Morti viventi 4. Strangolare un pollo zombie

Ripeto per comodità la legenda delle abbreviazioni:

  • Notte = 1. La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, 1968)
  • Alba = 2. Zombi (Dawn of the Dead, 1978)
  • Giorno = 3. Il giorno degli zombi (Day of the Dead, 1985)
  • Ritorno = Il ritorno dei morti viventi (The Return of the Living Dead, 1985)

I film al di fuori di questo elenco saranno citati per esteso.


La versione di Jewel

Per sei settimane, tra il luglio e l’agosto del 1984, nei dintorni di Los Angeles Dan O’Bannon ha girato il Ritorno: come possiamo oggi, più di 35 anni dopo, sapere qualcosa di come si sono svolte le riprese? Il successo del film nel corso dei decenni ha fatto sì che i vari attori coinvolti abbiano rilasciato molte dichiarazioni, durante le tante convention e documentari a cui hanno partecipato, citerò qualcosa dei loro racconti ma sono informazioni che a forza di ripeterle vengono “omologate” e sono a forte rischio di “effetto nostalgia”. Voglio invece partire con il personaggio meno importante del film, la cui attrice ha rilasciato una ricostruzione “ufficiale” degli eventi raccontandoli nella sua autobiografia. Il che non vuol dire che sia un racconto “vero” (come vedremo i suoi colleghi raccontano una storia del tutto opposta), ma di sicuro è una versione ufficiale di prima mano.

Jewel Shepard è una scrittrice che in passato è apparsa in filmacci che voi umani non potete neanche immaginare. La soddisfazione è che in seguito ha potuto raccontare le sue esperienze in articoli per riviste e anche in un saggio biografico, If I’m so famous, how come nobody’s ever heard of me? (1996), dove appunto si chiede: se sono così famosa, perché nessuno mi ha mai sentito nominare?

Jewel, che ha scritto le proprie note biografiche di IMDb, riponeva molte speranze del Ritorno ma, a sua detta, la felicità è durata neanche mezz’ora.

Nata a Brooklyn nel 1958, già a vent’anni l’attrice inizia ad apparire qua e là in filmucoli che non fanno certo bella figura nel curriculum. Quando capita un’intervista con domande personali, le risposte che le vengono in mente non sono quelle che fanno bella mostra sulle riviste patinate. Ecco cosa scrive nel citato saggio biografico:

«”Jewel, hai una famiglia?”

Maledizione, odio quella domanda. Cosa dovrei dirgli? Che mio padre si è sparato proprio davanti a me quando avevo cinque anni? E che mia madre dà a me la colpa? Che ho girato una famiglia affidataria dopo l’altra perché nessuno mi voleva? Non posso dire la verità… sembrerebbe falsa.

“Be’, diciamo che non ci parliamo”, rispondo velocemente.»

Né la sua vita né la sua carriera sono felici, poi un giorno il suo agente Bill Felber la chiama al telefono e lascia questo messaggio nella segreteria telefonica:

«Hai una chiamata per un film, Ritorno. È uno dei ruoli principali, sembra. Non ricordo neanche di aver ricevuto una richiesta di provini per quel film. Comunque…»

Jewel sbatte il telefono contro la parete: il messaggio si è interrotto troppo presto, l’agente non ha fatto in tempo a dirle né dove né quando debba presentarsi per il provino. E lei deve tornare nel locale dove sta lavorando come spogliarellista e ragazza di compagnia, a sopportare uomini poco signorili e le loro attenzioni, altrettanto poco signorili. Come per esempio Ray, una sua vecchia conoscenza del locale che appena la vede la raggiunge e le chiede: «Sai cosa dice una banana a un vibratore? “Che tremi a fare, sarò io ad essere mangiata!”» Anche un filmaccio pieno di morti viventi è meglio di quel lavoro.

Jewel in una pausa delle riprese. (da More Brains, 2011)

«Suona, suona!»

