M (1931) 60 anni del mostro di Düsseldorf in Italia

Oggi, sessant’anni fa, l’Italia presentava con trent’anni di ritardo il film che sfruttava l’eco mediatico di un terribile fatto di cronaca, ben noto agli italiani degli anni Venti ma che solo nel 1960 arriverà al cinema.
Festeggiamo dunque quell’instant movie chiamato M – Il mostro di Düsseldorf  insieme a Cassidy de La Bara Volante.

«Venti spaventosi delitti in 7 mesi», così il quotidiano “La Stampa” quel 19 novembre 1929 inizia una lunga serie di articoli di cronaca nera per informare i lettori italiani di un crudele assassino che sta colpendo una città tedesca. «La città di Düsseldorf vive da alcuni mesi in preda ad un’agitazione pubblica sempre crescente che ha ormai raggiunto il grado di un vero incubo angoscioso a causa di un mostro umano, la cui sete di sangue sembra senza precedenti»: da toni così foschi, non stupisce che subito nasca l’epiteto “il mostro di Düsseldorf”.

da “La Stampa” del 22 novembre 1929

«Le vittime, dopo il loro scempio, vengono strangolate e anche accoltellate e poi lasciate in qualche luogo pubblico e talora anche sepolte. L’ultima, la settimana scorsa, una bambina sui 7 anni, è stata trovata in un frequentatissimo giardino pubblico della città, seduta sopra un sedile abilmente legata perché si sostenesse e sembrasse ancora viva ai passanti.»

Che sia vero o meno, questo è quanto scrivono gli organi di stampa nel 1929: non stupisce che l’opinione pubblica di tutta Europa sia indignata e legga con molta attenzione ogni notizia di cronaca nera che fuoriesca dalle agenzie di Berlino. E non posso fare a meno di pensare che echi di questo mostro che ha ucciso una bambina di sette anni raggiungano l’America, e due anni dopo troviamo il mostro di Frankenstein ad uccidere una bambina.

«Quando già la pubblica opinione aveva rinunziato alla speranza di vedere un giorno arrestato il “mostro” di Düsseldorf, dopo che in due anni di affannose ed indefesse ricerche erano state invano perseguite migliaia di tracce e di denunzie, si annuncia questa notte all’ultima ora improvvisamente che alla Polizia di Düsseldorf è finalmente riusciuto il gran colpo di arrestare il famigerato assassino che ha tenuto per tanto tempo sotto il raccapriccio ed il terrore non soltanto la città di Düsseldorf, ma tutta la Germania e, si può dire, il mondo intero.»

Così il 25 maggio 1930 “La Stampa” avvertiva i lettori italiani che dopo mesi di cronaca dalla Germania finalmente il “mostro” era stato acciuffato il giorno prima. Malgrado nei primi comunicati ufficiali si parli di una brillante operazione della polizia, in realtà le agenzie poi informano che la “pista” si è aperta per caso, quando cioè un postino ha recapitato per errore una lettera alla Polizia invece che al vero destinatario. Qualche poliziotto ha letto la lettera e ha scoperto che la scrivente raccontava di essere stata violentata nel bosco di Grafenberg il 14 aprile precedente: rintracciata la ragazza e fattosi descrivere l’autore del «violentamento» (termine italiano del 1930!) la Polizia ha iniziato a calare sul colpevole.
Si trattava di Peter Kürten, che messo a confronto con le vittime scampate alla morte è stato immediatamente riconosciuto ed ha subito confessato. O almeno così dicono quelle agenzie che però, al momento del processo, raccontano di come nessun testimone alla fine sia riuscito ad identificare l’uomo: le giovanette svenivano, gli altri l’avevano visto troppo di sfuggita. Per fortuna che Kürten ha confessato…

Dunque il brutto fatto di cronaca nera si è concluso, il colpevole assicurato alla giustizia e l’opinione pubblica sopita, giusto? No, perché la voglia di “nero” del pubblico non si sazia mai, quindi cominciano ad uscire articoli dal titoli “Come si comportava il mostro in casa sua”, ma si sa come funziona il giornalismo.
Il 2 luglio 1931 Peter Kürten viene giustiziato per decapitazione: chissà se ha avuto modo di vedere il film sulle sue gesta, uscito due mesi prima.

