Silent Trigger (1996) Il grilletto silenzioso di Dolph

Per anni ho rincorso questo film, uno dei peggio distribuiti della carriera di Lundgren, e mi sono chiesto come mai un prodotto con così tanta partecipazione italiana sia così mal distribuito proprio in Italia. Ora che l’ho visto… ho capito perché.

Nel settembre 1996 Silent Trigger viene trasmesso dalla TV americana, stando ad IMDb, mentre il 7 agosto 1997 ottiene il visto della censura italiana con il titolo Grilletto silenzioso: non è uno scherzo, il nome ufficiale italiano del film è questo!
Tanto per fare una cosa nuova, visto anche il coinvolgimento italiano, la distribuzione fa schifo e probabilmente solo Diabolik e Lupin sono stati così scaltri da beccare il film in sala, uscito sottovoce nel maggio del 1998 e subito scomparso nel nulla.

Al suo arrivo su Tele+Bianco si sono vergognati e l’hanno chiamato Silent Trigger, ma poi l’hanno mandato nella notte profonda di sabato 15 agosto 1998, per essere proprio sicuri che nessun italiano  lo vedesse. Fino a dicembre del 1999 se lo terrà Tele+, mandandolo sempre in orari scomodi.
Ignoto ad altre reti, FilmTV.it ci informa che solo nel marzo 2010 il film viene riesumato da Rete4.

IIF lo porta in VHS in data ignota, mentre una volta comprato dalla RAI – gli ultimi passaggi televisivi infatti sono su Rai4 – la 01 Distribution lo ha portato in DVD nel gennaio 2008. Su bancarella invece ho trovato un’edizione DVD IIF Edizioni Master senza data.

Non so quanti lettori lo ricordino, oggi, ma il compianto Sergio Altieri è stato a lungo un nome molto importante dell’editoria italiana: sia per la sua lunga direzione della collana da edicola “Segretissimo”, sia per il suo impegno narrativo. La sua Trilogia di Magdeburg rimane uno dei romanzi storici italiani più duri ed è lui che ha portato in Italia il Trono di Spade, traducendosi migliaia e migliaia di pagine dei relativi romanzi, quando ancora del Trono di Spade fregava ad una ristrettissima minoranza di persone.
Dal 1998 con lo pseudonimo Alan D. Altieri inizierà a raccontare le vicende del cecchino Russell Kane: qualche anno prima ha scritto la sceneggiatura per un film con in pratica lo stesso personaggio… diretto da uno di nome Russell.

Uno di quei casi in cui è meglio non tradurre…

Russell Mulcahy è uno di quei registi di videoclip poi promossi registi cinematografici, ma al contrario dei suoi colleghi lui non è riuscito a mantenere la promozione e dopo Highlander (1986) non ha fatto che crollare: Highlander II (1991) è stata una bella spinta verso il baratro.
Qui è palesemente un regista in vendita senza più anima, costretto a girare una roba che oggi è la regola ma nel 1996 è qualcosa di parecchio triste: un filmaccio Z che sembra ancora più piccolo di quanto non sia.

Il triste palazzo dove si svolge l’intero triste film

Un’inquadratura di chiese e colombe svolazzanti, con un eroe a guardarle nella gialla luce del tramonto, ci fanno subito capire che la venerazione per John Woo comincia a stancare: non è che ogni film d’azione deve per forza citarlo!
Comunque incontriamo il cecchino senza nome, interpretato da un Dolph Lundgren che dopo Men of War (1994) ha finito la propria carriera, cominciando la caduta che lo porterà direttamente alla Z senza passare per il via.

Dolph Lundgren si chiede se il suo grilletto sia abbastanza silenzioso

I successivi romanzi del cecchino di Altieri sono ricchi di immagini, ambientazioni, paesaggi, stati d’animo (pure troppi!) e quindi densissimi. Non ci sono i soldi per fare neanche metà delle cose descritte, anzi non ci sono i soldi per fare niente. Indovinate quindi cosa fa il cecchino senza nome? Bravi, avete indovinato: niente.
Dolph interpreta l’unico cecchino nella storia del cecchinaggio che non spara un colpo. Perché lo chiamino cecchino mi è incomprensibile.

Una delle inutili pose da cecchino del film

Mediante un discutibile gioco di ricordi incrociati vediamo due missioni del cecchino senza nome insieme alla sua collega senza nome (Gina Bellman): nella prima Dolph inquadra la donna politica che deve uccidere, ma in un rigurgito di banale banalità non può sparare perché c’è una bambina di mezzo. Possibile non esista film americano che sappia trovare altri impedimenti all’uccisione di obiettivi sensibili?
Comunque nel passato il cecchino senza nome non spara ed è costretto a scappare, mentre ora lo vediamo in un’altra missione dove… avete indovinato, non spara manco stavolta. Così praticamente il 90% di film vediamo Dolph fermo, che guarda il nulla e dice stupidate imbarazzanti, con la tipa che sta ferma, guarda il nulla e dice stupidate imbarazzanti. E nessuno spara. Te credo che il grilletto è silenzioso!

