Witchblade vs Painkiller Jane

In quarantena gli italiani hanno preso strane decisioni. C’è chi si è ripromesso di fare dei lavori in casa che da tempo rimandava, chi ha pensato di iniziare a leggere quella pila di libri che da tempo prendeva polvere sul comodino, chi infine di imparare a cucinare, a studiare una lingua o a passare del tempo di qualità con i propri cari. Nessuno di questi propositi poi è stato attuato: io invece il mio proposito di rispolverare serie televisive del passato di cui da tempo ero curioso l’ho mantenuto. Non per questo però mi ha detto meglio di altri.
Se l’arrivo del Covid-19 in Italia mi ha fatto scoprire di adorare “Star Trek: Deep Space 9”, mi ha portato finalmente a vedere tutta “Andromeda” e mi ha fatto navigare nell’intero universo di Alien Nation, dall’altra mi ha fatto finalmente fare la conoscenza di due donne… a cui però ho dovuto subito rinunciare. Due donne provenienti dai fumetti.

Dagli anni Quaranta, ogni volta che un fumetto arriva sullo schermo sembra la prima volta: ancora oggi c’è chi fa iniziare con lo Spider-Man del 2003 l’epoca dei Cine-Comics, segno che internet lo si usa solo per fare polemiche nei social.
Di fumetti in TV ne esistono da quando esiste la TV, di eroine dei fumetti protagoniste di serie ne esistono da sempre, quindi le due in questione non hanno assolutamente nulla di nuovo o peculiare: o meglio, l’unica novità che avevano… se la sono persa per strada.

La tosta poliziotta di New York Sara Pezzini detta Pez, custode del potere di Witchblade – che il doppiaggio cambia ogni volta, non sapendo come tradurlo! – nasce per la Top Cow (legata alla Image Comics) dal co-fondatore Marc Silvestri e dall’editor David Wohl. Appare nel novembre 1995 e il suo primo arrivo in Italia è già nel luglio 1996, all’interno della testata “Cyberforce” (Star Comics) n. 1.
Con dei disegni che gridano “Anni Novanta” ad ogni chilometro di capelli, il fumetto mi è del tutto illeggibile. Malgrado sia nato in un’epoca che teoricamente dovrebbe corrispondere al mio gusto, visto che agli inizi degli anni Novanta divoravo fumetti a raffica, quelle gambe lunghe tre metri e i petti maschili di cinque metri non li ho mai sopportati.
Tratti grafici a parte, la forza di Witchblade è l’essere un’eroina parecchio diversa dalle sue colleghe nelle blasonate Marvel e DC: non è mogliettina, non è fidanzatina, non è casalinghina o puffettina: è eroina. E basta.

Potrei scomodare la doppietta Aliens (1986) e Nikita (1990) per ricordare che negli anni Novanta le Girls With Guns spaccavano, tanto che la Dark Horse – che all’epoca ci capiva e stava sul pezzo – nell’aprile 1994 lancia la sua “Barbwire”, eroina d’azione tosta e armata.
Nel gennaio 1995 la nostra Bonelli tira fuori “Legs Weaver”, testata in solitaria con l’eroina armata che affronta pericoli sia normali che paranormali, quindi siamo in un’epoca in cui l’azione al femminile – con strisciate di fantastico – va per la maggiore. Di nuovo, niente di nuovo: Vampirella dal 1969 e Red Sonja dal 1973 hanno aperto la strada e già detto tutto ciò che si poteva dire. Le altre sono solo nane sulle spalle delle gigantesse.

Una delle vignette più moderate del fumetto

Tramite il digitabulum magae, la spada della strega, la strega nella spada, la spada stregata o la strega spadata… Insomma, tramite uno dei discutibili nomi del Witchblade la nostra Pez assume enormi poteri: il guantone figo diventa una sorta di armatura con cui l’eroina può affrontare demoni e mostroni vari in lunghe, estenuanti e titaniche vignette che hanno bisogno di almeno due fumetti attaccati per essere contenute.
Pez cambia forma ad ogni vignetta – in una sembra una ragazzina di 15 anni in un’altra pare Schwarzenegger in gonnella – e seguendo lo stile dell’epoca è tutto un casino casineggiante dove non si capisce una mazza: per me questo è il tipico fumetto anni Novanta.

