Eureka (1983) No, non ho detto “gioia”

Un anno fa Rutger Hauer se ne andava oltre i bastioni di Orione, lasciandoci un numero impressionante di ruoli che voi umani non potete neanche immaginare.
Insieme a Cassidy de “La Bara Volante” abbiamo deciso di non far perdere quei ruoli nel tempo, come lacrime nella pioggia, e di usare questo luglio 2020 per raccontare altri grandi ruoli dell’olandese che osò andare oltre le porte di Tannhäuser.

Chissà se un giorno Gene Hackman ci regalerà una sua autobiografia, così come ha regalato romanzi western ai suoi fan angofoni, magari così sapremmo dalla sua voce il motivo per cui con l’inizio degli anni Ottanta si sia preso una lunga pausa dal cinema, dopo tanti anni di intensa attività. Pare che in quel paio d’anni di inattività abbia perso il ruolo di Indiana Jones a favore di Harrison Ford, abbia perso il ruolo di Deckard a favore… ancora di Harrison Ford! E ha perso pure il ruolo dello sceriffo Teasle a favore stavolta di Brian Dennehy. Insomma, non è stato un bel periodo per Gene.
«Una non breve lontananza dal set», definisce “Europa” dell’11 ottobre 1983 l’assenza dell’attore dal 1981, ma il suo ritorno del 1983 promette d’essere esplosivo. Gene Hackman infatti tornerà alla carica con ben quattro film in uscita nelle sale americane lo stesso anno: Sotto tiro (ottobre 1983), Fratelli nella notte (dicembre 1983), e L’ultimo sole d’estate (che però slitterà a marzo 1984). Questi tre film noti dovevano essere preceduti da Eureka, opera che però sin da subito subisce una distribuzione pessima, tanto da renderlo uno dei titoli meno noti della sterminata filmografia dell’attore.

Il film esce in Gran Bretagna nel maggio 1983 e per arrivare in America dovrà aspettare l’ottobre 1984 (stando ad IMDb). Solo nel novembre 1986 finisce sul tavolo della censura italiana che concede il visto senza problemi: non ho trovato apparizioni in sala prima del luglio 1987.
Nel maggio 1988 la Warner Home Video lo porta nelle nostre videoteche ma rimane un film in pratica sconosciuto, distribuito malissimo: dopo un’apparizione su Rai1 nella notte del 17 gennaio 1992, l’unico altro passaggio noto è su Odeon TV nella prima serata di giovedì 22 ottobre 1992.

Questa e le altre schermate sono tutte prese da un passaggio su 7Gold

Il londinese Nicolas Roeg, scomparso nel 2018, non è il vostro regista preferito: se siete “giovani d’oggi”, probabilmente non avrete mai visto un suo film. Io non sono mai stato giovane, quindi ne ho visto qualcuno, come per esempio Chi ha paura delle streghe? (1990), molto pompato all’epoca per la presenza di Anjelica Huston – ogni attrice famosa ad Hollywood superati i quarant’anni riceve proposte da strega, come racconterà anni dopo Meryl Streep! – ma che mi lasciò spaventosamente indifferente, malgrado fosse tratto da una storia di Roald Dahl, che di solito trovo un autore geniale.
Roeg è così: prende romanzi buoni e ne tira fuori film indifferenti. E sì che quel 1994 in cui la Deltavideo portò nelle nostre videoteche il suo Cuore di tenebra (1993) ero pronto a rendere Roeg mio regista del cuore. Andiamo, il capolavoro senza tempo di Joseph Conrad interpretato da Tim Roth e John Malkovich, non puoi sbagliare manco se dimentichi il tappo sull’obiettivo della cinepresa. Eppure Roeg ci riesce, tirando fuori un film di straordinaria non memorabilità, tanto da averlo dimenticato già mentre scorrono i titoli di coda.

