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L’amico Passoridotto manda al blog uno di quei regali che fanno sgranare gli occhi: è sceso nelle segrete buie dove conserva le pellicole italiane più rare e dimenticate e ne è uscito con i titoli di testa e di coda di un film leggendario – Il mago di Oz (1939) di Victor Fleming – nella loro perduta versione originale, come uscì in Italia all’epoca.

Sul suo canale YouTube ha pubblicato il video dei titoli e al Zinefilo passa le relative schermate, prese dal filmato originale. Per capire l’importanza di queste immagini, riporto la descrizione che Passoridotto ha apposto sotto uno dei suoi video:

«Ecco i rari titoli in italiano (e i cartelli originali di fine primo tempo/secondo tempo) del film “Il mago di Oz” (1939), uscito in Italia nel 1949 e distribuito in 16mm dal 1951. La copia in mio possesso è stampata su pellicola 3M (supporto triacetato) ed è certamente post 1964 (anno in cui la Ferrania si consociò alla 3M).

Il film fu sempre editato, per il mercato 16mm italiano, in bianco e nero. Una scelta che, oggi, può far storcere il naso a molti (e anche il sottoscritto non è certo felicissimo di questa cosa) ma che, ai tempi del cinema a “passo ridotto”, poteva accadere. I motivi erano molteplici. Il più delle volte si stampava un film a colori in bianco nero per ragione… di costi. Il titolo, magari, era considerato poco interessante e non si voleva spendere troppo per un’opera reputata minore. E così si ricorreva al b/n. Altre volte le copie erano fatte su commissione (ebbene sì, c’erano collezionisti che potevano spendere cifre impegnative per avere un titolo tutto per se!) oppure pirata. E il bianco e nero poteva far risparmiare anche in questi casi.

Per quanto riguarda il nostro titolo azzardo una mia personale ipotesi. Il film usci in 16mm nel 1951 con la Sampaolofilm quando ancora si chiamava “Parva film” (l’azienda era nata pochi anni prima, nel 1947). Allora laboratori che stampassero a colori, in Italia, non ce n’era (il Ferraniacolor nasceva proprio in quegli anni) e far arrivare le copie Technicolor da Londra forse era uno sforzo economico troppo grande per la neonata distribuzione. Per cui si ripiegò sulle copie in bianco e nero, certamente meno appaganti ma più convenienti. Le riedizioni in 16mm che si susseguirono negli anni (anche dall’Antoniana film di Padova) usarono sempre lo stesso negativo. Naturalmente chi conoscesse maggiori ragguagli sull’argomento è sempre il benvenuto, anche per correggere o ampliare quello che ho scritto.»


Titoli di testa


Scritte interne


Titoli di coda


L.

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15 risposte a vh

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma questa è una chicca assoluta (con tanto di delucidazioni iniziali!)!!!
    Grazie all’utente Passoridotto che, a dispetto del nome, ci ha fatto fare un gran bel passo nella storia del cinema! 🙂

    Piace a 3 people

  2. Sam Simon ha detto:

    Splendido! E splendide anche le relative spiegazioni! Questo blog ha mille risorse una più valida dell’altra! :–)

    Piace a 1 persona

  3. Federico ha detto:

    Grazie a te, Lucius, per aver ospitato le farneticazioni di un malato di pellicola!
    Resto comunque dell’avviso che le tue descrizioni sono molto più simpatiche ed accattivanti. 😊

    Piace a 2 people

  4. redbavon ha detto:

    La pellicola ha sempre il suo senso. Ancora oggi che si usa il digitale. Se vuoi che rimanga per sempre è ancora l’unico modo per avere una copia di sicurezza che sfidi il tempo e la relativa affidabilità degli strumenti digitali. Un plauso per la spiegazione. Autentico valore aggiunto.
    Mi ha colpito un particolare o meglio una mia sensazione: sono scritti a mano? Il tratto non mi sembra uniforme tipico di una macchina. Il cartello “Fine” avrei potuto disegnalo io 😜

    Piace a 1 persona

  5. Anonimo ha detto:

    Permettetemi di unirmi allo sgranamento di occhi (con aggiunta personale di mascella spalancata) per cotanta storica chicca, accompagnata da interessantissime spiegazioni riguardo al bianco e nero di un film che io ho sempre pensato circolare a colori fin dalla prima apparizione… per quanto mi riguarda, Passoridotto può tornare a “farneticare” da queste parti ogni volta che vuole 😉 👍

    Piace a 1 persona

  6. Kukuviza ha detto:

    Mio Dio, che chicca pazzesca! I miei complimenti!
    Noto che hanno scritto “Da un racconto di L.Frank Baum”… ma non era un romanzo lungo? O mi sembrava lungo a me quando me lo regalò mia madre? Eppure mi sembrava di un certo spessore il libro.
    Mitico il concorso del Quartetto Cetra! Immagino stia per partecipazione! Ah, l’italiano dei tempi che furono…
    E in cosa sarà consistita la riduzione italiana? In che senso avranno ridotto?
    Troppe domande per un giovedì pomeriggio! (Spero almeno sia giovedì, ho perso ogni nozione spazio temporale)

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il “linguaggio” dei titoli di testa era molto diverso, con il tempo si è perso ed ora è una semplice traduzione di quello inglese: all’epoca l’italiano era ancora una lingua, e aveva i suoi termini. Per esempio regìa, con l’accento, e riduzione: perché un film tratto da un libro non può che essere una “riduzione cinematografica” 😉
      “Racconto” credo sia generico, anche perché “romanzo” era usato più nel senso di “racconto d’amore”, ma mi riprometto di tornare sull’argomento, studiando l’uso di questi termini – come “novella”, dai vari significati a seconda degli anni.

      "Mi piace"

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