Morti viventi 3. Zombie alternativi

Ripeto per comodità la legenda delle abbreviazioni:

  • Notte = 1. La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, 1968)
  • Alba = 2. Zombi (Dawn of the Dead, 1978)
  • Giorno = 3. Il giorno degli zombi (Day of the Dead, 1985)
  • Ritorno = Il ritorno dei morti viventi (The Return of the Living Dead, 1985)

I film al di fuori di questo elenco saranno citati per esteso.


Dan: l’anti-Romero

Dan O’Bannon ha fatto dentro e fuori dagli ospedali per tutta la vita, quindi non è certo la prima volta – come abbiamo visto – che rilascia interviste a ridosso di ricoveri ospedalieri, ma di certo Dave Alexander annota stupefatto che quando ha incontrato Dan per intervistarlo, per la rivista specialistica “Rue Morgue” (n. 71), era a malapena passato un giorno da una sua operazione chirurgica. Siamo nel 2007 e il Ritorno, distribuito in DVD nel 2003 dalla MGM, ha di nuovo raccolto il largo consenso di fan vecchi e nuovi, dimostrandosi un film fuori dal tempo. Alexander chiede a Dan come sia arrivato alle idee che rendono unico il film.

«Non ho minimamente pensato a cosa potesse piacere o non piacere all’epoca, ero più concentrato sul fatto che nel 1984 [durante la pre-produzione] il mercato era assolutamente saturato da un mare di film horror. Ogni cinema era pieno di prodotti a basso costo, e c’era il rischio che a fare un altro film serio si sarebbe perso nel mucchio. Così me ne uscii con l’idea di mischiare i generi: va bene lo splatter, va bene i mostri, ma che sia tutto divertente, facciamone una commedia. Allora sì che si distinguerà nel mucchio.»

Il problema è annoso e delicato: ogni epoca ha i cinema pieni di film di certi generi di successo, semplicemente perché sono generi di successo e tutti cercano di sfruttarli fino alla saturazione del mercato, in attesa che esca qualcosa che tutti credano sia nuovo e si riparta daccapo. Wes Craven non ha avuto problemi a presentare un horror serio nel 1984, il suo Nightmare non ha avuto bisogno di alcun trucco per distinguersi dalla massa se non l’alta qualità del prodotto: di solito non serve dire una cosa diversa per distinguersi, ma semplicemente dirla bene, così da surclassare l’esercito di prodotti dozzinali che sempre, in qualsiasi epoca, riempie cinema e TV. Comunque è indiscutibile che l’idea di O’Bannon funziona, e funzionerà nei decenni a seguire.

«Avevo anche un’altra ragione per volerne fare una commedia. Il progetto che mi è stato offerto consisteva esclusivamente in un titolo, i cui diritti erano stati comprati dai produttori indipendenti: c’era sì una sceneggiatura di John Russo, ma era stata rigettata e ne volevano una nuova. Io stavo lavorando con Tobe Hooper, che all’inizio doveva dirigere il film: non ricordo le esatte parole ma ad un certo punto dissi una cosa del genere, “E se lo rendessimo divertente?” [How about making it funny?]. E Tobe disse: “Sì, dài, fallo” [Yeah, man, go for it]. Inoltre in quello stesso periodo George Romero aveva annunciato la lavorazione di un altro film di morti [dead movie] e io mi sono detto: “Ragazzi, non voglio fare un vero seguito della Notte, perché altrimenti finirei nel campo di Romero.»

Dan O’Bannon sul set del Ritorno dei morti viventi (da More Brains, 2011)

È molto importante questo aspetto inedito di O’Bannon: un rispetto verso un altro autore che in decenni di interviste non ha mai riservato per chiunque altro. In una delle sue ultime interviste (svoltasi proprio nello stesso 2007 di questa) riverserà secchiate di letame sull’amico di sempre Ron Shusett, con cui ha in pratica condiviso la maggior parte della carriera cinematografica; non ha mai avuto parole se non di fuoco per tutti i suoi colleghi: invece, a sorpresa, in tutte le interviste dimostra un grande rispetto per George A. Romero, e un’intenzione chiara di evitare in qualsiasi modo di invadere il suo campo.

