Sniper 1 (1993) One Shot One Kill

Anno 1995, eravamo tutti più ingenui, mai e poi mai avremmo pensato che i film che vedevamo sarebbero scomparsi per sempre, a parte le grandi produzioni di Hollywood. Per esempio quell’8 agosto 1995 quando la famigliola etrusca cenò davanti ad un film di cecchini – per il quale mamma etrusca non fu affatto felice – sarebbe stato impensabile l’idea che era un unicum: subito dopo quel film sarebbe scomparso nel nulla, e la saga da lui iniziata nota solo a pochi appassionati.

È appena uscito l’ottavo episodio della Sniper Saga, di cui parlerò a tempo debito, quindi mi sembra il momento di fare chiarezza nella miglior saga di cecchini della narrativa.

Il ciclo di film che colpiscono a distanza

Per la stessa ingenuità all’epoca si davano tante cose per scontate. Per esempio se in un film trovi Tom Berenger dài per scontato che la qualità sarà alta, o almeno buona. C’è pure Billy Zane, quello di Ore 10: calma piatta (1989): andiamo, con due attoroni di questo calibro è per forza un capolavoro. E infatti è un capolavoro, ma non c’è stata alcuna enfasi: era scontato. Questo stesso identico piccolo film, rivisto oggi, è un capolavoro mille volte superiore, perché ormai l’ingenuità è finita e siamo circondati dalla Z più puzzolente mai esista al mondo: Tom Berenger e Billy Zane sono eroi della Z, gente che appare solo nelle produzioni più diarroiche, quindi vederli quando erano attori di serie A fa davvero strano.

Un attore di serie A finito poi nell’ombra della Z

Quell’agosto 1995 ho dato per scontato che Sniper fosse un capolavoro, oggi non è affatto scontato e va ribadito: è l’inizio dell’unica saga che abbia saputo portare su schermo l’epica del cecchinaggio.

«Per loro combattere vuol dire distruggere tutto sparando milioni di colpi con l’artiglieria pesante: noi aspettiamo giorni. Un colpo, un morto.»
Thomas Beckett


Nascita e distribuzione

Sul “The New York Times” del 14 novembre 1993 (pagina 20) il giornalista Charles Fleming ci presenta uno sceneggiatore trentenne di origine britannica di nome Mark St. David Leyland, che si firma più semplicemente Crash Leyland, e che ha appena venduto una sceneggiatura alla Warner Bros per 500 mila dollari. (Del film, One Cut From Paradise, non c’è però traccia.) Racconta che faceva l’insegnante subacqueo quando nel 1986 ha conosciuto un produttore che l’ha spinto a provarci ad Hollywood. Ha scritto per riviste di soli uomini e per filmetti porno: la prima volta che il suo nome è apparso nei titoli di testa è stato per il film Project Ginger. Diventato richiesto nell’ambiente come “riscrittore”, cioè da chiamare per mettere mano a sceneggiature di altri («non ero uno script doctor, semmai un death doctor»), finisce addirittura nel mirino di Sylvester Stallone: di lì a qualche mese inizieranno le riprese del Judge Dredd che Leyland ha tratto dal celebre fumetto: ovviamente le cose non andranno così, ma ci fa capire come si possa essere un noto sceneggiatore e scomparire subito da tutti i radar.

Leyland afferma di star negoziando con la New Line una sceneggiatura tratta dal videogioco Mortal Kombat – povero Leyland! – ma dei tanti progetti falliti citati nell’articolo l’unico sicuro è Sniper, la cui sceneggiatura ci viene detto aver avuto l’approvazione della Tri-Star nel 1991. Infatti nel luglio di quell’anno viene registrata nel Catalog of Copyrights una sceneggiatura targata Tri-Star con quel titolo firmata da Michael Forst Becker, su soggetto di Beckner e Leyland. La formula indica che il povero Leyland è solo autore del soggetto, non del copione, infatti il mese dopo viene di nuovo registrata la sceneggiatura e attestata al solo Beckner. Di nuovo, lo sfortunato Leyland scompare nel nulla.

