[Cine-Comics] The Old Guard (2020)

Iniziare una storia con l’eroina che muore è puro Greg Rucka, oltre che un modo per ricordare a tutti che è sua la migliore donna invincibile mai esistita: Forever detta Eve, di professione Lazarus.
Perso in mille chiacchiere quel mitico fumetto, Rucka è tornato a parlare di donne immortali in modo del tutto diverso, scrivendo quella pura delizia a fumetti dal titolo The Old Guard: del fumetto vi parlo oggi su Fumetti Etruschi, mentre qui tratto il film Netflix che ne è stato tratto.

Mi piace pensare che iniziare la storia con la protagonista morta sia una citazione di “Lazarus”

Diciamolo subito: se il difetto di Stumptown era distanziarsi subito completamente dal fumetto di Rucka, il difetto di The Old Guard è l’essere in pratica il “video-libro” del fumetto. Ci sono intere pagine ripetute identiche, con le stesse identiche parole e le stesse immagini. Da un momento all’altro mi aspettavo che dalle bocche degli attori iniziassero ad uscir fuori vignette bianche.
Quindi si tratta dell’eterno scontento? E se è diverso è troppo diverso e se è uguale è troppo uguale? Ovvio che è quella la tentazione, ma il discorso torna sempre ad Oscar Wilde: non esistono storie buone o cattive, solo scritte bene o scritte male. E Greg Rucka è un grandissimo scrittore… ma a fumetti!

— Siete buoni o cattivi?
— Dipende dal secolo.

La trama è semplicissima. Andy (Charlize Theron: ve la ricordate quando era umana? Aveva addirittura della carne sulle ossa!) con dei suoi amici forma una squadra di immortali che risolve problemi: una sorta di A-Team ma molto più immortale. Chiamiamoli… iTeam!
Nessuno di loro sa da dove arrivi questo potere, nessuno di loro sa come funzioni, quanto durerà, che effetti avrà e in pratica nessuno di loro sa niente: ma da millenni l’unica costante della civiltà umana è la guerra, e l’iTeam è specializzato nel fare la guerra.
E qui arriva la prima pessima idea: per salvare la faccia e buttare lì del buonismo totalmente inutile, facciamo che Andy lotti per un mondo migliore. Malgrado venga dalla Scizia di parecchie epoca fa, è una donna molto americana: fare la guerra per evitare la guerra è pura filosofia yankee. Infatti lei è tutta contenta mentre massacra decine e decine di soldati, perché lo sta facendo per un bene superiore.
Per fortuna queste minchiate non ci sono nel fumetto.

Ecco le avventure dell’iTeam

Come ogni Storia delle Origini – gran male che affligge il cinema del Duemila – c’è la nuova arrivata, Nile (KiKi Layne) che così le spieghiamo le regole. Che non ci sono. Visto? C’è voluto poco.
Per fortuna viene rispettato il fumetto e Nick è solo tappezzeria. Non so come mai gli anglofoni impazziscano per Luca Marinelli, forse il suo Joker li ha ammaliati, ma qui a parte usare i suoi begli occhi per fissare il vuoto non fa altro. E meno male, perché dopo il calabro-Klingon con cui ha distrutto la serie TV Trust (Paul Getty si è tagliato l’orecchio da solo per non sentir più il rapitore Luca bofonchiare in pseudo-calabrese), temevo qualche abominio simile: per fortuna rimane lì sullo sfondo a guardare gli altri.
L’unico momento davvero spettacolare di Martinelli è quando il suo amante gay gli fa una dichiarazione d’amore uno zinzinino esagerata: la faccia dell’attore romano è tutto tranne quella di un amante lusingato!

La tipica faccia di un romano che riceva una dichiarazione d’amore pubblica

Rucka purtroppo è un genio del fumetto, non del cinema, e ci ha dimostrato una volta di più che saper scrivere un’ottima sceneggiatura a fumetti non significa saperla trasformare in sceneggiatura cinematografica, anche quando la rifai identica. Perché i due medium sono diversi. Per esempio un’eroina a fumetti che si scopa qualsiasi uomo abbia incontrato nella sua vita e fumi come una turca è assolutamente vietato su schermo, mentre invece farla alcolizzata persa è socialmente accettato. Non ultimo, il fumetto della Image Comics in totale sarà costato tipo quanto il taglio di capelli di Charlize Theron, e i soldi sono sempre un problema.

