Total Recall 19. Le trame di Marte

Avevamo lasciato la Dimension Films dei fratelloni Weinstein pronta ad iniziare la pre-produzione di Total Recall 2, intorno al 1997 o 1998, con il giovane Matthew Cirulnick alla sceneggiatura. Tutto però si blocca per il solito motivo: l’arrivo in scena di Ronald “Ron” Shusett, il virus che infesta il cinema dal 1979.


Verrà la fine
e avrà gli occhi di Shusett

Davanti agli allibiti Weinstein il nostro Ron Shusett agita il contratto che dieci anni prima ha firmato con la Carolco e che già aveva gelato Verhoeven e Goldman: qualsiasi seguito di Total Recall deve per forza coinvolgere anche lui. La Dimension ha gestito diversi mostri al cinema, ma con Ron è inerme e si ritrova costretta ad ingaggiarlo. Lui, a sua volta, è uno che si ricorda degli amici e quindi fa sapere che ha stilato un accordo con William Goldman, il vero autore del film del 1990, per cui dovranno scrivere insieme il seguito: e via, anche Goldman è dentro. (Ron si ricorda sempre degli amici, peccato che chi gli è amico ha una carriera minuscola nel cinema.)

A David Hughes di Tales from Development Hell (2003) Shusett racconta che gli Weinstein non hanno passato a lui e a Goldman la sceneggiatura che Cirulnick aveva già scritto, bensì hanno chiesto ai due autori di buttare giù qualche idea per un seguito del film: a quanto pare, coincidenza vuole che le idee di Shusett-Goldman siano incredibilmente simili a quelle di Cirulnick. Così gli Weinstein spendaccioni pagano Shusett e Goldman per scrivere la loro sceneggiatura, malgrado quella di Cirulnick sia già in tasca, e poi vanno a fare una chiacchierata con Arnold Schwarzenegger. La rivista “Variety” del maggio 1998 ci racconta che l’attore austriaco ha avuto un incontro di ben quattro ore con i fratelloni della Dimension, e pare che si sia giunti ad un accordo che preveda un “coinvolgimento attivo” da parte sua, qualsiasi cosa questo voglia dire.

Ad Hughes Goldman racconta di aver ricevuto massima libertà dalla Dimension, l’importante era riutilizzare quegli elementi che avevano reso di successo il film del 1990, come per esempio il non riuscir mai a stabilire se stiamo vedendo eventi reali o immaginari.

«C’erano diverse scene [nel copione del seguito] dove avevamo la conferma che ci trovavamo davvero su Marte, ma poi alcuni elementi lasciavano suggerire che invece eravamo sulla Terra, o addirittura nel macchinario della Rekall. Malgrado queste trovate ci divertissero, io e Ron abbiamo cercato di non esagerare.»

Stando al racconto dello sceneggiatore si riesce a trovare un equilibrio fra le idee che la Dimension vorrebbe sviluppare e quelle sue e di Shusett, e ci regala anche uno sguardo sulla storia di un film che non è mai esistito.


La trama di “Total Recall 2”
secondo Shusett e Goldman

La scena si apre sui festeggiamenti per l’indipendenza di Marte, con Quaid e Melina che ricevono dal presidente Gloria Palomares un’onorificenza per i loro sforzi: mentre Quaid sta per pronunciare il suo discorso, un sosia lo pugnala e prende il suo posto.

Il nostro eroe si risveglia al fianco di Melina. Sono passate solo tre settimane dagli eventi di Total Recall ed è ancora fra i ribelli marziani, con l’indipendenza ancora lontana. Gli parlano del Progetto Sussurro, una forma di controllo mentale che il presidente Saarinen vuole mettere in atto, e lo incitano a scavare nella sua memoria per vedere se per caso Hauser ne sapesse qualcosa. Riluttante, Quaid accetta di sottomettersi a questo scandaglio, perde conoscenza… solo per risvegliarsi alla Rekall, con al fianco la moglie Lori, il direttore Bob e il dottor Edgemar.

