La città dei mostri (1963) Il primo Lovecraft al cinema

Nell’agosto del 1890 nasceva Howard Phillips Lovecraft, destinato ad una vita non facile e ad un successo che definire postumo è riduttivo: per festeggiare i 130 anni dello scrittore di Providence, questo agosto – a blog unificati – cercherò di lasciarmi contaminare il più possibile dai media che hanno usato temi lovecraftiani.

Più volte nel blog ho parlato dei filmacci d’azione fine anni Ottanta della AIP (Action International Pictures), ma quella sigla per decenni è stato il simbolo della serie B più riconoscibile: la AIP (American International Pictures) dagli anni Cinquanta fino ad affacciarsi agli Ottanta ha sfornato valanghe di film di ogni genere accomunate dalla voglia di intrattenere il pubblico con storie di forte impatto.

Negli anni Sessanta i film che vantino un qualsiasi legame con Edgar Allan Poe sono molto apprezzati, così uno che sa capire dove tira il vento come Roger Corman – che è nato con il western per poi passare all’avventura, horror e gangster – chiama un “ragazzo in gamba” come Richard Matheson e con lui come sceneggiatore dirige in rapida sequenza I vivi e i morti (1960), Il pozzo e il pendolo (1961), I racconti del terrore (1962) e I maghi del terrore (1963), tutti adattati più o meno da opere di Poe. E già che c’è, con altri sceneggiatori dirige pure Sepolto vivo (1962), La maschera della morte rossa (1964) e La tomba di Ligeia (1964), sempre da Poe.
Insomma, Poe spacca, ma per motivi ignoti ad un certo punto Corman dirige un film di Poe che è falsamente tratto da Poe: come se mancassero racconti dell’orrore da portare su grande schermo, la AIP passa al regista alcuni temi presi da un autore di cui non importa nulla a nessuno. Un certo Lovecraft.

Negli ultimi decenni la fama di Lovecraft agli occhi del pubblico generico è enorme, ma com’è noto non è sempre stato così: per decenni dopo la morte dello scrittore le sue opere sono state appannaggio di una cerchia ristretta di fan, e nel 1963 quel nome non era assolutamente da “sbattere in copertina”.
Perché utilizzare un titolo tratto da un poema di Poe per raccontare una storia chiaramente tratta da Lovecraft? Non si sa, e il motivo è semplice quanto terribile: di questo film non è mai fregato niente a nessuno. Ma proprio zero. Avete presente zero? Un po’ meno.

Il film con il titolo di Poe ma la storia di Lovecraft

Nell’autobiografia del 1978 di Vincent Price, l’attore a malapena cita The Haunted Palace, e nella biografia del 1999 scritta dalla figlia Victoria la situazione è la stessa. Nelle riviste di ogni epoca, anche quelle curate da Forrest J. Ackerman – il più grande appassionato, studioso e collezionista dell’horror mai vissuto su questa brulla terra – il film grasso che cola se viene citato, e nelle altre riviste riceve ben minore attenzione.
È il primo film tratto da un’opera di Lovecraft, è il primo film a mostrare il Necronomicon, è il primo film a mostrare Cthulhu e a parlare dell’Abisso… e non frega una enorme mazza a nessuno. Soprattutto a quelli che adorano Lovecraft.

Da quelle tre o quattro righe in totale che sono riuscito a trovare su questo film, in centinaia di riviste e libri dedicati ad ogni possibile e immaginabile film fanta-horror esistito al mondo, sappiamo che originariamente il progetto prevedeva Ray Milland nel ruolo protagonista, insieme ad Hazel Court e Boris Karloff, ma alla fine i ruoli vennero poi assegnati, rispettivamente, a Vincent Price – più spendibile al botteghino – Debra Page e Lon Chaney jr., altro nome ben noto agli appassionati dell’horror.

«[Il film] non è stato visto praticamente da nessuno negli Stati Uniti. Ma in Australia è stato il più grande incasso cinematografico di sempre, all’epoca.»

Dobbiamo fidarci delle parole di Vincent Price, non avendo altre notizie, se non che la AIP all’epoca avesse in mano i diritti cinematografici di alcune opere lovecraftiane: notizia però trovata in giro e non confermata, quindi da prendere un po’ così, come suggerimento più che come informazione sicura.