«Quanno a Roma una maschietta te vo’ beneeee»

Come fai a rendere senza parole il peso che Andy si porta sulle spalle? Mica ci sono i soldi per girare scene di battaglie nel corso di millenni di storia umana, mica puoi mostrare gli eserciti bizantini, crociati e napoleonici, mica puoi fare un montaggio con Andy che muore tutte le morti possibili come fosse in una poesia di Hermann Hesse («Ho già vissuto tutte le morti / tutte le morti voglio ancora morire»). E allora che fa Rucka? Si limita a prendere le proprie vignette e a ripeterle su schermo, dimenticandosi che su carta ci sono i disegni, a spiegarci quei testi.
La sua Andy così ad inizio film si dimostra idealista e sogna di migliorare il mondo, poi un minuto dopo se ne esce con «Il mondo può bruciare, per quanto mi riguarda»: quindi ci ha messo settemila anni di tempo per perdere le speranze? Io penso che a questa facile conclusione si poteva arrivare con 6.999 anni di anticipo.

Perché non dimagrisci ancora, Charlize? Le tue ossa le vedo, ma non ancora le cartilagini

Per fare un esempio delle tante piccole discrepanze che fanno un grande danno al film, nel fumetto Andy deve far capire a Nile che è immortale, così le spara. Passa diverso tempo e la ragazza si rialza, ma visto che ancora non ha capito, Andy l’ammazza di nuovo. Mentre si prepara ad aspettare altro tempo, dice: «Perché dev’essere così maledettamente lento le prime due volte?»
Nel film la scena è ricreata pressoché identica ma con una differenza fondamentale: Andy spara a Nile che si rialza nel giro di un nano secondo, già convinta della situazione, quindi uscirsene con «Perché dev’essere così maledettamente lento le prime due volte?» non ha alcun senso: sia perché ci ha messo un secondo a rinascere, sia perché le ha sparato una volta sola. Quali sarebbero le “prime due volte”?
Sembra una sciocchezza, e lo è, ma moltiplicate queste piccole incongruenze per l’intera storia e avrete un prodotto buono che non sembra affatto buono.

Dimmelo, quando hai capito di essere immortale

Ci sono certo delle aggiunte inedite, per esempio l’immotivatamente lungo combattimento di Andy e Nile sull’aereo, che sta lì solo perché Charlize Theron possa mostrare quant’è figa a fare a pugni: curiosamente i fan impazziscono di gioia quando i non-atleti fanno immotivato sfoggio di cose imparate al momento, mentre se un vero atleta osa alzare un dito tutti a gridare alla “violenza gratuita”.
Molto più ispirata l’aggiunta dell’ex amica di Andy, quella condannata a giacere in fondo al mare, a morire e rinascere per sempre: un tocco di crudeltà da brividi assente nel fumetto. A meno che non sia nel seguito, Force Multiplied (2020), che ancora non ho letto.

Che Charlize Theron si sia innamorata del personaggio di Rucka, tanto da co-produrre il film, lo posso capire: il fumetto è davvero potente e bellissimo. Però è troppo forte la sensazione che il vero scopo dell’operazione sia fare Atomica bionda 2: Highlander, e continuare a far stupire i fan del mondo di come meni la Charlize. Gli stessi fan che odiano quando veri professionisti menano, ma che quando una diva anoressica finge di farlo tutti a dire “oh, quanto è brava, quanto mena duro”.
Rucka come sceneggiatore cinematografico è molto al di sotto della sufficienza, invece di prendere il succo del fumetto e adattarlo per un medium differente si limita a prendere le pagine e attaccarle sullo schermo, stravolgendo la sua Andy anche in modo pesante per adattarla a Suor Theron, troppo impegnata fare il musetto imbronciato e il capello double-facc per preoccuparsi di altro.