È il momento giusto per calare la M

Fritz Lang e la sua celebre moglie-sceneggiatrice Thea von Harbou – autrice del capolavoro Metropolis (1927) – per la Nero-Film AG girano quello che oggi chiamiamo instant movie: una veloce versione romanzata di un cruento fatto di cronaca che va sfruttato finché è “caldo”. L’11 maggio 1931 esce a Berlino M – Eine Stadt sucht einen Mörder, e sebbene sia dal 1929 che l’Italia ha gli occhi puntati sul mostro di Düsseldorf… dovremo aspettare trent’anni per avere una distribuzione nostrana della pellicola.
Solamente il 1° settembre 1960 il film di Lang arriverà nei cinema italiani, con trent’anni di ritardo!
In compenso dovrà aspettare altri ventiquattro anni per apparire su un canale televisivo, e solo nel 1987 arriva in VHS grazie a Domovideo. Io l’ho visto nel 1994 su Tele+1.

Il 16 luglio 1992 il film va in onda in seconda serata su Odeon TV, quindi a sorpresa… Fritz Lang è un Eroe di Odeon!

Venerdì 17 è il giorno perfetto per raccontare le malefatte di un efferato criminale, e quel 17 aprile 1931 “La Stampa” ci racconta la vicenda processuale del mostro di Düsseldorf, mediante la quale si sono ricostruiti molti delitti all’epoca considerati irrisolti. O peggio, visto che in un caso c’era un poveraccio in galera per il delitto di un macchinista cinquantenne, Scheer. All’inizio Kürten aveva detto alla polizia che Scheer l’aveva visto mentre si appartava con una ragazza, sua vittima, e per questo l’ha messo a tacere, ma poi al processo cambia versione e racconta una verità decisamente peggiore. Era stato preso da un desiderio irrefrenabile di uccidere e non era riuscito a trovare altra vittima che il povero Scheer.

«Avrei ucciso anche un animale, se ne avessi trovato uno.»

Con questa frase Kürten manda in visibilio giornalisti e lettori di cronaca nera, che ormai da anni pasteggiano con i sanguinosi banchetti offerti dal mostro di Düsseldorf.
Questo ha messo i coniugi Lang di fronte ad una decisione molto impegnativa: come raccontare questa storia in forma di film? Se ne potrebbe fare una sorta di documentario romanzato con la cronaca minuziosa della vicenda, oppure un film a tinte forti che mostri le tante cruente uccisioni del mostro, o infine niente di tutto questo, limitandosi a inventarsi qualcosa di nuovo, che la gente non abbia già saputo dai giornali. Optano per quest’ultima scelta.

Esordisce nel cinema la faccia più da maniaco della storia

Che il giovane austro-ungarico Peter Lorre sia nato per interpretare un maniaco è ovvio, basta guardarlo in faccia per capire come non ci siano altri ruoli per lui. Che c’entra però con Kürten? Un uomo “normale”, probabilmente anche piacente e soprattutto insospettabile? Mi piace pensare sia una dichiarazione di intenti: non è il mostro ad essere protagonista della vicenda, visto che sin dal primo secondo sappiamo che è lui, perché la storia parla di tutt’altro. Lang e von Harbou creano una sorta di Lega dei Criminali Straordinari, un sindacato del crimine di Düsseldorf che è stanco delle continue retate della polizia nei bassifondi alla ricerca del maniaco: questa situazione sta rovinando gli affari loschi di tutti, quindi deve finire. Visto che la polizia è incapace, malgrado il maniaco addirittura invii lettere alla stampa dando informazioni sul proprio operato, ci penseranno i criminali a risolvere la situazione.

