Ex Machina (2014) Il nuovo Scott in città

Dopo aver rivisto con più attenzione Ex Machina (2014) – uscito in Italia il 27 luglio 2015 (fonte: FilmTV.it) e in home video dal novembre successivo – mi sono fatto un’idea particolare della sua genesi.
Magari le cose non saranno andate proprio come le descrivo di seguito, ma credo ci si avvicinino parecchio…

La vasta distesa di vuoto che ci parla di Ridley Scott

Nell’ufficio riunioni della Universal Pictures entra un quarantenne londinese e, alzando le mani davanti a tutti i dirigenti seduti in circolo, dice in modo chiaro e posato: «Sono Alex Garland, il Ridley Scott che stavate cercando».
Davanti allo stupore dei produttori, l’uomo spiega.

«Sono quello che ha scritto un romanzo su una spiaggia bella bella, che ci arriva Di Caprio e pugnala uno squalo (Bompiani 1997): ho venduto il mio The Beach alla DNA Films e da allora per la casa scrivo i film di Danny Boyle. Ho distrutto l’umanità scrivendo 28 giorni dopo (2002) e ho distrutto il sole scrivendo Sunshine (2007). Poi un regista della casa, Mark Romanek, è venuto da me che Kazuo Ishiguro piangeva: aveva pubblicato il romanzo Non lasciarmi nel momento esatto in cui al cinema usciva The Island di Michael Bay, con in pratica la stessa identica trama di partenza. Tranquillo Kazuo, gli ho detto, te lo adatto io per il cinema che alla fine piangeranno tutti, e già che c’ero ho pure lanciato Andrew Garfield.»

«Sono quello che ha scritto una storia filmica di Dredd che finalmente assomigli ai fumetti del personaggio, con addirittura quel bonaccione di Karl Urban che sembra davvero cazzuto, ma la DNA Films ha perso la 20th Century Fox come casa distributrice e il film è uscito un anno dopo il suo plagio asiatico, un certo The Raid (2011) che potrebbe pure diventare famoso. Ora siamo in cerca di una nuova major per distribuire i film che io scrivo per la DNA Films, e vi dico subito che nessuna casa potrà rimpiazzare la Fox: io, che sono il nuovo Ridley Scott, ero nato per quella casa, che da trent’anni regala milioni a sciupo al regista.»

I dirigenti si guardano interdetti: questo o è un pazzo o è un genio. Speriamo non sia un genio, che se no il cinema non fa per lui.

Il tipico scienziato da film che parla male di scienziati

«Per entrare nelle mie grazie, che alla DNA Films me la comando, dovrete concedermi di esordire come regista per il prossimo progetto che ho scritto. Vi piacerà, è il film più scottiano che esista: molti penseranno che il mio nome sarà solo uno pseudonimo di Ridley.»

Come le donne secondo Maurizio Milani, quando i produttori non capiscono si innamorano. «Oh nuovo Scott, dicci, parlaci del tuo nuovo progetto.»

«Ho usato la Sacra Formula di Ridley Scott: la scontata banalità gestita con profonda serietà. Cioè un prodotto così ridicolmente ovvio che anche l’ultimo contadino del Kentucky potrà capirlo, sentendosi un sacco intelligente, e lo apprezzerà perché la narrazione sarà così pretenziosa e con la puzza sotto il naso che alla fine la gente dirà “oh, capisco queste cose così culturali, allora sono un genio!”.»

Ma gli scienziati sfigati sognano donne con l’elettricità in pancia?

«Si parte prendendo uno spunto classico così siamo sicuri che funzioni e non rischiamo che qualcuno non capisca. Per esempio La casa del passato (1952) di Fritz Leiber, il primo racconto della storia a parlare di clonazione umana. Il protagonista si ritrova su un’isola incontaminata dove vive uno scienziato isolato (e un po’ fuori di testa) e una giovane ragazza: indovinate chi dei due è un essere artificiale. Bravi, visto che piace a tutti vincere facile? Invece di essere clonata facciamo che la ragazza è una ginoide… scusate, troppo intellettuale, facciamo che è una donna artificiale e il protagonista è chiamato nella terra sperduta a farle un test di Turing.»

Coraggio… fammi il test di Turing!

I dirigenti rumoreggiano.

