Split Second (1992) Detective Stone

Un anno fa Rutger Hauer se ne andava oltre i bastioni di Orione, lasciandoci un numero impressionante di ruoli che voi umani non potete neanche immaginare.
Insieme a Cassidy de “La Bara Volante” abbiamo deciso di non far perdere quei ruoli nel tempo, come lacrime nella pioggia, e di usare questo luglio 2020 per raccontare altri grandi ruoli dell’olandese che osò andare oltre le porte di Tannhäuser.

Non so quanto tempo è passato dalla prima volta che mi sono detto “voglio recensire Detective Stone“, forse era addirittura il 2015 in cui ho letto la versione di Malastrana VHS: il tempo è passato, ci sono andato vicino quando il 20 giugno 2019 ho registrato la messa in onda di 7Gold ma alla fine solo ora, grazie a La Bara Volante, sono riuscito a parlare di questo benedetto film, a quasi trent’anni dalla prima volta che l’ho visto.

Dal passaggio su 7Gold del 20 giugno 2019


La nascita del progetto

Il set perde acqua, e più tappano le falle più esce acqua, così che al momento di iniziare a girare va aggiunta altra acqua. Siamo fra il luglio e l’agosto del 1991 nei pressi di Londra, dove è stato ricreato il mondo futuristico in cui si aggira il detective Stone: un mondo particolarmente bagnato. Adam Pirani è lì per scrivere un servizio per la rivista specialistica “Starlog” che apparirà l’anno successivo, quando il film uscirà nelle sale. Vede Rutger Hauer e Kim Cattrall fermi su un lato del set, con i piedi protetti da buste di plastica, in attesa di girare. Kim sta leggendo un giornale locale.
Il regista dà l’azione e Hauer dice: «Michelle!», al che la donna risponde: «No, King Kong!» Fine della scena.

«La prima volta che ho letto il copione pensai fosse uno psicodramma, visto che affronta diversi aspetti di genere. Mi sembrò una buona storia, mi piace Rutger Hauer e così ho detto sì.»

Kim Cattrall apprezza il copione ed apprezza il regista, che a differenza degli altri è uno alla mano che accetta consigli dagli attori. Ormai sappiamo che è una dichiarazione copia-e-incolla che rilasciano tutti gli attori: non esiste che in piena campagna pubblicitaria un attore dica “questo regista è uno stronzo”, no, è sempre piacevole lavorare con lui e accetta consigli, al contrario degli altri. Ma quali altri? Non si sa.
Hauer ci ha letto invece un poliziesco, nel copione.

«È un buddy cop movie ma con molto senso dell’umorismo. Speravo due cose, riguardo al progetto: che ci fosse umorismo, perché ho sempre voluto interpretare un personaggio con attributi da cartone animato, e che ci fossero elementi psicologici. Il mio personaggio ha un istinto da cane o qualcosa del genere: lui non fa elaborazioni mentali, annusa in giro e va ad istinto. Lavora così.»

A rincarare la dose arriva il co-protagonista Neil Duncan, che oggi si fa chiamare Alastair Duncan, che descrive il film come «a futuristic SF/buddy/thriller/cop movie». Insomma, di tutto di più.

Il giornalista va nella sala mensa del set dove trova lo sceneggiatore Gary Scott Thompson a mangiare. Si trova lì per dare alcune limate al copione, e in quella pausa si racconta all’intervistatore.
Thompson è uno studente di recitazione di New York che all’età di 31 anni si ritrova diverse sceneggiature opzionate da Hollywood e in via di sviluppo: il che non vuol dire proprio niente. Infatti passeranno anni prima che film con sue sceneggiature vedano la luce, come L’uomo senza ombra (2000), ma la pazienza gli frutterà parecchio: firmando Fast & Furious (2001) Thompson si è guadagnato spazio nel Museo del Cinema.
A Pirani lo scrittore spiega che il film in lavorazione è parecchio diverso dall’idea originale.