Questi lo convincono che non ha mai lasciato la Rekall dall’inizio della vacanza, malgrado in effetti ora Marte abbia l’aria e Cohaagen sia morto: una curiosa coincidenza che il dottor Edgemar attribuisce ai notiziari in TV che l’eroe comatoso sentiva a livello subconscio. Quaid dunque torna a casa con la moglie e scopre che nei sei mesi in cui è stato in coma alla Rekall lei ha instaurato una relazione con il suo allenatore. (Goldman fa maliziosamente notare che Harvey Weinstein aveva una relazione professionale con Sharon Stone e voleva assolutamente farla tornare nel franchise.) Ritrovatosi per strada e pieno di debiti con la Rekall, Quaid trova lavoro in un cantiere che sta costruendo un ascensore spaziale.

Intanto la campagna presidenziale in vista delle prossime elezioni fa scoprire a Quaid Gloria Palomares, la presidentessa del suo sogno, accusata dai suoi detrattori di essere una “amante dei mutanti”, visto che ha proposto un referendum per l’indipendenza di Marte. Diviso fra i suoi sentimenti per Melina (che ormai sa essere frutto della Rekall) e Renee, una delle volontarie per la campagna della Palomares, Quaid si ritrova coinvolto anche lui nella campagna presidenziale. Viene però accusato ingiustamente per un’esplosione nel cantiere e imprigionato per sei mesi in una prigione spaziale nota come Istituto Pasternak per Pazzi Criminali. Una volta fuggito, si unisce a ciò che resta dei ribelli, scoprendo che Melina è morta.

Spacciandosi per Hauser, Quaid va alla volta di Vladivostock dove si incontra con sua madre, che pensava morta da tempo. La signora Hauser è una simpatizzante di Saarinen ma sa che se uccide Quaid morirà anche suo figlio Hauser. Da lei Quaid scopre che il Progetto Sussurro è un programma per il controllo del voto così da garantire a Saarinen il potere per sempre. Dopo una sparatoria con dozzine di cloni della moglie Lori e di sua madre, Quaid riesce a distruggere il Progetto Sussurro così che Palomares riesca a vincere le elezioni e a dare l’indipendenza a Marte. Durante i festeggiamenti della quale Quaid sta per parlare… quando vede fra il pubblico il dottor Edgemar.

Quando prova a guardare meglio l’uomo non c’è più. Era una suggestione? O è ancora seduto nel macchinario della Rekall, sognando dell’indipendenza marziana?


E alla fine arriva Jonathan

«Alla Dimension piaceva questa sceneggiatura», racconta Goldman ad Hughes, tanto da pagare quanto Schwarzenegger chiedeva per il suo ritorno. Però è proprio l’attore a raffreddare gli animi, dicendo che quel copione è troppo arzigogolato: già non gli piacevano molto le stranezze di Verhoeven nel primo film, non sembra disposto ad accettarne di nuove in questo seguito.

Spiega Shusett ad Hughes:

«Lui [Arnold] aveva letto la sintesi e aveva dato l’okay alla Dimension perché ci pagassero, ma a volte quanto vedi le cose in forma di sceneggiatura ti sembrano differenti da come te l’eri immaginate nella sintesi. Così lui ha detto “No, non mi piace, non voglio farlo”. Bob [Weinstein] al che ha commentato: “Ha rinunciato al miglior copione che gli sia stato mai offerto”, il che detto da lui è davvero un complimento. Ha detto. “Ho sempre considerato Total Recall uno dei cinque migliori film di fantascienza mai fatti, ed ora [Arnold] si rifiuta di fare questo”. La Dimension è rimasta molto seccata, e così anche noi. Quindi tutto finì nel limbo.»

Intanto circolano voci che Jonathan Frakes – il celebre Numero Uno della serie “Star Trek: The Next Generation” – che ha da poco diretto Primo contatto (1996) ed è legato mani e piedi al franchise di Star Trek, è stato consultato per dirigere Total Recall 2: nel maggio 1998 Frakes conferma queste voci, cioè che uno dei progetti della sua casa Geopp Circle è proprio il seguito di quel film. Addirittura dà Total Recall 2 come vicinissimo all’inizio della lavorazione. Così Frakes racconta a Ian Spelling di “Starlog”:

«Sono davvero emozionato, tutto funziona per il meglio e Schwarzenegger è disponibile: appena finito Star Trek: Insurrezione [che uscirà nel dicembre 1998] partiremo con la pre-produzione di Total Recall 2. Non saremmo arrivati a questo punto se Schwarzenegger non fosse interessato. La Miramax ha comprato il marchio perché voleva vedere di nuovo quel personaggio in azione: non sarebbe meraviglioso riuscirci?»

