L’isola degli uomini pesce (1979) Italian Lovecraft

Come abbiamo visto, la AIP ha sfornato ben quattro film horror legati più o meno alle atmosfere di Lovecraft, tutti e quattro con protagonisti attori molto noti ed apprezzati, tutti e quattro grandi fallimenti alla loro uscita. Anche quando molti anni dopo sarebbero stati recuperati in home video, durante la grande esplosione delle VHS, sarebbero rimasti prodotti disprezzati da tutti.
I produttori della casa di serie B vanno sulla tomba di HPL ed eseguono un rito letto sul Necronomicon che recita all’incirca così: «Bella, secco: se vedemo tra quindici anni». E Yog-Sothoth… muto!

L’AIP, come detto, ha sbagliato tempismo per un soffio. Se ha capito che Rosemary’s Baby (1968) era un fenomeno enorme che andava cavalcato (anche se non sapevano come farlo e l’hanno cavalcato da schifo), non avrebbero mai potuto immaginare che L’Esorcista (1973) avrebbe cambiato per sempre il mondo occidentale: quelle tematiche (sia in romanzi che in fumetti che al cinema) considerate spazzatura dal pubblico generico fino al giorno prima, il giorno dopo diventano l’argomento principe a cui dedicare la vita. Ogni singola persona facente parte dell’entità nota come “consumatori” è diventata disponibile a spendere soldi (tanti soldi) pur di entrare nel rutilante mondo del paranormale, dell’occultismo, dello spiritismo e altre cinquanta sfumature di para(culate)normale.
Questo tsunami ha invaso ogni forma di comunicazione e addirittura la distratta e sempre in ritardo Italia si è resa conto che era il momento di mettere in campo il paranormale: negli anni Settanta arrivano in libreria e in edicola tutti quei testi fantastici dei primi del Novecento che gli italiani avevano sempre disprezzato o semplicemente ignorato. E questo dà vita anche a produzione locale.

Persino una casa votata all’avventura come Bonelli si rende conto che il fantastico, il paranormale e lo spiritismo è roba che piace troppo ai lettori per non infilarne un po’ nella propria produzione. Per esempio il celebre Mefisto, storico nemico di Tex, da semplice illusionista-spia delle origini ogni volta che appare diventa sempre più… paranormale!
Nel marzo 1967 il mondo del cinema americano scopre che è iniziata la lavorazione di Rosemary’s Baby, il nuovo film di Hitchcock dedicato al satanismo: il successivo aprile da semplice illusionista Mefisto diventa esperto di Magia Nera, imparata dal saggio tibetano Padma. Sicuramente questi due eventi sono slegati, ma mi diverte pensare che Gianluigi Bonelli tenesse d’occhio le tendenze dell’intrattenimento americano.
Negli anni Settanta Mefisto tornerà e la quota di spiritismo, satanismo ed esoterismo vario salirà a livelli epocali, fino al 1977. Poi toccherà al figlio Yama raccogliere le briciole di quel decennio esoterico, resistendo fino al 1986. Decenni dopo tornerà pure la sorella di Mefisto, ma ormai è giusto roba per vecchi lettori nostalgici della testata.

Se negli anni Settanta addirittura un ranger del Texas risulta credibile nell’affrontare le Forze Occulte, vuol dire che è un periodo in cui vale tutto. Grande successo hanno anche le storie di Guido Nolitta (sempre Bonelli) con Zagor alle prese con il paranormale, dal vudu (1973) al mago Kandrax (1976). Addirittura Diabolik, il Re del Terrore, conosce sgommate di paranormale in albi come Gli occhi nel buio (1970).
Non c’è nulla di nuovo, intendiamoci, l’esplosione dei fumetti neri degli anni Sessanta aveva già abbondantemente affrontato temi paranormali e satanici, ma rimaneva “robaccia per pervertiti”, con le questure d’Italia che ogni tanto facevano interrompere la pubblicazione e requisivano i fumetti perché dei benpensanti li avevano denunciati. Negli anni Settanta quelle stesse, identiche storie piacciono anche ai benpensanti!

