Ladyhawke (1985) Il Cavaliere Nero sempre in bianco

Un anno fa Rutger Hauer se ne andava oltre i bastioni di Orione, lasciandoci un numero impressionante di ruoli che voi umani non potete neanche immaginare.
Insieme a Cassidy de “La Bara Volante” abbiamo deciso di non far perdere quei ruoli nel tempo, come lacrime nella pioggia, e di usare questo luglio 2020 per raccontare altri grandi ruoli dell’olandese che osò andare oltre le porte di Tannhäuser.

«Carovana va’, portaci a Gesù». L’Etrusco bambino sta cantando svogliato durante le prove della solita, immancabile e noiosissima recita scolastica delle elementari. Il Concordato del 1984 ha sancito la separazione tra Stato e Chiesa, in Italia, ma a scuola ancora ci si fa il segno della Croce prima di iniziare le lezioni. (Io però lo abbozzo di nascosto, perché non so se per lo Spirito Santo si parte da destra o da sinistra, e nessuno me l’ha mai insegnato!)
La recita è sempre e solo roba da presepi, coi ragazzini vestiti da pastorelli e canzoni religiose. E un mio compagno di classe che, fra una prova e l’altra, continua a ripetermi che quella “Carovana” è una canzone identica a quella che ha sentito in Ladyhawke: va bene, abbiamo capito tutti, sei riuscito a vedere quel film al cinema e noi no, basta farcelo pesare! E poi è inutile che ci provi, c’è Federico che ha visto Terminator e da allora è venerato come un dio: quella mosceria d’amore di Layhawke non potrà mai batterlo!

Ci ho messo decenni a scoprire che quella canzone religiosa non aveva nulla che assomigliasse alla colonna sonora di Ladyhawke e che Federico probabilmente non aveva mai visto Terminator, malgrado se ne vantasse, ma Ladyhawke rimane una delle mie “zeligate”.
Nel celebre Zelig (1983) – da cui il nome di un noto spettacolo televisivo che non ha nulla a che vedere – Woody Allen ritraeva un emarginato dalla società, il cui motivo era fatto risalire al non aver mai letto Moby Dick, romanzo così universalmente noto da sentirsene schiacciato: quella mancanza impediva al povero Zelig di instaurare normali rapporti sociali.
La mia versione di quella mancanza era I Goonies (1985), che all’epoca non ho mai avuto occasione di vedere e in seguito non mi è più interessato vedere: il non aver mai visto Ladyhawke in quegli anni al confronto era poca cosa. È stato distribuito così male che sono convinto di condividere questa mancanza con tanti, semmai qualcuno ricordi ancora quel film.

Uscito in patria il 27 marzo 1985, già dal 22 precedente Ladyhawke era sul tavolo della censura italiana, che è veloce a rilasciare un visto senza divieti. Appare nelle sale italiane già il 4 aprile successivo, rimanendoci fino all’inizio del 1986, quindi pochissimo per i parametri dell’epoca.
La CBS-Fox lo porta in VHS dal 1986. Dal 2011 è disponibile in DVD e Blu-ray Fox Video.

dal “Radiocorriere TV” del 20 ottobre 1987

Il primo passaggio TV che sono riuscito a trovare risale a martedì 20 ottobre 1987, in prima serata su Italia1.


L’esplosione medievale

Stando al “Los Angels Times” del 27 marzo 1981, agli inizi degli anni Settanta John Boorman andò a bussare alla United Artists con sotto braccio una sceneggiatura di sicuro successo: parla di Re Artù, del Mago Merlino e dei cavalieri della Tavola Rotonda, impegnati in un’avventura ispirata alle leggende medievali del ciclo arturiano. Interessa? L’eco delle risate della United Artists si è sentito fino a Camelot.

Boorman non molla e anno dopo anno si presenta a qualcuno con un copione arturiano sotto il braccio, nel 1976 annuncia che sicuramente riuscirà a fare quel film, con Sean Connery e Lee Marvin, con il Mago Merlino interpretato da Max Von Sydow, targato Orion Pictures. E tutti gli ridono in faccia. Già ridono di meno quando nel 1977 Boorman riesce a vendere uno dei suoi copioni medievali alla Warner Bros, con il titolo Merlin: vuoi vedere che davvero una grande casa farà un film ispirato al ciclo arturiano?
“Variety” del 3 ottobre 1979 conferma che è iniziata la produzione di quello che diventerà Eschizzibur… no, cioè Excalibur (aprile 1981), e lo stile medievale d’un tratto spacca di brutto. Nascono rielaborazioni come Knightriders (1981) di George A. Romero e derive fantasy come Il drago del lago di fuoco (giugno 1981), titolo che testimonia il veloce accantonamento dell’idea medievale in favore di una narrativa fantasiosa che ha sempre funzionato molto più in libreria che al cinema, come dimostrano insuccessi al botteghino come Krull (1983), La storia infinita (1984) e Legend (1985), tutti rivalutati ed amati solo in seguito.