Questo non è un film “giallo”, non ci sono indagini né caccia all’uomo: Lang vuole sbrigarsi a gestire la faccenda perché è palese che siano altri i punti che gli interessano. Non ultimo un certo gusto teatrale di sicura efficacia, come la celebre lettera “M” nella mano.

Nessun valore nella trama, ma icona per sempre!

Il fatto che Kürten fosse chiamato in Italia “il mostro di Düsseldorf” non vuol dire lo chiamassero così anche in patria, dove pare invece fosse noto come Der Vampir von Düsseldorf: quindi quella “M” molto probabilmente sta per Mörder, “assassino”. Dico “probabilmente” perché la scena non è minimamente spiegata nel film, essendo più una trovata visiva.
Grazie ad una discutibile invenzione narrativa (il mostro fischietta sempre la stessa canzone prima di rimorchiare una ragazzina!) uno dei criminali lo riconosce, si tira fuori del gesso dalla tasca – perché evidentemente all’epoca si usava girare con del gesso appresso – e si disegna una grande M sulla mano, poi fingendo di scontrarsi con Lorre in realtà gli dà una “manata” e gli imprime una M sulla spalla, così che anche altri del sindacato del crimine possano riconoscere il maniaco. Due secondi dopo Lorre se ne accorge e cancella la scritta: una scena ben poco utile alla narrazione, che sembra messa lì semplicemente perché è un’ottima trovata visiva per poster e foto di scena.

Una delle più grandi immagini del cinema, nata solo per quello!

Lang non sembra minimamente interessato alla vicenda, ai suoi risvolti, alle indagini, alle prove: sta girando un film mentre ancora i quotidiani in edicola spiegano per filo e per segno i delitti del mostro, come si sono appurati dal processo appena compiuto, lui non sta certo facendo informazione di cronaca. Lang mette tutto se stesso nella costruzione di una città oppressiva, minuscola, fatta di vicoli e anfratti oscuri, una città che sembra dannatamente pericolosa per tutti quei ragazzini che girano da soli.
In nessun momento abbiamo l’impressione che si tratti di una città vera, è palesemente un set cinematografico e Lang non fa nulla per fingere il contrario, quasi volesse raccontare una favola nera e quindi deve sembrare finto il fondale. La fuga del mostro, inseguito dai criminali, è lunghissima e forse non giustificata dalla trama, ma serve a creare ansia e a mostrare la paura negli occhi del mostro. Non saprei se per mostrare il suo lato umano o semplicemente per sminuirlo, mostrandolo pauroso e vigliacco.

Un criminale reso più umano o semplicemente umiliato?

La storia si chiude con un processo paradossale, in cui l’intero sottobosco criminale cittadino accusa il maniaco, pur non essendo certo migliore: il suo principale accusatore ha sulla testa tre accuse d’omicidio, quindi non sembra proprio avere l’autorità morale di puntare il dito contro il mostro.
La scena è serissima eppure sembra comica, con anche la presenza dell’avvocato della difesa, il quale ricorda a tutti che persino il più spregevole criminale ha diritto ad essere curato invece che punito, una volta stabilito che abbia commesso i suoi crimini in stato di seminfermità mentale. Quindi niente pena capitale né prigione: il maniaco va in manicomio. E se poi fugge o viene dimesso perché considerato guarito e poi torna ad uccidere? No, la pena capitale è l’unica soluzione.
Il processo dei criminali dimostra che certe questioni che spesso ci vengono presentate come di stretta attualità sono in realtà problemi irrisolti da sempre.