«Non ero obbligato a stare fuori dall’universo di Romero, anzi era quello che i produttori volevano: una sorta di seguito non autorizzato della Notte. […] Ma io mi dissi: “Voglio stare il più lontano possibile dal mondo di Romero”, non solo per contraddistinguere il mio film, ma anche perché francamente non mi piace copiare da altri.»

Quest’ultima non è un’affermazione convincente, detta dall’autore della sceneggiatura originale di Alien, con neanche una sola scena che non fosse copiata da altri, ma magari è stato solo un burrascoso inizio di carriera e nel frattempo è cambiato. Sta di fatto che iniziare il suo film citando la Notte e specificando che è solo un’opera di finzione, mette bene in chiaro che il Ritorno andrà in tutt’altra direzione. E dove convergerà – sia nel Ritorno che nel Giorno ci sono militari più pericolosi e infidi degli zombie – sarà solo un caso: Dan ci dice che «la produzione voleva una casa sulla collina con dentro un militare, ma non sapeva come tirarci fuori una storia. Io ho preso l’idea e l’ho elaborata come ho potuto».

Stando a O’Bannon, una delle idee iniziali che gli sarebbe piaciuto sviluppare era quella di un gruppo di americani in gita alle grotte di Guanajuato, in Messico, in cui d’un tratto le mummie tornano in vita: aveva già il titolo pronto, Day of the Dead, segno che il suo destino era scontrarsi con l’opera di Romero. Comunque il copione definitivo per il film è nato sotto l’influsso di Tobe Hooper: per Dan ci sarebbero stati meno effetti sanguinolenti e un protagonista netto, invece di un film corale in pratica senza un ruolo da protagonista.

Dan O’Bannon in mezzo al cast, dal documentario More Brains (2011)

Quando a Dan è stato proposto di dirigere i vari seguiti del Ritorno, la sua risposta («Non subirò di nuovo tutto questo per pochi soldi») potrebbe sembrare una richiesta di maggior compenso, ma forse è un modo per assicurarsi di non essere coinvolto in operazioni ben al di sotto dell’originale. Questo non vuol dire che lo scrittore non abbia il sogno di tornare a girare un film zombie.

«Dan O’Bannon’s Zombies. Sarà una commedia, molto sulle corde del Ritorno, e per il cast andrò a chiamare tutti gli attori rimasti in vita del Ritorno, perché è stato un gruppo di giovani attori fantastici. Non ho ancora un soggetto, ma posso dire questo: nella mia mente ho l’immagine di una folla di cadaveri che ondeggia per la strada, proveniente da un cimitero della Guerra Civile, e la colonna sonora suona Bonnie Blue Flag. Naturalmente dall’altra parte della strada la polizia è barricata mentre questi tizi con la bandiera confederata procedono. Mi sono innamorato di quella canzone e di come si sposa bene con gli zombie.»

Dave Alexander, divertito dalla citazione musicale, chiude l’intervista con una domanda da parte di tutti i fan: «Dan, do you wanna party?». O’Bannon ride e sta al gioco. «I always party». Segno di quanto la colonna sonora del Ritorno sia parte integrante del successo del film.


Zombie “speculari”

Questa intervista, confermata da altre similari che O’Bannon ha rilasciato nel corso dei decenni, ci fornisce una chiave di lettura delle innovazioni di Ritorno, qualcosa che non ha nulla a che vedere con la creatività fine a se stessa bensì nasce dallo scontro con Romero.

«Mi piace essere differente. Là fuori c’erano tutte quelle imitazioni di Halloween, con questi gruppi di ragazzetti che venivano affettati dal cattivo uno alla volta. Dovevo metterci dei ragazzetti? Va bene, ma allora sarebbero stati dei punk, con fra di loro una ragazza normale. Perché se la facesse con dei punk, onestamente non saprei.»

