Morti viventi 1. A ognuno i morti (viventi) suoi

In questo viaggio dovrò per forza citare più volte i tre film che George A. Romero ha dedicato ai morti viventi, che con l’opera di O’Bannon condividono nomi problematici da ripetere e con il rischio di creare confusione per colpa della loro resa italiana. Per facilità di scrittura e di lettura, ecco lo schema delle abbreviazioni che userò in questo e nei post a venire:

  • Notte = La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, 1968)
  • Alba = Zombi (Dawn of the Dead, 1978)
  • Giorno = Il giorno degli zombi (Day of the Dead, 1985)
  • Ritorno = Il ritorno dei morti viventi (The Return of the Living Dead, 1985)

I film al di fuori di questo elenco saranno citati per esteso.


A ognuno i morti (viventi) suoi

Una sera del 1968 o 1969, in un drive-in dove proiettano la Notte si presenta un gruppetto di spettatori particolari: il regista George A. Romero, i produttori Russell Streiner e Karl Hardman e infine l’attrice non protagonista Marilyn Eastman. «Il fatto che ad essere proiettato fosse il nostro film, ci fece capire d’un tratto che era tutto vero», commenta Romero nel 1989, quando racconta l’aneddoto nel saggio corale Making Movies a cura dell’amico di sempre John Russo.

Romero e i suoi amici vivono la magia del cinema e non stanno certo a pensare a cose noiose come le modalità contrattuali e burocrazia varia: per questo cadono subito dal cielo stellato. Insieme agli amici e colleghi John Russo e Russ Streiner il regista firma la sua seconda opera, The Affair (o There’s Always Vanilla, dicembre 1971), che fallisce miseramente perché il minuscolo distributore non ha speranza di far conoscere il film agli spettatori. Non è però l’unico problema, come racconta Romero stesso:

«Abbiamo cercato di sfruttare il nostro successo nell’horror presentando una commedia romantica, il che penso sia stato il nostro più grande errore strategico. Se all’epoca avessimo tirato fuori qualcosa come Ritorno, forse staremmo ancora tutti assieme».

L’insuccesso di The Affair infatti ha un effetto secondario: il gruppo di amici si sfalda. Romero rimane con la casa Latent Image mentre la maggior parte degli altri passa alla New American Films. Romero inizia a provare altri generi, con pessimi risultati al botteghino – anche se sono tutti film rivalutati anni dopo dai fan – invece Russo e gli altri pensano che si debba rimanere a battere il ferro dei morti viventi finché è caldo.

Già nel 1972 John Russo, Russell Streiner (co-produttore della Notte, in cui recita come zombie) e Rudy Ricci (comparsa sia nella Notte che nell’Alba) iniziano a progettare una storia che parta da dove finiva la Notte: il titolo del progetto è sin da subito Return of the Living Dead, cioè il ritorno di quei morti viventi presentati nel film del 1968. I tre buttano giù un soggetto e una sceneggiatura, portando avanti un progetto che sembra crescere anche nell’attenzione della stampa, visto che il numero del 20 ottobre 1975 della rivista “Box Office” annuncia che sta per uscire il seguito del celebre film di Romero: arriverà nelle sale sicuramente il successivo 1976, prodotto dalla New American Films di Streiner. Le cose non vanno come annunciate dalla rivista, e Russo e i suoi non danno più segni di vita.

Ci avviciniamo al 1978 in cui Romero, che non sembra riuscire in altri generi, decide di tornare ai morti viventi. Va così dal suo amico ex socio, con cui condivide la paternità del primo film ma non più la casa produttrice, e sigla un accordo: Russo concede a Romero di fare il suo seguito al cinema, Romero concede a Russo di fare il suo seguito in libreria. Ecco che nel 1978 insieme al film Alba di Romero esce il romanzo Return of the Living Dead di Russo, basato su quella sceneggiatura del 1972 che per motivi ignoti non si era riusciti a trasformare in film.