La Lega dei Criminali Straordinari

Non sarà certo Lang a risolvere la questione, se cioè il maniaco – una volta stabilito che uccideva per malattia mentale – meritasse una cura invece di una pena, visto poi che due mesi dopo il film Kürten è stato decapitato (sebbene oggi lo si consideri “malato”): il regista si limita a “giocare” con gli elementi di un brutto fatto di cronaca per creare un film d’immagini potenti arricchito da un esordiente Peter Lorre in piena potenza, un caratterista che marca molto ogni gesto. Non mi stupirebbe scoprire che Lang abbia messo su il film solamente una volta incontrato Lorre, il maniaco perfetto!
Siamo lontani da Metropolis (1927), non è avvertibile alcuna “morale” nella vicenda, non c’è alcuna critica sociale se non forse giusto un tiepidissimo biasimo nei confronti della polizia (ma proprio una spuntatina), non c’è alcuna metafora od astrazione: è un instant movie girato al volo per sfruttare la grande eco di un brutto fatto di cronaca nera ma che consente al regista di creare quelle potenti immagini per cui è giustamente famoso. Non è certo la trama il forte del film.

Un ispettore che va avanti… a sigaro dritto!

Il mostro di Düsseldorf è entrato subito nella storia del cinema, ha lanciato il divo Lorre che da allora farà sempre il maniaco, l’infame o il viscido, mentre Lang rimarrà nell’ambito del “giallo” con il successivo Il testamento del dottor Mabuse (1933), ispirato al criminale dei romanzi di Norbert Jacques. Malgrado in M non faccia molto, l’ispettore Lohmann torna ad indagare anche in Mabuse, stavolta nella veste di commissario, come se Lang si fosse creato un personale universo narrativo.

Come trama non lo considero fra i migliori prodotti dei coniugi Lang, ma ovviamente è un poema di immagini in cui ogni fotogramma è un’opera d’arte irripetibile, in un bianco e nero potentissimo e in una sapiente fotografia che gli valgono meritatamente tutto il successo riscosso nei quasi cent’anni a seguire.

L.

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39 risposte a M (1931) 60 anni del mostro di Düsseldorf in Italia

  1. Cassidy ha detto:

    Non avevo mai pensato a questo film come un “Instant movie” eppure lo è a tutti gli effetti, anche se per arrivare in Italia, ci sono voluti parecchi istanti di tempo. Lang arrivava dal cinema muto e la sua capacità di dirigere scene potenti capaci di imprimersi nella retina del pubblico sono tutte lì da vedere, anche al netto di una trama che ogni tanto “mordicchia”, però proprio poco. Conoscevo la vera storia solo a spizzichi e bocconi, grazie per averla riportata con tanto di termini d’epoca 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’italiano del 1930 era troppo delizioso per non riportarlo paro paro 😛
      La potenza che Lang riesce a mettere nelle immagini di gran lunga superiore alla trama in sé, e rimane un film da gustare visivamente.
      Non so perché in Italia ci siano voluti tre decenni per distribuirlo, il visto censura l’ha ottenuto immediatamente quindi i ventilati problemi censori che riporta la locandina non li ho trovati. Chissà…

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      • Evit ha detto:

        Probabilmente il non arrivare in Italia ha qualcosa a che fare con la politica. Questo film ai nazisti non piaceva per via di quel finale sulla giustizia popolare che lo portò ad essere censurato pochi anni dopo, nel ’34. In Italia all’epoca avevamo l’amico di Hitler che aveva simili code di paglia

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi sembra strano, il tentativo di giustizia popolare fallisce e anzi con un colpo solo la solerte polizia acciuffa l’intera popolazione criminale cittadina. Inoltre i criminali vengono ritratti come tali, nessun tentativo di farne degli eroi, quindi non non mi tornano eventuali problemi di censura italiana, che sono solo supposti.

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      • Evit ha detto:

        Riprendo un testo che ci ricorda la coda di paglia dei nazisti:

        “Il primo film sonoro di Lang, M, il mostro di Düsseldorf, poi, era stato riconosciuto come un capolavoro da tutti, tranne che dai nazisti, i quali avevano poco gradito il ritratto impietoso della ferocia della folla che si vuole fare giustizia da sé. ”