Dal blog CineFatti scopro che questo film ha scatenato in Rete un’accesa polemica sull’originalità al cinema, il che mi lascia abbastanza freddino: non esiste un film originale da vent’anni, i più grandi successi di pubblico sono tratti da fumetti o appartengono a saghe nate negli anni Novanta, quindi mi sembra che parlare di originalità sia da escludere a priori.
Se una storia è scritta bene sa prendere un soggetto non originale e raccontarlo in modo diverso e divertente: il fumetto The Old Guard è diverso e divertente, il film relativo è uguale al fumetto ma molto meno divertente. E buonista in modo ridicolo, il che rovina sempre tutto.

Comunque non mi sento di essere troppo cattivo con il film di Gina Prince-Bythewood: è un onesto piccolo prodotto d’azione costruito su un divo finto-d’azione come la Theron, tratto da uno splendido fumetto.
Da Rucka mi sarei aspettato di più, ma il cinema non è il suo medium come non lo è la Marvel o la DC: il suo meglio, dove regala oro, sono le storie di donne forti e fragili scritte per case che gli concedano massima libertà. Il cinema è la negazione suprema di ogni libertà espressiva, quindi non fa per Greg Rucka.

L.

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31 risposte a [Cine-Comics] The Old Guard (2020)

  1. Pingback: The Old Guard (2017) Opening Fire – Fumetti Etruschi

  2. Cassidy ha detto:

    Eccola la definizione corretta! Mentre mi annoiavo con il film ho iniziato a cercare un titolo divertente per il post qualcosa che incrociasse l’A-Team con gli immortali, ma mi è venuto solo fuori il pessimo A-Teammortali, invece la definizione giusta era iTeam! 😀
    Come sai siamo perfettamente allineati nel giudizio, hanno talmente tolto le motivazioni ai personaggi, nel tentativo di non urtare nessuna sensibilità, che il risultato è uno di quei film dove non si capisce cosa i buoni vogliano ottenere, ma nemmeno perché il cattivo considerato tale, insomma se volevano farmi apprezzare di più i seguiti di “Highlander” ci sono riusciti 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non sono arrivato a tanto, i seguiti di Highlander li considero ancora il Male Assoluto, ma certo che Greg Rucka dimostra che è meglio se continua a regalarci grandiosi fumetti e lascia stare il cinema, che ha solo delusioni da offrirgli.

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  3. Zio Portillo ha detto:

    L’ho visto l’altro giorno dopo aver letto in giro diverse bocciature ma pure critiche entusiaste. Il bello dell’internet!

    Premetto che io e i fumetti viviamo su due mondi differenti quindi non posso fare confronti, il film però non mi è dispiaciuto. Certo, la sensazione che volessero fare un mix tra “Atomica Bionda” e “Highlander” è forte e il film ogni tanto si perde (si capisce quello che vogliono dire o fare nonostante alcuni passaggi nebulosi. Della serie: c’è il fumetto, se non capite leggete quello e non rompete!), ma il risultato, seppure stiracchiatissimo, riesce a portarlo a casa. C’ha i difetti del film “sulle origini”, o primo capitolo di un franchise. Ne abbiamo visti talmente tanti che all’ennesimo uguale identico ti smonti subito.
    Le botte e i botti (e l’ascia bipenne!) salvano il corner una pellicola un po’ troppo lunga.

    Charlize è bella, brava, ci crede e si impegna. Marinelli, ahimè, non c’entra nulla.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Amando le curve in una donna, non le ossa sporgenti, da molti anni non riesco più a trovare bella (o donna) Charlize, quindi un elemento aggiunto del film mi è mancato a priori. Sicuramente se non avessi letto il fumetto prima avrei trovato almeno divertente il film, che nella sua versione originale non ha minimamente l’aspetto della Storia delle Origini: è una trovata puramente cinematografica, sbagliata come ogni volta che è stata tentata. Proprio perché nel fumetto non pensi mai né ad Atomica Bionda né ad Highlander, è un difetto proprio della sceneggiatura, segno che Rucka dovrebbe limitarsi ai suoi ottimi fumetti, invece di perder tempo con pessime sceneggiature.