Intervistato nel 1993 da Stanley Wiater per uno speciale della rivista “Scream Factory” dedicato ai 35 anni della Notte, John Russo racconta che aveva sempre voluto essere un romanziere, sin da giovane età. Quando poi si era ritrovato a collaborare con l’amico Romero nel mondo filmico ha approfittato del lavoro di scrittura di cortometraggi e spot pubblicitari per affinare il proprio stile e fare esperienza: grazie al successo della Notte, nel 1974 ha potuto pubblicare il relativo romanzo-novelization (in Italia, SIAD 1978) e quello è stato un gran bel trampolino per uno scrittore. L’unico neo è che da quel momento gli editori volevano da Russo esclusivamente romanzi di genere horror, possibilmente a tema zombie, ecco perché un seguito della Notte è stata sin da subito l’idea principale per lanciare la sua carriera di romanziere originale, che dura tutt’ora.

Come abbiamo visto, per Romero e Russo è stato facile mettersi d’accordo quando tutto è chiaro, ma quando nascono equivoci nascono anche i problemi. Per esempio quando la rivista “Variety” il 19 novembre 1980 annuncia che un ricco banchiere di nome Tom Fox ha iniziato la sua carriera di produttore cinematografico (che sarà brevissima e soprattutto monotematica) finanziando un altro film legato alla saga di Romero, questo è un equivoco che crea problemi, perché la rivista non sta parlando dell’opera romeriana bensì del romanzo del 1978 di John Russo, i cui diritti Tom Fox ha acquistato per 250 mila dollari.

Purtroppo non ho trovato il numero in questione quindi non so dirimere una questione spinosa nata in quel momento: “Variety” ha detto che Tom Fox avrebbe prodotto un film di morti viventi senza Romero (come afferma l’archivio dell’American Film Institute) o che avrebbe prodotto un nuovo film di Romero, come afferma John Kane nel suo saggio sulla Notte? La rivista cioè ha generato confusione fra i progetti indipendenti di Romero e Russo? C’è chi dice di sì e chi dice di no, comunque è chiaro che c’è un problema di confusione nel mondo dei morti viventi. Per esempio il citato Kane racconta che già nel 1978, con il successo al cinema dell’Alba, il distributore William Links provò a riportare in sala un vecchio filmaccio horror, Messiah of Evil (1973; in Italia, “Messia del diavolo”), con il novello titolo Return of the Living Dead, bloccato subito dai legali di Romero: non perché avesse “living dead” nel titolo, ma perché gli spettatori sarebbero caduti nell’errore di pensare che fosse un’opera legata al film di Romero. Cioè il trucco che tutti i distributori provano sempre, con qualsiasi tipo di film: appena uno ha successo, se ne prende un altro e lo si spaccia per simile.

Da decenni girano leggende varie sulla questione dei titoli, sul fatto che cioè Romero “possedesse” certi nomi e non volesse che altri li usassero: il problema è che sono appunto leggende. Né Romero né Russo hanno mai parlato di questioni legate a parole o titoli, eppure si possono trovare tesi secondo cui Romero avesse i diritti sull’espressione “living dead”, che però non spiegano come mai non l’abbia mai più usata dopo il 1968: perché mai si sarebbe impuntato con Russo e voleva impedirgli di usare un titolo che lui stesso non usava più da vent’anni? Dall’altra parte ci sono tesi opposte, secondo cui un errore tecnico avrebbe reso la Notte di pubblico dominio, facendo perdere un sacco di introiti per diritti d’autore mancati, e quindi nasce la domanda spontanea: come poteva Romero rivendicare la proprietà di qualcosa che non possedeva?

Visto che le questioni legali di copyright sono più complesse delle notizie sparate in Rete, visto che gli interessati non sembrano mai farne menzione, visto che quando è uscito al cinema la Notte nessuno ha obiettato che nel luglio precedente già era stato depositato il copyright per The Living Dead di John W. Berry – prova che l’espressione non l’aveva inventata Romero né la “possedeva”, anche perché i catalog of copyrights degli anni precedenti sono pieni di titoli con “living dead” – è meglio lasciare le leggende nel loro limbo di notizie date senza prove e senza fonti e concentrarci su cosa è successo quando fra Romero e Russo è arrivato Tom Fox.