Con la pubblicazione delle Opere complete della Sugar (1973) e l’interessamento di grandi case come Longanesi (1974) e Fanucci (1976), Lovecraft non è più l’autore totalmente ignorato dagli italiani: d’un tratto comincia a diventare quel maestro dell’orrore che è considerato ancora oggi nel nostro Paese. E così Gianluigi Bonelli può regalarci la deliziosa saga di Tex Il fiore della morte (1974), puro omaggio apocrifo a Il colore venuto dallo spazio (1927).
Al che, Sergio Martino e Cesare Frugoni si guardano in faccia: e noi chi siamo, i figli della serva? Vogliamo lovecraftare pure noi!

Malgrado abbia iniziato la carriera con Arizona si scatenò… e li fece fuori tutti! (1970) e ci abbia regalato delizie come Mannaja (1977), Sergio Martino non è un autore spaghetti western bensì di qualsiasi genere, anzi è più legato al thrilling – storico genere tipicamente italiano che negli anni Settanta faceva scuola in tutto il mondo – pur avendo girato ogni sorta di film.
Prima di passare alla commedia all’italiana con Lino Banfi, Martino ha partecipato al genere “violenza in terre esotiche” con un titolo di culto come La montagna del dio cannibale (1978) e poi s’è buttato nel mare dei titoli pseudo-lovecraftiani, con la sceneggiatura scritta fra gli altri da Cesare Frugoni, altro autore di ogni genere immaginabile.

Riceve il visto della censura italiana il 17 gennaio 1979 e già il 27 gennaio successivo lo troviamo in sala.
Rete4 lo manda nella notte di domenica 31 luglio 1983, come a dire “ce ne frega assai di ’sto film”. La mitica AVO Film lo porta in VHS nel 1987 mentre la No Shame Films (RTI) lo presenta in DVD dal 2005.


Il film

Il fatto che esattamente un anno prima de L’isola degli uomini pesce sia uscito in Italia L’isola del dottor Moreau (1977) la dice lunga sulla fonte primaria d’ispirazione: cioè il celebre romanzo del 1896 di H.G. Wells, che Mursia aveva ristampato nel marzo 1978, con in copertina tanto di foto di scena del film in questione.
Il giovane Michael York che naufraga sull’isola senza nome del dottor Moreau (Burt Lancaster) e scopriva la bella Maria (Barbara Carrera), circondata da animali ma anche di uomini a forma animale, è per forza ben presente nella mente di Martino e Frugoni, visto che rifanno identico il film, anche se con mezzi ed attori decisamente inferiori.

Questa e le altre schermate sono prese dal passaggio IRIS del 1° luglio 2019

Così il film si apre con una scialuppa di salvataggio alla deriva, su cui il tenente Claude de Ross (Claudio Cassinelli), ufficiale medico della goletta francese Cayenne (non più la Lady Vain di Wells), si è salvato per un soffio insieme ad un gruppo di criminali che stava conducendo in prigione. La situazione è tesa e peggiora quando gli uomini si ritrovano su un’isola, perché la speranza di essere salvati si sposa con la paura per i criminali di tornare in galera.
L’ottimo spunto viene subito cancellato quando i naufraghi incontrano Amanda (Barbara Bach), un’abitante dell’isola senza nome che riporta immediatamente la vicenda sui binari di Wells.

Barbara Bach nel ruolo che l’anno prima è stato di Barbara Carrera

Claude viene portato alla casa padronale del signore dell’isola, Edmond Rackham (Richard Johnson), e ci sono pure i “neri strani” di Wells, qui guidati da Shakira (Beryl Cunningham). Martino e Frugoni forse si rendono conto che ricopiare proprio uguale uguale il Moreau di Wells fa brutto (sebbene il cinema italiano abbia sempre plagiato senza problemi!) o forse essendo gli anni Settanta pensano che la trama del racconto ottocentesco abbia poco mordente, che magari ci sarebbe bisogno di un po’ di orrore “nuova maniera”.
Quale che sia stato il motivo, i due decidono di “contaminare” la storia, di condurre il loro personale esperimento genetico: se il dottor Moreau fondeva uomini ed animali, Martino e Frugoni fondono Wells con Lovecraft, e alla vicenda danno una bella sgommata di Innsmouth.

Va’ com’è fresco questo Lovecraft, si vede dall’occhio!