Davanti a questa “nuova moda” – che i giornalisti chiamano romantic fantasy, a testimoniare di come il racconto medievale sia già scomparso nella percezione del pubblico – i produttori annusano l’aria e capiscono che il vento sta portando puzza di leggenda medievale: il “Daily Variety” del 7 agosto 1979 informa che il produttore Antonio Santillan si è sbrigato a rinnovare l’opzione su una sceneggiatura di Edward Khmara che aveva da parte, dal titolo Ladyhawke. È il momento che tutti i copioni medievali lasciati a prender polvere nei cassetti inizino a circolare.


La nascita della leggenda

Il britannico “Starburst” (n. 81, maggio 1985) subito ci introduce alla “leggenda” del film, che non è quella raccontata nella trama bensì il fatto che la sceneggiatura sia tratta da una leggenda. Infatti ci racconta che la produttrice Lauren Shuler – oggi nota per successi come Deadpool (2016) e Logan (2017) – nel 1981 ha “scoperto” una leggenda medievale in una sceneggiatura di Edward Khmara e subito se ne è invaghita, facendola protagonista di una nuova sceneggiatura scritta da Michael Thomas e Tom Makiewicz, lasciando a Khmara comunque il credito autoriale.
In realtà in un momento in cui le storie medievali sembravano andare per la maggiore le grandi case coinvolte – addirittura Warner Bros e Fox! – volevano imitare Excalibur nel rifarsi a “vera” narrativa antica, così il frutto della fantasia di Khmara venne nascosto dietro la leggenda della leggenda.

«Io ho scritto la storia, non c’è alcuna leggenda», tuona Khmara intervistato da “Starlog” (n. 103) nel febbraio 1986, dove rivela di essersi rivolto al famigerato WGA (Writers Guild of America), il sindacato degli sceneggiatori che gli ha dato ragione: malgrado i produttori abbiano continuato a dire in giro che il film è ispirato ad una vera leggenda medievale, sono stati costretti a inserire il nome di Khmara nei crediti come autore del soggetto.
Come sa chi segue questo blog, chi chiede un arbitrato della WGA ha finito di lavorare ad Hollywood, infatti salutate Khmara: bisognerà usare un cannocchiale per riavvistare il suo nome su altri film.

A “Starlog” n. 93 (aprile 1985) Richard Donner racconta che intorno al 1982 ha ricevuto dalla produttrice Shuler e dalla Ladd Company (di quell’Alan Ladd jr. che era stato a capo della Fox ai tempi di Alien) tre proposte, fra cui Ladyhawke, film al quale addirittura Sean Connery e Dustin Hoffman erano interessati: il problema è che la sceneggiatura aveva bisogno di parecchio lavoro per sistemarla e sarebbe passato troppo tempo per i due attori. «Non pensavo fosse un buon copione, ma era una buona idea», dichiara Donner, che confessa di aver pianto leggendo della maledizione che separava i due amanti. Accetta Ladyhawke ma quella sceneggiatura – probabilmente la prima di Khmara – non lo convince per niente. «Il copione originale era pieno di mostri. Se tu [regista] credi nella storia riesci a convincere il pubblico, ma io non credevo in quella roba piena di mostri, preferivo l’aspetto dell’amore impossibile.»
Donner affida a David Peoples (che poi scompare dai crediti) e Michael Thomas di scrivere completamente la sceneggiatura di Khmara, togliendo tutti i mostri e rendendo la storia d’amore unica protagonista. Il risultato è buono ma non così buono. Peoples molla e il solo Thomas ne scrive un’altra versione, stando alla ricostruzione della citata “Starlog”, e visto che anche questa non soddisfa Donner arriva Tom Mankiewicz, che è un suo vecchio amico. Stavolta la storia funziona, per Donner, anche se della versione originale di Khmara probabilmente è rimasto solo il titolo. Il regista ne è consapevole:

«Mi dispiace per Khmara, credo sia un bravo scrittore ed ovviamente se ne è uscito con un’ottima idea: è un peccato che nessuno abbia fatto il suo film, ma io dovevo fare il mio e quella storia non è ciò che volevo fare. Sono sicuro che non sarà contento, non ho avuto sue notizie ma credo proprio che il risultato non gli piacerà. È un bravo scrittore e gli auguro tanta fortuna, ma a quanto pare già solo il fatto che abbiamo chiamato altri scrittori a lavorare sul suo testo è qualcosa che lo ha ferito.»