Un ritratto illuminante di Tom Fox ci viene da John Russo, che così lo ritrae nel saggio Scare Tactics (1992):

«Tom Fox, che ha comprato, confezionato e venduto il progetto del Ritorno, non ha mai fatto un film prima. Era ricco, la sua famiglia ha fatto i soldi con le ferrovie, poi si è innamorato dell’idea di diventare un produttore cinematografico, mettendocisi d’impegno. Ha comprato la nostra sceneggiatura, […] si è trasferito da Chicago per il suo primo affare hollywoodiano ed ha stretto un accordo con la Lorimar. È diventato produttore esecutivo del film, che è stato un successo e ha visto dei seguiti. […] Un tizio così, con i soldi e con la capacità di portare a termine i progetti, non è un cattivo alleato per un aspirante cineasta.»

Tom Fox va avanti a testa bassa con il progetto Ritorno e nel 1983 vende i diritti del film alla Hemdale Film Corporation, ci informa “Daily Variety” del 2 marzo 1983: viene annunciato che si inizierà a girare il 1° maggio di quell’anno, e il film sarà in 3D. Un mese dopo (6 aprile 1983) “Variety” informa che Romero ha fatto formale richiesta che non venga utilizzato il titolo “Ritorno” perché potrebbe generare confusione, visto che lui sta per iniziare a girare l’ultimo film della sua trilogia, Giorno. Visto che già dal 1980 c’è confusione riguardo ai morti viventi, vuole che sia chiaro a tutti che con Ritorno lui non ha nulla a che vedere: non si tratta di rivendicare come propri i personaggi dei morti viventi (come racconterà ancora anni dopo Tom Fox, nel documentario More Brains del 2011), o di rivendicare la fantomatica proprietà del termine “living dead” (che non usa da vent’anni), bensì del fatto che il pubblico in attesa di una nuova opera con la sua firma possa facilmente sbagliare film, con titoli così ammiccanti.

Il 16 maggio “Hollywood Reporter” annuncia che la Hemdale non potrà usare il titolo Ritorno finché non si terrà un arbitrato della MPAA (Motion Picture Association of America), invocato da Romero per chiarire la questione.

«È tutto sospeso in aria, non ho idea di cosa stia succedendo, né ho idea di cosa parli il copione di O’Bannon: non l’ho mai visto. Non so quale sarà il prossimo passo»: così sbriga velocemente la questione John Russo nell’estate del 1983, intervistato da Tim Ferrante di “The Splatter Times”. Bisognerà aspettare il 15 marzo 1984 perché “Daily Variety” ci informi sul risultato dell’arbitrato: la Hemdale e chiunque altro può usare tranquillamente il titolo Ritorno. Romero non l’ha presa bene, ma di nuovo non è una questione di proprietà intellettuale minacciata, bensì solo di confusione. Kane riporta una dichiarazione del regista purtroppo senza specificare quando sia stata rilasciata e dove, però è illuminante per capire la situazione:

«Sono stato recensito tre volte per quel film [Ritorno]. “Entertainment Tonight” l’ha presentato come “George Romero’s Return“. Addirittura le gente in Florida, che aveva interpretato gli zombie nel mio Giorno, è andata a vedere Ritorno e tanti mi hanno telefonato, infuriati: “Dove sono le riprese fatte in Florida?”. Ho odiato il modo in cui sono andate le cose e non ho più voluto ritrovarmi in una situazione simile. Io e Jack [cioè John Russo] abbiamo cercato per tutto il tempo di mantenere la nostra amicizia in quella pazzia.»