Recensendo il film per la rivista “Military Illustrated” (maggio 1993), Stephen J. Greenhill ci informa che Beckner ha scritto la sceneggiatura prima dell’invasione di Panama da parte degli Stati Uniti, «così da utilizzare uno sfondo politico più neutrale per un’investigazione psicologica del cecchinaggio». Questo dunque vorrebbe dire che il soggetto è nato prima del dicembre 1989 della citata invasione. Dopo Spy Game (2001), Beckner scompare dagli schermi e passa a scrivere per la TV.

Sniper esce negli Stati Uniti il 29 gennaio 1993 (stando ad IMDb), ma riceve il visto di censura italiana solo il 29 aprile 1994 e il giorno stesso è in sala, con il titolo One Shot One Kill. A colpo sicuro, pronto a rimanere giusto qualche mese nei cinema.
L’8 agosto 1995 va in onda in prima serata su Tele+1: dopo un passaggio su Rete4 nel giugno 2001, il film scompare.

Esce in VHS Penta Video / Cecchi Gori e il relativo DVD è materiale di collezionismo spinto per la sua rarità.


L’epica del cecchino

«Il tuo fucile è la tua vita».
Thomas Beckett

Sin da Predator (1987) sappiamo che agli americani piace impicciarsi del “giardino di casa loro”, come George Bush padre avrebbe chiamato l’America centrale di lì a qualche anno, quando l’ha invasa. Quindi ormai non ci stupisce che il film si apra con il Governo che organizza l’uccisione di un potente locale che non gli piace. È così che si fa politica estera: all’Est avvelenano, all’Ovest sparano.

Manifesto della politica estera americana

Per portare a termine questa operazione sporca e segreta serve qualcuno che sappia sparare a distanza senza farsi beccare, un super cecchino che non sbagli un colpo e faccia fuori il cattivo Ochoa: il super cecchino c’è, il problema è assicurarsi che esegua gli ordini. Perché quel cecchino ha la faccia ingrugnita di Tom Berenger.
Come dicevo, oggi Tom è un nome che significa Z, ma per quelli come me cresciuto con Il grande freddo (1983) è un signor attore. Tutti citano Platoon (1986), ma per me Tom è Betrayed (1988), Prova schiacciante (1991), il divertentissimo Major Leaggue (1989) e lo straziante Giocando nei campi del Signore (1991) E proprio nei primi Novanta uscì in edicola un suo vecchio film diretto da Abel Ferrara, Paura su Manhattan (1984), dove da sbrirro tosto affronta un assassino armato di nunchaku!
Tom qui è perfezione fatta cecchino.

Quanto Tom Berenger spaccava di brutto

Thomas Beckett è un “cecchino a metà”. Quella mansione va svolta in due, uno osserva l’altro spara, oltre a guardarsi le spalle a vicenda, ma Beckett ha appena perso il suo osservatore in un’imboscata, quindi sta elaborando l’ennesimo lutto. Le piastrine che porta al collo ci dicono che non è stata la prima volta che Beckett ha perso un amico.
I cecchini sono disprezzati dagli altri corpi dell’esercito, quindi Beckett è solo finché non arriva il nuovo osservatore: Richard Miller (Billy Zane, quando ancora era un attore di serie A).

Potete non crederci, ma è esistito un tempo in cui Billy Zane era un attore vero!

Miller non è un cecchino. È un tiratore scelto, ha il cassetto pieno di medaglie, ha un fucilone di prima scelta, ha l’occhio e la bravura… ma non è un cecchino. Perché al momento di sparare la paura lo ferma, anche se in giro va inventandosi storie mirabolanti. Però è uno che obbedisce agli ordini, anche quando il Governo gli affida l’incarico di far fuori Beckett se quello comincia a fare il matto. Ed è subito chiaro che Beckett non fa il matto… è matto!

Com’è che con la pittura mimetica Tom è gagliardo…

… e Billy sembra un beota?

Sulla base della sfiducia reciproca inizia una classica storia di “giovane guerriero al seguito di guerriero d’esperienza”, con cui Beckett punzecchia in mille modi Miller, che abbocca sempre alle provocazioni, e insieme si studiano: fin dove arriveranno, quando arriverà il momento di sparare?