Arrivato in Italia nel 1963 nell’antologia di fantascienza Universo a sette incognite (Mondadori), La maschera di Innsmouth (1931) tradotto da Sarah Cantoni verrà ristampato più volte, anche vicino al film in questione: come per esempio nelle Opere complete lovecraftiane della Sugar ristampate proprio nel novembre 1978, un paio di mesi prima dell’uscita degli uomini pesce.
Il racconto di Lovecraft parla di un giovane che per festeggiare la maggiore età decide di intraprendere «un viaggio turistico, antiquario e genealogico nel New England», dall’antica Newburyport ad Arkham: ah, un bel viaggio esotico tra freddo e nebbia, per farsi quattro risate.

Meglio naufragare ai Tropici che viaggiare per climi freddi

La storia di un tizio che passa l’intera vicenda a «Innsmouth, antico porto di pesca del Massachusetts» a sentire i lunghi racconti di un vecchio locale («Zadok Allen, il nonagenario alcolizzato e mezzo matto i cui racconti sulla vecchia Innsmouth e i suoi terrori erano tanto incredibili e spaventosi») non sembra avere alcuna attinenza con il film in questione, palesemente fotocopiato dal Moreau di Wells, e invece i punti di contatto ci sono.
Chissà se Martino e Frugoni hanno notato che le malformazioni fisiche dei neri di Wells assomigliano parecchio alle malformazioni fisiche degli abitanti di Inssmouth, che portano nel corpo la tara genealogica risalente al capitano Obed Marsh e ai suoi empi affari con antichi dèi marini e creature pesciformi («La colpa è del vecchio capitano Obed: nelle isole dei mari del Sud ha trovato cose che non fanno bene»), quindi in fondo è già Lovecraft stesso a tracciare un ponte fra i due racconti.

Un minestrone di vari generi, tutti trattati male

Edmond Rackham dunque non è il Moreau di Wells bensì l’Obed Marsh di Lovecraft, che ha rapporti pericolosi e insani con una genìa di uomini-pesce provenienti dagli abissi marini.

«Lei vuole sapere che cos’è l’orrore, eh? Ebbene, non è quello che i pesci-demoni hanno fatto, ma quello che stanno per fare! Da anni portano qui in città certe cose… le prendono nel posto da cui vengono.»

Da queste tre righe i due autori tirano fuori l’idea che gli uomini-pesce servano a Rackham per recuperare i favolosi tesori di Atlantide, interdetti agli umani, ma visto che i soli esseri marini di Lovecraft è un piatto un po’ scarsino, mettiamoci pure lunghe scene di riti pagani in odore di Santería e voodoo, che è roba forte di sicuro effetto.

Buttiamoci un po’ di roba voodoo per dare sapore, che sicuramente funziona

Quando ormai la storia sembra andare per conto suo, una sterzata ci riporta al Moreau, così scopriamo che gli uomini-pesce non sono una razza di Atlantide ma un esperimento genetico portato avanti nelle segrete della casa di Rackham: ma che senso ha? A Rackham basta scendere qualche metro sott’acqua per vedere Atlantide, non poteva chiamare dei sub invece di portare avanti esperimenti genetici?

Barbara Bach tra i pescioni come Barbara Carrera tra i mostroni di Moareau

Martino e Frugoni se ne fregano di qualsiasi logica narrativa, stanno solo lì a buttare sullo schermo atmosfere prese di qua e di là giusto per saziare la fame di orrore fantastico del pubblico: un impasto di Wells, una passata di Lovecraft, una spolverata di paganesimo, una bonazza bianca, una bonazza nera e il piatto è servito.

E per finire, pure l’ammazza-caffè

Anche sul fronte italiano Lovecraft non se la passa bene, eppure nel 1979 la sua fama è già potente e non parliamo più di un autore misconosciuto ma uno dei grandi nomi dell’orrore: il suo destino sembra essere quello di fare figure barbine su grande schermo.

L.

amazon– Ultimi post su Lovecraft:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Killer Fish e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

24 risposte a L’isola degli uomini pesce (1979) Italian Lovecraft

  1. Austin Dove ha detto:

    certo che i mostri di innsmouth me li immaginavo meglio LOL

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Excursus storico impeccabile, gli autori del film come Rovazzi devono essersi detti: andiamo a Lovecraftare! 😉 Chi ha anche la più minima familiarità con Wells, lo ritroverà in parte in questo film, in dosi comunque più abbondanti del solitario di Providence, davvero un filmetto stupidone che getta l’amo cercano di pescare quanta più roba possibile, la didascalia sull’occhio mi ha fatto capottare dal ridere 😀 Cheers!

