Star Quest II (1996) Plagi spaziali

Un giorno di tanti anni fa (era almeno il 2010) trovai su bancarella un DVD dalla cui locandina mi fissavano Adam Baldwin e Robert Englund: ho ceduto a tentazioni molto più leggere di questa.
Non sapevo però in quale abisso mi sarei andato a ficcare, con il delirante e privo di senso Star Quest II.

Distribuito nelle videoteche americane in un vago 1996 dalla New Horizons (una delle “figlie” di Roger Corman), la Monaco International Group lo porta in VHS italiana in data ignota (probabilmente nello stesso ’96), con il titolo Mind Breakers. Illusioni della mente. La MHE lo riversa in DVD dal maggio 2005.

La stupidità di questo film vi “spaccherà la mente”

Questo film è un seguito. No, aspetta, che detta così la questione non è chiara: questo film è spazzatura. Poi è una cialtronata. Poi è di nuovo spazzatura. E dopo una sfilza di altra immondizia, alla fine è un seguito. Probabilmente di un film con le stesse cinquanta sfumature di marrone.
Del primo Star Quest (1994) – che però è più noto come Terminal Voyage e pare essere arrivato anche in Italia, sebbene non si sappia né dove né quando – so dalla trametta di IMDb che parla di un viaggio spaziale alla volta del primo pianeta simile alla Terra: un centinaio di persone vanno in sonno criogenico ma quando si svegliano, cento anni dopo, la situazione è parecchio brutta.

Scaldiamo subito la situazione rubando una nave da I magnifici sette nello spazio (1980)

Non so cosa sia successo nel primo film, probabilmente quelle vicende sono inserite nel mischione assurdo che dovrebbe essere il riassuntone all’inizio di questo film: scene di repertorio rubate alla Nasa, altre rubate a Roger Corman e di tizi che scappano in un’astronave.
Qualsiasi cosa sia successo, questo film inizia dieci anni dopo. Quando altri tizi si risvegliano su un materasso: sarebbe quella la cabina di sonno criogenico?

Nei documentari della Nasa le astronaute sembrano un po’ diverse…

I più “seri” sono i coniugi Susan (Kate Rodger) e Lee (Adam Baldwin), scienziati che stanno «compiendo esperimenti sull’ibernazione ai Laboratori Roswell nel New Mexico»: visto che sono in un’astronave nello spazio profondo, mi sa che non hanno ben chiara la situazione.

Sembrano i protagonisti, ma sono solo attori buttati allo sbaraglio

Dal nulla sbuca fuori Trit (Jerry Trimble), vestito in modo decisamente poco consono per un viaggio spaziale.

Jerry ha sempre il vestito giusto per l’occasione giusta

Appena sente “New Mexico” gli scattano delle memorie: cioè altre scene rubate, stavolta dall’ottimo film marziale Pugni d’acciaio (Live by the Fist, 1993), uno dei vari tentativi del bravo Jerry di riuscire a sfondare in un genere che invece non gli ha dato molto spazio.

Te lo ricordi, Jerry, quando menavi la gente in un carcere filippino? Bei tempi

Perché riprodurre intere scene da quel film? Va be’ che qui siamo tutti distribuiti da una delle tante case riconducibili a Corman, ma mi sembra esagerato. Per esempio l’operazione al cervello che si vede ad inizio film pare presa da Brain Dead (1990), stando ad IMDb.
La sensazione è che molte cose siano rubacchiate qua e là, da scenografie ad effetti speciali, magari roba pronta per altre produzioni da poter dunque sfruttare. Se poi esistesse anche una storia per giustificare questo minestrone sarebbe stato anche divertente.

Mio Dio, quante scelte sbagliate in una sola immagine

Abbiamo dunque un gruppo di persone, che non ci vengono presentate ed appaiono già in scena, come se nel montaggio finale si siano dimenticati intere parti di storia, e questi sconosciuti si risvegliano nel 2041 a bordo dell’astronave Omega4: l’Omega3 fa bene all’organismo, invece la versione successiva ti spacca la mente.