«Piazzagli una bella pallottola in mezzo al cuore. Forza, senti la vampata.»
Thomas Beckett

La vampata è una droga: può affascinare e può spaventare. Miller ne è spaventato. Beckett ne è schiavo. Se Miller mente raccontando delle sue fantomatiche imprese da cecchino, Beckett mente dicendo che questa sarà l’ultima missione poi si ritirerà, stanco di essere seguito dall’ombra del morto. Perché non importa quanti uomini hai ucciso: è sempre il primo quello che non ti molla più.

Nella lunga attesa, compagno d’un cecchino è sempre il suo primo morto

Sono tutte menzogne, Becket non smetterà mai perché è drogato di vampata, è ormai un’appendice del suo fucile di precisione, quando il bossolo viene espulso gli finisce dritto in mano, è una macchina da punta e non potrà mai smettere. Così come è chiaro che Miller, vanesio, capriccioso e vigliacco, non sarà mai un assassino perché è troppo umano. Sparerà con un fucile di precisione, ma non sarà mai un cecchino.

Dedicato a tutti i cecchini!

Un cecchino sa quando sparare e quando non farlo, per questo Miller e Beckett si ritroveranno nei guai: per un grilletto premuto al momento sbagliato. E il super cecchino Beckett si ritrova prigioniero di uno spietato torturatore che lo colpisce dove fa più male. Al dito indice.
Un cecchino ha due organi vitali: il fucile e il dito indice per premere il grilletto. Un fucile si cambia, un dito no. Beckett per tutto il film si cura il dito, lo mantiene sensibile per il suo grilletto, e la scena della tortura – che fece inorridire mia madre nel 1995! – è spietata e terribile perché non si vede niente, non si sente niente, non si vede una goccia di sangue. Sappiamo solo che il torturatore ha appena strappato l’indice a Beckett. Il resto è solo una vampata nel cuore.

L’eterna attesa della vampata

Mi spiace avervi svelato questo risvolto della storia, ma è necessario perché da questo momento nasce quella che per i successivi 25 anni sarà la Saga del Cecchino Monco, un vero e proprio maestro sciancato che dimostra come determinazione ed epica del “combattere feriti” possono regalare emozioni anche dai prodotti più piccoli.
Beckett in realtà è stato liberato dal suo peso opprimente, non è più un cecchino: ora è un guerriero. Libero da paura e dolore, ora è pura entità: è l’epica del cecchino, che non spara mai… finché il colpo non parte da sé.

«Al momento opportuno, non colpisco. Il colpo si esegue da sé.»

Così parlava Bruce Lee al monaco Shaolin, nella versione estesa de I 3 dell’Operazione Drago (1973), trattando dei doveri di un artista marziale, «mai teso, ma pronto»: un discorso che calza alla perfezione per l’epica del cecchino, purtroppo quasi mai rispettata dalla narrativa di genere.

C’è chi il cecchino lo fa…

È molto facile trovare video dei tubisti in cui amano giocare con il personaggio del cecchino, presente in tutti i principali giochi di combattimento armato, ma il problema è che le azioni contraddicono la loro professione d’amore: saltano di qua e di là, schizzano in ogni dove e si complimentano di uccidere un avversario con un colpo solo. Anche giochi più elaborati come Sniper Elite e la sua deliziosa deriva zombie hanno comunque ristrettissimi tempi di reazione in cui si deve sparare. Il cecchino invece non va di corsa: è un gioco d’attesa che sembra impossibile da rendere.
Per fortuna One Shot One Kill riesce nel più difficile dei compiti, parlarci della logorante attesa che fa parte dell’armamentario del cecchino, dell’immobilismo, del sapersi mimetizzare, dell’appostarsi nei punti meno ovvi e delle tecniche per fregare altri cecchini, come il cattivo DeSilva: un tempo allievo di Beckett e ora suo nemico giurato.

… e chi lo è.

Il peruviano Luis Llosa, che dopo titoli noti come Lo specialista (1994) e Anaconda (1997) deciderà di mollare la regia e passare alla produzione, porta a casa un prodotto perfetto, un piccolo grande film magnificamente scritto e diretto, senza sbavature e con grande onestà: il suo Beckett entra subito nella leggenda e nessun cecchino dello schermo saprà mai arrivargli anche solo a distanza di tiro.


