Guida all’universo di Alien Nation

In quarantena c’è stato tempo per dar fondo ad ogni scaffale della mia videoteca, e vedere finalmente in ordine materiale accumulato nel corso di anni. Rivisto per puro caso Alien Nation (1988), mi sono detto: perché non ne approfitto per studiare anche l’universo narrativo che questo film ha generato? Scommettiamo che vi racconterò una storia ben poco nota?


Guida all’universo di Alien Nation

Maggio 1988, periodo in cui il cinema fanta-horror la fa da padrone e nasce la rivista “GoreZone” (figlia di “Fangoria”) dedicata agli effettacci sanguinolenti. Quel primo numero ospita un’intervista alla produttrice Gale Anne Hurd, che insieme a suo marito James Cameron da quando hanno lasciato Roger Corman sta imboccando successo dopo successo. L’intervista è registrata nel novembre 1987 e la produttrice ha due progetti in corso: di giorno gira Bad Dreams (che in Italia diventerà Vivere nel terrore) e di notte Outer Heat, che prenderà poi il titolo di Alien Nation.

Per la regia la Hurd si è trovata bene con Graham Baker perché, sin da quando questi ha letto il copione, ha capito che è principalmente un giallo pieno di denuncia sociale, qualcosa molto più vicino a La calda notte dell’ispettore Tibbs (vecchio poliziotto bianco razzista e giovane nero in gamba) piuttosto che ad Arma letale (vecchio poliziotto d’esperienza e giovane fuori controllo). Per la sceneggiatura invece ci sono problemi: il nome di Rockne S. O’Bannon non viene mai fatto dalla produttrice, che invece ci racconta che agli aggiustamenti della storia ci sta pensando James Cameron: non viene detto, ma è facile che la sua scomparsa dai crediti del film sia opera della WGA (il famigerato sindacato degli sceneggiatori) a cui O’Bannon si sarà rivolto, come ha più volte fatto l’altro O’Bannon (Dan) nella sua carriera. Il fatto che chi si rivolge alla WGA poi smetta di avere una carriera non era ancora noto.

Visto che il James Cameron del 1987 è ancora uno sceneggiatore dannatamente in gamba, mi piace pensare sia sua la stesura finale di Alien Nation.


Alien Nation: il film

Il film esce negli Stati Uniti il 7 ottobre 1988 e racconta la storia di una strana coppia di sbirri. Perso il proprio collega nella più classica delle scene poliziesche della cultura americana – la rapina notturna al negozio di liquori in cui gli agenti non aspettano i rinforzi che fanno tutto da soli, morendo come beoti – il detective Sykes (uno strepitoso James Caan) si offre volontario per fare coppia con il primo detective alieno: Sam Francisco (Mandy “Criminal Mind” Patinkin). E qui sento già la mano di Cameron.

All’epoca Jim non era ancora quel distributore di banalità romantiche che è diventato in seguito, e la scelta di mandare volontario il suo personaggio è una contro-citazione. Nel celebre Abissi d’acciaio (1954) – il romanzo di Isaac Asimov che ha trasformato in fantascienza il canone classico della “strana coppia di sbirri” – il detective umano Baley odia gli androidi esattamente come Sykes odia gli alieni: il pensiero di fare coppia con uno di loro è odioso ad entrambi. Sarebbe stato facile per Cameron ripetere la situazione, come fanno tutti, invece ha preferito dare la propria interpretazione: Sykes si offre volontario, perché così tramite l’alieno potrà accedere a più informazioni negli ambienti alieni di quanto potrebbe da solo, come umano. Una trovata di sceneggiatura che non troverete facilmente in altri film di “strani sbirri”.

