Visioni di Biehn (1)

In attesa di incontrarlo questo autunno nella seconda stagione di “The Mandalorian” (spero non solo nel primo episodio), ho cominciato a rispolverare qualche vecchio film con Michael Biehn, sfortunato attore che è riuscito ad apparire in alcuni titoli di culto prima di scomparire in produzioni spesso invisibili.

Trattandosi di film su cui non ho trovato molto da dire, ho pensato di accorparli in questa panoramica dal titolo “Visioni di Biehn”.


Puncture (2011)

In questi ultimi dieci anni non ho mai sentito citare neanche di sfuggita Puncture (2011) di Adam e Mark Kassen, eppure protagonista è Chris Evans tre mesi prima di diventare Capitan America. Una volta appena un attore diventava così famoso ripescavano pure il suo filmino della Comunione, questo film invece è addirittura introvabile in italiano al di fuori di rarissimi passaggi televisivi. Che sia un comblotto?

Mi pongo questa domanda perché il film si ripromette di raccontare la vera storia di Mike Weiss, avvocato totalmente fuori di testa e tossicodipendente perso (sebbene sfoggi una forma fisica che sfido qualsiasi cocainomane ad avere!) che però si schiera dalla parte giusta. Cioè contro le multinazionali mediche.
Decine di migliaia di infermieri ogni anno vengono infettato sul lavoro (e spesso muore) per colpa di aghi che si spezzano nell’uso: possibile nessuno sappia costruire una siringa adatta alla bisogna? Sì, uno l’ha inventata, ma ora come le convinci le ricche, potenti e corrotte lobby delle industrie mediche americane? Per produrre una siringa nuova dovrebbero ristrutturare le fabbriche con costi enormi, per salvare chi? Infermieri che per lo più è gente povera? La questione si risolve da sola.

Un losco figuro però vestito figo

Durante la sua battaglia legale, Weiss viene avvicinato da un tipo losco di nome Red (Biehn), e subito pensiamo a qualche killer al soldo delle compagnie farmaceutiche invece è tutto il contrario: lavora dall’interno per far conoscere verità scomode.
È lui che ci racconta come l’avvento delle siringhe di plastica abbia provocato un’ecatombe: impossibili da sterilizzare, teoricamente andrebbero gettate via dopo l’uso. Peccato che ci siano Paesi poveri nel mondo che le riutilizzino anche cento volte, spargendo epidemie letali a getto continuo. Una roba da far venire i brividi… ma che c’entra con la trama? Boh, mi sa che era solo una scusa per far lavorare Biehn.

Chris, dài retta a me, tagliati la barba e mettiti una A sul petto

Mi azzardo a dire che Evans è penalizzato dal suo fisico perfetto, che tende a mostrarlo come il solito belloccio: l’ho molto apprezzato come attore “impegnato”. Peccato che la fama non gli consentirà più molti ruoli così taglienti contro il sistema.
Biehn purtroppo appare per un totale di forse due minuti, anche meno, quindi non lascia molto.


Havoc. Fuori controllo (2005)

Altra minuscola partecipazione, stavolta Biehn fa il papone riccone che commette l’imperdonabile errore di riversare affetto e soldi su sua figlia: un mostro!

Che mostri, questi padri affettuosi e ricchi

La giovane Anne Hathaway è assolutamente odiosa nel ruolo di ragazzina viziata, che stanca di vivere nel lusso e annoiata dal vuoto della sua testa comincia a zoccoleggiare nei quartieri poveri: com’è facile immaginare, questo avrà conseguenze.

Ti punirò nel peggiore dei modi: ti collegherai con il modem 56k!

Un film offensivo per chiunque abbia mai pagato una bolletta, oltre a dare delle ragazzine bianche ricche un’immagine davvero poco lusinghiera.


Streets of Blood (2009)

Film di pura comicità! Immaginate Val Kilmer che fa il poliziotto duro, dominatore delle strade come Vic Mackey in “The Shield“: già questo fa spanciare dalle risate. (Aggiungete pure il doppiaggio italiano delle pessime occasioni, a peggiorare il tutto.)
Immaginate che Curtis Jackson sia il suo fedele braccio destro, che però è in cura dalla psichiatra Sharon Stone… come si fa a non passare l’intera durata del film a ridere in faccia ai personaggi? Ma ancora fa la psichiatra la Stone?

Teoricamente una storia di poliziotti corrotti e “giustizieri” per le strade della New Orleans del dopo-uragano Katrina è perfetta per la serie Z: è tutta roba economica e soprattutto dopo l’uragano la città ha fatto forti sconti alle produzioni cinematografiche che avessero lavorato lì, facile che anche questo film ne abbia approfittato. Però non basta una strada e un tizio che dice di essere un poliziotto per fare un film di poliziotti da strada.