Le armi del film

Grazie a IMFDb sappiamo che Beckett usa un fucile da cecchino M40A1 da 7.62×51 millimetri NATO, basato sul Remington modello 700 e fornito di vari accessori – come mirino telescopico e bendaggi – sistemati ad arte. È la prima ed unica volta che appare negli anni Novanta, lo rivedremo tra le mani di Jake Gyllenhaal in Jarhead (2005) e, in una forma un po’ diversa, tra quelle di Bradley Cooper in American Sniper (2014).

Vissuto come ogni fucile di cecchino dovrebbe essere

Miller invece è più “sborone” e si presenta con un ben più ingombrante Heckler & Koch SR9TC, anch’esso da 7.62×51 millimetri NATO. (Non ho idea di cosa vogliano dire questi numeri, mi limito a riportarli!) Riapparirà diverse volte al cinema, per esempio tra le mani di Richard Gere in The Jackal (1997).

Solo uno come Miller poteva presentarsi con questo cannone

Il cecchino cattivo DeSilva è più sottile e sfoggia un SVD Dragunov, molto più elegante e sinuoso. Sdoganato da Stallone con Rambo III (1988), apparirà in tantissimi film, compreso American Sniper (2014).

Mi piace citare anche l’Heckler & Koch MP5A3 impugnato dalle guardie di Ochoa, con montato un visore notturno: uno strumento di precisione montato su una mitraglietta non di precisione mi sembra uno spreco. A Rainbow Six non lo farei mai…

Bello a vedersi, ma un po’ strano ad usarsi

L.

– Ultimi film di cecchini:

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35 risposte a Sniper 1 (1993) One Shot One Kill

  1. Sam Simon ha detto:

    Ore 10 calma piatta ho la sensazione che lo passassero a tutte le ore in TV al tempo. L’inizio l’avrò visto 100 volte!

    E Billy Zane raggiunse l’apice del successo con Titanic! Per poi finire nella Z più profonda, come giustamente hai ricordato. :–)

    Sniper non lo conoscevo, hai ragione a dire che è finito nell’oblio (e mi sa che aveva ragione la mamma etrusca)!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per me “Titanic” è già Z, visto che è scritto col pennarellone grosso e ha più stereotipi e luoghi comuni di un film Asylum: a Billy mancavano i baffoni e il monocolo! 😀
      Qui il suo ruolo è mille volte superiore.

      Malgrado abbia Penta Video e Cecchi Gori alle spalle, questo piccolo capolavoro è rarissimo in italiano ed è un peccato, perché merita in ogni singolo fotogramma.

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      • Sam Simon ha detto:

        Povero Jim… il tuo amore per i suoi film è finito proprio con Titanic, giusto?

        La trama non è il forte di quel film, comunque, te ne do atto!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il mio rapporto con Jim si è rovinato con “True Lies” (1994), quando era ormai tristemente chiaro che il Cameron che amavo, quello che buttava tutto in aria per cambiare le regole era diventato uno per cui ripetere le stesse cose con tono di voce più forte magari funzionava. Non funzionava. Quando ho saputo dell’uscita di Titanic già ormai non mi interessava più quello che faceva Cameron, non ricordo neanche quale film abbia fatto dopo, non ricordo neanche se l’ho visto tutto, Titanic – resisto alla Z, ma non alla banalità – e quando con dieci anni di ritardo mi è capitato di vedere il suo “Avatar”, è stato chiaro che Jim mi stava dando ragione: stava copiando “FernGully” (1992) usando le proprie idee di “Aliens” (1986). La sua creatività è rimasta ferma lì, a cavallo fra Ottanta e Novanta in cui lo amavo, e non ha mai superato il 1992…

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      • Sam Simon ha detto:

        Per Avatar ha effettivamente copiato da mille cose (FernGully in maniera spudorata), oltre che da Aliens con i marines e i loro marchingegni che sono praticamente gli stessi del suo capolavoro del 1986.

        Pur restando un ammiratore spudorato dei suoi primi lavori, Cameron riesce a piacermi sempre in un modo o nell’altro (poi, diciamolo, non è che abbia fatto molto dopo Titanic!). Di Avatar in particolare apprezzo il messaggio ambientalista, anche se non originale non è banale trovarlo in una grande produzione del genere!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        C’è pure lo scontro finale tra esoscheletro e Regina aliena, cosa chiedere di più? 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Assolutamente sì… è un Cameron gia visto. E qui la mia (supposta) obiettività si scioglie come neve al sole!