Come sempre, una secchiata di autori che fanno a botte l’un l’altro

Tutti pronti, dunque? No, anzi: tutto fermo. Alan Ladd blocca tutto (per non meglio specificati “problemi finanziari”) e Donner passa a dirigere Giocattolo a ore (1982) con Richard Pryor, per poi tornare subito a Ladyhawke quando la produzione riparte. Stando alla citata intervista, sua sorella gli ha consigliato un bravo attore che stava emergendo, anche se forse un po’ troppo giovane: un certo Matthew Broderick. «Andai a vederlo a teatro in Brighton Beach Memoirs [testo teatrale di Neil Simon che ha esordito nel dicembre 1982] e mi distrusse la sua bravura: “Cambierà l’intera storia”, mi dissi, “ma la renderà più ricca e fresca”.»
Va notato che all’epoca Broderick non era ancora un volto noto al cinema, mentre all’epoca dell’uscita di Ladyhawke potrà essere presentato al pubblico come “L’attore di WarGames“, successo del 1983 che nel frattempo l’aveva reso una giovane stella esordiente.

«Quanti attori ci sono in giro capaci di interpretare un eroe romantico, maschio e spavaldo e allo stesso tempo cavalcare un cavallo nero portando una spada? E, soprattutto, rendere tutto questo credibile

Con queste parole Donner spiega a “Starlog” la scelta di Rutger Hauer, di cui non cita mai Blade Runner: fa sempre bene ricordare che all’epoca era un film che raccoglieva solo tanta indifferenza, e quando Ladyhawke uscirà in Italia di Hauer non fregava niente a nessuno, le foto pubblicitarie mostrate avevano tutte la giovane biondina esplosiva dagli occhi ammalianti di nome Michelle Pfeiffer.
In Italia potrà essere lanciata come “L’attrice di Scarface“, ma Donner le ha fatto il provino quando il film con Al Pacino ancora non esisteva.

«Avevo visto un suo film, Grease 2 (1982), e la trovavo molto bella e brava. Andai in Europa a fare il casting con una direttrice molto brava, che non faceva leggere un copione alle candidate ma parlava con loro. Secondo me per scegliere un’attrice è più importante parlare con lei che farle recitare una scena. La direttrice del casting mi mostrò un video inviato da Michelle, in cui alla fine lei diceva “A proposito, questa è la mia imitazione della Donna-Falco [Ladyhawke]”, e aveva questo parrocchetto che si era portata, su cui l’inquadratura chiudeva zoomando. Finimmo per terra dal ridere. Era preparata, sapeva essere interessante ed aveva energia. Così la scegliemmo subito. È un’attrice bravissima ed è bella da mozzare il fiato: ha davanti a sé un’incredibile carriera.»

Proporrei un applauso per la dose letale di bellezza di Michelle

Appena finito di montare il film, Donner fa per stiracchiarsi quando arriva una telefonata di Steven Spielberg: ha da fare e non può dirigere lui The Goonies, può mica aiutarlo? E va be’, facciamo ’sto film, va’, che potrebbe anche diventare famoso.
«Ladyhawke era mio, è stato frutto di quattro anni di lavoro e amore e alla fine ero esausto. Però mi piaceva anche la storia di Goonies, così accettati [la proposta di Spielberg]», racconta Donner a “Starlog” (n. 97) nell’agosto 1985, quando ancora non sa che Ladyhawke andrà male (non rientrerà neanche delle spese) mentre I Goonies – spinto molto di più dalla Warner a livello pubblicitario – sarà un successo commerciale e diventerà un titolo di culto.


Una commedia fantasy medievale
di mezza estate

«Non so come vendere questo film, davvero non lo so. Non è fantasy, non è una commedia, è un’avventura d’azione romantica e medievale. Ci sono un sacco di cose.»
(Richard Donner a “Starlog”, aprile 1985)

Dopo tutto il parlare di un copione riscritto più volte per arrivare finalmente agli alti standard di Donner, vedere il film fa riflettere: quanto erano brutti i copioni precedenti perché questo abbia ottenuto l’approvazione di Donner? Non è che è il regista ad avere un gusto pessimo?
Di sicuro non ha gusto musicale, perché il terrificante pop rock anni Ottanta distrugge ogni pur vaga sensazione medievale il film volesse creare, quando mai non fosse l’esecuzione stessa del regista ad infrangerla. Sterminati paesaggi vuoti e due pezzi di legno come scenografia sarebbero il Medioevo? L’ambientazione del film è più quella di un futuro post-atomico che del Medioevo europeo, quindi mi sa che è proprio il gusto di Donner ad essere sbagliato. Il problema sta a monte, come diceva Er Pomata.