Roeg dunque sbaglia quando ha grandi testi da portare in video: e se il testo originale scelto non è poi così grandioso? In realtà probabilmente a parte Roeg nessuno ha mai letto Who Killed Sir Harry Oakes? (1976) di Marshall Houts. Houts era un medico legale molto noto, Gardner gli dedicò uno dei suoi romanzi di Perry Mason «per il suo grandioso lavoro nel campo della medicina legale», e pare abbia aiutato a creare la serie TV “Quincy”, appunto su un medico legale, che da ragazzino adoravo, quando Rete4 la mandava a ciclo continuo.
Un giorno Houts si appassionò all’omicidio di Sir Harry Oakes, diventato ricchissimo con i giacimenti d’oro in Canada e trasferitosi nelle Bahamas per motivi fiscali (e poi siamo noi italiani che non paghiamo le tasse!): diventato baronetto nel 1939, nel 1943 viene ucciso in circostanze misteriose. Hauts tira fuori un romanzone voluminoso sulla vicenda: Oakes diventa Jack McCann e le Bahamas diventano un’isola di Miami chiamata Luna Bay, su cui c’è la tenuta Eureka dove si svolgono gli eventi. Tutto il resto è noia. No, non ho detto “gioia”

Stando al saggio Gene Hackman: The Life and Work (2018) di Peter Shelley, il film è stato girato nell’arco di cinque mesi così da beccare l’inverno del British Columbia per le scene iniziali (il flashback del protagonista che cercava l’oro nelle terre ghiacciate) e la primavera in Giamaica (dove è ricreata la tenuta di Eureka). Purtroppo il citato saggio non riporta fonti e c’è un fortissimo odore di “raccolta di notizie trovate in Rete”, comunque c’è un aspetto interessante che “sa di vero”.
Hackman e Roeg pare avessero stili di lavoro molto diversi, e in quel periodo l’attore si stava interessando molto più di tecnica che di recitazione, finendo sempre a discutere con il regista. Per esempio Roeg amava perdere molto tempo a curare l’illuminazione del set e a girare più volte la stessa scena da diverse angolature, al contrario di Hackman che era abituato a girare la scena una volta sola ma ripresa da più telecamere. Pare inoltre che Hackman non gradisse la compagnia degli altri attori, perché volevano sempre parlare dei loro ruoli ed era una cosa che a lui seccava, quindi fra una scena e l’altra se ne stava in disparte in compagnia del figlio Chris, assunto da Roeg apposta per tenere a bada il padre.
Ripeto, sono tutte notizie che vanno prese con le molle perché Shelley non dice quale ne sia la fonte: facile che siano pettegolezzi che giravano nell’ambiente, comunque possono dare l’idea di una situazione un po’ tesa sul set.

Appena un collega attore si avvicinava, a Gene scattava il finger gun

Come visto, la storia racconta di un uomo scandalosamente ricco che però inizia povero e questo è sempre un dramma: Tutti possono arricchire tranne i poveri, recitava un film del 1976 con Enrico Montesano e Barbara Bouchet.
Jack McCann (Hackman) è rimasto il rude e greve cacciatore d’oro morto di fame che è stato per tutta la prima parte della sua vita, quando si vantava davanti a Dio di essere l’unico artefice della propria fortuna: però all’inizio del film lascia supporre che tutto il bene avuto negli anni a seguire sia nato dal male fatto ad un amico. Probabilmente nel romanzo questo aspetto della trama è spiegato, nel film è lasciato all’immaginazione degli spettatori.

Davanti all’amico che si fa saltare le cervella McCann non sa fare altro… che citare Yogi Berra!
Nel luglio del 1973 un giornalista chiese al celebre allenatore di baseball Lawrence Peter “Yogi” Berra se la stagione potesse andare peggio di come stava andando, e l’uomo lanciò la più famosa delle sue massime: «It ain’t over till it’s over», non è finita finché non è finita. Entrata subito nel linguaggio comune, la frase venne in seguito apocrifamente attribuita a Mickey, lo scorbutico allenatore di Rocky Balboa: in realtà nel film Rocky V (1990) viene semplicemente detto che Mickey usasse ripetere «A fight ain’t over till you heard the bell», un combattimento non è finito finché non senti la campana.
Infine, dopo ripetute smentite e ritrattazioni, il linguacciuto “Yogi” Berra era così stanco di dover giustificare le proprie affermazioni che risolse tutto con un’altra frase epica: «I Really Didn’t Say Everything I Said», in realtà non ho mai detto tutto ciò che ho detto. Nel 1998 questa frase divenne il titolo della sua autobiografia… ma già dal 1994 è entrata in pianta stabile nel linguaggio dei politici italiani.

McCann pronuncerà questa frase in due occasioni, quando non è ancora finita e quando sarà finita. In entrambi i casi è roba butta là, senza reale valore né alcuna spiegazione. Probabilmente nel romanzo è spiegata molto meglio.