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  4. Fausto Vernazzani ha detto:

    Io credo ne escano ancora di film originali, il problema è la loro assenza dal mondo dei blockbuster. Lì mancano da molto tempo, ti do ragione.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per fortuna prodotti indipendenti o di altre nazionalità ci regalano ancora la voglia di stupire e appassionare che (in un mondo ideale) dovrebbe essere prerogativa del cinema, ma è difficile che entrino nell’immaginario collettivo, dominato da troppo tempo da prodotti derivati.
      Posso assicurarti che il fumetto di Rucka non è affatto derivativo, è una storia originale come tutte le sue splendide storie indipendenti, ma trasformata su schermo soffre di inevitabili paragoni. Sembra quasi che sia il linguaggio cinematografico a non esser più capace di parlare se non per citazioni.

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      • Fausto Vernazzani ha detto:

        Con un mercato in crisi il cinema pensa di vincere giocando facile citando e omaggiando a destra e manca, senza rendersi conto di star compiendo un disastro. Dopodomani cosa citeranno e omaggeranno? Però non mi sento di essere così catastrofico, sono convinto ci sia tanto di buono anche oggi, può essere che negli USA nello specifico la costruzione dei miti e delle icone è interamente nelle mani della serialità televisiva. E non lo dico con disprezzo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti la serietà e l’impegno che mettono nelle serie da tempo non è più riscontrabile nei film, che sembrano essere oggi quello che invece le serie TV erano negli anni Ottanta: il cugino sfigato, che ti diverte ma non prendi sul serio.
        L’aver perso il dominio del medium ed essere in coda fra le industrie più remunerative, quando per decenni è stata la regina incontrastata, ha reso l’industria cinema impossibilitata a rischiare nel creare qualsiasi cosa: lo possono fare gli indipendenti, non le grandi case, che devono avere la matematica certezza di rientrare almeno delle spese. Ecco così tutti a sfruttare soggetti già noti, così da avere una base di pubblico sicura. Come si può creare qualcosa che poi rischia di non piacere?
        Quando vedi prodotti geniali e totalmente fuori dagli schemi come “Swiss Army Man” (2016) e “L’arte della difesa personale” (2019) è chiaro che senti nuova fiducia nel cinema, senti che è ancora in grado di dare forma ai sogni e creare stupore, ma pensare che prodotti del genere possano essere anche solo concepiti dalle grandi case, che campano solo di marchette a fumetti e videogiochi, è ormai fuori discussione.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Visto pochi giorni fa e, pur non avendo in mente il fumetto con cui fare il paragone (e soffermarmi sulle incongruenze), condivido il tuo giudizio: è un onesto film d’azione che vorrebbe fare il grande ma che, per una serie di difettini barra non clamorosi acuti, resta abbastanza piccolo. Insomma, non è stata una visione spiacevole ma tra una settimana l’avrò bellamente dimenticato, credo. Assolutamente d’accordo sull’inutilità/inespressività in questo film di Martinelli! Lo è assai di più (espressiva) la seguente emoticon: 🙂 !!!

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  6. wwayne ha detto:

    Greg Rucka è uno dei miei scrittori preferiti. Lo è dai tempi di Gotham Central, che è uno dei fumetti più belli di sempre. Inoltre, ha lavorato su tutti e 3 i miei personaggi preferiti (Batman, Daredevil e il Punitore), con risultati sempre eccezionali.
    Tuttavia, concordo con te quando dici che The Old Guard è un fallimento. Ho interrotto la visione al minuto 24, perché a parte qualche sprazzo d’azione qua e là il film era praticamente il nulla mischiato col niente, e quindi risultava di una lentezza e di una vacuità insopportabili. Mi sono rifatto la bocca guardando un film che invece di azione ne offre a tonnellate, Il mercenario: quello sì che è un film originale (il che è notevole, considerato che nei western succedono sempre più o meno le stesse cose).
    P.S.: Concordo con te anche quando dici che i produttori tendono ad edulcorare i fumetti troppo “cattivi”, nella convinzione che reinterpretarli in chiave buonista li renda più accettabili per il grande pubblico e quindi più “vendibili”. E’ successo anche alla Suicide Squad, in particolare con il personaggio di Deadshot. Nel film hanno calcato la mano a dismisura sul rapporto tra lui e la figlia, ed è chiaro perché l’hanno fatto: per dare l’impressione che non erano tutti marci, che c’era almeno un membro del team con il cuore d’oro. Come se un personaggio buono dovesse esserci per forza, come se fosse inaccettabile fare un film con soli cattivi e farlo fino in fondo, senza questi compromessi moralistici.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se ti piace il Rucka schiacciato dai mille divieti e imposizioni della Marvel, dovresti leggere i suoi prodotti indipendenti, raramente giunti in Italia. Sono davvero eccezionali, e quando non ha le mani legate sa davvero regalare oro ai lettori 😉

