Nighthawks (1981) I Falqui della notte

Un anno fa Rutger Hauer se ne andava oltre i bastioni di Orione, lasciandoci un numero impressionante di ruoli che voi umani non potete neanche immaginare.
Insieme a Cassidy de “La Bara Volante” abbiamo deciso di non far perdere quei ruoli nel tempo, come lacrime nella pioggia, e di usare questo luglio 2020 per raccontare altri grandi ruoli dell’olandese che osò andare oltre le porte di Tannhäuser.


Certe notti senti un peso che vorresti sgravarti: o prendi i confetti Falqui o vedi i Falchi… l’effetto è lo stesso!

Nel novembre 1993 Sylvester Stallone viene intervistato dalla rivista “Starlog” in occasione dell’uscita del suo Demolition Man, e d’un tratto in poche parole fa un veloce bilancio della propria carriera fino ad allora:

«Rocky (1976) è stato un miracolo, è stato fatto in 28 giorni con 900 mila dollari e tiene duro ancora oggi. Mi è piaciuto un po’ Taverna paradiso (Paradise Alley, 1978), e Rambo (1982) è molto buono. I falchi della notte (Nighthawks, 1981) era quasi buono, ma non è venuto fuori bene. Cliffhanger (1993) è stato eccezionale, di sicuro il film più pericoloso che io abbia mai fatto.»

In una serie di film il cui giudizio di Stallone è mediamente buono, i poveri falchi notturni sono gli unici ad uscirne male.
E sì che la Universal Pictures non è che abbia rischiato molto, dando cinque milioni di dollari in mano a uno sconosciuto come Bruce Malmuth, signor nessuno che chiuderà la sua carriera con il Seagal di Duro da uccidere (1990) e con il Dolph dell’inutile Giochi pericolosi (1994). In realtà è solo un ripiego, era stato ingaggiato Gary Nelson ma secondo il “Los Angeles Times” del 9 febbraio 1980 il regista «è stato destituito»: visto che guarda caso Stallone ha raccomandato di chiamare Malmuth, è facile che il povero Nelson sia stato “destituito” da Sly in persona. Perché alla fine questi sono nomi che non contano: come dirà Hauer nella sua biografia, «la prima cosa di cui mi sono reso conto è che non importava chi dirigesse, questo era un film di Stallone».
E quando Stallone non indossa guantoni o una fascia in testa, toppa di brutto.

I Falqui della notte!!!

Dal 14 settembre 1979 il “Daily Variety” comincia a presentare i titoli del progetto. All’inizio si chiama A.T.A.C. e mi immagino le pernacchie che avrebbe ricevuto a Roma: l’ATAC della Capitale non riusciva a far viaggiare gli autobus… figuriamoci gli elicotteri!

L’ATAC di New York ha pure gli elicotteri, a Roma manco i bus!

Nell’ottobre successivo il titolo diventa Attack, poi The Attack, poi nel gennaio 1980 il “New York Times” racconta che per le strade cittadine si sta girando Hawks e finalmente a giugno abbiamo il definitivo Nighthawks.
Il film esce negli Stati Uniti il 10 aprile 1981 ed è tutto un fischio e una pernacchia: è un insuccesso tale che nessuno da allora lo cita più, probabilmente è più noto in Italia che in America.

Il 24 marzo 1981 il film finisce sul tavolo della censura italiana che gli sbatte sopra un bel bollino “vietato ai minori di 14 anni”, malgrado i distributori provino più volte farselo togliere. Ci riusciranno ma solo nel 1992: come sa chi segue questo blog, all’epoca l’esplosione del fenomeno delle VHS in versione economica portò la censura italiana a togliere tutti i divieti, così le case (almeno quelle con gli “agganci giusti”) potevano vendere senza limiti anche film in precedenza vietati.
I falchi della notte esce nei cinema italiani il 18 aprile 1981 e dopo un anno di piena attività comincia a saltellare per sale sempre più piccole, finché il 26 novembre 1985 viene trasmesso in prima serata da Rai2. La CIC Video lo porta in VHS probabilmente in quel 1992 in cui la censura italiana annulla il divieto ai minori. La Pulp Video nel 2011 lo presenta in DVD e dal 2013 in Blu-ray.