L’amicizia sembra durare, stando almeno alle dichiarazioni successive dei due – solo loro sanno quanto c’è di vero – anche perché Russo non ha davvero alcuna colpa. Con la piena approvazione di Romero ha pubblicato un romanzo nel 1978 dal titolo Ritorno e lì finisce ogni suo agire: una volta venduti i diritti del romanzo a Tom Fox, il povero Russo non ha più avuto alcun ruolo in ciò che è successo dopo, ha potuto solo assistere agli eventi da spettatore.

La giusta rabbia di Romero nei confronti di distributori spregiudicati andrebbe però un po’ riversata sugli spettatori: se al momento di pagare un biglietto, alla cassa del cinema, avessero gettato un occhio a leggere il cartellone del film per cui stavano pagando, avrebbero scoperto che “Romero” non era scritto da nessuna parte. Magari sarebbe bastato leggere sui giornali la programmazione dei cinema per scoprire che i morti viventi che cercavano erano altrove. Ma è anche vero che chiedere qualsiasi processo logico-deduttivo agli spettatori è come chiedere ai morti viventi di ragionare: per questo i distributori spregiudicati continuano a proliferare.

(continua)


Fonti

  • Tim Ferrante, A Conversation with John Russo, da “The Splatter Times” n. 2 (estate 1983)
  • Joe Kane, Night of the Living Dead. Behint the scenes of the most terrifying zombie movie ever (Citadel Press, settembre 2010)
  • George A. Romero, Doing It from the Heart, raccolto in “Making Movies. The inside guide to independent movie production”, a cura di John Russo (Dell 1989)
  • John Russo, Scare Tactics. The art, craft, and trade secrets of writing, producing, and directing chillers and thrillers (Dell 1992)
  • The Scream Factory presents, Night of the Living Dead. 25th Anniversary Tribute (dicembre 1993)

L.

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15 risposte a Morti viventi 1. A ognuno i morti (viventi) suoi

  1. Zio Portillo ha detto:

    La prima cosa, tra le mille che citi, è come il cinema nel corso degli anni sia profondamente cambiato. Un autore, Romero, che al posto di intascarsi milioni sfruttando fino al midollo qualcosa che ha creato, decide di divagare provando a battere altre strade e altri generi. Ai nostri giorni lo avrebbero incatenato alla macchina da presa e gli avrebbero fatto girare una trilogia (di cui l’ultimo diviso in due film!) per macinare biglietti su biglietti al botteghino. E solo quando la sete di dollari dei produttori fosse venuta meno, forse (ma forse però!) Romero avrebbe potuto pensare ad altro.

    La seconda cosa è che solo recentemente (diciamo negli ultimi 10 anni) ho fatto ordine tra i vari titoli riguardanti i “morti viventi”. Personalmente, fino a qualche anno fa, guardavo tutto tirandolo giù dal web* e la confusione era molta perché si andava sulla “fiducia”: bisognava sperare che avessero inserito il titolo giusto al file. Guardavo vecchie pellicole accorgendomi solo dopo che il film non è era di Romero, ma credevo che lo fosse! Quindi la mia “non pignoleria” (in certi casi invece sono più cagac@zzi di Giovanni in “3 uomini e una gamba”!) nonostante mille modi e sistemi per catalogare e ordinare i titoli, mi ha fatto “accorpare” sotto un unico ombrello film e autori differenti e solo ultimamente ho avuto voglia e tempo di sbrogliare la matassa. Figuriamoci cosa poteva accadere in quegli anni se Romero non si fosse impuntato!

    *l’incubo maggiore fu “XXX” con Vin Diesel. Non vi dico cosa ho tirato giù prima di beccare quello giusto…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sulla prima questione, temo che invece Romero sia stato molto “moderno” nel comportamento.
      Nel 1968 l’horror era considerato pura spazzatura, roba per far divertire i ragazzini al drive-in: il pubblico “vero” era quello degli adulti con gli occhiali e la pipa, quelli che recensivano i film su giornali a tiratura nazionale: se volevi essere un regista vero, ti dovevi subito pulire le mani dall’horror prima che qualcuno si ricordasse con cosa avevi fatto successo. Quindi Romero ha fatto quello che fanno tutti i registi, da sempre: fanno successo con qualcosa e subito la mollano, perché quel qualcosa non è dignitoso e ambiscono al cinema mainstream. Che sia cinema porno o peggio ancora cinema marziale (il più odiato dei generi), chiunque abbia avuto successo di lì scapperà il più velocemente possibile verso anonimi prodotti di inutile mainstream, perché solo così potrà ambire a sembrare un regista vero.
      E’ l’annosa questione “Fare il servo in Paradiso o regnare all’inferno”: tutti scelgono la prima opzione, salvo poi accorgersi – nel 99% dei casi – che non funziona.

