Autómata (2014) Futuro coi robotti

In questa parata di ginoidi (che, va ricordato, è il nome corretto per chiamare le donne artificiali di qualsiasi specie) dovevo per forza andare a rispolverare la registrazione di una Prima Visione di Rai4 risalente al 24 maggio 2017, con splendide scritte italiane che presenterò per intero domenica prossima nella rubrica “Italian Credits”.

Per favore, lo scrivete più piccolo che ancora si legge?

Si tratta di Autómata (2014), un film spagnolo prodotto però con la collaborazione di nostre vecchie conoscenze come Avi e Danny Lerner della Millennium Films, casa di filmacci e filmaccioni che in quel periodo aveva sotto contratto Antonio Banderas per film come I mercenari 3 (2014), Security (2017) e Vendetta finale (2017).
Automata arriva nelle sale italiane (senza accento sulla “o”) il 23 febbraio 2015 (fonte: FilmTV.it), Rai4 lo trasmette nel 2017, come detto, e solo nel giugno 2018 la Eagle Pictures lo presenta in DVD e Blu-ray.
Qualche responsabile di palinsesto deve aver notato il mio ciclo sulle ginoidi e deve aver capito che toccava a questo film, infatti stasera Rai4 replica Automata in seconda serata.

Ibáñez è uno che ci mette la faccia!

Anno 2044. A causa delle tempeste solari la Terra è diventato un deserto radioattivo e quei pochi superstiti della razza umana sono ormai ridotti a bruti. Ci pensa la R.O.C. Corporation… un momento, ma se sono rimasti solo pochi derelitti umani che si nascondono nelle grotte, come fa ad esistere una grande corporazione? Allora è proprio vero le Compagnie sono immortali e sovrumane!
Comunque questa compagnia crea i Pilgrim 7000, «robot progettati per costruire le mura e le nubi meccaniche destinate a proteggere gli umani che vivevano nelle ultime città rimaste»: con quali risorse sono stati costruiti ’sti robotti? Non si sa. E poi, scusa, gli ultimi umani rimasti al mondo non potevano andare tutti a vivere intorno alla R.O.C. Corporation, visto che questa compagnia ha tante risorse? Con una popolazione mondiale ridotta a 21 milioni di persone si raggruppavano tutti in una regione e vivevano contenti. A nessuno è venuto in mente.

Sembra un automa, ma è Antonio Banderas

Io faccio il finto tonto, ma è ovvio che Ibáñez si sia inventato queste premesse balzane solo perché voleva arrivare alla situazione del romanzo Il sole nudo (1956) di Isaac Asimov: una popolazione ristrettissima di umani che vive solo grazie all’aiuto di un numero enorme di robot, finendone inevitabilmente minacciata, idea che Asimov dichiarò subito aver tratto dall’antichità, cioè dal rapporto fra Spartani (padroni) e iloti (schiavi).
Guarda caso questi robot che devono aiutare gli umani hanno dei “protocolli di sicurezza”, che strizzano più di un occhio alle Leggi della Robotica, anche se sono solo due invece delle canoiche tre asimoviane.

Cosa dicono i protocolli di sicurezza della prostituzione robotica?

Visto che è vietato fare un film di fantascienza futuristica senza citare Blade Runner (1982), Ibáñez usa così tanta saliva per leccare quel film che a vedere Autómata mi sentivo gli occhi appiccicaticci.
Così abbiamo la solita città bbbuia piena di ologrammi giganteschi, e la moda dell’autunno-inverno 2044 prevede l’uso di impermeabili di plastica trasparente come quelli di Zhora la robotta, e per non farci mancare niente strizziamo pure l’occhio allo sprawl di Gibson, ambientando gli eventi nella discarica (filth): ambientazioni piene di sporcizia e degradazione alternata a tecnologia “deviata” che fanno tanto cyberpunk.

Quest’anno l’impermeabile di plastica va trasparente

Già che ci troviamo strizzando occhi a raffica, ce lo vogliamo mettere un Dylan McDermott che così tutti gli spettatori gridano in coro Hardware (1990) e si ricordano di quando i film coi robot erano una cosa seria?