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      • wwayne ha detto:

        Se per divieti intendi censure, leggo i fumetti Marvel dagli anni 90, e posso dirti che quell’editore non si è mai fatto problemi a pubblicare fumetti molto violenti. Non solo nelle serie più estreme come il Punitore (dove scorre sangue a ettolitri da sempre), ma anche in quelle che in teoria dovrebbero essere più kid friendly, come l’Uomo Ragno: basti pensare a quanto siano sanguinari alcuni suoi nemici come Venom e Carnage.
        Lo stesso vale per la DC: se leggi un qualsiasi fumetto da loro pubblicato negli ultimi 10 anni, ti accorgerai che difficilmente si arriva all’ultima pagina senza che qualcuno sia stato ferito o ucciso (e spesso la cosa viene mostrata nella maniera più cruenta possibile, con un fiume di sangue che esce dal suo corpo come un geyser).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Con censure non intendo scene di sangue, intendo censure morali: la libertà che Rucka ha con le case indipendenti gli permettono di creare personaggi dalla morale non sempre cristallina, con una divisione fra “buoni” e “cattivi” che non può adottare in Marvel e DC. E sicuramente lì non può parlare di sesso, omosessualità, fumo e alcol, o di razzismo o di quelle tematiche che case troppo grandi non possono permettersi di affrontare.
        Se segui i link, scoprirai che ho letto i personaggi di Rucka sia nelle case “blasonate” che in quelle indipendenti, e non c’è minimamente paragone: in Marvel e DC deve guidare col freno a mano tirato e fare personaggi piatti che non diano fastidio a nessuno, mentre quando lavora per case come la Image o Omni Press può giocare molto di più con la morale dei suoi “eroi”.

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      • wwayne ha detto:

        Ah, sul fatto che nei fumetti di supereroi ci sia una divisione netta tra buoni e cattivi ti do ragione. Sono pochi i personaggi che sfuggono a questo schema binario, e 2 te li ho nominati poco fa: Venom e il Punitore. Non a caso hanno avuto entrambi un successo strepitoso, proprio perché erano qualcosa di originale, di diverso dal solito eroe buono al 100%.
        Ovviamente la Marvel si accorse dell’enorme successo di Venom e agì di conseguenza, facendolo apparire praticamente ovunque per tutti gli anni 90. Risultato: i lettori si stufarono di lui e la popolarità di Venom colò a picco.
        Adesso la Marvel sta ripetendo lo stesso errore con un altro personaggio “un po’ buono e un po’ cattivo”, Deadpool: da quando è uscito il primo film a lui dedicato questo personaggio appare in 9 fumetti Marvel su 10, anche in contesti dove c’entra come il cavolo a merenda e la sua presenza è totalmente inutile ai fini della storia. So bene a cosa porterà questa sovraesposizione di Deadpool, perché l’ho già vista succedere con Venom: mi sembra incredibile che alla Marvel non ci sia nessuno che dica “Non roviniamo la gallina dalle uova d’oro per la seconda volta”. Evidentemente la voglia di arraffare più denaro possibile li ha resi tutti incapaci di intendere e di volere.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il Punitore semplicemente se lo sono ritrovato e hanno cercato di cambiarlo in mille modi per non far troppo vedere che è un dinosauro di un’epoca passata: nel 1974 quando è nato era mainstream, era l’ispettore Callaghan della Marvel – e non era buono – poi lo si è valorizzato finché purtroppo è stato marvellizzato. Il Punitore che leggevo sul finire degli anni Ottanta non assomiglia neanche da lontano a quello dei Duemila, e il suo fascino era proprio camminare sul limite del comportamento etico.
        Però neanche quello anni Ottanta, il vero Punitore, con storie di guerra anche molto adulte, lo stesso non fumava, non scopava, non diceva parolacce e via dicendo. E’ questo che lo differenzia da una produzione indipendente, che non ha quei paletti e dà più libertà creativa all’autore, che se vuole raccontare di una lesbica che fuma può farlo, come nel caso di “Whiteout”: al momento di farne un film, col ciufolo che hanno rispettato il fumetto originale! 😀