        La fuga di Lang dalla Germania proprio quando gli fu chiesto di realizzare un film di propaganda ha poi decretato il bando dei suoi film nonostante Goebbels ne riconoscesse il valore artistico.
        La trama del film e la logica neanche entrano in gioco in queste scelte politiche, e, sì la mia è solo una supposizione sul perché in Italia non sia stato distribuito. Se un film è tra quelli che sono stati messi all’indice dall’amico Hitler, non è illogico pensare che potessero essere restii a distribuirlo per simili motivi anche qui, nonostante l’ok dell’ufficio censura per assenza di scene scabrose, nudo etc…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Però nel caso nel 1945 o giù di lì l’avrebbero recuperato, invece si è dovuto aspettare il 1960 quando la pellicola è stata recuperata anche in Germania nella sua interezza (all’incirca). Ma in fondo dubito che da noi ci fossero molte persone con il fiato sospeso in attesa di questo film.
        Curiosamente gli altri film di Lang sono arrivati da noi senza problemi già dagli anni Venti, credo questo sia l’unico suo che abbia conosciuto un destino del genere, in Italia.

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      • Evit ha detto:

        No, suppongo che non ci fossero fiati sospesi in attesa di M alla fine della seconda guerra mondiale 😄. Perso il treno negli anni ’30 non c’era tutta questa fretta di recuperare il tempo perduto e ci saranno stati nuovi film e musicarelli a cui dare la priorità, del resto la distribuzione cinematografica lavora per i soldi, non per l’arte.
        Certamente è curiosa la distribuzione italiana di questo film, vedo adesso su Italia taglia che negli anni ’30 non è mai neanche transitato sui tavoli della censura. Se non altro abbiamo avuto un doppiaggio anni ’60, che quelli anni ’30 sono invecchiati malissimo 😄

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Lang era amatissimo e già nel 1946 iniziano ad arrivare in Italia i suoi film: ben dieci film entro il 1950! M e Mabuse saranno gli ultimi ad arrivare, nel 1960: Lang piaceva e i suoi film arrivavano senza alcun problema, ma evidentemente questi ultimi avevano dei problemi particolari.

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  2. Evit ha detto:

    Possiamo parlare di instant movie più bello di sempre?

    Questa frase mi ha spaccato: Fritz Lang è un Eroe di Odeon! 🤣

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chissà se a Fritz avrebbe fatto piacere finire nel palinsesto di Odeon TV 😀
      E chissà se mentre attendeva la pena capitale, il vero mostro di Düsseldorf abbia potuto vedere questo film, commentando alla Johnny Stecchino “Non me somiglia pe’ niente!”

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      • Evit ha detto:

        Noi abbiamo avuto un insta movie sul mostro di Firenze, nel 1986. Ferrario però non è neanche un’unghia del mignolo di Fritz Lang

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Queste versioni romanzate improvvisate soffrono sempre di eccessiva geo-localizzazione e sono legate solo al momento e al clamore mediatico: sta alla bravura del regista distanziarsi dal mero fattaccio di cronaca e fare un prodotto universale. Infatti il mostro di Lang cambia completamente le carte in tavola, inventandosi un comportamento che il vero mostro non aveva, e grazie ad una regia ispirata possiamo ancora godercelo oggi.

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  3. Lorenzo ha detto:

    Pure in “The stepfather” (non ricordo se il primo o il secondo) il maniaco veniva scoperto perché fischiettava una vecchia canzone! Che sia una citazione?
    Bellissima la grafica Art Déco del manifesto col disegno della mano.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il manifesto è splendido e quella mano con la M è stata riproposte in mille versioni, davvero un’ottima idea grafica.
      Non so se Lang abbia preso l’idea del fischio da qualche altra opera o sia un’idea sua, certo che è poco convincente: infatti il vero mostro non lo faceva! Però lasciava testimoni oculari, per lo più donne: visto che nessuna di loro se l’è sentita poi di testimoniare in tribunale (o almeno così raccontano le agenzie) evidentemente sapeva quello che faceva! Quello filmico è un mostro meno scaltro…

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      • SAM ha detto:

        Anche in Arancia Meccanica , Alex viene riconosciuto da una vittima perché canta la stessa canzone!
        Parliamoci chiaro: gli sceneggiatori hollywoodiani non brillano di fantasia, e quando esce un film seminale , tutti si limitano a copiarne l’impianto narrativo anche dopo decenni.
        Pensiamo a tutti i film con protagonisti un killer a pagamento , dove questi hanno sempre qualcosa a cui tengono (un animaletto, o una piantina , come in Leon ) per mostrare il loro lato umano .
        O pensate a tutti i film con invasioni di mostri che copiano “Assalto alla Terra” del 1954 ( e per risolvere i casini, sempre lo stesso modo si usa : uccidere la Regina , o in alternativa, l’unico maschio, come ne “Il Regno del fuoco” ).
        O i polizieschi alla Arma Letale, o gli slasher alla Halloween …. quanti ne hanno fatti e dopo quanti anni dai capostipiti ?

        D’altronde gli sceneggiatori USA li pagano solo qualche milione di dollari, non vorrete mica che si consumino a trovare nuove idee per quei quattro spicci, vero ?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie per la dritta su “Arancia meccanica”.
        Ne abbiamo già parlato di “Assalto alla Terra”: non è il capostipite dei film con i mostri e non finisce con la soppressione della Regina. Come già ti dissi l’altra volta, ti consiglio di rivederlo, anche perché è un ottimo film.

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  4. Sam Simon ha detto:

    Molto interessante! Splendide le trovate visive di Lang, naturalmente, e… addirittura eroe di Odeon! X–D

    Chissà come sono andati veramente i fatti dell’epoca, comunque…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Un eroe di Odeon davvero inaspettato!
    Gran post Lucius in cui scrivi (ergo trasmetti al lettore) una storia del cinema che si fa Storia, non so se sia più interessante la vicenda reale o la “costruzione” dell’instant movie e le sue vicissitudini; in ogni caso, tra tanta Z, talvolta ci cibiamo anche con pietanze da palati sopraffini (ma pur sempre figlie di Odeon 🙂 )! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Avrei voluto trovare più materiale per studiare il film e capire come si inserisca nella carriera di Lang, se cioè l’abbia scelto lui come soggetto o gli sia stato affidato. Oppure magari qualche produttore gli ha detto “Fatti furbo, piantala con la critica sociale e parla di fattacci di cronaca, che tira molto di più”. Purtroppo le critiche dell’opera finita sono maggiori di quei saggi che cercano di ricostruire la nascita dell’opera stessa.
      Rimane il fatto che è come se negli anni Ottanta Fellini avesse girato un film sul mostro di Firenze, davvero strana come scelta artistica.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ancor più strana (credo), e perciò anche interessante, in quanto inserita in un periodo assai particolare della storia tedesca…

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      • Andrea87 ha detto:

        ma siamo sicuri che si sia ispirato PROPRIO a questo Mostro?

        Che io sappia, nel Primo dopoguerra la Germania brulicava di questi “mostri” (figli della fame e di una situazione politica terribile!): per esempio c’è stato un certo Fritz Haarmann, chiamato “Il licantropo di Hannover” (molto simile al nostro “vampiro”), violentatore e assassino di bambini di cui si narra che addirittura ne vendesse poi la carne al mercato nero… e Haarmann venne giustiziato nel ’25, un tempo più che sufficiente per ispirare Lang o chi per lui gli suggerì l’idea!

        https://it.wikipedia.org/wiki/Fritz_Haarmann

        Quindi Lang avrà cucito più storie di cui si parlava nel periodo e Kurten sarà stato solo l’ultimo caso, quello più eclatante, al tempo della lavorazione del film…

        Ad ogni modo, mai sottovalutare la fantasia degli sceneggiatori, altrimenti non si spiegherebbe come dallo stesso “Ed Gein” siano nati i vari Norman Bates, Leatherface e Hannibal Lecter…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Purtroppo di assassini non ce n’è mai penuria, c’erano tanti modelli che i coniugi Lang potevano utilizzare: di sicuro non ne hanno utilizzato nessuno, visto che Peter Lorre è un angioletto in confronto ai resoconti dei serial killer tedeschi dell’epoca.
        Avere i giornali sciabordanti di racconti delle vittime del mostro di Düsseldorf è un bel lancio per un film che racconti di un “mostro”, e visto che Peter Lorre scrive lettere ai giornali esattamente come il mostro di Düsseldorf è plausibile che sia proprio quella la fonte, sebbene per ovvi motivi non vengano mostrati i veri efferati delitti.