Nelle varie interviste di quel 1998 Frakes conferma ed è sicuro: potrà cambiare qualche dettaglio in corsa, ma Total Recall 2 si farà, e ci saranno Arnold Schwarzenegger e Sharon Stone: ancora nel gennaio 1999 “Starlog” lo conferma. La stima della casa per il regista la conferma Goldman parlando con Hughes.

«Jonathan Frakes è stato coinvolto dalla Dimension all’inizio del progetto, prima ancora che chiamassero noi. La ragione era che Bob Weinstein aveva iniziato a lavorare con Arnold e la visione dell’attore era diversa da quella del produttore. Per avere Arnold, era chiaro che il film dovesse avere un budget molto più alto, e quindi un regista di serie A. Ecco perché Frakes venne preso in considerazione.»

Il tempo passa e nell’agosto 1999 Frakes già non è più così sicuro come nelle interviste precedenti: i film si fa ancora, è nel programma Dimension, ma stanno tutti aspettando che si liberi Schwarzenegger e che si dia una sistemata alla sceneggiatura. Quando viene intervistato da “Starburst” nel febbraio 2000 il buon Jonathan cala la maschera: il progetto è morto, perché Schwarzenegger non è mai riuscito a liberarsi dagli impegni.

«Total Recall è un film vecchio e ora appare anche come un progetto vecchio. Non dovrei parlare così, perché ovviamente avrei amato fare quel seguito, ma quattro anni fa mi hanno buttato fumo negli occhi [they blew smoke up my ass] e da allora non si è mosso niente. Ormai non sto certo più con il fiato sospeso.»

Goldman è più amaro quando fa notare che in mezzo a quei progetti per i quali l’attore austriaco ha lasciato morire Total Recall 2 c’è Il sesto giorno (2000): «che era in pratica in tutto e per tutto il seguito di Total Recall». Nel film Arnold combatte contro un suo clone, che è proprio un’idea utilizzata nelle prime stesure di Total Recall 2, e Goldman racconta com’era stata subito messa da parte proprio perché l’attore austriaco doveva interpretare già una scena simile ne Il sesto giorno.

L’ostinazione di Schwarzenegger fa disperare la Dimension, e visto che l’attore non fa che rifiutare le varie stesure del copione Shusett-Goldman, la casa decide di provare un’altra strategia… e con un fischio richiama il giovane Cirulnick, il primo a scrivere una sceneggiatura per Total Recall 2 ma subito messo da parte davanti al virus Shusett. Il giovane scrittore mette subito da parte il copione dei suoi colleghi («un assalto alla lingua inglese!») e legge la nota lasciatagli dal produttore: vogliamo una storia che finisca con la stessa ambiguità del primo film.

Quando si racconta ad Hughes, Cirulnick ricorda la sua emozione.

«Era proprio quello il motivo per cui avevo accettato l’incarico, perché come scrivi il seguito di qualcosa che finisce in modo ambiguo… senza risolvere quell’ambiguità? Quella era la sfida, rispondere ma senza rispondere, lasciando tutto allo stesso punto. E il bello era che la storia era solo mia, visto che non avevo usato nulla dei precedenti copioni, ad esclusione dei cloni di Sharon Stone.»

Il 20 aprile 2000 Cirulnick presenta una sintesi di tredici pagine che piacciono a tutti i produttori, e l’8 maggio successivo è pronta la sceneggiatura di 96 pagine.


La trama di “Total Recall 2”
secondo Matthew Cirulnick

La versione di Cirulnick si apre con una spettacolare sequenza d’azione con protagonisti Hauser ed altri agenti dell’Unità Rekall: York Brogan (pensato sull’attore Ving Rhames), Chris Park (su Jet Li, all’epoca appena esploso in America) e Maggie Thomas (su Parker Posey, appena vista in Scream 3). Questi sventano un attacco terroristico ai danni di un’astronave da Saturno, e l’azione culmina con la bomba che esplode nel Sole. Finita la missione, Hauser si risveglia alla Rekall, dove i dottori Bob, Edgemar e Jaslove gli spiegano che durante il suo primo trattamento ha subìto un’embolia schizoide ed è rimasto dieci anni in coma.