Figlia mia, è finita solo quando c’è Nicolas Roeg alla regia

«Chi ha tanti soldi vive come un pascià, e a piedi caldi se ne sta», cantava la nostra Betty Curtis nel 1961, ma è anche vero che i soldi portano guai. Per esempio McCann vede la sua amata figlia Tracy (una giovane Theresa Russell, non ancora splendida Vedova Nera come nel 1987) finire vittima del fascino del mellifluo francese Claude, il cui amore potrebbe in realtà essere solo amore per la dote della donna, o almeno di questo è convinto il cuore di papà.

Guida tu la barca: lo senti il timone? (non ho resistito)

Così viene introdotto il curioso gioco del film: quello delle nazionalità. Roeg chiama un olandese come Rutger Hauer ad interpretare un francese, ma non è un caso, visto che chiama l’italo-americano Joe Pesci a fare un ebreo russo!

Se Joe Pesci fa l’ebreo russo, chi lo fa l’italiano: Mickey Rourke?

E già che c’è, pure il newyorkese di discendenza tedesco-irlandese Mickey Rourke a fare l’italiano.

Ecco, appunto…

Mayakofsky (Pesci) e Aurelio (Rourke) sono due enormi buchi di sceneggiatura. Il film è sceneggiato da Paul Mayersberg che probabilmente ha letto due o tre pagine del romanzo a caso e ne ha tratto un copione, disinteressandosi della trama e dei personaggi.
Quindi tutto il lavoro dobbiamo farlo noi spettatori, che forti d’aver visto centinaia di film simili dobbiamo immaginare che l’ebreo-russo e l’italiano vogliano mettere le mani sulle ricchezze di McCann, o su parte di esse, e per farlo tentino di “lavorare di fino” tramite l’amico di lui Charles (il sempre bravo Ed Lauter), altro grande buco di sceneggiatura.
Questi personaggi si muovono, si guardano, parlottano senza dire niente, e ciò che fanno rimarrà per sempre misterioso e nebuloso, lasciato solo alla nostra immaginazione.

Ed Lauter è sempre bravo, ma qui è solo la sagoma di un personaggio vuoto

Usando una dei quelle pale dei cacciatori d’oro del Canada, dobbiamo scavare fra gli inutili parlottii del film, farci largo tra scene mortalmente lunghe – che senso ha quel quarto d’ora di orgia voodoo? – fra trovate prive di qualsiasi significato e sguardi persi nel vuoto per riuscire ad immaginare, vagamente, quale possa essere il succo del film: stanno meglio i poveri, che non hanno tutti i problemi dei ricchi.
Scherzo, il tema credo sia l’atavica questione dell’oro, che contamina e corrompe. Tracy sembra nata pura ma si ritrova incastrata fra un padre ossessionato dall’oro a livello maniacale e un marito (o amante, mica s’è capito) che ne sembra corrotto, e corrompe la donna a livello sessuale. Perché fare l’amore con chi si ama pare sia una forma di corruzione…

Il tutto è però lasciato alla libera iniziativa degli spettatori. Se volete potete pure trovarci una denuncia dell’estinzione della foca monaca, tanto è un “tema a piacere”.
Eureka potrebbe anche essere sopportabile ma patisce un terribile problema. Dopo un’ora la trama finisce, senza aver detto una mazza di niente, ma il film dura un’altra ora! Riuscendo a dire ancora meno! 130 minuti di sguardi nel vuoto e di parole in libertà, che fingono di creare un mystery, sono davvero una prova ben dura.

Hauer guarda l’attore che doveva dargli la caccia in Blade Runner l’anno prima!

Nella sua autobiografia All Those Moments (2007), scritta con Patrick Quinlan, Rutger Hauer non ha altro da ricordare di questo film se non un divertente aneddoto durante le riprese di una delle scene d’amore con Theresa Russell.

I due attori stanno a letto, nudi, in attesa che Gene Hackman piombi in stanza a “coglierli sul fatto”, ma quando questo avviene… una mosca si posa sul cuscino, proprio al centro dell’inquadratura. Il regista ferma tutto e fa ripetere la scena, perché «una scena d’amore con una mosca non è per nulla romantica». Appena si rigira, la mosca torna, e tornerà per almeno altre due riprese. Riusciti a mandarla via, si riparte ma poi comincia ad abbaiare un cane e poi passa un’auto rombante, e infine… torna la mosca! Roeg, disperato e furioso, ferma tutto e manda a comprare pesanti dosi di spray anti-mosche.
Quando i due attori tornano a letto, l’intera stanza è piena di veleno, «avremmo dovuto indossare delle maschere anti-gas» ricorda Hauer, e mentre tutti sperano di finire quella scena così da poter respirare aria buona, fuori dalla stanza, appena parte la cinepresa… torna la mosca! «Una mosca atomica!»
Il divertente aneddoto ci informa che non c’è davvero altro del film che sia rimasto nella memoria o nel cuore dell’attore.