Un titolo e due occhi che non fanno stare tranquilli

Dietro l’indagine su una nuova droga in città si nasconde il racconto di una difficile integrazione, con gli alieni chiamati “sgorbi” (slug, che potremmo tradurre con “lumaconi”) e tutte le difficoltà di inserimento che gli umani ben conoscono, visto che lo sport preferito del nostro pianeta è il razzismo e la segregazione. Molto poco viene spiegato della cultura aliena, del mondo d’origine, degli usi e costumi e via dicendo: a parte qualche divertente particolare pittoresco – il latte rancido per loro è come alcol – non viene detto molto. Si sa che questi alieni sono caduti da una nave di schiavi e che veniva usata una droga per tenerli mansueti, ma sono particolari davvero secondari alla narrazione, più focalizzata sul rapporto personale e sulla necessità di integrazione culturale.

Facciamo così: ti chiamerò George

Sappiamo che Sam Francisco, ribattezzato subito George Francisco, ha moglie e figli ma non hanno alcuna importanza nella storia, così come sappiamo che l’acqua marina è come acido per il corpo degli gorbi.

La distribuzione italiana

Tutto inizia il 30 gennaio 1989, quando sui giornali appare una sorta di “avviso di taglia” («Wanted»): un volto mostruoso sovrasta scritte in piccolo secondo cui si ricerca quest’essere per vari crimini. Il logo della rivista “CIAK”, quello della 20th Century Fox e il fatto che l’avviso di taglia sia fra le locandine cinematografiche rende chiaro il gioco. Mi immagino che comunque i quotidiani abbiano ricevuto telefonate di gente che ha davvero visto un tizio simile nel proprio quartiere.
Il 2 febbraio successivo arriva nei cinema italiani Alien Nation, insieme al Clint Eastwood di Scommessa con la morte: chi sarà più letale, l’ispettore Callaghan o gli alieni?

Il periodo non è dei migliori, perché la concorrenza è spietata. Il film di Graham Baker deve vedersela non solo con Callaghan, ma anche con commedie di grande successo come Un pesce di nome Wanda, S.O.S. Fantasmi e Chi ha incastrato Roger Rabbit, con il Tom Cruise di Cocktail, due divi dell’epoca come Tom Berenger e Debra Winger in Betrayed. Tradita, un fantasy prodotto da George Lucas e diretto da Ron Howard come Willow, il fenomeno Mickey Rourke con Homeboy e gli italiani Caruso Pascoski e Fantozzi va in pensione.
Non aiuta che il critico Piero Perona su “La Stampa” (5 febbraio 1989) definisca Alien Nation «film secondario» e lo paragoni a null’altro che Danko in salsa aliena: «La distensione non risparmia neppure i polizieschi».

Il film non lascia il segno, nel novembre del 1990 viene considerato inedito al cinema!

Martedì 26 marzo 1991 Italia1 lo presenta in prima serata ma stavolta il trattamento è diverso: il successo riscosso in patria ha un’eco anche italiana. Perché il mondo creato dal film non si conclude affatto con la pellicola del 1988.

Ritaglio dell’epoca ritrovato nell’Archivio Etrusco: io ero lì davanti allo schermo, quel 26 marzo!


Alien Nation: la serie TV

Il successo del film Fox è immediato e subito Kenneth Johnson ha mandato dalla 20th Century Fox Television di ideare una serie televisiva omonima. Nasce l’amletico dilemma: continuare le vicende della coppia di poliziotti interrazziale, raccogliendo gli spunti lasciati in giro dalla sceneggiatura… o ricominciare tutto d’accapo creando nuovi spunti propri? Johnson sceglie la seconda opzione.

Il 20 settembre 1989 va onda sulla TV americana – e dal 1993 anche su Italia1 – la versione televisiva del film, cioè il nuovo racconto delle vicende appena viste al cinema: il collega muore, riciclando scene dal film, e Sikes (Gary Graham) si ritrova a lavorare con George Francisco (Eric Pierpoint), ripercorrendo esattamente quanto visto al cinema ma stavolta con molti più elementi, con un doppio episodio pilota che lancia più idee del film.