Il mistero della dolce Tina (in bianco) che se la fa coi punk

Dan O’Bannon ha da una parte la sensazione che sia pieno di film horror “seri” e dall’altra ha questo senso di rispetto per Romero che lo spinge a stare attento a non sconfinare nel suo territorio. Qual è il territorio di Romero? In cosa consiste il successo dei suoi film? Nell’aver parlato di morti viventi che ondeggiano, lenti e impacciati, emettono versi e mangiano la carne delle loro vittime contagiandole e trasformandole in nuovi zombie. Il tutto con un’atmosfera di profonda drammaticità e cupezza. Bene, Dan prende carta e penna… e fa l’esatto contrario, per essere sicuro di non sconfinare.

Gli zombie camminano lenti? Allora qui corrono. Gli zombie non parlano? Allora qui parlano. Mangiano carne umana? Allora qui mangiano solo il cervello. Infettano con il loro morso? Qui nessuna infezione, le vittime muoiono immediatamente anche per un solo morso. Tranne la tipa nuda che torna, perché la tipa nuda è l’attrazione del film e deve tornare!

«I’m bad… but I feel so good» (cit.)

L’effetto del passaggio di una cometa qui diventa l’azione di un gas, e l’atmosfera di estrema drammaticità si trasforma in pura commedia nera. Come visto, i giovani minacciati sono una presenza obbligatoria, ma allora qui diventano dei punk, il massimo dell’alternatività dell’epoca. L’esperimento funziona e Ritorno è immediatamente un film unico nel suo genere, diametralmente opposto a tutti i contemporanei ma anche ai successori: neanche i suoi due seguiti osano ripetere quella “formula anti-tutto”, rimasta propria di O’Bannon, preferendo tornare a fare film “seri”.

Quando con il nuovo millennio gli “zombie che corrono” diventeranno quasi la norma, molti hanno voluto vedere in O’Bannon un precursore, un genio solitario rimasto inascoltato… e lui non ha fatto nulla per rifiutare questa idea, come si può notare da una sua intervista del 2007:

«Ho notato in TV un giovane regista che ha fatto un film zombie, recentemente, e si congratulava con se stesso per l’idea di zombie che corrono. E ho pensato, mmmm, mi sa che non ha mai visto Il ritorno dei morti viventi

È innegabile che O’Bannon abbia firmato il primo film con i morti viventi che corrono, o almeno il primo a diventare universalmente noto, ma non è come se Dan un giorno si fosse svegliato e avesse detto “Oggi facciamo gli zombie che corrono” – allora sì sarebbe stata un’intuizione creativa che poi il tempo avrebbe dimostrato anticipatoria: invece lo sceneggiatore si è limitato a fare il contrario di quanto stava facendo Romero, quindi la sua idea è stata semplicemente derivativa. Questo non toglie nulla al Ritorno, che rimane un film innovativo e coraggioso, ancora per i canoni di oggi, ma non è corretto pensarlo “nato dal nulla”: se dall’altra parte non ci fosse stato Romero con la sua trilogia seria, non sarebbe mai esistito alcun film zombie comico e punk.


La versione di Tobe

Come già citato, il film nei piani del produttore Tom Fox doveva essere diretto da Tobe Hooper, per il quale Dan O’Bannon scrive la sua sceneggiatura “comica” – come detto nell’intervista più sopra. Il regista è esploso con Non aprite quella porta (1974) ma non è stato più capace di replicare quel successo di inizio carriera: probabilmente la produzione del Ritorno l’ha contattato grazie all’unico altro suo successo, il film televisivo Le notti di Salem (1979). Oggi forse è uno dei titoli tratti dai romanzi di Stephen King meno stimati, anche per via del formato televisivo (anche se in Italia è stato distribuito come film cinematografico), ma all’epoca fu un grande successo di pubblico che portò subito Hooper sulla cresta dell’onda. Addirittura ha ricevuto le lodi di George A. Romero:

«Credo che Le notti di Salem sia incredibile, penso ancora che sia la più accurata trasposizione da Stephen King mai fatta. Carrie era un buon film, ma non era come il libro.»

