Savage Dog (2017) Adkins il selvaggio

Per sgranchirsi dopo la serrata da pandemia, la Eagle Pictures recupera un film del 2017 con Scott Adkins e lo scorso maggio 2020 presenta in DVD e Blu-ray italiani Savage Dog. Con l’aggiunta dell’importantissimo sottotitolo Il selvaggio.
Onestamente appena saputo di questa uscita me ne sono subito scordato, sono lontani i tempi in cui l’uscita di un nuovo film con Scott Adkins mi mandava in fibrillazione: troppe delusioni, troppo amaro in bocca. Scott è ancora maledettamente in forma e ci mette tutto se stesso, ma quelle due o tre belle tecniche che sfoggia non bastano a controbilanciare la noia di questi filmetti d’azione vuoti.

Non so quale contratto ci sia fra Scott e Jesse V. Johnson, forse l’essere entrambi britannici instaura una sorta di “fedeltà tra compaesani”, e visto che è dal 2005 che i due lavorano insieme ipotizzo anche un’amicizia personale. Che però sarebbe il caso di lasciare sul personale, interrompendo quella professionale.
Mettiamola così, Jesse ha il senso dell’azione, è nel mondo degli stuntman quindi sa come mettere in risalto una scena action o marziale, ha ottime idee… che però finisce per mettere in pratica molto male. Diciamo che i suoi film sono contraddistinti da un ottimo soggetto ma una pessima sceneggiatura. Savage Dog è purtroppo la conferma.

Il film è disponibile su Prime Video.

Perché l’impegno grafico non lo mettono anche nella sceneggiatura?

Prodotto, scritto e diretto da Johnson – con Adkins come produttore esecutivo, quindi ci credeva pure lui nel progetto – Savage Dog è come giocare a poker e ritrovarsi in mano quattro assi: è quasi impossibile perdere, per questo fa più male quando questo succede. E di solito prendere i quattro assi e buttarli dalla finestra non è un buon modo di vincere una partita.
L’idea è di creare una violenta storia di vendetta buttandoci dentro capisaldi di sicuro effetto come il pit fight – che da Lionheart (1990) in poi tira sempre – un po’ di ambientazione storica in un periodo post-bellico pieno di disillusioni, ma soprattutto chiamando due “cattivi finali” di tutto rispetto. Il problema è che ci vuole uno scrittore per mettere insieme tutti questi spunti, e Johnson non è uno scrittore. Il risultato è un film da mal di testa, perché deve correre come un pazzo per sviluppare troppi spunti presi in considerazione.

Scott c’è, anima e corpo: è il resto del film che manca

A mente fredda possiamo dire che il protagonista Martin Tillman (Scott Adkins) non è il solito eroe, non si comporta come eroe e anzi il suo agire è così sgradevole e biasimevole che alla fine sembra lui il cattivo della vicenda. E ad essere ottimisti possiamo pensare che era questo l’intento del film: creare una storia sporca, con personaggi maledetti che rappresentassero il peggio del peggio, senza alcuna speranza di redenzione.
Siamo nell’Indocina degli anni Cinquanta e per motivi non chiari l’ex gerarca nazista Steiner (Vladimir Kulich) ha impiantato lì dei traffici illegali con l’aiuto di settori deviati del Governo vietnamita. Oh, io la dico così, come se avesse un senso, ma parliamo di una storia senza alcuna spiegazione: il film presenta la cosa tipo barzelletta, “c’era un nazista in Indocina”…
Questo nazista si circonda dai peggiori elementi in circolazione, scarti di guerra e marciume vario, instaurando una sorta di Repubblica dei Criminali, e usa il terrorista dell’IRA Martin come campione dei combattimenti illegali. Tutto però, lo ribadisco, senza una sola parola di spiegazione: è tutto lasciato all’immaginazione dello spettatore.

Ma in Indocina negli anni Cinquanta c’erano gerarchi nazisti?

Liberato per motivi alquanto fumosi – avete presente quelle imbarazzanti scelte di sceneggiatura che ti vien voglia di buttare il DVD fuori dalla finestra? – Martin ha l’intero mondo a disposizione per rifugiarsi, invece rimane lì, a un metro dal nazista, e non stupisce che le loro strade si incrocino di nuovo, e verrà versato del sangue. Per motivi ancora più drammaticamente fumosi.

Scene come questo fanno capire che la tragedia è vicina

Creduto morto e sepolto sotto un centimetro di terra (che mica possiamo perdere tempo a scavare di più, eh?), Martin “risorge” e comincia la sua vendetta spietata e “tarantinata”, visto che inizia a mozzare arti e teste con un machete improvvisato. Un tantinello esagerato, visto che maciulla gente che fino a quel momento non si era vista nella storia: perché decapitare uno sconosciuto? Ma come ti chiamano, Jason?