Shhh… non dire niente, rovineresti l’atmosfera del film

Visto che metà del cast sta fermo, guarda il vuoto e dice stupidate imbarazzanti, la produzione pensa bene di far passare il tempo aggiungendo ben due personaggi – non di più che non ci sono i soldi – cioè due guardie di sicurezza, due comparse che hanno il compito di tenere sulle proprie spalle l’intero film, l’intera trama e fare da motore per ogni singola scena. Quando si dice saper calibrare una sceneggiatura.
Fa piacere ritrovare Conrad Dunn, il compagno di cella di Van Damme in Colpi proibiti (1990), così come il giovane Christopher Heyerdahl – il canadese che ha interpretato il mitico svedese nella serie western “Hell on Wheels” – ma chiedere a due caratteristi, neanche di quelli buoni, di reggere il 90% del film mi sembra ingiusto: fanno quel che possono, ma lo spettacolo non è molto dignitoso.

Belli i tempi di quando appariva al fianco di Van Damme

Silent Shooter è un thriller spionistico da camera, cioè una storia dove non succede niente perché non ci sono i soldi ma che a chiacchiere lascia capire complotti internazionali tutti ipotetici e sognati: il risultato è un attore catatonico, una spalla pencolante e due tizi che non si sa chi siano.
Il tutto ambientato in un palazzo in costruzione che riempie di vuoto ogni inquadratura. Anche i ricordi della fuga riescono ad essere immobili: come si fa a fuggire stando fermi? Dolph ci riesce.

Una brava attrice futura ma ancora acerba

Mi immagino alla IIF quando hanno dovuto preparare la versione italiana del film: ma che è ’sta mosceria? Ma è un film d’azione con Dolph Lundgren o un drammone croato sulla vanità della vita? (Tutto fa propendere per la seconda ipotesi) Così si sono detti: perché non ci inventiamo una “frase maschia” in italiano?
Quando finalmente Dolph si sveglia, verso la fine del film, e arriva in soccorso della donna, la comparsa cattiva lo vede e scatta il dialogo:

— Who the fuck are you?
— Who do you want me to be?
— How ’bout dead, asshole?

Dallo scambio di battute vince il cattivo, perché alla sua domanda “chi cazzo sei?” Dolph risponde un fiacchissimo “Chi vuoi che io sia?”, la cui risposta obbligata è: “Che ne dici di morto, stronzo?”.
Il doppiaggio italiano si perplime, in fondo è Dolph che deve vincere il dialogo, è lui l’eroe maschio senza rischio, è lui il Rambo della situazione… ma sì, dài, copiamo da Rambo!

— Chi cazzo sei?
— Il tuo peggiore incubo.

La risposta del cattivo si perde nella confusione, rimane solo il plagio di Rambo 2 (1985) che non ha alcun motivo di essere.

Coraggio… fatti citare!

Più avanti Dolph ci prova («Non sarai morta finché non te lo dico io»), ma questo non è un film di frasi maschie: semmai di banali banalità banaleggianti. Tipo quando Dolph ci spiega che il suo dolore profondo è nato il giorno in cui ha capito che il vero nemico… è quello che vedi nello specchio!

Nuoooooooooooooooooooooooooooooo!!!

Ora capisco perché Silent Trigger è stato sepolto vivo dalla distribuzione italiana, malgrado il coinvolgimento di italiani in varie mansioni: è uno spettacolo troppo triste, soprattutto per l’anno in cui è uscito. Di roba simile se ne trova parecchia, dopo il 2005, ma all’epoca un crollo così verticale era qualcosa che lasciava davvero allibiti.

Cecchino cecchinetto, ’sto proiettile dove lo metto?

Chi ha compilato la voce Wikipedia di Altieri ci ha tenuto a specificare che quella del film è una «sceneggiatura originale scritta interamente da Altieri», come a dargliene tutto il merito: io invece punterei sul fatto che non gli hanno fatto fare quello che aveva pensato, sarebbe più dignitoso.
La successiva serie di romanzi sul cecchino Russell Kane è molto amata dai fan di Altieri e sicuramente un libro permette molto più scavo del personaggio che un filmetto di 90 minuti, ma forse essere scrittore non vuol dire essere automaticamente anche sceneggiatore.

Dispiace per un Dolph mai così catatonico ed immobile: almeno nei filmetti di serie Z del Duemila si diverte e si muove molto di più.

L.

amazon– Ultimi post su Dolph Lundgren:

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26 risposte a Silent Trigger (1996) Il grilletto silenzioso di Dolph

  1. lpelo2000 ha detto:

    Il buon Altieri. Uno dei miei autori preferiti.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui purtroppo non dà il meglio di sé. Spero il motivo sia stato il lavorare in una produzione troppo minuscola e claudicante per poter davvero portare su schermo una delle sue corposissime storie.