«Tutto è iniziato da un copione che ho scritto cinque anni fa, credo fosse il 1988, intitolato Pentangle. Ha girato per Hollywood e mi ha fruttato altri lavori: era la mia opera migliore, in quel momento.»

Poi nel 1990 lo scrittore è stato contattato dalla piccola casa britannica Challenge Films: volevano fare il film, ma con diverse modifiche alla storia, a cominciare dall’ambientazione nella Londra del 2008, semi-sommersa per colpa del riscaldamento globale.
Niente di quello che si vede in Split Second era presente nel copione originale, tanto da chiederci: perché le case comprano un film per poi cambiarlo totalmente?

E sì che Laura Gregory, produttrice nonché capo della Challenge Films – specializzata in video pubblicitari e che con Split Second esordisce nel cinema – afferma che il copione di Pentangle l’ha trovato una splendida lettura: allora perché cambiarlo totalmente? Fatto sta che la Gregory e il regista londinese Tony Maylam (che ha fatto ben poco nella sua carriera cinematografica) si sono messi a lavoro sulla sceneggiatura.

«Gary [Thompson] ha scritto Pentangle come una storia di poliziotti soprannaturali degli Stati Uniti: era buono, ma ce ne sono già tanti di film di poliziotti americani, così abbiamo pensato di ambientare la storia a Londra e di trasformare i due in un poliziotto duro, quasi un mercenario, affiancato da una giovane recluta. Gary ha adorato l’idea e ci ha dato i diritti.»

La produttrice non nasconde il fatto che il film è diventato realtà solo quando Rutger Hauer ha accettato di parteciparvi: secondo lei l’attore avrebbe letto il copione in aereo, mentre era in volo sull’Alaska ed avrebbe accettato al volo. Capito? Al volo… Va be’, in Alaska hanno riso di più.
Comunque l’attore non ha molto tempo da dedicare al film, in quegli anni sta lavorando a capo chino con due o tre film l’anno e ha già degli impegni: però ha l’estate libera, se la Challenge Films ce la fa ad organizzare tutto fra giugno e l’inizio di agosto si può fare. Laura Gregory ci riesce: venti giorni di pre-produzione e otto settimane di riprese in un set studiato per “cambiare forma”, così da girare in pratica l’intera pellicola in un unico studio. Si è fatto pure in tempo a riscrivere al volo qualcosa, grazie a Thompson presente alle riprese, e per esempio si è aggiunto il personaggio del Rat Catcher (Michael J. Pollard).


La distribuzione in Italia

Presentato al Brussels International Fantastic Film Festival nel marzo del 1992 e giunto nelle sale americane nel maggio successivo (secondo IMDb), Split Second finisce sul tavolo della censura italiana il 5 agosto di quell’anno e otto giorni dopo si ritrova un bel “vietato ai minori di 14 anni” stampigliato in fronte (secondo ItaliaTaglia). I distributori fanno appello ma i censori non demordono, per via della scene «raccapriccianti». Come abbiamo visto succedere spesso, nei titoli dell’epoca, quando poi si tratta di distribuire il film nel ricco mondo dell’home video ogni divieto… puf… scompare.

Esce nelle nostre sale il 21 agosto 1992 con il titolo Detective Stone («Ha occhi da assassino, modi da criminale e armi da killer, ma è un poliziotto»).
Rimane giusto un annetto al cinema, poi nel settembre 1993 esce in VHS ViviVideo e infine Italia1 lo presenta in prima visione venerdì 21 ottobre 1994. Merita di essere citata la trametta del “Radiocorriere TV” (n. 42 del 1994):

«E indagando indagando trovò il killer. Non diventarono amici nemmeno per una sera e si spararono.»

