BloodRayne 2 (2007) In the Weird Wild West

Dalla cantina mentale etrusca, dove avevo seppellito questa saga vampirica, fuoriesce in tutto il suo oscuro splendore Z il secondo episodio di una saga di cui non doveva esistere neanche il primo.

Perché tirare fuori il seguito di un film che ha deluso, sia per l’insuccesso al botteghino dovuto (come abbiamo visto) ad una pessima distribuzione sia perché quei pochi che l’hanno visto l’hanno spernacchiato? La risposta è semplice: perché il regista si chiama Uwe Boll e se ne è sempre fregato dei botteghini: lui lavora in perdita, da sempre. Come faccia a poterselo permettere rimane un mistero.

Non sottovaluterei il successo del videogioco omonimo, che proprio nel 2005 del primo film ha presentato un secondo episodio e che ha spinto la Digital Webbing a sfornare dal 2006 una serie di fumetti con protagonista la vampira sangue-misto: probabilmente in America c’è una base di appassionati a cui si spera di poter spillare soldi con un secondo film.

Fatto sta che dopo il deludente BloodRayne (2005), nel settembre 2007 arriva nelle videoteche americane BloodRayne II: Deliverance, sempre diretto dal tedesco Uwe Boll.
One movie e 01 Distribution portano il DVD in Italia, con il titolo BloodRayne 2, in una data non chiara ma comunque diversi anni dopo l’uscita originale.

Per la grafica del titolo non si è badato a spese!

Nei titoli di testa ci viene mostrato che dalla Transilvania del primo film, simbolizzata dal celebre Castello dei Corvino, sede perfetta di film su Dracula o su una Suora di paura (2018), ci spostiamo nel selvaggio West (malgrado sia girato in Canada) e in particolare nella cenciosa cittadina di Deliverance (“Liberazione”), che sta per esplodere grazie all’arrivo della ferrovia.

Il celebre castello transilvano di tanti filmacci dimenticabili

Il giornalista Newton Piles (Chris Coppola, sarà parente?) è pronto a scrivere una appassionante storia della Frontiera selvaggia, ma a Deliverance non succede niente, è una cittadina in cui si muore di noia. Finché non scopre che si muore anche succhiati da pistoleri vampiri. Per fortuna a salvare la situazione arriva dal nulla una cavaliera senza nome, che porta due lame con sé.

Have a double-blade, will travel (semi-cit.)

Stavolta l’ammazzavampiri Rayne ha il volto della norvegese Natassia Malthe, attrice che apparirà spesso in film d’azione.

Il volto giusto e l’atteggiamento giusto, peccato che sia il film sbagliato

Qui appena scopre che dei suoi amici sono stati aggrediti da vampiri e portati a Deliverance, parte per la sua missione contro il pistolero vampiro Billy the Kid (Zack Ward): se già questo non fosse strano, ad informarla è stata l’uomo di legge Pat Garrett (Michael Paré), giusto per ricordare che siamo nel selvaggio West.

Il peggior Pat Garrett della storia del cinema western

Ad un certo punto il film muore in una sceneggiatura delirante che non va da nessuna parte, ma nella lunga scena buia di mezz’ora che segue scopriamo, grattando la spazzatura in superficie, che il cuore del film consiste in Billy the Kid vampiro che ha preso possesso di Deliverance in attesa che arrivi la ferrovia e quindi vagonate di sangue fresco per i suoi canini. Nel frattempo si “beve” i ragazzini rapiti del posto: perché loro e non gli adulti, che invece uccide “a sciupo”, non è chiaro.

Chissà se il nostro Roberto Recchioni si è ricordato di questo film, quando ha scritto il fumetto weird western zombesco Garrett. Ucciderò ancora Billy the Kid (Editoriale Cosmo 2014).