Dylan che fa il duro messo lì solo a fare da citazione alta

Quando Gary Collinson intervista Ibáñez per FlickeringMyth.com (24 settembre 2014), gli fa notare che torna McDermott a dare la caccia ai robot fuggiaschi.

«È stata un’ispirazione, ma noi non pensavamo ad Hardware. Era divertente che Dylan McDermott dopo tanti anni lavorasse a questo film, che parlava di nuovo di robot che diventavano intelligenti. Ricordo che anche in Hardware c’era il deserto oltre la città, perciò è stato divertente condividere quegli elementi. Ma quel film non è stata una diretta ispirazione, sebbene sia un’opera importante nella storia del cinema di fantascienza.»

Quindi Automata ha lo stesso spunto (robot che diventano autocoscienti) e le stesse ambientazioni (città buie e sporche contro il deserto bruciante), ha pure lo stesso attore ma no, non c’è alcun collegamento…

A Banderas, io facevo film de robotti quando tu ancora giocavi co’ Almodovar!

Ibáñez deve girare un film apocalittico… anzi no, “pre-apocalittico” come specifica lui nella citata intervista, visto il finale che presenta, ma comunque deve costruire un mondo futuro dove un’umanità ferita e languida conta sempre di più sull’aiuto dei robot, cioè lo spunto preso di netto ad Asiomv, e gli immigrati ci insegnano che a noi piace disprezzare chi ci aiuta e fa i lavori sgradevoli che a noi non piacciono, così scatta il razzismo robotico e abbiamo umani esageratamente cattivi nei confronti dei loro automi servitori, chiamandoli “aspirapolvere” (vacuum cleaners) o “rottami” (clunkers).
Il problema è che Ibáñez ha appena sette milioni di dollari di budget per fare tutto questo e cento minuti scarsi di film: tutta l’impalcatura narrativa che nella sua testa funzionava davvero bene, su schermo diventa un riassuntino di altri film che preso da solo non sembra stare molto dritto sulle sue gambe.

Simbolo del film: tutto bello, ma traballante

Il solito montaggio di scene televisive ci dovrebbe mostrare il mondo futuro che però curiosamente contrasta parecchio con le premesse: in tutta la Terra sono rimaste tante persone quanto nel nord Italia… come fanno a mantenere la stessa vita di quando erano miliardi? Tutti i pacchi di gigatoni che servono per fare le notti bbbuie alla Blade Runner e per tener in funzione milioni di robot, da dove arrivano?
Da questo e da tanti altri particolari non si ha mai la sensazione che l’umanità stia morendo, né che sia pronto un nuovo gradino dell’evoluzione perché quei ciocchi di robot tutto sembrano tranne che il futuro. In pratica lo spettatore dev’essere parte attiva perché manca così tanta roba a questa narrazione che deve partecipare attivamente a riempire i buchi: per fortuna è tutta roba già vista e letta mille volte, quindi non è difficile.

Avete presente ogni altro robot della storia della fantascienza? Ecco, uguale!

Avi e Danny Lerner sono produttori pratici, mi immagino come abbiamo tenuto molto basse le aspirazioni futurologhe di Ibáñez, ricordandogli che la formula Millennium è: poca trama, tanti botti. Qui invece al posto dei botti ci sono… i robotti!
Archiviata quindi velocemente qualsiasi velleità narrativa – con idea finale di “ognuno padrone a casa sua” copiata dai film Io Robot (2004) o da L’alba del pianeta delle scimmie (2011), tanto sono uguali – si passa ai robotti stilosi e scicchettosi. Racconta Ibáñez nella citata intervista:

«Ho una formazione nella grafica al computer, ma quando ho deciso di lavorare a questo film volevo che i robot non fossero digitali. Nei film a cui faccio riferimento, degli anni Sessanta e Settanta, tutto era vero, concreto: per questo film volevo che tutto fosse parimenti reale. Ho deciso che gli effetti digitali per i robot – soprattutto quello protagonista [Cleo] – non avrebbero funzionato per il tipo di relazione che dovevano mostrare su schermo. Abbiamo usato tecnologie di vecchia scuola ed ha funzionato molto bene. Era un bene che gli attori avessero un vero robot davanti: puoi avere splendidi robot tridimensionali al computer, ma in Automata tutto è reale.»