Sembra Jason, invece è Scott Adkins!

Dopo questa totalmente immotivata e ingiustificata scena alla Venerdì 13, Martin passa a Commando e fa fuori un’intera stazione di polizia, ma mica armato di tutto punto come Schwarzenegger – che così so’ boni tutti! – no, lui lo fa senza armi. Al massimo raccoglie un mitra spara tre colpi e abbatte venti poliziotti. A proposito, perché ora sta sparando ai poliziotti? Non voleva vendicarsi del nazista Steiner? Ipotizzo – perché la cosa non è spiegata – che Steiner avesse la polizia al servizio, ma è solo una ipotesi. Ti pare che uno sceneggiatore perda tempo a spiegare al pubblico perché il suo eroe sta maciullando poliziotti?
Prova a combattere un poliziotto marziale ma, capito che è più forte, Martin gli spara: ammazza che infame! Sterminata ogni forma di vita in Indocina, c’è la caccia al cattivo finale con cui inscenare l’ultima scena di cattivo gusto, che prevede l’eviscerazione e la masticazione di organi interni…

Questa vendetta farà più male agli spettatori che ai cattivi

Non sappiamo chi è Martin, non sappiamo chi sono i cattivi, non sappiamo una mazza di niente, Johnson non ha tempo di presentarci i personaggi perché ha un romanzo storico da raccontarci in una ventina di minuti, prima che inizi la vendetta, quindi il risultato è che della storia non si capisce una mazza e dei personaggi non sappiamo una mazza. Perché dovrei parteggiare con quello stronzo di protagonista? È sgradevole, violento, senza onore e senza morale: è un peccato che non siano riusciti ad ammazzarlo subito. Quando in un film parteggi per il nazista, è chiaro che lo sceneggiatore ha toppato di brutto.
Chi sono i cattivi? Non si sa, gente buttata a caso che dice solo frasi fatte estremamente fastidiose: forse vogliono entrare nel nuovo film di Ridley Scott, il Signore Assoluto delle Frasi Fatte, non lo so. Il risultato è che ogni volta che un personaggio di questo film apre bocca hai voglia di interrompere la visione.

Che i film con Adkins siamo ormai urticanti e fastidiosi non è certo una sorpresa, della sua nuova collaborazione con Johnson – The Debt Collector 2 (2020) – preferisco non parlare perché diventerei volgare, ma almeno l’azione di Savage Dog è buona. Be’, insomma…
A parte le anonime scazzottate durante i veloci incontri di pit fight, che non meritano attenzione, questo film poggia unicamente su due scene chiave. La prima è lo scontro di Martin con il poliziotto vietnamita, interpretato dall’ex campione del ring di Saigon Cung Le.

Due ottimi atleti impegnati in una scena troppo breve per soddisfare

Cung Le è tozzo, sembra basso e non dà l’idea di agilità: quando poi lo vedi muoversi capisci che le apparenze ingannano. Purtroppo non ha avuto fortuna con il cinema marziale, ma in quel poco che ha fatto è chiaro che ha talento da vendere, e qui inscena con Adkins un gradevole combattimento, così punte alte come un doppio calcio volante rotante al bacio.
L’altro motivo per vedere il film è ovviamente il combattimento finale con Marko Zaror, lo spettacolare attore marziale cileno che Adkins ha già affrontato, quando si chiamava Dolor ed era in prigione!

Il ritorno di Dolor!

Adkins contro Zaror, cioè Boyka contro Dolor, è ovviamente il cuore del film: il mitologico ultimo combattimento di Undisputed 3 (2010) ricreato dieci anni dopo. Eh, sì, magari nei sogni…
I due atleti sono ancora in splendida forma, ma il coreografo dei combattimenti è uno stuntman di nome Luke LaFontaine che non sembra avere molta esperienza di coreografia: non so se sia una scelta sua o degli attori, fatto sta che Zaror inizia ad eseguire le tecniche storiche di Adkins mentre Adkins incassa e basta. Poi combattono coltello contro chiave inglese. Siamo parecchio lontani da un combattimento finale soddisfacente.

Coltello contro chiave inglese: scene che fanno male al cinema marziale

Le gambe di Zaror sono fenomenali, il momento più alto del combattimento è quando sferra un calcio frontale allo stomaco di Adkins che solo all’ultimo secondo risulta essere una finta, trasformato quindi in calcio laterale alla testa, lasciata sguarnita perché le braccia sono andate a parare lo stomaco. Una tecnica semplice, ma è farla bene che separa il dilettante dal professionista.