Il 23 giugno scorso IRIS trasmette questo film come se avesse ascoltato di nascosto i piani segreti che ho studiato con Cassidy, ed io mi sono fregato le mani: registrato quel passaggio televisivo di un film che in TV non è che passi molto, già pregustavo di presentarne le schermate. Per preparare il pezzo vado a prendere quella registrazione… e non la trovo. È completamente scomparsa da casa mia senza lasciare alcuna traccia.
Dopo ore passate a rovesciare ogni pixel del computer e ogni mattonella di casa, devo arrendermi: un potere superiore non ha voluto che usassi quella copia per la recensione. Mi è rimasta solo la schermata del titolo.

Tutto ciò che mi resta del recente passaggio su IRIS

Il super cattivissimo Wulfgar può compiere il male indisturbato perché in America ancora nessuno conosce Rutger Hauer (che qui inizia il film con barba fintissima e lenti a contatto scure): è ancora un divo prettamente europeo e questo è il suo debutto su suolo americano.
Soldato d’Orange (1977) di Paul Verhoeven sta facendo impazzire il mondo e sta conquistando la Mecca del cinema: vince un premio della critica di Los Angeles nel 1979 ed è nominato al Golden Globe come film straniero nel 1980, quindi la faccia di Hauer finisce sui tavoli di tutti i produttori e i ruoli da cattivo cominciano a fioccare.
Nella sua biografia All Those Moments (2007) Hauer racconta che in quel periodo gli americani l’hanno ingaggiato per un film che poi non è mai partito, liquidandolo con 50 mila dollari: più soldi di quanti abbia mai visto nella sua intera carriera europea. «Credo che mi piacerà l’America» dice alla moglie.

In questo periodo la Orion Pictures propone ad Hauer il ruolo di un francese in un filmone a sfondo archeologico intitolato Sfinge (1981), diretto da Franklin J. Schaffner. Il cast è stellare – Lesley-Anne Down, Frank Langella, John Gielgud – e l’agente di Hauer gli consiglia caldamente di accettare, anche perché l’ingaggio è molto ricco. Ah, poi c’è una roba di quel tizio, credo si chiami Stallone, una parte per cui pagherebbero la metà: dovrebbe fare il terrorista tedesco in una roba chiamata I falchi della notte.
Con grande delusione dell’agente e della sua percentuale, Hauer molla il ruolo francese e accetta quello tedesco, che lo intriga molto di più.

Il primo giorno di riprese dà il “la” a tutta l’operazione. Si gira l’ultima scena, il confronto finale tra il perfido terrorista e il bravo poliziotto. Hauer si fa male ma nessuno parla: è stata colpa di Stallone che non ha fatto quello che doveva fare? Qualcuno annuisce. Hauer raggiunge il protagonista e davanti a tutti gli dice: «Fallo ancora e ti spacco il culo». Magari Hauer a decenni di distanza sta infiocchettando questo ricordo, ma che la situazione sul set fosse dannatamente esplosiva possiamo crederci.
Durante le riprese Hauer perde la madre e il suo migliore amico, e mentre si sente in colpa di star giocando all’attore americano invece di stare vicino ai suoi cari la produzione vuole da lui un cattivo da cartoni animati. È uno dei primi film americani sul terrorismo in patria, racconta Hauer nella citata biografia, mentre gli europei lo conoscono molto bene da molto più tempo: sanno che i terroristi non sono macchiette, cattivi a tutto tondo. Hauer cerca di portare un po’ di profondità nel personaggio, anche perché non vuole aver impiegato quel tempo a fare una barzelletta di film.
Ma l’unico che credeva in lui e lo appoggiava era Nelson, il regista “destituito”, ora c’è solo Stallone che comanda e non esiste sottigliezza nel suo universo. Ogni proposta dell’attore olandese giace sepolta nelle vie di New York.

Io fare kattiven, ya?