CVC e MHE lo portano in DVD dal 2005, e questa edizione – con la splendida pellicola italiana del film, scura e buia – l’ho trovata fortunosamente sulle bancarelle: che belli i tempi in cui c’erano le bancarelle…


La storia

Grazie al giornalista Mark Kermode e al suo servizio su “Fangoria” nel marzo 1992, sappiamo che l’originale Pentangle di Thompson era ambientato nella Los Angeles contemporanea, dove un detective è ossessionato dalla caccia ad un serial killer che colpisce ogni cinque anni, e i cui luoghi del delitto formano un simbolo mistico. All’uscita in sala di Pentagram (The First Power, 1990) con Lou Diamond Phillips lo sceneggiatore è stato costretto a cambiare trama, visto che era appena stata “bruciata” da quel film di Robert Resnikoff. (Peraltro un ottimo film, se la memoria mi assiste.)

«È stato orribile, ha davvero distrutto il mio copione. Ero in Inghilterra e si parlava molto del riscaldamento globale, e qualcuno citò il fatto che il Tamigi stesse ingrossandosi sempre più: cominciai a fare ricerche e il film ritornò alla vita. È curioso, perché negli Stati Uniti non abbiamo idea di cosa il riscaldamento globale stia facendo agli altri Paesi, ed abbiamo un Presidente per cui sono necessari ulteriori studi: vuole “studiare” il problema finché l’acqua non inonderà la sua camera da letto alla Casa Bianca!»

No, non sta parlando di Trump, vista la data si tratta di George Bush padre, tanto per ricordare che sono decenni che gli elettori americani fanno finta di non sapere nulla del riscaldamento globale, malgrado secchiate di opere lo raccontino in ogni forma.

Il film dunque cambia e il serial killer psicopatico diventa un mostrone di due metri, la cui creazione è affidata a Stephen Norrington, che si è fatto le ossa nel gruppo degli effetti speciali di Piramide di paura (1985) e Aliens (1986), è stato fra i curatore degli effetti della creatura di Alien 3 (1992) e come regista ha firmato Blade (1998) e La leggenda degli uomini straordinari (2003). Un ragazzo in gamba.

Norrington ha disegnato il costume della creatura perché si adattasse al fisico dell’alto acrobata e ballerino Stewart Harvey-Wilson, rendendolo uno «Schwarzenegger alto e nero».

Va detto subito: l’ispirazione buona si è esaurita nella creazione dell’ottimo costume del mostro, che non appare mai nel film: cambiare al volo soggetto e sceneggiatura ha lasciato cicatrici profonde nel complesso del film.
Così dopo 40 giorni e 40 notti di pioggia, che è proprio una strizzata d’occhio biblica appena accennata (della serie “la tocco piano”), la Londra del 2008 è ormai in larga parte sommersa d’acqua, per colpa di “qualcuno” che ha ignorato il riscaldamento globale: “qualcuno” a cui ora fischieranno le orecchie.

Il film che parla forte ai presidenti americani negazionisti

L’acqua alta e gli attacchi di branchi di ratti sono niente: il vero problema… è il detective Stone, che si aggira armato e pericoloso.

Il vero pericolo della Londra del 2008

Il film in pratica è già finito, perché la cazzutissima entrata in scena di Stone corrisponde esattamente con l’esaurirsi della sceneggiatura. In fondo gli autori hanno un solo set buio per raccontare un futuro buio in cui si sta tutti al buio: un ottimo sistema per risolvere il problema di non avere soldi per altri ambienti, né tempo per gestirli, ma basterebbe una buona storia per ovviare al problema. E qui non c’è una buona storia.
I vari cambi volanti di copione hanno reso senza la risposta una domanda semplice: chi è il cattivo della storia? Boh. Tutto quello che avviene è uno sparare a casaccio senza dare alcuna risposta: inventatevi voi un motivo per il mostro del film, perché non ne troverete all’interno della sceneggiatura.

Due strambi sbirri in un mondo strambo

Tanto perché gli autori non volevano fare il solito film poliziesco americano di “strambi sbirri”, hanno rifatto identico il solito film poliziesco americano di “strambi sbirri”, con forzature molto spesso di cattivo gusto: Hauer è troppo Hauer, il buffone che gli hanno affidato è troppo buffone. Però a loro va il merito di aver sdoganato “X-Files” con un anno d’anticipo, visto che i dialoghi fra i due sembrano usciti di netto dai copioni di Mulder e Scully.
Stone è quello che crede nel mostro paranormale, il suo collega è serio e studioso e non crede, quindi – come vuole il canone fisso della narrativa anglofona – è il primo a ricredersi e a diventare più credente del credente, mettendo insieme calendari cinesi, DNA dei ratti, psicologia dell’antani sociopatico e secchiate di supercazzole scientifiche da raggelare il sangue. Cosa però sia il mostro, non lo sa nessuno: soprattutto gli autori del film.