Esce nelle sale italiane dal 25 marzo 1965 con il titolo La città dei mostri (che se in locandina c’era scritto ben altro, come si può vedere in quella che apre il post).

Non ho trovato passaggi televisivi né alcun tipo di distribuzione in home video: il film riappare nel 2007 in DVD e dal 2012 è disponibile in DVD e Blu-ray Pulp Video.

Lo sceneggiatore Charles Beaumont prende qualche frase dalla poesia The Haunted Palace (1839) di Poe ma in realtà scrive una storia attingendo a piene mani da Il caso di Charles Dexter Ward (1941), che gli italiani dovranno attendere il 1966 per conoscere, quando cioè Sugar Editore lo presenterà all’interno del volume Le montagne della follia: curioso come i due titoli da allora andranno sempre a braccetto, nelle nostre librerie.
Un Vincent Price gigionesco interpreta prima Joseph Curwen, un uomo che nel proprio castello compie oscure pratiche finché i paesani lo bruciano vivo, poi il suo pronipote Charles Dexter Ward: la differenza fra i due ruoli è un po’ di fondotinta e uno sguardo satanico.

Vincent Price nella parte di Vincent Price che interpreta Vincent PRice

Morendo tra le fiamme, Curwen aveva maledetto i villani e le loro discendenze, infatti da quel momento sono nati solo figli storpi. Cioè, in realtà prima sono nati discendenti identici ai villani, poi sono nati figli storpi. Ma come funziona ’sta maledizione? Non è chiaro.
Sappiamo solo che Ward e sua moglie Ann (Debra Paget) arrivano nella città di Arkham per riscuotere il terribile castello in eredità e un dipinto di Curwen (custode della sua anima dannata, non si sa perché) si impossessa del discendente, così da continuare le sue empie pratiche, anche grazie ai suoi fedeli servi come Simon (Lon Chaney jr.), che non si capisce se sia anche lui discendente dei servi o immortale. (Tanto è solo una comparsa buttata là.)

Uno dei vari “mostri” che abita la città

Tutta la trama è votata ai tentativi di Ward/Curwen di completare un rito che assomiglia ad un sacrificio umano, mentre i paesani cercano di impedirglielo. Il rito ha chiaramente l’obiettivo di risvegliare i Grandi Antichi, e per questo c’è un grande strumento: un grimorio noto come Necronomicon. «È evidente che è esistito solo nella fantasia della gente superstiziosa», è il commento per ricordare che comunque si tratta di uno pseudobiblion, un “libro falso”.

La prima apparizione “visiva” del Necronomicon

Mi farà sempre impazzire l’idea che del “vero” libro non fregherà mai niente a nessuno, invece quello finto che Sam Raimi inventerà vent’anni dopo con intenti citazionisti… diventerà il “vero” Necronomicon!

«Certo, ogni mitologia parla di un libro simile, ma il Necronomicon doveva riportare delle formule che permettevano di mettersi in contatto con le antiche divinità [the elder gods], le divinità delle tenebre che una volta avevano comandato nel mondo, e che ora attendono solo l’occasione di conquistare il predominio. Cthulhu, Yog-Sothoth. Ignobili superstizioni, a mio parere, eppure gli abitanti di Arkham ci credevano.»

Possibile che quando dagli anni Settanta in poi in Italia questi nomi sono diventati “esplosivi”, nessuno abbia pensato di ricordare questo primo film in cui per la prima volta apparivano su schermo? E sì che negli anni Ottanta Vincent Price era presenza fissa di qualsiasi canale televisivo. Forse i Grandi Antichi non vogliono che questo film sia noto…

Tolto il “primato” dei temi lovecraftiani, in un’epoca a cui dell’autore non fregava nulla a nessuno, del film non rimane altro. Price è il solito Price, gigioneggia e poco altro. Chaney è sempre Chaney, sta lì a non fare niente con la faccia di chi vorrebbe fare anche meno. L’unico altro momento da ricordare è quando ci si affaccia sull’Abisso e si scorge uno Cthulhu davvero miserello.