In diretta dal finto Medioevo nella testa di Richard Donner

Tolto ogni sviluppo narrativo di Khmara, Ladyhawke si ritrova senza trama: parla di due amanti che non si possono mai incontrare perché di giorno lei è un falco e di notte lui è un lupo. Molto bello e drammatico, ma il problema è che già la locandina ci informa di questo, già la bigliettaia all’entrata avvertiva i clienti, dicendo “Per la sala si entra a destra, e i due amanti del film non si incontrano mai”. Rivelare un’informazione che tutti sanno già da mesi prima che il film esca… a metà film… boh, mi sembra quanto meno sbagliare uno zinzinino ritmo.
Anche perché in assenza di trama, tutte le due ore di pellicola sono sulle spalle di Topo (Broderick), che sebbene molto bravo è ancora acerbo e incastrato in un ruolo troppo esagerato per le sue capacità. Così per metà film fa il simpatico, risultando odioso, e per la seconda metà fa il drammatico, risultato odioso.

Matthew nel suo ruolo d’esordio (anche se uscirà con anni di ritardo)

Due ore per raccontare una vicenda che lo spettatore già conosce quando iniziano i titoli di testa è davvero una pessima scelta, anche perché l’unica trama rimasta del film è che Navarre (Rutger Hauer) deve uccidere il vescovo. S’è fatto mezza Francia per andare via da lui e ora s’è fatto mezza Francia per ritornare da lui. Perché se n’era andato, la prima volta? Perché non l’ha ammazzato subito, visto che già stava lì? Non si sa.
Nella scena finale più immotivatamente lunga della storia del cinema, Navarre deve uccidere il vescovo, che lo deve proprio uccidere, oh, non mi dite niente, che io devo uccidere il vescovo. E tutti no, no, no, non lo uccidere che non serve, ma io lo devo uccidere, no, no, ma sì, ma sì, ma no, ma sì, ma no, dopo dieci ore di vuoto di sceneggiatura finalmente arriva al vescovo… Va be’, va’, non lo uccido, che mi sa che hanno ragione tutti quelli che per tutto il film mi hanno detto che non serve.

Bravo Rutger, peccato non abbia un copione

Giudicare Ladyhawke a 35 anni dall’uscita è ingiusto, ma il problema è che le recensioni dell’epoca dicono le stesse cose: una favola medievale che non sa di medievale, un fantasy totalmente privo di effetti speciali, una storia magica ambientata nel vuoto, un giovane Broderick inadatto a tenere l’intero film sulle proprie spalle, una musica pessima e anti-climatica, insomma un Donner da dimenticare. E infatti con i Goonies prima e con Arma letale dopo Richard si riscatterà, facendo dimenticare un film che merita di essere dimenticato.
Per un gioco di distribuzione, Ladyhawke esce praticamente insieme a L’amore e il sangue (1985) di Paul Verhoeven, sempre con Hauer in una storia medievale. Solo che stavolta è davvero medievale, con una regia potente e una messa in scena da applauso. Purtroppo una distribuzione poco efficace rende quest’ultimo titolo forse meno noto di quello di Donner, mentre è un manuale di come raccontare una storia medievale.

Ma com’è cattivo il cattivo, proprio per nulla stereotipato, no eh?

Gli attori sono tutti belli, la Pfeiffer dovrebbe girare con il porto d’armi per quanto è di una bellezza che uccide, e le spade sono rilucenti come quelle di Excalibur, ma la storia è priva di qualsiasi epica o drammaticità, raccontando qualcosa che già il cartellone pubblicitario svela e aggiungendoci solo una musichetta pop insopportabile.
All’inizio ho citato similari insuccessi al botteghino dell’epoca – Krull (1983), La storia infinita (1984) e Legend (1985) – che comunque sono tutte opere infinitamente più complesse, dense e corpose di Ladyhawke, che ha solo immagini vuote da offrire: è un film che dimostra solo che Donner ha fatto bene a dedicarsi poi ai polizieschi.

L’unico motivo per vedere il film

Povero Khamara, valeva la pena distruggersi la carriera per apparire nei crediti di questo film?

L.

P.S.
E ora tutti a leggere la recensione di Cassidy!

P.P.S.
E la morale è che al Cavaliere Nero nun glie dovete tocca’ l’uccello!