Sikes e Francisco di nuovo insieme, pronti a conquistare il piccolo schermo

Francisco ora ha moglie e due figli, il cui maschietto adolescente crea molti problemi e frequenta brutte compagnie mettendosi in guai seri. Purtroppo Buck (Sean Six) è un personaggio scritto malissimo: nella successiva ventina di episodi andrà di qua e di là come una bandierina. In un episodio è saggio, in un altro è un teppista, in un altro è un integralista religioso, in un altro è rivoluzionario. Insomma, un personaggio allo sbando a cui palesemente gli autori non sanno che fargli fare, tenendolo lì come un jolly in vista di futuri usi.

Manca poco, e la previsione del sesto Rambo si avvererà!

Il razzismo che dovrebbe essere il cuore della serie è un’altra banderuola: in alcuni episodi gli slugs (non tradotti dal doppiaggio, ma pronunciati slègs) sono trattati come feccia, schifati e quasi sputati in faccia, in altri sono fratelli di una vita. Per alcuni episodi nessuno fa riferimento a problemi di integrazione, poi arriva una puntata in cui la gente spara a vista agli alieni: diciamo che il principale difetto della serie è non avere un equilibrio interno.

Sikes e Francisco sono invece perfetti, molto più caratterizzati che nel film, e diventano subito il magnete della vicenda: impossibile non affezionarsi a loro.

Il mio nome è Francisco. George Francisco

Kenneth Johnson si inventa di tutto, scrive da zero l’intera cultura dei Tenctoniani (Tenctonese), così sappiamo che vengono da Tencton e che a cadere sulla Terra è stata sì una nave di schiavi… ma abitata anche da tantissime guardie, veri e propri gerarchi nazisti chiamati Keezantsun, i sorveglianti (Overseers). Nella penultima puntata scopriamo che Rigac l’Esecutore (the Chooser) sta reclutando nuovi sorveglianti qui sulla Terra. Fra le loro torture c’è quella di una sorta di roulette russa con l’acqua salata: bisogna premere un tasto mentre una ruota gira, e se si è sfortunati si riceve un getto d’acqua con l’effetto di acido muriatico.

Scaricate la fonte tenctoniana, e scrivete “Guida ad Alien Nation”

Viene inventata una lingua, una religione, abitudini complesse e immotivatamente arzigogolate che però servono a creare episodi onestamente deliziosi: la nascita della bambina Vessna – portata in grembo da Francisco! – regala situazioni umoristiche davvero divertenti.

La sostanza che può uccidere tutti gli slegs

Rispolverato il razzismo, Johnson ha l’idea vincente di chiudere la serie con il botto: Darlene Bryant della Lega per la Difesa dell’Uomo (Human Defense League) organizza un atto terroristico su larga scala. Hanno trovato una sostanza che può uccidere velocemente gli slegs e decidono di spargerla su Los Angeles. Intanto Susan (Michele Scarabelli), la moglie di Francisco, inavvertitamente portando a casa una quantità di sostanza velenosa, proprio in mezzo alla famiglia: Francisco se ne rende conto all’ultimo secondo, ma non fa in tempo a gridare che… fine della stagione!

Quando nel 1990 la Fox fa sapere che non ha alcuna intenzione di girare la seconda stagione di una serie troppo costosa, i fan insorgono. Come ogni serie che viene interrotta, anche qui si generano iniziative di sdegno dei fan che come ogni volta non hanno la minima conseguenza. Se la Fox se ne frega del suo pubblico, la Pocket Books ha l’idea vincente.


Alien Nation: i romanzi

Kenneth Johnson aveva pronto in tasca il copione della prima puntata della nuova stagione, quella in cui spiegava cosa succedeva alla famiglia di Francisco e a Los Angeles, ma nessuno voleva produrre quella storia. La Pocket Books, regina dei romanzi legati a marchi cine-televisivi, va a bussare alla porta di Johnson: perché il materiale che hai già pronto non lo trasformiamo in una serie di romanzi?