La coincidenza degli eventi politici viene spiegata con il fatto che durante il suo coma c’era il TG acceso e lui assimilava nomi e luoghi, come nella sceneggiatura di Shusett-Goldman, e dallo stesso copione arriva la separazione della moglie Lori perché innamorata dell’allenatore personale. Quaid, di nuovo, ritrovatosi per strada va a lavorare in un cantiere edile, stavolta di un ponte spaziale (non più un ascensore) voluto dal riccone Hugo Strickrodt. Quando gli scherzi della sua memoria creano un incidente nel cantiere, Quaid scopre di avere della pelle finta addosso, che maschera ferite che dimostrano come non abbia affatto sognato.

Da un video scopre che durante le sue missioni per la Rekall ha vissuto diverse vite (e qui scattano scene prese da altri film di Schwarzenegger, come Predator e True Lies) ma intanto la bomba esplosa nel sole ha fatto danni planetari e ora la Terra inizia a collassare, con trovate visive che anticipano The Core (2003). Tranquilli, ci pensa Quaid che si riunisce alla sua squadra: il piano è far esplodere Marte così la Terra si metterà al suo posto e sarà al sicuro dalle radiazioni solari. (Oh mio Dio…)

Mentre sta per attuare il “piano geniale”, Quaid si vede apparire davanti il dottor Jaslove che, come il dottor Edgemar nel primo film, gli dice che non è vero niente, sta ancora sognando alla Rekall. E pure Hauser non è mai esistito, al che Arnold può pronunciare la frase più forte del copione: «Se non sono io e non sono Hauser… chi diavolo sono?» Il nostro eroe però non ci crede e fa esplodere Marte: il piano funziona, la Terra “si sposta” salvandosi ma Quaid si risveglia per l’ennesima volta alla Rekall. Gli dicono che è tutto un sogno, ma il notiziario che informa della salvezza della Terra gli fa capire che è tutto vero.

Malgrado il delirio totale, questo copione piace a tutti, stando alle parole di Cirulnick: piace al suo agente e piace ai produttori, tanto da organizzare un incontro con Schwarzenegger. Di quell’incontro lo scrittore non saprà mai nulla se non che c’è da riscrivere tutto, riducendo in modo significativo i costi. I sospetti dell’autore che Schwarzenegger non sia disponibile si concretizzano quando sente voci che sarebbe stato contattato Vin Diesel, appena esploso sulla scena con il capolavoro Pitch Black (2001): i venti milioni di dollari che saranno offerti all’attore per xXx (2002) toglieranno subito la sua pedina dalla scacchiera.

Il nuovo millennio è fatale per i fratelloni Weinstein. A febbraio del 2002 chiude la rivista “Talk Magazine” co-prodotta dalla Miramax e la casa è strozzata dalle spese folli di Martin Scorsese per Gangs of New York, che uscirà a dicembre dimostrando che tutti quelli che amano Scorsese non amano pagare un biglietto per vederlo. (100 milioni spesi, 77 incassati su suolo americano.) Poi la MGM si tira indietro dalla co-produzione di Chicago (sempre dicembre 2002) le cui spese rimarranno sul groppone della Miramax. Nel 2003 quest’ultimo film sarà un successo e qualcosa tornerà nelle casse, ma non stupisce che i giornali di settore smettano di annoverare il costosissimo Total Recall 2 fra i progetti dei fratelli Weinstein.

Non tutto è perduto, e nel momento di maggior crisi e più profondo sconforto, la Dimension Films fa quello che nessuno deve mai fare… chiamare Ronald Shusett. Quando pensi di essertene liberato, Ron colpisce ancora.

(continua)


Fonti

  • Benedict Carver, Chris Petrikin, Dimension eyes Recall 2, da “Daily Variety” (12 maggio 1998)
  • David Hughes, Tales From Development Hell (2003)
  • Ian Spelling, Thought Policeman. Total Recall 2070, da “Starlog” n. 261 (aprile 1999)
  • Rex Weiner, Anita M. Busch, Recall in New Dimension, da “Daily Variety” (15 gennaio 1997)

L.