    Piace a 2 people

  3. Il Moro ha detto:

    Grazie per il link!
    Mi ha sempre stupito il passaggio repentino da spia e illusionista di mefisto a stregone potentissimo… chiaro che G.L. Bonelli si doveva essere fatto tirare dalla moda del momento. Chissà se nella serie “Tex Willer” in corso di pubblicazione spiegheranno meglio questo passaggio, per ora Mefisto si è già visto nei “semplici” panni dell’originale spia.

    Piace a 2 people

  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Pezzo molto molto interessante, sia nell’esordio (lode alla citazione di Zagor!) sia quando ti addentri nel film, nell’ambito del quale la tua ricerca degli elementi “Lovecraftiani”, che estrapoli con dovizia e cognizione tra quelli debitori da Moreau, è davvero trascinante…senz’altro più del film medesimo! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non vorrei che sembri mia la scoperta di Lovecraft in questo film, semplicemente qualche fan l’ha segnalata in IMDb – dimenticandosi di citare H.G. Wells, che invece è presente almeno al 70% nella trama! – così mi sono lanciato a confrontare film e Innsmouth per capire se fosse un collegamento bizzarro o concreto. Diciamo che è bizzarramente concreto 😀
      Onestamente se non fosse stato segnalato su IMDb, non avrei mai pensato a questo film come un prodotto lovecraftiano, che infatti non è, però è innegabile che trattare un tema classico di Wells nell’Italia del 1979 non è possibile senza l’orrore di moda all’epoca.

      "Mi piace"

      • Willy l'Orbo ha detto:

        Il fatto che sulla base di una segnalazione tu abbia tirato fuori questo post è ugualmente lodevole, certosino e meritevole del Willy-applausometro! 🙂
        Diciamo, per usare una metafora, che hai trovato le fondamenta e hai pensato bene di costruirci sopra l’edificio con la tua consueta perizia: è vero, la casa ha una strana forma a Z ( 🙂 ) ma io appreZZo, anzi, a maggior ragione! 🙂

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha mica male come idea architettonica, dovremmo brevettarla: le nuove frontiere del design, le case a forma di Z per emozioni a basso costo 😀

        Piace a 1 persona

      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ahahaha! Mi pare il futuro del design architettonico! E anche lo slogan mi convince! Hai ragione, brevettiamolo prima che ci rubino l’idea 🙂

        Piace a 1 persona

  5. wwayne ha detto:

    “Arizona si scatenò… e li fece fuori tutti!” è un ottimo western, ma concordo con te quando scrivi che Sergio Martino ha dato il meglio di sé nei gialli all’italiana. Ne ha fatti almeno 5 da 10 e lode:

    Lo strano vizio della signora Wardh
    La coda dello scorpione
    Tutti i colori del buio
    I corpi presentano tracce di violenza carnale
    Morte sospetta di una minorenne

    In seguito si cimentò perfino nella fantascienza, con 2019 – Dopo la caduta di New York: ovviamente, essendo un grande regista, fece un ottimo lavoro anche in quell’occasione.
    Perdonami un’osservazione volgare sulla locandina in cima al post: sembra che il personaggio più a destra stia cercando disperatamente di cagare senza riuscirci. 🙂
    P.S.: L’isola del dottor Moreau è uno dei miei libri preferiti in assoluto, e ho adorato entrambe le sue versioni cinematografiche più famose: quella in cui il dottor Moreau è interpretato da Burt Lancaster e quella in cui è interpretato da Marlon Brando (sempre grandi attori, come vedi: del resto un personaggio così straordinario non puoi farlo fare ad un attore ordinario). Il film con Marlon Brando in particolare mi è piaciuto così tanto che gli ho riservato un posto d’onore in questa classifica: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/

    Piace a 1 persona

  6. Zio Portillo ha detto:

    Che bel pezzo Lucius! Qua si passa con agilità dalla Bonelli a HPL passando per Welles e Sergio Martino, regista di cult ricordato quasi esclusivamente per i film con Lino Banfi (da “L’allenatore nel pallone” in giù). Seguire il filo narrativo e unire i puntini che apparentemente non hanno nulla in comune è un lavoro certosino. Veramente complimenti!