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      • wwayne ha detto:

        Non ho visto Whiteout. Quando ho cercato informazioni su Wikipedia ho scoperto che la protagonista è interpretata da Kate Beckinsale, e lì mi sono sciolto: infatti lei ha avuto un piccolo ruolo in uno dei miei film preferiti in assoluto (Stanno tutti bene), e da allora la porto nel cuore, così come tutti gli altri attori che hanno recitato in quel capolavoro.
        Tra l’altro Stanno tutti bene l’ho visto per la quarta volta giusto pochi giorni fa (lo programmavano su La5), e ogni volta che lo rivedo mi piace sempre di più. Non è soltanto il miglior film nella carriera di De Niro, ma anche la sua migliore interpretazione e il suo miglior personaggio. Grazie mille per la piacevole chiacchierata! 🙂

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    Conoscevo il fumetto (bello, ma Rucka è bravo, lo sappiamo)
    Ho visto il film, sarebbe bastato anche solo dargli i toni di colore del fumetto, per renderlo più accattivante.
    Non è brutto, ma non è neanche un capolavoro, si poteva davvero fare di meglio

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  8. armiere guns ha detto:

    grande zenefilo!

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  9. Vasquez ha detto:

    Peccato. Peccato per Charlize

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  10. Conte Gracula ha detto:

    Non l’ho visto, ma immagino che l’effetto “origini” di questa storia si possa ottenere con facilità senza far dire una parola a nessuno: magari, non so, con un po’ di flashback frenetici.
    Tipo: il primo mostra il personaggio che schiatta, poi la camera che si avvicina lentamente, finché si risveglia (facciamo venti secondi, perché i minuti non sono accettabili in un film movimentati). Poi, nuova guerra, nuova morte e rinascita (la seconda, da quindici secondi, così si inserisce in modo sottile la cosa selle prime due morti lente) e il resto, una carrellata di morti con diversi costumi e modalità, di giorno e di notte – ne metterei pure una scivolando nella doccia o dalle scale 😛
    Non sai perché, ma la situazione l’hai presentata.

    Riguardo alla nuova leva, sarebbe bastato far fare qualcosa di significativo ai personaggi mentre aspettano la resurrezione del novizio: fai smontare un fucile, lucidare un coltello – per il massimo cinismo, fai imburrare del pane e, quando il tipo si rialza, lo infilzano col coltellino sporco di burro 😛

    Sono conscio che si possa fare di meglio delle mie trovate babbee, ma in pochi minuti, mi è venuto solo questo XD

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  11. Sam Simon ha detto:

    Grazie per avermi chiarito le idee su questo film! Ora so che posso agilmente lasciarmelo sfuggire senza troppe remore…

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  12. Giuseppe ha detto:

    Prendere le pagine di un fumetto e “attaccarle” semplicemente sullo schermo è un’operazione che difficilmente può dare risultati diversi da qualcosa come un esperimento interessante, e qui mi dà appunto l’idea di trovarmi nei dintorni di un esperimento interessante ma non del tutto riuscito (del resto, un copia/incolla fra due medium simili ma non identici non può che risultare imperfetto per definizione)… direi, così a pelle, che è uno di quei casi in cui non conoscere prima l’opera cartacea originale può aiutare a non essere troppo esigenti durante la visione. Resta il fatto che (vale per Rucka come per chiunque altro) per il grande schermo un fumetto dovrebbe essere adattato, e non solo riprodotto con un’assoluta fedeltà peraltro irraggiungibile a causa del diverso linguaggio del medium cinematografico (il colpo di culo rappresentato da “Sin City” credo sia rimasto un unicum irripetibile)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente se avessi visto prima il film mi sarebbe piaciuto di più, ma ero molto più interessato al fumetto quindi ho volutamente fatto il contrario, per gustarmi il medium d’elezione di Rucka, lasciando stare le sue velleità cinematografiche.

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