Nel marzo 1993 esce il romanzo The Day of Descent di Judith e Garfield Reeves-Stevens, una sorta di prequel del film che ci racconta di come Francisco è arrivato sulla Terra, ma il piatto forte è dell’agosto 1993, quando esce Dark Horizon di K.W. Jeter (l’autore dei seguiti di Blade Runner): cioè il racconto della seconda stagione di Alien Nation che nessuno vedrà mai.

No, un momento, qualcosa si è mosso. La Fox forse si è fatta due calcoli: e se invece di produrre una costosa serie da quasi venti ore… facessimo un film televisivo da 90 minuti? Già nel romanzo in questione viene anticipato: la storia diventerà presto un film.

Questo non fermerà la casa editrice, anzi la spingerà a cavalcare l’onda: l’amore dei fan per i film televisivi si sarebbe sparso (anche se in forma minore) sulla collana di otto libri in cui vari autori raccontavano le stesse cose ma a modo proprio. Mi sembra scontato dire che tutto questo è inedito in Italia.

  1. The Day of Descent (marzo 1993) di Judith e Garfield Reeves-Stevens
  2. Dark Horizon (agosto 1993) di K.W. Jeter
  3. Body and Soul (1994) di Peter David
  4. The Change (1994) di Barry B. Longyear
  5. Slag Like Me (luglio 1994) di Barry B. Longyear
  6. Passing Fancy (1995) di David Spencer
  7. Extreme Prejudice (marzo 1995) di L.A. Graf
  8. Cross of Blood (luglio 1995) di K.W. Jeter

Alien Nation: i film TV

Ritorna in vita il copione di Johnson e il 25 ottobre 1994 i fan della saga assistono al film televisivo Alien Nation: Dark Horizon – che in Italia si proverà a spacciare come seguito del film e uscirà in VHS con il fittizio titolo Alien Nation 2 – che inizia nel momento esatto in cui finiva l’ultimo episodio della serie. Anche se quattro anni sono tanti e le mode dei vestiti sono molto cambiate.

Prima romanzo poi film, ma il copione è sempre lo stesso

Sventati gli intenti criminali e salvata famiglia e Los Angeles, arriva un nuovo nemico: Ahpossno, terribile guardiano tenctoniano che arriva dallo spazio sulla Terra – ovviamente atterrando alle Vasquez Mountains! – con l’intento di riprendersi tutti gli schiavi persi. In fondo durante la serie uno dei personaggi l’aveva preventivato: com’è possibile che un’intera astronave vada perduta… senza che nessuno arrivi ad indagare? Ahpossno vuole non solo riprendersi gli schiavi della sua razza, ma portarsi via pure tutti gli umani: come, non ci si azzarda a dirlo.

Il tempo di caricare 7 miliardi di umani e si parte per Tencton

Questo Ahpossno si finge umile sleg così da ingannare i protagonisti, ma Francisco saprà neutralizzarlo in modo che nessun altro guardiano tenctoniano torni più sulla Terra.

In Alien Nation: Body and Soul (1995) scopriamo che perfidi ricercatori terrestri, guidati dal bieco Roger Benson, già stanno mischiando le razze, creando un ibrido umano-tenctoniano la cui fuga e relativo salvataggio sarà la trama dell’intera vicenda.

In Alien Nation: Millennium (1996) torna la famigerata droga aliena, chiamata il Supernova (al maschile), e viene introdotta una reliquia santa chiamata Il Portale, perché chi vi guardi dentro vede Tencton, l’amato pianeta natale a cui nessuno degli slegs potrà (o vorrà) tornare.

Una delle altre astronave piene di schiavi alla volta di Tencton

In Alien Nation: The Enemy Within (1996) scopriamo che pure gli alieni sono razzisti, a casa loro, avendo la razza degli Eeno che considera “intoccabile”. Dopo anni passati a spiegarci che l’integrazione è giusta, il razzismo è sbagliato e dobbiamo volerci bene tutti, vedere George Francisco che tratta a pesci in faccia una ragazzina perché “diversa”, e si compiace della sua morte, è davvero un calo di stile. L’intento del film sarà quello di portare Francisco e gli altri alieni ad essere meno razzisti. Intanto scopriamo che a contatto con il fluoro una donna eeno ha dato vita ad un mutante, ed ora alcuni cercano di creare la regina madre di una nuova razza che riscatti i torti subiti, ma l’esperimento sfugge di mano.

