The Machine (2013) Caity Lotz Superstar

L’8 marzo del 2015 ho pubblicato un saggio digitale per festeggiare i duecento anni di narrativa delle donne artificiali, raccontando come dal 1815 in cui Hoffmann abbozzò l’idea della sua Olympia il destino delle ginoidi sia stato mediamente negativo: scritte sempre e solo da uomini (salvo rarissime felici eccezioni), le donne artificiali caricano sulle proprie spalle ogni ipocrisia ed odio maschile. In duecento anni, praticamente qualsiasi donna non partorita da ventre umano è stata in genere disprezzata, umiliata e alla fine distrutta: addirittura i fumetti porno italiani, di maniche molto larghe su questioni di “moralità”, hanno sempre ritratto in modo negativo le donne artificiali, malgrado venissero presentate a fare le stesse identiche azioni delle donne “normali”.
Non temo smentite nell’affermare che una delle migliori ginoidi di questi ultimi duecento anni è Ava, che racchiude in sé elementi già apparsi nelle precedenti donne artificiali – grazia, empatia, spietatezza, abilità fisica – ma tutti fusi insieme al servizio di un piccolo gioiello di nome The Machine.

Presentato allo statunitense Tribeca Film Festival il 20 aprile 2013, dovrà aspettare il 21 marzo 2014 per arrivare al grande pubblico e solo dal novembre 2015 Eagle Pictures lo porta in Blu-ray italiano.
FilmTV.it dice che il suo esordio televisivo risale al 19 gennaio 2017 su Rai4: mi chiedo perché io non lo abbia ancora registrato…

Più sfortunato dei colleghi coetanei, ma decisamente migliore

Una guerra fredda con la Cina ha portato l’Occidente alla peggior depressione che la storia ricordi, la nuova corsa agli armamenti si è focalizzata su macchine sempre più potenti ed intelligenti: come Robocop 2 (1990) insegna, i primi esperimenti robotici finiscono sempre male.
Tramite il suo computer quantico, il professor Vincent McCarthy (Toby Stephens) sta cercando di creare una macchina dalle sembianze umane che sappia gestire le tre fasi della guerra: «battaglia, negoziato e pace». Di androidi assassini sono pieni i magazzini, ma nessuno di loro è in grado di proteggere dei civili.
Ad aiutare il professore arriva una giovane ricercatrice che ha fatto passi da giganti con l’intelligenza artificiale che ha creato, capace di imparare sempre concetti nuovi: è il momento che entrino in scena gli occhioni belli di Caity Lotz.

È il momento che il film guadagni mille punti

Oggi tutti i fan delle serie televisive DC la conoscono nel ruolo di Sara Lance, alias Canary, che interpreta saltando da una serie all’altra (“Arrow”, “Legends of Tomorrow”, “The Flash”, “Supergirl” e “Batwoman”), ma il mio incontro con Caity è stato nel film horror The Pact (2012), visto che l’attrice era l’unico motivo per vederlo.
Purtroppo del suo 400 giorni. Simulazione spazio (2015) non ho alcuna memoria, anche se gli ho dato un buon voto nel mio database di visioni. Comunque prima di quell’ottobre 2013 in cui ha iniziato a conquistarsi la sua gloria televisiva, Caity la si poteva ammirare in pochi ruoli, di cui The Machine è senz’ombra di dubbio il migliore.

Oggi è la grintosa Canary, che da sette anni zompetta da una serie DC all’altra

Dunque Eva (che si scrive Ava ma il doppiaggio dice Eva) porta un tocco femminile e una ventata bionda nel lugubre e inquietante laboratorio segreto di McCarthy e i suoi committenti: qui ci sono braccia, gambe e chissà quali altre parti del corpo umano perfettamente funzionanti, manca però un cervello intelligente che sappia gestire l’insieme. Eva ce l’ha.
Quando la donna comincia a ficcare il suo splendido nasino dove non dovrebbe, lo spietato ed infame capo Thomson (Denis Lawson) decide che l’intelligenza artificiale di Eva è utile: lei, come donna, no. Meglio togliere di mezzo un’impicciona.

Addirittura? Manco avessi chiesto i segreti nucleari… Ne avete?

McCarthy soffre per la perdita della valente (e bella) collaboratrice ma fino a un certo punto, perché in realtà Eva c’è ancora. Sfruttando un’idea non certo nuova – è protagonista del geniale racconto “Morte soft” (Soft Death, 1986) di Rudy Rucker e purtroppo ancora oggi è studiata da veri ricercatori – il professore ha sottoposto Eva ad una serie di prove per memorizzare i suoi dati interni ed esterni: in pratica ha riversato l’essenza della donna nella memoria dell’intelligenza artificiale.
Si può discutere a lungo sulla validità di questa idea – ripresa anche a sciupo da Humandroid (2015), solo come sbrigativa trovata finale – ma l’autore di The Machine non cade nel facile tranello che la somma degli elementi di una persona sia la persona stessa: qui il “passaggio di memorie” serve solo a creare una ginoide dal comportamento più umano rispetto ad una semplice macchina a forma umana. L’autore non rifarà Dovevi essere morta (1986) al contrario, con un robot che vendichi i torti subiti dalla donna mentre nel film di Wes Craven accadeva l’opposto.