La prima apparizione di Cthulhu… si poteva avere di meglio

Finisce nell’anonimato questo grande esordio di Lovecraft al cinema, con per di più l’onta di avere dei versi di Poe a chiudere la vicenda.

While, like a rapid ghastly river,
  Through the pale door,
A hideous throng rush out forever,
  And laugh – but smile no more.
Mentre, come un orrido torrente
Attraverso la pallida porta,
Una folla orribile fugge per sempre,
E ride – ma non sorriderà mai più.

Mi scaglio anch’io contro la “folla orribile”: non ce sta niente da ride!


Fonti:

  • Victoria Price, Vincent Price. A Daughter’s Biography (1999)
  • Vincent Price, Vincent Price. His Movies, His Plays, His Life (1978)

L.

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29 risposte a La città dei mostri (1963) Il primo Lovecraft al cinema

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ottimo esordio Lucius! Come sempre d’altronde… Attendo i prossimi capitoli per vedere fin dove ti spingerai. Mi sa che ci sarà da divertirsi.

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  2. Cassidy ha detto:

    Sono sicuro di averlo visto, perché nel periodo in cui mi sono infognato con i film di Vincent Price questo era nella mia lista, ma sono anche sicuro di averlo dimenticato. Clamoroso che non sia stato oggetto di un ripescaggio, ma concordo sulla “folla orribile” e le sue strambe dinamiche, in ogni caso gran inizio di mese Lovrcraftiano 😉 Cheers!

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  4. The Butcher ha detto:

    Ma no! A me ha sempre divertito! E il bello è che su Lovecraft ho visto molto di peggio. Anche se in teoria doveva essere un film su Poe. E comunque sono morto dal ridere su Vincent Price nella parte di Vincet Price che interpreta Vincent Price. Amo quell’attore.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un grande del genere che però ha regalato anche tanti ruoli molto poco ispirati, che sembrano girati di controvoglia: questo sembra proprio essere uno di quelli 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E, nonostante tutto, il suo Charles Dexter Ward/Joseph Curwen mi piace annoverarlo nella galleria dei suoi ruoli da ricordare (anche se probabilmente Vincent non sarebbe stato d’accordo) così come dovrebbe essere ricordato l’intero e ingiustamente obliterato dalla memoria collettiva film, una volta grattata via l’inesistente patina “pubblicitaria” alla Poe…
        Il personaggio di Simon dovrebbe essere immortale a sua volta, se Beaumont ha attinto a dovere dalla fonte letteraria: si tratterebbe infatti del negromante Simon Orne, pari a Curwen e all’altro malvagio compare Edward “Jabez” Hutchinson. Quanto all’offuscato Antico nel pozzo, io l’ho sempre considerato più un tramite di Cthulhu e Yog-Sothoth (chiamiamolo cugino povero, messo lì giusto ad aprir loro la strada) che non il primo dei due in persona 😉
        P.S. Passaggi televisivi? Me lo ricordo in un “Fuori Orario” di diversi anni fa (del resto, non sarebbe stata nemmeno la prima volta che Ghezzi trattava Corman)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il famoso usciere di Cthulhu, anch’esso una cripto-citazione da Poe e la sua Casa di Uscier 😀
        Price fa le facce da Price ma in pratica il suo ruolo non chiede altro se non appunto facce in camera, così come a Chaney è richiesto solo di fare Chaney. I loro ruoli non prevedono alcuna azione, il film è tutto sulle spalle del dottore che deve convincere la moglie di Curwen e sui vari paesani che devono impedire il ritorno dello stregone: nel film non succede altro, è davvero minuscolo di intenzioni e di fatti. Vista l’infornata di titoli mitici di cui è contemporaneo, direi che è sicuramente il minore della nidiata, anche perché non ha Maestro Matheson alla sceneggiatura.