Chiamare la newyorkese Yancy Butler è una scelta più che ottima per la serie TV che la Warner TV produce insieme alle case a fumetti Top Cow e Image Comics, e il film televisivo che getta le basi per la serie – apparso il 5 febbraio 2004 in patria americana – ha anche la trama giusta. Ma il problema è un altro: come li rendi gli spettacolari effetti speciali che servono a ritrarre una donna con un’armatura cangiante? Semplice: non la rendi.
Allo sceneggiatore J.D. Zeik viene chiesto di ricalcare il primo fumetto del personaggio, vignetta dopo vignetta, stando attento a non usare niente delle immagini troppo spettacolari: il budget è tipo due mele o poco più, quindi tutto ciò che è paranormale va solo suggerito. Visto che parliamo di un fumetto completamente paranormale, diventa tutto una barzelletta.

L’armatura? Ciao, bella: mandaci una cartolina dagli anni Novanta. Ora abbiamo un detective della Omicidi a cui ogni tanto appare un guanto, con cui farsi aria. Quali sono i poteri del guanto? Tenere calda la mano, nient’altro. Ah, ogni tanto esce una spadina, che per affrontare i demoni delle tenebre una spadina serve sempre: ve li ricordate quei buffoni di guerrieri del sogno di Nightmare 3? Ecco, quelli sembrano addirittura più plausibili di Witchblade in TV.
La povera Pez cammina di qua, cammina di là, personaggi guardano in video, guardano in basso, guardano in alto, muovono i capelli in su, muovono i capelli in giù, musica brutta, titoli di testa.

Al terzo o quarto episodio della serie regolare sono costretto ad interrompere la visione perché comincio a stare male fisicamente: la rabbia di una serie così odiosa, dove in 45 minuti non succede un cazzo di niente mi sta facendo marcire gli organi interni.
Visto che il fumetto è l’esatto contrario – succede così tanto che serve una mezza giornata per leggere una sola vignetta – diciamo che la mia esperienza con questa eroina finisce qui.

Questo sì che è presentarsi col botto

Come già detto, le eroine indipendenti ed armate tirano, così nel maggio del 1996 nasce Painkiller Jane come una delle “donne particolari” del fumetto 22 Brides, inventata da Joe Quesada e da Jimmy Palmiotti (autore di tanti grandi personaggi a fumetti) per la Event Comics, casa indipendente creata da loro due.
Ottiene una testata in solitaria nel gennaio 1997 ma non arriva alla fine dell’anno. Il suo primo arrivo in Italia è nel giugno 2000, in una serie di volumi a lei dedicati (“Mega Cult” nn. 1-4) dalla Panini Comics.

Quando i tanga uscivano dai pantaloni: altri tempi

«Non ho ragione per vivere e non ho modo di morire». Con questa frase ad effetto si presenta una sorta di Deadpool al femminile: una donna che per motivi misteriosi (le sue origini cambiano di albo in albo!) guarisce velocemente dalle ferite e non può morire… ma sogna di farlo. Perché il suo destino è quello di soffrire per ogni ferita ricevuta, e visto che si lancia in mille roboanti avventure dove tutti fanno a gara per colpirla con ogni arma esistente, in pratica la donna vive eternamente bendata e dolorante.
Alternando momenti drammatici a situazioni frizzanti – un po’ Deadpool un po’ Harley Quinn – il personaggio stufa subito perché non ha una dimensione: ad ogni storia cambia, sia il suo passato che il suo presente, cambia la casa dove abita, cambia la sua motivazione e principalmente se ne va per affari suoi senza sentirsi in obbligo di spiegarci che accidenti stia facendo. E perché lo stia facendo.

Il primo grande errore in TV

Risale al 2005 il primo tentativo di portare il personaggio sullo schermo, con il film televisivo Painkiller Jane di Sanford Bookstaver, una minuscola produzione del celebre Sci-Fi Channel (oggi Syfy) che con il fumetto non ha alcun collegamento se non alcuni richiami.
Il celebre volto televisivo Emmanuelle Vaugier è una soldatessa che viene uccisa durante una missione in un laboratorio di sostanze chimiche segrete: “qualcosa” le dona dei poteri a casaccio, e lei ora fa cose paranormali senza mai cambiare espressione facciale. Il potere di rigenerare le ferite è citato solo in un fotogramma, e nell’ultima parte del film la donna indossa una ridicola parrucca rossa: tutto qua il collegamento con il fumetto.