«Tranquilli, tranquilli, questo è un film che l’ultimo allevatore di coccodrilli della Louisiana deve capire, non ci metteremo davvero a spiegare le ricerche di Turing: buttiamo lì due frescacce inventate sul posto e sarà perfetto. Tanto si sa che il vero succo del discorso, la vera grande Domanda della robotica è: mi potrò scopare una robotta? O quella poi mi si incazza? Avete mai incontrato una storia di donne artificiali senza uomini che se le incarrettano? Lo Stile Scott è mostrare cose già viste e parlare di cose di cui già tutti gli altri hanno parlato, ma farlo con immagini fighe, colori alla moda, scenografie algide e maestose, e infine rendere protagonista la luce e le sue sfumature. Guardate, nella casa dello scienziato non ci metto manco i computer, che lui i robot li costruisce col pongo, invece faccio una parete di post-it. Questo è puro Ridley Scott: l’assurdità elevata ad eccellenza stilistica.

Ma poi chi li va a leggere tutti quei post-it?

«Forza, qual è l’altro tema banale che si incontra in ogni singola storia scritta nel Novecento che preveda uno che crea un essere artificiale? Bravi, il giocare a fare Dio: l’hanno detto tutti, lo dicono tutti… e quindi lo diciamo anche noi. Ma lo diciamo in modo figo.

Se hai costruito una macchina cosciente non si tratta della storia dell’uomo: si tratta della storia degli dèi.

«Visto? È una frase banale, inutile e anche un po’ stupida, ma detta in modo figo sembra una cosa profonda. Poi giù di altri temi forti alla Scott, come splendidi paesaggi di natura incontaminata, ah che bella la natura incontaminata, soprattutto quando non c’entra una mazza con la trama: è lì il suo forte. Quindi andiamo tutti in Norvegia a girare esterni e poi passando per la Svezia carichiamo Alicia Vikander, che mostriamo tutta nuda prima che finisca a fare la Lara Croft politicamente corretta. La mettiamo lì a fare le pose da rivista patinata e aspettiamo che nel 2017 sposi Michael Fassbender: il primo matrimonio fra androidi della storia!»

Questa m’è venuta così!!!

«Che rimane di Scott? Ah sì, il meglio, il vero succo concettuale del regista: l’uso sperticato e sempre gratuito di frasi fatte e citazionismo da scuola elementare. Così facciamo che i due protagonisti maschili citino solo roba dozzinale da Settimana Enigmistica ma lo facciano credendo di star parlando di roba seria, così la gente si sente istruita.»

Parlare con lei è come passare attraverso lo specchio.

«Avevate paura che mi fossi dimenticato di citare Alice, la più citata del mondo? Eh lo so, per un attimo avete temuto che ci sarebbero state frase intelligenti nel film, ma tranquilli: conosco il mio pubblico. Sono il nuovo Ridley Scott, no?»

«E ora forza, tutti a ballare, che non c’entra un cazzo ma piace ai giovani.»

«You make me feel / Like an artificial woman»

«Come ogni storia noiosa e banale di esseri artificiali, gli esseri artificiali si ribellano e ammazzano i creatori, però qui succederà in un ambiente finemente illuminato, tra scenografie di alto arredamento e con colori fighetti che faranno morire di piacere tutti i grafici. Capite che intendo? È come ripetere la stessa barzelletta che non fa ridere ma usando belle parole.»

«Al cuore, Ramón. Se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore» (cit.)

«Per finire, la carta migliore la giocheremo con il titolo. Di nuovo, dev’essere qualcosa di banale, che tutti conoscano così anche l’ultimo alcolizzato dell’Arizona possa capirlo: “Ex Machina”. Chi non conosce l’espressione deus ex machina capirà comunque “machina” grazie all’inglese machine e capirà che è una lingua straniera. Così un’espressione che non ha alcuna attinenza con la storia, una frase latina monca sembrerà una roba intellettuale da fare la gioia di tutti quelli che amano gli pseudo-intellettuali.»

C’è da spostare un’ex machina!

I dirigenti Universal sono in estasi. «Oh grande Nuovo Scott, dicci che hai già in mente un altro film, mica ci lascerai con questa geniale banalità? Daccene un’altra come assaggio.»

Garland sorride, altero. «Sapevo che me l’avreste chiesto, così ho buttato giù un progetto: un nuovo Trattamento Scott. Prenderò un romanzo-capolavoro di Jeff VanderMeer e lo massacrerò fino a farne un’altra grande vuota vuotezza, con luci spettacolari, natura incontaminata, colori fighetti, scenografie maestose nella loro assurdità e ripetendo parola per parola quanto già fatto con questo film. Il risultato sarà Annientamento (2018), titolo-simbolo del mio cinema che conquisterà il mondo.»

Dopo aver rivisto Ex Machina, anch’io mi sentivo così

Ripeto, forse le cose non sono andate proprio in questo modo, ma mi diverte pensarlo.