Non sappiamo cosa sia il mostro, ma sappiamo che lo ammazzeremo

Una sottotrama totalmente inutile ci racconta che Stone ha visto massacrare il proprio collega a cui voleva un mare di bene, ma proprio tanto, ed è proprio quello stretto legame che lo portava a spupazzarsi la di lui moglie: quando vuoi bene ad un amico, vuoi bene anche a sua moglie. Qui interpretata da Kim Cattrall, che arriva di corsa dal set dell’appena completato Star Trek VI Rotta verso l’ignoto, e infatti ha ancora l’acconciatura vulcaniana.

Correndo da “Star Trek VI”, Kim non ha avuto il tempo di cambiare pettinatura

A cosa serve il personaggio della donna? Ovvio, a essere minacciata dal mostro: si vede che questa sceneggiatura è proprio studiata bene. Il mostro penetra per tre volte nella casa di Stone e aggredisce per quattro volte la sua donna, eppure a Stone non viene mai in mente che dovrebbe rimanere in casa, per dare la caccia al mostro. Lui invece per tutto il film esce, guida per non si sa dove, riceve una chiamata che il mostro è a casa sua e torna indietro. E questo non per una volta, non per due volte, siòri e siòri, ma per ben tre volte. Quando uno scrive una sceneggiatura coi fiocchi, si sente nella bocca e anche nel naso.

Il portachiavi è il personaggio meglio scritto del film!

Che c’entra Londra allagata con un mostro che divora cuori per acquisirne DNA come gli aborigeni? E perché un mostro dovrebbe seguire le credenze degli aborigeni, il calendario cinese, il pentacolo e le tagliatelle di nonna Pina? E perché niente delle stupidate che vengono snocciolate in questo film trova una qualsiasi spiegazione? E perché all’inizio il mostro porta un soprabito e spara con il fucile? Come fa a premere un grilletto con artigli lunghi trenta centimetri? L’avete capito: niente è spiegato, perché niente è spiegabile.
Ci sono solo due strambi sbirri che si aggirano sempre per lo stesso vicolo e sparano miliardi di proiettili ad un mostro invincibile ai proiettili.

Un film che è un Manifesto delle Armi Inutili

Perché mettere in scena valanghe di pistole e fucili che non servono a niente? Tanto Hauer ucciderà il mostro con uno schiaffo, in un finale deludente come pochi.


Commento finale

«Ottusamente banale e inutilmente violento». Non ci va giù leggero “Hollywood Reporter” del 30 aprile 1992, ma poi arriva “Daily Variety” del 1° maggio successivo e cala la mannaia: «estremamente stupido».

Sebbene siano assolutamente condivisibili questi commenti, lo stesso non si riesce a voler male a questo film, malgrado sia una somma infinita di pessime scelte.
È innegabile il sentore di una “favola oscura”, una danza chiusa in ambienti bui e claustrofobici dove va in scena una moralità classica: il bene comune (rappresentato dal poliziotto studioso e civile) che deve cercare un equilibrio tra il bene assoluto (Stone) e il male assoluto (il mostrone). È Ismaele che osserva Achab dare la caccia alla Balena Bianca: quanto folle dev’essere il bene perché smetta di essere accettato dalla società civile? E se usa gli stessi strumenti del male, come capiamo cosa è il bene?