Quando Hauer torna a casa sua, in una fattoria in Olanda, è stanco ma alla fin fine soddisfatto di questa parentesi americana: è più che convinto che non lo chiameranno più in quel Paese ma almeno ci ha provato.
Torna al cinema europeo finché un paio di mesi dopo riceve una telefonata: un certo Ridley Scott vuole incontrarlo… ma questa è un’altra storia.

Potete mandare questo sorriso alla faccia di Stallone?

Inutile citare lo sceneggiatore David Shaber, che veniva dall’aver adattato con Walter Hill I guerrieri della notte (1979) per lo schermo: quando in un film c’è Stallone, fa tutto lui. Dal cameraman al cucinare i pasti, c’è sempre lui.
Visto che non si parla di pugili o di reduci, le uniche cose di Sly coronate spesso da successo, parliamo di una storia abbastanza ridicola. C’è questo bombarolo da fumetti che è come Bocca di Rosa di de André. C’è chi le bombe le piazza per gioco, chi lo fa per professione, Wulfgar né l’uno né l’altro: lui lo fa per passione.
Un giorno però l’arrivo della polizia trasforma una festicciola in gazzarra, e Wulfgar… ammazza tutti con la chitarra! E Robert Rodriguez con El Mariachi (1992)… muto!

Y El Mariachi… ¡está muto!

Essendo il più grande terrorista del mondo, a Wulfgar basta tagliarsi la barba perché nessuno lo riconosca e può viaggiare dove vuole. Il Bomba arriva a New York e comincia a far esplodere la qualunque: spera di fare bella figura con i grandi criminali che magari lo ingaggiano per i grandi colpi internazionali. Forse un annuncio su un giornale sarebbe stato meglio.

I’m a dutch bomber-man in New York

Mentre Wulfgar si mette una mano en la cabeza, fa il suo movimiento sexy e piazza la bomba, intanto DaSilva (Stallone) e quel buco di sceneggiatura di Fox (il totalmente inutile, come sempre, Billy Dee Williams) passano le notti a fare i falchi, modo gentile per dire che si vestono da donna per attirare i teppistelli e menarli. Che grande studio dei personaggi.

Lo sceneggiatore ha compiuto diversi errori: sapreste trovarli?

Visto che il più grande terrorista del mondo è arrivato a New York e rischia di far saltare tutto, c’è bisogno dei migliori uomini disponibili per fermarlo, bisogna chiamare la squadra anti-terrorismo internazionale, la CIA, l’FBI, la SNAI… No, fermi tutti, ecco l’idea vincente: chiamiamo i primi due stronzi che passano, e facciamo loro un corso di sei mesi sull’antiterrorismo. Così si capisce che c’è Stallone alla sceneggiatura.
I due uccelloni della notte si ritrovano seduti al banco di scuola in un seminterrato buio con un altro pennuto notturno che spiega loro le basi della psicologia terroristica. Tipo quella che già conoscono bene le squadre pronte ad affrontare certi problemi: no, meglio spiegare tutto a due mentecatti che passano la vita a rimorchiare teppisti.

A professo’, Billy Dee copia!

Quando sembra che il film non possa diventare ancora più imbarazzante, è allora che inizia a diventare davvero imbarazzante. Perché Er Bomba è un noto frequentatore di locali, così quando escono da scuola anti-terrorismo Bibì e Bibò della notte vanno per locali a chiedere… bo’, che cosa chiedono? Non è chiaro: «Scusate, avete mica visto terroristi in giro?»
Grazie ad un identikit che si è disegnato da solo, perché DaSilva è un volpe, mica come Fox che lo è solo di nome, beccano subito Wulfgar: allora è vero che due stronzi qualsiasi funzionano meglio dell’anti-terrorismo internazionale!
Che geniale tecnica adottano per catturarlo? Semplice, gli si avvicinano e lo guardano fisso: magari riescono a sedurlo, se lo portano in stanza e quando è nudo lo arrestano. Visto che non viene data altra spiegazione del comportamento da mentecatti dei due tordelloni della notte, è l’unica spiegazione che riesco a darmi. Stranamente il piano non funziona.