In Alien Nation: The Udara Legacy (1997) arriva la fine, l’ultimo film, e ci si gioca la carta grossa: esce fuori che la moglie di Francisco, di cui da anni seguiamo le vicende, sulla nave degli schiavi era una terrorista del gruppo Udara. Le sue bombe hanno ucciso decine di persone, e quando scopre che la Udara sta risvegliando agenti dormienti – fra cui sua figlia, che finalmente ha un ruolo oltre che da carta da parati – nasce una trama mozzafiato in cui fino all’ultimo secondo non si saprà l’esito. Visto poi che il figlio di Francisco è entrato in polizia e fa servizio di vigilanza del politico che sua sorella deve uccidere all’insegna del «Vi do il mio sangue e saremo tutti liberi», la cosa si fa scottante.


Schema della distribuzione italiana

  • Alien Nation (1988) – in Italia dal 2 febbraio 1989
  • Alien Nation. La serie (1989) – su Italia1 almeno dal luglio 1993. Non ho trovato prove che Italia1 abbia trasmesso l’intera serie, mentre è più facile che i vari altri canali – compresi Videomusic e TMC – abbiano trasmesso più episodi.
  • 1 Dark Horizon (1994) – Apparso in VHS italiana con il titolo Alien Nation 2 (Fox 1995), poi trasmesso su Tele+ dal 13 settembre 1997 con il titolo originale
  • 2 Body and Soul (1995) – su Tele+ dal 15 settembre 1997
  • 3 Millennium (1996) – inedito, ma probabilmente è stato doppiato nelle repliche del 2003 su AXN
  • 4 The Enemy Within (1996) – su Tele+ dal 25 luglio 1998
  • 5 The Udara Legacy (1997) – su Tele+ dal 13 febbraio 1999

Nota sul doppiaggio

Immaginate di ricevere l’incarico di doppiare una serie televisiva nata da un film: vi verrebbe in mente la balzana idea di andarvi a rivedere il film così da usare le stesse scelte di doppiaggio? Ovviamente no.

Immaginate di ricevere l’incarico di doppiare una serie di film, seguito di una serie tratta da un film… Avete già capito, la risposta è no. E se la domanda fosse “Ma ogni film lo doppiate come cacchio vi pare?” allora la risposta è sì.

Alien Nation arriva in Italia quando il doppiaggio è libero e giocondo, così James Caan può imprecare «per la Madonna!» (God damn it!) e gridare «Siamo la stronza polizia!» (We’re the god damn police!), e si possono usare espressioni come «metamorfizzato» (metamorphasized) invece che un semplice “mutato”. Altri tempi, altra lingua.

Grazie al fenomenale doppiaggio italiano abbiamo gli “sborbi” del film che diventano slègs nei primi episodi della serie, ma poi gli autori hanno pensato che era un termine troppo spregiativo: in fondo già nel primo film si parlava di newcomers, usiamo quello, no? Però nel film sono “neo-inseriti”, nella serie diventano “nuovi venuti”, poi nel primo film TV tornano “neo-inseriti”, ma nel secondo “esterni” e via dicendo.

E i gerarchi cattivi della serie TV? In originale sono chiamati Overseers, “sorveglianti”, facile facile, poi però nei film diventano prima “capisquadra” poi nel quinto film li si lascia direttamente Overseers. Tanto la serie è finita, perché mettersi a tradurre?

Il doppiaggio migliore del mondo si impegna per creare un prodotto diverso ad ogni episodio, e sì che siamo parlando di un numero molto limitato di anni; possibile che dal 1989 al 1999 fosse impossibile controllare il lavoro precedente e rifarcisi?