Benvenuti sull’Omega4 dal pilota alieno dal foulard che uccide

È l’alieno pilota dell’astronave ad informare i personaggi del loro destino: dopo il solito pippone sulla civiltà umana degradata e piena di vizi, scopriamo che i prescelti dovranno figliare per dar vita ad una nuova generazione di persone più morigerate, sì da far ripartire il genere umano. E per non scontentare nessuno ci sono varie etnie, così anche in futuro ci garantiamo scontri di civiltà e razzismo.
Perché un alieno vuole che l’umanità continui ad esistere? Quanti misteri in questa produzione diarroica.

Tutte qua le razze che rappresentano il genere umano?

Poi arrivano astronavi nemiche che sparano, così si sveglia l’androide di bordo e le abbatte. Ma perché, c’è un androide di bordo? Esiste una logica in questo film? Ovviamente no: è tutta una scusa per rubare scene ad altri film e inserirle a casaccio, così da allungare il minutaggio ed arrivare almeno ai 90 minuti (scarsi) canonici.
Chi sono gli alieni che attaccano? E perché? L’unica risposta è che è un’occasione per rubare scene da I magnifici sette nello spazio (1980), sempre di papà Corman.

Ma lo sa Morgan Woodward di essere finito in questo film?

Ad un certo punto facciamo finta di mostrare memorie dei due personaggi militari, e via: rubiamo un altro film. Parte così una lunghissima e totalmente immotivata scena di battaglia rubata ad Equalizer 2000 (1987), post-apocalittico di Cirio H. Santiago con Richard Norton: attore marziale che finisce in Star Quest II a sua insaputa! Almeno Trimble ha un piccolo ruolo, lui manco quello.
Siamo dunque a quota due film di Santiago rubati: voglio sperare che almeno un caffè gliel’abbiano pagato.

Vieni, Richard, vieni, che manchi solo tu

Intanto io vado con la memoria alle interviste rilasciate da Robert Englund negli anni Ottanta, quando sbuffava e si lamentava perché uscivano troppi film di Nightmare e lui non riusciva mai a lanciarsi nei tanti progetti affascinanti che gli venivano offerti: visto che da allora l’attore è apparso in un numero sconfinato di filmacci ignominiosi, forse si sarebbe dovuto gustare quella brevissima “età dell’oro”. Qui si limita a fare il niente vestito da prete – che non si sa mica perché sia vestito così! – ma sia lui che questo film dimostrano qualcosa che all’epoca forse noi testimoni non abbiamo colto.
Il mondo delle videoteche era così remunerativo che pur di avere una cassetta esposta a noleggio, e poi in vendita, si faceva di tutto. Finora solamente il mondo del porno era noto per rubare scene, cioè confezionare più film da riprese fatte per un solo titolo – con grande seccatura degli attori, pagati per un film e invece ritrovatisi in due o più titoli – ma Star Quest II dimostra che i “film-minestrone” non hanno confini di genere, perché dalle videoteche arrivano così tanti soldi che tutto è giustificato.

Dal Duemila le videoteche sono estinte e in sala non va più nessuno (da parecchi anni prima della quarantena): mentre il cinema ripete la solita filastrocca degli anni Ottanta («È colpa della pirateria, gnà gnà gnà») finalmente qualcuno si è accorto che il pubblico delle videoteche si sta riversando nei servizi in streaming, suo perfetto corrispettivo.
Chi come me ha vissuto l’epoca d’oro delle videoteche sa che succedeva moltissime volte, anche troppe, di pagare il noleggio per un film che poi risultava essere una bojata micidiale: pagare “alla cieca” è la filosofia anche dello streaming, dove persone che hanno visto dieci film in tutta la loro vita si abbonano ad un servizio con centinaia di titoli che non vedranno mai. Non importa: conta solo che paghino. Proprio come negli anni Novanta c’erano case a cui non importava la qualità dei propri film: l’importante è che venissero noleggiati. Anche se erano pieni scene rubate da altri film.