L’attore perfetto per un Billy the Kid infame e vampiro

Dopo questa mezz’ora buia in cui gli sceneggiatori brancolano nella notte, urlando per i boschi, finalmente il film torna in pista con un’idea che sulla carta è da applauso: Rayne decide di mettere insieme una posse, un gruppo variopinto di pistoleri per sferrare un attacco a Billy ’o vampiro. E si sa che la parte più frizzante di un film alla Magnifici sette è quando il protagonista va ad ingaggiare uno per uno i futuri eroi: qui per motivi di costi ci si deve accontentare di soli quattro “magnifici” (tre pistoleri più Rayne) ma il concetto è lo stesso.

I magnifici quattro pezzenti!

Tutto questo sulla carta, perché in realtà Boll non è in grado di valorizzare l’oro grezzo che ha per le mani, tanto da far pensare che non aveva proprio voglia di fare questo film, come l’assenza di attori famosi lascia supporre: magari l’hanno costretto per sfornare un “successo di cassetta”, comunque è chiaro che qui è tutto buttato via, e l’ingaggio dei “magnifici” è abbastanza triste. Si salva solo il primo, quando Pat Garrett e la vampira Rayne vanno in chiesa… ad assumere il prete pistolero!

Era dai Blues Brothers (1980) che non vedevo una simile “strana coppia” in chiesa

Il predicatore locale in realtà è un assassino con tanto di taglia sulla testa, che campa delle elemosine dei suoi fedeli, un ruolo parecchio sopra le righe ma è una “tassa” che chiunque deve pagare se vuole girare a Vancouver: se girate un filmaccio in Bulgaria dovete dare un piccolo ruolo a Velizar Binev, se lo girate in Canada vi tocca Michael Eklund, che con la sua faccia da infame non può fare altro che l’infame.

Sì sì, proprio la faccia ad predicatore onesto…

Come dicevo, Boll è svogliato e butta tutto via senza passione. Metà film è girato interamente di notte, e interamente in primo piano, probabilmente per mascherare una scenografia pencolante: il risultato è che non si capisce una mazza di niente, e quel poco che si capisce era meglio non capirlo.
La protagonista fa le faccette giuste ma supera addirittura la Loken in quanto a totale incapacità, e non era facile, quindi la vediamo fare niente al cubo per l’intera vicenda, e in quel fotogramma in cui finalmente imbraccia le celebri lame è solo per una posa.

A posto, abbiamo scattato la foto, puoi mettere via le lame, tanto non sai usarle

La norvegese Malthe è bella ma non basta a reggere un film che invece aveva molte potenzialità: se avesse avuto un regista e addirittura uno sceneggiatore, con due spicci sarebbe stato il filmone weird western dell’anno, invece del vuoto pneumatico totale.

Rayne con pistola caricata all’aglio: quanto ottimo materiale sprecato!

Mi piace sottolineare e lodare il doppiaggio italiano del film. Invece di ripetere il termine dhampir già usato nel primo film, l’essere metà umano e metà vampiro così amato in Italia tanto che la Bonelli gli ha dedicato un eroe a fumetti, il doppiaggio italiano del film si ricorda che siamo in Italia – nozione ignota agli italiani – e così Rayne si presenta come… dampira!
All’inizio ho sghignazzato, poi mi sono detto: perché mai l’italiano, che da sempre italianizza termini stranieri, non dovrebbe ripetere l’operazione di “vampiro”, da vampir? (Affronto meglio la questione oggi su Non quel Marlowe.)

Plaudo alla scelta del direttore del doppiaggio e adotto ufficialmente questo nuovo termine italiano. Invece di continuare ogni giorno ad importare (e inventare) termini inglesi a casaccio, è bello mantenere viva una lingua inglobando gli esterismi.

L.

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32 risposte a BloodRayne 2 (2007) In the Weird Wild West

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ovviamente non ci penso nemmeno a recuperarlo, sia perché non ho visto manco il primo, sia perché al gioco c’ho giocato pochissimo. Ma sopratutto un film che sbatte a tutto titolo “Dal regista di IN THE NAME OF THE KING” bisogna punirlo senza pietà non guardandolo manco sotto lauto compenso.