Vai con l’inseguimento nella metropolitana che a Stallone ricorda quando dieci anni prima era lui il cattivo in metro, in Bananas (1971) di Woody Allen, poi tante cose stupide e infine la celebre scena ad alta tensione sulla funivia.
Stando ai giornali dell’epoca è stata una gran faticaccia per la produzione organizzare quelle riprese, perché i pendolari che ogni giorno prendono quella funivia da Roosevelt Island non volevano sentire ragioni, neanche quando Stallone stesso ha partecipato alle riunioni cittadine. Alla fine, cacciando parecchi soldi qua e là, sono riusciti ad organizzare la scena, dimenticandosi nel trambusto che ci sarebbe stato bisogno di un pur vago motivo di sceneggiatura per giustificare quella scena.
Così abbiamo una riunione ONU dove entra chiunque, armato fino ai denti, e poi gli ambasciatori più importanti al mondo per motivi ignoti se ne vanno su un carro bestiame per pendolari, dove li aspetta Er Bomba. Siamo sicuri che esista un copione in questo film?

Sarà più letale il MAC-10 o gli occhiali da sole?

Ogni tentativo di Hauer di rendere interessante il terrorista fallisce, si ritrova a ridere come i cattivi da operetta e ad essere bidimensionale. «Perché hai ucciso quella donna?» «Perché ne avevo voglia»: ammazza che scavo dei personaggi! Con qualche anno di anticipo Stallone ci dice che non esistono sfumature, c’è il male… e lui è la cura.
Forse la scena della funivia avrà tenuto con il fiato sospeso all’epoca, ma dopo le tante scene simili visti in film nettamente migliori non mi sembra che valga la pena ricordarla, così come qualsiasi altra scena di un film composto unicamente di pessime scelte di sceneggiatura.

Sono dell’ATAC… e mo’ ti oblitero!

A voler essere buoni possiamo apprezzare l’idea che si nasconde sotto una pessima sceneggiatura, scritta col grande pennello Cinghiale. Oggi tutti noi sappiamo che il primo problema del terrorismo è che non bisogna rischiare di fare di peggio nel tentativo di evitarlo: è come dar fuoco alla casa per paura che qualcuno la bruci. Perdere la dignità umana alla base della cultura occidentale è ciò che dobbiamo evitare, nella lotta al terrorismo: non significa che ci si riesca, ma è un obiettivo ben chiaro.
Invece in questi ultimi anni Settanta ci vengono mostrate forze dell’ordine ben disposte a massacrare innocenti cittadini pur di acciuffare il terrorista, anzi quell’uccellone notturno di Billy Dee rimprovera al compagno di non aver ucciso una donna indifesa: e pure tu, sant’Iddio, ma la vuoi uccidere la gente a caso? Ma che Stallone sei?
È una situazione assurda che mi riesce difficile credere possa rappresentare il pensiero comune dell’epoca: mi sembra più una paraculata stalloniana per far capire che il protagonista vuole combattere il male ma senza diventarlo. Appunto, lui è la cura, non altro male. Questa Sly Philosophy viene però calata malamente in un copione da mani in faccia che è davvero improponibile.

Il vero terrore è come va in giro Stallone nel film

Il finale sulla carta poteva funzionare, e in effetti quando lo ritrovai nel film-compilation Terrore in sala (1984), noleggiato in quella mitica estate 1990, mi colpì: subito dopo Jason che minaccia la sorella in ospedale veniva Wulfgar che minacciava la bionda Stallone: chissà che figata dev’essere ’sto film, mi dissi. Per fortuna i suoi passaggi televisivi sono stati così rari che non ho mai avuto la possibilità di vederlo all’epoca.
Va bene che la storia inizia con lui vestito da donna, quindi il finale ha un richiamo, ma davvero nessuno crede che quelle spalle larghe possano appartenere all’ex moglie del protagonista (un cameo di Lindsay Wagner).

Onestamente a parte farmi grasse risate in faccia ai buffoni protagonisti, non ho avuto niente da questo film, un pessimo prodotto sia a livello concettuale che di scrittura. Belle le scene di New York come si potevano girare in altri tempi – oggi questo film costerebbe miliardi! – ma l’essere sbagliato in ogni fotogramma toglie parecchio gusto.
Però ho imparato come riconoscere un terrorista internazionale: è quello con una mano en la cabeza, che fa un movimiento sexy e poi piazza la booooooooooooomba!