Ti chiamerò Ismaele, e questo è il mio arpione

Non escludo che il mio voler comunque bene ad un film sbagliato sia dovuto all’Effetto Nostalgia, ma è anche vero che questa pellicola non nasce nel vuoto (o nel buio), bensì in un momento ben preciso della narrativa cinematografica: cioè in anni in cui queste storie oscure riuscivano a raggiungere il cuore degli spettatori, più che il loro cervello. Detective Stone (1992) è un madornale errore come Alien 3 (1992), però entrambi parlano la lingua di successi come Seven (1995) o I soliti sospetti (1995): l’obiettivo danza sul corpo degli attori, la fotografia rende ogni fotogramma potente ed evocativo, mentre la storia parlata è molto meno importante di quella mostrata.

Sono film che raccontano un’umanità senza più valori e che si agita sull’abisso, storie in cui il bene civile non può che lasciare il posto ad un bene estremo, che combatte il male in modi tali che diventa difficile capire la differenza tra i due. La struttura “bene civile + bene estremo + male estremo” è la stessa di Seven ma non ha la forza di una sceneggiatura scritta bene, così come la tecnica registica ha le stesse idee ambiziose di Alien 3 ma è molto lontano dal riuscire ad eseguirle.
Se dunque il cuore c’è – e in Detective Stone c’è abbondanza di cuori, soprattutto estratti dai relativi corpi – il resto è assente ingiustificato: un soggetto senza capo né coda che si sposa con una sceneggiatura il cui unico pregio è mostrarci un Hauer cazzuto e sbruffone. Il tutto diretto da uno che guarda nella direzione giusta senza però sapere come arrivarci. Se vi basta, è il film che fa per voi.


Le armi del film

Malgrado sembrino tutte futuristiche, le armi mostrate nel film sono “normali”, a parte il pistolone di Stone.

Stone e il suo piSTOloNE

Stando ad IMFDb, la produzione ha modificato un Crossman 3357 Revolver, una pistola calibro .50 per il paintball costruita perché somigli ad una classica Colt Python. Il lavoro direi che è davvero gradevole e soprattutto futuristico.

Volete vedere come fa BOOM?

Oltre al pistolone fuori ordinanza, il detective Stone è ufficialmente dotato di un MP-15, un Glock 50 e un mitragliatore d’assalto A-3 (A-3 assault shotgun). «Meno male che non hai un lanciagranate G-8», è il commento del suo superiore sconsolato (con quel “G-8” inventato di sana pianta dal doppiaggio italiano), che non è per niente sicuro a far andare per le strade un’arma vivente come Stone. Comunque tutte queste armi sono bazzecole contro il mostrone, e anche il serio e riflessivo Durkin arriva ad una conclusione chiara: «Ci vogliono armi più potenti!»

No, non basta: ancora più grosse!

Purtroppo questo film rientra nel pessimo canone “Se sparargli non funziona, sparagli di più”, quindi le bigger guns che i due protagonisti si procurano sono letali solo nella loro totale inutilità: come si calcola il calibro di una pallottola che non fa alcun danno?

Bella scena, bella presenza, ma è l’arma più inutile della storia del cinema

Comunque si prendono un «A-3, semiautomatico di grande potenza [A-3, high-powered semiautomatic], un lancia-granate, un Malcolm 9mm con proiettili esplosivi [High-capacity 90mm, automatic], un SA80», e si finisce con un’arma da guerra, automatica a ripetizione (assault shotgun, fully automatic), «spara 650 caricatori al minuto»: ottimo… daccene due!


Fonti

  • Mark Kermode, Death in a Split Second, da “Fangoria” n. 110 (marzo 1992)
  • Adam Pirani, In a Split Second, da “Starlog Magazine” n. 178 (maggio 1992)

L.

