Servono solo a far credere ai capi che stanno facendo qualcosa anche se stanno solo facendo perdere tempo ai non capi…

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