«Guai a chi mi tocca l’uccello!» (non ho resistito…)

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33 risposte a Ladyhawke (1985) Il Cavaliere Nero sempre in bianco

  1. armiere guns ha detto:

    bellissimo ladyhawke

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  2. Cassidy ha detto:

    Rat-Man Broderick mi fa abbastanza ridere, forse ho visto il film all’età giusta, dove si notava meno il fatto che Donner a lungo inquadra i suoi attori (bellissimi, una più degli altri) e i paesaggi perché deve arrivare almeno a 90 minuti. Il nostro Ruggero non ha potuto ammazzare subito il vescovo perché doveva aspettare la famigerata “notte senza il giorno”, devo dire che ho sempre trovato questo film ben poco medioevale malgrado tutto, quindi non mi sono mai fatto troppi problemi considerandolo giusto un Fantasy e basta, continuo a trovarlo affascinante malgrado gli evidenti difetti, ma sono cresciuto con Richard Donner e ne pago le conseguenze 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli elementi buoni c’erano ma la trama non sarebbe bastata neanche per un cortometraggio, figuriamoci due ore di fantasy senza un solo effetto speciale! Presentarsi con paesaggi vuoti e personaggi muti dopo “La storia infinita” o “Krull”, ma peggio ancora spacciarsi per medievali dopo “Excalibur”, è davvero avere la faccia di travertino, e diciamo che Donner è (giustamente) famoso per ben altre prove registiche 😉

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  3. Conte Gracula ha detto:

    È un film che cerco di riguardare ogni volta che viene passato in TV, non me ne stanco mai, e non solo perche Michelle sarebbe bellissima pure con un sacco della monnezza addosso.
    Mi piacciono le musiche, anche se sono medievali quanto un’orchestra jazz, e sono affezionato ai personaggi (persino a Navarre, che di norma è un tipo di carattere che mi fa girare le palle. Però il vescovo è super-banale, non lo nego).
    Mi piaceva anche la storia: semplice, diretta… apprezzo le storie intricate, ma una cosa un po’ più immediata non mi dispiace. Ho apprezzato anche il fatto che uno dei buoni, Navarre, sembrasse invece il classico cavaliere nero: oggi non è nulla di che, ma quando ero un pulcino meno esperto, mi aveva sorpreso.
    In generale, trovo che l’effetto complessivo sia buono, anche se a esaminarlo a comparti, emergono un po’ di difetti.

    Se come film non è molto apprezzato, tanto meglio: mi verrà risparmiato il tormento di un remake brutto XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Definire “semplice” questa storia mi sembra il minimo 😀
      La scelta di usare il pop-rock è sicuramente una scelta coraggiosa, in controtendenza alle musiche epiche vantate dagli altri fantasy, ma è uno zinzinino anti-climatico. E’ come se mentre Deckard guarda il paesaggio di Blade Runner partisse un liscio di Casadei: si può lodare il coraggio, ma non l’effetto finale 😛
      Basta poi pensare che siamo negli stessi anni del Nome della Rosa, per capire quanto a Donner abbiano rifilato tutti i paesaggi italiani sbagliati!

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      • Conte Gracula ha detto:

        Beh, come storia ha solo un livello di lettura, non potrei definirla in modo diverso 😛
        La musica… guarda, sarà un effetto madeleine proustiana, quel tipo di musica mi piace molto, se non la devo ascoltare troppo a lungo (è monotona, non lo nego).
        I paesaggi saranno anche un po’ vuoti, ma ricordo delle belle inquadrature… dovrei rivederlo per maggior sicurezza, l’ultima volta che ricordo sia stato passato in TV, era un giorno di festa con parenti e l’ho mancato -_-

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    L’inizio aneddotico con quell’alone di nostalgia mi conquista sempre (poi basta la citazione dei Goonies e il gioco è fatto!), tra l’altro citi momenti scolastici: ebbene anni fa, in un progetto di narrazione/recita, feci vedere agli studenti alcuni film tra cui proprio Ladyhawke, non me lo ricordavo nemmeno molto ma stavo “raschiando il fondo” della filmografia di siffatto genere. Comunque devo ammettere che, in una visione con intenti non strettamente didattici e senza spoiler sulla trama, l’effetto che suscitò nella platea (me compreso) non fu poi malaccio! 🙂

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  5. Zio Portillo ha detto:

    E qua torniamo al problema già accennato qualche post fa: non riesco a giudicare obbiettivamente i titoli della mia infanzia. Questo l’ho visto talmente tante volte che identificavo Navarre come “il cavaliere” per eccellenza e Isabeau come “la damigella da salvare”.

    La sceneggiatura è scritta su un tovagliolino da bar ma nonostante tutto non riesco a non emozionarmi per questa pellicola. Che sarà pure una tacca sopra la poverata, ma mi piace un sacco ugualmente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Visti i commenti da Cassidy, probabilmente a considerare non sufficiente questo film siamo solo io e gli spettatori americani del 1985, che infatti bocciarono sonoramente questo come i vari altri film similari, salvo poi rivalutarli a posteriori.
      Sono contento che questo film abbia riempito di meraviglia così tanti spettatori italiani, ma purtroppo non posso annoverarmi fra di loro, visto che all’epoca mi piacevano storie mille volte più corpose e visive, come “Krull” o “La storia infinita”, e non posso contare sull’effetto nostalgia che mi fa amare questi due film anche al di là dei loro difetti.