L’unica scena spettacolare dell’intero film

A parte dunque un paio di tecniche gustose, non c’è altro da salvare o da ricordare dell’ennesimo filmaccio Johnson-Adkins. Possibile che la fama acquisita non consenta a Scott di cercarsi uno sceneggiatore? Perché anzi non scrive lui i propri film? Accident Man (2018) può piacere o meno, ma non è scritto con lo sfintere come i film di Johnson: visto che sa scrivere, perché Adkins non sceneggia i propri film? Non può certo fare peggio delle bojate che lo vedono protagonista negli ultimi dieci anni.

Chiudo citando che fra le pieghe della veloce e delirante sceneggiatura ad un certo punto appare per alcuni secondi Aki Aleong, il generale vietnamita di Missing in Action III (1988) ma anche caratterista di centinaia di film e telefilm. Qual è il suo ruolo? Boh, chiedetelo a Johnson.

L.

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– Ultimi film con Scott Adkins:

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22 risposte a Savage Dog (2017) Adkins il selvaggio

  1. Cassidy ha detto:

    Aspettavamo tutti Adkins vs. Zaror ma è deludente anche il loro scontro. Un filmetto pretenzioso, Adkins voleva dimostrare di saper recitare anche con un finto accento Irlandese, decisamente più complicato di quello russo di Boyka, il risultato è pessimo anche sotto questo punto di vista, concordo in pieno, almeno “Accident Man” non è così pretenzioso, anche se sono lontano i tempi per cui ci si esaltava per ogni nuovo film di Adkins. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Avendo visto “Savage Dog” in italiano non sapevo dell’accento irlandese, ma la aggiungo subito all’elenco delle scelte sbagliate. Il che spiega poi perché il protagonista parli così poco, cercando di evitare brutte figure, lasciando metà del film ad una voce narrante e l’altra metà al vuoto. Come dicevo, l’elenco delle scelte sbagliate è lungo.
      Eppure noi fan marziali siamo di bocca buona, basterebbe davvero pochissimo a farci contenti, non c’era bisogno di scrivere la Saga dell’Indocina, bastavano personaggi che non sparassero minchiate ogni volta che aprono bocca, tirandosela da filosofi metropolitani. Forse Adkins dovrebbe rivedersi i film di Boyka, per capire meglio ciò che piace ai fan…

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      • Giuseppe ha detto:

        E qui, forse, ci vorrebbe proprio un amico che gli consigliasse caldamente di riguardarseli, invece di avere un amico (Johnson) che persiste a fare film con lui raggiungendo perle di bassezza come questo “Savage Dog”… 😦

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  2. Sam Simon ha detto:

    In tutto questo la frecciata a Ridley Scott è da professionisti veri! :–)

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  3. Il Moro ha detto:

    Quindi non mi conviene nemmeno cercarmi le scene di combattimento su youtube?

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sceneggiatura da schiaffi (anche io sono rimasto basito quando lo hanno liberato senza motivo e lui, altrettanto senza plausibile motivo, è rimasto nei paraggi) però le premesse, quella che hai chiamato in modo azzeccato Repubblica dei Criminali, mi attizzavano assai: se avesse sviluppato i personaggi cattivi (che poi cattivo, appunto, è anche il nostro Adkins!) in modo adeguatamente trash (a patto però di svilupparli!) gli avrei perdonato tutto, essendo una deriva che in qualsivoglia salsa mi gusta. Invece…solo accenni che non mi hanno del tutto soddisfatto.
    Comunque, alla luce dell’action e dei combattimenti, non lo giudico un film del tutto infelice, mi accontento di poco, in questo caso…poco poco! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche nei film di Boyka non esistono buoni bensì cinquanta sfumature di cattivi, però lì i personaggi sono scritti dannatamente bene, nel loro piccolo, nella loro umiltà e nella loro aderenza al genere. Qui invece pare si voglia volare alto, con riferimenti socio-politici del tutto inutili, i dialoghi sono scritti da schifo e le motivazioni dei personaggi tutte totalmente sballate. Non può essere un caso: c’è proprio cattiveria nel creare questi fallimenti! 😀

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Anch’io lo vidi attratto dai nomi in locandina speranzoso di rivedere quel mitologico Boyka-Dolor. Delusione totale per il combattimento, nemmeno cugino di secondo grado con quello di “Undisputed 3” e delusione in generale per tutto il film che non si sa bene cosa voglia essere.

    Grossissima occasione sprecata perché a questo, quando uscì, ci credevo veramente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai non ci credo più da tanto tempo, Scott ha fatto tantissimi film in questi dieci anni che non meritano grandi menzioni, pur avendo spesso e volentieri gli strumenti per tirar fuori prodottini piccoli ma ghiotti. A questo punto non è un caso: c’è una voglia precisa di sbagliare!