La contentezza di Biehn di far parte del cast

Quando due poliziotti dementi fanno il casino, arriva l’FBI nella persona di Michael Biehn, che proprio non ha voglia di fare quel ruolo e non lo nasconde mai. Teoricamente dovrebbe essere l’unico “pulito” in una città corrotta, dove la polizia è sporca fino agli alti vertici, ma per farlo dovrebbe avere una sceneggiatura: e questo film ne è privo.

La contentezza di Biehn di far parte del cast

Non rivelo il sorpresone finale solo perché so che Willy l’Orbo vorrà assolutamente vedere il film: sono sicuro che quanto ho scritto finora gli ha fatto venire l’appetito!
Il cast coinvolto è buono ma avere Val Kilmer che fa il duro vuol dire già partire azzoppati: una sceneggiatura pessima, palesemente derivativa dai telefilm sui poliziotti corrotti, non aiuta di certo. E tutto finisce con una risata grassa.

L.

– Ultimi film con Biehn:

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33 risposte a Visioni di Biehn (1)

  1. MisterZoro ha detto:

    In Puncture Biehn rifà paro paro il ruolo di Donald Sutherland in JFK, l’informatore che vuole restare anonimo ma che sa perché “dentro”, e racconta a Evans/Garrison i suoi segreti per metterlo sulla strada giusta e spronarlo ad andare avanti.
    Paro paro…citazione? Mi piace pensare di si (amando sia Biehn sia il JFK di Stone)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nelle storie di questo genere c’è sempre l’insider, non credo esistano film senza che il protagonista incontri qualcuno dall’interno che sa ma non può parlare: più che una citazione la vedo come semplice canone narrativo. Il problema è che non c’entra niente con il processo, il protagonista neanche ascolta Biehn e la questione non ha (o non sembra avere) alcun valore al momento della decisione finale. E’ un piccolo neo in un film comunque bello.

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  2. MisterZoro ha detto:

    PS: ottima idea questa rubrica, rivendichiamo il nostro Biehn!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è un attore dimenticato, buono solo per comparsate o piccoli ruoli in film invisibili. Davvero un gran peccato.

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      • Giuseppe ha detto:

        Purtroppo è proprio così perché alla fine, salvo rarissimi casi (Rodriguez e Gens, altri non me ne vengono), si tratta immancabilmente di film che:
        1) Non hai visto del tutto
        2) Hai visto ma li hai già dimenticati
        3) Hai visto e ricordi quasi tutto tranne i ruoli da lui ricoperti (perché piccoli, appunto, o comunque troppo veloci e marginali) 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Una caduta del genere è inspiegabile, se non con una “lista nera” in cui è finito insieme agli altri che hanno fatto a braccio di ferro con le grandi major. Segno che la remissività è sempre la chiave giusta per una lunga carriera.

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Vado in ordine:

    “Puncture” l’ho beccato da qualche parte (Sky?) l’anno scorso sorprendendomi per la partecipazione di Evans. Ricordo il film perché quando l’anno scorso facevo dentro e fuori dall’ospedale con la polmonite, in sala d’attesa di virologia con me un giorno c’era un ragazzino neo assunto come infermiere che stava aspettando i risultati degli esami. Qualche giorno prima venne ferito da una paziente malata (AIDS? Epatite?) mentre tentava di farle un’iniezione. E la trama del film pareva cascasse a pennello. Biehn ammetto però che non me lo ricordo proprio…
    “Havoc” l’ho visto con mia moglie parecchio tempo fa. A parte la storia delle ragazzette-bene che si drogano e fanno le zoccolette con i latinos ricordo poco o nulla. Pure qua, se Biehn c’era non me lo ricordo!
    “Streets of blood” l’ho visto pure questo. Al di là della non-plausibilità dei personaggi che citi nel post, il film lo ricordo parecchio arruffone e inspiegabilmente complicato. Un soggetto di due righe stra-abusato, e una trama di due paginette al posto di essere un onesto prodotto action che sfrutta New Orleans e i nomi in cartellone, diventa inspiegabilmente pesante. E l’omicidio del collega, e le gang, e la psicologa, e i poliziotti corrotti, e l’indagine dell’FBI,… E poi? Due alieni vogliamo metterceli o no? Poteva essere un buon DTV, è invece una semi-ciofeca da trasmettere su Cielo. Qua però Biehn me lo ricordo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi spiace per la polmonite, ma certo se ti fosse venuta un anno dopo sarebbe stato molto peggio!
      Evans a pochi mesi dall’uscita di Capitan America è pompatissimo e finge di essere un drogato sfatto, ma si vede che è un fustaccio gagliardo 😀
      Gli altri due film vanno solo dimenticati.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Secondo il virologo che mi visitò (abita dietro casa mia e spesso ci troviamo al parco giochi con le bimbe…), il virus che mi fece uscire la polmonite è il Coronavirus che in Italia gira già dal 2019. Per avere la certezza dovrei farmi degli esami ma secondo lui al 90% è quello.
        Quindi lo beccai quando non era ancora di moda… 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In effetti al TG sento che stanno slittando sempre più indietro le prove della presenza del Covid in Italia, guarda se finisce che siamo stati noi a portarlo in Cina! 😀