Non si discute su questo, i robot sono splendidi e camminano mostrando tutto il peso del loro corpo. Solo che è proprio per questo che non si crea mai l’impressione di minaccia o di “nuovo passo dell’evoluzione”, visto che sono davvero degli scassoni ambulanti. Di nuovo, la narrazione dei loro problemi e dei loro rapporti con gli umani è lasciata interamente alla fantasia degli spettatori.

«Le interessa la danza, signorina?» (cit.)

Cosa rimane del film, se devo fare tutto io che lo guardo? Rimane Antonio Banderas che gira per il deserto e una banda di assassini troppo esagerati: non essendoci tempo per creare un vero cattivo, si butta in scena un paio di caratteristi che fanno le boccacce e dicono cose cattive, spinti da motivi debolissimi. La paura per i robot non viene mai resa, e trattandosi di scatoloni di biscotti con le gambe, che basta guardarli perché cadano, risulta totalmente esagerata ogni scelta di sceneggiatura.
Rimane un buon film, ma non un grande film, soprattutto un’occasione mancata visto che butta via spunti a casaccio che poi sarà lo spettatore che dovrà svolgere: Ibáñez non ha né tempo né soldi per farlo.

Melanie Griffith accoglie sempre l’ex marito con il fucile spianato

Belli i paesaggi, belle le ambientazioni, belli i robotti, bella Cleo – la ginoide che, come tutte le donne artificiali, è disprezzata e addetta alla prostituzione – bello tutto, ma è tutto abbozzato, tutto accennato, niente è approfondito se non l’ovvio. Per non parlare del solito spunto dell’intelligenza robotica che non può nascere ma nasce. Nasce come? Così, perché gli va…
Un buon prodotto ma onestamente lascia più indifferenza che soddisfazione.

L.

amazon– Ultime ginoidi:

– Ultimi film di fantascienza:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Fantascienza e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

17 risposte a Autómata (2014) Futuro coi robotti

  1. Iuri Vit ha detto:

    In effetti non si sentiva il bisogno di un film del genere. Cose viste mille volte e spesso meglio.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ uno dei consueti piccoli film di genere della Millennium Films ma che cerca di tirarsela da “filmone sui robot”, citando brevemente i grandi. Il cuore è al posto giusto, ma sembra quasi un Bignami di cose già viste e lette.

      "Mi piace"

  2. Cassidy ha detto:

    Sono sicuro di averlo visto, sono certo di averne scritto e sono anche piuttosto sicuro di non ricordare più molto del film. Se non il solito pescare da “Blade Runner” e il fatto che diminuito il numero di leggi della robotica di Asimov, forse per non perdesi il pubblico, tre leggi sono già troppe. Cheers!

    Piace a 1 persona

  3. Willy l'Orbo ha detto:

    “Più indifferenza che soddisfazione”…esatto, è un po’ il mantra quando vedo questa tipologia di film (e ne ho visti abbastanza negli ultimi anni), hanno caratteristiche così ricorrenti e non “peculiarizzanti” che si mescolano tutti insieme in un unico calderone, senza gran distinzione, un po’ come la selva di film sugli zombi dei post 2000… 😦 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente qui c’è stato più lavoro perché invece di usare persone che fingono di essere robot ci sono veri robot, anche ben disegnati, ma poi l’esigenza di fare un minuscolo film ha costretto a fare una storiellina veloce e raffazzonata. Con 7 milioni avranno pagato i robot e Banderas: non c’era altro budget per scrivere pure una sceneggiatura!

      "Mi piace"

  4. Zio Portillo ha detto:

    Credo di averlo visto all’uscita (non in sala…) e poi mai più. Da quel che ricordo mi pare sia anonimo, noiosetto e pure copione, pardon, “citazionista”. Personalmente quando vedo buonissime realizzazioni come questa (è indubbiamente fatto bene!) ma al posto di battere strade nuove o a provare un ribaltamento di ruoli o situazioni si va sempre nell’unica nota direzione: Blade Runner che incontra Mad Max che incontra Asimov. Ecco, davanti a queste cose mi inc@zzo a morte! Possibile che si usino storie di 20, 30 o 50 anni fa senza ritengo o senza un minimo di intenzione per movimentare le cose?