L.

P.S.
Del finto-vero-finto remake di Alien Nation, Bright (2017) di David Ayer – che questo maggio 2020 è stato deciso dovrà avere un seguito di pari inutilità – preferisco non parlare, lascio quindi la parola a Cassidy.

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28 risposte a Guida all’universo di Alien Nation

  1. Cassidy ha detto:

    Da quando ho scritto del film, volevo provare a lanciarmi anche io nel mondo espanso di “Alien Nation” ma poi mi sono perso, quindi questo post è super apprezzato! 😀 La serie tv mi piaceva molto, anche se aveva dei momenti tipici dei vecchi telefilm che ora forse la rendono datata, i film per la televisione invece mi mancano, In ogni caso davvero un viaggio niente male complimenti! 😉 Cheers

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  2. Sam Simon ha detto:

    Mi parli di cose sconosciute… Ma la curiosità di vedere il film con lo zampino di Cameron me l’hai messa di certo! Lo cercherò! :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film è assolutamente stra-consigliato, è attualissimo e paradossalmente è moooooooolto più moderno di roba stantia tipo “Bright” con Will Smith, che ne è il falso-vero-falso remake. L’impegno nel prendere luoghi comuni classici e ribaltarli completamente è qualcosa di unico e purtroppo irripetibile.
      La serie TV e i film risultano datati, malgrado siano stati scritti e diretti da un “ragazzo in gamba” che nel curriculum ha “L’uomo da 6 milioni di dollari”, “L’incredibile Hulk” e “Visitors”. La storia è buona e solida, ma certo il taglio televisivo non è invecchiato benissimo.

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    • Willy l'Orbo ha detto:

      Mi hai tolto le parole di bocca, anche io (pur conoscendo il titolo) sono “all’asciutto” su tutto, compresa la visione del film, per cui, oltre a lodare il lavoro di approfondimento (esimio come sempre) di Lucius, mi cimenterò prossimamente nella visione medesima del film medesimo! (che possiedo) 🙂

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  3. Pingback: Alien Nation (1988) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  4. Il Moro ha detto:

    Ricordo abbastanza bene il film, ma di tutto il resto non sapevo quasi nulla. Grande articolo come sempre!

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Questo è uno di quei film che so per certo di aver visto ma di cui non mi ricordo nulla, tranne qualche flash. I seguiti (serie o DTV) manco li calcolo perché quelli sono sicuro di non averli mai visti.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non mi aspettavo che un film che all’epoca è stato così importante sia rimasto “sbiadito” con l’andar del tempo, forse non è stato trasmesso abbastanza dalla TV. Lo considero un caposaldo della fantascienza, e quindi ne consiglio caldamente la riscoperta 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Sì, si può dire che la TV non abbia poi avuto un grande riguardo nei suoi confronti, e avendolo visto francamente non se ne capisce il perché (il suo posticino di tutto rispetto nell’olimpo sci-fi se l’è guadagnato, mi pare 😉 )… credo abbia avuto più fortuna -e, relativamente, più repliche- la serie televisiva, per chi è riuscito a vedersela completa. Privilegio non riservato a chiunque, dovendosi noi districare su quelle varie emittenti al di là di Italia1 dotate di un occhio di riguardo per il fantastico come TMC e Videomusic (poi TMC2, una grandissima perdita per gli appassionati del genere), ormai defunte da tempo insieme ai loro palinsesti. Peccato non abbiano avuto il tempo e la possibilità di occuparsi pure dei film tv, rimasti confinati su Tele+ e AXN dove mi è stato impossibile vederli… e peccato per la serie di romanzi inediti, visti gli autori coinvolti (compresi i trekkiani Judith e Garfield Reeves-Stevens).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se in Italia esistesse la fantascienza in libreria e qualcuno che la leggesse, certi nomi di prima grandezza non sarebbero rimasti inediti, ma finiti i Novanta le case editrici hanno chiuso le porte a narrativa legata a cinema e TV: dal Duemila dev’essere un fenomeno popolare perché un romanzo tratto da una serie TV conosca una traduzione in italiano, e si parla di casi davvero rari. Addirittura Lost, con italiani che si picchiavano nelle strade per vederlo, solamente un paio di romanzi sono usciti di nascosto, ignorati da tutti.
        Essendo parte integrante di me, mi stupisce che “Alien Nation” non sia parte obbligatoria di qualsiasi cultura fantascientifica, proprio perché simboleggia quel “non essere solo fantascienza” che ha reso immortali i capolavori di questo genere. In fondo il concetto di integrazione e rispetto fra diversi è uno dei fattori che ha fatto amare “Star Trek”: forse in questi integralisti anni Duemila sarebbero concetti da rispolverare con più frequenza.