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  4. Cassidy ha detto:

    Vidi “Puncture” alla sua uscita, del film ricordo solo la storia delle siringhe e di averlo dimenticato, pensa che non ricordavo nemmeno della presenza di Michael Biehn, elemento che di solito mi colpisce al cuore per affetto. Gli altri due mi mancano, non credo di essermi perso molto se non grasse risate, l’espressione di Michael Biehn nelle immagini che hai inserito parla, anzi canta 😉 Cheers

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  5. Lorenzo ha detto:

    Quello delle siringhe l’avevo visto in TV… Me l’ero completamente dimenticato!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io non ne avevo mai sentito parlare ,neanche citato di sfuggita. Curioso che dopo il successo di Capitan America non sia manco uscito in home video.

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      • Lorenzo ha detto:

        Forse perché il pubblico di Capitan America, che guarda il film con un occhio e il telefono con l’altro, nel remoto caso che sappia quale sia il nome del protagonista, di certo non andrebbe a vedersi un film sulla storia delle siringhe. Al massimo gli interessa un altro film di supereroi. Infatti di quelli ce ne sono a volontà 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti non mi stupisco del pubblico, ma dei distributori! Fino agli anni Novanta non appena un nome diventava leggermente famoso ti ritrovavi in videoteca un film in cui fa la comparsa con lui in copertina 😀
        Ormai i distributori non tirano neanche più i bidoni in Italia, terra del tutto abbandonata…

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  6. wwayne ha detto:

    Streets of Blood è una figata assurda, come tutti gli action tamarrissimi e gonfi di testosterone in cui appare 50 Cent. Tra l’altro lui e Val Kilmer hanno duettato anche in Blood Out, film che presi per il culo in un mio post molto ironico di 4 anni fa. E chi altro c’era in quel film? Un altro eroe della Z, il mitico Luke Goss! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se hai notato che nella mia recensione dico l’esatto opposto 😀

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      • wwayne ha detto:

        L’ho notato con grande dispiacere, perché per me è un film da 7 convinto. Comunque riconosco che 50 Cent ha fatto di meglio: Freelancers e soprattutto Nella tana dei lupi sono molto superiori a Streets of Blood. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il problema non è 50 Cent, è Val Kilmer che fa il duro in una trama delirante che vorrebbe rifarsi a “The Shield” come tematiche, ma senza né sceneggiatori né attori minimamente all’altezza.
        Se ti è piaciuto “Streets of Blood”, dovresti vederti “The Shield”: moriresti di piacere 😛

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      • wwayne ha detto:

        Ormai le scopiazzature più o meno dichiarate sono la prassi a Hollywood, quindi ho smesso da tempo di bocciare un film solo perché rimastica (o in questo caso scimmiotta) qualcosa di già visto.
        Comunque ti ringrazio per il suggerimento, ma credo che non vedrò mai The Shield: non perché il tema non mi interessi (tutt’altro), ma perché io e le serie tv proprio non andiamo d’accordo. Buona giornata! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non è questione di scopiazzatura, “The Shield” non ha inventato né i poliziotti corrotti né il “fuoco amico”, e qualsiasi film si rifaccia a quello stile ne uscirebbe migliore. Il problema è rifarcisi male, usando lo stesso stile ma senza una sceneggiatura… e con Val Kilmer! 😀
        Fra lui e Sharon Stone almeno si ride della grossa 😛
        Se un giorno cambierai idea, sappi che esistono due ere geologiche della serie TV americana: esiste la serie televisiva prima e quella dopo “The Shield” (2001). Ogni singola serie televisiva thriller nata dopo ha usato lo stile e i canoni di “The Shield”: tutte le serie di successo oggi usano un registro narrativo sconosciuto prima di quella serie, e un modo di gestire i buoni e i cattivi di una vicenda che ha fatto storia.
        Tanto per ricordare che è sempre giusto copiare dai migliori ^_^