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      • Giuseppe ha detto:

        Con La Casa di Uscier hai vinto tutto, io mi ritiro in silenzio e rispetto 😀
        HPL? Eh, credo che i motivi per cui tu e Kukuviza lo detestiate siano gli stessi che invece me lo fanno ancora amare a distanza di parecchi anni (esattamente una trentina, da quando lo riscoprii per bene grazie alle antologie Mondadori)… tutt’al più posso ammettere che la sua prosa (per quanto io riesca a tollerarla bene) qua e là può metterti a dura prova, questo sì 😉
        P.S. Una possibile dritta sulle tue memorie trek-televisive nel mio ultimo commento qui:
        https://vengonofuoridallefottutepareti.wordpress.com/2020/08/01/star-trek-tos-s03e23-un-tuffo-nel-passato/comment-page-1/#comment-10748

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se fosse solo per la prosa non ci sarebbero stati molti problemi, ma erano proprio i temi, i soggetti, le trame e le atmosfere che proprio non mi dicevano niente, quando proprio non mi allontanavano da HPL. L’unico racconto che ricordo mi abbia dato un minimo di soddisfazione è “Il colore venuto dello spazio”; di cui non ricordo nulla se non questa sensazione di essermi piaciucchiato. Ma parliamo proprio di un minimo sindacale. Erano gli anni in cui scoprii Stephen King, che ha sempre detto di considerare HPL il miglior autore horror americano ma chiaramente usa tutt’altro genere ed ha tutt’altro effetto. Essendo attirato dagli “eredi” di HPL, trovavo il capostipite davvero insoddisfacente.

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  5. Il Moro ha detto:

    Grande Lucius, da te non mi aspetto di meno di questo genere di super chicche!

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  6. wwayne ha detto:

    Nel 1963 uscì un altro film poi caduto totalmente nel dimenticatoio, “I 4 del Texas”. IRIS ha deciso di tirarlo fuori dalla naftalina in cui è immerso da decenni, e domani lo trasmetterà addirittura in prima serata. Imdb lo descrive come un incrocio tra commedia e western: di norma questa combinazione mi disgusta, ma Robert Aldrich è un regista di cui mi fido (il suo “Il grande coltello” è uno dei pochi film “a porte chiuse” che mi sono piaciuti davvero), quindi gli darò una chance.

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Ci vorrebbe proprio che qualcuno rispolveri un po’ di film con Vincent Price, mi è sempre piaciuto ^^
    Poi vabbè, questo film mi sembra un mischione di roba (ci metterei pure una suggestione da Dorian Gray, dai, che nel racconto di Lovecraft, mi pare che il quadro si Curwen servisse solo a dimostrare quanto lui e il discendente fossero simili nell’aspetto).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nel 1963 Lovecraft non era nessuno, ad esclusione di un gruppo di lettori appassionati, quindi qui si cercava di prenderne qualche immagine e darle un’aspetto “alla Poe”. Non un’operazione felice, né riuscita, secondo me.
      Dei mille miliardi di film che Price ha girato ce ne sono tanti che meritano di essere dimenticati, ma al di là dei tanti ruoli pessimi in cui l’hanno calato Vincent è sempre Vincent e il suo sguardo basta da solo a vendere il film 😉

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  8. Pingback: Lovecraft 2020 – Blogtour | Il Zinefilo

  9. Kukuviza ha detto:

    Seguirò volentieri questo speciale anche senon amo Lovecraft (e dopo aver detto ciò spero di non ritrovarmi Chtulhu in camera). Nella foto sembra Jabba the Hutt con molte manone!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tranquilla, neanche a ma piace Lovecraft. Trovo misteriosa la fama che hanno i suoi scritti, roba datatissima, ma adoro curiosare in opere varie che si rifanno a “classici”, come viene considerato HPL. E se poi hanno il coraggio di scuoterli un po’, questi classici polverosi, e trattarli con carattere e stile, allora sì che mi piace 😉

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      • Kukuviza ha detto:

        Oddio Lucius, te lo giuro sono commossa. E’ la prima volta che qualcuno mi dice che non gli piace Lovecraft. Mi sento sempre che mi devo giustificare e nel commento sopra mi sono pure limitata dicendo che non lo amo, quando avrei voluto scrivere che non lo sopporto!!! Lui e le sue prospettive oscene, o quello che era. Lui che scrive che sembra che stia raccontando dei flashback di roba di mille anni prima con una frizzantezza che ti fa dire: “e chi se ne frega?” Lui che ti parla di orrori indicibili e poi nel momento in cui te li dovrebbe descrivere dice: “no, troppo orrore”. E’ vero che spesso il non detto o il fatto intuire magari fa più paura di quello che vedi (anche se forse in un libro, rispetto a un film, magari qualcosa in più me la devi dare), ma con lui ho proprio l’impressione che te la monta su per poi non sapere come venirne fuori. E grazie al c…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A forza di ripetermi “io sono leggenda”, scoprire che esistono altri con idee contro corrente è sempre una sorpresa ^^
        Proprio perché inondato dalla totale stima e venerazione di HPL a sedici anni mi comprai dei libri suoi, antologie Mondadori con i racconti più famosi. (Quindi teoricamente anche quelli più belli.) Ti premetto che all’epoca ignoravo tutto dell’horror, genere mai frequentato e scoperto con i fumetti di “Dylan Dog”, quindi ero proprio un vergine totale: mi ritrovai con roba vecchissima e assolutamente improponibile.
        Trovai noiosa la narrazione, ingenue le storie e non mi evocarono alcun sentimento.
        Ultimamente mi sono sforzato con gran dolore di leggere “Le montagne della follia” perché comunque mi serve “per studio” – cioè per stabilire quanti contatti ci sono con l’universo alieno – ma è davvero una roba assurda: come fa a piacere così tanto ‘sta roba? (E’ anche vero che la venerazione di uno scrittore è inversamente proporzionale al numero di quelli che davvero lo leggono.)
        Mi spiace che nella sua vita sia riuscito a pubblicare poco, ma ci sarà un motivo! Le sue tematiche sono esplose solamente negli anni Settanta, quando la mania mondiale dell’esoterismo ha fatto uscire dalle cantine tutti gli autori ignorati per decenni, e che da quel momento sono diventati “maestri dell’incubo”. Da allora Lovecraft è venerato e tutti ripetono che è un maestro, come un disco rotto, così come nei decenni precedenti tutti lo ignoravano.
        Visto che in tutto il mondo siamo solo noi due a detestare HPL, ora possiamo dire “Noi siamo leggenda” ^
        ^

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      • Kukuviza ha detto:

        ahahaha, sììììì, siamo leggenda!
        Il massimo che sono riuscita a far dire a un estimatore è che non scriveva in maniera efficace, ma che ha ideato dei miti che sono entrati nell’immaginario collettivo e che un sacco di mostri che si trovano qua e là provengono dai suoi. Che ti devo dire, poteva farsi scrivere le cose da qualcun altro. Comunque a me i suoi miti non m’hanno smosso particolarmente, ma io sono solo una civetta qualunque.
        Mi sa che pure io avevo quel libro, ma non saprei cosa esattezza, mi ricordo solo che la prima storia era appunto quella di Charles Dexter Ward, una strapalla per qua.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E io un Etrusco qualunque, che siamo pure tutti estinti 😀

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  10. Sam Simon ha detto:

    Wow! Questo va dritto nella lista delle robe di Corman da recuperare, non ne sapevo niente!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La pessima distribuzione in Italia in pratica l’hanno reso un film ignoto ai più fino ad anni recenti, quando è stato recuperato in DVD. Non è un film da consigliare, non succede nulla che lo renda “un film di Corman” e le tematiche lovecraftiane sono buttate via a sciupo, però essendo “il primo” in tante cose merita comunque d’essere ripescato.

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  11. loscalzo1979 ha detto:

    Ne avevo sentito parlare, forse sei il primo o secondo che ne parla che leggo

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  12. Willy l'Orbo ha detto:

    Mi sono letto e goduto il post tutto d’un fiato, interessantissimo e ricco di suggestioni per me, che ho letto una buona parte di produzione libraria del nostro, compreso Il caso di C.D.Ward. Dalla storia del film alla sigla AIP, dall’oblio alle contaminazioni di Poe, dal leggere certi nomi evocativi al vedere certe immagini “primordiali”…non vedo l’ora di gustarmi le prossime tappe del percorso! 🙂

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