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      • Zio Portillo ha detto:

        Tu sei decisamente più “cattivo” di me. Io, come spiegavo l’altro giorno di là da Cassidy, a Scott non riesco a volergli male. Nonostante una sfilza di titolacci uno peggio dell’altro, nonostante un serie di occasioni sprecate, nonostante non ne becchi una da quanto? 10 anni? Io ad Adkins voglio un sacco di bene e anche se gli dico le peggio cose, sotto sotto, di nascosto, guardo tutti i suoi film. Poi bestemmio e sputo sulla locandina augurandogli le peggio cose. Ma appena sbollita la rabbia e la delusione gli chiedo scusa e gli mando un bacino attendendo fiducioso il prossimo film sperando non sia una ciofeca.

        Ammetto pure che vederlo semi-comparsa muta nei film della serie A (tipo i film della Marvel) mi fa veramente male al cuore…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Impossibile non volergli bene, anche perché al di là dell suo lavoro nella vita privata è un fan malato di cinema marziale come noi ^_^
        Proprio perché ha grandi potenzialità dispiace di più vederlo fallire. Ogni tanto fa qualche film più sopportabile di altri (per esempio “Debt Collectors 2” è inguardabile!) ma pur avendo a disposizione mezzi e grandi professionisti come colleghi, tira fuori roba dimenticabile (e dimenticata).
        Ecco perché dico che l’amicizia con Johnson è deleteria: quando fa film con Florentine escono gioiellini, quando si affida a Johnson è roba a malapena sopportabile. E poi c’è questo maledetto vizio di fare i cattivi esagerati, tipo film di Hong Kong. Te lo ricordi “Hard Target 2”? Bastava stare fermo per azzeccare il film e invece niente, cattivi che fanno le facce strane e dicono minchiate. E non è cambiato niente in questi anni. Che peccato.

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  6. Patrick ha detto:

    Ciao, cosa ne pensi del film “We Die Young” con Van Damme? Grazie

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ciao e ben trovato 😉
      Onestamente la situazione con Van Damme non va meglio, quel film in particolare forse voleva essere un tentativo di autorialità o di pregnanza sociale, ma onestamente mi sembra non proprio riuscito. Per non dire fallito. Fare un film banalissimo sulle solite guerre fra bande ispaniche e poi ogni tanto far spuntare Van Damme sempre più a pezzi e inutile nei suoi ruoli non lo considero un esperimento degno di nota.
      Che J.C. abbia ancora tanto da dare l’ha dimostrato la deliziosa serie “Jean-Claude Van Johnson”, che dimostra come sappia essere vivo quando vuole, invece nei filmetti d’azione che sforna sceglie la morte apparente come stile di vita.
      Vedo i suoi film perché lo seguo dal 1990 (era agosto, ora che ci penso sono trent’anni netti che lo conosco ^_^) ma da parecchio i suoi lavori nel migliore dei casi li dimentico subito…

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      • Patrick ha detto:

        Ti ringrazio per la risposta, il film non l’ho ancora visto e chiedevo proprio perché ero indeciso se recuperarlo o meno, visti gli ultimi lavori..
        Anche la serie “Jean-Claude Van Johnson” non ho ancora avuto modo di vederla, ecco magari mi butto su questa 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il film non mi sento proprio di consigliartelo, è davvero un prodotto di pessima fattura e di bassissimo livello, dove J.C. si limita ad apparire ogni tanto, con la sua solita espressione spenta.
        Invece la serie TV, purtroppo chiusa dopo una sola stagione, te la consiglio caldamente, perché J.C. è autoironico, sa giocare con i dettami del genere ed ha un’ottima sceneggiatura.

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Questo film sembra avere tutto ciò che (non) amo: personaggi di cartoncino, buchi nella trama (o trama nei buchi)…
    Avere un film di botte con una profondità – un po’, intendo – sarebbe bello, ma devi far bene le botte e far bene la profondità, è come dire che devi saper suonare il violino e saper fare il dj nello stesso tempo, combinare le due cose è impegnativo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La parte triste è che Adkins è diventato famoso proprio aver compiuto il miracolo: suonava il violino da dio, mentre faceva il dj 😛
      Il problema è che un buon film marziale è un lavoro di squadra, e se hai una squadra buona ci scappa il capolavoro: se le mansioni importanti le fai fare a qualcuno di improvvisato, perché costa meno, ci scappa la minchiata fetente, tipo questo film.
      Se non esistessero “Undisputed” 2 e 3, nessuno si aspetterebbe niente da Adkins anzi andrebbe benissimo così: il fisico giusto, qualche pugno, qualche calcio e via così. Ma non dopo due dei migliori film marziali occidentali della storia: le attese sono molto più alte e il contrasto è molto più evidente.
      E’ come se Beethoven dopo le sue prime sinfonie si fosse messo a scrivere canzoncine di buon compleanno: le ascolti, ma da Beethoven ti aspetti di più 😛

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