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20 risposte a Total Recall 19. Le trame di Marte

  1. Cassidy ha detto:

    Concordo con Arnold, inutilmente arzigogolato, con una trama così non sarebbero riusciti a tenere alto il ritmo, che poi è uno dei motivi per cui il primo film ancora funziona. Ma mi sembra di leggere tra le righe che Arnold questo seguito proprio non lo voleva fare, in ogni caso Ronald Shusett è più resistente di alcuni assassini seriali negli Slasher, non molla mai malgrado tutto! Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessanti le versioni proposte per il seguito, i dubbi di Arnold, i parallelismi col Sesto giorno, film che tra l’altro, visto ai tempi, non mi dispiacque ma questo giudizio, forse, è, appunto, figlio dei tempi (comunque mi resta la sensazione che avesse più senso, come film in sé da fare, di uno dei seguiti ponderati sopra)! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non è da escludere che Arnold trovasse molto più fattibile “Il sesto giorno” che “Total Recall 2” semplicemente perché il primo poteva andare più sulle sue gambe, slegato da qualsiasi confronto con film (migliori) precedenti. In fondo è lo stesso ragionamento che ha portato poi la Fox a fare “Minority Report” togliendo ogni legame con “Total Recall”. A quanto pare, a parte gli sceneggiatori, nessuno credeva alla possibile esistenza di un seguito di quel film.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Concordo in pieno col ragionamento: nel mondo del cinema talvolta avere “le mani libere”, slegati da scomodi (perché esimi) predecessori, è più appetibile…e i due film citati sopra ne sono efficaci esempi!

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  3. Il Moro ha detto:

    Beh, devo dire che la prima trama non mi dispiace affatto, poteva venirne fuori qualcosa di carino. La seconda è effettivamente illeggibile.

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Marte, alieni (vabbè, mutanti ma l’idea di strano, di freak, è quella), controllo mentale di massa, Saren (non è Saarinen ma l’assonanza è simile), team di specialisti, tizia tosta armata pesante, fantapolitica. E, oltre a ciò, il protagonista è un tizio carismatico e capace di tutto. Una specie di “militare d’elite”. Sembra la trama di “Total Recall 2” ma in realtà è la base del primo capitolo del mio adorato Mass Effect! E se aggiungi che il secondo capitolo si apre con la morte del Comandante Shepard (il protagonista) e la sua ricostruzione in laboratorio durata 2 anni (una specie di coma del protagonista?) i punti in contatto con le idee di TOTAL RECALL sono parecchie… Ah, in una missione si viene trasportati su un asteroide che sta per impattarsi sulla Terra e bisogna attivare dei reattori per modificarne la traiettoria ed evitare l’impatto. Certo, non è la distruzione di Marte e lo spostamento dell’orbita terrestre ma un richiamo c’è anche in questo caso.

    Il gioco è prodotto dalla canadese EA ed è uscito nel 2007. Metti un paio di anni di sviluppo… Diciamo che le sceneggiature (scritte principalmente da Drew Karpyshyn) sono del 2005. Il progetto del secondo Total Recall è morto nel 2000, vuoi che qualcuno non abbia riciclato le idee in giro?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ghiottissima segnalazione!!!
      L’esplosione videoludica ha permesso trame che al cinema erano troppo costose, come appunto quella di “Total Recall 2”, quindi chiunque avesse un’idea nel cassetto, o rifiutata dal cinema, l’ha subito tirata fuori per quel mercato molto più grande e dalle molte più possibilità.

      Da tempo vorrei conoscere meglio l’universo di Mass Effect, visto che mi piace molto la grafica e il fatto che abbiano scritto anche romanzi – cosa buona e giusta, di solito – e ora che mi hai fatto questo collegamento devo assolutamente iniziare ^_^
      Essendomi preclusa qualsiasi esperienza ludica, mi cercherò i gameplay su YouTube: è un altro modo per “leggere” la sceneggiatura di un gioco.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Il trailer di lancio del terzo capitolo è, complice anche la colonna sonora-bomba dei “2 Steps from Hell”, molto vicino ad un trailer cinematografico vero e proprio.