Jewel sta ordinando al suo telefono di squillare perché vuole sapere se ha ottenuto la parte per il Ritorno, anche se teme di no. Ha una fame da morire e niente da mangiare in casa: vorrebbe uscire a farsi un hamburger ma non può assolutamente perdere l’eventuale chiamata. E più passa il tempo più lo scoramento l’assale. Ha saputo che Dan O’Bannon non è più solo lo sceneggiatore ma anche il regista del film, l’ha saputo durante la quarta audizione: quella in cui, di nuovo, insieme ad un gruppo di altre ragazze è stata ascoltata per lo stesso ruolo.

«Essendo un film corale, il precedente regista – Tobe Hooper – voleva essere sicuro che gli attori lavorassero bene insieme come gruppo. Poi però a Tobe è stato offerto un film con budget più alto ed è subentrato Dan come regista.»

Il responsabile del casting ha detto a tutti gli attori che avrebbero saputo per telefono se avessero ottenuto la parte quel giorno stesso, ma ormai è pomeriggio e Jewel è divisa tra fame ed ansia. «Devo uscire a prendere un hamburger e magari perdere la telefonata più importante della mia vita o morire di fame nella speranza di essere rincorsa da morti in giro per un cimitero?» Guarda il telefono, ma quello si ostina a non squillare.

Rispetto ai filmacci in cui ha lavorato, il Ritorno è un enorme salto di qualità, con addirittura la Orion Pictures alle spalle: c’è la seria speranza di ottenere altri ruoli e poter avere qualcosa che assomigli ad una carriera. Intanto però si fa tardi, Jewel deve indossare i suoi succinti vestiti da cameriera-ballerina e andare a lavorare al suo solito locale. L’affitto va pagato.

La serata è peggiore del solito, perché ora c’è la delusione della speranza infranta. Eppure ha fatto ben sette provini per il Ritorno, «mi sembra come se l’avessi già girato, quel film». Ogni tanto con il telefono del locale controlla la segreteria, finché non sente un messaggio del suo agente: «Tesoro, sono Bill Felber…» Fine del messaggio. Il tempo di gridare nell’apparecchio, che parte il secondo messaggio: «Tesoro, la tua segreteria mi ha chiuso la chiamata. Non so se…» Fine del messaggio. Altri urli e bestemmie, e finalmente il terzo messaggio:

«Hai ottenuto la parte! Chiamami domani.»

Il resto della serata nello squallido locale è stata la migliore della sua vita.


Il giorno dopo Jewel si presenta sul set allestito a Burbank (Los Angeles), dove i nove attori principali sono chiamati a passare due settimane: sia per provare le battute sia per legare come gruppo, oltre che per varie esigenze come trucco e guardaroba. Per Jewel sono due settimane da sogno.

Iniziano poi quattro settimane di riprese, tre delle quali in notturna in un frutteto trasformato per l’occasione in cimitero. Il turno di Jewel inizia alle sette di sera e si parte con due ore di trucco. Il problema principale sono i capelli, e visto che l’attrice e il regista non sono riusciti a trovare un accordo si è arrivati ad un compromesso: «una parrucca particolarmente brutta», a forma di banana. Con abiti color blu neon, l’attrice si sente di tutto tranne che una movie star. «Mi sentivo bruttissima».

«Nooooo!» sta gridando O’Bannon quando Jewel arriva sul set, alla volta del protagonista Clu Gulager. «Non sembri affatto spaventato! Clu, per Dio, ci sono gli zombie là fuori, pronti a mangiarti il cervello, quindi non puoi recitare così di merda.»

Tutti intorno sono in assoluto silenzio, e nessuno si muove se non il regista. È la sua prima regia e vuole che tutto sia come l’ha immaginato quando ha scritto il film. Per questo ha voluto passare due settimane tutti insieme a provare scene e battute, ma Clu Gulager non era con loro: l’attore è stato ingaggiato il giorno prima dell’inizio delle riprese (a Kris Gilpin di “Splatter Times” durante le riprese dirà che è stato assunto perché Peter Graves si era tirato indietro all’ultimo secondo), quindi è il suo primo giorno di lavoro al film. Decisamente non un buon giorno. Dan vuole che sia spaventato a morte e l’attore non sembra esserlo. «Se Clu non aveva paura dei morti viventi, avrebbe dovuto averne per il regista», dice fra sé Jewel.