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo il mio timore è che il pubblico generalista conosca solo quei due o tre titoli noti e presentare opere più ambiziose è un grosso rischio: che siano produzioni grandi o piccole, vanno tutte sul sicuro ripetendo già quanto detto-scritto mille volte, così si è sicuri di piacere al grande pubblico, che non ricorda niente quindi è sempre tutto nuovo.
      Non sarà certo da un medium estinto come il cinema, che vive solo di vecchi ricordi, che arriverà qualcosa di nuovo in campo fantascientifico.

      "Mi piace"

  5. Pietro Sabatelli ha detto:

    Dai, in questo caso sarei d’accordo, buon film ma non grande film, comunque prodotto onesto 😉

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      D’accordissimo, ma a parte le robe Asylum (o peggio) è davvero difficile trovare un film di fantascienza prodotto da una nota casa che sia visivamente scarso, di solito ci sono grandi artisti al design dei robot o delle ambientazioni, spendendo molte più risorse nell’aspetto visivo che nella sceneggiatura. Che infatti qui manca: a parte riciclare cose già viste mille volte in mille altri film, non fa molto.

      "Mi piace"

  6. Sam Simon ha detto:

    La frase rimane un buon film mi ha un po’ sorpreso visto che non hai certo lesinato critiche! Non riesco a ricordare se ho visto sto film o no… Credo di sì ma l’ho totalmente rimosso! Ricordo vagamente il finale nel deserto, se davvero l’ho visto…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nel senso che non è stupido né fastidioso, il che è davvero raro di questi tempi, però è lo stesso insoddisfacente.
      Come puoi notare dagli altri commenti, nessuno lo ricorda: è un film smemorello 😀

      Piace a 1 persona

      • Sam Simon ha detto:

        Più ci penso più credo di averlo visto… Ricordo un inseguimento in un deserto, e forse Banderas. Chissà… X–D

        Di sicuro non è un film che rimane impresso!

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, tutta la seconda parte del film si svolge nel deserto per risparmiare in scenografie, quindi ricordi bene.

        Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Beh, allora ce ne voleva almeno uno come il sottoscritto che lo ricordasse, e con più soddisfazione che insofferenza. Anzi, nessuna insofferenza 😉 Vero che richieda parecchia partecipazione allo spettatore, ma in questo caso l’ho considerato un pregio (arrivando, tra le altre cose, a soffrire di persona per quei poveri robot, durante la visione: per le conseguenze della loro evoluzione, più che paura, troverei giusto parlare di una sottile inquietudine) e non il classico difetto tipico da sceneggiatura carente, così come non mi hanno per nulla disturbato le citazioni: di certo Autómata, per quanto mi riguarda, vince ai punti rispetto a titoli più blasonati come il successivo Ex Machina, al pari dell’altro mio film preferito di quel biennio 2013/2014, e cioè l’ottimo quanto incompreso The Machine.
        P.S. Riguardo al solito spunto dell’intelligenza robotica che non può nascere ma nasce, magari Ibáñez ha dato un’occhiatina al numero 28 di Nathan Never… 😉

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Onestamente non ho provato fastidio davanti alle citazioni, anzi mi spiace se escussi questo dalla recensione, perché data la molte sterminata di narrativa sull’argomento è davvero difficile non ergersi sulle spalle dei giganti. Speravo però che una volta salito in spalle, una volta citato tutto il citabile, si andasse da qualche parte, invece scegliere la strada dell'”indipendenza robotica”, cioè un’altra citazione, mi è sembrato privo di interesse.
        Anch’io poi nel finale ho parteggiato per i robot contro quei mostri umani, avrei dovuto avere un cuore di pietra per non farlo, però avrei preferito qualche svirgolata in più invece che ripetere quanto già ripetuto ovunque.
        Che “Automata” sia migliore di “Ex Machina” e “Morgan” è più che evidente, anche perché dimostra che non servono 50 milioni di dollari per fare un film stilisticamente ineccepibile, però per me in vetta rimane solo “The Machine”, che non vedo l’ora di rigustarmi per la settimana prossima. Sono passati diversi anni, ma all’epoca lo salutai come il primo vero grande film robotico del millennio: vedremo se questa nuova visione confermerà l’impressione ^_^

        "Mi piace"

  7. Pingback: [Italian Credits] Automata (2014) | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.