P.S.
E ora, tutti a leggere la recensione di Cassidy.

amazon– Ultimi film con Rutger Hauer:

– Ultimi film di fantascienza:

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29 risposte a Split Second (1992) Detective Stone

  1. wwayne ha detto:

    Recensione molto divertente, soprattutto nella parte centrale: hai inanellato 3 battute favolose a pochissima distanza tra loro, non avevo ancora finito di ridere per la prima (quella sugli autori che non sanno loro per primi cosa sia il mostro del film) che sono arrivate la seconda e la terza (sulla moglie e sul portachiavi) a farmi spanciare ancora di più.
    Comunque tra i film scritti da Gary Scott Thompson mi è piaciuto anche 88 minuti: la critica lo stroncò perché lo trovò inverosimile, a me invece piacque.
    Apprendo da imdb che il regista di 88 minuti ha firmato anche un altro thriller gradito a me e sgradito alla critica, ovvero Sfida senza regole. Questo film, oltre ad essere un ottimo prodotto di genere, ha almeno altri 2 meriti:

    Aver lanciato come attore 50 Cent, che fino ad allora aveva fatto solo 3 film ed era considerato soprattutto un cantante. In seguito il suo nome è diventato una garanzia per me: se c’è lui nel cast allora il film è un action di serie Z, ma con qualcosa di interessante dentro. Evidentemente lui ha il fiuto necessario per distinguere un copione spazzatura da uno che, pur sembrando spazzatura in tutto e per tutto, ha qualcosa che lo eleva un gradino sopra.
    Aver riformato l’accoppiata Robert De Niro – Al Pacino. Cosa nient’affatto facile, perché allora i 2 si sentivano ancora in competizione e quindi si evitavano, un po’ per antipatia, un po’ perché temevano di farsi ombra a vicenda: infatti il primo regista che riuscì a farli recitare insieme (Michael Mann) dovette limitare al minimo le scene in cui i 2 si incrociavano, e anche in quelle poche scene fu obbligato a usare le controfigure tutte le volte che poteva. Molti anni dopo i 2 hanno recitato insieme per una terza volta (in The Irishman), e ironicamente hanno pure dovuto interpretare 2 personaggi amicissimi tra loro. Tuttavia, essendo 2 grandi attori, sono riusciti a rendere credibile un legame di affetto profondo che nella vita reale non è mai esistito, anzi tutt’altro.

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Come dicevo di là da Cassidy, questo mi sa che l’ho bucato perché non me lo ricordo per nulla. Eppure un fanta-futur-poliziesco con mostrone gigante figlio di Alien e di Venom come poteva non attrarmi? E invece…

    Innanzitutto ammetto che la domanda che ti sei posto tu (“perché le case comprano un film per poi cambiarlo totalmente?”) me la sono posta anch’io mentre leggevo il primo paragrafo del post.

    Comunque da quanto leggo, il film pare abbia una base comune per l’epoca (poliziotti agli antipodi, minaccia inspiegabile e “immortale”), un’ambientazione originale per un film poliziesco (la Londra allagata) e un cast di tutto. Ma rispetto ad altri titoli ha sofferto della “sindrome di accumulo ossessivo compulsivo” che ha attanagliato gli sceneggiatori. C’hai tutto per fare un onesto film action uguale ad altri ma originale per distinguersi dalla massa, e invece: alieni, mutilazioni, ratti, pistoloni, battutacce, ignoto, mistero,… Giù tutto nel calderone! Così il risultato è un pastrocchio dove si salvano in pochi. Chissà se avessero mantenuto il canovaccio originale cosa sarebbe uscito.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’agire degli autori è sempre misterioso e nebuloso: ai giornalisti dicono di voler fare qualcosa di diverso da quanto già esiste e satura il mercato, poi alla fine invece fanno esattamente quanto già esiste e satura il mercato.
      Proprio perché gli autori hanno dichiarato di essere stufi di strambi sbirri americani è ancora più incredibile che abbiano fatto un film di strambi sbirri americani, anche se in trasferta londinese. Come se le migliori intenzioni si scontrassero contro un’omologazione impossibile da evitare.