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  6. Vasquez ha detto:

    Isabeau è così bella da non sembrare vera, e il capitano Navarre è così virile da mettere soggezione. Tanto che persino lei, quando finalmente può riabbracciarlo, lo chiama per cognome, mentre lui le ammira i capelli (?) Giuro che questa cosa non l’ho mai capita, avrei pensato di più i suoi occhi, ma non sono un uomo e forse vedo la questione dal lato sbagliato. O forse lui si aspettava di trovarla ancora con penne e piume? 😛
    Comunque io sono un’altra che non può essere obbiettiva su questo film: visto e amato da subito. E continuo a rivederlo con piacere.
    Labyrinth tiene botta alla grandissima anche oggi, Krull mi manca, Willow è ancora carino, La storia infinita mi piacque allora ma a rivederlo adesso mi viene voglia di dargli fuoco, tra la madre morta e quel dannato cavallo (il libro, al solito, è molto meglio, soprattutto nella seconda parte). Il peggiore di tutti è senz’altro Legend, buono solo per Tim Curry, che riesce ad essere spaventoso anche nelle movenze, non solo grazie al trucco.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti questi film furono insuccessi al botteghino perché andarono ad invadere un campo molto delicato: il fantasy letterario. I lettori del romanzo massacrarono “La storia infinita”, e in generale il fantasy su schermo non era capace di dare le stesse emozioni di quello letterario, per ovvi motivi di costi degli effetti speciali. (Che Donner non ha avuto, visto che in Ladyhawke l’unico effetto speciale è il sole che sorge 😀 )
      Poi tutti questi film sono stati rivalutati con il tempo. Tutti quelli che NON hanno visto “Legend” al cinema, regalando a Ridley Scott una sonora batosta da cui si è ripreso solamente nel 1991 di “Thelma e Louise”, poi sono diventati tutti estimatori, e in tempi recenti gridavano a gran voce perché volevano il l’Edizione Super Deluxe in home video. Nel 1985 la pensavano in modo differente, così gli alti costi di produzione hanno decretato il fiasco del film.
      Il genere romantic fantasy ha prodotto film che solo dopo molti anni sono stati considerati di culto e i difetti superati, anche perché poi il crollo della lettura ha accorciato molto la distanza fra lettori e spettatori, che negli anni Ottanta erano due fazioni che si facevano la guerra di brutto. Oggi non mi sembra di sentire gente che si lamenta che gli urban fantasy che vanno di moda “sono meglio i libri”, di solito invece casca dalle nuvole quando scopre che al cinema non esiste niente di originale 😀

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      • Vasquez ha detto:

        Quando vedevo un film e fra i titoli di testa o di coda mi capitava di scorgere “Tratto dal romanzo di” o “Basato sul racconto di” facevo di tutto per riuscire ad appuntarmelo, e in seguito procurarmi quella preziosissima fonte.
        Oggi, che si potrebbe sapere di più in tempo zero, pare si faccia di tutto per saperne il meno possibile. Il cinema sembra diventato il medium d’elezione, nel senso: se non ne hanno tratto un film – da un libro, da un fumetto, o da una serie tv, la “nuova” frontiera -non vale niente. Però una volta visto il film, a che serve recuperare le fonti? Tanto la storia è quella, no? E così si butta via il libro, il fumetto e giacché ci siamo anche il film che tanto dopo due minuti è bell’e scordato. Davvero, è possibile che la mancanza di curiosità sia il vero male di quest’epoca.

        Krull era quello con l’attore dello sceneggiato Marco Polo? Quello di: “Marco Polo è ritornato, è tornato dall’oriente…”? Perché quello sceneggiato è la mia “zeligata”: lo vedevano tutti, ne parlavano tutti e piaceva a tutti. E a me invece piaceva Il Milione con Paperino al posto di Marco Polo e non capivo come quello sceneggiato avrebbe potuto darmi di più. E per dispetto allora non ho visto manco Krull 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ognuno ha la propria zeligata che lo “segna” ^_^
        Sì, era proprio l’attore di “Marco Polo”, sceneggiato che da ragazzino vedemmo in famiglia in religiosa adorazione e quindi appena uscì fuori “Krull” fu quasi obbligatorio vederlo anche lì.
        Il Marco Polo di Topolino devo averlo letto un milione di volte (capito? Milione :-D) ma ricordo di aver apprezzato molto anche lo sceneggiato, forma molto amata all’epoca. Lo vedevi “Shogun” con Richard Chamberlain? Anche quello era un appuntamento religioso in casa.