Dan e Clu, amore a prima vista! (dal documentario More Brains, 2011)

«Non puoi gridarmi in questo modo, Dan!», urla Clu Gulager, che a differenza dei ragazzi ingaggiati ha trent’anni di carriera alle spalle. «Non accetto questo trattamento, né da te né da chiunque altro», grida guardandosi in giro per la stanza. «Mi hai sentito, Dan?» O’Bannon diventa prima rosso e poi blu. «Credevo che stesse per esplodere», ricorda l’attrice. Dan non esplode, si limita ad avvicinarsi lentamente a Clu Gulager, poi afferra un telefono di scena e glielo lancia contro. Colpito in pieno, l’attore reagisce afferrando una mazza da baseball e scagliandosi contro il regista.

«Vuole uccidermi!» grida O’Bannon indietreggiando, prima che un altro attore – James Karen, l’unico altro professionista di lunga data del cast – afferri Clu e gli tolga gentilmente l’arma di mano. Jewel è lì, paralizzata a fissare i suoi colleghi e a chiedersi: «È così che si lavora ad un vero film?»

Karen riesce a calmare entrambi i litiganti, e dopo essere andato a sbollire fuori dal set per una ventina di minuti, Dan torna e tutti girano la scena senza altre discussioni: finita la ripresa, Dan torna nel suo angolo senza dire niente. Jewel lo guarda provando compassione per un regista che esordisce alla regia con un litigio del genere, proprio durante la prima scena del suo film, come se non bastassero tutte le pressioni della produzione per rimanere nel budget. Nei giorni successivi l’attrice lo sente gridare spesso con i produttori, chiedendo più soldi per finire il film, o per oggetti di scena migliori, ricevendo sempre risposte negative.

Mi spieghi perché dovrei strangolare un pollo?

Il giorno dopo Jewel si ritrova con John Philben (che interpreta il punk innamorato di lei) a girare la scena dove Casey e Chuck stanno parlando e vengono interrotti da un altro personaggio. Una scena facile, pensa la donna, ma scopre ben presto che la frase che deve dire alla volta del ragazzo – «Go choke a chicken, Chuck» (il doppiaggio italiano risolve tutto con «Buttati a fiume») – si rende conto che non riesce a dirla perché non capisce cosa voglia dire. «Come sarebbe a dire che non la capisce?» chiede O’Bannon, ma subito interviene il collega John. «Vedi, Jewel, il pollo va inteso come il pene: in questa scena io ti vengo addosso e tu mi allontani con quella battuta, chiaro?» Non è chiaro per niente.

Mentre O’Bannon sbuffa dal suo sigaro, Jewel ripete la frase scena dopo scena, tentativo dopo tentativo, finché stufo di gridare il regista esplode: «Jewel, fa schifo! Ti ho assunta come attrice: cerca di recitare.» Resistendo al pianto che sente nascere in sé, Jewel sente crescere la rabbia per essere stata umiliata di fronte a tutti, ma mentre sta per rispondere qualcosa Dan dà il via… e l’attrice recita alla perfezione la battuta. Perché la sta rivolgendo al regista, non al collega attore. «Stop! Buona!» grida O’Bannon.

Sei personaggi in attesa di zombie

Seduta su una tomba, Jewel cerca di riprendersi mentre il regista procede a girare la scena di un paramedico-zombie che dice «More brains», “più cervelli”, al telefono, facendogli replicare una decina di volte la scena finché non ottiene la pronuncia perfetta che vuole. La prossima scena vedrà di nuovo Jewel a parlare, davanti ad una quindicina di persone: la paura di essere di nuovo umiliata pubblicamente la spinge a rileggere mille volte le sue battute per non fare figuracce.