      Il problema di oggi è l’eccessiva informazione, un rumore di fondo costante che crea solo confusione, ma gli strumenti ci sono: database fenomenali come l’IMDb aiutano qualunque spettatore. Non importa il titolo messo dai pirati (spesso sbagliato), basta mettere play, segnarsi il titolo che appare nel film ed andare su IMDb a controllare che roba sia.
      Nel 1985, quando Romero ha patito la confusione, era ancora più incredibilmente facile. Quando all’incirca in quella data andai al cinema a vedere “Ghostbusters”, sapevo esattamente cosa volevo vedere: il film con quei tizi che acchiappano i fantasmi. Bastava guardare la locandina ben esposta all’entrata del cinema per essere sicuri della scelta.
      Se io avessi voluto vedere un film diretto da Romero, avrei guardato la locandina: “Directed by Dan O’Bannon” sarebbe stato un segnalo più che evidente! Prima di spendere dei soldi, mi sembra il minimo gettare un occhio sulla locandina: capisco che il titolo è parecchio truffaldino e può ingannare, ma il cinema è pieno di titoli truffaldini e ingannatori, prima di spendere i soldi (per poi lamentarsi) mi sembra buona pratica un minimo di veloce informazione, visto che è là a portata d’occhio.

      In Italia la situazione è diversa: siamo così abituati a prendere fregature e a subire truffe dai distributori che non ci facciamo manco più caso 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        In questo frangente, poi, siamo al paradosso: andando a vedere, senza nemmeno prendersi la briga di verificare che non fosse opera di zio George, un film di Dan O’Bannon in cui i morti viventi ragionano (controllare prima giornali e locandine avrebbe richiesto giusto un minimo di… braaain, appunto), quegli spettatori si sono comportati esattamente come i morti viventi senza intelletto di Romero 😛
        Riguardo alla sua amicizia con John Russo, poi, io sono propenso a credere che sia continuata (al di là che lo dichiarassero o meno) perché, sul serio, l’amico in questo caso di colpe proprio non ne aveva…
        P.S. L’errore compiuto dagli spettatori di cui sopra mi ha ricordato un ridicolo caso italico d’epoca, dove un padre di famiglia (affermato avvocato, credo) intendeva fare causa al gestore di una sala cinematografica per un presunto trauma procurato al figlio dalla visione del film… peccato che la colpa fosse tutta dell’adulto COGLIONE (in maiuscolo, se lo merita tutto) responsabile di aver portato il ragazzino a vedere quello che lui credeva essere un misterioso “L’Uomo mascherato” (ignorante nel non informarsi, oltre che a digiuno di cinema) quando invece trattavasi nientemeno che de “L’uomo senza ombra” di Paul Verhoeven!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Probabilmente quelli che telefonarono sdegnati a Romero per lamentarsi del film sbagliato erano tutti simili a quell’avvocato 😀
        Se “Ritorno” fosse stato un semplice caso di film furbastro che ruba spettatori ad uno più famoso, come ce ne sono stati tanti – basti pensare ai cloni di Star Wars o Alien, noti giusto agli appassionati – sarebbe stato dimenticato subito come gli altri: il problema che Romero non sembra aver mai voluto affrontare è che invece c’erano tanti fan degli zombie-punk tanti quanti dei zombie “seri”, e il film ha avuto un successo pari al suo. E peggio ancora è rimasta l’idea degli zombie mangia-cervelli, “apocrifa” secondo il Canone romeriano: forse è più per questo che per la confusione dei titoli, che George non ha digerito la faccenda.