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Uelà! Gran jolly calato da Lucius stamattina. Pensa che il fratello della mia storica ex c’aveva una doppia VHS originale che raccoglieva i primi due capitoli. Letteralmente li consumammo.

    Concordo che nessun film sui cecchini, nemmeno quelli super-famosi e celebrati (Salvate il soldato Ryan, Il nemico alle porte o American Sniper. In tutti e 3 si salva giusto qualche scena sparsa) hanno saputo trasmettere l’attesa, la tensione, la “liberazione” che il colpo perfetto sa dare. Attesa, logorio, il lento consumarsi per arrivare a quel singolo momento in cui ci si toglie un peso. Solo SNIPER riuscì a rendere il mestiere del cecchino con tutto ciò che comporta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sapevo che avresti apprezzato e che avevamo un passato in comune ^_^ (che darei per mettere le mani su quella doppia cassetta)
      Hai detto benissimo, i filmoni hollywoodiani non hanno tempo da dedicare ad un cecchino in attesa, hanno troppa paura che il pubblico si distragga o si stufi, quando invece un bravo autore sa tenerti inchiodato fino allo sparo, come in questo caso.
      “Il nemico alle porte” è una tipica storiella d’amore alla Harmony, va bene per il pomeriggio di TV8, ma la vera storia è di tutt’altra pasta. Una decina d’anni fa ho avuto la fortuna di trovare su bancarella il rarissimo romanzo originale – che il film ha plagiato, visto che il romanziere non risulta fra i crediti – e ti assicuro che è splendido: la guerra dei due cecchini ti inchioda e ti fa sentire l’immobilità di una situazione senza uscita. Davvero splendido, e ovviamente sconosciuto…

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      • Zio Portillo ha detto:

        Guarda è un periodo che lo incrocio spesso tra palestra e strada e posso pure chiederglielo se per caso ha tenuto qualche vecchia VHS. Hai visto mai che quest’anno Natale arriva prima!
        (non farti troppe illusioni però… Ha cambiato casa 2 volte da quanto mi lasciai con sua sorella e mi sa che molta roba è finita in cassonetto!)

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I traslochi sono la prima fonte di distruzione dei tesori archeologici!!! Le civiltà crollano perché la gente trasloca 😀
        Scherzi a parte, se ti capita prova a chiederlo, che nel caso è un’edizione che merita di essere conservata.

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      • Zio Portillo ha detto:

        L’unica cosa che può farti sperare è che la mia ex abita ancora nella casa originale mentre la sua famiglia prima, e suo fratello poi si sono trasferiti altrove. Nella casa c’è un’enorme soffitta e forse (forse!) ci sono accatastate decine di VHS originali anni ’80-’90. So che sta notizia ti fa sbavare… Ma ti avviso che se mi dicono che devo passare a casa di sta qua per recuperarle, mettitela via che i film non li vedrai mai!

        Non c’è tesoro classe Z che tenga. In casa di quella non ci torno manco se mi accompagna Billy Zane in persona.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        C’è già il cecchino Tom Berenger posizionato a seguirti: ora sai come muoverti 😀 😀 😀

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  3. Cassidy ha detto:

    Gli scacchi, dove una mossa può richiedere anche ore. I Ninja che colpiscono e scompaiono restando invisibili. I maestri sciancati, insomma io un po’ me lo aspettavo prima o poi un ciclo Zinefilo su questo film, sono bene felice che sia arrivato e l’inizio è davvero dei migliori 😉 Ho avuto un momento della mia vita in cui guardavo ogni film con Tom Berenger perché lui era “un attore importante” e infatti andavo sul velluto (storia vera), ancora oggi mi ricordo quegli echi. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sai che non avevo pensato che lo Sniper racchiude sia i ninja che gli scacchi??? Questa me la dovrò rivendere 😛
      C’è stato un tempo in cui appena appariva Tom, non importa che film fosse: si vedeva e basta! Magari non era un attore da Oscar, ma era dannatamente efficace e metteva tutto nel personaggio. Oggi lo chiamano per le trame più demenziali, è difficile credere a personaggi della Z…