Una bionda vestita ad interpretare una rossa svestita

Arriva il 2007 e Sci-Fi Channel ci riprova, presentando la serie “Painkiller Jane”, con protagonista un’altra newyorkese, la perfetta Kristanna Loken. Sicuramente è famosa come T-X in Terminator 3 (2003), ma i pazzi come me che seguivano su Italia1 la serie “Mortal Kombat: Conquest” la ricordano come lottatrice aggraziata.
La Loken è perfetta per il ruolo: è una bella ragazza, capace di prendersi in giro ma anche di scene drammatiche, quindi sembra nata per Painkiller Jane. Peccato che la serie sia la fotocopia di Witchblade: una bruttezza che travalica le capacità umane di comprenderla.

Su cosa si basa il fumetto? Su una donna che viene costantemente ferita, soffre come un cane, ma ciò non le impedisce di fare rutilanti azioni in cui presentarsi spesso e volentieri discintamente vestita.
Secondo voi, qualcosa di tutto questo può arrivare in TV? Bravi, avete capito, quindi gli autori fanno esattamente l’opposto. La Jane televisiva non viene mai colpita, non è mai ferita, gira in burqa, non fa mai battute se non forzate, ed è circondata personaggi assurdi indistinguibili fra di loro.

Ridicoli personaggi senza alcun autore

Sceneggiatori criminali distruggono ogni singola qualità del personaggio, parlandoci di una lotta contro maestri cattivi del pensiero o minchiate varie, girando tutto al buio di una notte senza Luna, inventando appositamente torce di oscurità per rendere ancora più scuro ogni fottuto fotogramma di questa inutile serie scura.
Musica brutta sottolinea ogni stupida scena lenta, pesante, vuota, con personaggi che guardano di qua, poi guardano di là, poi guardano giù, poi guardano su, e 45 minuti di morte cerebrale vanno via così.

Non ricordo se sono arrivato al sesto o settimo episodio, ma anche qui la negatività di una serie fatta volutamente male, solo per il gusto di inondare lo schermo di letame, mi ha spinto a sospendere la visione per evitare emorragie interne.

Due bravi attrici per due ottimi personaggi riescono a fallire miseramente grazie a pessimi sceneggiatori, con le mani legate da produzioni al di sotto dello spettro del visibile: se come budget hai solo gli spicci del salvadanaio di casa, perché scegliere una serie a sfondo fantastico? Misteri del mondo televisivo.

L.

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17 risposte a Witchblade vs Painkiller Jane

  1. Il Moro ha detto:

    Ah ah, eviterò volentieri!

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Lucius, quasi quasi rimpiangi di non aver ridipinto casa in quarantena! 😉
    Ovviamente il mio digiuno totale dei fumetti colpisce ancora. Non sapevo nulla di queste due eroine e non conosco neppure queste due pessime serie. E leggendo il post direi che la mia ignoranza mi ha salvato!

    Ora, dammi del pazzo che vede Mass Effect ovunque, ma pure questa volta sotto sotto so che c’ho ragione. Visto che le buone idee si riciclano quanto e più possibile, il guanto-spadato della “Witchblade” televisiva è bello e utile. Perché non prenderlo, aggiornarlo e renderlo comune? Detto fatto! I cervelli dietro a Mass Effect lo hanno reinterpretato nel “guanto Factotum”. Un computer-diagnostico arancione appare come un ologramma nell’avambraccio dei protagonisti ampliandosi alla bisogna per diventare uno scanner o un tablet futuristico. Serve durante il gioco per leggere gli obbiettivi della missione, dare ordini, curarsi, scannerizzare i nemici,… Un vero e proprio “factotum”. Tutto qua? Eh no! Se si lotta in mischia, una parte dell’ologramma ruota e diventa “tangibile”, solido, come una lama (“lama Factotum”) e permette di colpire gli avversari. Ovviamente man mano che il gioco avanza la lama si può integrare con scosse elettriche, esplosivi, gas, ghiaccio,… Incrementando il danno.