Quando sull’autorevole “Fangoria” (giugno 1981) hai il maestro Romero che ti considera più bravo di Brian de Palma, diciamo che le offerte di lavoro tendono a moltiplicarsi in breve tempo. Il successo del King televisivo fa guadagnare a Tobe dei produttori per un progetto che gli era stato commissionato anni prima ma che non c’erano i fondi per portare a termine, e in fretta e furia gira Il tunnel dell’orrore (1981), velocità dovuta al fatto che poi deve correre in Inghilterra a girare Venom (1981), che però abbandona molto presto. Tornato al Il tunnel dell’orrore, l’uscita del novembre 1980 slitta per problemi di montaggio e il film esce nel marzo 1981: giusto il tempo di un panino e poi via a girare Poltergeist (1982), anche se in realtà Tobe farà ben poco su quel set, fra Spielberg e Lucas. In tutti questi impegni, quand’è che gli è stato proposto il Ritorno?

Com’è mia abitudine, ignoro le leggende e i trivia di cui la Rete abbonda: ce n’è per tutti i gusti, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Io preferirei sentire dalla voce di Tobe Hooper come si sono svolte le cose, e malgrado il regista sia stato straordinariamente silenzioso in carriera, lo stesso la rivista “Fangoria” riesce a raggiungerlo in quel 1985 in cui presenta Space Vampires, ponendogli le domande che tutti noi avremmo voluto porgli.

Il giornalista Mark Weinberg racconta che il progetto di Space Vampires «è iniziato più di due anni fa, quando il produttore Menahem Golan gli ha mandato [a Hooper] il romanzo di Colin Wilson»: visto che Weinberg sta parlando sulle pagine di “Fangoria” dell’agosto 1985, un semplice calcolo ci dice che all’incirca all’inizio del 1983 Hooper può aver iniziato a pensare ai vampiri spaziali: Poltergeist è uscito in sala nel giugno 1982, forse quell’estate e l’autunno successivo Tobe l’ha passato tra i morti viventi. Infatti, parlando di quell’inizio 1983, Tobe afferma:

«Avevo appena lasciato il Ritorno quando Menahem mi inviò questo libro [di Colin Wilson] di cui aveva comprato i diritti. Non l’avevo mai letto ma non passò molto che mi convinsi che dovevo farlo.»

Quindi la leggenda per cui Tobe Hooper non poté lavorare al Ritorno perché stava ancora finendo Space Vampires non ha fondamento, dato che Tobe nel 1985 afferma chiaramente che i due progetti non si sono mai sovrapposti: abbandonato il primo, ha iniziato il secondo. Ma il regista continua il suo racconto.

«Originariamente dovevo dirigere il Ritorno, ma il progetto semplicemente non sembrava potesse riuscire a sollevarsi da terra. I produttori continuavano a posticipare settimana dopo settimana finché non sono giunto a conclusione che non sarebbe mai partito.»

Dunque possiamo ipotizzare che in quella seconda metà del 1982, libero da Poltergeist, Hooper insieme a O’Bannon abbia studiato la sceneggiatura del Ritorno, poi il progetto sembra ormai arenato e accetta l’offerta di Golan di Space Vampires, che però è un film che non esiste: semplicemente la Cannon ha i diritti del romanzo di Colin Wilson, non c’è altro. Cosa fa allora Hooper? L’articolo del 1985 ci spiega che ha chiamato O’Bannon e Don Jakoby – i due che avevano appena firmato Tuono blu (1983) e che stavano fermi in attesa che il Ritorno partisse – per lavorare alla sceneggiatura di Space Vampires. Secondo Hooper Don Jakoby ha lavorato sia al Ritorno che a Space Vampires, ma solo di quest’ultimo titolo ha ricevuto il credito della sceneggiatura. Dan non l’ha mai citato, nelle interviste sul Ritorno.