    Detto questo, film così sono quelli che mi fanno inc@zzare di più perché avevano tutto per diventare piccoli gioiellini. Capolavori minuscoli ma da cercare e preservare come icone preziose. Hanno una trama ricca di spunti, idee semplici ma geniali, un cast sgangherato ma composto da facce giuste e pure un riciclone clamoroso ma ben fatto de “I magnifici sette” (vabbè, 4…) che se fatto bene poteva galvanizzare e dare ulteriore respiro a tutto. E invece si butta via ogni cosa in uno scialbissimo e annoiato Z movie uguale a mille altri che se casualmente si guarda, dopo venti minuti lo si dimentica.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per questo ipotizzo sia stato girato “a forza”, perché Uwe Boll non usa mai trame buone che poi rovina, lui usa solo l’assenza di trama come trama, cerca solo una scusa per buttare in video secchiate di attori famosi senza alcun ruolo da ricoprire. Qui invece c’è addirittura un ottimo spunto, ci sono dei personaggi ben chiari, una trama normale e splendidi spunti: tutti elementi ignoti ad Uwe Boll, quindi immagino che sia successo qualcosa per cui il tedesco si sia ritrovato lì a cercare di rovinare qualcosa di buono. Per fortuna è un professionista dei filmacci quindi c’è riuscito, ma si vede che non è un suo film.

      Il weird western è un genere molto difficile, perché è pieno di splendidi spunti in mano a cialtroni, quindi nella maggior parte dei casi i prodotti sono terribili e in pratica è un genere in mano alla serie Z, perché la A dovrebbe spendere un sacco di soldi per avere un sicuro insuccesso al botteghino.
      Paradossalmente è un genere in cui basta poco per tirar fuori un gioiello eppure serve un bravissimo regista per farne uno almeno decente. Mistero…

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  2. Cassidy ha detto:

    Tana per Recchioni 😉 Scherzi a parte, Pat Garrett e Billy the Kid un paio di volte al cinema si sono visti, Uwe Boll non avrà voluto essere da meno, ma sposo la tua teoria, film da cassetta girato probabilmente in contemporanea con chissà quale altro film di Boll, uno capace di usare lo stesso set per titoli opposti nella tipologia, tanto nella sua filmografia è comparso di tutto, anche un film sul dramma dell’Olocausto (storia vera). Per altro una delle sue (tante) affermazioni, verteva attorno alla sua preferenza per le attrici europee, secondo lui molto più ben disposte delle americane ad “uscire” le grazie. Questo giusto per restare sul tema dei casting selezionati da Boll 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vancouver è l’unica città del cinema in grado di fare concorrenza all’Est Europa, quindi tutti i film di serie Z non girati in Romania o Bulgaria sono girati in Canada: Uwe Boll lì è di casa, sono andato a controllare e almeno quattro suoi film usciti vicini a Bloodrayne 2 sono girati a Vancouver, praticamente aveva una fabbrica di cinema! Non si butta via niente ^_^
      Magari la saga della dampira avesse “grazie uscite”, almeno un minimo di valore lo otterrebbe 😛

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      • Sam Simon ha detto:

        Da sempre il Canada è foriero di produzioni televisive e cinematografiche grazie a generose tasse sulla produzione… Anche The X-Files lo girarono lì per i primi 5 anni, finché Duchovny non si impuntò e fece spostare tutto a Hollywood!

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    • Zio Portillo ha detto:

      Dopo questa affermazione di Boll sull’uscita delle grazie, il tedesco guadagna svariati punti ai miei occhi. “50 punti a Grifondoro!” – cit.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Quando i film abbracciano il western mi dovrebbero far storcere la bocca ma se sprofondano nella Z…recuperano credito! 🙂
    Mi sono molto sollazzato a leggere come Boll si perde, STRANAMENTE, per strada (gettando alle ortiche anche qualche spunto accettabile), mi sono buttato via sui magnifici quattro pezzenti e approvo assolutamente l’uso di dampira!!! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Una vampira poco vestita che arriva in una cittadina di frontiera, con pistole caricate ad aglio, per affrontare Billy the Kid vampiro: capisci che è oro colato, in mano a un qualunque appassionato che sappia scrivere. Ci vuole uno bravo per rovinare uno spunto così, e Uwe Boll è il migliore 😀
      Sono sicuro che se scritto bene sarebbe piaciuto anche a te, visto che certe cose esulano dal genere western 😉