        E se tieni conto che uno dei villain principali è creato sulle fattezze di Martin Sheen direi che il cerchio è completo! (e Miranda Lawson una co-protagonista è Yvonne Strahovski…)
        La saga “base” (i primi 3 capitoli del videogame) è molto ampia, valida e ben scritta. Pesca a piene mani da “Star Wars”, “Star Trek” e dalla fantascienza classica aggiungendo materiale moderno e originale (come il razzismo, il genocidio o la schiavitù ad esempio, o la manipolazione genetica). Solo il finale lascia l’amaro in bocca. Per quanto costruito in anni di gioco, pare una cosa posticcia, frettolosa e attaccata alla buona. Deludente.

        So che hanno ampliato l’universo con un anime che si colloca tra gli ultimi due capitoli del gioco (“Paragon Lost” che narra la storia di James Vega, un componente umano del team di Shepard dal 3° capitolo, ne ho visti spezzoni), fumetti e libri. In tutta onestà non ne so molto… La mia competenza è ampia sui videogame (compreso il 4°, “Andromeda” che si lega marginalmente agli originali) e nulla negli altri media.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Pensa che i recenti romanzi di “Mass Effect: Andromeda” sono pure usciti in Italia! Segno che qui dev’esserci un folto gruppo di estimatori.
        Comincerò dai gameplay, poi passerò agli altri media: sai che mi piace spaziare 😉

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  5. Iuri Vit ha detto:

    So che ti verranno i peli dritti. Ma a me la trama pensata da Shusett piace parecchio. Peccato sia finita nel tritacarte.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Trascrivere così una sceneggiatura non è il modo migliore di gustarla: mi immagino a descrivere a parole la trama “Total Recall”, cosa ne verrebbe fuori?
      Sono sicuro che in mano a un regista capace sarebbe venuto fuori un buon film, ma valli a trovare, i registi capaci 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Alla fine, un’ipotetica trama migliore -al netto di esplosioni planetarie- avrebbe potuto essere quella che vedeva Shusett come un ricordo innestato, dove tutti i poveri produttori/sceneggiatori ecc.ecc. regolarmente ostacolati e cassati dalla sua presenza si risvegliavano poi alla Rekall per scoprire che era stato solo un sogno indotto da… Ronald Shusett in carne e ossa! Al che sarebbe intervenuto Schwarzie in loro soccorso, al grido di “vieni con me se vuoi vivere” 😉
        Un progetto evanescente fin dall’inizio questo Totall Recall 2 che, fosse andato in porto, avrebbe probabilmente potuto dare pure una bella spinta alla carriera registica di Jonathan Frakes in campo cinematografico (interrottasi invece nel giro di pochi anni)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Siamo tutti frutto della mente di Shusett, che si guarda in giro e dice. “Io so chi sono, ma tutti voi zombie chi siete?” 😛
        Mi ha stupito che la Dimension considerasse Frakes un regista di serie A: al di fuori del mondo di Star Trek non mi sembra abbia lasciato il segno, e al cinema è stato davvero difficile fare in tempo e beccarlo…

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  6. armiere guns ha detto:

    Bello quel film l ho visto

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  7. jenapistol ha detto:

    Atto di forza è perfetto come storia autoconclusiva,è il motivo più importante sta propio nel finale più che fantascientifico dove in pochi minuti Marte è pieno d’aria con cieli azzurri,se mi fai un seguito,l’assurdità di Marte azzzurro in pochi minuti diventa reale,e se è reale il primo film perde un pò,se invece non fai il seguito è perfetto cosi,la finta avventura è finita e ora puoi svegliarti alla rekall. Svegliarti ??? A sentire il regista nel commento al film mi sa che gli si è fritto il cervello ma vebbeh,sempre di finale perfetto si tratta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Hai detto benissimo, la magia del film è anche quella: lo spettatore può decidere a cosa credere, se è tutto vero o Quaid si è bruciato il cervello, ma nel momento esatto in cui continui il discorso spezzi l’atmosfera e allora sono dolori.
      Dubito fortemente che gli autori abbiano pensato a questo, a loro frega solo di sfruttare un marchio di successo, ma per fortuna non sono riusciti a continuare la storia… anche se qualcuno in verità l’ha fatto, come vedremo la settimana prossima 😛
      Comunque sono d’accordissimo: questa è una storia che non solo non ha bisogno di seguiti, ma verrebbe seriamente danneggiata da una eventuale continuazione.

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