Sono le 3 e mezza di notte, Dan chiama gli attori per la scena, tutti si posizionano e si parte. Linnea Quigley, nuda, chiede «Avete sentito qualcosa?» al che Jewel risponde: «Shhh laggiù!», gridando in direzione di una tomba da cui lentamente sta fuoriuscendo uno scheletro dagli occhi blu lucenti. Cominciamo tutti a gridare e corrono via. «Stop! Va bene, tornate in posizione», grida O’Bannon in un megafono. «Voi ragazzi non sembrate affatto terrorizzati: l’intero cimitero si sta riempiendo di morti che camminano e avete appena visto un vostro amico venire ucciso: siate spaventati!» (Nel montaggio finale, la battuta di Jewel la dirà Tina.)

Mentre si riposizionano Linnea confessa a Jewel di star morendo di freddo: a parte delle calze, non indossa nulla. «Ti credo che hai freddo», le dice Jewel, «sei nuda! Ma guarda il lato positivo: le tue tette sono fantastiche.»


L’anti-versione di Jewel

Passano quindici anni e la memoria cambia, forse la ripetizione dei ricordi tende a modificarli ma comunque al momento di raccontarsi in occasione del documentario More Brains (2011) Jewel cambia leggermente le carte in tavola:

«Mi piace Dan, l’ho conosciuto in uno strip club. Mi aveva offerto il ruolo di Trash perché mi aveva visto nuda, ma io non ne potevo più di spogliarmi.»

Decisamente una versione in totale contrasto con quella fornita nella propria biografia: che fine hanno fatto le “telefonate monche” del proprio agente? L’attesa spasmodica per sapere se aveva ottenuto il ruolo? Tutto scomparso, ora l’attrice si sbriga a specificare: «No, non ho fatto niente con Dan», rivelando che «giravano voci secondo le quali visto che mi ha trovata nuda naturalmente devo essermelo scopato. Mi dispiace, ma no». La malizia con cui alcuni suoi colleghi affermano di non ricordare la questione, sogghignando, la dice lunga sul livello di voci che dovevano correre sul set.

Dal documentario More Brains (2011), in cui l’attrice si presenta particolarmente astiosa

«Dan mi ingaggiò e gli chiesi se potevo fare la ragazza festaiola [party girl], visto che mi piace fare baldoria [I like to party]. Lui disse che andava bene, è così che ho ottenuto la parte, ma ho dovuto fare il provino.»

Come si può ottenere una parte ma fare lo stesso il provino? E se il provino poi fosse andato male? Fatto sta che dalle dichiarazioni degli altri attori è chiaro che i rapporti con Jewel non sono mai stati buoni, forse proprio a causa dei sospetti che avvolgono il suo arrivo in scena. Nelle loro parole tutti si divertivano mentre Jewel con il suo broncio e i suoi modi rovinava la festa a tutti: probabilmente un’esagerazione, ma che indica una forte separazione dell’attrice dal resto del gruppo.

Qual è la “vera” storia dell’arrivo di Jewel al Ritorno? Abbiamo due versioni totalmente opposte fornite da lei stessa in prima persona: ognuno può scegliere quella che preferisce.

(continua)


Fonti

  • Jewel Shepard, If I’m so famous, how come nobody’s ever heard of me? (1996)
  • More Brains! A Return of the Living Dead (2011), documentario presente nel cofanetto Midnight Classics Limited Edizion, 3 DVD o 3 Blu-ray.

L.

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28 risposte a Morti viventi 4. Strangolare un pollo zombie

  1. armiere guns ha detto:

    ottimo

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  2. Cassidy ha detto:

    Voto dieci al titolo dell’autobiografia, davvero spettacolare 😉 Che cosetta bizzarra la memoria umana, cambia forma quando è il momento di essere intervistati, bizzarro! Anche io sapevo la storia della spogliarellista, quindi la parte della telefonata deve essere rimasta nel libro e basta, in ogni caso la capacità di farsi amare di O’Bannon era qualcosa di incredibile, per motivare i suoi attori non aveva bisogna della minaccia zombie, bastava la sua presenza 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente l’attrice avrà visto che alle convention o nelle interviste la storia che aveva usato nella biografia non funzionava, era troppo “pulita”, poco frizzante, poco scabrosa, così ha preferito dar voce a pettegolezzi e malignità ma che sicuramente avevano maggior presa. O magari invece nella biografia ha cercato di darsi un tono, chissà.
      Certo che iniziare il primo giorno di lavoro della prima regia… tirando un telefono in faccia all’attore protagonista… non è scritto nel Manuale del Perfetto Regista 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, però qui bisogna saper interpretare un modo di agire non poi così scorretto, almeno concettualmente parlando: Dan infatti ha voluto solo dimostrare quanto sia premuroso perché, quando qualcosa non gli garba, lui è sempre disposto a darti un colpo di telefono per spiegartelo 😀
        Riguardo alle versioni di Jewel, considerato il buon carattere di O’ Bannon, io propenderei più per la prima che per la seconda (una “ritrovata” sintonia con Dan fin dall’inizio mi sembra poco probabile e, riguardo ai cattivi rapporti con il resto del cast, si sa che quando le voci cominciano a correre possono benissimo far danno pure se fondate sul nulla)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Onestamente anch’io propendo per la prima versione della storia: perché altrimenti mettersi ad inventare pagine di lei in attesa davanti al telefono e tutto il resto? Però sono davvero allibito davanti al totale voltafaccia: raccontare in camera una storia in modo contrario a come la si è scritta nella propria biografia denota una discreta faccia tosta. Ma è anche vero che probabilmente Jewel pensava che nessuno avrebbe confrontato le sue parole con un libro di 15 anni prima non certo record di vendite 😀
        L’unico modo per risolvere la questione sarebbe… dare un colpo di telefono a Jewel 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Specificando che noi non usiamo il telefono allo stesso modo di Dan 😛

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  3. Evit ha detto:

    Dove l’hai trovata questa autobiografia?? 😄 È una fonte ottima, molto precedente a tutti i documentari sul film. La descrizione dell’arrivo sul set spiega perfettamente perché “Burt” volesse uccidere Dan O’Bannon (dettaglio omesso nei documentari e commenti audio). Pensa che attore dev’essere per mettersi a rifare la scena quando un momento prima brandiva una mazza per menare il regista!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Col tempo, le convention e le interviste i ricordi si attenuano, si diventa tutti amici e si dice “Ah, che tempi”, quando invece in quei giorni ci si odiava tutti 😀
      Jewel dà di prima mano due versioni totalmente opposte, quindi sta a noi scegliere in quale crediamo. Di sicuro a soli dieci anni dai fatti sembra più “fresca” e spontanea quella della biografia.
      Peccato che gli altri attori non abbiano scritto niente, limitandosi a ripetere le stesse cose in decenni di interviste. Il cofanetto Midnight Factory presenta due grandi speciali e varie featurette: ci sono attori che riescono a ripetere identiche le stesse cose anno dopo anno! Ormai è un copione che parte in automatico…
      Almeno con O’Bannon ti fai due risate perché ad ogni intervista se la prende con qualcuno e questo la rende varia 😀

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      • Evit ha detto:

        Nel commento audio O’Bannon GLISSA sul perché l’attore volesse ucciderlo. Degli altri dettagli della povera Jewel non saprei ma quella del telefono tirato in faccia (dopo abusi verbali) mi sembra una delle poche cose possibili che possano portare un professionista a brandire una mazza da baseball davanti a testimoni oculari.

        Nei documentari moderni non sia mai dire che non erano tutti amici e un’esperienza bellissima!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In “More Brains” al massimo si dice che c’è stata qualche incomprensione iniziale che si è subito risolta…
        Finché sono ragazzetti che fanno i punk, contentissimi di lavorare ad un film che sembra vero, un regista dal pugno di ferro può avere senso: con Clu che recitava dagli anni Cinquanta è stato davvero un passo falso con cui iniziare.