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  2. Cassidy ha detto:

    Questa è la storia ben scritta e messa nero su bianco, di una sotto trama legata a “Notte” che mi ha sempre affascinato: la storia di due amici che a Pittsburgh hanno rivoluzionato il cinema (e il mondo) nel 1968, ma poi si sono ritrovati a dover gestire mostri più grossi, quelli di Hollywood.Dalle mie parti ho dovuto riassumere tutto questo tuo gran post in un paragrafo, per fortuna potrà citarti a profusione e continuare a leggerti, il venerdì del Zinefilo è un appuntamento fisso 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Stando a quanto hanno dichiarato in varie occasioni, George e John sono rimasti sempre amici, ancora nel 2011 del documentario “More Brains” Russo conferma: spero per loro che sia stato vero, perché il povero John non ha alcuna colpa. Come dici tu, nessun metodo anti-zombie può fermare Hollywood! 😀

      In Rete ho trovato tutto e il contrario di tutto, è pieno di siti moderni che spiegano la questione dei diritti senza disturbarsi a specificare come fanno, a decenni di distanza, ad avere quella sicurezza. Inutile starsi a spaccare la testa a cercare un filo conduttore: non essendoci prove, ognuno può dire ciò che vuole.
      Ho preferito rimanere nell’ambito di ciò che hanno dichiarato gli interessati: che poi abbiano detto la verità è un altro discorso, ma almeno è una fonte di prima mano 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Ho visto questo post all’ALBA,
    Lo avrei voluto leggere oggi GIORNO,
    Ma causa lavoro lo leggerò di NOTTE,
    Dunque aspetta il mio RITORNO
    (non nelle sembianze del morto vivente, spero)
    🙂

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  4. Lorenzo ha detto:

    Non capisco quale sia il problema: non è come i titoli truffaldini italiani (tipo Balle Spaziali 2), alla fine gli spettatori sempre un film di zombie (anzi, morti viventi) si sono visti. Che non fosse di Romero alla gente non penso sia interessato (sempre che ci abbiano fatto caso).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Invece stando alle dichiarazioni di Romero (che non è detto siano vere!) il problema era proprio che tutti si sono scapicollati al cinema perché era uscito finalmente il nuovo film di Romero… e invece si sono trovati gli zombie-punk di O’Bannon.
      Secondo questa tesi, se un film si chiama “Living Dead”, la gente pensa “Toh, un altro film di quello che ha diretto “Living Dead”, mentre un essere senziente dovrebbe ricordarsi che dieci anni prima era uscito “Dawn of the Dead”, e che il film nuovo si chiama “Day of the Dead”: perché hanno cercato i “living dead” invece del semplice “dead”?
      Romero non ha mai preso minimamente in considerazione l’idea che qualcuno volesse vedere altri zombie all’infuori dei suoi: forse è una tesi un po’ tracotante, ma stando alle sue parole è ciò che pensava.
      Il successo avuto dagli zombie-punk caciaroni e spernacchioni dimostra che forse il pubblico cercava anche altro…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      P.S.
      Come dicevo, noi italiani siamo abituati alle truffe come “Balle spaziali 2”, ormai lo sappiamo che qualsiasi sia il titolo italiano, è sbagliato. Gli americani non sono abituati a guardarsi sempre le spalle come noi 😀

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  5. Sam Simon ha detto:

    Grazie per aver smontato la leggenda urbana dell’uso di Living Dead! :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In realtà mi sono limitato a specificare che nessuno riporta prove o fonti quando racconta dei motivi per cui Romero non voleva far uscire “Ritorno” con quel titolo: ci possono essere mille motivi, ma io mi sono limitato a riportare l’unico che Romero stesso ha dichiarato. Che sia vero o meno lo sa solo lui, ma di sicuro è una fonte di prima mano 😛

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  6. Pingback: Morti viventi 3. Zombie alternativi | Il Zinefilo

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