Così come mi piace pensare che all’uscita di questo film nel 2015 il vero Ridley Scott abbia raccolto la sfida dell’usurpatore al suo trono, abbia chiamato al telefono il figlio Luke  («Pronto, casa Scott, chi è?» «Luke, sono tuo padre!» «Mi spiace, Lord Vader, ha sbagliato numero.») e gli abbia detto: «Dobbiamo rispondere con un’altra donna artificiale, tenuta in un posto sperduto di natura selvaggia e incontaminata, con splendide scenografie, colori fighetti e luce di classe, pieno di frasi banali dette come se fossero profonde, con l’uomo che si sostituisce a Dio e la creatura che si ribella al creatore. Chiamiamo il tutto… Morgan (2016).»

Mai sfidare lo Scott sbagliato…

L.

amazon– Ultime donne artificiali:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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24 risposte a Ex Machina (2014) Il nuovo Scott in città

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ti odio Lucius… Però approfitto dello spazio:

    AAA Vendo copia blueray di “Ex Machina” di Garland. Condizioni perfette, usato solo un paio di volte. Prezzo trattabile.
    Contattare Zio Portillo. (no perditempo, no fan dello Scott sbagliato, no pippettari della Vikander)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahahah vorresti dirmi che dopo avermi letto vuoi dar via questo capolavoro di film? 😀
      Visto che si basa unicamente su fotografia e effetti speciali, un Blu-ray mi sembra perfetto: tienilo, magari appendilo alla parete che fa design 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Io non posso nemmeno farlo visto, che ce l’ho su hard-disk, e converrai con me che appendere un hard-disk alla parete è quanto di più scomodo e antiestetico ci sia 😛
        Chissà che con quell’Ex Machina non si volesse perlomeno fare un vago riferimento ad Appleseed Ex Machina di Shinji Aramaki, ma qui credo di star volando troppo alto io: se la maggior parte del pubblico non si è accorto della furbata (Fritz)Leiberiana, ancor meno possibilità c’era di far breccia con la citazione di un “semplice” anime tratto da un celebre manga (per quanto entrambi perfettamente in tema riguardo a cyborg e clonazioni varie) 😉
        Un film, quello di Garland, che risolve le sue ambizioni ginoidi principalmente -se non quasi esclusivamente- a livello visivo diversamente da altri titoli meno pretenziosi ma più solidi come “The Machine” o “Automata” che, a parità di budget con Ex Machina, si gioca meglio le sue carte… Comunque, chissà che davvero Ridley non abbia voluto rispondere alla sfida garlandiana con “Morgan” (Luke, vai avanti tu che a me viene da produrre) 😀
        P.S. Con “C’è da spostare un’ex machina!” hai vinto tutto 😂👏👏👏

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono così sconfortato sull’arte cinematografica attuale che ormai non penso neanche più perdano tempo a scopiazzare i giapponesi, anche perché quando scopiazzi qualcosa di buono, un minimo di buono rimane anche nella copia. Qui invece il vuoto è così abissale, i contenuti sono così assenti che non riesco a immaginare un manga così vuoto a fare da “originale”.
        Ed essendo “Morgan” un prodotto di pari vacuità, do per scontato che sia il modo con cui Scott rivendica il proprio diritto alla superficialità, minacciato dal Nuovo Scott Garland 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Momento Maurizio Milani:
        Tecnico (suona alla porta di casa Bateman)
        Ava va ad aprire: “Chi sei?”
        Tecnico: “Sono Fritz L. Milana, il tecnico del Leoncavallo… dovevo venire qui tre ore fa a spostare tutti quei post-it, se no poi mi cadono giù tutti insieme e spaccano i monitor dopo che è scaduta la garanzia”
        Ava: “Tre ore fa? E perché sei arrivato adesso?”
        Tecnico: “Eh, gli androidi sognano pecore elettriche ma poi quando si svegliano le materializzano e le lasciano in giro, così tocca sempre a me andare a riprendergliele e lavarle (dopo aver scaricato la corrente a terra): una volta ne ho restituita una tosata perché avevo finito lo shampoo per la lana ovina, e il proprietario si è offeso”
        Ava: “TI AMO SENZA AVERLO DECISO PRIMA!”
        Tecnico: “Ci sto, vado a prendere i vestiti per il matrimonio e già che ci sono ti vado a ciulare un paio di carica batterie come regalo nuziale!” 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahhahaha perfetto! 😀

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  2. Cassidy ha detto:

    Quando ho rivisto questo film, ho avuto un forte senso di fastidio, ma non quel fastidio bello che deve provocare l’arte, diciamo il fastidio tipico dei film dello Scott sbagliato, insomma credo che la tua descrizione delle genesi di questo film sia davvero prossima alla realtà 😉 Per altro hai ragione, Fassbender e la Vikander avranno figli sintetici! Cheers