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      • Andrea87 ha detto:

        PS: facendomi consigliare da wikipedia, ho trovato altri assassini seriali celebri attivi negli anni ’20 in Germania (proprio un bell’ambientino!):

        Bruno Ludke:
        https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_L%C3%BCdke

        Carl Großmann
        https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gro%C3%9Fmann

        Karl Denke
        https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Denke

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Grazie Andrea, contributi molto interessanti, a proposito di Storia e di storie! 🙂
        (e…sì, la Germania degli anni ’20, per molteplici motivi, non sembra proprio il luogo e il periodo ideale in cui vivere!!!)

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      • Giuseppe ha detto:

        Ad ogni modo Lang dev’essere riuscito a piegare il tutto al proprio estro, almeno parzialmente (probabile indizio di scelta non del tutto libera è proprio la mancanza di quelle caratteristiche -critica sociale autentica, la morale finale, le metafore, le astrazioni- che ci si sarebbe potuti aspettare di trovare): per quanto possa aver preso ispirazione di persona o piuttosto essere stato imbeccato da un produttore, il fatto di cronaca è stato ripreso solo per venire poi completamente trasfigurato in qualcos’altro, appunto, ottenendo come risultato un vero e proprio “Instant movie” ante-litteram di livello artisticamente e tecnicamente altissimo (da tramandare sacrosantamente ai posteri)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ paradossale che un film senza denuncia sociale sia stato censurato al contrario di tanti altri. L’idea che nel film si ritraggano i criminali più capaci della polizia non regge, visto che scoprono per caso il maniaco e si fanno tutti acciuffare dalla polizia. Semmai è una trovata parossistica, ma è anche vero che di solito i censori non capiscono le sottigliezze 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Un censore che capisse le sottigliezze dimostrerebbe di essere intelligente, e quindi non potrebbe più fare il censore 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah c’è un certo paradosso nella censura, una sorta di comma 22. Un censore dovrebbe avere buon senso, ma se ha buon senso non è un censore 😀

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  6. Maria Alessandra Cavisi ha detto:

    Post bellissimo e interessantissimo nel riproporre stralci dei giornali dell’epoca (con un italiano come scritto anche nei commenti alquanto delizioso a tratti). Il film è un capolavoro, non c’è nemmeno bisogno di dirlo e neanche io ci avevo mai pensato come ad un instant movie, intuizione niente male.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio e capisci che quelle parole che provengono dall’italiano del 1930 erano troppo irresistibili per non riportarle ^_^
      Il film è potentissimo ma preferisco il Lang graffiante e critico di “Metropolis”, piuttosto che con trame legate alla cronaca nera. Fermo restando che stiamo sempre parlando di un film di culto della storia del cinema.

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  7. La legge NON E' uguale per tutti ha detto:

    “La storia si chiude con un processo paradossale, in cui l’intero sottobosco criminale cittadino accusa il maniaco, pur non essendo certo migliore:”
    Emh vediamo… Nessuno tra essi ha comunque mai attirato bambine indifese con l’inganno per poi smizzarle VIVE in maniera brutale; erano quasi tutti: ladri, ladruncoli, scassinatori, rapinatore, contraffatori, ricettatori, contrabandieri, falsificati, protettori, prostitute e al limite truffatori. Si si si, proprio della stessa identica pasta.
    “il suo principale accusatore ha sulla testa tre accuse d’omicidio, quindi non sembra proprio avere l’autorità morale di puntare il dito contro il mostro.”
    Tre accuse di omicidio di TRE AGENTI DI POLIZIA DURANTE UNO SCONTRO A FUOCO!!! Che tra l’altro, lui stesso ricorda: “se io uccido un poliziotto o lui uccide me durante alla collutazione non vi è nulla di strano; siamo solo due professionisti che muoiono nell’esercitazione delle loro funzioni”
    Ancora una volta IMPARAGONABILI i due tipi di delitti; è come mettere sullo stesso piano uno che ruba del pane perchè affamato da un manigoldo che sgozza una vecchietta per pochi centesimi.