      Probabilmente l’uscita di “Pentacle” con Lou Diamond Phillips ha distrutto questo film, perché uno sceneggiatore poco capace ha dovuto cambiare tutto al volo perdendosi per strada pezzi e fili narrativi, così da avere un minestrone di sceneggiature mozze che non vanno da nessuna parte: sicuramente in uno di quei copioni era spiegato che cacchio di significato abbia il mostro, da dove venga e perché agisca così, ma non è arrivato alla fase finale delle riprese.
      Però è anche vero che lo stile registico e il “danzare” tutti nella stessa stanza fingendo che siano posti diversi è un elemento di fascino legato a filo doppio con questo film 😉

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  3. Il Moro ha detto:

    Il vago ricordo che ho di questo film corrisponde più o meno con quanto hai scritto: una sceneggiatura scritta premendo tasti a caso sulla tastiera, deludente perché l’idea del futuro (vagamente) cyberpunk con gli elementi esoterici mi intrigava.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente la sceneggiatura originale era migliore, almeno è probabile avesse delle motivazioni valide per l’agire dei personaggi, ma l’uscita di “Pentacle” ha bruciato tutto e sono rimasti solo dei fili narrativi modificati a casaccio, con un mostrone che prima ha l’impermeabile e spara col fucile e poi ruggisce e squarcia la gente con gli artigli. Non credo che al cinema esistano mostri più totalmente sballati e privi di senso!

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  4. Cassidy ha detto:

    Questo film è come quella vecchia pubblicità di caramelle, un buco, che invece di avere la menta attorno ha Rutger Hauer che se la comanda. La spiegazione sull’identità del mostro è la più classica delle “supercazzole” e l’effetto nostalgia scorre potente, tutti ricordiamo le super armi ma vigliacca se mi ricordo Stone utilizzarle 😉 Forse l’ultimo titolo grosso (malgrado tutto) prima che la filmografia di Rutger diventasse un marasma di titoli. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una grande occasione mancata, perché Rutger aveva l’atteggiamento giusto e la voglia di divertir(si)e, con un mostrone ottimamente disegnato e armi spettacolari: rendere invisibile il mostro (che l’hanno fatto a fare il costume?), inutili le armi e assente la sceneggiatura del protagonista ha ucciso nella culla questo film.
      Però come detto lo considero alla stregua del coevo “Alien 3”: un film sbagliato ma fatto con così tanto cuore che non si può volergli male 😛

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  5. Evit ha detto:

    Ricordo solo degli stralci di film e conta che l’ho visto per la prima volta solo un paio di anni fa. Del finale non ho proprio memoria.
    Mentre leggevo la recensione pensavo EHI MA È PENTAGRAM!

    Ricordo però di averlo visto in inglese e il sentire tutti quegli accenti britannici in un film “all’americana” dava uno strano effetto, quasi una sensazione “alla Alien3”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A testimoniare un legame con “Alien 3” c’è anche la presenza di Pete Postlethwaite, in entrambi i casi in ruoli totalmente inutili.
      E pensa che gli autori dichiaratamente NON volevano fare un film di poliziotti all’americana, malgrado sia esattamente quello che hanno fatto: l’accento britannico è un elemento ulteriore di straniamento.
      Nei primi Novanta il film aveva ancora un minimo di fascino, perché in fondo rientrava in quel genere di “poetica visiva” che accomunava A e Z. Però attenzione, parlo della pellicola italiana, conservata grazie al DVD della CVC: la versione originale, rimasterizzata, sballa totalmente la fotografia, illuminando tutto ciò che invece in origine era reso buio per evitare di capire che tutte le riprese si svolgono nella stessa location.

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      • Evit ha detto:

        Credo che mi manchi in home video, dopo averlo visto su YouTube una volta mi è bastato. Per quanto “carino”, non si presta a numerose visioni, al massimo rimane simpatico nelle intenzioni… e nella memoria. Anche se adesso voglio rivederlo 😄

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  6. Sam Simon ha detto:

    Non avevo nessuna idea che esistesse questo disastro cinematografico… Comunque povero Norrington: sta simpatico pure a me, ma Hollywood l’ha bruciato in fretta, tra effetti speciali da lui creati e mai usati e film che l’hanno esaurito completamente. Da The League of… non ha più lavorato, così come Sean Connery (per lo stesso motivo)!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sean Connery almeno può dire di essersi ritirato dal cinema – e al pensiero che l’abbia fatto con quel film è davvero deprimente – mentre altri sono stati “ritirati” loro malgrado 😛
      Non so se consigliarti questo film, a meno che tu non sia interessato ad approfondire la poetica visiva di quei primi anni Novanta, da cui sono nati David Fincher e Albert Pyun, cioè la A e la Z!