L.

P.S.
E ora tutti a leggere la recensione di Cassidy.

amazon– Ultimi film con Rutger Hauer:

Informazioni su Lucius Etruscus

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34 risposte a Nighthawks (1981) I Falqui della notte

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ma davvero sto film è spernacchiato in America? Pensa te… Per mio padre è un cult, di quelli da guardare in religioso silenzio assaporando ogni scena. Al 99% lo vide pure al cinema…

    Per me è uno di quei titoli “del cuore” che più per ricordi legati all’infanzia, non riesco a volergli male. Se lo rivedessi oggi scindendo cuore e cervello probabilmente lo perculerei a tutto spiano. E invece non ci riesco proprio e invidio (come dicevo qualche tempo da Cassidy) chi riesce a farlo. Per me nonostante tutto è e sarà un capolavoro.

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    • Zio Portillo ha detto:

      (Il Carosello l’ho mancato per ovvi limiti d’età, però ricordo benissimo la pubblicità della Falqui con la Bouchet… Chissà quanti coglieranno la citazione?)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Chi ama questo film ha l’età giusto per ricordarsi dei confetti Falqui (per cui “basta la parola”): i “giovani d’oggi” forse non capiranno, ma dubito che conoscano questi pennuti notturni…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ andato male all’uscita e nessuna rivista lo cita, parlando di Stallone, per tutti gli anni Novanta: visto che Sly stesso (come visto) lo cita come unica pecca della filmografia, diciamo che non è andata bene.
      Sicuramente ci sarà uno zoccolo duro di fan che lo adorano, ma sempre con anni di distanza e forti dei ricordi d’infanzia: come film a sé è assolutamente indifendibile, sia concettualmente (è giusto sterminare civili innocenti per prendere un criminale) che a livello di sceneggiatura (non c’è una sola scelta logica in tutto il film). Poi ognuno ama ciò che vuole, da fan marziale sono l’ultimo che può giudicare, visto i filmacci che considero capolavori 😀

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      • Cassidy ha detto:

        Intervengo solo per dire che su “I falqui della notte” stavo già morendo dal ridere (storia vera) e mi sono goduto il post perché bastava il titolo per prepararsi alla stroncatura. Stallone avrà steso Clubber Lang e Ivan Drago, ma uno come Lucius non lo ha mai affrontato 😉 Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaahh sono solo la voce della sua coscienza: lui stesso nel ’93 ha criticato il film, quindi mi sono limitato a dare voce al suo lato oscuro 😛

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  2. Vasquez ha detto:

    Con questo film oggi Lucius e Cassidy si ritrovano al punto d’incontro di due convergenze parallele! 😛 Due recensioni così opposte che fanno il giro e si reincontrano come due vecchi amici.
    Volevo quasi recuperarlo questo, in onore a Rutger, ma dopo aver letto del confetto Falqui, mi sa che passo. Il fatto è (e questa mi sembra la giusta sede per questa confessione) che detesto Stallone quando non è Spartan o Tango. Non ho mai visto Rocky per intero, Rambo riacquista un senso solo nel monologo finale, a Sly ho sempre preferito Schwarzy (che invece di voler fare tutto lui, si lasciava portare su Marte o a spasso nel tempo…), e tra i muscolari “Sacrificabili” e i più acciaccati “Reduci Estremamente Distruttivi” scelgo i secondi tutta la vita.
    De gustibus…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ancora devo passare da Cassidy, ma la parte divertente di queste iniziative è che non ci mettiamo d’accordo sul contenuto, quindi ognuno va “di cuore” per conto suo 😛
      Ora sta a te rivederti il film per capire da quale parte tifare 😀
      Comunque anch’io parteggio per Schwarzy, che non aveva alcuna ambizione autoriale e non aveva “messaggi” da inviare: era uno che gonfiava i muscoli e menava in video, e questo faceva senza credersi mai un attore. O peggio un autore!