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  4. Il Moro ha detto:

    Da come ne parli sembra che Billy Zane sia il personaggio positivo… strano, fa sempre il cattivo!
    Parlando di videogiochi, non ho mai giocato a “Sniper Elite”, ma è rimasto memorabile (anche se non l’ho colpevolmente citato nel post dell’altro giorno) lo scontro con il boss “The End” in “Metal Gear Solid 3”, che altro non è che una sfida tra cecchini in una foresta, con tutta la logorante attesa e la snervante ricerca che si può immaginare. Un momento davvero eccezionale nella storia videoludica che purtroppo mi è sfuggito.
    Addirittura, c’era un trucco per vincere lo scontro: visto che l’avversario era un uomo molto anziano, se si lasciava spenta la console per tre giorni lo si poteva trovare addormentato, per cinque o più giorni addirittura morto di vecchiaia!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhahah un trucco per sfinimento 😀 Una volta i trucchi erano più semplici e veloci 😛
      Scherzi a parte, anni fa ho giocato a “Sniper Elite” per PC e mi piaceva parecchio: le cinematiche in cui si vedeva la pallottola uscire dal tuo fucile, volare e raggiungere l’avversario erano fighissime, e mi ricordavano proprio questo “One Shot One Kill” che già usava questa tecnica.
      Solo che passati i primi quadri è diventata una corsa contro il tempo: la difficoltà del gioco stava semplicemente nella velocità di sparo, che è proprio il contrario del piacere di giocare con un cecchino. Visto che non ho l’abilità di sparare veloce e preciso, mi sono bloccato e non sono più andato avanti.
      Divertentissimo poi la versione zombie, “Zombie Army” se non sbaglio, di nuovo le cinematiche fighe, bellissima l’ambientazione bellica, ma di nuovo si basa sulla velocità d’esecuzione, il che inficia il piacere e mi impedisce di andare avanti.

      Sembra strano, ma Billy Zane qui fa il buono, anzi di più: fa il positivo contro la negatività di Beckett. Erano anni in cui era facile beccare Billy Buono, era ancora un attore versatile. Bei tempi 😛

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Già un post in cui si odono nomi come Zane, Berenger, Dredd, Mortal Kombat, Major League, Anaconda…è oro colato su una barretta di Z ( 🙂 ), poi aggiungiamo l’incipit con aneddoto familiare (e contrarietà matriarcale! 🙂 ) e la conclusione con la rassegna sulle armi, infine ecco la ciccia cioè un film che hai raccontato benissimo e mi hai fatto venir voglia di rivedere e…me lo sto già procurando! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni visione e ri-visione di questo film è cosa buona e giusta, visto che è un gioiello purtroppo dimenticato. All’epoca la mamma etrusca non apprezzò la visione, così quando toccava ai film romantici era papà etrusco a sopportare: vedere film insieme, con gusti diversi, è sempre un equilibrio sottile 😛

      All’epoca gli intervistati ancora non avevano capito che non vanno mai anticipati i progetti ai giornalisti, perché nella maggior parte dei casi non vedranno la luce e si farà una figuraccia. Qui poi si è battuto ogni record: uno sceneggiatore famoso scomparso nel nulla in un lampo!

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  7. Giuseppe ha detto:

    Non posso che condividere l’ingenuità di quei tempi, quando si pensava che alla prima visione di un film di questo calibro (visto l’argomento, “calibro” ci sta tutto 😉 ) sarebbero di certo seguite chissà quante repliche… ci credevamo ancora, come del resto credevamo che la carriera di Tom Berenger e Billy Zane fosse destinata a ben altre vette che quelle (non) raggiunte negli anni a venire.
    Post eccellente su di un titolo oggi ingiustamente dimenticato dai più… Far sposare l’epica del cecchino con quella del maestro sciancato, poi, è un vero colpo da maestro 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Rivedendo il film mi è saltato all’occhio che la “de-indicizzazione” del protagonista sembrava proprio quel momento della mutilazione dell’eroe nei film dei Maestri sciancati in cui inizia l’epica del “combattere feriti”. Non sarà certo un elemento primario di questa saga, ma merita di tenerlo a mente 😉

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