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  4. Sam Simon ha detto:

    Il buon materiale sprecato era l’aglio messo nella pistola invece che nella padella per un bel piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino? X–D

    Uwe Boll è degno di studi, davvero…

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  5. Giuseppe ha detto:

    Eh sì, la posse sarebbe stata un’ottima idea se solo il tutto fosse stato girato (oltre che concepito, visto che stavolta le idee c’erano) come un vero weird western, ma non era proprio questo l’obiettivo di Boll…

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  6. wwayne ha detto:

    Roberto Recchioni è uno degli uomini più odiati del fumetto italiano. Non solo per le sue pessime scelte relative a Dylan Dog, ma anche per l’atteggiamento con cui risponde alle critiche, prendendo per il culo chiunque gliele muova (anche quando sono fondate, pacate e ben motivate) o comunque rivolgendogli parole scortesi. Ho smesso di comprare Dylan Dog solo per fargli dispetto, e avevo la collezione completa. Per fortuna la Bonelli può contare su un’altra serie da urlo (Nathan Never).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non conoscevo questo aspetto caratteriale dell’autore, per fortuna non ho avuto mai modo di leggere suoi commenti non frequentando l’ambiente, forum o social, ma certo ho sentito come le sue scelte su DyD non abbiano avuto l’effetto sperato. Se ti può consolare, mio padre – che alla verde età di 70 anni si è innamorato perso di Dylan Dog! – dopo la “svolta” di Recchioni pure lui ha mollato la testata, non riconoscendo più il personaggio che amava.
      Il fumetto “Garrett” di Recchioni lo ricordo bello, anche se è passato parecchio da quando l’ho letto, e la malignità che l’abbia scritto pensando a questo film è appunto una malignità: Pat e Billy sono due personaggi iconici che ci vengono proposti al cinema da una vita, in tutte le salse, quindi non stupisce che tornino anche in chiave weird western 😉

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      • wwayne ha detto:

        Il weird western è un sottogenere molto interessante, perché fonde 2 generi che non potrebbero essere più lontani tra loro (il western e la fantascienza). Può darsi che Recchioni abbia saputo sfruttare tutte le potenzialità di questo connubio così bizzarro, ma non lo saprò mai, perché non comprerò mai più un fumetto in cui lui sia stato coinvolto in qualche modo. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ammazza, ti ha profondamente segnato questa esperienza 😀

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      • wwayne ha detto:

        Non ho mai avuto a che fare direttamente con quest’essere, quindi è esagerato dire che sono rimasto profondamente segnato. Casomai sono rimasto profondamente indignato, perché non ci si rivolge a quel modo neanche al tuo peggior nemico, figuriamoci a chi compra la tua merce. Buona giornata! 🙂

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  7. Pingback: BloodRayne 3 (2011) The Third Reich | Il Zinefilo

  8. Conte Gracula ha detto:

    Riguardo a Boll che non va mai in perdita: non vorrei confondermi, ma mi pare che il Nostalgia Critic, nella videorecensione di Alone in the Dark, avesse accennato a qualche oscura legge sfruttata da Boll per ottenere rimborsi statali in caso di fiasco del film. È praticamente a un gradino oltre la tua tesi dei film nati morti per motivi fiscali XD

    Riguardo al dampiro, ricordo che negli anni ’90 il termine veniva usato in qualche raccolta a tema della Newton, forse nel Mammut Storie di vampiri ^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questi magheggi sono inutili in Europa, dove il cinema è sovvenzionato dalle tasse: i film europei raramente guadagnano bene, tanto paghiamo noi, che gli frega? Semmai quella assicurazione contro il flop esista, non è certo per l’Europa.
      Nel documentario Boll dice che comunque guadagna sempre dai film, e visto che usa i costi di location, costumi e trucchi divisi per quattro film in contemporanea, c’è da crederci 😛

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  9. Pingback: In the Name of the King 2 (2011) Dolph, rimembri ancor? | Il Zinefilo

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