        Temo che oggi “Krull” risulti estremamente datato e insufficiente, ma gli stessi occhi che fanno sembrare bello Ladyhawke a me lo rendono caro. Anche perché è pieno di avventure con creature mitologiche e mostroni di varia fattura: tutte quelle cose che all’epoca spaccavano ma a Donner non piacevano 😀
        E poi il protagonista sfoggia l’arma più bella dell’universo, che da ragazzino adoravo: la stella con le lame che in volo seguiva le indicazioni del possessore. Puro capolavoro ^_^

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  7. Vasquez ha detto:

    “Shogun” non lo conosco, ma a naso direi che è uno di quelli marziali che piacciono a te…😛
    Richard Chamberlain, checchè ne dicano i telefilm americani dove lo riconoscevano sempre come quello de “Il dottor Kildare”, a casa mia era quello di “Uccelli di rovo” che ovviamente io non potevo vedere, in quanto pargola innocente, ma che, anche qui, recuperato tramite il libro (che ho perso) che all’epoca trovai bellissimo nient’affatto quello che mi aspettavo.

    Krull penso che lo recupererò, ma con Twin Peaks (altra mia “zeligata”) non credo di farcela. Ho scoperto di detestare profondamente David Linch. Dicono che con lui è così: o lo si ama o lo si odia senza vie di mezzo.

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  8. Sam Simon ha detto:

    Io al cavaliere nere l’uccello non glielo tocco di certo! X–D

    Comunque meriti vari applausi, sia per la Pfeiffer che per il riferimento a Knight riders buttato lì, quando meno te lo aspetti!

    E anche per dire la verità su questo film che ora tutti rivalutando, è un cult, è splendido, è un capolavoro, ma… Anche no!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha non volevo mettere il rimando al Cavaliere Nero per darmi un tono, ma poi ho ceduto nel P.S. 😛
      La Pfeiffer qui è di una bellezza che toglie il fiato, capisco che Donner pensasse non ci fosse bisogno di altri effetti speciali.
      Dai commenti da Cassidy scopro che è un film amatissimo in Italia, ma ciò non toglie che alla sua uscita in patria non è stato affatto un successo, come lo è stato il successivo “I Goonies”, e le critiche ci andavano giù duro.
      “Knightriders” dovrebbe avere tutta la fama di Ladyhawke, in Italia, lui sì che la merita! ^_^

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      • Sam Simon ha detto:

        The Goonies per me è un film ganzo, ma inferiore agli altri due della mia ideale trilogia adolescente 80 che forma insieme a Pyramid of Fear e Stand By Me.

        Con Knightriders con me sfondi una porta aperta, per me un filmone in cui Romero praticamente dichiara cosa sia fare cinema per lui e quanto sia sbagliato inseguire il successo a tutti i costi coi suoi soldi luccicanti.

        E gli applausi te li facevo proprio perché parlare male (o tiepido) di Ladyhawk sembra essere un tabù! Io lo voglio rivedere da tanto ma ancora non ho trovato l’occasione…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ vero, ci sono film per cui sembra si possa solo parlare bene, come se tutti debbano avere lo stesso identico gusto quindi certi “classici” debbano solo essere amati. Boh, i gusti sono tanti e quindi non vedo perché debba piacermi un film solo perché è un “classico” o perché piace a tanti: onestamente Ladyhawke è una compilation di scelte sbagliate e a parte la bravura degli attori (incastrati in ruoli vuoti) non trovo proprio nulla di piacevole.
        Facendo un paragone proprio con “Knightriders”, che non è stato certo un successo dell’epoca, entrambi i registi credevano nel progetto e immagino che volessero usare certi stili per demolire la moda imperante. (Non voglio credere che Donner volesse davvero fare un fantasy medievale “serio” senza Medioevo e senza effetti speciali, mi piace pensare che abbia voluto essere alternativo.)
        A parità di pochi mezzi, Knightriders è taglientissimo, sa identificare i punti giusti in cui colpire e colpisce senza pietà, mentre Ladyhawke cerca di stare al gioco ma stando in disparte. Come a dire “gioco pure io ma con le regole mie”.
        Ti consiglierei di rivedere Ladyhawke avendo in mete gli altri grandi film similari dell’epoca, per rinfrescare quanto minuscolo e dimenticabile sia 😛

        “Stand By Me” è davvero un filmone, lì addirittura Will Wheaton riesce ad essere simpatico! 😀 😀 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        A me poi Wheaton sta simpatico sempre, figurati in Stand By Me! :–)

        È vero ciò che dici dei classici o comunque di film che vanno apprezzati senza se e senza ma. Lo vedo nel mio piccolo pure col blog: è molto cliccata la mia recensione in spagnolo di La piel que habito di Almodovar, film secondo me orrendo ma di cui non si può parlar male (in spagnolo) essendo di Almodovar. Una volta qualcuno ci arrivò cercando espressamente su google una recensione negativa del film! Una cosa introvabile! X–D