    https://masseffect.fandom.com/it/wiki/Factotum

    https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51QL-SUFzeL.AC.jpg

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fermo restando che anch’io sono più che convinto che nel design tutto si ricicla, a questo punto faccio notare che tutto quanto da te descritto c’era già in “Predator” (1987)!
      Non avrà la parte dedicata alla mano, ma il gauntlet è un computer – reso molto più sofisticato in anni successivi dai fumetti – e anche un’arma, visto fa fuoriuscire le celebri lame da polso… E come si chiamano le lame da polso che dal 1987 tutti i fan adorano? Wirstblades…ecco che il cerchio si chiude 😛
      Probabilmente l’idea di un meccanismo multi-funzione da polso è già apparsa altrove e lo farei risalire alla celebre radio da polso di Dick Tracy di inizio Novecento, ma il discorso rimane: in grafica non si getta via nulla ^_^

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Io mi ero ripromesso tre propositi: leggere i libri accumulati su pila ammuffita, fare scorpacciate di Z, intraprendere la visione di qualche serie. I primi due sono andati a segno, il terzo…ti lascio immaginare. Ma se malauguratamente la scelta fosse caduta su quanto hai disprezzato sopra…meglio così! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sai che ora vogliamo sapere che libri hai letto in quarantena, vero??? 😛
      Comunque le scorpacciate di Z sono sempre cosa buona e giusta 😉

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Più che i libri letti (comunque consiglio Patria di Aramburu, a me è piaciuto molto), ti dirò un libro che devo leggere prossimamente: Doom (il primo volume)!!! Il fatto è che aspetto sempre un momento ideale per iniziarlo (non so perché) e poi…me lo lascio come un dulcis in fundo che non arriva. Entro l’estate però mi appresterò a leggerlo anche in ossequio alla Z buona e giusta, pure in formato cartaceo!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Spero che alla fine tutta questa attesa e questa aspettativa sarà ricompensata, perché se invece sarà una delusione mi sa che mi manderai delle malediZioni ^_^

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ne sarò sicuramente soddisfatto ma in caso contrario sarai punito col Big Fucking Gun! 🙂 🙂 🙂

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  4. Cassidy ha detto:

    Se può consolarti, anche io mi sono dedicato al recupero di vecchie serie tv in quarantena 😉 “Witchblade” (nel fumetto “lama stregata”) aveva già dei bei disegni, il compianto Michael Turner era proprio bravo ma lo stile, era quello delle “Bad Girl” degli anni ’90, anche qui se può consolarti (secondo estratto), trovavo meglio le tavole e le copertine disegnate da Turner che il fumetto, per me illeggibile, non ti saprei dire bene di cosa trattava la trama, se non di Sarah Pezzini che si smutandava con la sua cotta di maglia stregata. Molto, ma molto meglio la serie gemella “Darkness” ma perché lo zampino di quel pazzo di Garth Ennis sapeva come renderla divertente 😉 “Painkiller Jane” (Jane antidolorifico come la chiamavo io), arrivava da quei fumetti scritti e disegnati da Quesada e Palmiotti che erano esteticamente fighissimi (sto pensando anche al loro “Ash”) di cui a distanza di anni sto ancora cercando di capire di cosa trattassero, infatti ammiravo le tavole con Jane intenta a sparare a due mani come se fosse uscita da un film di John Woo e poco altro. Per assurdo ricordo uno (o due? La memoria mi inganna) storia con il Punitore, che erano stupidine e leggerine, ma almeno si potevano leggere, tipo Frank Castle e Jane che si improvvisavano dentisti, con un gangster legato alla poltrona a cui praticare varie estrazioni 😉 Le serie le ho ignorate, credo di aver visto mezza puntata di “Witchblade” rimpiangendo le trame del fumetto, il che è tutto detto 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Entrambe i fumetti sono palesemente accomunati da roboanti scene d’azione, sparatorie, esplosioni e gente che vola ovunque: per farlo in TV servirebbe qualcosa di totalmente sconosciuto che alcuni chiamano “soldi”! Con un budget ridicolo non poteva uscire fuori che una barzelletta, malgrado la scelta delle attrici protagoniste sia molto azzeccata.
      Per l’occasione mi sono letto le prime storie di entrambe i personaggi, giunte in Italia in edizioni Panini molto belle, ma l’occhio umano non ce la fa capire i confini delle gambe della Pezzini, servivano almeno due uscite per contenerle tutte 😀
      Un gusto spaventosamente anni Novanta me le ha rese indigeste, mentre anch’io ricordo Painkiller Jane innamorata del musone Castle, in uno dei suoi vari incontri con gli eroi a fumetti: molto meglio quella breve storia che quelle in cui il personaggio cambia a seconda della vignetta.