Immagine pubblicitaria di quando Tobe Hooper era regista del film
(dal documentario More Brains, 2011)

Stando dunque alla ricostruzione di “Fangoria”, «con il Ritorno in pausa O’Bannon e Jakoby passano quattro mesi a lavorare con Hooper per adattare il romanzo da 250 pagine [di Colin Wilson]». «Trovo che lavorare con Dan sia molto stimolante», commenta Hooper, «una vera delizia. Per me Dan è un artista molto sensibile, con una volontà forte e l’abitudine di parlare chiaro. Immagino che alcuni non apprezzino questo carattere, ma come ho detto io lo trovo stimolante».

Il “Daily Variety” del 2 marzo 1983 annuncia che le riprese de il Ritorno inizieranno il 1° maggio successivo, e dà Tobe Hooper come regista: segno che la sua “dipartita” dal progetto non è ancora avvenuta o non è stata ancora comunicata. “Variety” del 6 aprile successivo racconta dei problemi del titolo e della confusione con il nuovo progetto di Romero e il 16 maggio “The Hollywood Reporter” annuncia che la produzione è ferma in attesa di mettersi d’accordo sull’utilizzo del titolo, come abbiamo visto: il “Daily Variety” del 18 novembre 1983 annuncia che Dan O’Bannon oltre che sceneggiatore è ora anche regista e che le riprese inizieranno finalmente il 28 novembre. In realtà nulla si muoverà prima del 9 luglio 1984, dopo che la MPAA (Motion Picture Association of America) avrà finalmente stabilito che chiunque può usare il titolo Ritorno.

La travagliata pre-produzione è finita: abbiamo un copione e abbiamo un regista. In quell’estate 1984 possono iniziare le riprese dei morti viventi.

(continua)


Fonti

  • Dave Alexander, The Day the Dead Rawked the Earth, da “Rue Morgue” n. 71 (settembre 2007)
  • Bob Martin, George Romero. Part One, da “Fangoria” n. 13 (giugno 1981)
  • Mark Weinberg, Lifeforce, da “Fangoria” n. 46 (agosto 1985)

L.

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14 risposte a Morti viventi 3. Zombie alternativi

  1. Cassidy ha detto:

    Posso lanciare una provocazione? O’Bannon ha avuto parole di stima solo per Romero, perché non si è ritrovato mai su un set con lui. Mi sa di uno capace di ammirare per davvero il lavoro di tutti, ma anche una persona con cui non doveva essere facile andare d’accordo. Inoltre appena ha sentito parlare di “zombie veloci” è salito subito sul carro del vincitore, insomma, un bel tipetto il nostro Dan 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se George e Dan si fossero ritrovati a lavorare insieme, allora sì che si sarebbero scoperchiate le tombe! Il livello di tensione sarebbe stato esplosivo e probabilmente Romero avrebbe infilato Dan nella prima tomba disponibile 😀
      Oggi tutti i protagonisti nei documentari ricordano con piacere le riprese e tutti si vogliono bene, ma come vedremo sul set del 1984 il “danicidio” (cioè l’omicidio di Dan) era il pensiero fisso di tutti!
      Ormai è tanto che viaggiamo nel lavoro di Dan, e non sembra proprio una persona con cui è facile lavorare. Magari Tobe Hooper ci si è trovato bene perché sapeva come prenderlo, o magari avevano lo stesso carattere e si capivano 😛

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      • Evit ha detto:

        Nel commento audio allude all’attore che interpreta Burt, che ha picchiato Dan e voleva ucciderlo, tanto che non gli volevano dare una vera spranga in mano 😄😄😄
        La verità esce fuori da piccolissime frasi sparse qui e là.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nei documentari, a decenni di distanza, si parla giusto di qualche incomprensione subito risolta, mentre dalle testimonianze dirette si evince che la voglia di vedere morto Dan era tanta 😀 Magari fosse poi risorto, così lo riammazzavano!!!
        Il non aver avuto molte occasioni in carriera probabilmente è dipeso anche dal suo caratteraccio, soprattutto in un ambiente chiuso e iper-sensibile come quello del cinema.