    Mi permetto solo di far notare la bellezza di Barbara Bach, già Bond-girl, ma non ancora signora Ringo Starr per il quale si ritirerà dalle scene.

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Hai capito Ringo? Aveva buon gusto 😛
      Ti ringrazio e spero si capisca l’enorme lavoro di ricerca che mi sta portando via energie e mi sta facendo trascurare gli altri blog: e pensa che Lovecraft manco mi piace! 😀

      "Mi piace"

  7. SAM ha detto:

    Presente alla prima tv di questo film, o forse a, alla sua replica mattutina del giorno seguente.
    Film che a 6 anni non mi faceva per nulla paura, tranne che nella scena dove scoprono l a vasca con un uomo che sta vendendo trasformato in pesce: mi fece davvero impressione !
    Secondo me però gli autori Lovecraft manco sapevano chi era: si sono limitati a copiare il film tratto da Wells con una spruzzata de il Mostro della laguna Nera ( che andrebbe recensito nella rassegna lovecraftina )

    "Mi piace"

  8. Giuseppe ha detto:

    Effettivamente il collegamento con Lovecraft nel film di Martino non l’avevo mai fatto: Wells senz’altro, una buona dose de “Il Mostro della laguna Nera” pure e financo un riferimento (certamente involontario) alla creatura anfibia da laboratorio vista in “Batwoman: l’invincibile superdonna” del regista René Cardona ma, francamente, a “La maschera di Innsmouth” non ci avevo proprio pensato, forse per l’origine non antidiluviana di questi uomini pesce… Va da sé che, pur con tutti i suoi difetti, a questo “L’isola degli uomini pesce” io ci sono affezionato 😉

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ curioso come il solerte fan che ha aggiunto Innsmouth alle fonti non accreditate di questo film non abbia aggiunto anche Wells, che è quella principale. E a essere onesti non intendo solo il romanzo ma proprio il film del 1977 con Burt Lancaster, ben presente in Martino al momento di girare i suoi uomini pesce.
      A parte il pesce a forma umana onestamente non mi sembra di vedere altri collegamenti con la Palude Nera, visto che quello parlava della scoperta di un mostro e relativi tentativi di distruggerlo mentre qui c’è un contatto con una razza sconosciuta che viene sfruttato per arricchimento, situazione che invece maschera un crudele esperimento genetico. Onestamente non riesco a vederci collegamenti con il caro vecchio Paludino 😛

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Beh, avrai senz’altro notato quanto in entrambi i casi le nostre creature siano dei veri gentiluomini con le belle ragazze (d’accordo, magari Paludino cercava di essere qualcosa di più che un amico, lo ammetto) 😜

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nel film nostrano la Barbara versava la pozione del dottore (l’ammazzacaffè!) e quindi tutti i pescioni venivano a galla per fare l’amore con la figlia del dottore: poi il dottore s’ammalò, e ambarabà cicì cocò 😀
        Diciamo che era una relazione più complessa di Paludino, spinto da meri istinti concupiscenti tipici dei mostri. Ovviamente istinti eterosessuali di mostri maschili attratti da donne: sarebbe stato divertente un mostro gay, tanto per cambiare 😛

        Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Potrebbe essere una carta da giocare per un remake, perché no? 😉

        Piace a 1 persona

  9. Sam Simon ha detto:

    Sergio Martino… Un nome di cui molti amano riempirsi la bocca solo perché citato da Tarantino in alcune interviste ma che se solo avessero visto la maggioranza dei suoi film probabilmente non menzionerebbero così spesso!

    Comunque complimenti per la lunga introduzione fumettistica! :–)

    Piace a 1 persona

  10. SAM ha detto:

    E’ cmq curioso che al solito, i film italiani siano schifati e bistrattati in Patria quando amati al’ estero: questo, film , nei paesi anglosassoni è uno stra-cult , tanto da venire citato nella “hit Parade dell’ orrore ” di Michael Cox ( e nella versione italiana della Salani, è citato col titolo inglese, “Screamers” ! )

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.