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Nel 2000 e boh seguivo Witchblade, ma non ricordo praticamente nulla, a parte che il manufatto è sessista e si fa usare impunemente solo da donne (ricordo un tizio che ha provato a usare la Switchblade e ne ha ricavato solo un segnaccio sulla mano e i capelli bianchi, più delle visioni).
    Del fumetto ho letto solo un autoconclusivo, Obakemono, in cui la vedova di un feudatario andava a cercare la lama per tirare giù l’assassino del marito (usurpatore di feudi) e lungo il tragitto metteva su una squadra di guerriere che Le Mercenarie se la sogna. Era una storia carina e aveva anche un racconto carino nel finale, scritto dall’autrice del fumetto.

    Di Painkiller Jane non so proprio nulla, non sapevo nemmeno della serie 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Witchblade che io sappia è diventato anche un anime di successo, non so quanto fedele all’originale a fumetti: magari potresti beccarlo in quella forma 😉
      Sì, la Lama della Strega appartiene solo a discendenze femminili – e quindi il termine “strega” mi pare un po’ scostumato! – infatti la Lama è appartenuta a… vediamo se indovini? Bravo, l’unica donna guerriera conosciuta dagli anglofoni, Giovanna d’Arco. Oh, ce ne saranno state altre, eh, ma non vengono mai citate. Quando si inventarono la discendenza di Maria Maddalena e Codici Da Vinci vari, ZAC, Giovannona d’Arco pure là. Appena serve citare una donna del passato, mica vanno a prendere Giovanna la Sanguinaria – che offriva da bere Bllody Mary – no, tutti a scomodare la D’Arco: poteva mancare la Lama della Strega nella sua collezione? 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Occhio, che se usi “anime” per indicare un cartone fatto fuori dal Giappone, rischi la graticola da parte degli otaku (nerd giapponesi, più o meno) XD
        A meno che il cartone non somigli davvero a qualcosa di giapponese, al che la tua uscita verrà tollerata.

        Divertente che si pensi a Giovanna d’Arco come a una donna guerriera, dato che non mi risulta abbia mai combattuto – di solito si tramanda la sua figura come quella di una guida carismatica e intuitiva. Ma vabbè, non è un saggio storico, diamole un tocco di Xena (lo farei pure io, probabilmente. Ma almeno riesco a ricordare due nomi di donne guerriere, nonostante faccia schifo in storia XD ).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Essendoci grande penuria di donne guerriere note al più disinformato dei lettori-spettatori, gli autori di complotti storici e avventure fantastiche non hanno molto con cui lavorare. Se l’obera è britannica, puoi scommetterci che ci sarà Budicca, che però all’estero rischia di non essere così nota, quindi se l’opera è internazionale con la Giovanna Tutta Panna D’Arco si va sul sicuro: si presta a qualsivoglia reinterpretazione.

        Giuro che ero convinto fosse un anime, quello di Witchblade, invece scopro che è un prodotto ammmmericano del 2006: perché abbia disegni palesemente giapponesizzanti mi è ignoto!

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      • Conte Gracula ha detto:

        Forse volevano piazzarlo bene in Asia. O in Sudamerica (anche in quei paesi tendono ad apprezzare molto le produzioni nipponiche).

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  6. Giuseppe ha detto:

    Non bisognerebbe quasi mai conoscerlo prima, il fumetto originale da cui una serie tv prende le mosse: si rischia una delusione assai più grande rispetto a quella del neofita, quale appunto ero io quando ho beccato per la prima nonché unica volta Witchblade su piccolo schermo… Possedevo sì un’infarinatura del personaggio, d’accordo, ma non sufficiente da giudicarne la reale (grande) distanza fra versione cartacea e televisiva. Avessi dato la precedenza al fumetto, sarei arrivato comunque a vedermi la serie fino alla fine? Probabilmente no.
    Per quanto riguarda il lavoro di Quesada/Palmiotti il problema mi pare invece risolto alla radice, visto che già su carta non sembra esattamente essere stato qualcosa di memorabile (e, pure in questo caso, si è rinunciato alla presenza di buoni sceneggiatori, nello specifico di Painkiller Jane capaci di compensare i difetti della fonte fumettistica)…

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