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ quello che voglio pensare anch’io: il contesto generale (pessimo) gli ha impedito di dare il meglio, qui, e non altro… Peccato poi vedere coinvolta pure la stessa Gina Bellman che, tra le altre cose, avrebbe brillato di luce propria nello splendido Jekyll televisivo di Steven Moffatt (poco più di un decennio dopo).
        Almeno con “Coraggio, fatti citare” e il sempre in tema Dale “Nnooooooooooo!!” Midkiff ci si risolleva un po’ dall’amarezza per questo filmetto 😉
        P.S.
        Cecchino cecchinetto, ’sto proiettile dove lo metto?
        (Silenzioso ho quel grilletto, nel fucile mio perfetto)
        Fra il rimbalzo e il gran rinculo, non vorrei mi andasse in c… 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah rima baciata inevitabile 😛
        Quella miniserie di Moffatt è rimasta nella storia, comunque la Bellman l’avevo apprezzata prima nella deliziosa sit-com britannica “Coupling”, che ho davvero adorato.

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  2. Cassidy ha detto:

    Certo che se non lo premi mai, il grilletto sarà ultra silenzioso! Ne avevo sentito parlare di questo film senza averlo mai visto, non sono Diabolik oppure Lupin quindi non avevo modo di farlo, però è un film futurista, nel senso che anticipa il nulla ambientato in una stanza (per tenere bassi i costi) che è diventato molto cinema contemporaneo, anche se non credo che sia proprio un merito. Cheers!

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Ma almeno salgono e scendono le scale buie (come il 99% dei film farà in futuro!) o rimangono tutti impagliati ognuno nella propria stanza?

    Ammetto però che un film con un cecchino interpretato da Dolph, che non spara ma filosofeggia sulla vita, sulla morale, intrecciando flashback, realtà e sogno, con le comparse che da sole reggono il film, il tutto diretto da David Lynch sai che me lo vedrei? Pure se non accade nulla per 140 minuti.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Mi piace la cosa del cecchino che non può sparare perché una bimbetta impalla l’obiettivo; un tempo, i cecchini si piazzavano più in alto della vittima per centrarla senza dover aspettare che la bambina del Buondì si spostasse… oppure la donna da uccidere era alta 1,45 m? ^^

    Riguardo il fu Altieri, non è lo stesso che traducendo il trono di spade trasformava i cervi in unicorni per, boh, motivi? Di Magdeburgo avevo letto una spassosa stroncatura, ma per il resto, non so nulla.

    Comunque, dopo il cecchino da camera, immagino si batterà la strada della guerra in Vietnam da camera. L’invasione aliena fa camera? Olimpiadi da camera?
    La strada è aperta.

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  5. Lorenzo ha detto:

    Io avevo “Ultima luce”, è per caso uno dei libri del cecchino?
    Poi: ho ricordi vaghi di un film con Lundgren e un cecchino, però mi sembra fosse ambientato nell’est Europa e che Dolph interpretasse un (improbabile) giornalista, che alla fine riesce a salvare il bersaglio sacrificando la propria vita. Lo confondo con un altro film oppure sono i miei ricordi ad essere confusi?

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  6. Sam Simon ha detto:

    Vedo che c’è pure un momento KHAAAAAAAAAAAAAN nel film, come puoi dire che non succeda nulla?

    In realtà ti credo sulla parola, non andrò di certo a cercare questa ZoZZeria! :–)

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  7. Celia ha detto:

    Commento solo per dirti che, scorrendo il Reader un po’ velocemente, ho letto “il GALLETTO silenzioso di Dolph”.
    Meglio non tentare interpretazioni…

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  8. Kukuviza ha detto:

    Quando leggo Dolph, ho il clic compulsivo, devo leggere! Subito!
    E niente, a sto giro ha fatto il cecchino introspettivo, mentale, esistenziale. Ma che palazzaccio è quello dove si svolge il film? ‘Na schifezza!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un palazzo in perfetto stile del film 😀
      In un romanzo la posso anche capire la figura del “cecchino riluttante”, con lunghi paragrafi passati a descrivere cosa pensa e del perché sia stanco di uccidere, ma in un film non mi sembra che funzioni. O almeno non funziona fatto così come questo film, con Dolph che guarda la finestra, il vuoto, ci pensa, ci ripensa, dice due stupidate e non fa niente.
      Quello che poi non è spiegato è il perché dopo che non ha sparato la prima volta, generando un casino, perché gli hanno affidato un’altra missione, per di più con la stessa partner: perché si sono fidati? Infatti non ha sparato manco nella seconda… Tutto buttato via senza spiegazione, perché il film è retto solo dai due agenti buffoni che fanno le boccacce. Un triste spettacolo.

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  9. Willy l'Orbo ha detto:

    Era un giorno di pioggia, fosco nonché triste.
    Poi apparve Dolph.
    Poi venne il grilletto silenzioso.
    Poi si palesò il plagio insensato di Rambo 2.
    E tutto si rischiarò. Nel meteo e nel mio animo.
    (Come? Cosa dite? Il film è indigeribile? Facciamo finta di nulla, va, sennò torna il maltempo)
    🙂 🙂 🙂

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