Sento che sta per nascere una ginoide

Inutile negare che il film si basa in modo preponderante sulla irresistibile fisicità di Caity Lotz, sul suo corpo agile e sulla sua capacità di risultare assolutamente credibile sia come giovane ricercatrice sognante che come spietata macchina da guerra robotica.

Intervistata dal sito The HeyUGuys (21 marzo 2014), l’attrice racconta:

«Volevo che la vita emotiva della macchina fosse estremamente umana, e per questo ho rimosso ogni umanità dal suo comportamento. Volevo che voi sentisse come lei non fosse affatto umana, e ho cercato di farlo con la fisicità del personaggio, i suoi movimenti, la sua voce. Il modo in cui muove la sua testa, il modo in cui sbatte gli occhi: tutto ciò che fa, vuole farlo bene e in modo che sembri umana. Vuole essere come tutti gli altri così da essere amata, e questa è una cosa molto umana.»

Tra le espressioni e il movimento del corpo Caity interpreta alla perfezione una macchina neutra che esegue i compiti previsti dalla sua programmazione: vuole essere umana, ma è anche un super-soldato come vuole il perfido Thomson.

Applausi per la grafica dei vari stadi di incubazione

Nella veste di sceneggiatore Caradog James non si va ad impantanare con tematiche già abusate e si limita a citarle scrollandosele subito di dosso. La tecnologia che supera il confine dell’umano, l’arma che “può esse fèro e può esse piuma”, il dilemma di un super-soldato che però rimanga umano ed empatico, la nuova razza di cyborg che vuole l’indipendenza dalla razza umana: tutti problemi spinosi che non sarà certo questo film a risolvere, o anche solo ad affrontare.
James si limita a mostrare che i compiti li ha fatti, ma non ha alcuna intenzione di finire i temi degli altri. In Caity Lotz ha trovato la perfetta “cantautrice del corpo elettrico” e l’impegno di James sta tutto in una regia ispirata da far ruotare intorno alla ginoide.

Pare che durante le riprese Caity respirasse a fatica con quel coso in faccia!

In un’intervista del 30 marzo 2014 a VoDzilla James racconta di aver parlato con un vero scienziato di armi che sfruttano l’intelligenza artificiale, e da lui ha saputo che i laboratori che si occupano di queste cose non sono pulitini e scintillanti come si vedono nei film: «Sono edifici piuttosto malandati, con vecchie carte da parati degli anni Settanta e mobilia degli anni Cinquanta, poi in un angolo c’è un super-computer». Con questo stile in testa il regista ha voluto creare un laboratorio segreto che in realtà sembra più la discarica di un mattatoio, un ambiente che sembra malsano ed è frequentato da gente molto poco raccomandabile.

Uno dei tanti esperimenti che si possono incontrare nel laboratorio

In mezzo a questo nero e grigio e dominano l’atmosfera si erge Eva, la ginoide che cerca l’umanità in un ambiente dove non sembrano essercene tracce.

«Macchina… apri gli occhi!»

… e la ginoide fu

Quando Caity Lotz esegue senza controfigure il “balletto nudo” che comprende una capriola all’indietro, è chiaro che il film verta sul suo corpo e sulla domanda: cosa rende un corpo umano… umano?
Ad un certo punto il professore disperato chiama Eva “imitazione”, e mi piace pensare che quella parola sia un modo sottile dello sceneggiatore di strizzare l’occhio a Parodia: uno dei nomi della donna artificiale di Metropolis (1927) di Fritz Lang, una delle rarissime scritte da una donna.

Una forma umana che danza nel vuoto

Eva non è né un’imitazione né una parodia: è un corpo umano, e per questo è blasfema. Perché ci mette davanti al fatto che la sacralità corporale che riempie le nostre culture è solo un meme che ripetiamo senza comprenderlo, senza chiederci mai se abbia senso. Ho dei denti in bocca che non sono quelli con cui sono nato: non li chiamo “imitazioni” o “parodie”, li chiamo denti. Funzionano da denti, quindi sono denti: questo il terribile messaggio che striscia fuori dalla sceneggiatura. Che la funzione sia l’essenza, che ciò che funziona come un essere umano sia un essere umano, al di là se una qualsiasi anima sia stata in esso insufflata.
La soluzione del professore di salvare la figlia morente non ha alcuna differenza dalla soluzione per riportare Eva in vita: ciò che si comporta da umano, noi lo chiamiamo umano, e per noi è umano. Non importa il materiale di cui sia composto.