Assisteremo ad un film di Netflix, Amazon Prime, Infinity o che altro… fatto rubando scene da altri film dello stesso produttore? Quello sarebbe il segno (oscuro) della rinascita del cinema “di cassetta”.

L.

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36 risposte a Star Quest II (1996) Plagi spaziali

  1. Austin Dove ha detto:

    Che copertina bruttina

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  2. Cassidy ha detto:

    La strappona in mutande che si sveglia con il mal di testa, su un materasso ricoperto da, cosa sono quelli, cubetti di ghiaccio? Quella sarebbe una capsula criogenica? Roba da mettersi entrambe le mani in faccia, “Facciapalmo” doppio per coprirsi gli occhi e non vedere questo filmaccio! Comunque Robert Englund potrebbe essere protagonista di un filone alla Stephen Baldwin per il Zinefilo, ha preso parte a tante di quelle porcherie che secondo me, nemmeno lui le ricorda tutte, forse volutamente dimenticate 😉 Cheers!

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  3. Sam Simon ha detto:

    L’astronauta della NASA a me sembra molto… brava! E professionale! :–D

    Su Netflix come sempre ti do ragione, infatti mi fa ridere leggere le recensioni dei film di produzione netflix che sono tutti delle boiate tranne i 2 o 3 titoli di richiamo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contano sul fatto che nessuno vede film: per quella decina di titoli al mese che magari qualcuno può guardicchiare, va benissimo. Però fanno il figurone che hanno centinaia di titoli 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Vero, infatti tutti parlano ossessivamente di serie, tutti divorano serie in binge watching e se le scordano dopo una settimana, anche perché per la maggior parte sono robe dozzinali, quelle buone si contano sulle dita di una mano…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono mode passeggere che vanno sfruttate, finché durano. Ricordo quando in pompa magna uscì la prima puntata di “Walking Dead” in Italia, e l’unico stronzo che era curioso di vederla ero io. “Beato te che hai tempo di vedere i telefilm”, era la risposta-tipo, con la variante “Ma ancora roba zombie? E basta!”
        Dopo aver visto la prima puntata ed essermi annoiato a morte per me è finita lì. Poi d’un tratto il mondo si è zombificato ed è diventata LA serie per eccellenza: dopo quarant’anni la gente ha “scoperto” gli zombie…
        Sono mode, mi spiace solo per le piattaforme streaming che quando tutti smetteranno di vedere queste serie toccherà inventarsi qualcos’altro.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Pensavo di essere il solo al mondo a non apprezzare The Walking Dead. A parte il fatto che non vado matto per gli zombie (preferisco altri mostri) ho trovato il primo episodio insulso.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il primo episodio è la fotocopia del fumetto, oltre che ripetere cose già viste da decenni. Io ho venerato gli zombie quando facevano schifo a tutti ed era una vergogna: poi sono diventati fighetti di lusso e me ne sono allontanato. Mi piacciono ancora le storie zombie ma non le robette patinate e banali come Walking Dead, cerco prodotti più piccoli che però abbiano qualche idea frizzante.

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      • Sam Simon ha detto:

        Il fumetto di Kirkman continua ad essere sconosciuto, ed è anche stato bello praticamente dall’inizio alla fine! Comunque verissimo: Darabont + bel fumetto = pochi interessati. Moda = tutti guardano The Walking Dead! Continuando comunque ad ignorare Romero e tutta la mitologia zombie su cui si basa quella serie, e prima di lei il fumetto!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se la passione zombie nata con Walking Dead avesse portato gli spettatori ad andare alla riscoperta delle centinaia di film già esistenti sull’argomento, sarebbe stato un momento di approfondimento, magari si sarebbero resi conto che quelle moderne sono solo serie fighette che ripetono quanto già detto ma in modo più banale e semplicemente con tecniche registiche migliori. Invece no, ogni giorno si riscopre tutto di nuovo.
        Tipo Tik Tok, il mondo dei video che ora fa impazzire tutti: com’è che Vine non lo ricorda più nessuno? Eppure era uguale. La mania della “novità” fa essere ciechi al fatto che di solito è roba vecchia rispolverata.