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    • wwayne ha detto:

      Sly ha spaccato anche nei panni di Cobra.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, anni dopo l’uscita freddina. E sicuramente è stato subito amato dai fan italiani, che però purtroppo non contano 😀

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      • wwayne ha detto:

        Gli italiani hanno spesso dimostrato di avere dei gusti diametralmente opposti agli americani in fatto di cinema. Ad esempio, Collateral Beauty in America ha incassato 31 milioni, in Italia quasi 7: se consideri il numero degli abitanti, in proporzione ha guadagnato molto di più da noi.
        Comunque quest’articolo dice che Cobra fu una smash hit: https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-cobra-celebriamo-il-bistrattato-film-con-sylvester-stallone/?fbclid=IwAR0SizaJe2MMYWcv3nezDzHbsDereH2b25cabBA4rUMsAV-RozSbDQ1_ohk

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Con tutto il rispetto per il sito, non è una fonte. So che ai fan di Stallone piace credere che i suoi film fossero tutti un successo, ma se lo fossero stato non avrebbe avuto bisogno di tornare ogni volta a Rambo e Rocky, con neanche tanta sicurezza. “Rambo III” è stato uno dei più cocenti insuccessi dell’epoca, ma questo non vuol dire che sia andato in perdita, anzi ha guadagnato, ma non quanto era previsto.
        L’esempio classico è quello di John Carpenter: tutti oggi lo amano, ma quando uscivano i suoi film nessuno andava a vederli, decretando l’insuccesso di tutti e costringendo John a ripiegare su scelte più commerciali. Ammirare una persona non conta niente, pagare un biglietto quando il film esce in America è tutto ciò che conta, per i produttori.
        P.S.
        Non esiste informazione che conti meno al mondo di quanto abbia incassato un film in Italia 😀

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      • wwayne ha detto:

        Ah, su questo sono totalmente d’accordo: i veri fan sono quelli disposti a pagare per vedere il film diretto o interpretato dal loro beniamino. Se invece ti professi fan di un artista ma poi aspetti sistematicamente che il suo ultimo film sia disponibile aggratis, allora sei un po’ come quegli uomini che a parole dichiarano di amare la propria moglie, ma poi nei fatti non le comprano mai neanche un mazzolin di fiori. Grazie per la risposta, e buon appetito! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il problema è che conta solo ed esclusivamente il biglietto staccato in America al momento dell’uscita del film, quindi i fan italiani (che spesso lo sono a posteriori) semplicemente non sono presi in alcuna considerazione in alcun conteggio.

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      • wwayne ha detto:

        I fan italiani da soli non contano niente, ma gli incassi esteri nel loro complesso contano eccome. Woody Allen sarebbe finito da un pezzo senza i suoi fan europei, e anche film più mainstream come Bumblebee e Terminator: Genisys hanno visto cambiare le loro sorti da così a così grazie agli incassi esteri: finché erano usciti solo in America erano in forte passivo, appena sono arrivati nel resto del mondo hanno fatto il botto e hanno perfino generato un attivo. Insomma, anche se abiti nel più sperduto angolo di mondo un briciolo di potere sulle major di Hollywood ce l’hai. I veri influencer siamo noi consumatori, non Chiara Ferragni! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Su questo non ci piove, ma con “incasso estero” si va per continenti: le percentuali che arrivano dall’Italia sono abbastanza piccole, al confronto. Film come Terminator campano su una distribuzione capillare in tutto il globo – in Italia dubito che siano stati più di due gli spettatori! – e su vendita di merchandising, cosa che gli italiani hanno sempre odiato. Infatti per trent’anni niente dell’universo narrativo di Terminator è stato tradotto in italiano, perché le case lo sanno che da noi c’è il deserto radioattivo. E chi ci ha provato se ne è pentito amaramente. (ANche se ultimamente la Saldapress sembra tenere, buon per lei).
        Woody Allen poteva contare su tempi in cui gli italiani andavano al cinema, altri mondi, altri universi 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    El Mariachi, come ho fatto a non pensarci! In compenso abbiamo usato entrambi una didascalia ispirata ad un pezzo famoso di Sting 😉 Osteria numero nove, Sly Stallone fa le prove, fa le prove per il suo “Cobra”… ok la smetto con gli stornelli, potrebbe diventare imbarazzante 😉