Anche se in realtà pare molto più che umana

Ripeto, The Machine non ha alcuna velleità filosofica o antropologica, non vuole “scavare” né approfondire, si limita a far sapere che ha fatto i propri compiti ma vuole raccontare una storia di puro intrattenimento, con un’attrice splendida e bravissima che ci regala quello che duecento anni di donne artificiali raramente ci hanno dato: una ginoide né buona né cattiva ma per cui provare empatia.

E che sappia anche spaccare culi!

Dispiace che a parte un esordio sorprendente poi il film sia scomparso nel nulla, perché è anche un’ottima prova che con un solo milione di dollari di budget – cioè niente – si può creare oro puro, con effetti speciali da applauso e trovate registiche accattivanti. Davvero un gran peccato.

Non ho trovato il nome di questi fucili, ma sono fighi

Un’ultima curiosità. Mandy Griffiths del sito MovieHole (25 aprile 2014) ha chiesto a Caity chi vincerebbe in uno scontro fra Canary e The Machine: l’attrice non ha dubbi nel puntare sulla ginoide.

L.

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21 risposte a The Machine (2013) Caity Lotz Superstar

  1. Zio Portillo ha detto:

    A Ridley Scott non piace questo film…

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante! Nella selva di titoli del genere, questo mi manca, e, da quel che capisco, farei bene a recuperare. Eseguirò…senza aspettare gli esami di riparazione di settembre 🙂
    Grazie per lo spunto! 🙂

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  3. Cassidy ha detto:

    Non credo che esista in tutto il pianeta qualcuno che ha fatto così tanta buona pubblicità a Caity Lotz, dovrebbe considerati come suo agente 😉 Detto questo, mi hai venduto il film con tutto il fiocco, avercene di titoli così! Cheers

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  4. Il Moro ha detto:

    Splendido articolo con riflessioni molto interessanti, complimenti per quella dei denti! Mi hai fatto venire voglia di vedere il film…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film è altamente consigliato, fra i suoi coetanei (“Automata”, “Ex Machina”, “Morgan”) è nettamente il superiore, sebbene come budget abbia la cifra che gli altri registi spendevano in caffè sul set 😀
      Proprio perché è un prodotto povero il regista si è inventato le peggio cose per creare comunque un bello spettacolo, e per me c’è riuscito.

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      • Giuseppe ha detto:

        Anche per me, grazie a una grande Caity “Eva” Lotz) 😉 Come da noiosa prassi, ai tempi era stato oggetto di accuse di scarsa originalità (il messaggio che traspare credo non l’avessero minimamente notato, tra l’altro): il fatto è che ormai sono solo queste accuse, ripetute a ogni piè sospinto, ad essere diventate scarsamente originali…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Immagino che gli accusatori poi abbiano trovato oltremodo originali “Automata”, “Ex Machina” e “Morgan”, prodotti che fanno dello spezzare i luoghi comuni la propria bandiera 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, erano stati magnanimi… nella non originalità ci avevano sbattuto pure Automata (dovevano essere Scottiani/Garlandiani di ferro) 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quindi dei veri replicanti da evitare! 😀
        Ringrazio sempre facebook di avermi cacciato così da evitare tutte le illuminate critiche dell’Armata delle Tenebre Social.

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  5. Pietro Sabatelli ha detto:

    Sul fatto che la Lotz sia una delle migliori ginoidi degli ultimi tempi non v’è dubbio, peccato ci sia pure un film, e che lasci un po’ perplessi..

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Se vuoi sapere una cosa buffa… nella quarta stagione di Legends of Tomorrow (molto spassosa, il livello di boiate divertenti era incalcolabile) Canary ha una relazione con una tipa che si chiama Ava (ed è un clone di un’altra tizia).
    Mi chiedo se, tra nome e origine da laboratorio, non sia una citazione ^^

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  7. lpelo2000 ha detto:

    Vedo di vedere the machine. Per la cronaca: Gynoid bello bello. Scorrevole come da tuo stile. Sono appassionate dell’argomento e ti ringrazio di averlo scritto. Di solito l’accoppiata argomento che mi interessa e autore che mi piace leggere non mi delude!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah ti ringrazio di cuore, questo commento è stato un bel regalo per iniziare bene la giornata ^_^
      Quel saggio sarebbe da aggiornare, in cinque anni ne sono capitate tante altre di donne artificiali e di motivi di approfondimento, magari approfondirò qui come ho fatto per questi film (Automata, Machine, Ex Machina e Morgan) che ho dovuto escludere dal saggio in quanto troppo recenti all’epoca della scrittura.
      Non so come mai non esistano molti più saggi sull’argomento o sul perché da così tanto tempo le donne artificiali subiscano del razzismo gratuito, addirittura a livello linguistico: ormai nel linguaggio cine-televisivo una donna artificiale è “a forma d’uomo” (androide), e mi stupisce come nessuno si sia ancora lamentato di questo 😉

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