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      • Sam Simon ha detto:

        Ho avuto questa discussione con amici partendo da una base simile: tutti concordavamo che Star Trek: Picard è spazzatura. Però uno di noi diceva: ma se convince anche solo una persona a riscoprire TNG o il resto dei prodotti meritevoli di Star Trek ne sarà valsa la pena!

        Io non ne sono sicuro. Da un lato questi nuovi prodotti mantengono vivo il brand (pur violentandolo), dall’altro ne sporcano il buon nome con fango ed altro!

        Però è vero che forse senza robaccia tipo Discovery e Picard anche TNG e DS9 sarebbero scomparsi da piattaforme streaming e dovunque si possano trovare adesso (io mi tengo ben stretti i miei DVD, naturalmente).

        Quindi, parafrasando un mio amico, anche se la maggioranza non l’ha fatto, qualcuno che ha scoperto Romero grazie a TWD c’è di sicuro. Ne è valsa la pena?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sollevi una questione spinosa e davvero sono combattuto. Per me vale lo stesso per l’universo alieno: da una parte sono contento dell’enorme successo del gioco “Isolation” perché ha ridato tantissima vita al franchise, ma dall’altra mi deprime che tutti quelli che conoscono il gioco non sanno nulla di ciò che hanno visto: al massimo si sono rivisti il primo film, perché per loro l’universo alieno è un film del 1979 e basta.

        Ottimisticamente mi piace pensare che se anche un solo nuovo appassionato nasce da un prodotto scadente ne è valsa la pena, ma pessimisticamente ho timore della pioggia di letame che serve per nascere un solo fiore…

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      • Sam Simon ha detto:

        Probabilmente si creano pochi appassionati, però chissà che poi quei pochi appassionati non portino altre persone a scoprire cose meritevoli e così, poco a poco, le tengano in vita e presenti nel nostro mondo dove pochi soggetti possono cancellare la memoria collettiva nel giro di un click (se non sei su Netflix, amazon prime e pochi altri posti non esisti, in altre parole, d meno male che per ora si producono ancora supporti fisici)!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per esempio Discovery e Picard potranno non essere piaciute come serie più storiche, ma intanto hanno fruttato romanzi e fumetti originali, che non è poco! (Forse anche videogiochi, ma non me ne intendo.)
        Quindi gli appassionati ci hanno guadagnato nuova attenzione da parte di autori e case editrici, che è sempre bene, e chi invece non è appassionato conta poco e vola via come il vento.
        Finché ci saranno appassionato disposti a spendere, poi, ci sarà sempre supporto fisico, che siano Blu-ray o modellini. Il problema arriva se l’interesse muore e le case non hanno più voglia di investire in novità.

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      • Giuseppe ha detto:

        Discovery, Picard e pure il Kelvinverse di J.J. Abrahams che, almeno parzialmente, ha imposto il suo stile alle ultime serie Trek sono accomunati proprio da quello che hai detto: pur non essendo magari piaciuti alla maggioranza come poteva accadere per le serie e i film trek precedenti, hanno generato romanzi e fumetti non di rado più interessanti e sfaccettati dei prodotti televisivi/cinematografici da cui prendono le mosse e allora sì, questo può aiutare a riscoprire il brand in modo migliore di quanto non riescano a farlo il grande e piccolo schermo (fossero state le storie a fumetti del Kelvinverse a venire adattate per il cinema dal primo film in poi, scommetto che anche molti fan storici avrebbero avuto un’opinione ben diversa del nuovo corso)…
        Tornando a questa poveracciata -neanche una cabina criogenica decente 😛 -dal titolo Star Quest II, mi preoccupava il fatto di poterlo aver visto (ai tempi) ma, ripensandoci bene, è assai più probabile che mi ricordi tutti i film da cui ha copiato/incollato interi spezzoni… “I magnifici sette nello spazio” in testa 😉
        P.S. The Walking Dead? Mollata senza pentimenti dopo il terzo episodio…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Un esempio fresco fresco è “Predator: Hunting Grounds”, il videogioco uscito da poco e già credo ampiamente spernacchiato da tutti su YouTube, perché è la versione in piccolo di giochi più famosi e meglio curati.
        I “giovani” non hanno idea di cosa sia un Predator, grasso che cola hanno visto il film del 1987 ma non lo ricordano, comunque considerano la creatura una figata e ci giocano con piacere, visto quanti titoli escono.
        Però nella trama ci sono riferimenti sia ai film che allo sfortunato “Blackverse” del 2018: nel videogioco infatti si parla di Stargazer, l’organizzazione nata in “The Predator” (2018) che con mezzi a volte discutibili dà la caccia ai Predator dal 1997 (data non casuale) e che ovviamente nessun giocatore ha notato.
        Questo ha permesso la nascita di romanzi-prequel che ci raccontassero quanto manca ai film e al gioco e ampliassero il mondo, così che ogni tipo di fan troverà qualcosa in tutto questo, sia la roba superficiale che una narrativa più corposa.
        Se esistessero più appassionati forse esisterebbero prodotti più qualitativi, invece ci sono solo tanti fan integralisti che per definizione è impossibile accontentare, quindi perché provarci?
        Per fortuna la transmedialità viene incontro agli appassionati 😛

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Il film-collage anche no, eh? XD
    Englund vestito da prete/massone è una roba così WTF che fa il paio solo con la modella in mutande e il motivo è lo stesso per entrambi: ma ci si veste così, nello spazio, quando si va a colonizzare altri mondi? E ci si fa congelare con un look da flashdance?
    Sarà un film per un gioco di bevute, un cicchetto per ogni assurdità o per ogni sequenza presa da un altro film ^^

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Che meraviglia quando mi scovi questi film (e hai anche l’ardire di guardarli e per di più recensirli! 🙂 )!
    Detto che se da una bancarella mi guardassero Baldwin ed Englund, cederei anche io alla tentazione all’istante. Che poi, ok, questo film è un abominio. Ma ci ha regalato: il ritorno del film minestrone (aka “impariamo dai porno”), il foulard che uccide, le comparsate di Trimble e quella (mitica, viste le modalità) di Norton, il tutto con la tua riflessione finale su streaming e cinema da cassetta.
    Solo la Z può celare gioie anche nell’abisso più abissale 🙂 🙂

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Hai presente quando nei vecchi telefilm o nei cartoni animati c’era un episodio filler dove con la scusa di un racconto si mandano in onda mezz’ora di vecchi spezzoni?

    Ecco, nessuno lo aveva mai fatto coi film. Zio Corman sempre davanti a tutti!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se zio Corman ne sia stato informato, magari sono stati i biechi dirigenti delle sue mille case a farlo 😛
      Quanto odiavo la puntata in cui il telefilm o il cartone riciclava vecchie scene, con la scusa di qualche anniversario o che so io. Avevo aspettato una settimana e non avevo niente di nuovo! 😛

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  7. SAM ha detto:

    Ehh bei tempi quelli delle videoteche, sempre alla ricerca del film particolare di cui nessuno aveva mai sentito parlare e che si noleggiava , sperando di aver trovato chissà che capolavoro.
    Quasi sempre era però una ciofeca.
    IHMO, io avrei fatto 90 minuti di film con l’astronauta piegata a 90 sul materasso criogenico e avremmo avuto un film migliore.

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  8. Kukuviza ha detto:

    Sembra i “mini-film” che i concorrenti del gioco di cinema “Producer”, condotto dalla Dandini e Masenza, dovevano creare con spezzoni di film famosi, cercando di dargli una trama un minimo sensata.

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