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      • wwayne ha detto:

        Perdonami, ma non ho capito in cosa consiste l’innovazione narrativa introdotta da The Shield. In che senso è cambiato il modo di gestire i buoni e i cattivi?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dalla serialità classica storica della serie TV, per intenderci quella di “Law & Order” – in cui in ogni episodio si chiude un caso, con i buoni che arrestano i cattivi – d’un tratto tutto è più sfumato e meno deciso. Il format “un caso ad episodio” è saltato, i cattivi durano magari un’intera stagione, e spesso sono i buoni ad essere cattivi. Vic Mackey e i suoi (nel film, Val Kilmer e i tre poliziotti corrotti) agiscono per il bene delle strade usando metodi criminali, rubando e corrompendo per una loro idea di bene: agiscono male per ciò che considerano bene, concetto faustiano che da allora puoi ritrovare in moltissime serie di successo. (Chi ha detto “House of Cards”?)
        Ogni episodio inizia con un riassunto perché stagione dopo stagione tutto torna, il male che hai fatto ti torna indietro: ogni filo comincia ad intrecciarsi, e tutta la linearità che ha contraddistinto le serie poliziesche per decenni salta: non esistono più episodi, esiste un enorme intreccio di trame che dura addirittura sette stagioni, dove il male diventa sempre più male e i buoni non si riconoscono più.
        Lo stile della gestione narrativa esplode subito: addirittura una serie di altro genere come “Squadra Emergenza” (Third Watch) d’un tratto inizia a cambiare e la sua ultima stagione in pratica è identica a “The Shield”. Cominciano ad apparire i “cattivi a cui il protagonista dà la caccia per tutte le stagioni”, cose avvenute in passate stagioni cominciano ad avere conseguenze in stagioni successive e anche le serie più lineari cominciano ad avere giungle di sottotrame ad orologeria.
        “The Shield” non ha inventato una trama, ha inventato un modo di raccontare una storia, di tenere lo spettatore inchiodato stagione dopo stagione, di ritrovarsi a tifare per i cattivi e a considerare accettabile la violenza e l’omicidio. Ha inventato l’ordine degli episodi: puoi vedere “Law & Order” o una qualsiasi serie poliziesca senza alcun ordine, senza che neanche te ne accorgi, ma dopo “The Shield” l’ordine degli episodi è fondamentale, perché in ognuno succede qualcosa che avrà ripercussioni: non sai quando, ma le avrà. E faranno male.
        Da allora nessuna serie di alto livello può permettersi la linearità classica, ma deve inserire sottotrame, personaggi che tornano, conseguenze che passano da stagione a stagione e rapporto sfumato di bene e male: basta paladini della giustizia, ora servono personaggi che buchino lo schermo con il loro agire non sempre moralmente accettabile.

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      • wwayne ha detto:

        Nella tua disamina hai messo in luce uno degli elementi che mi rendono indigeste le serie tv: il fatto che siano legati tra loro anche degli episodi distantissimi l’uno dall’altro, e quindi riesci a seguire la trama soltanto se hai una memoria di ferro o te li sei sciroppati tutti nel giro di pochissimo. Sì, come hai detto tu alcune serie tv cercano di facilitare il compito allo spettatore inserendo un riassuntino all’inizio della puntata, ma spesso non è sufficiente.
        Comunque una delle poche serie tv che sono riuscito a guardare fino in fondo si focalizzava anch’essa sui poliziotti corrotti: alludo alla splendida Shades of Blue, che ti consiglio caldamente se non l’hai già vista.

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Che acquolina in bocca!!! 🙂
    Sì, mi conosci decisamente bene e apprezzo il tuo no spoiler!
    Tra l’altro già ero su di giri vedendo il nome di Biehn (su cui condivido l’amarezza per il suo prematuro inabissamento nel regno dell’invisibile), poi quando sono arrivato a Streets of blood (Puncture e Havoc li ho visti cancellandone tosto il ricordo eccetto i fotogrammi del nostro attore feticcio 🙂 )…l’emozione è salita sensibilmente, toccando l’apice quando ho scoperto di averlo! Cioè, scavando nei miei archivi trovo pepite che non sapevo di possedere o delle quali non conoscevo il valore, per fortuna ci pensa lo zinefilo a lanciarmi segnali di vita Z!!! 🙂 🙂

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  8. Sam Simon ha detto:

    Ahahahah! Che bella scorpacciata di Biehn! La sua contentezza nel terzo film è davvero palpabile! X–D

    Che sfiga, per davvero, l’ha chiamato solo Rodriguez per un film degno di questo nome negli ultimi 15 anni. Non è giusto!!

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