Che gli attori siano tutti in forma straordinaria è fuori dubbio, malgrado qui Hackman sia in modalità “minimo sindacale”: paradossalmente il monologo migliore, quello più potente dell’intero film, è in mano a Theresa Russell, quasi esordiente. Troppo poco, troppo tardi.
Nel film ho ritrovato il Roeg che ricordavo, quello cioè che evita sempre accuratamente di farci sapere di cosa maledizione stia parlando, di quale sia lo scopo del film, a parte l’ovvia trametta che si può leggere sul giornale o dietro il DVD. Cosa spinge McCann davvero? Cosa pensa al di là di quelle quattro frasette da Baci Perugina che bofonchia nel film? Sono più che sicuro che nel romanzo questi personaggi potenti siano trattati a dovere, ma qui è come se fossero dati per scontati: è come se in ogni scena Roeg dicesse allo spettatore “Tanto hai capito, no? Non c’è bisogno che mostro altro”.
La prima metà del film l’ho trovata noiosa, la seconda odiosa, tanto da aver già buttato via la mia copia registrata da 7Gold il 19 agosto 2019, da cui ho preso le schermate di questa pagina. Non voglio mai più sentir parlare di questo film.

L.

P.S.
E ora tutti a leggere la recensione di Cassidy.

– Ultimi film con Rutger Hauer:

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20 risposte a Eureka (1983) No, non ho detto “gioia”

  1. Cassidy ha detto:

    Nicolas Roeg è così, fa giri infiniti prima di arrivare al punto, ma qui davvero spesso gira a vuoto, il finale tutto in un’aula di tribunale è davvero anti climatico per un film che parte con la febbre dell’oro, si gioca il voodoo e tanta altra roba. Pesci e Rourke sono due ferma posto, sembra debbano spaccare tutto poi non fanno nulla, ad un certo punto infatti ho smesso di farmi domande e mi sono goduto la prova di Rutger e Gene Hackman, erano il motivo di interesse del film e restano l’unica ragione per vederlo, il resto attorno l’ho già quasi dimenticato 😉 Inoltre se l’unico dettaglio che ricordi della realizzazione di un film è la mosca atomica, qualcosa vorrà pur dire no? Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quell’ora di processo è stata pura tortura, la definizione stessa dell’espressione “sbagliare ritmo”. Se non fosse introvabile, sarei curioso di leggere il romanzo solo per capire che accidenti di film ho visto 😀
      Ci sarà una spiegazione del perché Hauer girasse con robe di Cabbala sulla camicia 😀

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  2. wwayne ha detto:

    Nel 1983 Gene Hackman aveva già una grande esperienza come attore, ma nessuna esperienza come regista. Di conseguenza, trovo insopportabile il fatto che si sia messo a fare il saputello perfino su aspetti molto tecnici come le luci: fossi stato il regista non avrei accettato di farmi insegnare il mio mestiere da lui, e l’avrei cacciato dal set a calci in culo senza pensarci 2 volte. A costo di inimicarmi la produzione o perfino di mandare in fumo il film.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non è mai simpatico quando un professionista mette becco in un lavoro che non è il suo, ma Gene Hackman era Gene Hackman e capisco che non si potesse allontanare, visto che l’unico motivo per cui il film esiste è lui.
      Di tutt’altra pasta il compianto Bob Hoskins, davvero esperto degli aspetti tecnici del cinema ma mai invasivo. Stando ai testimoni sapeva sempre tutto quello che stava facendo il regista, anche se non metteva mai bocca.

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      • wwayne ha detto:

        Ricordo che una volta vidi un’intervista a James Woods. Gli fecero una domanda su C’era una volta in America, e lui disse a proposito di Sergio Leone: “Quello che più mi colpiva era il fatto che lui fosse in grado di pensare per cento. Molte mansioni che di norma i registi delegano alla troupe lui le svolgeva personalmente, e ne traeva dei risultati molto migliori di chi in quei compiti era specializzato. Se metteste insieme cento ottimi professionisti e provaste a fargli fare tutto ciò che Leone faceva da solo, non raggiungereste comunque i suoi risultati e il suo genio.”
        Alla luce di queste parole possiamo dire che Sergio Leone era un altro artista a tutto tondo del cinema, e scommetto che con lui Gene Hackman non si sarebbe messo a fare il maestrino. 🙂

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Ho capito quale sia il senso del film: parla di quando Hauer rifiutò il ruolo di protagonista ne La Mosca, avvantaggiando Goldblum (infarti, Hauer cercò di disfarsi della mosca sul set).