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  7. Kukuviza ha detto:

    Che boiatona galattica. Ma incredibile come ne sia comunque venuto fuori qualcosa che ti dà una pur minima emozione. In effetti è da non credere il modo in cui comprano copioni e li trasformano in cazzate immani. Che scrivano direttamente la cazzata. Gli sceneggiatori devon oessere una delle categorie più bistrattate i cui appartenenti avranno livelli di autostima ai minimi termini. (tranne l’uomo del divano)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io credo che il processo produttivo di un film sia descritto alla perfezione da Latte e i Suoi Derivati nella canzone “<a href=”https://www.youtube.com/watch?v=1-4BmfF_zWQ” target=”_blank>Il produttore“: chiunque si presenti con un’idea nuova, che genera scalpore e interesse, finisce per cedere alle pressioni di produttori che faranno quello che invece piace a loro, identico a quanto già fatto. «Bello il nome “Latte e i Suoi Derivati”, però vestitevi buffi e chiamate una cantante gnocca, e ora ci chiamiamo “I Tortellini con la Panna”.»
      Purtroppo nel cinema comanda chi paga, e a pagare sono i produttori: puoi avere il più grande regista del mondo e un Premio Nobel come sceneggiatore, lo stesso verrà una bojata se è così che vuole il produttore.
      A volte registi famosi riescono a ottenere più libertà, ma devi essere un nome bello grosso: ecco perché invece i produttori adorano gli esordienti, perché danno loro scoppolotti sulla testa e devono stare zitti! 😀
      “Detective Stone” è un minuscolo prodotto di una minuscola casa, girato al volo e distribuito male: è chiaro che proprio nessuno ha creduto nel prodotto, e si vede. Anzi, riuscire a raggiungere comunque un certo livello di “aspirazione” registica è già stato un ottimo risultato.

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  8. loscalzo1979 ha detto:

    Vaga memoria di qualche passaggio televisivo su Italia7 e RtV38, anche

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  9. Giuseppe ha detto:

    Visto al cinema ai tempi e amato fin da quel momento… Non credo si tratti solo dell’Effetto Nostalgia, dato che l’ho rivisto in DVD non più tardi di un anno fa e mi ha ridato le stesse sensazioni.
    Riguardo all’Alaska ecco, non mi stupisce che abbiano riso solo lì, visto che da quelle parti le FREDDURE arrivano prima (Alaska/freddure) 😜

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  10. Phil ha detto:

    Avevo 14 anni, città deserta, passai in scooter insieme a un amico davanti a un cinema e vidi il poster, non ne sapevo niente ma era fantastico. Andammo a vederlo e mi divertii un sacco. Da quel giorno detective Stone è uno dei miei film preferiti. Sconclusionato quanto volete ma pieno di passione. Cinema che non esiste più. Avere dei b-movie così oggi è un sogno. Fra l’altro l’autore della locandina italiana ha fatto tre locandine, bellissime, di tre dei miei film preferiti, questo, hardware e demoniaca poi è sparito. Si firma cecchini e se qualcuno avesse notizie su sto tizio me lo faccia sapere, grazie.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie della dritta sul grafico, in effetti hai citato altri grandi titoli 😉
      Anch’io sono legato al film, sebbene non possa ignorare i tanti difetti, e anch’io vorrei altri film “sbagliati” come questo, oggi.

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  11. Willy l'Orbo ha detto:

    Non sai quanta voglia mi hai fatto venire di rivederlo (e così farò)! Vero, film grezzo, derivativo, pieno di difetti ma a cui si vuole bene e la cui visione ti lascia un certo senso di soddisfazione (almeno così lo ricordo). Grazie per lo spunto! 🙂
    p.s. e da quel che rimembro confermo l’impressione positiva sul suo clone Pentagram 🙂

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