    Però il senso è questo, Stallone aveva un ruolo da poliziotto che gli urgeva, si è lanciato come un falco (della notte) su una sceneggiatura abbandonata facendo un discreto casino, il film è stato tagliuzzato, modificato e con lui a bordo a fare il bello e il cattivo tempo (come ha fatto spesso sui set in carriera), non è diventato il successo che lui sperava, ci sono film che hanno produttori invasivi, altri invece hanno Stallone con i grilli da divo per la testa.

    Detto questo Rutger nei panni del cattivo cattivissimo gli ruba la scena, per me è davvero il fattore che Sly non aveva considerato, figurati se questo “European Trash” (etichetta valida per tutto quello che arriva in America dal vecchio continente) mi può impensierire, infatti Rutger gli ha fregato la scena 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente il messaggio di fondo è roba buona, soprattutto negli anni difficili in cui esce il film, ma il gridarlo non aiuta. Anche perché il film non si basa su un messaggio anti-terrorista, ma su Stallone contro i terroristi, e non è la stessa cosa.

      Un biondo europeo che gira per New York con il bavero della giacca scura tirata su grida quella canzone di Sting a pieni polmoni! 😀

      Comunque Stallone è maestro d’eleganza: la scena in cui Lindsay Wagner lo guarda come fosse un barbone è impagabile. Mi sa che non era in copione che lei lo guardasse così schifata 😀

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  4. Il Moro ha detto:

    Hai scritto esattamente il contrario di Cassidy! 😀
    Come ho già commentato dall’altra parte, il vaghissimo ricordo che ho di questo film è che mi fosse abbastanza piaciuto e un paio di scene. Ora, però, dopo aver scritto da Cassidy che dovrei rivederlo, me ne hai fatto passare la voglia! XD

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  5. Pingback: I falchi della notte (1981) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahaha! La boooomba mi ha fatto scompisciare! Sul film, lo vidi ai tempi in cui tra l’altro avevo gran passione per Stallone, ma ne conservo poche rimembranze, dunque…gatta ci cova, ergo mi sa che concordo con le tue conclusioni! 🙂

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  7. Sam Simon ha detto:

    Sembra una bella fetecchia! Non ho avuto il (dis)piacere di vederlo, e mi dispiace che a Hauer sia costato pure un allontanamento poco felice dalla famiglia… certo che poi lo Scott sbagliato col nome che comincia per R. (nella mia agenda è sbagliato anche quello col nome che comincia per T.) gli darà il ruolo che lo ha reso immortale!

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  8. Giuseppe ha detto:

    Già a partire da “I FALQUI della notte” ammetto di aver vagamente intuito dove volessi andare a parare 😀 Alla fine, però, pur avendomi convinto di più la prima volta che l’ho visto rispetto alle successive (tagliuzzamenti e “ingenuità” risaltano meglio ad una seconda visione), devo dire che l’effetto del celebre confetto non me l’ha mai procurato, anzi… Insomma, dopo parecchi anni per me è un ancora un sì (e quindi puoi considerarmi in “zona Cassidy”) 😉
    P.S. Considerato il clima sul set fra Stallone e Hauer, non avevano nemmeno bisogno di calarsi nei rispettivi personaggi per odiarsi al meglio…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente è stata una scelta di casting perfetta, e con il senno di poi fare la voce grossa con Sly è stato un bel biglietto d’entrata ad Hollywood per Hauer 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Pensavo: chissà come sarebbe stato “The Hitcher” se, al posto di Thomas Howell, il passaggio glie l’avesse dato Sly 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah mica male come gioco del “What If…?”
        Invece di un ragazzo inerme, l’autista sarebbe stato un reduce del Vietnam che sta scappando dalla violenza, che non vuole diventare il male ma esserne la cura… e allora sarebbe l’autostoppista a scappare! 😀

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