    Ehi, hai detto tu che si può scegliere liberamente il tema del film, io ho solo inventato un fatto mai accaduto per riuscirci!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Curioso meccanismo: quando sconsigli un film Z sia di alimentare la mia masochistica e paradossale voglia di vederlo pur immaginando i patimenti cui vado incontro, quando invece sconsigli un film che non appare Z né nel cast né nella durata eccessiva né nel binomio noioso-odioso (la Z si ama sempre!), ti vengo assolutamente dietro! Ergo, non lo guardo giammai, nonostante le citazioni di Odeon e 7Gold possano traviare! 🙂 🙂

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Dicevo di là da Cassidy che ho sentito parlare “di sponda” di sto film, tanto tempo fa, in un forum parlando di Joe Pesci. Leggendo il post di là mi era venuta la curiosità di recuperarlo. Leggendo di qua invece la voglia mi è decisamente passata.

    In sto periodo alle 22 sto già ronfando. Se metto su due ore di sguardi vuoti e chiacchiere inutili alle 21 sono già partito! Grazie ma passo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se alle 20 inizi a vedere questo film, alle 20 e qualche minuti già sei nel mondo dei sogni! Te lo tieni da parte per eventuali periodi d’insonnia 😀
      Scherzi a parte, non te lo consiglio proprio. Gli attori sono bravi ma la sceneggiatura è assente ingiustificata, quindi a parte alcune belle scene è solo tutta una grande occasione mancata.

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  6. Il Moro ha detto:

    E anche questa volta hai scritto quasi il contrario di quello che ha scritto Cassidy! Cercate solo di non litigare… 😁

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  7. Giuseppe ha detto:

    Non ricordo praticamente nulla di questo “Eureka” ma forse è meglio così, visto che come risultato finale siamo molto lontani dal Roeg di “A Venezia… un dicembre rosso shocking” e “L’uomo che cadde sulla Terra” (o anche dal Roeg anni ’90 di ” Chi ha paura delle streghe?”): ambizioni alte e grande cast qui ma, alla fine, si rimane con un pugno di mosche… anzi, di mosca visto che almeno una ce n’era ed era pure resistente agli insetticidi 😛
    Con tutto il dovuto rispetto per il grande Gene, nei ruoli di Indiana Jones e Rick Deckard io avrei fatto un po’ di fatica a vedercelo (possibile si tratti di un’impressione a posteriori, visto quanto i personaggi di Harrison Ford si sono sedimentati nell’immaginario collettivo da e per decenni ormai), mentre come sceriffo Teasle non avrebbe sfigurato affatto…
    P.S. Togliendo il “sir”, Harry Oakes è omonimo di quello storico tecnico di effetti speciali di casa Anderson (i compianti e indimenticabili Gerry & Sylvia, ovviamente) che, tra le altre cose, lavorò pure in “Aliens” 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che Oakes abbia solo finto la sua morte per poi mettersi di nascosto nel campo degli effetti speciali? 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Può essere, se il fisco lo teneva d’occhio l’unica era “morire” e poi cambiare completamente attività (i soldi per rifarsi una vita e permettersi film ad alto budget non gli mancavano) 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Così abbiamo scoperto da dove sono arrivati i soldi di Alien 😀
        (Tra parentesi, è incredibile come Cameron si lamentasse dei pochi soldi a disposizione quando il suo film sembra costotissimo: tutte macchine nuove, inventate e costruite per l’occasione, un’intera colonia ricreata, un esercito di alieni… ok, tutti effetti ottici frutti del genio del Cameron lontano lontano, quando ancora era un maestro di cinema, ma davvero è incredibile che sia un film a basso budget!)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      P.S.
      Dennehy è inarrivabile, ma certo pure Hackman sarebbe stato perfetto come strenuo difensore dello status quo contro il giovane che avanza. Mentre come archeologo d’azione o cacciatore di androidi onestamente proprio non ce lo vedo: Gene già nella culla dimostrava sessant’anni, quindi mi sembra non abbia proprio la faccia giusta per quei ruoli.
      Forse era stato preso in considerazione come “braccio violento della legge nel futuro contro i replicanti” 😛

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