    Se i criminali l’avessero fatto a pezzi, c’era solo da festeggiare, sfortunatamente viviamo in tempi in cui stupro, pedofilia e infanticidio vengono visti non solo con tolleranza; ma vengono persino incitati e lodati condannando le vittime.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi sembra un atteggiamento molto estremo, il tuo, che non posso condividere: non mi risulta che la legge prenda sottogamba i reati che tu citi, e anzi l’opinione pubblica esagera decisamente nel condannare subito il primo mostro che trova, fregandosene se poi è davvero colpevole.
      Proprio quello che succede ad M: la giustizia sommaria piace agli estremisti e a quelli che credono che non possa toccare a loro, piace meno a quelli come me, che preferiscono sia uno Stato di diritto a commutare pene, non il primo che passa.

      Mi spiace che nella mia recensione tu abbia letto un abominio tipo l’apologia di pedofilia, temo però sia solo nei tuoi occhi questa lettura: non ho mai citato quell’odioso delitto proprio perché non volevo parlarne, dato poi che questo film non ne parla. E soprattutto è solo tuo il pensiero che tocchi a te stabilire l’entità dei crimini e il loro peso sociale: non ti conosco, non so se sei un giudice, ma in caso contrario questa non è la sede e noi non siamo le persone adatte a questi giudizi.

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  8. loscalzo1979 ha detto:

    Ho adorato M dalla prima volta che lo vidi (proprio su Odeon).
    Bel film davvero.

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  9. Daniele M. ha detto:

    Vuoi sapere una cosa curiosa? Incredibilmente, in una lunga intervista che gli fece William Friedkin, Fritz Lang sosteneva proprio tutto il contrario di quanto scrivi nell’articolo.

    A che mi riferisco? A Peter Lorre. Fritz Lang disse con aria quasi compiaciuta di aver scelto Lorre perché (cito non testualmente) “il suo aspetto non poteva ricordare in nulla quello di un assassino”…

    Rispondo anche a uno dei commenti: in una qualche intervista, non ricordo se quella condotta da Friedkin, Lang precisò anche di non essersi ispirato al mostro di Dusseldorf nello specifico, ma a varie figure di assassini dell’epoca, finendo addirittura per elencarli se ben ricordo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah però! Forse Fritz aveva un concetto diverso di fisiognomica, ma certo che vedere il giovane Peter Lorre e non pensare ad un assassino è davvero molto difficile 😀
      Non a caso l’attore è stato quasi sempre scelto per ruoli negativi, segno che non è un’idea di oggi ma anche dell’epoca, che cioè avesse il volto giusto per personaggi da cattivo.

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      • Daniele M. ha detto:

        Sì, anche se Lang, bastian contrario per vocazione, avrebbe senz’altro obiettato che la stereotipizzazione dell’attore come mostro/maniaco sarebbe stata comunque successiva e quindi per forza “dovuta” al suo film. Visto anche che M fu il primo vero ruolo cinematografico di Lorre, che in precedenza era apparso brevemente in una commedia come paziente di un dentista (non accreditato) e in un film storico in un ruolo sconosciuto – è accreditato ma ad oggi sembra che nessuno sia ancora riuscito a identificarlo, ammesso che sia visibile…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche Vincent Price e Christopher Lee hanno fatto ruoli positivi in film normali, ma anche loro avevano comunque la faccia da cattivi 😀

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