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      • Giuseppe ha detto:

        Lo sarebbero sì, decisamente!
        Tornando ai rari casi di serie tv ispiratrici di romanzi tradotti in italiano, si può dire che Doctor Who abbia preso il posto ai tempi spettante al concorrente Star Trek, fermo restando che si tratta comunque di un prodotto di nicchia: per quanto gli autori coinvolti trattino i Dottori più recenti e quindi conosciuti anche dal pubblico italico, la vedo dura approcciarsi con successo a questo universo narrativo senza avere almeno un’infarinatura di tutto quello che da noi non è mai stato trasmesso né distribuito in DVD (ed è drammaticamente tanto, a differenza di Star Trek)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Già Star Trek è un universo in pratica estinto, in Italia, vista la brutta fine che hanno fatto tutti i prodotti che non fossero cine-televisivi, mi sa che non c’è spazio per Doctor Who o per qualsiasi altro universo espanso.

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  6. Cubo di Kubrick ha detto:

    Piccola correzione: Alien Nation 2 (Dark Horizon) è stato trasmesso su Tele+1 non nel 97 ma nel 1996. Primo passaggio il 13 agosto alle 22:45. Trasmesso in anteprima d’estate e relegato ad un breve trafiletto nella guida ai programmi, come l’ultimo dei fondi di magazzino. Non l’ho visto ma su imdb ha 6,6 e su filmtv ha recensione positiva, quindi non dev’essere così male.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio della precisazione, aggiornerò quanto prima. La VHS Fox relativa è datata 1995 quindi immagino non sia uno dei doppiaggi esclusivi di Tele+
      Dei giudizi dei siti non ho alcuna stima, sia perché un giudizio personale non ha alcun significato sia perché spesso seguono le mode. “Alien Nation: Dark Horizon” (o “Alien Nation 2” che dir si voglia) onestamente è datato, punta molto su effetti speciali che non è in grado di gestire – parliamo sempre di un filmetto televisivo – e come trama è fra i minori dei cinque titoli. Però nel ciclo di visione ci sta tutto 😉

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      • Cubo di Kubrick ha detto:

        Non sapevo che Tele+ doppiasse dei film per conto suo, ma in effetti ha una sua logica. Ad esempio per il capolavoro thriller Spoorloos (1988), che era stato trasmesso (in un “lunedì d’autore”) in lingua italiana e col titolo “Il mistero della donna scomparsa”. Che io sappia non è mai stato distribuito in home video in italiano, e neppure trasmesso da altre reti televisive, quindi chi altro avrebbe potuto doppiarlo? Stesso discorso per Public Access, l’opera prima di Bryan Singer, e probabilmente anche diversi altri film.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ancora oggi su Italia1 alla fine delle prime stagioni di “C.S.I. Scena del crimine” appare la schermata di doppiaggio con il logo Tele+, visto che l’ha portata in Italia 😉
        Quel canale ha fatto un gran bene all’Italia, traducendo un mare di film che non avrebbero conosciuto altra distribuzione, regalandoci grandi chicche d’autore e film a profusione. Bei tempi…

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