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        All’epoca anch’io ho evitato di parlarne, perché in Italia è pieno di gente che una volta negli anni Ottanta ha visto un film di Almodovar e da allora è un maestro del cinema: quindi fa solo film belli? I maestri sono umani, a volte fanno un ottimo film a volte uno pessimo, ma una volta assegnata la palma di “maestro” non si torna più indietro.
        Avevo molte speranze per “La pelle che abito”, semplicemente perché è tratto da uno dei più crudeli, spietati e meravigliosi romanzi noir mai sfornati dalla narrativa francese – che in quanto a storie noir può comandarsela, visto che l’ha inventato lei il genere! – Almodovar si è limitato a prendere l’aspetto più pruriginoso e a farci la solita “pedrata”, con un risultato da schiaffi in faccia.
        Siccome ha rovinato un romanzo che nessuno conosce, allora può farlo. Se avesse preso qualche “intoccabile”, scommettiamo che gli sarebbero tutti saltati alla gola? 😛
        E’ lo stesso discorso di quando “Shaolin Soccer” in Italia è stato doppiato con i dialetti, tutti a dire che è divertente, perché è una storia di calcio doppiata da alcuni calciatori. Voglio vedere se l’avessero fatto con Matrix o il Signore degli Anelli, se avrebbero detto la stessa cosa.
        Le onorificenze sono quasi sempre falsamente attribuite, e purtroppo gli italiani – ma da come scrivi scopro anche gli spagnoli – ci tengono molto: una volta conquistata l’onorificenza di maestro del cinema, puoi sbagliare tutti gli altri film ma ti rimarrà addosso, e guai a chi la mette in discussione!

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      • Sam Simon ha detto:

        È assolutamente così! Comunque mi hai fatto rabbrividire pensando al Signore degli anelli coi nani che parlano friulano, gli hobbit con l’accento senese e gli elfi che parlano romano (o una qualunque combinazione di questi elementi)! X–D

        Shaolin Soccer non l’ho visti, ma visto che guardo tutto col doppiaggio originale almeno mi sarei risparmiato calciatori che doppiano attori. Sicuramente benissimo, si sa, il doppiaggio italiano è un altro di quei temi intoccabili! Abbiamo i migliori doppiatori, facciamo scuola, il doppiaggio migliore del mondo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Appunto 😀
        Stephen Chow è un comico bravissimo, i suoi film sono deliziosi (anche se dopo il successo mondiale di “Shaolin Soccer” è crollato di brutto: meglio quando era solo un divo locale!). In Italia tutti a dire “è il film di Holly e Benji”: certo, uno dei più noti comici cinesi che si mette a fare un film su un anime giapponese, credibilissimo!!! 😀
        Se un giorno ti capiterà, vediti “Shaolin Soccer” in cantonese con i sottotitoli inglesi, e ti innamorerai di Stephen Chow ^_^

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      • Sam Simon ha detto:

        Me lo sono segnato! Grazie! :–)

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      • Giuseppe ha detto:

        Ar Cavaliere Nero tu lo devi da ammirà, per quanto è sincero:
        “Te lasso sfidamme anco a duello, ma nun ce devi da provà mai a toccamme l’uccello!”
        Quanno ‘r Cavaliere Nero combatte come ‘n pazzo
        lo devi da capì da solo che nun je poi annà a rompe r’cazzo
        E se cor Vescovo ‘r Cavaliere Nero se la pija a male?
        Vor dì che, stannoce de mezzo la fregna, ha dovuto da patì quarcosa de soprannaturale!
        Che poi ar sottoscritto er film de Donner je piace pure, è parecchio divertente
        puro se in fonno, alla fine, te lascia poco o gnente!
        So’ d’accordo, che con Krull nun ce sta proprio paragone
        ma se quarcuno ariva e de rivedé Rutger e Michelle me propone
        nun so’ proprio ‘r tipo da risponne: “Ma vedi de ripassà domani, cojone!”
        Anco a me ‘n pochetto me dispiace, per Eddy “ce vojo mette dentro li mostri” Khmara
        ma stamme a senti ‘n po’, fijo bello, l’ hai deciso te o no de annà poi ar WGA direttamente?
        E allora dovevi esse pronto da subbito a ingojà ‘na pillola de ‘mmerda, assai amara:
        dopo ‘r contentino nei titoli de coda, te trovi a nun fa più cariera in modo permanente! 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahahha fantasma del Belli, esci da questo corpo!! 😀
        Grazie di un nuovo grande poema, che andrà ad arricchire la tua opera antologica di odi ispirate da film zinefili ^_^
        Ce la invidieranno in tutto il mondo!!!

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  9. Kukuviza ha detto:

    Ma quante ne sai, Lucius!
    Questo film ho tentato di vederlo qualche anno fa, ma non ero neanche a metà che mi sono rotta le palle.

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