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      • Evit ha detto:

        Già quando Tobe Hooper nell’intervista lo descrive come uno senza peli sulla lingua ti fa capire che dev’essere stato un grandissimo rompicoglioni, soprattutto per gli standard di Hollywood dove giova sempre un grande livello di ipocrisia anche sul set, perché alla fin fine anche una persona che ti infastidisce sul set potrebbe un giorno essere la chiave per il tuo successo e non te la vuoi inimicare troppo facilmente, né vorresti passare da piantagrane che poi non ti assume più nessuno. E infatti…

        Allo stesso tempo nelle interviste Dan sembra una persona molto divertente, con un buon umorismo. Chiaramente non è lo stesso spirito che porta sul set. Del resto dirigere il proprio primo film dev’essere abbastanza stressante.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, era il mantra che si ripetevano gli attori, ma di sicuro lo stress porta a galla qualcosa che è già lì, nel carattere, e come dici giustamente in un ambiente dove tutti si conoscono e sono collegati non è mai buona politica inimicarsi chicchessia. Ecco perché altri autori, molto più in gamba, hanno mandato giù letame ma almeno sono rimasti in gioco.
        Come abbiamo visto in questi cicli tematici, chi ricorre alla WGA è subito tagliato fuori dalle grandi produzioni, perché è uno che rompe e non segue gli ordini: chi manda giù qualche sgarro ricevuto in un film, sicuramente sarà ricompensato con un altro film.

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      • Giuseppe ha detto:

        George e Dan insieme? Chissà, forse saremmo arrivati a vedere il loro probabile scontro “creativo” tradotto in forma cinematografica, con le due fazioni di morti viventi che si intralciavano a vicenda nella caccia alle proprie prede: in particolare quelli di Dan, molto meno vulnerabili nonché molto più veloci e intelligenti, avrebbero perculato i loro simili romeriani a mo’ di siparietti comici per alleggerire orrore e tensione con torte in faccia 😉 , sgambetti, spintoni, schiaffi del soldato ecc. ecc. … Rivisitazione della scena dello scantinato: il catramoso Tar Man anziché incontrare il punk originale va a sbattere contro uno zombie di Romero e, fiutandone il cervello tutt’altro che fresco e dotato d’intelletto, anziché “BRAIN” se ne esce con un offensivo “MORON” 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha che capolavoro sarebbe stato! George non l’avrebbe presa bene, ma sarebbe stato divertentissimo vedere messa in scena una battaglia epica. A questo punto avrei tolto anche gli umani: un gruppo di zombie senzienti si ritrova assediato da orde di zombie ondeggianti, muti e privi di intelletto. Allora sì che il titolo italiano “La notte dei morti dementi” avrebbe avuto un senso 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, se solo qualche produttore illuminato ci leggesse 😀

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Bel post con la solita vena documentaristica che arricchisce i tuoi cicli e li rende stimolanti sotto molteplici punti di vista; d’altronde, se Dan si erge a maestro dell’anti-tutto, anche noi possiamo riconoscerci in quello spirito (in fondo la Z non è un “anti-A”?) ma senza essere derivativi, noi cultori di questo blog siamo bestioline speciali e, nella veste di Lucius e come dimostra questo post, assolutamente acculturate e senzienti! 🙂 🙂

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  3. SAM ha detto:

    Cmq le Notti di Salem in italia è arrivato anche nella versione originale in due parti, vista più volte in tv ( l’ultimo passaggio noto su italia 7 negli anni 90 )
    .
    Non ricordo però se la versione cinematografica abbia il doppiaggio della versionm tv o uno nuovo . e

    E neppure se mai sia andata nei cinema italiani.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, in sala dal gennaio 1981. Quella arrivata in Europa era appunto una versione volutamente resa da cinema, cioè partita così già dalla patria. Poi dopo il successo delle miniserie – come “IT” nel 990 – magari sarà pure stata “ripescata”, ma da noi è comunque un film, mentre in patria è stato un evento televisivo, stando almeno alle dichiarazioni dell’epoca.

      "Mi piace"

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