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  4. Evit ha detto:

    Curioso che Jewel non conoscesse “choke a chicken”, una versione edulcorata del nostro “fatti una sega”. Forse nel locale dove lavorava usavano espressioni molto più dirette 😬

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Magari era gergale e lei proveniva da altre parti, non saprei. Sicuramente Dan l’ha scelto per l’assonanza con Chuck, comunque sono contento che il doppiaggio italiano non si sia inventato roba strana e gergale 😛

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      • Evit ha detto:

        Con i modi di dire dipende sempre da cosa si dice in casa, cosa dicono gli amici etc… a lei dev’essere sfuggita, come sicuramente anche a me sfuggiranno alcuni detti italiani comunissimi per altri.

        È un’espressione ampiamente comprensibile dal pubblico americano, infatti in quel resoconto ci sento la perplessità degli addetti ai lavori: come non sa cosa vuol dire??? Quante cose si imparano a Hollywood, Jewel.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dillo a me. Malgrado sia nato e cresciuto a Roma, sono totalmente privo di romanità e ogni tanto mi capita che qualcuno dica “Ma come, TUTTI a Roma dicono così”… ma tutti chi? 😀

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      • Evit ha detto:

        😄😄😄

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  5. Il Moro ha detto:

    Però, quanta simpatia simpatia su quel set!

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  6. Zio Portillo ha detto:

    E’ un po’ quando ci si lascia con la fidanzata e dopo anni si ripensa ai bei tempi con lei dimenticando le litigate, le crisi, le urla,… E’ allora che devono arrivano in soccorso gli amici che ti riportano alla realtà ricordandoti le cose come stavano in realtà.

    Qua è la stessa cosa: alle convention tutti amici, tutti a promettersi cose e incontri in futuro, tutti a darsi di gomito ricordando i bei tempi andati,… Peccato che la realtà fosse fatta di urla, telefoni lanciati, freddo, mazze da baseball e pettegolezzi.

    Onestamente? Due spicci su Jewel che si è orizzontalizata O’Bannon per avere la parte li punterei…

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Lo definirei un docu-post aneddotico, può andare? Con tanto di risse sul set, autobiografie, cambiamento delle carte in tavola, polli che poi sarebbero peni…stimolante & divertente, un ottimo binomio per un pezzo molto interessante! 🙂

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  8. SAM ha detto:

    A m sembra chiaro che ha conosciuto Dan allo Strip, lui le abbia proposto un provino per la parte , e lei sia andata a farlo, aspettando poi la telefonata che lo confermasse.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come detto, avendo due dichiarazioni di prima mano contrastanti ognuno può scegliere ciò che preferisce.

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      • SAM ha detto:

        Non mi sembra ci sia nulla di contrastante: un regista ti vede in giro , e ti propone una parte per un film.
        Ovviamente, “proporre” non significa prenderti a scatola chiusa, e devi fare il provino .
        Quindi lo fai e aspetti di sapere se hai la parte.
        Più chiaro di così….

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non è la versione raccontata nel 1996 da Jewel, che afferma di aver visto Dan solo ai provini, non allo strip club. E che nessuno della produzione sapeva del suo “vero” lavoro. Poi, quindici anni dopo, ha detto l’esatto contrario, quindi – di nuovo – ognuno è libero di pensare ciò che vuole, perché è giusto e sbagliato allo stesso tempo.

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  9. SAM ha detto:

    Scusa, ma tu al suo posto , diresti che hai conosciuto il regista lì come cliente in uno strip club ( sarebbe un uscita poco elegante verso persone assenti . Peraltro fa pensare subito cose sordide ai più maliziosi )?
    Terresti queste cose per te .
    Nelle 2011 cambia idea ; i motivi potrebbero essere vari e di cui poco ci importa.
    Non ci vedo nessun tipo di contraddizione nelle due versioni raccontate , solo particolari omessi .

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come sempre, devo ricordare che qui non si presentano verità ma fonti, e le opinioni personali non hanno alcun valore: le fonti sono contrastanti, come ampiamente mostrato, quindi ognuno può formarsi l’opinione personale che vuole, priva di qualsiasi importanza ai fini della ricerca.

      "Mi piace"

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