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Devo ancora finire di leggere, ma intanto ti scrivo che ho apprezzato le istruzioni in basic sulle dichiarazioni d’amore XD

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  4. Evit ha detto:

    Solo tu mi dai soddisfazioni su questo film idiota, Lucius. ❤️

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Io ti butto giù un’idea: queste “ricostruzioni” le dovresti raccogliere in un libro, perché sono molto divertenti.
    Però dovrai sporcarti le mani, scegliendo un titolo paradossale e sciocco come “Veri (falsi) dietro le quinte” e un sottotitolo ruffiano tipo “Come potrebbero essere nati i dietro le quinte dei film più amati”.
    Con un titolo così, rischi almeno una menzione da Mollica, se non un’ospitata da Fazio – che aiutano a vendere.
    Pensaci.

    (La parte seria è quella del libro con le finte ricostruzioni, ma il titolo farebbe piangere Gesù bambino, cercane un altro :P)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      “Veri (falsi) dietro le quinte che fanno piangere Gesù bambino”! 😀
      Ti ringrazio del pensiero e penso sempre a “raccolte in volume” (come si diceva una volta) ma farle è un’ammazzata che non vale la pena, data l’assenza di un vero pubblico forte di lettori di cinema. Finché sono opere apologetiche su Tarantino pure pure, ma qualsiasi altro argomento finisce nel vuoto: figurarsi un tizio che prende in giro i grandi 😀
      Finora l’unica eccezione è “Le indagini di Ed e Lorraine Warren”, mio autentico bestseller che da anni continua a vendere, mese dopo mese, seguito da “Il mito di Amityville”, a dimostrazione che il pubblico dei lettori di blog non è lo stesso dei lettori di ebook. Altre raccolte, addirittura gratuite, non se l’è filate nessuno. Forse tutto ciò che esula dagli store famosi non viene trovato: dovrei provare a mettere a pagamento i Libri del Zinefilo gratuiti, e vedere che succede.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ma un libro così devi farlo uscire in prossimità della morte di uno degli sberleffati XD specie se ci fai una collana di monografie 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti con abile mossa di marketing ho fatto uscire le indagini degli Warren a ridosso dell’arrivo al cinema di “The Nun”: successone! Il mistero è che sono passati quasi due anni e continua a vendere! Certo, essere l’unico libro in italiano sull’argomento aiuta, anche perché è pieno di gente che crede allo spiritismo e vuole saperne di più su due fuoriclasse come Ed e Lorraine, rimanendo così delusa da un libro che ne mette in luce le tante ombre,

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahaha, l’impostazione del post è talmente bella che sarebbe da aprire un ciclo tipo dal titolo “Deve essere andata così…più o meno”: ogni film potrebbe essere analizzato sotto una luce diversa, (perché no) maliziosa, ma (altrettanto…perché no) “disvelatrice” ergo veritiera! Mettili tutti a nudo, Lucius! 🙂 🙂

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  7. Pietro Sabatelli ha detto:

    Povero Garland e povero Ridley Scott, che sì sta invecchiando male ma rimane sempre grande.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tocca vedere su quali parametri uno va giudicato “grande”, e tecnicamente parlando i suoi ultimi film sono molto più curati dei precedenti, raggiungendo un livello stilistico-visivo che non fa pensare ad alcuna vecchiaia ma semmai ad una grande maturità artistica: il problema grosso sono le trame e i pistolotti morali che le infarciscono.
      Ognuno definisce “grande” chi gli pare, ma onestamente è un titolo onorifico senza senso: aver azzeccato tre o quattro film in quarant’anni di carriera mi sembra tutto tranne che “grande” 😛

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  8. Il Moro ha detto:

    Ho visto questo film spinto da consigli di gente entusiasta
    L’ho trovato mortalmente banale e noioso, senza contare i trucchetti demenziali operati dai personaggi, degni dei film horror di cui parli spesso qui. Ho accuratamente evitato di parlarne di nuovo con la gente entusiasta di cui sopra, per non coprirli di insulti.
    Salvo giusto gli effetti speciali con cui è realizzata la robotta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti il film è solo una prova di bravura scottiana, ed è innegabile che tecnicamente questi prodotti vuoti – che altri chiamano fantascienza – sono eccezionali. Il giorno in cui avranno una sceneggiatura potremo addirittura chiamarli film 😀

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  9. redbavon ha detto:

    Sai che non ricordo di avere visto questo film, eppure è il genere di film che mi attira; non ricordo di averlo visto eppure non mi è nuovo. Credo di averlo visto. Credo di no. Ma non ne sono sicuro. Caro Lucio, dopo avere letto la tua recensione, credo proprio di averlo visto e rimosso con una formattazione di basso livello.

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